Chào các bạn! Vì nhiều lý do từ nay Truyen2U chính thức đổi tên là Truyen247.Pro. Mong các bạn tiếp tục ủng hộ truy cập tên miền mới này nhé! Mãi yêu... ♥

Capitolo 53

L'aria si raffreddò, diventò tesa come una corda di violino mentre un pesante silenzioso scendeva su di noi. Tremai appena e le dita di Lucas mi strinsero con una forza,rassicuranti, rivolgendomi un piccolo ma confortevole sorriso. Perché qualsiasi cosa sarebbe successa, lui sarebbe stato sempre lì, per me, né ero sicura e in tutta la mia vita non mi ero mai sentita così protetta, se non tra le sue robuste braccia. Uno stupore generale calò sul viso di tutti e mi aggrappai maggiormente alla sua mano. Ian contrasse il viso in una smorfia, incrociando le braccia al petto, sospirando, rassegnato. Gli occhi verdi intenso di mia madre brillarono di sorpresa mentre alternava lo sguardo da me a Lucas. Mosse il capo in un cenno di assenso e il suo sguardo si addolcì, avvolgendomi come una calda carezza materna. Un dolce sorriso le decorò le labbra e io e Lucas, ricambiammo con altrettanta gioia. Sapere che mia madre mi...ci appoggiava, mi faceva esplodere per la felicità. Entrambi, lui e la mia famiglia, facevano parte della mia vita e mai avrei voluto, allontanare l'uno o l'altra da me stessa. Lucas circondò le mie spalle con il suo braccio e diminuì le distanze tra i nostri corpi. 
"Spero potrete accettarci"affermò, stringendomi a sé, quasi con una punta di orgoglio ben visibile anche agli occhi altrui mentre li guardava. Il mio si posò su quello di mio padre e lo vedi serrare i denti così forte, tanto da poterli perfino rompere. Si passò una mano tra i capelli, stringendoli con veemenza e fu in quel momento che mi guardò. Il suo sguardo mi colpì, era un misto tra rabbia, tristezza e...delusione. Velocemente, si voltò con una smorfia rabbiosa e si allontanò a grandi passi. Quella vista mi distrusse. Mia madre e io lo seguimmo mentre la sua schiena scompariva contro la porta. Lei si avvicinò e mi strinse la mano
"forse è meglio che vai a parlarci, Marianne"accarezzò le mie dita, premurosamente e annuii "si sistemerà tutto"mi diede un veloce bacio in fronte, prima di lasciarmi. Lanciai uno sguardo a Lucas e percorsi il corridoio. Mi morsi il labbro mentre ispirai affondo, quando arrivai davanti al suo studio. Diedi un colpo alla porta, piuttosto nervosa "papà, ti prego, posso entrare?"rimasi con il pugno a mezz'aria mentre attendevo la sua risposta. Più passavano i secondi e più la mia sicurezza cominciava a vacillare. La paura di averlo deluso m schiaffeggiò in pieno viso. Il suo parere per me era importantissimo, la sua opinione fondamentale e sapere che di lì a poco non avremmo più avuto quel rapporto, mi rattristava e terrorizzava allo stesso tempo. Perché non c'era niente più gratificante di avere il sostegno delle persone a te care, di gioire con loro per i tuoi successi, di avere una spalla su cui piangere per le disgrazie. Io e mio padre avevamo sempre avuto un rapporto speciale, ero legatissima a mia madre ma con papà era sempre stato diverso. Ero stata la sua piccola principessa, mi aveva sempre coccolato e viziata più degli altri e sebbene fossi cresciuta, desideravo ancora che i suoi occhi mi guardassero sempre allo stesso modo. Forse ero stupida pensarlo ma volevo ancora essere la sua piccolina, avere il suo affetto che per me contava moltissimo. D'altronde, mio padre era stato il primo uomo di cui mi ero innamorata e improvvisamente mi sentivo come una bambina, perché volevo soltanto scoppiare a piangere, in attesa che mi asciugasse le lacrime. 
"Entra"finalmente percepii la sua voce mentre lo sentii sospirare e non me lo feci ripetere due volte. Entrai nel suo studio, chiudendo la porta. Sia Ian e James Ryan erano sempre stati un po' intimoriti da quel luogo e non osavano entrarci quando c'era lui, perché sapevano che avrebbero ricevuto una bella ramanzina. Per me, invece, era un po' diverso, ogni volta che ci entravo, mi accoglieva sempre con un grandissimo sorriso. Quello che adesso non vedevo e ciò faceva male. Era seduto come al consueto sulla poltrona dietro la sua scrivania con in mano un bicchiere di vetro, che non era riempito neanche di tre quarti. Il liquido ambrato ondeggiava quando muoveva la mano, i muscoli erano ancora tesi per la rabbia e lo sguardo, tristemente funesto. Riuscire a trovare le parole non fu affatto facile anche perché non c'era giustificazione, solo la realtà "papà, mi dispiace averti deluso, non volevo ma Lucas conta davvero tanto per me e.."
"sei innamorata di lui?"quella domanda così diretta, mi sorprese e mi innervosì ancora di più. La sua voce uscii bassa e morbida con una lieve punta di rassegnazione. Era lo stesso tono di quanto, cosciente che non mi avrebbe piegata, rifletteva sull'accontentare oppure no, il mio desiderio. Trattenni il rossore, parlare dei propri problemi sentimentali a un padre, era sempre imbarazzante, la lingua era secca ma mi sforzai di parlare
"lo amo come tu hai amato e ami ancora la mamma"quella risposta gli strappò un piccolo sorriso "so che mi consideri troppo giovane ma ti posso garantire che né io o Lucas la stiamo prendendo alla leggera, abbiamo affrontato tanto per arrivare a questo punto e non possiamo rinunciare proprio adesso. Io lo amo"il mio sguardo si addolcì e una calda sensazione avvolse il mio cuore mentre la sua immagine compariva nella ma testa. Annegai in quello sguardo e in essa fui quasi sicura di vedere il mio cuore battere all'impazzata, racchiuso in un luogo dove non sarebbe mai potuto fuggire "so che dovremmo affrontare tanto adesso e in futuro, che la vita ci metterà costantemente a dura prova, è probabile che lui in futuro mi farà soffrire come io farà soffrire lui ma sono pronta per affrontare tutto il dolore che avrò in futuro per lui. Perché senza di lui, potrei soffrire ancora di più e spero, anzi sono sicura, che questo amore che ci lega, possa farlo per sempre, proprio come quello che tiene ancora uniti te e mamma. Vorrei soltanto avere il tuo appoggio, papà"sentii lo stomaco contrarsi mentre il suo sguardi ricadde sul bicchiere
"non si è mai troppo giovani per innamorarsi, io l'ho imparato a mie spese, innamorandomi di tua madre, pressoché alla sua età e come te l'ho amata intensamente già da allora"sospirò e alzò il capo verso di me "io voglio che tu sia felice, Marianne, conta solo questo per me"si alzò, avvicinandosi. Adesso capivo come si sentiva mia madre quando lui era accanto a lei, entrambe sembravamo così minute rispetto a quei giganti che troneggiavano su di noi. Entrambi n'eravamo lievemente intimorite. Entrambi ci sentivamo a sicuro e volevamo sprofondare tra quelle braccia. Mi prese il volto tra le mani "sei veramente sicura di questa tua scelta?Sicura che possa renderti felici?"
"si"risposi senza esitazione. Le sue braccia mi avvolsero, calde e paterne e lo sentii stringermi, spingendomi contro il suo petto che per anni era stato il mio rifugio. La sua mano mi accarezzava i capelli mentre io allungavo le mani, circondando la sua schiena. Le sue braccia erano proprio come ricordavo, piacevoli e calde mentre il suo profumo mi dava sempre di più la sensazione di essere a casa. "Ti voglio bene, papà"ammisi, mi abbracciò con più forza. Mi abbracciò come qualsiasi padre avrebbe abbracciato sua figlia, dolcemente, intensamente, protettivo, spinto dall'effetto indissolubile, naturale ed eterno che provava per lei. Mi baciò la testa e mi tenne stretta
"Anch'io, Marianne"le sue mani mi lasciarono ma non del tutto perché si posarono sul suo viso, lo strinsero con dolcezza e sentii le sue labbra posarsi sulla ma fronte. Chiusi gli occhi, lasciandomi cullare dai suoi gesti "avrei voluto anch'io avere alla tua età, le idee così chiare sull'amore, l'intensità dei sentimenti che ho provato per tua madre è stato così profonda che mi ha sconvolto, mi ha colpito così all'improvviso che non ho capito nulla e l'ho fatta soffrire. Era un'amore deviato e malato ma anche quando pensavo che lasciarla sarebbe stata la soluzione migliore per lei, puntualmente, finivamo per ricaderci e da allora ho capito che non l'avrei mai potuto allontanare dalla mia mente e dal mio cuore, per nulla al mondo. Non avrei mai rinunciato a lei"la profondità del suo sguardo era disarmante, dolce e serio ma con un piccolo velo di nostalgia come sfondo "vorrei garantirti una vita come una fiaba, proprio come meriti ma purtroppo non posso. Le tue scelte non sempre ti porteranno sulla giusta strada ma se Lucas ti rende così felice, allora sappi che io e tua madre, ti sosterremo sempre, perché sei il nostro piccolo gioiello, la cosa più bella che mi sia mai capitata insieme ai tuoi fratelli"la porta si aprii e non appena, lo sguardo di mia madre, si posò su di noi, piegò le labbra in un radioso sorriso mentre si avvicinava
"vedo che avete chiarito"annuii mentre mi rivolse un'occhiolino "anche Lucas ed Ian hanno parlato molto in giardino mentre vi aspettavamo"inarcai un sopracciglio, sospettoso, sperai vivamente che avessero soltanto parlato, dato che ultima volta, non era finita bene, anzi per poco Lucas non si era rotto il setto nasale. Mi precipitai fuori e silenziosamente buttai un sospiro di sollievo quando li vedi entrambi in piedi, illesi mentre chiacchieravano. Si girano verso di me e tutto il mio corpo sembrò fare le fusa quando sentii lo sguardo di Lucas su di me. Incrociai il suo sguardo. I suoi occhi cambiavano in continuazione e non sapevo se era a causa della luce oppure no, dal dorato miele diventavano caldi come l'ambra e viceversa. Gli occhi non erano mai di un solo colore,sembrano, invece, un caleidoscopio di sfumature. Non c'era mai un unico colore ma tanti piccoli frammenti proprio come i ricordi che si celavano dietro. Lui si avvicinò e io feci lo stesso, rendendomi improvvisamente conto che quei pochi minuti mi avevano fatto sentire la sua mancanza più che mai. Allungò il braccio e mi circondò il fianco mentre rivolgeva lo sguardo ai miei genitori
"io l'amo"i miei genitori annuirono "e voglio rimanere con lei, vi prometto anche che per nulla al mondo lascerò che qualcosa possa farla soffrire"alle sue parole mi sciolsi come burro fuso
"lo sappiamo, Lucas e siamo felici per voi, Marianne non sarebbe mai potuta essere in mani migliori"mia madre ci abbracciò, lasciando spazio, poi a mio padre, che sembrò tentennare appena ma lei lo invogliò
"so di aver reagito male ma purtroppo sono sempre stato geloso delle mie due donne"rivolse un piccolo sorriso malizioso alla sua donna "ma giuro che se la fai versare anche solo una goccia, ti taglio in due"Lucas deglutì, un po' per scherzo e un po' sul serio mentre sorrideva.

Emily Pov

Rientrai in casa il più silenziosamente possibile, sbadigliando appena e cercando di fare il minimo rumore. Se fossi stata a casa mia, non mi sarei minimamente preoccupata e con molta probabilità avrei fatto addirittura mattina ma ero a casa di Marianne, quindi dovevo fare la brava. Chiusi cautamente la porta, per non svegliare nessuno, dato che era mezzanotte inoltrata. A quanto pare, Milano non era notturna come New York. Dovevo ammettere che un po' mi mancava la mia città ma adoravo anche Milano, i negozi erano strepitosi. Il mio stomaco brontolò, più che per le delizie italiane che per vera fame e mi trascinai in cucina. Prima di tornare, avevo mangiato a dovere, divorandomi una pizza intera, seguita da un panino straripieno e come ciliegina sulla torta, un bel gelato artigianale. Tutto in dolce compagnia. Marco ero stato adorabile, mi aveva fatto fare un giro sui Navigli, era stato un piacevole conservatore e una guida eccellente. Okay, non era il ragazzo più attraente che avessi incontrato, piuttosto nella media ma era molto carino. Aveva il tipico fascino italiano, non quell'aspetto trasandato ma virile,  caratteristico dei ragazzi americani ma elegante e attraente. Proprio quello che cercavo e allora perché mi ero rifiutata di dargli il mio numero ma soprattutto di baciarlo?Idiota!. Già rimpiangevo le sue labbra piene, le mascella definita, la cascata di ricci castani che gli sfioravano la fronte e quegli occhi color cioccolato. Come avrei voluto poter indietro nel tempo, se l'avessi saputo, era sicura che mi sarei derisa da sola e  avevo pienamente ragione. Mi lasciai andare a un lungo sospiro, era in momenti come questi che rimpiangevo la mia stupida casa, lì, anche alle 3 del mattino, avrei potuto accendere lo stereo, dato che mia madre o non c'era oppure era già sveglia. Tutta colpa della sua stupida meditazione mattutina. Per lei lo yoga rilassava i nervi e liberava la mente, beh, lo facevo a suon di musica. Questo,  in passato mi avevo procurato un po' di richiami dai vicini e soprattutto il loro astio ma chi se ne fregava, ero giovane, libera e volevo divertirmi. Cosa che ora mi mancava.Infatti, mi chiedevo se tutta quella vitalità fosse andare a farsi benedire, probabile. Mi sentivo veramente giù ad ammetterlo. Io, Emily Anderson che rinunciava a un po' di sana e deliziosa baldoria?Che cavolo mi era successo?.Strinsi le labbra, tutto era successo quando era ripiombato nella mia vita, un certo tizio che adesso dormiva nella camera di sopra. Quella immagine mi irrigidì tutti i muscoli e se non fossi stata ospite dei loro genitori, me ne sarei andata lontano da lui, soltanto per non vederlo. Perché la sua sola vista mi faceva terribilmente male. Non ero una sentimentalista ma ero seria se affermavo che quello sguardo era in grado di mandarmi in subbuglio tutto, cuore e cervello. Ero così stupida, mi ero promessa di non ricaderci, non dopo quello che mi aveva fatto, ma purtroppo, dovevo ammettere che per lui provavo ancora dei sentimenti molto forti. Dio, quanto avrei voluto un bel drink forte, giusto per non annegare in quei pensieri deprimenti. Perché ero soltanto una povera illusa. Una stupida che rincorreva un ragazzo che 2 anni fa, l'aveva lasciata come un relitto e che al momento, non voleva neanche parlare, soltanto perché aveva aiutato la sua migliore amica. Marianne e Lucas meritavano di stare insieme, erano semplicemente perfetti e speravo vivamente che questa sera la famiglia se ne fosse accorta ma soprattutto che prima o poi, lui avrebbe aperto gli occhi. Sospirai
"Fatto baldoria?"per poco non sussultai al suono della sua voce che risvegliò all'istante il mio corpo. Dannazione!Sembrava che nella mia testa ci fosse una specie di campanello, ogni volta che lui in qualche modo era vicino, suonava e ogni cellula si svegliava. Ed, era proprio questa reazione a tradirmi. Mi girai verso di lui, pensando di vederlo scendere con soltanto i pantaloni del pigiama e il petto scoperto, errato. Tuttavia, la visione che mi si presentò davanti, era molto diversa e assai migliorare di come me l'ero prefigurato. I capelli castani erano arruffati sul capo mentre il sudore schiacciava la sua misera t-shirt nera, facendola aderire ancora di più al torace asciutto. Si intravedeva il disegno dei muscoli perfetti, definiti ma non troppo accentuati. Ero quasi sul punto di sbavare ma riuscii a resistere, purtroppo, però non fui molto veloce, dato che se ne accorse. Si avvicinò, piegando le labbra in un piccolo sorriso compiaciuto
"si, e tu?"distolsi lo sguardo da lui, portandolo verso il bicchiere che riempii d'acqua. Scrollò le spalle 
"non ho fatto niente del genere, sono andato a correre, è stata una serata un po' movimentata, avevo bisogno di qualche distrazione"si passò una mano tra i capelli 
"a quest'ora?"non era un po' tardi per mettersi a correre?I ragazzi per distrarsi di solito andavano a fare baldoria, bevevano, si divertivano, un po' come cercavo di fare io, senza riuscita anche se in quello ero una fuoriclasse. Mi piaceva la sensazione dell'adrenalina che scorreva nelle vene, la morfina che ti annebbiava la mente, il corpo che si scioglieva e tu eri libera di provare tutto e non sentire niente. Era una droga naturale che oscurava le distrazione, ti rendeva più audace per affrontare le cose. Perché la vita era una sfida che bisognava cogliere e senza un po' di audacia, non saresti neanche stato in grado di posizionarti sul punto di partenza. Bisognava osare per ottenere anche il più piccolo premio. Altrimenti non avresti mai goduto
"si, lo faccio sempre, è un'abitudine che ho preso ma che non sono riuscito a togliere. Mi piace soprattutto quando è molto tardi, c'è una quieta stupenda, ti rilassi all'istante" un'abitudine che io non conoscevo, come non conoscevo le altre. Io e lui eravamo dei perfetti estranei, conoscevamo così poco l'uno dell'altro, come potevamo aver condiviso così tanto?Il nostro o meglio il mio era un'amore un po' alla cieca. Ero come bendata in un labirinto, quindi mi toccava cedere e fidarmi di lui. Alla fine, o mi avrebbe accompagnata all'uscita oppure fatto sprofondare. Era ciò che mi ero accaduto. Mi ero fidata, mi ero innamorata del presente, di ciò che in quel momento mi stava dando e alla fine mi aveva fatto sprofondare. Invece, l'amore che Lucas provava per Marianne, ero sincero e autentico, loro si conoscevano da una vita. Mi allontanai a lui, avvicinandomi alle scale, improvvisamente mi sentivo così stanca, come mai prima ero successo e volevo soltanto chiudere un po' gli occhi "vuoi venire?"inarcai un sopracciglio alla sua domanda, un'irritante sorriso gli decorava il viso mozzafiato, come poteva così odioso?Ma soprattutto mi innervosiva ancora di più l'effetto che aveva su di me
"pensavo che non volessi avere nulla a che fare con me"il suo rifiuto dopo la scoperta di Lucas e Marianne era stato ricevuto forte e chiaro, come l'occhiata gelida che aveva rivolto quando ero venuta qua. Purtroppo per lui, ero testarda e orgogliosa,  il suo atteggiamento freddo mi avevo spinto soltanto a rimanere e a ricambiarlo con la stessa moneta. D'altronde, ero lì per Marianne, non per lui "poi, mi dispiace ma non voglio"mormorai lievemente aspra e feci per salire il primo gradino quando sentii la sua mano stringere la mia. Il contatto fu elettrico o forse era solo la mia immaginazione?Tuttavia, percepii delle intense scariche elettriche percorrere la schiena. Provai a liberarmi ma lui tenne duro, fortificando la presa. Strinsi i denti, sapendo che sarebbe stato inutile "se ti accontento mi liberi oppure devo temere che a un si o a no, mi trascinerai comunque?"Un'azione che sarebbe stato in grado di fare. Una piccola e profonda risata accarezzò le mie orecchie, si stava divertendo?Buon per lui, io, invece non ero dello stesso parere. "Va bene"sbuffai, lui lasciò la mia mano e fui costretto a seguirlo. Aprii la porta, senza neanche produrre un suono, segno degli anni di esperienza e mi inoltrai con lui, nel viale deserto che serpeggiava la via. Non si percepiva nessun rumore, eravamo nel silenzioso assoluto, perfetto, come una bolla di sapone. A tal punto, che se ci muovevamo di un millimetro, sembrava che stessimo compiendo un oltraggio imperdonabile. Tutto era in uno stato di quiescenza, perfino il vento non soffiava, sebbene nell'aria albergava una brezza fresca, anche il tempo sembrava essere congelato. Eravamo io e lui, soltanto, nel vero senso della parola e per la prima volta capii cosa significava restare da soli. Rimpiangevo perfino i rumori della strada. Lui iniziò a camminare e malvolentieri fui costretto a seguirlo, tenendomi però ben a distanza. Le luci dei lampioni facevano luce ed ombra sulla strada e anche sul suo profilo. Com'era possibile che i suoi occhi riuscissero a risplendere chiaramente anche in mezzo al buio?Apparivano ancora più profondo, l'azzurro diventava, ogni volta che lo guardavo, sempre più intenso.
"Avevi ragione"mi fermai di colpo alle sue parole e lui fece lo stesso "e non mi riferisco solo a Lucas ma a tutto"mi guardò e mi sentii mancare improvvisamente il fiato, dov'era tutta la mia tenacia?. Lo guardai come se improvvisamente fosse diventato pazzo, Ian Jack non mi aveva mai dato ragione, neanche una volta. Non si era mai verificato un episodio in cui lui non aveva maledettamente ragione. Il cuore inaspettatamente iniziò a battermi molto forte,come tutte le volte che ero con lui. Si infilò le mani in tasca "lui è innamorato sinceramente di Marianne e sono stato una testa di cazzo"risi e mi fulminò con lo sguardo "pensavo che non avesse il coraggio di riuscire ad affrontare i miei genitori, la nostra famiglia. Non l'accettavo anche perché quando l'ho scoperto mi sono sentito un po' tradito, sono cresciuto con Lucas, lui è stato una specie di fratello maggiore per me, quindi mi era inconcepibile accettare che la loro storia"spiegò e mi strinsi le braccia al petto quando una piacevole e fresca brezza si addentrò sotto la mia maglietta, accarezzandomi la pelle
"Perché mi stai dicendo improvvisamente tutto questo?"domandai con una lieve punta di impazienza, continuando a camminare. Quello era un Ian diverso dallo strafottente ed egocentrico che conoscevo e io sembravo improvvisamente una falena attirata da tutta quella nuova luce che riusciva a darmi. Mi maledii
"tutto questo mi fatto pensare a un po' di cose e una di queste riguarda te"mi immobilizzai e il petto si strinse, o per meglio dire, mi stritolò. Gli uomini possedevano la sorprendente abilità di passare da completi idioti e teste di cazzo o irresistibilmente seri, tanto da far battere all'impazzata il cuore, in un baleno. Un'abilità che adesso invidiavo. Desideravo tanto passare da ragazza che sbava dietro al suo ex, ad una che gli riempiva il volto di pugni, impassibile. "So che vuoi una relazione seria e tutto il resto, Emily ma mio..."scossi la testa, già prevedevo dove volesse andare a finire e non ci tenevo per niente. Ero cosciente che lui non sarebbe stato in grado di darmi ciò che volevo. Me n'ero resa conto quando mi aveva lasciato con una telefonata, dicendo che stava partendo e mi aveva augurato in bocca al lupo. Certo, sapevo che dovesse partire ma avevo sperato fino all'ultimo che restasse. Quella era stata la prima e ultima volta che venivano bidonata. Un'amara lezione ma alla fine avevo capito. Ora ero io che lasciavo non viceversa. Aumentai il passo, superandolo e allontanandomi da lui, stringendo di più le braccia al petto, fare dietrofront non era possibile. Lui era diventato improvvisamente come la dinamite e volevo stargli il più lontano possibile "come al solito salti subito alle tue conclusioni"sentii le sue parole da lontano ma la sua voce chiara e forte "io non penso che ti posso dare tutto questo al 100% ma voglio provarci, quindi, dammi un'altra possibilità...ti prego"mi girai verso di lui, scioccata, aveva le braccia allargate che fece ricadere lungo i fianchi, lo sguardo fisso su di me, a tal punto che mi sentii bruciare. Rimasi paralizzata con lo sguardo da ebete fisso su di lui. Possibile che stesse facendo sul serio?
"Perché?"riuscii a domandare con voce strozzata mentre lui si avvicinava e io restavo inerme
"perché mi sei sempre piaciuta, perché sono stato uno stronzo a lasciarti andare così e voglio rimediare. Questa volta sarà tutto perfetto, te lo prometto, devi solo dirmi che ti fidi di me"inclinò il capo, dandomi una prospettiva perfetta del suo viso mozzafiato. Sentivo il cuore in gola e il cervello spegnersi, proprio quando avevo più bisogno di lui. Rimasi interdetta per qualche minuto, non sapevo cosa rispondere, ero stanca e confusa con il cuore che sembrava voler uscire dal petto "ti fidi di me, Emily?"ripeté e alla fine mi arresi
"si"gli stavo dando sul serio un'altra possibilità?Si e speravo soltanto che fosse la volta buona.

Spazio Pubblicità

 Un amore sotto le stelle di ClaudiaSaverino


Vi state divertendo in vacanza?Sono davvero sicura di si e spero vivamente che riuscirete a trovare un po' di tempo per Lucas e Marianne :) Adesso che i genitori l'hanno accettato, pensate che la storia sia finita?Vi sbagliate, ho ancora qualche colpo di scena ;). Per anticipi e curiosità, vi invito a cliccare mi piace alle mie tre pagine "Le storie di Astrad"-fb- "le_storie_di__astrad"-instagram- "Astrad98-J.L.Hell" -twitter-. Un bacio

-Astrad

Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro