Capitolo 50
Marianne Pov
Aiutai mia madre a sistemare le buste sul tavolo e pian pian a svuotarle. L'avevo accompagnata in giro per Milano, inizialmente ero stata molto scettica a seguirla ma alla fine, aveva accettato il suo consiglio. Aveva ragione. Quella lunga passeggiata mi aveva fatto bene e anche la dormita della scorsa notte, era servita a rimettermi in sesto, non del tutto ma perlomeno, meglio degli altri giorni. Avevamo parlato molto e se c'era una cosa che apprezzavo di mia madre, era che non mi aveva mai fatto pressioni. Con lei non mi sentivo in imbarazzo ma sempre a proprio agio mentre parlavo dei miei problemi sentimentali, sapevo che mi capiva. Infatti, aveva ascoltato tutto con attenzione, mi aveva sempre chiesto come se stessi e suggerito liberamente lei cosa avrebbe fatto, senza nessuna imposizione. Mentre io avevo ascoltato, interessata quando lei mi parlava della sua storia con mio padre. C'erano particolari che mi erano sfuggiti e che con avidità avevo assimilato. Ero questo che avevo sempre pensato, quando immaginavo una mia probabile storia, non un favola con il principe azzurro ma qualcosa che fosse tormentato, difficile, lacerante ma che avesse anche la forza di superare tutti i problemi. In confronto, la mia storia con Lucas, era una granello di sabbia, bruciato alla prima difficoltà e forse non meritava neanche di continuare. Sebbene, non riuscissi ancora a togliermelo dalla mente.
"Grazie, mamma"l'abbracciai e la vidi, sorridermi, grazie a lei, avevo finalmente trascorso una bella giornata. Mi accarezzò i capelli per qualche istante, prima di allontanarmi, aiutandola a sistemare. Quando ebbi finito, rubai di soffiato una fragola dal recipiente e sgattaiolai verso la mia stanza. Chiusi la porta del bagno alle mie spalle e lasciai che l'acqua mi rinfrescasse la mente quando mi infilai nella vasca. Le gocce scivolarono sul mio corpo, dandomi refrigerio ma non tanto abbastanza da spegnere le terminazioni che diventavano sempre più bollenti, ogni volta che pensavo al suo tocco. Scossi la testa per scacciare quel pensiero, ormai era acqua passata. Di una cosa Ian aveva ragione, tornare a casa mi aveva fatto bene ma mai quanto me lo avrebbe fatto, restare con lui. Sospirai, prima o poi l'avrei dimenticato. "Dannazione!"sbuffai, avevo i nervi a fior di pelle. Sospirai mentre chiudevo il rubinetto e uscii dalla vasca, avvolgendo il mio corpo con un asciugamano, mi buttai sul letto, osservando la stanza. Un tempo era stata piena di fotografie, foto adesso scomparse e racchiuse in una scatola nell'armadio che non avevo il coraggio di aprire. Né avevo lasciato soltanto alcune, quelle che ritraevano soltanto me con la mia famiglia, senza nessuno 'intruso'. Io stessa mi ero sorpresa dell'enorme quantità di foto in cui lui c'era. In ognuna appariva sempre allo stesso modo: bellissimo e sorridente, con quei suoi occhi color miele, divertiti e l'espressione euforia. In ognuna io ero raffigurata sempre allo stesso modo: con lo sguardo rivolto verso di lui, stretta a lui, con il sorriso che sembrava essere diritto solo a lui e con un lampo sempre più acceso negli occhi, sempre più innamorata.
"Marianne, scendi, abbiamo una visita"la voce mia madre mi destò dai miei pensieri. Malvolentieri mi alzai mentre velocemente e distrattamente, afferrai il pantalone sul letto. Mi abbottonai la camicetta mentre scendevo le scale e mi diressi in salone, dove erano stranamente già tutti raccolti. Inarcai un sopracciglio, incuriosita, non riuscivo a vedere chi fosse ma sperai vivamente che fossero i miei. Tuttavia, più mi avvicinai e più i presupposti venivano cancellati, notando la la postura rigida di mio fratello, le spalle contratte, la mascella tesa e i pugni serrati, avanzai con sospetto. I miei occhi scivolarono sulla figura seduta sul divano mentre parlava con i miei genitori e mi immobilizzai all'istante.
Lucas.
Sgranai lo sguardo, lo stomaco si contrasse e percepii le mani sudaticce. Deglutii con forza, cosa diavolo ci faceva qui?. Quando si accorse del mio arrivo, mi maledissi mentre lui si alzò, le mani in tasca e un gran sorriso sulle labbra che però sembrava non arrivare al suo sguardo. I suoi occhi incontrarono i miei. Soltanto io mi accorsi di quanto fossero stanchi?.Sembrava non dormire da giorni, aveva delle piccole occhiaie, l'aria spenta e lo sguardo così triste e nostalgico che sentii una morsa nel cuore. Cercai di convincermi che era solo una mia impressione, niente di più.
"Ciao, Marianne"al sentire la sua voce, improvvisamente i battiti, raddoppiarono e il petto sembrò sul punto di esplodere. L'aria diventò improvvisamente più calda e il suo corpo incredibilmente magnetico. L'incredulità era ancora così forte che schiusi le labbra, sorpresa ma dalla bocca non uscii nessun suono, avrei voluto rispondere ma sembrava che avessi perso la capacità di parlare. Eppure, avrei voluto dirgli così tante cose, urlargli contro tutta la mia rabbia, il mio dolore ma le mie corde sembravano aver qualche problema "come stai?"aveva anche il coraggio di chiedermelo?Stavo male e lo ero ancora di più con lui davanti. Improvvisamente, desideravo che lui non ci fosse, che fosse lontano, tutto ma che non fosse qui. Percepii una mano posarsi sulla mia spalla e i miei muscoli si rilassarono all'istante, alzai lo sguardo su Ian che lanciò un'occhiata in cagnesco a Lucas
"io sto bene, grazie"la mia voce uscii flebile come un sussurro e mi rimproverai per questo. L'aria era tesa come una corda di violino, o forse ero solo io che percepivo questo nervosismo nell'atmosfera? "Come mai sei qui?"provai a tenere sotto controllo la nota brusca che pretendeva di uscire
"Lucas, è dovuto volare a Stoccarda, in Germania per incontrare i dirigenti della Mercedes Benz, appena finito, ha deciso di fare un salto"mio padre appoggiò la mano sulla sua spalla, sorridendo, lo guardai. C'era qualcosa in quello sguardo, in quegli occhi dorati come il miele che mi suggeriva che c'era dell'altro, che era una bugia. Infatti, per quanto cercassi di convincermi che fosse la verità, che lui non era venuto per me, una parte di me, non gli credeva, o meglio non gli voleva credere, aspettava ancora il suo principe pronto a prenderla. "Resterà qui per un paio di giorni, vero Lucas?"Altra pessima notizia
"non ho intenzione di restare per molto"mi lanciò uno sguardo ma lo ignorai, sebbene con grandissima difficoltà "ho alcune faccende da sbrigare, qui ma spero di poterle risolvere presto, ci tengo molto"un lieve sorriso sfiorò le sue labbra e per un assurdo motivo le mie guance si colorarono lievemente di porpora. Mi era bastato vederlo che ogni cellula del mio corpo era impazzita, ogni nervo stava sussultando e la mia mente era completamente annebbiata. Bastava sentire la sua voce per entrare nel più totale subbuglio. L'effetto che aveva su di me, mi provocava la pelle d'oca. Il mio corpo smaniava per correre da lui, avevo l'impellente bisogno di affondare tra le sue braccia. Era una necessità così struggente, assurda e folle ma così lacerante, da far anche male, avevo la sensazione che se non avessi sentito più il calore del suo corpo, sarei potuta morire, come se fosse lui stesso a tenermi in vita. Era la più brutta dipendenza che avrei mai potuto avere ma come tutte le dipendenze era difficile da togliere, o forse ero io che non volevo eliminarla?Strinsi i denti.
"Lucas, sarai affamato, perché non ci sediamo tutti a tavola?"lui annuì, seguendo mia madre e purtroppo fui costretta a farlo anch'io. Mi avvicinai al tavolo e mi irrigidii, notando che Lucas era proprio di fronte al mio posto che solitamente era quello di James Ryan. Mi sedetti, sentendomi terribilmente irrequieta, non ebbi il coraggio di alzare lo sguardo ma non c'era bisogno, sentivo comunque i suoi occhi su di me e ad ogni occhiata mi sentii avvampare. Avevo la sensazione che se avessi alzato gli occhi, non li avrei più potuti abbassare, sarei affondata in quell'abisso, luccicante come l'oro più puro. Quindi, mi promisi di non incrociarlo mai, ma mi limitai a mangiare, sebbene avessi un'enorme buco nello stomaco. Sentivo la voce di mia madre, il modo in cui lo coccolava, come aveva sempre fatto, le sue risposte, il tono di Lucas carico di affetto e di imbarazzo. Un imbarazzo che sebbene l'età, era ancora presente. Il tipico imbarazzo di un ragazzo che ci teneva così tanto per una persona, che un suo complimento o lode, lo faceva incredibilmente felice. Su questo, io e lui eravamo simili, volevamo troppo bene alla nostra famiglia e mai avremmo voluta deluderla...peccato che già l'avevamo fatto.
Per tutta la durata del pranzo, un senso di pesantezza fece brezza nel mio corpo, raffreddando le mie ossa mentre ogni volta combattevo con il desiderio di alzare lo sguardo. Era difficile da ammettere ma in questa ultima settimana mi era mancato così tanto, a tal punto che ogni mio pensiero era sempre ed esclusivamente rivolto a lui. Mentalmente contavo i minuti e incitai le lancette dell'orologio, affinché fossero più veloci. Volevo che questo pranzo finisse al più presto, desideravo che se ne andasse il prima possibile, volevo non vederlo mai più, anche se era impossibile ma di certo con il tempo, il suo effetto su di me, sarebbe svanito.A poco a poco, la sua vista sarebbe stata meno dolorosa, invece di adesso, quando il ricordo era ancora tangibile come un marchio e il mio corpo era così sensibile alla sua voce. Sperai vivamente che con il tempo, questi momenti che sarebbero diventato ferite, non fossero state così profonde, che il ricordo non fosse così doloroso, da diventare insopportabile.
"Allora, come è andato l'incontro?"mia padre prese un bicchiere e se lo portò alle labbra mentre cercai di tenere lo sguardo basso. Sebbene non avesse una conoscenza approfondita su tutto, era piuttosto esperto per quanto riguardava le auto, quindi si mostrava sempre interessato al lavoro di Lucas.
"Bene"Lucas si pulii le labbra con il tovagliolo e mi lanciò uno sguardo, a cui però non risposi. Tuttavia, sussultai, anche se cercai di non darlo a vedere quando sentii il suo piede accarezzare il mio. Mi morsi il labbro e lo fulminai con lo sguardo ma sembrò non sortire nessun effetto sperato "Io e Nick abbiamo proposto delle modifiche per il nuovo prototipo, di cui ho voluto discutere con i dirigenti, inizialmente, sono sembrati scettici, dato che é qualcosa che ancora non é stato collaudato ma alla fine li ho convinti. Se tutto va bene, uscirà tra qualche anno"sembrava molto soddisfatto di se stesso, peccato che non potevo dire lo stesso.
Fui quasi sul punto di lodare il cielo quando tutti finirono di mangiare e cercai di trattenere un sospiro di sollievo quando gli uomini di famiglia, si alzarono, diritti di nuovo verso il salone e lui lasciò la presa. Mi alzai anch'io e il mio sguardo ricadde sulle spalle larghe di Lucas, fasciate da una t-shirt che aderiva perfettamente alle sue scapole possenti. Di una cosa ero certa, questa estate che stavo vivendo, sarebbe stata la più amara tra tutte. Sparecchiai insieme a mia madre e iniziai a preparare il caffè, lasciando che l'aroma dei chicchi albergasse per l'aria con il suo intenso profumo. Sospirai
"Marianne"la sua voce mi fece sussultare, mi girai e il respiro si bloccò quando lo vidi, con la mano appoggiata sull'enorme arco che collegava la cucina e il salone in una spaziosa e illuminata open space. "Ti posso parlare?"i capelli color miele, erano spinti con il gel di lato ma un ciuffo gli sfiorava la fronte, mi morsi il labbro, era possibile che nel giro di un paio di giorni, fosse diventato ancora più bello?Era mozzafiato, con il mento ricoperto da una leggerissima barba incolta che gli donava un aspetto ancora più virile. Scossi la testa e gli diedi di nuovo di spalle ma lui sembrò non dar ascolto alla mia riposta. Sentii i suoi passi decisi e veloci, avvicinarsi. Era dietro di me, adesso, lo sentivo, percepivo il suo sguardo, il suo corpo, così intensamente che mi privò del fiato. Avevo paura. Paura di un gesto. Paura che ogni più piccola azione avrebbe fatto crollare ogni mia certezza. Paura che mi avrebbe spento il cervello e fatto affondare di nuovo tra le sue braccia. Paura che mi travolgesse e distruggesse al medesimo istante. "Ti prego, Marianne, solo per qualche secondo"quando posò la mano sulla mia e le nostre dita si intrecciarono come se non avessero mai fatto altro per tutta la vita, un brivido mi attraversò la schiena mentre la mia mente mi chiamava folle per ciò che stavo per fare, ma il mio cuore ringraziava in ogni istante. Mi girai, alzai lo sguardo e affondai nel suo sguardo, gli occhi divorarono ogni centimetro del suo viso, rimanendo incatenati dai suoi occhi. La più temibile tra le prigioni.
"Va bene, seguimi"avrei voluto essere caparbia e rifiutarlo ma a quel punto, sarei stata soltanto codarda. Non si poteva mettere la parola fine a qualcosa, se essa rimaneva ancora sospesa. Lo trascinai in giardino, all'ombra dell'acero, in tal modo che nessuno avrebbe potuto vederci neanche dalla finestra. A quel punto, malvolentieri, lasciai la sua mano "dimmi, sono tutta orecchie"provai a distogliere l'attenzione dalle sue labbra, per portarla di nuovo in alto. Una leggere brezza sferzava tra i nostri capelli mentre la folta chioma ci faceva da ombra
"non avrei mai voluto che tutto questo accadesse"sarebbe molto più facile vivere in quella bolla di sapone. Peccato che prima o poi sarebbe esplosa, quindi o adesso oppure in futuro, sarebbe stato lo stesso.
"Ma è accaduto, Lucas"cercai di non sembrare troppo brusca ma la mia voce uscii comunque tagliente. "Perché sei qui?"perché voleva sconvolgere l'instabile equilibrio che finalmente ero riuscita a creare?
"Sono qui per te"allungò la mano verso la mia ma mi scostai, un suo tocco avrebbe potuto essere più pericoloso di una scarica elettrica. Un lampo sofferente passò in quello sguardo mentre sospirava, face ricadere le braccia lungo i fianchi "sono qui per rimediare, mi dispiace, Marianne, io avrei potuto..."si zittì mentre ad ogni sua parola mi sentii sempre più irrequieta, imprecò, frustrato" io avrei potuto fare di più, avrei potuto fermare tutto questo, e non l'ho fatto, non sai quanto mi sento in colpa per questo. Mille volte ho pensato che se avessi potuto, non ti avrei mai fatto salire su quello stupido aereo. Questa settimana è stata un vero inferno, voglio che tutto torni come prima"l'ombra scura nel suo sguardo, si accentuò, perlomeno, non ero stata l'unica a soffrire in questi giorni
"è vero, l'avresti potuto fare ma non l'hai fatto,ormai è troppo tardi"lo guardai, sentendo qualcosa dentro di me, rompersi a poco a poco "in questi giorni, ho avuto tempo per pensare, io non voglio questa vita, non voglio che tutto torni come prima, non voglio essere costretta a mentire alla mia famiglia, a nascondermi, poi, ragioniamo, tutta questa storia, dove pensi possa portare?Te lo dico io, a nulla, potremmo continuare così per quanto?Un altro mese, due, poi?Ognuno per la sua strada, accadrà, Lucas, è inevitabile, quindi prima che le cose peggiorino, è meglio stroncare tutto all'istante"sputai con rabbia, era ora di far fronte alla realtà, tutta quella situazione era sbagliata e avrebbe finito per sfinire entrambi ma sopratutto a lungo tempo, avrebbe portato a grosse conseguenze. Non volevo continuare con questi alti e bassi, tira e molla, tutto di nascosto, ero stanca. Lo amavo, dannazione ma era un'amore a senso unico, che avrebbe presto incontrato un vicolo cielo. Non volevo di certo, vedere in futuro, il mio cuore che viene schiacciato contro una parete. "Mi dispiace, ma se sei venuto per me, allora hai fatto un viaggio inutile"mi avvicinai, ignorando la sensazione di calore che emanava il suo corpo, mi sollevai, appena sulle spunte e gli bacia l'angolo della bocca, così morbida e calda, prima di allontanarmi, sforzandomi di non girarmi indietro.
Lucas Pov
Chiusi la porta alle mie spalle, così forte che ebbi quasi paura che potesse crollare. Mi avvicinai alla finestra, con le mani che prudevano per la rabbia e scostai la tenda, stringendola in un pugno mentre osservavo le strade trafficate di Milano, le piccole luci, quasi inesistenti, che illuminavano gli edifici, gettando ombra sulla strada. Ero in una suite di un Hotel, non troppo lontano da quella casa. Sebbene Beatrice e Trent mi aveva offerto di restare, e avessi combattuto contro l'impulso di accettare, non potevo. Non era solo lei, non soltanto la voglia di infilarmi nella sua stanza, soltanto per vedere il suo corpo supino sul letto, la sua espressione rilassata mentre i piccoli respiri, fuoriuscivano dalle sue labbra schiuse. Mi sentivo sporco ad accettare. Guardavo i loro visi e una fitta al petto si allargava sempre di più. La consapevolezza che li stavo ingannando, che li avevo in qualche modo raggirati e tradito la loro fiducia. Avevo perfino mentito sul motivo, quell'incontro era avvenuto due settimane fa.Tuttavia, non potevo tornare indietro e non volevo farlo. Quando l'avevo rivista, qualcosa in me era scattato, mi era sembrata ancora più bella, e mi ero bloccato dinanzi a lei. Solo allora mi ero reso conto, di quanto mi fosse mancata, di quanto mi fossero mancati gli attimi insieme a lei. Mai avrei voluto cancellare quei momenti, per quanto fossero sbagliati, erano stati i più belli e i più felici, dopo molto, molto tempo. Era proprio per riaverli che ero volato oltreoceano. Inizialmente, avevo provato a controllare quell'assurda voce che ogni secondo, mi incitava ad andare da lei. Avevo combattuto per ore con la voglia di correre in aeroporto e di fermare quel fottuto aereo ma alla fine, Marianne, era andata via. Tuttavia, più ci pensavo e più le parole di Ian rimbombavano nella mia mente. Cosa le avreipotuto darle?Niente. Lei e Ian avevano maledettamente ragione e dopo il nostro incontro,avevo capito di aver commesso uno sbaglio. Avevamo sempre agito come ladri, soltanto per non ferire la nostra famiglia e per non dare uno stuzzicante scoop ai giornalisti. Già, immaginavo il titolo 'La figlia di Trent Jack e Beatrice Hanson che se la spassa con suo zio'. Marianne era molto più, non solo un nome su una dannata pagina, costretta a nascondersi, per vedermi ma era questo che io potevo darle. Sospirai. Quella non era proprio la mia idea di vacanza. Avevo sempre pensato che non appena se ne fosse andata, avrei preso l'auto e l'avrei dimenticata, lasciandomi guidare dalla strada. Sarei andato lontano, visto altri posti, fin quando non avrei cancellato la sua immagine. Però, più quell'idea prendeva forma nella mia testa, sebbene la sua facilità, mi sembrava surreale. Non avrei mai potuto cancellare il suo ricordo che per circa un anno mi aveva tormentato così assiduamente. Avevo come l'impressione che niente avrebbe potuto farlo, che avrei dovuto vivere con il suo volto stampato in testa per sempre. Per questo mi ero preso dei giorni di 'ferie'. I soci si erano allarmati ma senza motivo, Nick era molto più bravo di me a guidare l'azienda. Sentii il cellulare squillare, sul copriletto rosso amarena, coordinato con l'alta tastiera in tessuto e i cuscini. Lo afferrai
"Si può sapere dove diavolo sei finito?"la voce di Nick tuonò dall'altra capo, sapeva molto bene dove fossi, non glielo avevo detto ma Nick era troppo intelligente per non poter indovinare la risposta "Ci sta che ti sei preso un paio di giorni e che tu sia volato da lei ma è da quando hai lasciato l'ufficio, cinque giorni fa che non ti fai sentire"in questi ultimi giorni, il telefono era stato l'ultimo dei miei pensieri "mi stavo preoccupando, non rispondevi al telefono, nessuno ti aveva più visto e fin quando l'altro ieri, non ti sei deciso a uscire da quel fottuto appartamento, pensavo che fossi morto, che diavolo stai combinando?"l'ultima frase, provocò un riso ad entrambi.
"ho avvisato che mi sarei preso qualche giorno"l'avevo fatto per evitare qualsiasi disturbo come quello. Qualche giorno che mi era servito soltanto per mandare in poltiglia il cervello. A stento ero riuscita a dormire in questi giorni,sembrava che oltre ad essersi portata via tutto, con la sua partenza, mi aveva privato anche del sonno.
"La mia idea di vacanza è molto diversa dalla tua"anche per me, ero in Italia, dove avrei trovato colei in grado di cancellare tutti i miei incubi ma che alla fine mi aveva respinto"sei andato da lei, vero? Te l'ho già detto e continuerò a ripetertelo, non puoi stare così"rimasi in silenzio, per un attimo, prima di rispondere e il mio sguardo si accigliò
"io la farò soffrire, non posso darle niente, Nick"la mia voce salii di un'ottava, brusca e carica di odio. Mi irrigidì, la mascella diventò tesa e i muscoli si indurivano mentre la mia espressione diventava sempre più rabbiosa. Mi ci volle un'enorme sforzo per mantenere la calma. Strinsi i pugni ed ispirai affondo "ho paura di spezzarle il cuore"esitai, cosa che avevo già fatto, Marianne meritava molto di più, non la delusione che avevo letto nel suo sguardo, quando era stata trascinata da Ian, oppure la sua rabbia quando mi aveva guardato e il dolore, con cui aveva proferito quelle parole.
"Senti,Lucas"Nick sospirò "io sono tuo amico, anzi sono il tuo migliore amico, quindi non prendertela se ti dico che hai appena detto una cazzata"inarcai un sopracciglio "il cuore viene spezzato ogni giorno con parole,azioni da chiunque,non possiamo farci nulla. Non si ha paura di spezzarlo ma di non riuscire a curarlo, una volta rotto, perché pensi di non esserne capace . Questa non è paura, è essere codardi dinanzi ad una delle sfide più importanti della tua vita. Quindi, corri da lei, Lucas, non lasciartela sfuggire, perché sappi che non troverai mai nessun'altra donna come lei, che ti farà sentire come lei"ma io non l'avrei mai fatta sentire come lei merita, sarebbe stato solo temporaneo e alla fine, ognuno per la propria strada. Tuttavia, ogni volta che immaginavo quella strada, senza di lei, era buia e fredda, priva di qualsiasi colore
"grazie, Nick, vedrò di fare qualcosa"chiusi la chiamata, sospirando. Con frustrazione mi passai la mano tra di capelli mentre lanciai il telefono sul letto che affondò quando mi sedetti. Neanche l'aereo era riuscito a stancarmi, così tanto. Peccato che non riuscissi ad abbandonare tutto questo, ad andarmene, c''era una parte di me, che ancora voleva lottare, per lei, per me... per noi. Improvvisamente, il bussare della porta, mi destò dai miei pensieri. Mi alzai, sperando vivamente che fosse il servizio in camera, né Marianne e neanche Ian, erano a conoscenza del luogo dove alloggiavo. Posai la mano sulla maniglia e aprii la porta. Quando i miei occhi focalizzarono quell'immagine, sgranai lo sguardo, sorpreso
"Beatrice, ciao".
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Don't ignore me di LindaPallozzi01
Scusate eventuali errori che mi sono sfuggiti, comunque, piaciuto il ritorno di Lucas?So che molti adesso mi odieranno ma non vi preoccupate, presto mi amerete. Allora, siete curiosi di scoprire come finirà l'incontro tra Beatrice e Lucas?Per leggere il nuovo anticipo, passate sulle mie pagine "Le storie di Astrad" -fb- e "le_storie_di__astrad"- Instagram-
Grazie mille a tutti
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