Capitolo 47
Aveva visto tutto, mio fratello aveva visto tutto.
Io e Lucas ci immobilizzammo quando il nostro sguardo ricadde su di lui, a pochi passi da noi, la bottiglia di birra frantumata ai suoi piedi e il suo sguardo incollato sui nostri corpi intrecciati. Sgranai lo sguardo incredula e mi allontanai di scatto da lui, con la gola terribilmente arida. Le mie gambe tremavano e avevo come il timore che la sabbia potesse improvvisamente risucchiarmi. Lucas mi lanciò uno sguardo rassicurante, conscio della mia agitazione, si schiarì la voce, ancora rauca per il nostro bacio e fece per aprire bocca ma venne ben presto interrotto da un pugno in pieno viso. Trasalii, infatti, quando Ian di scatto si avventò su di lui, colpendogli la guancia con un destro. Il colpo fu così forte che mi sembrò quasi di percepire il rumore delle ossa che scricchiolavano mentre Lucas barcollò all'indietro, portandosi la mano sullo zigomo rosso. Preoccupata e ancora sotto shock, mi precipitai da lui "Lucas, stai bene?"la sua guancia era completamente rossiccia, per non parlare del livido che si sarebbe formato, mi girai verso mio fratello, con rabbia "che diavolo ti è saltato in mente!"gli ringhiai contro mentre lui con assoluta sfrontatezza, sputava a terra. Mosse un passo
"Levati, Marianne"ingiunse, la voce dura e così aspra da essere irriconoscibile, scossi il capo. I suoi occhi si rabbuiavano sempre di più, ombreggiandosi. Serrò le labbra in una linea ferrea "allontanati da lui, adesso!"la sua espressione divenne più furiosa, avevo l'impressione di trovarmi dinanzi a un'altra persona, un Ian Jack che non conoscevo affatto.
"Scordatelo!"improvvisamente, mi sentii spingere via e prima che potessi girarmi, mio fratello si slanciò di nuovo verso Lucas, con gli occhi infervoranti per la rabbia. Lo colpì di nuovo, Lucas inciampò all'indietro e cadde sulla sabbia ma mio fratello non si limitò a questo. Gli assestò un altro pugno questa volta sulla mandibola e prima che lui potesse difendersi, o forse non voleva farlo, si sistemò a cavalcioni su di lui e iniziò a prenderlo a violentemente a pugni. Ancora e ancora con veemenza. Le sue nocche divennero bianche a causa dei colpi che assestava sul suo volto, lo sguardo era tempestoso, carico di furia. Non l'avevo mai visto così, sembrava essere uscito completamente fuori di senno "BASTARDO!"gli inveì contro mentre gocce di sangue schizzavano sulla sabbia bianca, macchiandola, il corpo di Lucas era scosso da percussioni. "Sei soltanto uno sporco verme, un lurido bastardo!"lo afferrò per il colletto della camicia, alzando il pugno in aria, sporco di sangue, pronto per colpirlo
"Fermati, Ian!"gli urlai mentre bloccavo il suo pugno e lo scaraventai con tutta la mia forza che potevo a terra. Inalai a pieni polmoni l'aria intorno mentre piano piano aiutavo Lucas ad alzarsi, tossendo e sputando rivoli di sangue. I capelli sporchi di sabbia e scompigliati, gli ricadevano sulla fronte sudata mentre l'occhio era d'un orribile colore, tra il rossiccio e il violaceo.Un profondo taglio percorreva il suo setto nasale mentre dal naso scivolavano rivoli di sangue sul suo labbro gonfio. Anche Ian si rimise in piedi. Avanzò verso di noi e mi misi dinanzi a Lucas, il suo sguardo duro incontrò il mio fermo, non gli avrei permesso di continuare questa stupida rissa. Lo vidi lanciare uno sguardo sopra alla mia spalle carico di odio, prima di afferrarmi per il polso, bruscamente, trascinandomi verso di lui
"Guai a te, se ti avvicinerai di nuovo a lei"lo avvertii e i miei occhi incontrarono quelli accigliati di Lucas. Le sue iridi si erano così tanto scurite che si intravedevano dei riflessi quasi rossicci, tuttavia, sebbene il suo stato, sembrò volermi rassicurarmi con il suo sguardo, prima che Ian mi trascinasse con sé. Mi strattonò per seguirlo. Correva così veloce che a stento riuscivo a sostenere il suo passo mentre continuava a fortificare la presa intorno al mio polso, come se volesse timore che da un momento all'altro potessi fuggire. Mi voltai appena indietro, la sagoma di Lucas a poco a poco si sbiadiva sempre di più mentre le distanza tra di noi aumentava. Era laggiù, da solo e sembrava che tra di noi ci fosse un fosse un intero continente a separarci. Una lontananza che aveva l'aspetto di una soffice nuvola e il sapore aspro della sabbia. Tuttavia, sebbene la distanza, sentivo che i nostri pensieri non erano mai stati così vicini. Mi girai di nuovo verso di mio fratello, in particolar la linea tesa delle sue spalle, tra di noi non correva una parola e fu soltanto quando ci avvicinammo al molo che lui ruppe quel silenzio. Non appena, ci videro, Emily e gli altri ci lanciarono uno sguardo allarmato "Nick, le chiavi"affermò e notando il loro scetticismo, urlò "adesso!"allungò di scatto un braccio, afferrando al volo il mazzo di chiavi e si diresse a grandi passi verso l'auto di Nick, un Honda Urban Suv nera metallizzata. Aprii la portiera e mi spinse dentro, bloccando le sicure. Fece il giro, prima di entrare anche lui, inserendo le chiavi
"Dove andiamo, Ian?"lo fulminai con lo sguardo
"Ti porto a casa, all'istante".
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Non appena parcheggiò e tolse le sicure, non me lo feci ripetere due volta ma scesi dall'auto. A giudicare dalle luci spente in casa, era evidente che non c'era nessuno, di certo i miei nonni non si aspettavano nessuno quindi ne avevano approfittare. Aumentai le distanze tra di me e Ian ed entrai in casa, a passo rapido, inviperita. Erano state le peggiori 3 ore di viaggio di tutta la mia vita. Tra me e mio fratello non era volata una sola parola, entrambi chiusi nella nostra bolla di rabbia e a parte la musica jazz come sottofondo, proveniente dalla radio, non si udiva nessun altro rumore. L'atmosfera era stata tesa e frustante per tutto il tempo, per non dire a dir poco pesante. Ci eravamo fermati poche volte e non avevo avuto neanche avuto la possibile di scendere a nessuna sosta. Sentivo le gambe indolenzite e i muscoli a pezzi, oltre che il petto pesante. Okay, forse avrei dovuto parlargli di ciò che c'era tra me e Lucas, spiegandogli tutte le ragioni ma la sua reazione era, oltre che esagerata, inaccettabile. Per la prima volta in tutta la nostra vita, io e mio fratello ci stavamo comportando come due perfetti estranei. Mi bastava lanciargli uno sguardo, d'altronde riuscivamo a capirci al volo, per rimanere fulminata dalla sua rabbia ma soprattutto capire quanto fosse deluso da me. Questo faceva ancora più male della sua espressione dura. Saper di aver perso la fiducia di Ian era un gran colpo. Tutta quella situazione era terribilmente sbagliata. Ricacciai indietro le lacrime e drizzai le spalle, pronta per il casino che di lì a poco sarebbe stato imminente. Accesi la luce e sentii i passi decisi di mio fratello, seguirmi. Mi diressi in cucina, dato che la siccità che sentivo in gola ancora non era passata ma sembrava che avessi un grappolo che mi impediva perfino di deglutire. Afferrai un bicchiere d'acqua e quando mi girai, lui era lì, con le braccia incrociate perentorie al petto, l'espressione esigente e dura mentre chiedeva una spiegazione"Voglio sapere cosa è successo"io e Lucas eravamo attratti l'uno dall'altra e dopo che lui aveva scoperto di non essere il padre del bambino della sua ex, siamo stati insieme. Tacqui e scrollai le spalle, l'ovvietà era impossibile da negare. Inoltre, conoscevo abbastanza Ian meglio di chiunque altro, sapevo che non avrebbe mai accettato un silenzio, una mezza verità e anche lontanamente una bugia. Si passò una mano tra i capelli "che cavolo ti è saltato in mente?"la sua espressione si indurì maggiormente. Strinsi i pugni e ricambiai il suo sguardo "non fare quello sguardo incazzato con me, ti rendi conto dell'assurdità delle tue azioni?Io a stento riesco a crederci!"fiamme accese infuocavano le sue iridi
"L'assurdità delle mie azioni?!"lo fulminai con lo sguardo "io e Lucas ci siamo soltanto baciati!"sentivo la sua sopportazione scemare vertiginosamente mentre un'ondata di rabbia mi assalì.
"E pensi che questa non sia una pazzia?E' nostro zio!"la sua voce salì di un'ottava, seguito da alcune basse imprecazioni
"per te sarà forse tuo zio ma per me non lo è mai stato!"nessuno riusciva a comprendere il legame che c'era tra di noi, non era mai stato banale affetto. Io e Lucas ci attraevamo come il bianco riusciva ad attrarre a sé tutti i colori, e allo stesso tempo eravamo come nero, che senza l'altro perdeva qualsiasi sfumatura.Era impossibile staccarci. Ian ispirò affondo, provando a mantenere la calma, abilità che non avevamo mai ereditato da nostra madre
"da quanto tempo va avanti questa storia?"la sua espressione si incupita si attenuò e i suoi occhi si caricarono di rammarico
"da un po' di tempo"da quando Juliet era andata via, quindi da circa un mese e più, il periodo più bello della mia vita
"ci sei andata a letto insieme?"le parole gli uscirono caute, come se avesse avuto paura del loro effetto e sebbene fossi cosciente che mentirgli sarebbe stato di gran lunga più facile, non avrei mai potuto farlo. Non soltanto per una stupida questione di coscienza ma perché in tutti questi anni, non gli avevo mai nascosto nulla, c'era stata assoluta sincerità tra di noi. Ian era l'ultima persona dopo la mia famiglia che avrei mai voluto mentire. Inoltre, per entrambi eravamo diventati un libro aperto e non gli serviva nulla per leggere già la risposta nel mio sguardo. Forse era una semplice intuizione o una dote naturale ma negli anni era stato impossibile nascondere qualcosa l'altro. Era mio fratello gemello e mi conosceva meglio di chiunque altro
"Ian, sono adulta e vaccina, pienamente consapevole delle mie scelte"sebbene non intenzionalmente la mia voce uscì piuttosto piccata, ero pienamente consapevole delle mie azioni e non riuscivo a capire perché mi trattavano ancora come una bambina. Io e Lucas non avevamo reali rapporti di sangue era tutti così dannatamente legale!Avevo sempre apprezzato la premura e le attenzioni che mio fratello mi rivolgeva. Con lui mi ero sempre sentita come la sorellina protetta dal fratello maggiore, forse molto volte iperprotettivo. Come quando a 17 anni aveva provocato un occhio nero a un tizio di un anno più grande di lui, soltanto perché mi aveva bidonata, preferendo uscire con ragazza più grande. Il suo atteggiamento mi aveva sempre reso felice e fatta sentire protetta ma adesso era tempo di cambiare. Sebbene molte volte continuavo ad aver bisogno di lui, ormai ero libera e matura per cavarmela da sola. Sapevo alla perfezione cosa era giusto e sbagliato, cosa mi piaceva e cosa no e Lucas in quel momento rappresentava l'unico in grado di potermi rendere felice ma forse, su questo aspetto io ed Ian avevano idee divergenti
"Consapevole?!"mi guardò come una qualsiasi persona sana di mente guardava un pazzo mentale "ti rendi conto delle idiozie che stai dicendo?"strinse i pugni, imprecando qualche bestemmia "Santo Cielo, papà e mamma non avrebbero mai dovuto acconsentire a mandarti qui e di vivere da sola e mi maledico per non averti seguita"sembrò sul punto di strapparsi i capelli, la sua espressione si incupì, diventando incredibilmente seria "questa cosa deve finire all'istante"si avvicinò verso di me "Marianne, ti prego, stai lontano da lui, non so cosa ti è preso ma sicuramente questa 'sbandata' porterà soltanto dei problemi, e forse è meglio che non ti avvicini più a lui"quelle parole mi colpirono come uno schiaffo in pieno viso e purtroppo, il dolore non scomparve dopo qualche secondo, come le normali ferite. Quando io e lui avevamo iniziato questa cosa, ci eravamo buttati con tutti noi stessi, forse in maniera un po' precipitosa ma non avevamo badato alle conseguenze che sembravano far parte di un futuro così lontano. Una conclusione che aveva suonato a questa porta prima di quanto avessi mai immaginato mentre io cercato soltanto di rimediare più tempo. Così presto...troppo presto.Allontanarmi da Lucas?La sola idea per me era inconcepibile e ad immaginarla sentivo un fitta al petto diventare sempre più acuta. Adesso mi sembrava impossibile. Il suo odore mi si era impresso sulla pelle, i suoi occhi erano riusciti a scavarmi dentro e i suoi baci a farmi battere all'impazzata il cuore. Pensarlo riusciva soltanto a far accaldare il mio corpo. Separarmi significava dover rinunciare alla sua voce calda e penetrante che ti faceva accartocciare la pelle, ai suoi sorrisi luminosi che ti contagiavano e ti ammaliavano, sarei potuta rimanere ore ed ore a guardarlo, ai suoi profondi sguardi che ti facevano tremare le gambe tutte le volte. Era come allontanarti da una parte di me stessa, da quella più bella e felice. Perché ogni sorriso mancato sarebbe stato il mio, ogni sguardo fuggente sarebbe stato una lacrima in più e ogni bacio mai nato, un cuore fratturato.
"Non posso, non posso chiudere questa 'sbandata', come la chiami tu"inarcò un sopracciglio, ero disposta a tutto ma non ad allontanarmi da lui, sentivo le lacrime posarsi sul ciglio dell'occhio,perché io ..."perché io sono innamorata di lui!E se pensi che possa stargli lontana ti sbagli di grosso!"il silenzio piombò su di noi mentre mi rendevo conto delle parole che deliberate e prive di qualsiasi controllo erano uscite dalla mia bocca. Ero innamorata di Lucas?Pensarlo mi sembrava quasi assurdo ma a dirlo non suonava poi così folle. Sussultai, nel rendermi conto che a quella consapevolezza mi sentivo inspiegabilmente più leggera. Forse perché non ero stata io a parlare ma per una volta l'avevo fatta il mio cuore. Ero innamorata di Lucas e soltanto adesso mi rendevo conto della profondità di questo sentimento che non era appena nato ma risaliva a un rapporto costruito in tutti questi anni. Già in passato lo amavo, quando nascondevo quest'amore naturale, puro e genuino in un profondo affetto. Ora era diventato semplicemente troppo grande,troppo intenso e travolgente per poterlo nascondere ancora. "Mi dispiace Ian ma puoi chiedermi questo"lo guardai prima di precipitarmi in camera. Chiusi la porta dietro alle mie spalle e mi appoggiai contro la porta. Soltanto adesso sentivo le mie guance bagnate e mi asciugai gli occhi. La fine era arrivata davvero troppo presto.
Ian pov
La pioggia batteva sul cappuccio e oscurava la vista, alcune gocce mi scivolavano sul viso mentre la felpa bagnata si appiccicava al torace. Il vento agitava i capelli che uscivano dal cappuccio, sferzando sulle guance. Altro che estate, il cielo si era mutato in una tempesta invernale. Tuttavia, continuai a correre. Le strade erano quasi deserte mentre percorrevo il marciapiede calpestando l'acqua caduta. Le auto sfrecciavano sulla strada bagnata e scivolosa così come io correvo, il più veloce possibile. Mi concentrai soltanto sulla meta senza pensare ad altro, con i muscoli contratti dallo sforzo e le gambe che iniziavano a lamentarsi. Con cuffie nelle orecchie, lasciai che ogni suono o pensiero rimanesse all'esterno. Correre era l'unica cosa che riportava un po' di ordine nella mia testa, aveva una gran funzione liberatrice. Nel corso degli anni, l'avevo praticata più per necessità che per abitudine. Era l'unica cosa che riuscisse ad allentare la tensione. Poiché, l'unica cosa che ruotava nella tua testa era la meta che dovevi raggiungere. Scossi il capo mentre la pioggia continuava a scivolarmi sugli indumenti, ormai zuppi. Avevo percorso 3 chilometri, tutti con la pioggia. L'acqua non mi dispiaceva affatto, ormai ero abituato a correre grandi distanti anche con il peggior tempo, anzi la preferivo. C'era più silenzio e inoltre sembrava che la pioggia avesse potuto togliere ogni impurità, ogni brutto pensiero. Non mi importava dove andare, bastava che correvo, che sentivo i muscoli contratti fino all'estremo e il respiro corto. Non avevo mai avuto un percorso prestabilito ma mi lasciavo guidare ogni volta. Improvvisamente, il cellulare in tasca vibrò ma lo ignorai, tanto sapevo già chi era e guarda caso la stavo raggiungendo. Girai e mi ritrovai nel Clinton Hill Historic District, dinanzi a un'elegante villetta. Salii le scalinate e bussai mentre sotto al portico, mentre mi toglievo il cappuccio. La porta venne aperta e Emily sporse il capo. Gli occhi scuri si spalancarono nel constatare il mio stato, in quel momento non ero proprio in vena di spiegazioni e per mia fortuna, lei sembrò capirlo, dato che si scostò e lascio passare. Le lanciai un piccolo sorriso mentre mi pulivo le scarpe sul tappetino.
"Sei appena tornata?"non menzionai da dove, Atlantic City era ormai nella mia lista nera. Mi diressi nell'ampio ed elegante soggiorno, passando per la porta finestra ad arco, dagli alti soffitti con lampadari in cristallo, con vistosi quadri di stampo post-impressionistico e i morbidi divani bianchi in tessuto. Mi sedetti, sistemando le braccia lungo i bordi, quei divani erano i miei preferiti anche perché conservano molti ricordi piacevoli ma soprattutto piccanti. In passato, io ed Emily ci eravamo divertiti molto, la più bella estate di tutta la mia vita
"si,sono appena tornata e vedo che ti sei dato una bella rinfrescata"sarcastica come sempre, che goduria. Si avvicinò, parandosi dinanzi a me e dandomi una magnifica visione delle sue gambe lunghe e snelle, già quell'estate era stata indimenticabile. Alzai deliberatamente lo sguardo verso di lei, lentamente, in tal modo da bearmi della visione del suo corpo che a poco a poco si scopriva, il vitino da vespa, la deliziosa curva dei fianchi, il seno piccolo e sodo, il più bel seno che avessi mai visto, fino agli occhi che mi lanciarono un'occhiata severa. "Perché hai picchiato Lucas?"incrociò le braccia al petto, sbadigliai annoiato, deciso a non pensarci. Più ci riflettevo e più mi accigliavo mentre la voglia matta di distruggere qualcosa tornava prepotentemente a colpirmi
"se l'è meritato"mi incupii, tutta questa situazione era assolutamente impensabile. L'avrei accettata con tutti ma non con Lucas. Erano stati sempre legati ma mai ad immaginare che la cosa sarebbe degenerata tanto. A pensarci mi veniva quasi da ridere, mia sorella e mio zio, una notizia da prima pagina...
"ciò non è una valida giustificazione per ridurlo in questo modo, l'ho visto, gli hai praticamente rotto il setto nasale!"adoravo questo suo lato di pura indignazione e avevo sempre ammirato il modo in cui si animava quando qualcuno subiva un torto oppure si agiva con violenza, lo trovavo dannatamente tenero. Ai miei occhi mi era sembrava una giovane paladina della giustizia in minigonna, terribilmente avvenente. Tuttavia, non quando si trovava al lato apposto della riva, in quel caso era lievemente fastidioso. Mi accigliai maggiormente
"e cosa pensi avrei potuto fare?Si stavano baciando, te ne rendi conto?!Mia sorella e mio zio vanno a letto assieme!"Emily sussultò sorpresa, più per il mio scatto di rabbia che per quella notizia. I nostri occhi si incontrarono e un formicolio mi percorse la schiena, lo stesso che si manifestava quando la pensavo. Ero sincero quando sostenevo che quegli occhi mi perseguitavano tutt'ora. Da piccoli la prendevo sempre in giro per quel castano scurissimo, quasi carbone ma in realtà ogni volta che li guardavo restavo sempre ammaliato dalla loro profondità. Distolsi lo sguardo per non cadere di nuovo preda del loro effetto, e la sentii sospirare, inarcai un sopracciglio
"voi e Lucas non avete nessun legame di sangue"precisò, strinsi i pugni
"questo non giustifica assolutamente il loro comportamento!Lucas deve stare lontano da mia sorella"digrignai i denti per la rabbia che sentivo di nuovo esplodere
"Ian, io ho visto tutti i giorni i loro sguardi, non sono semplici occhiate, più si avvicinavano ogni giorno e maggiore era l'intensità con cui si guardavano, era logico che sarebbero finiti così" sgranai lo sguardo sorpreso alle sue parole
"Tu lo sapevi!"strabuzzai incredulo le palpebre. Emily esitò e un teso silenzio piombò su di noi, i nostri sguardi non si intrecciarono più, dato che lei distolse ben presto il suo con titubanza, e attesi qualsiasi cosa che mi facesse credere di aver sentito male. Ma,la vidi annuire, cauta mentre una coltre di rabbia mi oscurò lo sguardo, ispirai affondo, per mantenere la calma
"loro si amano, tu non puoi ostacolarli, fattane una ragione, dovresti saperlo che l'amore non guarda in faccia a nessuno, ti prende e ti stravolge senza pensare alle conseguenze, o forse no, dato che non te ne sei mai importato..."si zittì improvvisamente e mi sembrò di aver appena ricevuto una pugnalata in pieno petto. Mi alzai dal divano, non ero arrabbiato ma furibondo
"tu lo sapevi e non mi hai detto niente!"mi prudevano le mani dalla voglia matta di prendere a pugni qualcosa. La guardai e le mie labbra si piegarono in un sorriso amaro mentre percepivo la delusione scivolare sulle mie spalle. Emily era una delle poche persone di cui mi fidavo ciecamente, sarei stato il primo a mettere la mano sul fuoco per crederle. Tuttavia, a quanto pare mi sbagliavo. Non soltanto Marianne ma adesso ci si metteva anche lei in questa giornata di merda. Dinanzi al suo silenzio, feci una smorfia tirata "davvero un gran bel comportamento"affermai con tono asciutto, a quanto pare ero l'unico coglione all'oscuro di tutto. Mi avvicinai, guardandola con disprezzo " mi hai proprio deluso"ero venuto lì perché tra di tutti luoghi, per calmarmi ma invece ero stato preso per i fondelli, mi sentivo soltanto tradito. La sorpassai notando i suoi occhi lucidi e il suo voce tremare mentre mi chiamava ma la ignorai. "Addio, Emily"mi avvicinai alla porta e la chiusi alle mie spalle.
Rientrai in casa e mi tolsi la felpa, gettandola a terra. La pioggia aveva smesso e quindi gli indumenti si erano abbondantemente asciugati. La casa era ancora all'oscuro, così silenziosa. Salii le scale, per poi percorrere il corridoio e passai accanto alla stanza di Marianne. Lanciai uno sguardo alla porta e con un sospiro bussai ma non ebbi nessuna risposta. Mi fece forza, resistendo all'impulso di andare via, d'altronde era lei che aveva sbagliato non io. Tuttavia, ogni volta che si trattava di lei, l'orgoglio passava sempre in secondo piano. Silenziosamente, entrai e il mio sguardo ricadde su di lei, rannicchiata sul letto, ormai addormentata. Mi avvicinai, sedendomi sulla sponda del letto, le accarezzai i capelli, osservando il suo petto sollevarsi e abbassarsi, e le sue labbra schiuse. Era la mia sorellina, la mia rompiscatole di sorella ma per lei avrei fatto qualsiasi cosa e mandato in prigione il primo coglione che l'avrebbe fatta soffrire. Mi stesi accanto a lei, avvolgendole il corpo con il braccio e perdendomi nel profumo dei suoi capelli, lo stesso di quando era piccola
"Mi dispiace, Marianne ma farò di tutto per proteggerti".
RULLO DI TAMBURI!
*TAN TAN TAN*
Spero che l'attesa sia sta abbondantemente ripagata. Abbiamo scoperto un lato di Ian molto istintivo come il padre e ci siamo addentrati maggiormente in questo personaggio. Lui e Emily faranno pace?Ma soprattutto...MARIANNE HA CAPITO QUALI SONO I SUOI SENTIMENTI PER LUCAS!EUFORIA!Adesso ci manca soltanto Lucas, chissà, nei prossimi capitoli ritorneranno vecchi personaggi, secondo voi, chi sono?Per il leggere il nuovo succoso anticipo passate sulle mie due pagine le "Storie di Astrad" -fb- e "le_storie_di__astrad"-instagram-
Grazie mille, a tutti
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