Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 61

Nick Pov

La mano mi doleva, le nocche bianche con qualche piccola macchia di sangue, bruciavano quando schiusi le dita, il respiro era affannoso per la rabbia più che per lo sforzo. Ritirai il braccio e lo rilassai mentre il verme davanti si riprendeva. Tossì, asciugandosi con il dorso della mano il sangue che colava dal naso. A tastoni riuscì ad alzarsi e il solo fatto che fosse ancora in piedi, mi faceva venir voglia di tirargli un altro pugno ancora più pesante. Questa volta però non sarei stato così clemente. Per sua sfortuna non avevo problemi a sporcarmi le mani, perché lasciarlo ad altri, quando provvedevi personalmente?Anche perché desideravo vedere in prima persona il dolore sul suo volto, d'altronde il godimento sarebbe stato maggiore. Ero cattivo?Oh no, ero spietato, soprattutto quando toccavano profondamente chi mi stava attorno.
Si massaggiò la mandibola e suoi occhi azzurri e aspri si posarono su di me. Aggrottò duramente la fronte mentre si leccò appena il contorno del labbro destro sporco di sangue
"ti è dato di volta il cervello?"strinsi i pugni, la sua indignazione e il suo viso mi facevano imbestialire "cosa cavolo ti è preso, Nick?"si rialzò, guardandomi in cagnesco
"potrei farti la stessa domanda...Allan"spruzzai quel nome, digrignando i denti, il solo pronunciarlo mi dava il voltastomaco.
Inarcò un sopracciglio, interrogativo e stralunato mentre il volto si stendeva dallo stupore, come attore avrebbe potuto vincere l'oscar e dovevo ammetterlo, era stato un giocatore fottutamente scaltro. Tuttavia, conoscevo bene i soggetti come lui e prima o poi cadevano tutti, in un modo o nell'altro. Peccato era un bravo avvocato.
Allan Mitchell, promettente avvocato, colpevole dell'incarcerazione di Lucas. Dinanzi a quella scoperta, stendevo ancora a crederci. Si era insidiato nell'azienda così bene e a poco a poco aveva guadagnato la fiducia, soprattutto quella di Lucas ma alla fine tutti questi mesi  miserabilmente erano affondati.
"Te lo concedo, sei stato molto bravo, se non fosse stato per quel video, forse non sarei mai giunto a te"il suo sguardo si rabbuiò mentre distesi le mani lunghi i fianchi "ancora non riesco a crederci"dalle mie labbra fuoriescì una risata mozzata
"non so di cosa stai parlando"scrollò le spalle "di qualsiasi cosa mi stai accusando, sappi che stai sbagliando persona"i mocassini lucidi tacchettarono sul pavimento quando si avvicinò e ad ogni passo la mia mente si chiudeva con quale coraggio lui aveva visto crollare quello che per mesi era stata una parte costante della sua vita. Aveva mostrato la stessa fredda e cinica indifferenza nell'accusare Lucas?. Accorciò le distanze tra di noi, tant'è che ebbi il suo volto a una spanna dal mio. Intorno a noi l'aria sembrò prosciugarsi, il respiro acquietarsi e la tensione diventare arida. "So che ciò che è successo a Lucas ti ha sconvolto, ha sconvolto tutti, te più di tutti, soprattutto perché era tuo amico, lo capisco ma aggrapparsi dietro una scusa non ti porterà a nulla"l'impassibilità con cui rivelava ciò, mi faceva prudere le mani "lo ammetto sto collaborando con l'FBI non solo perché sono un'avvocato ma anche per un dovere civile e morale, e sai perché?Perché penso che le ingiustizie meritano di essere punite"nessuna parola uscì tremante, il suo timbro marcato e deciso era incredibilmente fermo. Potevo quasi sentire il suo respiro caldo e la vena pulsare sul suo collo mentre muoveva la bocca ad ogni singola parola " è il momento che capisci che forse Lucas non è tanto innocente, magari c'è davvero lui dietro tutto ciò"ringhiò leggermente, ricevendo un'aspra e rabbiosa occhiata da parte mia"tu non puoi saperlo, magari è riuscito ad ingannare tutti"si allontanò, dandomi di spalle e la rabbia esplose rapida e devastante. Le mie mani si chiusero attorno all'impugnatura"devi capire che ha avuto ciò che meritava"voltò appena la testa e spalancò la bocca, il suo viso si pietrificò mentre shock assorbiva quelle iridi
"io non penso, sai"strinsi di più le dita tra la molla della leva a scatto e il grilletto, in una presa più salda "io sostengo invece che tu abbia pagato Castillo per rubare i libri, li hai alterati, fatti firmare a Lucas senza che se ne accorgesse e hai fatto una soffiata all'FBI, per farti mettere sotto protezione in quanto testimone chiave, così da essere intoccabile ma sai Allan a questo mondo non esistono uomini con un gran senso morale"agitai leggermente la pistola che avevo in mano"però su una cosa sono pienamente d'accordo con te, le ingiustizie meritano di essere punite"piegai le labbra in un mezzo ghigno nel vedere come cercava di mascherare la paura nei suoi occhi ma riuscivo a percepire il battito agitato e il suo debole respiro, fin qui. Purtroppo per lui, non ero un buon samaritano e neanche clemente come Lucas
"Tu sei pazzo"balbettò, strinsi le nocche così forte che le articolazioni sembravano voler bucare lo strato di pelle e un'alone bianco le circondò "saresti sul serio così folle da mettere a repentaglio la tua vita per finire in galera, soltanto per Lucas?"pronunciò il suo nome in modo così aspro e soltanto adesso mi accorsi di tutta la durezza e l'antipatia che serbava nei suoi confronti
"Lucas ha fatto tanto per me, più di quanto puoi anche solo immaginare, ha fatto qualcosa per tutti e non merita di rimanere chiuso in prigione per un crimine che non ha commesso" continuai a puntare la pistola verso la sua fronte "poi sono già andato in prigione, andarci una seconda volta non è un problema"avanzai di un passò e la sua espressione vacillò "non sai di cosa sono capace, potrei sorprenderti, Allan"questa non era la prima volta che prendevano in mano un'arma del genere, e come adesso anche allora non avevo avuto paura a puntarla a un bastardo del genere "ma non preoccuparti, mi limiterò solo a ferirti lievemente"spostai la mira dalla sua fronte al suo braccio e strinsi la presa. "Cin Cin, Allan"socchiusi un occhio mentre l'immagine di Sabine assediò i miei pensieri, quella era una parte di me che mai avrei voluto farle vedere. Deluderla era l'ultimo dei miei pensieri ma...premetti il grilletto. La stanza fu invasa dal suono dello sparo che sembrò fermare il tempo e prosciugare l'aria intorno, lasciando dietro di sé un terribile e agognante silenzio. Allan barcollò e cadde a terra, a causa del colpo. Riabbassai la pistola, osservando il corpo tremante e la carnagione cinerea e pallida del suo volto, in netto contrasto con la macchia di colore che si estendeva quasi per tutta la lunghezza della manica destra. Gli occhi erano così spalancati per la paura, tanto da non riuscire a battere le sopracciglia mentre le sue mani avevano un lieve tremolio. L'addome si contraeva e si abbassava, scosso da profondi respiri per calmare e riprendere il fiato che aveva inghiottito
"t-tu..."la sua voce era incrina per lo spavento. Gettai via la pistola e mi avventai su di lui, afferrandolo per il colletto e sbattendolo contro il frigorifero
"abbiamo finito di giocare e sono piuttosto stanco, quindi parla!"gli diedi uno strattone e il frigorifero tremolò. I suoi occhi si rabbuiarono "allora sto aspettando"gli intimai mentre mi guardava con astio
"sono stato io!"grugnì furiosamente, l'espressione irosa "sono stato io a pagare Castillo, ho contraffatto io i documenti"tenendolo con una mano per il colletto, con l'altra spensi il videoregistratore che avevo in tasta, per poi fortificare la presa" Lucas meritava di finire in prigione"potevo sopportare tutto, la sua dichiarazione ma non quella carogna su Lucas. A solo sentir quelle parole, la mia mente si adombrò e una coltre di fumo mi accecò
"Figlio di puttana!"gli assestai un altro gancio in pieno viso e con mia grande soddisfazione, lo vidi cadere "Ti prometto che non la passerai liscia, Allan, non avrò pace, fin quando non verrai sbattuto in una cella"troneggiai su di lui, afferrando il cellulare e chiamai la polizia, se fosse stato per me l'avrei già ammazzato "pronto, polizia, sono Nick Harvey e vi chiamo per chiedere l'arrivo di una pattuglia"i miei occhi si fissarono duri e gelidi su di lui, raggelandolo "siamo quarantasettesima Bronx St, terzo piano, 18a, vi aspetto"staccai il telefono e mi chinai su di lui "game over, Allan".

Marianne Pov

Chiusi gli occhi, rilassai i muscoli e cercai di liberare la mente. Tutti dovevamo avere un momento per evadere da tutto e pensare a stare bene. Un piccolo momento per noi solo.A volte serviva per riflettere, a volte per evadere e altre volte per scaricare lo stress, nel mio caso era tutto ciò messo insieme.
Il mio respiro divenne più lento e regolare mentre mi beavo delle carezze di mia madre. Le sue dita affondavano nei miei capelli, li intrecciavano e li lasciava andare, accarezzandomi il capo.
"Ti ricordi quando in Italia, entravo nella stanza, ci mettevamo sedute sul letto e ti accarezzavo i capelli?"dalle mie labbra uscì un piccolo accenno di assenzo" non so quante volte abbiamo visto il film Letters to Juliet"le sue dita mi sfioravano il collo e mi persi nella delicatezza dei suoi gesti, tra tutte quello era il suo film preferito
"la mia scena preferita è quella dove Clarie pettina i capelli a Sophie"schiusi le palpebre, scorgendo il sorriso di mia madre, quei attimi, era piccoli momenti che custodivo gelosamente. Tra quelle quattro mure, per un po', sembrava che niente potesse toccare quella serenità
"accarezzare i capelli è uno tra i piaceri più belli e una tra le più piccole dimostrazione di affetto, devi avere così tanta pazienza e voler molto bene all'altra persona, per non stancarti ma pensare unicamente a far star bene l'altro"le sue mani dal capo scesero fino alle spalle, imprimendo il suo tocco materno. Mi girai verso di lei
"mamma, quanto hai capito di amare veramente papà, che lui era quello giusto?"
"non è stato semplice e anche quando lo capisci, sei soggetta a mille dubbi. Amare non è mai facile, concederti all'altra persona, completamente, accettare completamente l'altra persona e vivere con lui nei suoi pregi e difetti è una delle sfide più grandi ma soprattutto mostrare tutto di te, pienamente senza timore, sapendo che lui ti accetterà comunque è molto difficile. Ho capito di amare tuo padre, quando ci siamo rincontrati dopo un periodo piuttosto travagliato e ho compreso che lui era l'uomo giusto, perché dopo tutti quei mesi, era tornato per me. Aveva comunque i suoi enormi difetti che ho imparato ad amare e insieme abbiamo cercato di rimediare a quelli brutti"i suoi occhi brillarono e il suo sguardo si raddolcì "Lucas tornerà"
"Come fai ad essere cosi sicura?"più passava il tempo e più vedevo le mie speranze cadere come un castello di carta. L'unica novità era stato la data del processo, il problema erano le prove schiaccianti verso di lui. Non riuscivo ad immaginare una sua condanna. Vedere sul suo volto la rassegnazione e quel dolore immenso che ti attanagliava il cuore. Come potevi dir addio alla tua vita, allontanarti dai tuoi cari e dover rinunciare alla persona che più amavi. Chiedere di farlo era pari alla morte, significava cancellare tutta l'esistenza di una persona.
E, per me significava vivere senza di lui. Una richiesta impossibile da poter accettare.
"Perché in un modo o nell'altro, in mezzo a tutto quel dolore, la vita ti concede sempre qualcosa di buono, devi essere pazienza, però"mi sistemò una ciocca dietro l'orecchio "anche se questa volta non dovesse andare bene, non smettere di aspettare"sorrise proprio quando suonò il campanello. Io e mia madre ci scambiammo un'occhiata mentre mi alzai dal letto. Mio padre e Nolan erano andati da Lucas, ormai da più di un'ora e stavo attendendo il loro ritorno disperatamente. Quel constante non sapere niente di lui, non avere sue notizie mi martellava la testa e il petto. Stavo vivendo divisa tra la constante agitazione sul suo stato e la disperata speranza di buone notizie. L'arrivo di mia madre, James Ryan e mio padre mi aveva aiutato a tirarmi su il morale ma non riusciva a distrarre la mia mente per molto. Il lavoro, però, mi aveva aiutato molto, lì , perlomeno ero costantemente indaffarata e impegnata, quindi per gran parte del tempo tenevo la mia mente sotto controllo e soprattutto non ero soggetta a quelle occhiate preoccupanti. Aprì la porta, aspettando tutti tranne Sabine. La sua visita era una totale sorpresa anche perché solitamente a quest'ora era al lavoro oppure a casa
"Sabine, è successo qualcosa in ufficio?"questa mi sembrava la più probabile tra le giustifiche. La sua alta coda ondeggiò sulle sue spalle, coperta da una blazer blu notte aperta che morbidamente scendeva sul suo corpo stretto in un tailleur a tubino del medesimo tubino. Le sue labbra lucide e rosate si schiusero e il suo sguardo diventò più serio
"Nick, è riuscito a rintracciare il responsabile dei libri contabili e mi ha mandato l'indirizzo, è andato da lui ma ancora non è tornato"a quella notizia, spalancai la bocca e strinsi il cardine della porta " ti posso spiegare tutto in auto"afferrò le chiavi dell'auto, il messaggio era tacito e chiaro. Mi girai verso mia madre e ci scambiammo un'occhiata, prima di chiudere la porta.
Seguì Sabine verso il marciapiede di fronte, verso Alfa Romeo Giulietta bianca, parcheggiata accanto. Aprì la portiera e la richiusi mentre metteva in moto l'auto. L'aria era impressa di un delizioso profumo per ambienti, ai pini e gelsomino ma si distingueva bene anche una traccia più maschile e forte, quella del profumo di Nick.
"Tramite le telecamere, Nick è riuscito a rintracciare un video, un uomo che entrava con dei libretti nell'ufficio di Lucas, sono riusciti a rintracciarlo, il suo nome è Orlando Castillo ed è stato pagato da qualcuno per farlo. Alla fine, è riuscito a confessare, Nick non mi ha detto il nome ma conosco la via"ristrinse le mani intorno al volante e sfrecciò sulla strada
"perché non mi ha detto nulla?Da quanto tempo sa queste informazioni?"nella mia voce sorpresa e rabbia si mischiavano, rendendola più alta. Erano passate due settimane dal suo arresto e non riuscivo ad immaginare Lucas chiuso dentro una cella ancora per molto, sapendo che il responsabile era a piede libero. Al solo pensiero, mi rabbuiai ancora di più
"la notizia di Castillo è di qualche giorno fa, non ha detto nulla per non animare false speranze, prima doveva sapere l'identità del responsabile e solo stamattina ha avuto una confessione"da lontano si scorgeva lo stadio di Yankess, dalla tipica forma di un quadrangolare-ventaglio aperto che alto e imponente con tutta la sua stazza, dominava l'intera zona. Lo superammo velocemente ma se giravi lo sguardo eri comunque colpita dal suo profilo. D'un tratto, Sabine, fermò l'auto e la mia attenzione si spostò sulla Ford Crown Victoria dalla livrea bianca e nera, della polizia di New York. Non appena parcheggiò, scesi dall'auto con sospetto proprio quando la porta di ingresso  di un modesto palazzo, si aprì e un poliziotto in divisa, uscì, avvicinandosi all'auto. La testa piegata di Allan fu la prima che uscì, seguita da quella di un altro poliziotto. Una mano era stretta intorno al suo capo mentre l'altra teneva i polsi fermi dietro alla sua schiena. Lo fece scendere, spingendolo verso il suo collega, aprì la porta e lo spinsero dentro. Mi avvicinai insieme a Sabine nello stesso instante in cui Nick comparve, scendendo i gradini
"cosa sta succedendo perché Allan è stato arrestato?"gli lanciai un'occhiata e il suo sguardo si concentrò su di me, non c'era vergogna nei suoi occhi, solo una leggera traccia di rimorso che si nascondeva sotto uno strato di rassegnazione e indifferenza. Ci fissammo per un breve minuto, il tempo necessario per leggere nel suo sguardo la colpa, e lui riabbassò gli occhi.
"E' stato Allan ad alterare i dati e a corrompere Castillo"il suo sguardo pieno di disprezzo si fissò su di lui "alla fine ha confessato e ho anche le prove, diciamo che ci siamo fatti una bella chiacchierata"sgranai gli occhi mentre il mio sguardo si fissò di nuovo su di lui e sul suo capo abbassato. Più lo guardavo e più la pietà verso di lui si trasformava in qualcosa di più sprezzante e duro. Tra tutti, Allan era l'ultima persona di cui avrei mai potuto sospettare, anche perché era semplicemente da folli gettare la proprio così, per quale motivo poi?. Strinsi i denti, il dispiacere che provavo per i suoi confronti si era dissolto in un attimo.  Un poliziotto si avvicinò, interrompendoci "lo portiamo in centrale, a presto, signor Harvey"fece un breve cenno del capo e si avviò verso l'auto. Misi in moto e Allan scomparve nel giro di un attimo.

Mi scuso profondamente per il ritardo cosmico ma ho già spiegato le motivazioni. Spero che l'attesa sia stata superata. Siamo quasi alla fine quindi tenetevi pronti, mi raccomando. Per altre notizie, vi ricordo come sempre le mie pagine "J.L.Hell-Astrad98"-twitter- "le_storie_di__astrad"-instagram- "Le storie di Astrad"- facebook. Baci.

-Astrad

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro