Capitolo 56
Le porte dell'ascensore si aprirono con un piccolo tonfo e strinsi il vassoio di plastica, proveniente direttamente dallo Starbucks, dietro il vico, qui vicino. L'aroma pungente di caffé, caldo, mi avvolgeva le narici, inebriandomi mentre lanciai uno sguardo all'orologio. Mi morsi un labbro, constatando che erano appena passate le 9.05 e che praticamente avevo messo piede in ufficio, soltanto per posare la borsa. Purtroppo, ogni giorno lo Starbucks era pieno fin dai primi minuti ma mai come oggi avevo visto una coda, così lunga. A volte mi chiedevo se la gente non si fosse posizionata lì, già dalle prima luci dell'alba. Uscii dall'ascensore e metà delle persone presenti, si girarono verso di me. Quando si trattava di caffè, i giornalisti potevano essere molto esigenti o anche burberi, come se per dare il meglio avessero bisogno della loro dose di caffeina. Un po' come qualsiasi uomo esistente sulla faccia nella terra. Nelle loro vene avresti potuto trovare quintali di caffeina, altro che sangue. Mi avvicinai alla scrivania di Noah. Immediatamente, alzò gli occhi dal computer, illuminandosi alla vista del vassoio, ecco la magia del caffè. Mi guardai intorno, c'era un andirivieni molto più frenetico rispetto a quello che pensavo c'era stato ad Agosto. Non soltanto perché era lunedì mattina ma anche perché ormai le ferie estive stavo per finire. Infatti, a poco a poco, il piano stava iniziando a popolarsi. Settembre era alle porte, con il suo respiro che rendeva meno afoso l'aria, le giornate più corte, i tramonti più caldi e i suoi colori più vivaci. Quell'intima atmosfera ti faceva venir voglia di dolci giornate in casa, accompagnati con lo squisito profumo di caffè mentre una leggera pioggia batteva sulla strada, lasciando in giro l'odore pungete dell'erba bagnata. "Ecco a te, il tuo caffè macchiato, freddo e con poco zucchero, i due cappuccini, un espresso caldo, un succo di frutto all'ananas e i tre muffin al cioccolato"ero una giornalista a tutti gli effetti ma a quanto pare ancora non mi ero liberata del titolo di 'Sweets Leads', ovvero colei che reclutavano per andare a prendere il caffè, il pranzo, ecc... . Un titolo che certe volte, poteva essere fastidioso, anche se non mi dispiaceva molto uscire ogni tanto, prendere una boccata d'aria, sebbene avessi poco tempo e fare la fila. Quella non era proprio la parte che mi entusiasmava, soprattutto quando facevo tardi come oggi e c'era il rischio che Sabine poi mi metteva sotto. Afferrai la tisana che avevo comprato apposta per lei, giusto per ammorbidirla, anche se sapevo che sarebbe tutto inutile, sentivo già la mia testa pendere da un filo "allora, Noah, qualche novità interessante che mi sono persa?"alla mia domanda, alzò il volto dal suo caffè, lo posò sulla scrivania e si stiracchiò, alzando le braccia e inarcando la schiena, con un mezzo sorriso sul ghigno. Noah era un po' il cuore del gossip della NBC, era anche il più divertente e festaiolo del gruppo, colui che pensava e organizzava ogni evento ma era anche un gran ficcanaso ma sopratutto pettegolo. Qualsiasi succulenta news, passava da lui, nessuno segreto qui dentro era al sicuro da lui, e questo era davvero utile per il lavoro di report
"l'altro ieri, è venuto a Nick in ufficio"la cosa non mi sorprendeva affatto, ultimamente si vedeva spesso. Averlo intorno, ormai era diventata una cosa naturale, soprattutto piacevole, era riuscito a conquistare tutti, perfino Muller. Soprattutto perché con il suo atteggiamento spavaldo e le sue battute, riusciva ad alleggerire la giornata, fin quando non veniva cacciato da Sabine. Sebbene erano ormai una coppia, la più favorita tra tutti, la Regina di Ghiaccio non mostrava nessuna pietà neanche per quel poverino e ciò aumentava la solidarietà per lui, da parte degli altri "è entrato nel suo ufficio e quando è uscito dieci minuti dopo, teneva Sabine su una spalla, dovevi vedere come si agitava, è stato esilarante, se ci penso, mi viene ancora da ridere, è stato incredibile, l'ha tenuta così fino all'ingresso e non ha mai preso l'ascensore"per quanto mi sforzassi, non riuscivo a vedere nella mia testa, la scena di Sabine che si dibatteva in quello stato ma dato che conoscevo Nick, non era impossibile credere alle sue parole, peccato me l'ero perso "mi raccomando però, non dirlo a Sabine, se lo viene a sapere mi scuoia vivo"ridacchiò,
"non lo dirò ad anima viva" promisi "scommetto che è stato proprio uno spettacolo con i fiocchi"gli feci l'occhiolino. Lo lasciai bere il suo caffè mentre mi diressi verso il suo ufficio, bussai la porta ma non attesi la sua risposta, anche perché sarebbe stata negativa, ed entrai. L'ufficio di Sabine era una specie di santuario o un castello degli orrori, a seconda delle prospettive, nessuno entrava, o osava disturbarla, a meno che non avessero una notizia importante, dopo aver, però, avvisato telefonicamente. Io ero un po' un'eccezione, anche se avevo ricevuto adeguati rimproveri ma ormai sapevo come essere immuni, bastava un semplice trucchetto. Ovvero un piccolo dono
"prima che mi cacci, volevo dirti che ti ho portato una tisana al miele e limone, a temperatura media, così non ti lamenti che è troppo calda"aprii un occhio mentre allungavo il braccio, avvicinandomi e valutando la sua reazione. Sabine distolse lo sguardo dal computer, e un ricciolo rosso gli cadde sull'occhio, ma lo scostò velocemente. L'aria profumava di fior di ambra e la finestra era leggermente aperta, lasciando entrare un leggero venticello che lasciava indisturbati i fogli sulla scrivania, ordinatamente sistemati. Il sole metteva in mostra quei piccolissimi e pochi efelidi che aveva sul naso, e il suo collo immacolato e liscio. Mi era mancato quell'ufficio, così come la persona che sedeva dietro alla scrivania. Posai la tisana sulla scrivania e attesi, 1,2,3...
"Lo sai che questo non cancella tutto il lavoro che sto per darti, vero?Manchi da due settimane e ora che non sei una stagista, il tuo lavoro sarà maggiore"si alzò e girò intorno alla scrivania, piegando le labbra in un piccolo sorriso, il corpo erano stretto in una tubino nero mentre la blusa corallo era appoggiata sullo schienale della poltrona "comunque, ben tornata, mi sei mancata"mi abbracciò, buttai un piccolo sospiro di sollievo, era di buon umore"e grazie per la tisana"sorrisi "mi dispiace non essere poter venire alla festa ma come vedi, non ho potuto proprio abbandonare questo posto"rivolse il proprio sguardo ai fogli, con una punta di avversione, i suoi occhi sembravano così stanchi, Sabine era sul serio l'unica persona che qui dentro si faceva in quattro, non prendeva mai un singolo giorno e questo era ammirevole
"non preoccuparti, ora ti darò una mano"annuì "a proposito come va tra e Nick?"inarcò un sopracciglio, con quello sguardo avrebbe potuto raggelarti
"l'hai saputo anche tu?Noah, non sa tenere proprio la bocca chiusa, dovrei tagliargli quella lingua, è successo l'altro ieri e già lo sa tutta la NBC, ci manca solo un'articolo sul notiziario"prese la tisana e mandò giù un sorso per rilassarsi mentre cercavo di trattenere una risata che mi sarebbe constata un bel po' di lavoro extra. Mi lanciò uno sguardo "è meglio seppellire questa storia"mi avvertì, sapevo bene cosa intendesse, dovevo tenere la bocca chiusa
"sarò una cassaforte"sfoggiai il sorriso più innocente che possedevo, Emily si sarebbe sbellicata dalle risate una volta detto, mi guardò con un'aria sospettosa, prima di tornare a sedere sulla scrivania,
"è meglio tornare al lavoro, avanti, quei fogli sono tutti per te"ecco di cosa parlavo.
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"Il signor Hanson è in riunione"le porte elettroniche dietro di me si chiusero e inarcai un sopracciglio, erano passate le 9:30, a quest'ora, solitamente, avrebbe dovuto aver già finito. Perlomeno questo spiegava il perché non rispondeva ai miei messaggi. A quanto pare non ero l'unica che si era prolungata al lavoro, solo per due motivi differenti. Dopo aver finito, io e Sabine, infatti, ci eravamo messe a chiacchierare un po'. Le avevo spiegato le cose dall'inizio, da quando avevo lasciato Ethan fino all'arrivo di Lucas in Italia. Sentire quella storia dalla mia bocca mi fece capire quando tempo era passato, a quanta strada avevamo fatto, ma soprattutto mi aiutò a realizzare gli ultimi avvenimenti. Era come se avessi chiuso quel capitolo e aperto finalmente un nuovo. Era come far scivolare i ricordi dalle proprie labbra, assaporarli e rendersi conto che erano meno amari, ma un po' più dolci, come lo zucchero. Ma alla fine valeva la pena, sopportare quel boccone amaro. Anche Sabine non aveva passato una vita facile e sentire la sua confessione sul suo bambino, mi aveva shockato. Avrei potuto mille volte immaginare il suo dolore ma non si sarebbe mai avvicinato alla realtà. Ognuno soffriva a modo proprio, ognuno veniva ferito in maniera superficiale o con profondità ma nessuno avrebbe mai potuto paragonare il dolore dell'altro, capirlo fino in fondo, poteva soltanto rimanere accanto e lasciare che con il tempo, quella sofferenza potesse scivolare da un po' fuori, dal cuore. Lei e il padre avevamo molto lavoro da fare ma avevamo iniziato perlomeno a parlare e lui aveva deciso di rimanere ancora un po' qui. Adesso riuscivo a capire meglio l'incredibile persona che era.
"Lo aspetterò nel suo ufficio"Maddie, la segretaria, mosse il capo, enfatizzando le efelide, brune come i suoi capelli, che cospargevano l'incurvatura del naso, molto più numerose e visibile rispetto a quelle del mio capo. Mi avvicinai all'ascensore ed entrai quando le porte si aprirono, appoggiai la schiena alla parete mentre da lontano vidi un uomo correre nella mia direzione. Per poco mancò la chiusura, riuscendo ad entrare. Non appena le porte si chiusero, trasse un profondo respiro per riprendere fiato. Contrasse le spalle, provocando una piega sulla camicia azzurro ceruleo. Attorno al braccio, aveva appoggiato una giacca della stessa tonalità dei pantaloni, grigi, e nell'altra mano, invece, reggeva una cartellina. Si girò verso di me, i capelli biondo platino, molto più chiari e meno dorati di quelli di Lucas, erano spinti all'indietro e scalati, in un taglio perfetto
"a che piano sei diretta?"il suo sguardo si posò sui pannelli, l'acciaio riuscii a riflettere l'azzurro con piccole scaglie marroncine intorno alla pupille, dei suoi occhi. A primo impatto, sembrava di origini britanniche. Non volevo azzardare ma possedeva la medesima fisionomia del viso, a diamante, con la mascella squadrata e zigomi pronunciati, la pelle, incredibilmente chiara, il fisico meno corpulento di quello di un uomo americano, molto più snello e asciutto
"quinto"sfoggiò un mezzo sorriso e premette il pulsante, l'ascensore si mosse, iniziando a salire. "non voglio sembrare scortese ma non penso tu abbia un appuntamento, non avevamo conferenze e neanche in programma delle interviste"ora che l'ascoltavo meglio, notai il lieve accento inglese che si scorgeva dietro la voce, era leggerissimo, causato dai molti anni in cui sicuramente aveva vissuto qua. Lanciai un altro sguardo ai suoi abiti, da come ero vestito, si poteva intuire chiaramente che non era un semplice dipendente. Bisognava avere spirito di osservazione, Sabine e mio padre me lo ripetevano in continuazione. Uno spirito che avevo sempre affinato, quando da piccola mi divertivo a smascherare gli scherzi e le bugie di Ian, mi dava un gran vantaggio su di lui. Ma quanto pare non ero l'unica, e lui sembrò capire il mio sguardo lievemente sospettoso "spunta il cartellino con il tuo nome dalla borsa, il tuo chignon è retto da una matita e mi pare che quello sulle unghie sia inchiostro"touché, era un attento osservatore.
Sorrisi"è vero"affermai mentre mi sciolsi i capelli, ormai era diventata quasi un'abitudine legarmi i capelli con la matita, non mi cadevano davanti agli occhi e avevo sempre una matita per ogni evenienza, senza il rischio di perderla. A volte, mi dimenticato perfino di averla ancora come adesso. Allungai la mano verso di lui "Marianne Jack, giornalista della NBC"mi presentai
"Allan Mitchell, il nuovo legale della Hanson Industries"mi strinse la mano, questo spiegava l'abbigliamento incredibilmente professionale " non ero a conoscenza di possibili interviste a quest'ora"scossi il capo
"non sono qui per un'intervista, sto aspettando una persona"in quel momento le porte dell'ascensore si aprirono ed entrambi uscimmo. Percorsi il piano insieme a lui, fin quando qualcosa non attirò la mia attenzione, Nick era appena uscito da ufficio, la sua giacca nera tenuta sulla spalla e retta con l'indice mentre la camicia grigia, aveva il colletto sbottonato. Tuttavia, la cosa che mi colpii di più, fu la sua pettinatura, i suoi capelli lunghi, avevamo lasciato spazio a una taglio corto e scalato. Sabine non mi aveva avvertito riguardo questa interessante novità "ehy, Nick"mi avvicinai, a sentire il suo nome, si girò verso di me, accogliendomi con uno smagliante sorriso
"guarda un po' chi si vede, la mia seconda donna preferita"sorrise "mi stavo proprio domandando quando ti avrei rivista e stavo iniziando a pensare che Lucas ti avesse segregato in casa"risi "ho saputo che però le cose in Italia sono andate più che bene"mi fece l'occhiolino, complice e annuì "vedo che hai conosciuto Allan"poggiò la mano sulla sua spalla, scompigliandogli i capelli. Allan storse leggermente il naso e tossì per interromperlo, non appena smise, si sistemò i capelli, non sembrava un'amante degli approcci scherzosi ed esuberanti di Nick
"ora è meglio che vada, penso che continuerò a leggere questa cartella a casa, domani ti farò avere tutto pronto, Nick"si girò verso di me" è stato un piacere, Marianne"e andò via, lasciandomi sola con Nick.
"Quello uomo sta un po' troppo sulle sue, è bravo ma dovrebbe sciogliersi un po'"Nick seguì la sua schiena fin quando non le porte dell'ascensore non si chiusero "è un uomo a metà, troppo serio, non va bene, perché si sa che l'uomo deve comportarsi un po' da stupido, è nel suo DNA, d'altronde il divertimento serve per per affrontare la vita, no?a"si passò una mano tra i capelli "allora, ti piace questo nuovo look?"domandò mentre mi scortava nell'ufficio di Lucas
"si, ti dona"i suoi occhi eterocromi, scintillarono. Una volta arrivato nel suo ufficio, galantemente mi aprì la porta, facendomi accomodare "a proposito, ho saputo del tuo rapimento alla NBC"lo scintillio nei suoi occhi, aumento con un lampo di compiacimento. Non c'era nulla di più bello che vedere un uomo così pazzamente preso dalla sua donna
"un re deve sempre sbalordire la sua regina e fare uscite ad effetto, io ho preso due piccioni con una fava... per caso, Sabine mi sta aspettando ancora?"domandò, annuì. Quando l'avevo lasciata mi aveva detto che quella sera Nick sarebbe andato a prenderla, per uscire
"dovresti muoverti, non puoi far aspettare una donna, sopratutto Sabine"risi quando lanciò uno sguardo all'orologio sul polso, impallidendo, ero quasi sicura che qualcuno questa sera sarebbe andato a letto senza cena
"hai ragione, quindi è meglio che vada altrimenti questa sera giocherà con le mie viscere"si avvicinò alla porta "Lucas sarà qui a breve, ci vediamo presto, Marianne"chiuse la porta dietro di sé. Posai la borsa su una delle poltrona davanti alla scrivania e mi sedetti al suo posto. Quella poltrona aveva lo stesso profumo maschio e virile che ormai si era impresso anche sui miei vestiti. Lo respirai a pieni polmoni mentre appoggiai la schiena contro il comodo schienale e girai, in tal modo da essere davanti alla vetrata. Da fuori, si scorgeva il parcheggio all'aperto, semivuoto e il circuito curvilineo, dove mettevano alla prova l'auto.
"Potrei abituarmi a vederti al mio posto, sai?"la porta si chiuse, mi girai al suono della sua voce e il mio cuore ebbe uno sbalzo quando Lucas, entrò. I capelli erano disordinati e scomposti, come quando usciva dal letto ma questa volta non erano dovuti all'effetto cuscino, piuttosto ai continui movimenti della mano. Tuttavia, per quanto potessero essere selvaggi, sembravano perfetti nel loro disordine, modellati ad arte. Si avvicinò, sbottandosi la giacca blu e i due bottini della camicia, grigia, lo stesso grigio tenue dei pantaloni. Mi leccai appena le labbra, notando l'estremità del collo e delle sue clavicole. Si sedette davanti a me, congiungendo le mani e posandole sulle gambe, la postura sciolta e lo sguardo divertito "sei qui per farmi un'intervista?"sorrisi "guarda che sono pronto, risponderò a qualsiasi tua domanda e sarò spietatamente sincero"inclinò il capo, guardandomi con i suoi penetranti occhi color miele, come se avesse voluto mettermi alla prova. Okay, voleva giocare?L'avrei assecondato.
"perché non hai risposto ai miei messaggi?"Naturalmente conoscevo la risposta ma volevo sentire la giustificazione direttamente da lui
"sono stato a una riunione con alcuni dirigenti e il nostro legale, stavamo parlando del brevetto di un auto che metteremo in commercio questo inverno e di alcuni accordi con la Mercedes-Benz, ho dovuto quindi mettere il telefono in silenzioso e soltanto adesso ho visto i messaggi"il brevetto era un titolo giuridico che conferiva al titolare dell'oggetto, l'esclusivo sfruttamento di esso, però molto spesso capitava che altri titoli offrissero un'offerta per comprarlo. Okay, poteva andare come risposta
"Giustificazione valida"mi disarmò con il suo sorriso smagliante "passiamo a un'altra domanda, cosa hai intenzione di fare per farti perdonare?Dato che ricopre un tale calibro riserbiamo grande aspettative in lei"si sistemò meglio sulla sedia, facendo scivolare un braccio lungo il bracciolo della sedia
"avevo pensato a una cena"piegò le labbra in un mezzo sorriso, la mia mente scattò sull'attenti, drizzai le orecchie mentre quella frase aveva catturato tutto il mio interesse "la signorina deve solo dirmi se preferisce il sushi, il thailandese o il messicano"i suoi occhi brillarono, coscienti di avermi in pugno. Si sporse verso di me, lanciando uno sguardo alle mie labbra e poi risalendo fino ai miei occhi, un brivido dal basso, mi percorse la schiena, lasciandomi una piacevole sensazione di calore
"penso che sceglierò il messicano"cercai di riprendere fiato, sebbene non mi piacessero la patatine alla paprika, adoravo le spezie e non mi dispiaceva un po' di piccante. Sorrise
"ottima scelta"si alzò, fece il giro della scrivania e mi porse la mano per aiutarmi ad alzarmi "questa sera voglio sbalordirti, quindi cucinerò io, sono un cuoco provetto"oh, questa di sicuro non me la sarei persa.
Lucas Pov
Lentamente, cercando di fare il minimo rumore possibile, scostai il mio braccio avvolto sul suo fianco e allungai una gamba fuori dal letto. Marianne mugolò nel sonno ma la tranquillizzai, baciandole la tempia. Si assopì di nuovo come una bambina. Per quanto fosse cresciuta, certe volte ritornava proprio una bambina, la piccolina che era e che avevo imparato ad amare. Così cocciuta e tenera al medesimo tempo, proprio come ora. Una coccia di capelli castano le scivolò sul viso, cadendo sul suo naso piccolo. Aveva qualcosa di così infantile e delicato, di così bello. Anzi più, era bellissima. Piccoli petali sembravano aver baciato il suo viso, rendendo la sua pelle così morbida e dandole quel colorito rosato delle guance che la rendeva irresistibile. Miele dorato sembrava cospargere quelle labbra, rendendole cremose e dello stesso sapore dello zucchero filato. Chicchi di cacao si posavano tra i suoi capelli, dandole la stessa lucentezza del cioccolato. Il ghiaccio sembrava essersi sciolto nel suo sguardo, una lastra di ghiaccio che alla luce del sole si trasformava in un piccolo campo di erba fiorito. Con le nocche le accarezzai la guancia. Era la perfezione racchiusa in un cuscino di sogni. Mi alzai dal letto, facendo attenzione a non svegliarla e camminai a piedi scalzi verso la cucina. Cucinare messicano era stato più difficile di quanto avessi creduto. Ci avevo provato sul serio e avevo seguito tutti i passi della ricetta ma dopo essermi sporcato la camicia di salsa e giocato con le spezie insieme a Marianne, avevo accantonato l'idea. Alla fine, avevamo ordinato il pollo al curry da un ottimo ristorante qua vicino. Anche se non mi dispiaceva per niente, volevo sbalordirla questo è vero ma perlomeno l'avevo sorpresa con il volto coperto di spezie. Con lei ogni serata sembrava colorarsi. La pioggia batteva contro la finestra, lasciando la sua impronta e poi scivolava via. Mi riempi un bicchiere d'acqua e lo portai con me, verso il divano insieme ai documenti. Mi sistemai e aprii il libro giornale, ovvero il libro contabile, in cui era registrata la contabilità generale, riguardanti i fatti amministrativi tra l'azienda e l'esterno e la contabilità industriale, quella all'interno dell'azienda stessa. Iniziai a leggere i conti, legati all'importi e al saldo, affinché fosse tutto in regola. Lessi tutto, l'estratto conto, il bilancio a inizio e fine mese. Questo era la parte burocratica che mi attirava di meno, non mi piaceva per niente ma purtroppo, faceva parte dei miei compiti. Andai avanti così per un'oretta, fin quando non arrivai alla situazione degli ultimi mesi, feci scorrere lo sguardo su quelle cifre e furono quelle a sorprendermi di più. Cifre minori all'effettivo costo, dati alterati, che non combaciavano per niente. Lessi ancora una mano con più attenzione ma ciò non servì a cambiare il risultato... era assolutamente sbagliato. Afferrai il cellulare e composi il numero di Nick, erano le 3 di notte ma non me fregava un'accidente. Mi passai più volte una mano tra i capelli, con il rischio di strapparli mentre sentivo gli squilli. Pregai affinché potesse rispondere. "Andiamo, Nick"grugnì e finalmente sentii la sua voce
"ti hanno mai detto che hai un tempismo orribile?Hai rovinato una bellissima scopata e mi chiede perché non sei a rotolarti nel letto con Marianne"la voce di Nick si abbassò appena, diventò poi improvvisamente lontana. Si sentì il fruscio dei vestiti, segno che si stava rivestendo e poi il rumore di passi "che succede?Non mi chiami mai a quest'ora"
"abbiamo un grosso, anzi grossissimo problema, il libro contabile è stato modificato, intere somme sono sparite, i dati degli ultimi mesi sono sballati ed errati"Serrai le labbra per la rabbia "qualcuno l'ha alterato, Nick"per poco non urlai, questo era un bel, grosso problema.
*Rullo di tamburi*
E adesso cosa succederà?Lo scoprirete nel prossimo capitolo, ci sarà un colpo di scena che vi lascerà sorprese/i, ora la storia diventa un poliziesco XD, scherzo. Allora, vi piace Allan?Lo vedremo anche in futuro :). Come sempre vi invito a passare sulle mie tre pagine "Astra98-J.L.Hell"-twitter- "le_storie_di__astrad"-instagram- "Le storie di Astrad"-facebook-. Un bacio a tutti
-Astrad.
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