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Capitolo 37

Nick Pov

Scesi dall'auto e mi sistemai gli occhiali da sole sul capo,spingendo i capelli all'indietro. Alzai gli occhi al cielo, ultimamente le giornate stavano diventando sempre più limpide e chiare. Il tempo non era mai più bello e soprattutto adatto. Sembrava che mi stesse agevolando il lavoro. La conoscevo abbastanza bene da capire che Sabine avrebbe lanciato mille maledizioni affinché l'uscita venisse 'sfortunatamente' annullata e gran parte delle sue preghiere, riguardavano anche le previsioni atmosferiche. Per quanto potesse apparire ironica, il potere di quella donna non doveva essere alla leggera. Quella donna avrebbe potuto mettere a soqquadro tutto il mondo, se solo avesse voluto. La regina di ghiaccio,eh?Un nome che si addiceva a pennello alla sua figura. Non avevo mai incontrato una donna tanto testarda, decisa e così spaventata per un uomo. Era l'unica donna che avrebbe potuto far pisciare sotto dalla fobia l'essere più potente del pianeta, eppure in un contesto più intimo, sembrava tutt'altra persona. La sua posizione battagliero veniva sostituita da un comportamento molto più difensivo e codardo che cozzava con il suo aspetto. Qualche ferita passata?Mi sistemai i gemelli per non stringere i pugni e provai a calmare l'ondata di rabbia che sormontava. Sabine possedeva il fuoco nelle vene. Una fiammella che ardeva come brace, così dannatamente eccitante. Avevo sempre creduto che le rosse avessero un carattere piccante e intraprendente ma lei andava ben otre le mie fantasie. Era il rompicapo più avvincente che avessi mai incontrato. Una focosa sfida che risvegliava il feroce giocatore che era in me. Pensavo che quel lato fosse ormai ben sepolto, tuttavia lei riusciva a mascherarmi completamente e di certo questo non era un bene. Tutti avevamo dei segreti che custodivamo nelle nostre casseforti ed era evidente che lei avesse i suoi. Come io avevo i miei, ben diversi e soprattutto più pericolosi di molti altri. Non andavo molto fiero del mio passato e forse questo era uno dei motivi che aveva permesso a me e a Lucas di avvicinarci: entrambi non andavano orgogliosi delle proprie vicende passate che avevamo seppellito affondo. Entrambi avevamo compreso cosa significasse rischiare di andare quasi in prigione e con i miei precedenti, avrei potuto avere un mandato di cattura istantanea. Adoravo le sfide, amavo le scommesse, facevano parte di me e mai avrei potuto liberarmi del loro fascino. Questa stessa attrazione che in passato mi aveva procurato non molti problemi. Il gioco d'azzardo era diventata la mia ossessione. La vita stessa si era trasformata in un gioco. Tutta era una scommessa che avrei vinto a tutti i costi. Perdere non rientrava nel mio vocabolario e neanche la parola limite. Il limite che nel corso del tempo era diventata il mio unico pilastro per restare in piedi. Con il tempo, a caro prezzo, avevo soltanto imparato a moderare questo vizio e a spostarlo verso attività... molto più legali. Diciamo, che avevo iniziato a giocare in modo più 'salutare'. Infatti, non avevo dubbi sulla mia prossima vittoria che riguardava una rossa tutto fuoco e avrei fatto di tutto per conquistare.
Mi avvicinai a un pittoresco condominio a schiera, dalle vivacità tonalità salmone. Salii le scale in marmo e salutai il portinaio, prima di dirigermi al primo piano. Percorsi il corridoio, le pareti beige, così come il pavimento in piastrelle erano illuminate da una forte e radiante luce naturale che filtrava dalla finestra. Mi fermai dinanzi alla sua porta, in legno di ciliegio e bussai al campanello. Indietreggiai appena, percependo dei passi, avanzare e sorrisi quando la porta si spalancò "Nick, che piacere vederti qui"

"Hey, Juliet, ti disturbo?"scosse la testa e si scostò appena per farmi accomodare "stavi sistemando gli ultimi scatoloni?"entrai, chiudendo la porta alle mie spalle. Il suo appartamento, a parte per i mobili era praticamente spoglio, mentre, alcuni scatoli, di piccole dimensioni, ricoprivano il tavolo. Soltanto le pareti erano ancora decorate, con bozze dei suoi disegni, oppure piccoli quadri che aveva realizzato. Altri, invece, in cornici di legno, erano scarabocchi, tipici di un bambino. Lucas mi aveva menzionato al suo nuovo lavoro come insegnante d'arte.

"No,no, sai che non mi disturbi mai, stavo dipingendo"la mia attenzione ricadde sulle macchie di pittura che imbrattavano la maglia bianca. Un ciuffo biondo fuoriuscì dalla sua disordinata chignon, le sfiorò la fronte. Innamorarsi di lei per Lucas, doveva essere stato piuttosto facile. Oltre al suo aspetto avvenente, possedeva quel sorriso confortante che ogni volta gridava casa e grazie al suo carattere, riusciva ad attirare qualunque tipo di uomo, beh, tranne me. Indossava la collana di Lucas. Una piccola catena d'argento che terminava con il suo nome e un piccolo rubino che sfiorava l'ultima lettera. Un regalo del loro primo anniversario. "Sei qui per aiutarmi?"sorrise

"In realtà sono qui per parlare"il mio sguardo si posò sul suo ventre, con quella t-shirt lievemente attillata, si riusciva a scorgere la minuscola rotondità della sua pancia. Incrociai le gambe, appoggiando le braccia sulla superficie della cucina " ho saputo che sei incinta"la sua espressione si allargò, diventò ancora più felice. L'indaco dei suoi occhi scintillò per la letizia, chissà come sarebbe stato vedere quella stessa gioia sul volto di Sabine. Quella donna sembrava aver chiuso tutto i sentimenti al mondo esterno, si nascondeva, per paura o difesa, dietro una corazza inespugnabile. Mi domandavo coma sarebbe stato scalfire quel muro, come fosse stata la vera Sabine. Senz'altro molto più eccitante. L'ultima che l'avevo incontrata, avevo scorto quel lato che tanto teneva nascosto e quella visione mi aveva fatto impazzire. Vederla fuori dai suoi femminili tailleur ma in una comoda tuta che sembrava volerti invitare a scoprire cosa si celasse sotto, mi aveva spiazzato. Con i capelli che selvaggi si ribellavano alla sua coda, le labbra carnose e d'un rosso naturale, ancora più invitante e quegli occhiali che addolcivano l'espressione del suo viso. Inoltre, quell'aria imbarazzata e quasi vulnerabile, la rendeva simile a un grazioso confetto.
"Quindi, Lucas te l'ha detto"si avvicinò al frigorifero "birra,vero? "annuì e mi porse una lattina fresca "sai sono sicura che lui sarebbe molto felice , e anch'io, se tu fossi il padrino, ci terremmo molto entrambi"

"non trovi che sia un po' presto per parlare di queste cose?Mancano ancora molti mesi e in questo lasso di tempo potrebbe succedere di tutto"sorseggiai la lattina e la guardai, posai la lattina ancora piena sul bancone della cucina "non sono qui per farti le miei congratulazioni, Juliet"la scorsi sorprendersi dinanzi al mio tono serioso" sono qui per parlare di quella sera. Te la ricordi?"spalancò la bocca " o forse devo darti una rinfrescata. Sai, la sera in cui ti ho visto baciare un altro uomo"sciolsi le gambe"non so cosa è successo dopo e non voglio saperlo ma circa un mese dopo, eccoti qui, incinta" il suo bicchiere d'acqua si frantumò quando cadde a terra e la vidi impallidire mentre mi avvicinavo
"Non è come pensi"la voce era piuttosto incerta ma i suoi occhi erano fermi e duri. Potevo dire addio a un'altra amicizia. Inimicarmi la gente, infatti, mi riusciva piuttosto bene, soprattutto se avessi dovuto scegliere tra un'amica e una persona cara. Uomo o donna che fosse stata, se avrebbe fatto soffrire chi volevo bene, avrebbe pagato cara

"non sono un tipo che crede molto alle coincidenze ma spero vivamente di sbagliarmi in questo caso. Mi conosci e dovresti sapere che odio scherzare su argomenti così seri, quindi vedi di non ferirlo ancora, Lucas ha già sofferto abbastanza. Se non gli dici tu, lo farò io"le voltai le spalle "buon trasloco".

Lucas Pov

Guardai l'anello, il diamante continuava a brillare ancora adesso e più la luce entrava nella stanza, più sembrava splendere. La montatura in argento era levigata e leggera e ogni volta che lo giravo compariva quel nome: Juliet. L'avevo comprato più di un anno indietro, quasi all' improvviso. Un giorno, si era fermata dinanzi a una gioielleria e aveva indicato un solitario in oro, lo stesso che la sua migliore amica aveva ricevuto per il suo fidanzamento. A distanza di tempo, ricordavo ancora la sua espressione, il modo in cui le brillavano gli occhi, le labbra schiuse per la bellezza di quel gioiello. Sembrava che quell'anello potesse contenere tutte le sue speranze, i suoi sogni più nascosti. Lo guardava come una bambina in attesa del suo regalo ed improvvisamente avevo sentito l'impulso di realizzare quel sogno. Mi ero girato e la scelta mi era apparsa quasi lampante. Avrei reso la donna che amavo felice per sempre. Nick, mi avevo dato del pazzo quando gli avevo rivelato le mie intenzioni ma per niente al mondo avrei cambiato idea, più passava il tempo, più mi sembrava giusto. Alla fine, anche lui aveva gettato la spugna con l'unica raccomandazione di andare cauto ma era impossibile, già avevo organizzato tutto. Di lì a qualche settimana sarebbe stato il compleanno di Juliet e avrei coronare il tutto nel migliore dei modi ma lei se n'era andata prima del previsto. Ogni cosa era saltata e alla sera del suo compleanno, dopo un freddo messaggio di auguri, mi ero ubriaco a casa tutta la notte. C'eravamo soltanto io, la bottiglia di champagne e quell'anello che era finito nella pattumiera.
Con un sospiro chiusi il cofanetto, non avrei mai pensato di prenderlo di nuovo, di toccarlo, era come se quel giorno non fosse mai finito. Un deja vu infinito. Era come se il tempo mi avesse concesso un'altra possibile e questa volta avrei fatto bene a non sprecarla.
Sentii la porta, spalancarsi e velocemente nascosi l'anello nel cassetto, sotto i miei...i nostri vestiti. Chiusi silenziosamente il cassetto. L'appartamento brulicava di scatoloni, una scena che avrei tanto vivamente desiderato di vedere. Juliet aveva deciso di trasferirsi, era inutile continuare a rimanere separati quando trascorrevamo gran parte del tempo insieme e sarebbe stato più sicuro per il bambino. Avrei potuto seguirla e starle accanto meglio. Stava traslocando da un paio di giorni e già le nostre foto erano parse per tutta la casa. Foto dei nostri viaggi. Foto mie con uno stupido cappello d'avventura. Foto sue. Foto nostre, noi due abbracciati, noi che ci baciavamo in cima alla torre Eiffel, di spalle al Gran Canyon, sul ponte Carlo a Praga. A quel tempo, lei ero ciò che vedevo nella mia vita, ciò che immaginavo nel mio futuro. Dopo la guida pensavo che niente più mi avrebbe reso tanto...vivo, fin quando non l'avevo incontrata. Juliet era stata la mia ancora di salvezza quando pensavo di aver perso tutto. Lei mi aveva fatto scoprire lati di me che non avrei mai immaginato di possedere. Vedere il mondo, le sue meraviglie con i suoi stessi occhi. Insieme a lei avevo compiuto le più belle pazzie, come se fossimo tornati due ragazzini. Con lei, mi ero sentito finalmente felice, una sensazione che non provavo da tempo. Era semplicemente perfetta, ciò di cui avevo disperatamente bisogno. Quelle sensazioni erano tutt'ora esistenti. Tra di noi c'era ancora una certa complicità, una forte attrazione e un reciproco affetto ma qualcosa era cambiato. Non sapevo se era dovuto alla mia fiducia nei suoi confronti, alla paura di perderla ancora oppure perché dopo un anno qualcosa si era spezzato. Mi strofinai il viso con le mani, l'insonne di molte notti cominciava a fare il suo effetto. Raramente, in questi giorni riuscivo a dormire. Erano di più le volte in cui mi rigiravo nel letto a quelle dove mi svegliavo abbracciato a lei. "Lucas, ci sei?"la voce di Juliet mi raggiunse dalla camera

"Si, sono in camera"mi infilai velocemente la t-shirt e uscii dalla stanza. L'odore di gelsomino invadeva la casa e sembrava che niente fosse cambiato da quel giorno, da quando era uscita da quella porta. Era cresciuta circondata da quei fiori e da quando eravamo insieme, quel profumo aveva sempre accompagnato le nostri notti. Non appena, alzò gli occhi su di me, mi sorrise. Un buongiorno che mi era mancato da tanto tempo ma che purtroppo non provocava lo stesso effetto del suo. Ricordavo i suoi sorrisi luminosi, la sua espressione infantile era quasi comica. Perfino, i suoi occhi sembravano sorriderti, ti coinvolgevano a fare lo stesso, come se la sola tua presenza fosse stata la causa di quel sorriso spettacolare. Una reazione che solo Marianne riusciva a trasmettere. Strinsi lievemente i pugni ed accantonai quel nome. "Hai comprato qualcosa?"scorsi le buste ai suoi piedi. "Tutto bene?"era piuttosto pallida

" sono solo un po' stanca"l'ombra nel suo sguardo scomparve e Il suo sorriso si ampliò "devo mostrarti una cosa"prese una busta di carta bianca, con un nastro rosa e il nome del negozio come stampa "è una specie di sorpresa, spero ti piaccia, le ho viste e non ho saputo resistere"aprii la busta e tirò fuori un paio di scarpine bianche, di lana, accuratamente realizzate all'uncinetto "non sono adorabili?"sulla sommità si scorgeva un piccolo fiore rosa. Erano così minuscoli che facevi fatica a credere che erano per un paio di piedi. Lo stomaco si contrasse e quella snervante sensazione di disagio tornò ad infastidirmi. Mi sentivo come se stessi per compiere un salto troppo grande per la mia portata. Juliet sosteneva che ero soltanto spaventato, un atteggiamento naturale per tutti i papà ma ancora non riuscivo ad abituarmi. Era come se il tempo stesse correndo molto più velocemente di quanto avrei mai potuto immaginare e io rimanevo sempre più indietro. La cosa peggiore era la sensazione di impotenza, non avrei mai potuto protestare. Questo bambino era reale e sebbene mi avesse colto completamente alla sprovvista, avrei dovuto accettarlo "ti piacciono?"
"sono bellissime"la mia voce uscii ancora tentennante. La vidi avvicinarsi e posare le scarpette sul palmo della mano, erano leggere come piume, sarebbe stato così anche per un neonato?Deglutii, come sarebbe stato prenderlo in braccio?Quella sensazione continuò a pervadermi anche quando lei cercò di rassicurarmi

"Ti immagini se fosse femmina?"più volte aveva espresso, soprattutto quando stavamo insieme, il suo desiderio di avere una bambina. Ogni volta, me la immaginavo sempre allo stesso modo, con i suoi boccoli biondi, le sue morbide guancia e le labbra perfette. Quella visione, di loro due insieme, di noi 3 insieme, proprio come nelle foto, era stata la grande spinta che mi aveva incitato a commettere un'azione tanto avventata, come comprare quell'anello. Pensavo che sarebbe stato perfetto allora, peccato che mi sbagliavo di grosso. "Lucas, sarai un padre meraviglioso"un piccolo sospiro sognante fuoriuscii dalle sue labbra mentre poggiava la testa sul mio petto, i suoi capelli morbidi mi sfiorarono l'addome ma non percepii nessuna sensazione di calore come quando avevo la testa di Marianne sul mio petto. Allungò le mani e le intrecciò dietro al collo, alzando il capo verso il mio "Ti amo"si avvicinò alle mie labbra. Feci per rispondere ma qualcosa attirò la mia attenzione, dei passi e una voce che conoscevo molto bene

"Scusate, la porta era aperta... continuate pure"mi voltai e incrociai gli occhi di Marianne, guardarmi.

Scusate eventuali errori. Sono sicura che con questo capitolo, il vostro amore per Nick sia aumentato, anche a me piace molto come personaggio. Purtroppo, non posso rivelarvi nulla sullo stato di Juliet, per scoprire qualcosa di più, dovete aspettare i prossimi capitoli. Per anticipi e curiosità, però, potete leggere gli anticipi sulle mie due pagine "Le storie di Astrad" fb e "le_storie_di__astrad" istagram.

Grazie mille, a tutti

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