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Capitolo 48

Lucas Pov

Bussai e attesi che il freddo mi congelasse le ossa. La pioggia cadeva sul mio corpo, in forti battenti, le gocce scivolavano sulla mia pelle, privato di qualsiasi calore. Lanciai uno sguardo al cielo tempestoso e nero che però non riusciva ad oscurare tutte quelle luce, quei piccoli bagliori così lontani da dove mi trovavo. L'isolato era deserto, spoglia e solitario, ed era l'unico posto che mi faceva sentire così lontano e allo stesso tempo a vicino lei. Lei, che era a pochi passi da me. Lei che avrebbe potuto far smettere questa pioggia. Sapevo, fin dall'inizio, che ciò che stavamo facendo era sbagliato, che presto ci saremo separati ma sembrava che quel futuro si fosse congelato nel tempo. Pensare, che fino a qualche giorno fa, avevo sfiorato quelle labbra vellutate, rimaste impresse sulla mia bocca e che neanche il vento avrebbe potuto soffiare via. Era l'ultimo ricordo che avevo di lei. Stretta a me, il suo sorriso, le sue mani intorno al collo, le mie sui suoi fianchi, i suoi occhi azzurri. Marianne era entrata dentro di me e sembrava essersi presa tutto una volta andata via. Mi sentivo prosciugata di tutto. Feci ricadere le braccia e strinsi i pugni, sentivo anche il più piccolo muscolo in tensione, sussultare mentre le mie mani erano pronte per inferiore con tutto ciò che gli capitava a tiro le immagini di qualche ora fa che sembravano distruggere il suo viso.
La pioggia smise finalmente di scendere. Alzai gli occhi al cielo, privo di qualsiasi colore. Era strano, senza di lei mi sentivo strano, sembrava che tutto andasse storto. Sospirai, ero venuto lì perché, contrariamente a ciò che credevo, quello ormai era diventato l'unico posto in grado di farmi stare bene. Volevo vederla e immaginavo già la sua espressione contrariata, il piccolo e adorabile broncio, gli occhi con piccolissime scaglie verdi brillare di rimprovero, a causa del mio aspetto. Tutto mi ravviva il suo ricordo.
La porta si aprii e lo sguardo di Ian si fermò duramente su di me, lo notai irrigidirsi. La sua mano strinse con forza il cardine della porta e dalla sua posizione era evidente che non voleva farmi entrare. Lanciò un'occhiata al mio volto, le ferite erano state tamponate, sebbene il graffio continuava a persistere sotto un piccolo cerotto, il naso doleva ancora e il mio occhio era lievemente violaceo
"Marianne sta dormendo, quindi è meglio che tu vada via, prima che ti prenda a botte di nuovo" cosa di cui, ero sicuro, fosse assolutamente capace ma peccato che la sua minaccia non servì a farmi indietreggiare
"sono venuto qui per parlare con te, scegli tu se vuoi farlo dentro oppure fuori ma sappi che da qui non me ne andrò molto facilmente"lanciai uno sguardo alla finestra della sua camera, la luce era spenta,le tende erano chiuse mentre la casa era silenziosissima, non arrivava nessuno rumore, neanche il più impercettibile, da dentro. Ian espirò affondo,provando a calmarsi, si passò una mano tra i capelli, sembrava faceva a fatica a mantenere i nervi a bada. Tuttavia, con mia grande sorpresa, si scostò, lasciandomi entrare. Chiuse la porta alle sue spalle e scomparve per un secondo, ritornando, con un bottiglia di birra, la sistemò sul tavolino "non lo faccio per te, bevo per distrarmi dalle stronzate che dirai"si sedette sul divano, afferrò bottiglia, l'aprì e mandò giù il primo sorso "di cosa volevi parlarmi?"

"volevo darti una spiegazione di ciò che è successo tra me e Marianne"digrignò i denti e la sua espressione si incupii. Avrei potuto ignorare tutta questa faccenda, andare a correre per non pensare ma per la prima in tutta la mia vita, avevo l'impressione che non mi sarebbe servito, che niente mi avrebbe aiutato. Dopo che l'aveva portato via, mi ero rialzato e ancora lievemente stordito avevo camminato un po' senza meta, prima di raggiungere gli altri, zoppicando. Ero arrivato in Hotel quando loro erano già andati via, mi era servito un po' per chiarire le idee. Alla fine, avevo compreso che non mi importava di ritrovarmi con una costola rotta, dovevo fare un tentativo, lei l'ultima persona da cui mi sarei mai separato. Era unica e proprio per questo non potevo lasciarla, non ancora. Ormai dipendevo totalmente da lei. Sebbene, non potessi dargli colpa. Chiunque avrebbe reagito così, sapevo bene cosa aveva visto, sua sorella che veniva baciata da suo zio, nient'altro. Gli occhi della gente vedevano soltanto ciò che volevano vedere, una piccola briciolo di tutto il disegno. Sparlavano dello stato più in superficie, ignorando la profondità che si nascondeva dietro. Nessuno capiva ciò che ci aveva legato, quanto intensi e sebbene brevi fossero stati i piccoli momenti, le battute ironiche, i comportamenti infantili, gli sguardi fugaci. Marianne era riusciva a farmi stare bene. Mi aveva stregato totalmente. Invece, ciò che pensavano gli altri non era neanche lontanamente vicino alla verità. Erano tutte stronzate. Nessuno, neanche Ian, avrebbe mai potuto capire, rendersi conto che se avessi potuto avere l'opportunità, l'avrei potuta respirare e perdermi in lei ogni secondo, ogni giorno, ogni istante. La tasca vibrò ma ignorai il display illuminarsi, Nick mi avrebbe perdonato per non avergli risposto. Era stato proprio lui a incitarmi ad andare a parlare dai lui e anche se lo odiavo quando aveva fottutamente ragione, questa volta fui costretto ad ammetterlo.
"Marianne non ha colpa in questa storia, avrei potuto allontanarla, ma non l'ho fatto, quindi prenditela con me ma non con lei. Questi ultimi mesi sono stati un periodo molto scosso e lei mi è stata accanto, è normale che alla fine ci siamo avvicinati così tanto. Ho sbagliato?Okay, lo ammetto ma non mi pento di nulla, non mi pento di averla baciata, stretta tra le braccia, di averla toccarla e ti posso garantire che quando l'ho fatto, ho messo sempre in primo piano i suoi interessi. Sai meglio di me che non potrei mai farle del male, quindi prendimi a pugni di nuovo, se vuoi ma questo non cambierà quello che è successo"lei era troppo importante per me, non avrei mai voluto che soffrisse e da questo lato, io e Ian ci assomigliavamo, nessuno dei due avrebbe voluto vederla piangere. Gli lanciai un'occhiata mentre continua ad ascoltare in silenzioso, stranamente meditabondo, picchiettando con il dito sul bordo del divano.

"L'ho detto anche prima a Marianne, ora lo dico a te, questa sbandata non vi porterà da nessuna parte" si alzò "io voglio sapere solo una cosa" si avvicinò " sai cosa porterà questa cosa?"la sua voce si riempì di rabbia" l'enorme casino che scuoterà la nostra famiglia, non farai star male solo lei ma tutti, rovineresti tutti i rapporti, quello con i nostri genitori, con i nonni, entrambi finireste per essere guardati con una luce diversa. Quindi dimmi, Lucas, potrai renderla felice? Potrai sul serio starle accanto, quando tutto si metterà contro di voi?Non stiamo parlando di una storiella, o qualcosa che dura un paio di mesi e finisce, stiamo parlando di mia sorella e del fatto che non puoi illuderla. Ha 19 anni e si sta gettando in qualsiasi che é molto più grandi lei ma che le porterà solo dei guai, li porterai ad entrambi. Quindi, adesso devi garantirmi questo, che non la farai mai soffrire, lei non un passatempo per divertirsi soltanto, faresti meglio a lasciarla andare"quelle parole mi fecero trasalire, in quegli occhi cosi duri e severi mi sembrava di vedere i suoi, tristi e vacui. Quell'immagine mi colpii come un cazzotto e percepii le mani incredibilmente sudate. Ogni mio presupposto sembrava sgretolarsi tra le dita mentre per la prima volta, ero del tutto impreparato e incapace di rispondere. Volevo vivere nel presente ma soltanto adesso mi rendevo conto che il futuro stava bussando troppo presto, pieno di incertezze e problemi che non volevo lei affrontasse, non potevo privarle della sua famiglia. "Ecco lo sapevo, non sei adatto per lei, fino ad adesso vi siete divertiti senza pensare al resto ma ogni cosa ha le sue conseguenze" avanzò verso la porta. Deglutii, Marianne sarebbe stato in grado di sopportare tutto quel peso?Ma chi volevamo prendere in giro, forse io sarei non riuscivo a farlo. Strinsi le labbra mentre andai via. Scesi i gradini " Ciao Ian"

"Ciao, Lucas"si fermò per un secondo "stammi bene, lo spero sul serio, io cercherò di far stare bene Marianne, ho intenzione di riportarla a casa, domani partiamo, ritorneremo a casa, e faresti meglio a non presentarti, per il suo e il tuo bene"spalancai gli occhi mentre chiudeva la porta.

Marianne Pov

Scesi di corsa le scale, incurante che fossi scalza e che i miei capelli si potessero considerare come un groviglio disordinato di nodi. Indosso avevo ancora i vestiti di ieri, appena svegliata sarei stata più che felice di cambiarmi, se non fosse stato per il mio armadio completamente vuoto. L'anta era aperta ma l'unica cosa che conteneva erano delle stampelle vuote, così come gran parte delle cose che erano completamente sparite. Mi diressi in salone e i miei occhi ricaddero su un borsone pieno e chiuso sul divano e un trolley morbido ai suoi piedi. Sgranai lo sguardo, cosa cavolo...?Più le guardavo e più la mia lingua diventava secca
"Cosa sta succedendo qui?"la mia voce uscii incredibilmente stridula mentre percepivo dei passi dietro le mie spalle. Mi voltai e scorsi Ian, avvicinarsi, fece un piccolo accenno con il capo quando mi vide mentre aveva in un mano un altro borsone che si sistemò a terra, accanto al divano. Sembrava che dopo la notte trascorsa, l'arrabbiatura ancora non gli era passata. Aveva ancora quella luce fredda negli occhi. "Perché tutte le mie cose sono sparite?Perché ci sono queste valigie?"le indicai e storsi lievemente il naso con astio, come se mi avevano fatto un torto irreparabile, sapevo che fosse ridicolo ma non mi piacevano per niente.
"Semplice, partiamo"mi lanciò un'occhiata glaciale "oggi alle 4, ritorniamo a casa, Marianne"mi pietrificai alle sue parole. Il mento tremò mentre mi lasciavo sopraffare dal significato di quella frase e dalla serietà del suo sguardo. Ian raramente mentiva su queste cose, era uno sbruffone e si divertiva a prendere in giro la gente ma l'aveva sempre fatto sulle piccole cose, sulle insulse e irrilevanti cose. Quanto avrei voluto che fosse stato l'inverso, che quello fosse stato tutta una presa in giro. Poiché, uno scherzo non ti faceva male, non voleva farti così soffrire, anzi era l'unica cosa che riusciva a cacciare le lacrime e a spingerti a ridere. "Ho messo i suoi vestiti nel trolley e altre cose nel borsone, devi soltanto vedere tu cosa non vuoi portare ma ti dovresti sbrigare, mancano solo 4 ore. Ho già avvisato mamma e papà, ci attendono all'aeroporto".

Scossi il capo "io non vengo"mi fulminò con lo sguardo "non puoi costringermi a saltare sul primo aereo con te, ormai è qui il mio posto, ho un lavoro e non posso abbandonarlo proprio ora, ho Emily, ho Sabine, Nick, Ethan, ho..."protestai e mi zittisce una volta arrivato al suo nome. Dalla sua occhiataccia, capii che era ancora un argomento off-limits tra di noi. Qualche mese fa, sarai stata più che felice di tornare a casa, dalla mia famiglia anche solo per qualche giorno, tanto da quando lavoravo alla NBC, non avevo mai preso un giorno di permesso, ma non adesso, non in quello modo. Non volevo lasciarlo oppure fuggire come una codarda, non mi avrebbe di certo aiutato a dimenticarlo. Era entrato e si era annodato attorno al mio corpo, come una piccola radice, ormai impossibile da districare.
Si avvicinò con l'espressione dura "puoi anche non credermi, urlare e dimenarti ma verrai con me, lo sto facendo per il tuo bene, ritornare a casa ti aiuterà a riflettere e ad eliminare la confusione che hai in testa"peccato che non avevo in testa nessuna confusione, erano fin troppi lucidi i miei sentimenti per Lucas. All'inizio neanche io avrei mai potuto pensare che mi potesse scuotere così tanto a fondo, capirmi totalmente e legarmi a sé così forte da non permettere più di allontanarmi. Soltanto adesso capivo quanto poco conoscevo dell'amore e quando superficiale e fragile fosse stato la mia idea su una relazione. Avevo sempre immaginato un'amore che ti faceva battere il cuore e agitare le farfalle nello stomaco ma era completamente sbagliato. L'amore era qualcosa di molto più intenso e complesso. L'amore era accartocciare la pelle, rimanere stregata. L'amore erano i pianti, gli sbalzi d'umore, le parole balbettate, l'ansia crescente, le gambe molli, i sorrisi colorati.
Strinsi i pugni con decisione e battei il piede per terra"Ian, non ho bisogno di tornare a casa per schiarirmi le idee "mi avvicinai a lui "mi dispiace che tu non possa capire ma sono più che sicura che Lucas verrà prima che tu possa portarmi, io sono innamorata di lui"salii le scale, la nostra non era una storia, non lo era mai stata ma era impossibile che lui avrebbe ignorato ciò che avevamo condiviso. Era vero non avevamo stabilito nulla, non avevamo avuto un appuntamento come le persone normali, non eravamo partiti con un piccolo 'mi piaci' ma ci eravamo dati l'uno all'altro.

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Guardai fuori, immergendomi in quell'atmosfera grigia e nuvola mentre stringevo le ginocchia al petto. Il traffico scorreva, quindi non vedevo la stessa macchina per più 2-3 secondi, e successivamente arrivava un'altra e un'altra ancora, con i loro clacson squillanti e ripetuti per incitare gli altri a sbrigarsi. Peccato che non avevano la più pallida percezione del tempo. Per loro un secondo era già tanto da aspettare, non avevano idea di cosa significasse la parola attendere con la lettera grande. Sospirai, era da più di un'ora che lo stavo aspettando o forse due?Non ne avevo idea. Mia nonna Silvia veniva ogni tanto per sistemare la valigia, mi coccolava un po', proprio come da bambina e mi invogliava a mangiare ciò che portava. Ma, non avevo né voglia di fare i bagagli e neanche di mangiare il Mission-Style, un burrito ripieno di riso, formaggio, pomodoro e salse, accompagnato dal Key lime pie, un piccolo dolce a basa di biscotti tritati, latte condensato, succo e scorza di lime, due tra le principali portate che facevano impazzire me e Ian. Leccornie che erano rimaste ancora là dove erano state posate. Avevo un buco nello stomaco. Guardavo la gente che passava, le coppiette che camminavano senza una meta precisa e tra quegli sguardi, cercavo il suo. Speravo da un momento all'altro di vederlo ma niente, di lui nessuna traccia. Avevo anche provato a chiamarlo, giusto per sapere se stesse bene, per sentire la sua voce ma il telefono era spento e alla fine mi ero limitato ad ascoltare la segreteria, lasciandogli un messaggio nella speranza che potesse richiamarmi ma niente. Sospirai, sembrava quasi una guerra contro il tempo ma purtroppo per entrambi i minuti stavano per terminare. Okay, magari questa cosa tra noi due era molto più grande e difficile di quanto avessimo mai immaginato ma come avremmo potuto sapere l'esito, se non fossimo andati avanti?Possibile che quella fosse stata la sua risposta?.
Qualcuno bussò alla porta ma lo ignorai, tuttavia questo non fu sufficiente per impedire al disturbatore di entrare. Sollevai appena il capo, incontrando gli occhi scuri di mia nonna mentre chiudeva la porta alle sue spalle. Continuai a rimanere in silenzio, non ero proprio in vena di iniziare una conversazione, quindi attesi che fosse lei ad iniziare. Si avvicinò e si sedette accanto a me, sulla sponda del letto
"Ian ti sta aspettando al piano di sotto, dice che dovete muovermi"afferrò la mia mano, stringendola tra le sue che erano ancora calde e morbide "Marianne, io vi ho visti crescere, divertirvi e maturare, sempre insieme, qualunque cosa adesso sia successo tra di voi, sono sicura che si risolverà presto ma forse tuo fratello ha ragione, tornare per qualche giorno a casa ti farà bene, hai un'aria così disorientata"annuii alle sue parole e sussurrai un piccolo grazie mentre la seguivo con lo sguardo, alzarsi con un sorriso, prima di andare via. Tornare a casa?. Mi morsi il labbro e mi alzai anch'io, e così Lucas non sarebbe venuto, provai a cancellare le lacrime che pretendevano di scendere. Scesi in salone e il mio viso tradii una certa sorpresa quando mi accorsi che ad aspettarmi c'erano Emily, Sabine e Nick. Sorrisi appena mentre fugacemente, mi guardai intorno ma lui non c'era...bene, il messaggio era arrivato forte e chiaro. Mi sforzai di chiudere in cassaforte il tumulto che tenevo dentro e mi lasciai abbracciare
"Cosa ci fate qui?"domandai mentre Emily mi avvolgeva con le sue braccia, stritolandomi con forza. Ci impiegai qualche secondo per alzare perlomeno la testa e boccheggiai

"siamo venuti a salutarti, sappiamo che per un po' tornerai a casa, Ian ci ha avvisati"a pronunciare il suo nome, la voce si affievolì e un lampo di tristezza passò nel suo sguardo ma che scacciò subito. Mi lasciò andare e si sistemò in fondo, picchiettando lievemente con il piede, sembrava piuttosto a disagio. Evento inaspettato da lei. Inarca un sopracciglio mentre lei, ogni tanto dava uno sguardo e là, sapevo bene chi stesse cercando, o evitando, e mi domandai cosa cavolo fosse successo tra di loro. Allora non ero la sola ad avere questi genere di problemi ma tra le due, ero sicura che Emily sarebbe stata quella che c'è l'avrebbe fatta, con la sua tenacia e la sua spumeggiante forza d'animo. Sabine si avvicinò, facendo ondeggiare la sua chioma rossa e fluente sulle spalle, feci un bel respiro, preparandomi a bella lavata di capo
"vuoi già tagliare la corda?"domandò, mettendomi alle strette, i suoi occhi marroni sembravano volermi sfidare ma riuscii a reggere il suo sguardo. Se c'era una cosa che lei stessa mi aveva insegnato e a non farsi mettere i piedi in testa, non era essere spavaldi o gradassi, semplicemente dimostrare di avere le palle per affrontare le cose.
"Prometto che nel giorno di 3 giorni tornerò, non ho mai preso un singolo giorno di ferie da quando ha iniziato, quindi penso che sia più lecito un po' di riposo"tenni duro, anche se, essendo una stagista, non potevo avanzare chissà quante pretese, quindi avrebbero potuto cacciarmi in qualsiasi momento. Strinsi i pugni per non implorarla, non ero venuto lì per gettare tutto all'aria da un momento all'altro
"sai che ciò è consentito soltanto ai dipendenti"incrociò le braccia al petto e adesso sapevo perché Muller rabbrividiva ogni qualvolta che la convocava, anche se fosse stata lei ad aver torto. Deglutii "il tuo stage di un anno è pressoché finito, sai?Potresti andartene già da ora"da lontano, vidi Emily allarmarsi per me e Nick mettere una mano sulla spalla della sua ragazza ma lei lo ignorò "in effetti, ho deciso che da ora in poi, il tuo lavoro da stagista è ufficialmente concluso"aprii la bocca per parlare, pronta per giustificarmi e cercare tutte le ragioni possibile per farle cambiare idea ma mi fermò "fammi finire... il tuo lavoro da stagista è ormai finito e mentre quello da giornalista della NBC è appena iniziato, congratulazioni, Marianne, da oggi sarai una dipendente a tutti gli effetti con un contratto a tempo indeterminato e un aumento del salario, stamattina ho parlato con Muller e con altri dirigenti, tutti hanno approvato"le sue labbra si piegarono in un piccolo sorriso mentre mi guardava con soddisfazione e compiacimento. Ci misi un po' prima di destarmi dal mio stato di stordimento
"non stai scherzando, vero?Altrimenti sarebbe il peggior scherzo prima di una partenza che abbia mai avuto"scosse la testa e sgranai lo sguardo
"essendo anche che è stata una notizia improvvisa e poiché sei giovane ma soprattutto la tua famiglia abita dall'altra parte dell'Oceano, ho chiesto ai dirigenti un piccolo favore, naturalmente mi sono presa tutta la responsabilità, nell'eventuale presenza di qualche problematica. Solitamente, gran parte dei dipendenti lavorano fino ad agosto, per poi ottenere le ferie, ma mi sono permessa di ottenere le tue da oggi, due settimane, naturalmente ciò significa che quando tornerai, dovrai lavorare il triplo degli altri ma sono sicuramente che non mi deluderai. Adesso chiudi quella bocca altrimenti entrano i moscerini"chiusi la bocca mentre mi abbracciò
"grazie, io non so davvero come ringraziarti!"la strinsi, scossa da un piccolo moto di euforia, contenta di una buona notizia dopo ciò che era successo. Mi diedi dei piccoli colpetti sulla spalla e sorrisi, per questa opportunità mi avrebbe fatto sudare come un cammello ma non vedevo l'ora. Non appena, si allontanò, fu la volta di Nick

"benvenuta nel mondo del lavoro"mi rivolse un sorriso smagliante, prima di spingermi tra le sue braccia, erano calde ma non come quelle di Lucas, inoltre il suo fisico era più asciutto del suo e non mi dava la stessa sensazione di pace e protezione, tipica delle sue braccia "ho provato a chiamare Lucas ma non è raggiungibile, sono però convinto che tra un po' si farà vivo"cercò di rassicurarmi, mi strinsi più a lui, quelle parole avrebbero dovuto confortarmi ma adesso sapevo che sarebbe stato tutto inutile, lui non sarebbe venuto.
"Grazie Nick"la voce uscì lievemente incerta,guardai gli altri "prometto di ritornare presto"rivolsi un piccolo sorriso a tutti mentre Ian entrava. Non appena mise piede, Emily sussultò, stringendo le labbra mentre mio fratello le lanciava un veloce e duro sguardo, entrambi non si rivolsero una singola parola o un saluto, qualunque fosse successo tra di loro, doveva essere piuttosto grave "Marianne, nonno ci sta aspettando per accompagnarci all'aeroporto"si lasciò salutare dagli altri mentre mi avvicinai verso la porta. Scesi i gradini, sentendomi incredibilmente pesante, lanciai uno sguardo a mio nonno, accostato all'auto e rivolsi di nuovo lo sguardo agli altri, prima di salire in macchina. Mi strinsi le braccia e guardai il finestrino, questo non era un addio ma un arrivederci, un saluto che mi avrebbe completamente cambiata.

Si, si va via, si ritorna a casa finalmente ma qualche dolore, non trovate?Secondo voi, come andrà a finire la storia di Lucas e Marianne?Questo è un vero addio?Beh, potrebbe esserlo, preparatevi ;). Per curiosità, visitate le mie pagine "Le storie di Astrad" - fb- e "le_storie_di__astrad"-instagram-

grazie mille a tutti.

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