Capitolo 34
Spalancai la bocca, scioccata mentre continuavo a rigirare il test in mano, ancora, ancora e ancora nella speranza che i miei occhi potessero sbagliare ma ogni volta era sempre lì. La mano cominciò a tremare mentre un grappolo si fermò in gola e lo stomaco si strinse in una morsa. L'aria sembrava che improvvisamente avesse prosciugato tutto l'ossigeno. La mente era completamente in subbuglio, iniziando pian pian a spegnarsi mentre mi sembrava star precipitando nel vuoto.Deglutii, mordendomi la lingua, lei e Lucas...?. Percepii il sudore imperlarmi la fronte e le dita umide e sudaticce, stavo letteralmente sudando freddo. Lentamente tolsi il tappo e il mio sguardo si posò sulla punta assorbente, solitamente bianca ma non questa volta. La punta, infatti, era di un rosa acceso e sentii le gambe molli. Virai l'attenzione al panello di controllo, soffermandosi sulla linea blu che indicava che il test era stato svolto correttamente. Il pavimento sotto ai miei piedi scomparve.
"Cosa stai facendo?"sussultai e alzai lo sguardo, ero così concentrata che non l'avevo neanche sentita arrivare. Juliet era in piedi dinanzi alla porta con le braccia incrociate al petto, gli occhi fissi sulla borsa ancora a terra e me accanto ad essa. Mi alzai " non ti hanno insegnato a non frugare nelle cose degli altri?"strinsi le mani dinanzi alla sua occhiata riprovevole. L'aria era tesa come un rasoio, vi erano sguardi che ferivano più delle parole e taciti gesti più agguerriti delle armi.
"La borsa è caduta e il contenuto si è rovesciato, la stavo raccogliendo" roteò gli occhi, mi incupii maggiormente. Si avvicinò, si chinò per prenderla, infilò dentro la mano e controllò al suo interno, corrugando la fronte quando si accorse che mancava qualcosa. I suoi occhi indaco si fissarono su di me e in particolar modo su ciò che tenevo in mano. Per un secondo, mi sembrò quasi rabbuiarsi ma in seguito,sospirò e il suo viso divenne improvvisamente serio, impassibile. "aspetto un bambino" la voce uscii veloce come se volesse terminare la conversazione il prima possibile, senza divulgarsi in particolari inutili. Tuttavia, per quanto quelle parole fossero rapide, mi colpirono come un pugno. Sgranai lo sguardo, sbigottita, quella notizia mi stravolse, mille pensieri e mille sensazioni contrastanti mi assalirono e sembrarono darsi battaglia, non sapevo neanche io a quale dar retta. Avevo trovato il test ma fino all'ultimo avevo sperato, supplicato e pensato che lei non potesse essere incita sul serio. "Se non mi credi controlla tu stessa, ha il test in mano, no?" continuò, il timbro ancora più affilato dell'aria intorno a noi. Trattenni il fiato e ogni mia certezza crollò quando scorsi due linee blu incrociate sulla finestra dei risultati...positivo. Scossi il capo e il mondo si frantumò sotto ai miei piedi. Juliet era incinta.
"chi mi dice che è il figlio di Lucas?" ringraziai il cielo per la mia voce ferma, quando dentro ero tutta un tremolio. Assottigliò lo sguardo che si accese di rabbia e mi strappò il test dalla mano. Strinsi le labbra, Lucas non l'avrebbe mai accolta di nuovo a braccia a parte, non dopo tutto quello che gli aveva fatto. Il Lucas che conoscevo, il mio Lucas, era troppo in gamba per cadere così in basso, o almeno lo speravo vivamente, quando si giocava con il cuore niente era più sicuro. Non meritava di soffrire e mi auspicavo che non si fossero avvicinati così tanto.
Mi sorrise, un sorriso composto e femminile, di chi sapeva che la partita l'avrebbe vinta lei " sono andata a letto con Lucas ". Mi sentii gelare il sangue e il suo touchdown andò a segno, una voragine si aprii dentro di me mentre mi sentivo come svuotata di tutto, come se un grosso buco nero avesse risucchiato tutto, distrutta" Marianne, mi dispiace ma questo bambino è di Lucas al 100%, so di aver sbagliato, di averlo fatto soffrire e non sai quanto ho sofferto io nel domandarmi come se la passasse ma sono tornata, quindi non intendo lasciarlo. Penso che questo piccolo sia una benedizione, qualcosa che ci unirà più di prima, che ci permetterà di ricominciare e ti prego di non interferire. Tu hai la tua vita e lui la sua, separate" scandii l'ultima parola e percepii, adesso, il sangue ribollirmi nelle vene. Avrei voluto urlare come se dirlo ad alta voce, avrebbe potuto farmi credere che ciò non fosse vero, che quel bambino non fosse suo. Forse, ero cattiva a pensarlo ma una parte di me, sempre più grande, desiderava che puntino nella sua pancia, non esistesse. Eppure, era una povera creatura innocente ma istintivamente la disprezzavo. Quel piccolo che avrebbe avuto i suoi stessi occhi, quel miele bronzeo dai caldi riflessi dorati ma che mi avrebbe ricordato, tuttavia, che non era solo suo figlio. Indietreggiai appena, quando lei si avvicinò ancora di più. Involontariamente il mio sguardo ricadde sulla pancia, dalla silhouette perfetta e quasi trovai impensabile che lì ci fosse un bambino. Sebbene, soffermandomi meglio,scorsi una lievissima rotondità
"Luca, lo sa?"la voce mi uscii incerta e leggermente tremolante, un ciuffo biondo le cadde sul volto e velocemente lo sistemò dietro all'orecchio.
"No, quindi ti prego di non dire una parola, ho intenzione di comunicargli la notizia io stessa ed il prima possibile. Tuttavia, prima volevo assicurarmi che tu non fossi di intralcio" sbattetti le ciglia" te l'ho detto già una volta, Marianne, non avete futuro. Ho visto come vi guardate, vi desiderate ma è impossibile, tu sei la sua dolce nipotina e lui è un uomo. Un uomo che è ancora innamorato di me, come io di lui. Tu sei una specie di rimpiazzo,non potrai mai conquistarlo, in quel campo, quindi è meglio se lasci che questa cotta passi in fretta" il suo sguardo si addolcii " sei in gamba, sei forte e hai tutto un futuro dinanzi, ti innamorerai anche tu. Inoltre, lì fuori hai un uomo che ti sta aspettando vai da lui, perché come ho detto, non c'è spazio per te nel cuore di Lucas" si allontanò, mise il test in borsa proprio quando mia nonna ci chiamò dal piano di sotto, per la cena. Juliet, si avvicinò alla porta e prima di sparire, portò l'indice sulle labbra, invitandomi a fare silenzio.
Quando scesi le scale, erano già tutti a tavola e il posto che solitamente occupavo era off-limits. Juliet sedeva accanto a Lucas sulla sedia che avrei potuto reputare mia, era così a vicina a lui che i loro gomiti si sfiorano e quante volte, volontariamente o involontariamente l'avevo fatto soltanto per sentire il calore della sua pelle. Mi sedetti, accanto a mia nonna, proprio di fronte a lui, tuttavia il suo volto era rivolto alla donna al suo fianco e il mio umore cadde nel baratro. Quel senso di vuoto continuava ad accompagnarmi e si accentuava sempre di più. Improvvisamente, nel vederli sorridere entrambi, mi resi conto di averlo perso e con esso, anche una parte importante di me stessa. Il mio umore calò vertiginosamente e scossi la testa, per impedire alla tristezza o a quello che ero di assalirmi. Ero sempre e sarei stata sempre Marianne, solo Marianne. Sebbene, odiasse ammetterlo, Juliet aveva ragione. Lucas aveva la sua vita e io la mia, non eravamo più bambini. Il nostro rapporto ormai si era lenito da tempo.
"Per quanto resterai, Juliet?" Ryan si mise comodo sulla sedia, intrecciando le mani a pugno sopra le gambe, il suo completo da ufficio era stato sostituito da un comodo paio di pantaloni marroncino e una calda pullover color kiwi " c'è lo stavamo chiedendo perché è bello che sei tornata, io e Silvia siamo molto felici " purtroppo per loro, io non ero della medesima opinione . La sua mano scivolò in quella di Lucas e lo scorsi, stringere riluttante la sua, incerto, sembrava quasi imbarazzato. Silvia sorrise mentre io mi dedicavo all'interessante attività di schiacciare patate senza provocare neanche il minimo rumore e per questo, ci voleva proprio un arte.
" Penso di restare per molto tempo, non voglio più abbandonare così tutta la mia vita da un momento dall'altro ,ormai ho un lavoro, un appartamento sebbene non definitivo. Ancora non lo posso definirlo propriamente come casa mia, è piuttosto spoglio e non mi sento pronta a personalizzarlo, perché mi sono resa conto di preferire sempre e solo una casa e spero tanto di ritornarci, magari in futuro potrebbe succedere qualcosa che mi permetterà di farlo" mi fece l'occhiolino e strinsi la forchetta. Lucas tacque ma percepii il suo piede sfiorare il mio, trattenni un sussulto e alzai lievemente lo sguardo su di lui. I suoi occhi mi scrutavano e sembravano capire cosa c'è che non andasse, dato il mio silenzio lapidare, odiavo ammetterlo ma se c'era una persona che mi conosceva veramente bene, quella era proprio lui. Mi fece un piccolo sorriso e sentii lo stomaco contorcersi, lui era la causa di tutta questa situazione, di questo dolore ma era anche il solo che riusciva a tranquillizzarmi. Avrei voluto tanto aggrapparmi ad essi. Serrai le labbra, a che diavolo stavo pensando?Dannazione!. Bruscamente, scostai il suo piede e il mio corpo protestò di conseguenza, privato di quelle scintille che lo riscaldavano dolcemente, adesso una sensazione di gelo era l'assoluto padrone. Non ricambiai il suo sorriso ma chinai lo sguardo e mi concentrai sul cibo. Masticai il pollo il più lentamente possibile, per tenermi occupata. La sua tenera consistenza si sposava a meraviglia con le patate aromatizzate mentre il piccante delle spezie mi bruciava la lingua ma era un ottimo modo per tenere la bocca chiusa.
" Lo speriamo anche noi, Juliet" mio nonno diede una pacca sulle spalle a Lucas "sono sicuro che tutto andrà per il mio meglio per voi" già, con la creazione di una splendida famiglia e un nuovo nipotino. Il resto della serata passò velocemente, o perlomeno per gli altri, Juliet parlava vivacemente con i miei nonni, Lucas, invece, intratteneva con Ryan qualche breve chiacchierata e qualche battuta sugli sport, in particolare, quello automobilistico mentre io cercavo di ignorare le sue continue occhiate. Ogni volta che vedevo i suoi occhi posarmi su di me, rabbrividivo, era come se il suo sguardo mi inchiodasse alla sedia, così penetrante da mandare in tilt il cervello, rendendolo come gelatina. Più cercavo di ignorarlo e più mi scrutavo con un'intensità tale da disarmarmi. Sospirai e continuai a sparecchiare mentre gli altri erano in salone. Rimanere a debita distanza da lui, mi rilassava e mi sentivo di gran lunga più al sicuro. Non avrei saputo neanche come affrontarlo. Ogni volta che incontravo il suo sguardo, mi sembrava di sentire le parole di Juliet, di vederli, lí, insieme, in quegli occhi. Piegai la tovaglia mentre percepivo i loro mormorii e le loro risate, una briciola di invidia mi colpii nel pensare che si stavano divertendo, che lei si stesse rubando la mia vita. Chiusi bruscamente il cassetto, che rabbia!
"Ehy"trasalii alla sua voce rauca e maschile, ma cercai di non darlo a vedere, desideravo tenere per me l'effetto della sua vicinanza, cosí da non permettergli di sopraffarmi. Volevo difendermi da un nemico insediato dentro di me fino al midollo. Ogni passo falso e sarei caduta nel baratro, su una rupe che aveva la stessa morbidezza delle sue braccia. Mi sforzai di non voltarmi e cominciai ad asciugare con uno strofinaccio i piatti. Mi morsi la lingua, sperando vivamente che se ne andasse ma lo sentivo ancora in stanza. Perché era lí?... La sua presenza era così dannatamente difficile da eliminare dalla mia mente e non solo. Lo sentii sospirare, un sospiro lento che mi fece accartocciare la pelle come se il suo respiro caldo mi fosse arrivato dritto al collo " puoi parlarmi, sai?Non mordo più come una volta" trattenni un sorriso con grandissimo sforzo. Da bambini se gli facevo il muso e non parlavo per più di mezz'ora, per smuovermi, mi mordicchiava la spalla. Il risultato era un lotta che negli anni diventava sempre più difficile da sostenere,tutta colpa del tempo. Ogni volta, la sua statura aumentava, diventava sempre più alto, il viso si snelliva mentre il petto si irrobustiva e quando lo rifaceva quell'evidente cresciuta, il passare degli anni, cambiava tutto. Scacciai quei ricordi e lo ignorai quando percepii i suoi passi. In un primo momento credevo che se ne stesse andando ma mi sbagliavo di grosso. Era dietro di me. Quel senso di sicurezza svanii e fui costretta ad affrontare la realtà, cioé che il pericolo aveva il suo nome. Improvvisamente mi sentii afferrare il braccio e fui costretta a girarmi. La sua mano strinse il mio polso ma le dita mi accarezzavano la pelle, alcuni brividi percorsero la schiena " smettila"grugnì. Non ebbi il coraggio di guardarlo negli occhi e continuai a tenere lo sguardo basso, facendo finta di niente
"Non capisco, io non sto facendo niente"lo sbirciai,la sua espressione divenne sempre più torva
"E' da tutta la serata che mi sta evitando volontariamente e voglio capire perché?Ti ho fatto forse qualcosa, Marianne?" deglutii.Si passò una mano tra i capelli con nervosismo,le sue scapole si irrigidirono come se stesse fremendo dalla rabbia e sentii una fitta nel petto" questa freddezza, questa distanza non mi piace..."pausa" la sto odiando, soprattutto sei proviene da te" quando decisi di alzare il capo, scorsi un lampo ferito in quello sguardo e il senso di colpa mi devastò. Perché doveva essere tutto cosí difficile? Una parte avrebbe voluto rivelargli tutto ma un'altra piú cauta mi invogliava a tacere, per il bene di entrambi. Lo guardai, sentendo il cuore martellarmi in petto e scossi la testa, stringendo la mano intorno alla superficie del lavello. C'era una strana tensione nell'aria, qualcosa che faceva ribollire il sangue e mozzare il fiato, qualcosa che sebbene non volessi ammettere, era non solo eccitante ma anche profondo. Era come se ci fosse una sottile connessione tra di noi, un filo elettrico che ci univa e bastava vedere il modo in cui i nostri respiri si incontravano, i visi si sfioravano, per capire che se l'avessi toccato, mi sarei bruciata. Ero sicura che quella cicatrice mai mi avrebbe abbandonata. Per questo, bisognava spezzare quel filo.
"Vattene"ribadii, inarcò un sopracciglio sorpreso dinanzi al mio tono,prima segnavamo delle distanze e meglio sarebbe stato per entrambi. Lui ben presto avrebbe creato una famiglia, sarebbe diventato padre, a quella idea un'onda di tristezza mi invase, sarebbe ritornato dalla donna dei suoi sogni. Perché, per quanto provassi ad ignorarla, sapevo che lei era sempre lí. La sua era asfissiante e flebile presenza che continuava ad esserci tra di noi, ancora adesso. Un'opprimente terzo in comodo, il solo unico vincitore. Non vi era spazio per me e mi stava bene cosí, sul serio, o almeno cercavo di convincermi di questo. Lo guardai, aspramente " hai una ragazza che ti aspetta in salone, vai da lei" ma il mio corpo gli implorava di restare.
"E ora cosa diavolo c'entra?Stiamo parlando di te e di me, Juliet non ci riguarda" magari fosse stato vero, una piccola fiaccola di speranza si accese ma la spensi subito, lei riguardava, eccome. "Non sarai mica gelosa?"azzardò, gelosa io?Impossibile "Marianne, ascoltami lei non è importante quanto te" sgranai lo sguardo sorpresa mentre le sue mani scivolarono ai lati dei miei fianchi, il respiro mi si mozzò in gola. I miei occhi si soffermarono sul suo morbido collo, scendendo fino all'estremità superiore del suo petto che si intravedeva dalla maglia, arrossii. La mia attenzione si posò sulla sua bocca, su quelle labbra che avevano il potere di farmi dimenticare ogni cosa e mi chiesi quale sapore avrebbe avuto se... . Avevo il desiderio di baciarlo e da come mi guardava, sembrava che non fossi l'unica a volerlo. Scossi il capo, prima che fosse troppo tardi. Un solo assaggio del paradiso e saresti stato inghiottita dalla tentazione, per sempre.
"Si,invece!Tu stai con lei"bruscamente, usando tutta la mia forza e lo spinsi via "non ci sarà mai niente tra di noi, mai..."inalai un bel respiro" e sai perché?" sventolai il dito dinanzi al suo sguardo"mi sono innamorata di Ethan"mentii, forse, la più grande bugia che avevo mai detto in vita mia.
Perdonate gli errori, non ho avuto molto tempo. Mi dispiace anche che il capitolo magari non sia piaciuto ad alcuni, avrei potuto fare di meglio, lo so ma sapete tra tutte queste feste, è stato quasi impossibile scrivere. Inoltre, non volevo prolungare ulteriormente l'attesa. Ne approfitto per dirvi ancora una volta buone feste, soprattutto felice epifania e buon rientro a scuola. Allora, cosa pensate che succederà adesso?Se siete curiosi, visitate le mie due pagine "Le storie di Astrad"- facebook- e "le_storie_di__astrad" -istagram- per anticipi, curiosità e altro.
Grazie mille a tutti.
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