Capitolo 38
La porta si mosse con un lieve scricciolo e quando alzai gli occhi, li vidi. La cartellina mi cadde dalle mani, non appena incrociai il loro sguardo.Non sapevo neanch'io cosa provai nell'assistere a quella scena, al suono di quelle parole e al bacio che avevo interrotto. Tuttavia le loro labbra erano così vicine da sfiorarsi, i loro respiri si mischiavano ed era come se i loro petti, abbracciati, avessero regolato il battito all'unisono. Improvvisamente, ebbi voglia di chiudere di nuovo quella dannata porta e con essa ciò che avevo visto. Era come se il tempo stesse scorrendo a rallentatore e sebbene sembrava essere avvenuto tutto in meno di un secondo, mi sentivo come se quella scena non potesse mai terminare. Ogni volta, scorgevo sempre nuovi particolari, come le sue mani attorno al suo collo, le sue che le sfioravano il bacino. Poi, la sua casa. Era come se fossi entrata in nuovo appartamento, completamente diverso dal precedente. Era stracolmo di scatoloni. Nell'aria albergava un'odore femminile, molto pungente, quasi nauseabondo. Le decorazioni delle pareti erano state sostituite dalle loro foto. Non c'era nessuna traccia dell'appartamento che ricordavo. Della casa di Lucas. Ormai, era diventata la loro a casa. Quella dove poter creare una famiglia. Soltanto, allora, mi accorsi delle scarpette. Minuscole e piccole scarpette femminili sulla sponda del tavolo. Juliet si accorse del mio sguardo e si allontanò lievemente dal petto di Lucas, rimanendo tuttavia,ancora tra le sue braccia "io e Lucas aspettiamo un bambino"mi sorrise. Piegò le labbra in un largo e soddisfatto sorriso "siamo così emozionati, non è vero, Lucas?"ammise emozionata, forse con troppa emozione per i miei gusti. Fortificò la presa intorno al suo collo mentre dalle labbra di Lucas, uscii un flebile si e provai a non stringere i pugni
"Congratulazioni, allora"balbettai, distogliendo lo sguardo. Lucas mi stava guardando.I suoi occhi erano puntati su di me e feci di tutto per non incontrarli, sebbene senza riuscirci. Ovunque, spostassi l'attenzione, li sentivo addosso e ciò mi faceva ribollire il sangue. Sapevo che Juliet era stretta ancora a lui ma era come se lei fosse scomparsa, inghiottita da quello sguardo. Per questo, cercavo di non incrociarlo. Non volevo fare la stessa fine. Non desideravo ripetere di nuovo lo stesso sbaglio, essere inchiodata da quegli occhi per poi essere spazzata via. Non c'era niente di più ingannevole di un uno sguardo che ti prometteva la felicità in un frangente.
Mi morsi la lingua, erano passati giorni e giorni dall'ultima volta che l'avevo visto ma era come se quel sottile filo che ci aveva unito, avesse continuato a legarci ancora. Come se quello strano legame non si fosse mai annullato. Anzi, il mio corpo avvampava, ogni volta che sollevavo la testa di un millimetro e quando lo incrociai, sentii lo stomaco in subbuglio. Fu, soprattutto, l'intensità dei suoi occhi a spaventarmi. La distanza appariva superflua, dato il calore che irradiava, era così forte da avvolgermi. Non servivano le braccia, poiché mi abbracciava con lo sguardo. Erano inutili le sue labbra, perché guardarlo, non faceva altro che ricordarmi del nostro bacio. Di colpo, quella maledetta sensazione tornò. Percepii dei formicolii nel ventre così forti da aver perfino paura del più piccolo dei movimento, per non sentirli. Deglutii e la sua voce mi riportò malvolentieri alla realtà "Ti serve qualcosa?"Juliet non fece nulla per nascondere la nota infastidita del suo timbro, apparentemente cordiale. Virai la mia attenzione su di lei, le labbra piegate in una morsa serrata.
"Silvia, mi ha chiesto di portarti questi, li hai dimenticati l'ultima volta che sei andato a casa"luogo che ultimamente cercavo vivamente di evitare il più possibile. Sebbene, non fosse possibile completamente, provavo perlomeno a diminuire le mie frequentazioni. Ciò, stava risultando incredibile facile, grazie al contribuito di Sabine e ai suoi straordinari. Inizialmente, aveva provato a distogliermi da questa idea, completamente folle ma alla fine, ero riuscita a convincerla, sebbene con grandissimo sforzo. Ormai, ero arrivata a un punto in cui non c'era neanche il bisogno chiedere. Qualsiasi attività 'extra' era sempre bene accetta, nella maggior parte dei casi. Questo aumentava in modo smisurato il mio stress ma perlomeno, preveniva questi 'incontri causali'. Più riducevo le possibilità di incontrarlo e meglio era per me. Juliet afferrò la cartellina "Per caso, Alexandra, ha dimenticato qui, il suo libro?"domandai e sperai vivamente di andare al più presto via di lì.
"Si, è stata qui ieri, insieme a Nicole, ci hanno aiutato con il trasloco" Lucas si spostò da Juliet e provai a contenere un'inspiegabile moto di soddisfazione. Con la coda dell'occhio, lo seguii mentre scompariva nella sua stanza, lasciandomi da sola con la sua 'fidanzata'. L'aria tra noi due divenne pesante mentre incrociava le braccia e mi innervosii maggiormente
"belle le scarpette"le indicai "Sarai contenta adesso"inarcò un sopracciglio "hai accanto a te, l'uomo migliore che conosca e spero vivamente che tu non sarai così stupida da lasciartelo scappare di nuovo, le seconde possibilità sono già rare. Forse, il mio parere non ti interessa ma Lucas sarà un padre eccezionale, perché si dedicherà amina e corpo a lui. Quel bambino crescerà con la consapevolezza di essere amato, di avere accanto a sé non soltanto un padre ma un amico, un confidente. Lui non si stancherà mai di giocare con lui, anche quando sarà stanco per il troppo lavoro, non si rifiuterà mai di accontentarlo. Sarà il suo più grande sostenitore e tifoso in tutto. La sua spalla su chi piangere quando sbaglierà. Farà di tutto per proteggerlo, per realizzare i suoi sogni, per stargli accanto, come fa con le persone che ama. Ti auguro vivamente di non avere una bambina perché ti posso assicurare che dovrai competere con lei, per averlo"sfociai in una risata senza ilarità " si innamorerà dei suoi sorrisi, amerà quelle braccia in cui affonderà la sera, la sua voce buffa quando le racconterà le storie. Lui sarà il suo pilastro, per sempre"Lucas avrebbe reso lei e quel bambino felice. Una fitta di gelosia mi attanagliò nel pensare che adesso 'l'eroe ' della mia infanzia, sarebbe stato solo un ricordo e che avrebbe fatto innamorare un'altra bambina di sé. Spostai lo sguardo e mi immobilizzai quando lo vidi, fermo sull'uscio della porta a guardarmi con un'intensità maggiore di prima. Era sorpreso ma le mie parole sembravano aver acceso una luce maggiore nel suo sguardo. I suoi occhi, se prima mi avevano osservato profondamente, adesso parlavano. Parole incomprensibili, inghiottite dal silenzio ma il loro significato arrivava chiaro e forte al mio corpo. Brividi elettrici mi scuotevano.
Mi feci forza e mi avvicinai, ad ogni passo, sentivo il suo sguardo posarsi su ogni centimetro del mio corpo. Strinsi le mani e mi fermai, i nostri corpi erano così vicini che non riusciva a passare neanche uno spiffero di aria. Un silenzio cadde su di noi, ben diverso da quello teso a cui ero abituata, quando stavo con lui. Era elettrico, carico di speranze nascoste. Era di attesa, aspettando il momento che ci avrebbe spinto l'uno tra le braccia dell'altro. Il mio respiro rallentò mentre cercavo di contenere l'assurda voglia di stringermi alle sue braccia, come se sentissi la mancanza del suo corpo. Era un silenzio soffuso, leggero e sottile e se fosse stato concreto, ero sicura che avrebbe avuto la consistenza morbida delle nuvole. La voglia di toccarlo era più forte che mai ma mi contenni.
"Grazie"afferrai il libro e le nostre dita si sfiorarono, un gesto piccolo che produsse un calore che invase tutto il mio corpo. Deglutii e indietreggiai "ora, forse è meglio che vado"mi voltai verso Juliet che mi salutò con un secco cenno del capo.
"Vuoi che ti accompagni?"scossi il capo
"No, voglio fare due passi, è una bellissima giornata"avevo il disperato bisogno di respirare e tenere impegnata la mia mente, contando i passi. Quante volte, prima di arrivare qui, avevo provato a deviare, temporeggiare. Mi ero ripetuta mille volte le motivazioni per fare dietrofront e magari andare a fare un giro a Central Park ma era stato tutto inutile. Ogni volta che emergeva il suo nome, il mio corpo si muoveva da solo. Mi allontanai, dritta verso la porta e ad ogni passo che udivo, sentivo il battito del cuore aumentare . Aprì la porta al mio posto e quando fui ufficialmente fuori da casa sua, mi girai "ciao Lucas"deglutii
"quelle parole"avvampai " hai detto che Juliet dovrà competere con sua... nostra figlia, perché lei si innamorerà di me. Anche a te, è successo?"si passò una mano tra i capelli color miele ed ebbi la maledetta voglia di toccarli "voglio sapere, non so, se ti sei mai innamorata di me"deglutii mentre la mente gridava di si ma io mi ribellavo. Non avevo mai provato quel genere di sentimenti per lui, sebbene gli volevo bene in modo profondo. La mia era stata un piccola infatuazione ma a quel tempo erano intervenuti così tanti fattori: gli ormoni, la prima sofferenza per un ragazzo, i suoi gesti gentili, il modo in cui mi stava vicino. Avevo frainteso così tanto.
"Tutte le bambine si innamorano del proprio papà, mia madre ha detto che io ero molto gelosa di mio padre, è normale"mentii "comunque, ero sincera, sarà un padre meraviglioso, buona fortuna, Lucas".
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Gettai la borsa, con il libro al suo interno, sul divano, più spinta da un impeto di frustrazione che per pigrizia. Avevo l'impellente impulso di battere i piedi per terra, come una bambina corrucciata , come se ciò potesse dissolvere tutto quel nervosismo. Mi sentivo scoppiare. A poco a poco, lentamente la mia vita stava riprendendo il proprio corso. Mi impegnavo con lo stage dei miei sogni e ciò doveva essere la mia assoluta priorità ma era bastato vederlo per sprofondare di nuovo. Non ne potevo più. Avevo ancora il fiatone per la corsa che avevo fatto e quella fastidiosa sensazione di essere ancora osservata da lui. A ciò di aggiungeva la mancanza di Ian, di James, i miei genitori e la città che aumentava ogni giorno di più. Fui quasi sul punto di strapparmi i capelli se non fosse stato stata interrotta da una voce
"Io torno e tu pensi a deprimerti, che razza di amica saresti?"Emily uscii dalla cucina con il suo famoso sorriso. Famoso, perché era quello che sfoggiava ogni volta che le capitava qualcosa di bello, come essere ritornata. Un sorriso che ogni volta riusciva sempre a confortarmi. Quel sorriso speciale tra il tenero e il divertito, gioioso ma soprattutto energico. Le perle dei suoi orecchini luccicarono, coperte dai capelli che le sfioravano in collo, in ciocche ondulate. Sembrava che il clima del Texas avessi elettrizzato quei capelli, a tal punto da renderli indomabili. Un look selvaggio che metteva in risalto la pelle abbronzata. Le ore sotto il sole rovente aveva baciato la sua carnagione di una calda sfumatura ambrata. Le labbra rosse brillarono a causa del lucidalabbra. Si avvicinò con un vivace e spumeggiante top giallo, segno dell'euforia per il suo ritorno. Spalancai gli occhi e mi precipitai tra le sue braccia. " Dio quando bello vederti"dopo tutto questo tempo ero contenta di vederla. Mi era mancata terribilmente. Emily era come la ciliegina sulla torta venuta dannatamente male, ti addolciva perlomeno la giornata. Sebbene somigliava di più a un Luna park super affollato, pronto per esplodere, gridando un'unica parola: divertimento, soprattutto dopo le due settimane di astinenza totale.
"Anch'io. Perlomeno ti reggi in piedi, quando ti ho sentita al telefono avevi una terribile voce nasale, mi sembravi quasi morente"constatò. Alzai gli occhi al cielo, divertita "tua nonna mi ha detto che eri da Lucas"la sua espressione diventò sospettosa mentre i suoi occhi brillavano incuriositi "devi raccontarmi, molte cose sai"annuì. Si sedette sul divano, accavallando le gambe e la seguii a ruota "e prima che tu mi chieda com'è andata, ti dico che è stato un inferno. Una noia mortale,perfino in città, era bella ma non possedeva lo stesso fascino lucente di New York, non aveva quel clima elettrizzante adatto a ogni grande metropoli. Era fin troppo tranquilla. Per mia sfortuna sono malcapitata nella casa di prateria di mio padre, distante circa mezz'ora, del suo appartamento e da Austin. Tre parole: erbacce, caldo, puzza di animale" odiava il caldo, in particolar modo quello afoso e ciò andava ad incrementare la lista delle cose che non le piacevano. L'Egitto, ad esempio, era bandito tra i luoghi esotici per le vacanze, preferiva di gran lunga paesi più ventilati. Reclinò indietro il capo "è stato un disastro, se mio padre cercava di far colpo, ha perso molti punti"sospirò "a te scommetto che non è andata meglio"annuì.
"Vediamo, da dove parto... ah si, sta andando tutto a rovescio, Juliet sta traslocando da Lucas, entrambi felice per l'arrivo del bambino mentre io ho rovinato anche l'unica cosa bella di questo periodo. Ho mandato in frantumi l'appuntamento con Ethan, sono letteralmente scoppiata a piangere sul suo petto, deprimente vero?" combattuta e depressa poggiai la testa sulla sua spalla, con un sospiro "sono una stupida"
"non sentirti in colpa per ciò che è successo con Ethan"alzai lo sguardo verso di lei "hai mai pensato che non è l'uomo giusto per te?Sarà anche premuroso e fantastico ma forse non è ciò che tu vuoi. Svegliati,Marianne, si vede lontano un miglio che sei attratta da Lucas, il modo in cui vi guardate, non ha paragoni, solo a rimanere in quella stanza i miei capelli si elettrizzano"sorrisi appena e lei sospirò "quello che sto cercando di dirti è che non puoi sostituire una persona con un'altra. Quella storia che uscendo con un altro, lo dimentichi, è una palla mondiale, fidati. Puoi essere pronta a distrarti soltanto quando avrai perlomeno affievolito il suo ricordo, solo a quel punto, uscendo, il suo ricordo sarà cancellato completamente." Si toccò il braccialetto "A me è capitata la stessa situazione, è successo due anni fa, durante l'estate tu eri impegnata con i corsi, non ti ho detto nulla per non farti preoccupare e mi dispiace ma pensavo che era una piccola infatuazione, invece, mi sbagliavo. La nostra relazione, non so neanche se si può chiamare così, è durata tutta l'estate, la più bella di tutta la mia vita. Tuttavia, tutte le cose belle prima o poi finiscono e come è arrivata estate, così è finita, lui è andato via. Ho provato ad uscire con altre persone ma per lungo tempo non ci sono riuscita. Mi sono scervellata in probabili relazioni con tutta me stessa, per dimenticarlo, cercando di poterle portare avanti sulla base del nulla. Alla fine, quello sforzo mi ha prosciugato completamente."In effetti, ricordavo che in quel periodo era molto scostante, vaga e così arzilla da nauseare.
"Non mi dirai chi è vero?" sorrise, dovevo prenderlo per un no secco.
"Non fare il mio errore, tu sei attratta da Lucas"mi morsi la lingua, il modo in cui mi faceva sentire, come sembrava avere il controllo dei battiti accelerati del mio cuore con un solo sguardo, come riusciva a far scomparire ogni cosa intorno, era unico. Le farfalle che mi perseguitavano, i brividi che danzavano, il corpo che avvampava ad ogni bacio
"sono attratta da Lucas, lo ammetto"alzai le mani al cielo. Lo ero sempre stata, col tempo la cosa si era affievolita ma mai spenta, purtroppo "cosa dovrei fare adesso?"prese la borsa e tirò fuori il mio telefono
"Devi chiamare Ethan, non puoi andare avanti così"mi porse il cellulare.
Lucas Pov
Chiusi la porta alle mie spalle, provando a cancellarla, era bastato vederla per incasinarmi di nuovo. Perfino, la casa sembrava avessi ripreso colore. Non sapevo se ciò era positivo o negativo ma la percepivo di nuovo mia. Tutti quegli scatoloni intorno aumentavano il mio senso di oppressione, quello spazio diventava sempre più claustrofobico. Tuttavia, quando era entrata da quella porta, sembrava aver portato con sé una ventata d'aria. I miei polmoni l'avevano respirato appieno e quel senso di soffocamento era magicamente scomparso. A tal punto, che non l'avrei mai voluto lasciar andare. Il suo profumo era ancora nell'aria, così come la sua presenza che non avrei voluto mai cancellare "lei ha Ethan, Lucas" Juliet mi voltò le spalle, iniziando a svuotare un piccolo scatolo,il tavolo tremava a ogni oggetto che sbatteva.
"Ethan non la merita"grugnii, stringendo i pugni. Non appena l'avevo vista, avevo scorto le terribili occhiaie sotto agli occhi spenti, il suo viso incredibilmente pallido, segno che non ero stato l'unico a passare parecchie notti insonne. Quando mi ero accorto del suo stato, avevo sentito l'irrefrenabile desiderio di stringerla, cullare e il montare della rabbia verso Ethan che diventava sempre più difficile da contenere, insieme al resto. Qualunque cosa avesse fatto, non ci avrei messo molto a fargli pentire di tutto. Non mi importava che per una seconda volta sarei stato in prigione, avrei percepito di nuovo sulla mia pelle il freddo delle sbarre, per Marianne, l'avrei fatto altre mille volte. Le sue parole mi ronzavano ancora in testa e mi maledissi per aver sperato in un si, così magari mi sarei momentaneamente calmato all'idea di non essere l'unico a provare quest'attrazione.
"Se non è Ethan, sarà qualcun altro, Lucas, non puoi impedirlo"Juliet serrò le labbra, la voce lievemente sprezzante e mi imbestialii ancora di più. Si avvicinò " sei arrabbiato?Anch'io lo sono. Sono stanca di essere sempre messa in secondo piano ogni volta che c'è lei, stiamo per costruire una famiglia ma sembra che lo dimentichi ogni volta che la incontri. Sono stata così felice quando mi hai proposto di trasferirmi qui ma non voglio assistere ogni volta a questo spettacolo. Penso sul serio che qualche ora da solo, ti rinfrescherà le idee, su cosa vuoi davvero"afferrò la borsa
"Juliet, aspetta"
"No, Lucas, sono stanca di aspettare" senza degnarmi di uno sguardo, mi superò e chiuse la porta alle sue spalle. Furibondo, diedi un pugno al muro così forte che i quadri tremarono e una fotografia cadde a terra. Sospirai, il vetro si frantumò, riversandosi in piccole schegge sul pavimento mentre la cornice si spezzò. Esasperato, la sollevai, era una foto di Juliet, all'ultimo compleanno che avevamo festeggiato insieme. Mi ero perfino dimenticato di averla, pensavo che le sue cose con fatica erano state cancellate, invece eccole di nuovo qui. Tolsi la cornice e qualcosa attirò la mia attenzione. Un foglio cadde a terra. Mi chinai e lo aprii, era un'ecografia. L'immagine era sbiadita, in bianco e nero, la figura quasi invisibile ma si scorgeva, minuscola e tondeggiante all'interno di una cavità nera. Non era molto differente da quella che mi aveva mostrato qualche giorno fa. L'unica differenza era la data. Questa, infatti, era di circa un mese e mezzo fa.
A parte gli errori, spero che questo capitolo vi piaccia, poiché a me non fa impazzire. Avrei potuto fare di più ma per il tempo non ho potuto fare molto. Comunque, secondo voi, come andrà a finire?Lucas ha scoperto nuove cose, posso sentire il vostro odio per Juliet aumentare XD. Per anticipi e curiosità per il prossimo capitolo, passate sulle mie due pagine "Le storie di Astrad"- fb- e "le_storie_di__astrad"- instagram-
Grazie mille a tutti
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