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Capitolo 57

Emily Pov

"Ti sembra l'ora di tornare, questa?A quest'ora dovresti dormire, la mente deve riposare per disperdere i pensieri negativi e armonizzarsi, così sarai più carica"infilai le chiavi in borsa mentre ignorai le parole di mia madre, domandandomi perché non fosse impegnata a fare yoga nel suo studio o a dormire ancora nel letto, invece di essere in piedi in cucina, già pronta. Scrollai le spalle e mi asciugavo le suole delle scarpe sul tappetino mentre posavo l'ombrello bianco a pois, color tiffany, nel portaombrelli, accanto a quello di mia madre e a quello di mio padre. Era sempre stato così, in famiglia, ognuno possedeva il suo, quindi era sempre stato facile comprendere chi usciva nelle giornate di pioggia.Quando, però, mio padre si era trasferito, si era dimenticato di portarlo, e anche se lui mancava da tempo, il suo ombrello c'era sempre. Da piccola, quando volevo sgattaiolare fuori, raggiunta la età giusta per farlo, ovvero quella di una esuberante adolescente, che sembrava aver già compreso il mondo, e voleva andare a qualche festa rigorosamente vietata ai minori, lo usavo come una sorta di campanello d'allarme. Quando vedevo che il portaombrelli conteneva solo il mio, prendevo il mio ombrello di scorta che tenevo nascosto nello zaino e uscivo, dopo aver chiuso la mia stanza a chiave. Come adesso, anche allora, ero di un carattere un po' scontroso e il rapporto con i miei, era vacillante, quindi non temevo un'improvvisa visita dei miei, scossi dalla premura di vedermi. Anche perché solitamente capitava spesso che avevamo discusso, quindi nessuno dei tre era in vena. In tutto mi avevamo beccato solo tre volte ma soltanto perché, o avevo fatto troppo rumore, o, bevuto oppure perché stupidamente mi ero lasciato accompagnare troppo vicino a casa con l'auto. Tuttavia, ciò non era mai riuscito a fermarmi e alla fine, avevamo gettato la spugna. Poi i miei avevamo divorziato, mio padre si era trasferito in Texas, il posto più orribile del mondo e mia madre mi si era incollata addosso. Quindi il divertimento era drasticamente calato e avevo dovuto trovare nuovi sotterfugi. Ma, dopo i 18 anni, avevo combattuto per la mia bramata libertà e non mi ero più concessa fughe segrete. Potevo fare ciò che volevo, andare a tutte le feste che volevo ed entrare senza preoccuparmi, anche se essere beccata era sempre una rottura. "Sul serio, Emily dovresti ascoltarmi, anche tuo padre sarebbe d'accordo con me"alzai gli occhi al cielo. La cosa più snervante?Che i miei si erano lasciati in amicizia. Praticamente, a differenza di tutti i divorziati, parlavano a telefono, si salutavano, si scambiavano gli auguri e si organizzavano insieme per le feste.Poi c'ero io che quando mi lasciavo con un ragazzo, eliminavo la sua esistenza dalla faccia della terra. Beh, era anche vero che era sempre uno dei due a rompere, e non entrambi. Questo perché secondo i miei genitori 'separarsi in cattivi modi avrebbe gravato sul mio lato emotivo e psicologico'. Qualunque figlio/a sulla faccia della terra avrebbe voluto essere nella mia situazione, con dei genitori ancora in rapporti, tutti tranne io. Perché era come se non si fossero mai separati, anzi questo li dava anche il pretesto per stare più incollati, quando volevo solo il mio spazio. Quella casa, infatti, stava diventando troppo stretta per me, desideravo solo una boccata d'aria, andare via, costruirmi una vita mia ma purtroppo non ero brava a tenermi un lavoro che non mi piaceva. Volevo trovare ardentemente la mia strada come tutte le persone là fuori e non quelle a cui i miei genitori mi indirizzavano. Forse, non lo facevano neanche in cattiva fede ma avevamo cominciato a diventare irritanti. Erano tutte scelte sbagliate, soltanto perché non erano mai riusciti a capirmi, solo a cercare di controllarmi ma non ci erano riusciti. Modestamente non era un tipino tanto facile da prendere, più mi imponevi delle regole, più facevo di tutto per infrangerle. Le regole mi sapevano tanto di limitazione e noia mentre il proibito si che era avvincente. "Mi ascolti quando parlo?"mi lasciai andai a un piccolo sbuffo"non dovresti reagire così, altrimenti non riuscirai mai a trovarti bene nella vita"una ruga contrasse la mia fronte mentre il nervosismo cresceva alle stelle. Non ero mai stata neanche una persona paziente, una delle cause che i miei ex mettevano sempre tra i motivi della rottura.
"si,si e sinceramente non mi importa"salì le scale, sbattendo la porta alle mie spalle. Lanciai la borsa sul letto e attesi, fin quando non sentii il rombo del motore e il cancello del garage, aprirsi, accompagnato dal lieve stritolo delle gomme sull'asfalto. Non riuscivamo mai a chiarirci ormai, litigare era una specie di routine, finiva quando salivo in camera e ricominciava il giorno dopo. Quella casa diventava mia soltanto quando non c'era nessuno ma anche allora, mi sentivo insoddisfatta di starci. Preferivo mille volte la strada, per questo cercavo di rimanerci il più lontano possibile. Là fuori mi sentivo finalmente a proprio agio, soprattutto di sera, con tutta quella gente, quelle luci, quei taciti inviti da tutto ciò che ti circondava.
Con le mani afferrai l'orlo della maglia e feci per sollevarmela ma venni interrotta dall'improvviso suono del cellulare. Riabbassai la maglia mentre l'afferravo,
'avvicinati alla finestra' lessi il messaggio di Ian, inarcando un sopracciglio e la mia attenzione ricadde sulla finestra. Da lontano si vedeva il One World Trade Center, o la Torre della Libertà che con i 541 metri, troneggiava sulla città. Il sole mattutino si posava sulle sue vetrate, facendo luccicare l'edificio. Sembrava quasi un riflettore che illuminava New York. Mi avvicinai alla finestra e l'alzai.
"Raperonzolo, perché non sciogli quei capelli, o se non puoi"gli lanciai un'occhiataccia quando incurvò le labbra in un beffardo mezzo sorriso "perlomeno il lenzuolo"quella specie di mezzo sorrisi si ampliò, mostrando la dentatura perfetta e bianca
"non mi è mai piaciuta Raperonzolo"poggiai le mani sul marmo freddo, sporgendo appena la testa e il busto, le principesse non facevano per me, mi consideravo più come una regina, loro si che avevano potere
"e sentiamo per quale motivo?E' il simbolo d'infanzia di tutte le ragazze"incrociò le braccia al petto
"perché se fosse stato per me non avrei mai aspettato il principe azzurro ma sarei uscita molto prima"le miei labbra nascosero l'accenno di un sorriso che tratteni. Il vento si addentrava tra i suoi capelli castano chiaro, soffiandoci appena e provai una sorta di invidia, pensando che quella brezza sostituivano le mie mani. Avevo così voglia di stringere i suoi setosi capelli, a tal punto che sentivo un prurito sui palmi. Una leggera barba incolta stava crescendo sul suo mento a diamante, dalla linea scolpita mentre gli occhi brillava più del One World Trade Center, limpidi e cristallini. "Non dovevi tornare domani?"A differenza mia, di Marianne e Lucas, lui era rimasto per un'altra settimana a Milano, per aiutare il padre. Tuttavia, come era ritornato così sarebbe dovuto partire presto, a causa del lavoro che lo teneva impegnato in Italia, poteva restare soltanto per i pochi giorni. Ne avevamo già parlato, dopo quella sera. Avevamo avuto una lunga conversazione che sembrava non aver fine. Parlavamo come due sconosciuti che si erano appena incontrati, del più del meno, chiacchieravamo come due amici che si erano appena ritrovati e ci approcciavamo come due neo-amanti, ci stavamo a poco a poco riscoprendo di nuovo. Lui però era impegnato lì mentre la mia vita era qui. Alla fine, avevamo concordato di non pensarci e di vivere questa storia come si doveva. La parte ancora sognante e di inguaribile romantica che faceva parte della vecchia Emily, desiderava con tutta se stessa che questa storia funzionasse. L'altra, quella con i piedi per terra, cercava di non dimenticare l'ultima esperienza. Tuttavia, allora come ora, Ian era l'unico in grado di farmi stare bene, di provocare il fremito lungo la schiena. Stavo iniziando a diventare sul serio, troppo smielata. Mi sorprendevo di me stessa
"sono tornato prima"inclinò la testa "sai, sono proprio curioso di vedere come saresti fuggita da sola, scommetto che non hai il fegato di farlo"mi sfidò a buttarmi, spalancando le braccia "se lo fai, ti lascerò decidere dove andare, ti devo un nuovo primo appuntamento, ricordi?"era completamente fuori di testa a chiedermi una cosa del genere ma ciò non riuscì a scacciare i brividi per l'eccitazione che salirono sulla mia schiena. Era qualcosa di folle e io ero ancora più stupida a pensarci ma quell'idea era diventata un improvviso e lampante punto fisso. La mia razionalità diceva di non farlo ma più lo ripeteva, più desideravo farlo. Un po' quando ti intimavano a premere quel sgargiante bottone rosso ma più sentivi quell'ordine, più volevi farlo. Mi guardai attorno, se qualcuno mi avrebbe visto, avrebbe potuto dare di matto e avrebbe potuto chiamare perfino l'ambulanza. Avevo dei vicini un po' suscettibili, forse perché erano ultra sessantenni. Sollevai di più la finestra e facendomi pressione con le braccia, salì sul davanzale, piegando il busto, curvandomi appena. Per fortuna, ero al primo piano ma ciò non toglieva che era la cosa più sciocca che avessi mai fatto. Ma, era più forte di me. Non ebbi il coraggio di guardare giù e chiusi gli occhi, contai fino a tre, prima di buttarmi. Non passò neanche un secondo che sentii il mio corpo appoggiarsi su qualcosa. Aprii gli occhi, ritrovandosi tra le sue braccia, piccole foglie si erano aggrovigliate ai miei capelli e mi sembrava ancora di sentire il vento sferzarmi addosso, quasi volesse schiaffeggiarmi. Era stato il secondo più veloce e intenso che avessi mai percepito. Ian mi aiutò a rimettermi in piedi, guardandomi con un misto di sorpresa, ammirazione e orgoglio. Eh, già, poteva riversare molte sorprese.Anche questa era stata la causa di alcune mie rotture, dato che molti mi consideravano troppo esuberante, tanto da essere folle ma se non fossero stati pronti ad accettarmi, allora sarebbero potuti andare anche a quel paese. Tanto chiuso una porta e si apriva un portone e in qualsiasi momenti avrei potuto sostituirli. Il problema era quando si mettevano in gioco i sentimenti e allora era difficile, lasciarsi tutto alle spalle. Percorsi il giardino, rigorosamente potato e arricchito accuratamente da piante. Il giardinaggio era una delle tante passioni di mia madre, c'erano bonsai, alberi da frutto nani, come l'albicocco, il melo. Secondo lei, era fondamentale per la purificazione dello spirito, la cura delle piante, perché ti permetteva di avvicinarci alla natura o cose così. Per me, invece, era sempre stato fonte di stress quando tutte le domeniche dovevo potare gli alberi, annaffiare le piante. Io e la natura non eravamo proprio affini e durante quelle giornate, cercavo di farglielo capire, con tutti i miei pensieri negativi. Arrivammo sul marciapiede e tratteni un'imprecazione quando Ian mi lanciò un casco che per fortuna riuscì a prendere. Doveva lavorava ancora un po' sui modi, ero pur sempre una donna, un po' di gentilezza era d'obbligo. Sebbene preferissi la virilità. Una donna doveva sentirsi sempre un po' come Jane con il suo Tarzan, questo uomo della giungla che a torso nudo, avrebbe dato la vita e combattuto per lei. Naturalmente ciò non implicava essere dei cavernicoli rozzi. Diciamo che serviva il giusto equilibrio tra la gentilezza e la simpatia, il fascino e la virilità.
"Da dove esce quella moto?"Ian si accostò dinanzi a una moto, una sportster nera, il logo della Harley-Davison brillava sulla carrozzeria
"è di mio zio Nolan ma dato che lui non la usa molto spesso da un anno o più a questa parte, me la sono fatta prestare, è un Harley-Davison street 750, un piccolo gioiello"posò una mano sopra il sedile, prima di salirci sopra, mi guardò, invogliandomi "allora, dove hai intenzione di andare?"salì dietro di lui, mettendomi il casco e stringendomi alla sua schiena. Aveva un profumo così buono, un mix di vaniglia, pepe nere e pompelmo, qualcosa di inebriante. Questo si che era un profumo che attirava come una calamita. Rimasi per un secondo a rifletterci ma la risposta fu lampante.
"A Liberty Island"affermai, forse era strano detto da una come me ma avevo sempre adorato la tranquillità di quel posto, mi piaceva che fosse in mezzo all'acqua, lontano dalla città e retta da quella profondità turchese. Da piccola era sempre stato uno dei miei tanti posti preferiti, né avevo sparsi un po' qua e là, dato che neanche a quel tempo, riuscivo a rimanere più di quattro ore a casa. Erano anni che però non ci andavo. Accese il motore con un rombo che scosse la moto, essa vibrò e quella vibrazione si riversò anche su di me. Mi strinsi alla sua schiena, sentendo sotto il morbido tessuto della sua maglia, su cui era impressa la sua essenza, la durezza della sua schiena. Sfrecciò tra le auto e sentii di nuovo il vento sferzarmi in faccia mentre il calore del suo corpo mi avvolgeva. Arrivammo al porto, sul fiume Hudson. Da lontano la Statua della Libertà si ergeva imponente e la fiaccola sembrava quasi sul punto di toccare cielo, come se avesse voluto reggerlo con tutta la forza, come per difenderci. La forza e la maestosità di quel gesto plasmavano il suo corpo.
"Giusto il tempo, è arrivo il traghetto"Ian lo indicò con un dito e le mie guance si colorarono di un tenue porpora, quando intrecciò le nostre dita. Finsi che quel gesto non mi avesse sconvolta tanto, provando a cancellare quel rossore. Prima regola di una relazione, mai far capire l'effetto che aveva su di te, altrimenti ti avrebbe dato per scontato ma con lui, niente sembrava essere sotto il mio controllo. Il mio corpo, infatti, si rilassò e mi lasciai condurre mentre le sue dita mi accarezzavano il palmo.
Una volta arrivati a Liberty Island avevi due possibilità: passeggiare sull'isolotto, oppure arrivare in cima alla Statua della Libertà, per assistere a una vista spettacolare. Io preferivo di gran lunga sedermi sull'erba
"E' strano ma non fai altro che sorprendermi, non riesco mai a prevedere le tue mosse" portai l'attenzione verso l'orizzonte, ovvero New York illuminata dalla lucente luce diurna, a lui, inarcando un sopracciglio "le tue scelte"precisò" sono tutte l'opposto di quelle che avrei immaginato. Tipo come primo appuntamento avevo immaginato una richiesta folle, come ad esempio guidare per ore per raggiungere Boston e andare in spiaggia"in effetti, come idea non era male e non era neanche una richiesta insolita per me, magari ci avrei potuto fare un pensierino per il secondo appuntamento "adesso mi rendo conto che non ti ho mai conosciuta veramente, ho solo pensato di conoscere la vera Emily, quella pazza, irritante e festaiola ma ora capisco che sotto quell'atteggiamento snervante e caparbio, c'è qualcosa di più"si sedette anche lui, una gamba stesa e una piegata, su cui era appoggiato il braccio. Per un minuto ci perdemmo nella quieta di quel luogo
"Hai scoperto che oltre a pazza sono anche una sconsiderata che si butta dalla finestra?"la mia battuta riuscì a strappargli un sorriso che feci in possibile per imprimere nella mia mente. Era cosi naturale, luminoso e caloroso.
"Anche ma tu sei la contraddizione in persona, Emily, sei cosí altezzosa ma anche cosí... sensibile, testarda ma romantica come qualsiasi ragazza. Poi, sento che c'è altro, come un desiderio ardentemente di andare via"spiegò mentre io non riuscivo più a distogliere l'attenzione da lui
"E sentiamo in un'unica, mezza giornata hai compreso tutto questo?"giocai con qualche erbetta "si, certo, andare via senza una metà, davvero molto rassicurante, purtroppo non possiedo le idee chiare come te e Marianne"loro riuscivano ad inseguire i loro obiettivi, non come me, brava solo a divertirsi
"No, in questi due mesi ti ho conosciuta sul serio e ho capito che la Emily di due anni fa, esiste ancora solo che è maturata di più. Se non sai la tua strada basta riuscire a scoprirlo, quindi sperimentare"il suo sguardo fu cosi sincero e serio che mi sentii mancare il fiato, a tal punto che mi ritrovai quasi a boccheggiare"e ho avuto un'idea"sorrise"vieni con me in Italia, a Milano".

Lucas Pov

I postumi dell'alba appena passata erano ancora visibili. Il cielo era di un azzurro chiaro, traboccante di nuvole che filtravano la luce flebile del sole che ora stava diventando sempre più rovente mentre i grossi ammassi bianchi si iniziavano a disperdere. "I dati risalgono agli ultimi quattro mesi"asserì mentre Nick rileggeva ancora i dati, i fogli erano ormai sgualciti per tutte per le volte che li avevo riletti io stesso. Ero dispiaciuto per aver lasciato Marianne così nel cuore della notte ma non avevo voluto né svegliarla e neanche addossarle delle preoccupazione. Grosse preoccupazione che avrei cercato di risolvere. Dopo averle lasciato un bigliettino, infatti, ero corso da Nick e ora di prima mattina, eravamo arrivati in ufficio. Avevamo prelevato tutti i registi contabili e i dati riguardo le finanze degli ultimi tre anni, li avevamo letti e riletti ma tutto era sembrato immacolato , fin a quando non eravamo inciampati nei registi risalenti quattro mesi " secondo il registro, sono spariti circa 2,5 miliardi mentre abbiamo investito per i materiali di produzione neanche un quarto del prezzo attuale, praticamente abbiamo comprato dei pezzi scadenti e ciò mette a rischio anche la sicurezza delle auto, poi aggiunge anche abbiamo fatto investimenti a una ditta fittizia, sicuramente una società di copertura"Nick si lasciò andare a un lungo sospiro mentre io continuavo a camminare avanti e indietro per la stanza, per tenere a bada l'istinto. Tra i due ero quello più impulsivo e in queste situazione ci voleva una calma di ferro, quello che io non avevo e che al momento invidiavo. Ero quasi sul punto di rovesciare il bicchiere che tenevo in mano. Non ero il tipo da drink al mattino, soprattutto a quest'ora e neanche al lavoro, ma in queste situazione un bel bicchiere di scotch doppio, era quello che ci voleva per tenere a bada tutto
"lo scopo è chiaro, vogliono rovinare l'azienda e hanno sabotato i libri"sbattei il bicchiere sulla scrivania così forte che una buona parte di scotch, cadde sopra "la società però menzionata non ha ricevuto nessun soldo da noi e per di più è una piccola attività che si occupa di tutt'altro. Il suo ruolo sul libro è quello di prestanome, giusto per scrivere un'ipotetica società là sopra"strinsi i pugni, sentendo la testa, scoppiare
"il perché non ha importanza, è chiara la loro intenzione, il problema è il come. Ci sono circa 500 persone nell'azienda ma è impossibile una cosa dl genere, questo non è un lavoro che possono fare tutti, a meno che qualcuno non li ha guidati ma hanno cambiato praticamente gli ultimi quattro mesi, quindi doveva essere continuo, pertanto è impensabile che un normale operaio abbia avuto per così tanto tempo l'accesso ai documenti. No, è un lavoro che proviene dall'alto, hai già indetto una riunione dei dirigenti?"annuì"bene, stendila anche ai caporeparto di ogni settore, per quanto ne possiamo sapere può essere più di una persona"Nick chiuse i registri e mi domandai come poteva essere così spietatamente calmo. Non era un problema da poter sorvolare così. Mi sedetti sulla poltrona, sentendo tutta la stanchezza della notte gravargli sulle spalle. Chiusi per un attimo gli occhi e poi gli aprii
"dobbiamo avviare un'indagine interna"affermai,prima avremmo risolto questa storia e meglio sarebbe stato ma era necessario non far trapelare nulla, altrimenti l'immagine pubblica dell'azienda né avrebbe risentito. Non potevamo rischiare un tale prezzo
"Lucas, devi fare attenzione, i soci hanno accesso ai registri ma sei tu quello che principalmente compie le azioni e amministra il tutto, quindi i danni si ripercuoteranno soprattutto su di te, è indispensabile non portare questa fuori da qui"più che un avvertimento, sembrava un premuroso consiglio.Mi andai a un lungo sospiro, prima di essere interrotto dal suono del telefono d'ufficio, a stento riuscì a premere il pulsante,
"Signor Hanson"la voce di Maddie sembrava tradita da una certa incertezza e titubanza, che non assomigliava per niente al tono risoluto e determinato con cui di solito parlava. Lo sentimmo prendere un profondo respiro "è arrivata l'FBI, ho dovuto farli salire, stavano cercando lei e stanno salendo"io e Nick ci scambiammo un'occhiata
"grazie mille, Maddie"chiusi la chiamata mentre Nick grugnì, assottigliando gli occhi. L'ambra nel suo sguardo si accese pericolosamente
"cazzo non ci voleva, il bastardo ha fatto prima di noi!"sbottò, la sua prima imprecazione dopo tutta questa storia, prese i bicchieri, rovesciò il contenuto nella pianta e li posò mentre si passava una mano tra i capelli, ormai corti "saranno qui solo per fare a tutti delle domande, resta calmo e cerchiamo solo di liberarcene prima della fine della giornata"si avvicinò e poggiò la mano sulla spalla per confortarmi mentre le porte si aprirono, facendo entrare tre uomini, due uomini, in divisa nere con il logo dell'FBI stampato sopra e una donna, in abito d'ufficio. I suoi occhi verdi, dall'espressione severa si posarono su di me, insieme a quelli più scuri due due uomini, piuttosto corpulenti dietro di lei. Si poteva scorgere la pistola sistemata nella fondina, stretta in cinta
"Signor Hanson"la voce della donna non era per niente amichevole ma fredda e quasi meccanica "lei è in arresto per frode finanziaria".

Come prima cosa vi auguro un buon rientro a scuola per tutti, io quest'anno devo fare l'esame, quindi l'ansia si sente. Spero che avete trascorso un piacevole primo giorno :). Lucas, invece, a quanto pare non se la passa bene, piaciuto il colpo di scena?Aspettate i prossimi capitoli. Come sempre vi inviato a passare sulle mie tre pagine "Le storie di Astrad"-fb- "le_storie_di__astrad" -instagram- "Astrad98-J.L.Hell"-twitter. Baci

-Astrad

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