Capitolo 33
A volte le cose importanti della vita, ci sfuggono di mano. Ci sfiorano e noi non le vediamo neanche, troppo indaffarati a causa di quelle cattive e sembra che perdiamo anche le cose belle. Vogliamo che la felicità ci raggiunga, tuttavia, non la riconosciamo neppure.Non ci rendiamo conto che in mezzo a tanto dolore, malvagità, esistono ancora quelle cose che ti fanno capire che vale veramente la pena vivere. Sono cose all'apparenza piccole, dunque una rarità, che capitano improvvisamente oppure quotidianamente, in entrambi i casi, non riusciamo mai a riconoscerle. Può essere di tutto, d'altronde le cose belle sono nascoste in ogni cosa. Come quando il vento ti sfiora il viso, lentamente, come se fosse velluto, oppure quando ti accarezza i capelli mentre guardi il cielo. Alzi lo sguardo e ti sorprende, perché non esiste niente di più naturale, magico e bello, di quei colori. Il dorato del sole al tramonto che espande le sue braccia verso il candido delle nuvole e sembra quasi di percepire il calore di quell'arancio che ti abbraccia la pelle. Quelle pennellate che sembrano avere il potere di alleggerirti, di farti dimenticare di punto in bianco, tutte le cose spiacevoli. Le cose belle, prima o poi arrivano per tutti, basta soltanto avere pazienza ed aspettare un po'.
Entrai nel locale e vidi Emily salutarci, alzando la mano per farsi notare. Il bracciale ciondolò mentre i capelli le sfioravano il viso e un gran sorriso comparve sulle sue labbra lucide, quando chinò il menù. Io e Sabine ci avvicinammo al tavolo. Fino a un'ora fa, questa sarebbe dovuta essere una veloce pausa pranzo tra amiche. Tuttavia, quando ero passata nell'ufficio di Sabine e avevo visto di nuovo quell'aria assorta, mi ero convinta che aveva bisogno di distrarsi. Era da qualche settimane che continuava a mostrarsi esaurita e stressata, come se non avesse chiuso occhio da tempo. L'ufficio era diventato un campo minato, nessuno ormai osava avvicinarsi. La notizia del suo pessimo umore aveva creato un gran scompiglio, poiché chiunque era cosciente che se fosse entrato in quell'ufficio non sarebbe uscito vivo. La regina di ghiaccio si stava mostrando in tutta la sua spietatezza. Inoltre, avevo come l'impressione che stava diventando una stacanovista per fuggire da qualcosa, oppure da qualcuno, facendo del lavoro la sua assoluta priorità. Una necessità volontaria più che un desiderio, che avevo imparato a conoscere, quando cercavo di tenere a freno i miei pensieri. Tutta la mia solidarietà ed empatia mi avevano spinto e alla fine avevo dovuto sudare, essere irremovibile e caparbia per convincerla. In conclusione, questa pausa pranzo si sarebbe trasformata in una piacevole uscita tra donne, lontane da qualsiasi tipo di distrazione. Più di una volta Sabine si era mostrata assolutamente divertente fuori dagli abiti professionale, e scommettevo che rilassata, sarebbe stata completamente un'altra persona. " Scusa il ritardo, ma abbiamo dovuto finire delle cose" mi slacciai il giubbotto e lo feci ricadere sulla sedia. Per fortuna, non c'era molto traffico e il locale non era distante anni luce, quindi l'avevamo raggiunto piuttosto in fretta. Il Remedy Diner aveva il classico aspetto di una tavola calda degli anni 50, con uno stile vintage tipicamente americano. A partire dal pavimento a piastrelle sulle tonalità del bordeaux e del giallo, alle pareti color pastello, fino agli sgabelli del lungo bancone dalla superficie di marmo e i comodi divanetti in pelle, in avorio. Inoltre, le numerose luci contribuirono a schiarire il locale, facendo emergere quel pizzico di modernità, con sedie e tavoli di legno, da rendere quel luogo confortevole e rilassante, allontanando l'atmosfera esuberante degli autentici locali anni 50. Nell'aria albergava l'odore di caffè, di bacon e uova, un'aroma che alimentava l'acquolina in bocca. Era proprio per la bontà del cibo che Emily aveva insistito tanto per andarci e alla fine, eccoci qui."Non preoccuparti, anch'io sono arrivata da poco, comunque, piacere, Emily" la mia amica si alzò "sono davvero contenta di conoscere una donna con le palle, scusa il termine ma è di dovere, non si trovano tante donne ferree come lei, basta notarla una volta per capire che è un tipo deciso, già mi piace" molto spesso le avevo raccontato del mio capo e aveva sempre mostrato un'assoluta ammirazione nei suoi confronti. Sabine rappresentava il genere di donna che Emily aspirava a diventare, magari non così autorevole ma comunque ambiziosa. Sabine sorrise e ci accomodammo. " Voi che prendete?Questa mattina sono andata per la prima volta in palestra, quindi, voglio concedermi una specie di brindisi, uno strappo alla regola. Penso che prenderò un brie croque monsieur sandwiches, con formaggio, uova e prosciutto cotto" Emily chiuse il menù, soddisfatta della sua scelta. Il mio capo, invece, continuò a sfogliare e i suoi occhi si illuminarono di desiderio nel leggere il menù, tutti quei nomi sembravano deliziarla. Aveva tutta l'aria di non aver fatto colazione stamattina e di non aver mangiato ieri sera, o almeno di non essersi nutrita adeguatamente con del vero cibo.
"Penso che seguirò la tua filosofia, sono stufa di mangiare cibi in scatola oppure preconfezionati, è un periodo in cui il lavoro non mi lascia un attimo libera, quindi molto spesso mangio in ufficio, oppure a casa, tuttavia sono così stanca che spesso mi addormento a stomaco vuoto" commentò, infatti, le piccole occhiaie che in questi giorni sfoggiava, segnavano che non dormiva da un bel po'. " Dunque, vada per il Jarlsberg Grilled Cheese and Ham Sandwich, ho sempre amato gli anelli di cipolla fritti, un peccato di gola che non riesco proprio a togliermi" si leccò le labbra,un lampo balenò in quegli occhi e come se fosse stata scottata da un brutto ricordo, smise all'istante. Scosse rapidamente la testa ed improvvisamente i suoi occhi e quelli della mia amica, si posarono su di me, in attesa della scelta. "Io a differenza vostra, preferisco qualcosa di più leggero, quindi, soltanto bacon e uova" Emily sfociò un gemito contrariato, con il pollice all'ingiù
"Buu!Smettila di fare Mss Perfettina e concediti qualche piacere, oppure hai paura che il tuo uomo non ti voglio più?" la sua espressione si tinse di divertimento mentre Sabine sfociò in una risata scherzosa. Le feci la linguaccia e scrollò le spalle con disinvoltura, i capelli corvino le solleticarono il collo " anche in ufficio, è così... composta?" si rivolse al mio capo, con quell'aria da meschina pettegola, sporgendosi verso di lei. "Diciamo che ultimamente si sta concedendo parecchi privilegi, come protestare ai miei ordini e sbandierare qua e là i suoi giudizi" le labbra di Sabine, si incurvarono in un sorriso malizioso mentre dietro di noi si materializzò il cameriere, le lentiggini e la massa corposa di ricci biondo scuro, gli davano un'aria apparentemente goffa. Sembrava anche abbastanza timido,data la frenesia che usava per mordersi il labbro, Emily gli fece scherzosamente l'occhiolino, il cameriere arrossì come un peperone. Non aveva proprio nessuna pietà e mentre io ribadivo le nostre ordinazioni, la mia amica intraprese un'entusiasmante chiacchierata con il mio capo. Una conversazione che affrontò molto punti: dai cosmetici taroccati, ai gossip più succosi, fino ad arrivare ai luoghi ideali per una vacanza di tutto rispetto e soffermandosi sulle catastrofi naturali.
" Cosa ti piacerebbe fare?" Sabine si pulii le labbra dopo aver letteralmente divorato il suo panino, ad ogni morso aveva emesso un sospiro estasiato, masticando con calma come se volesse godersi fino all'ultimo ogni singolo sapore, sfociando poi in innumerevoli commenti di gratitudine, per aver assaggiato qualcosa di così buono. Nel frattempo, un lento e sinuoso blues serpeggiava la sala, i bassi suoni della tromba sembravano entrarti dentro per spingere il tuo corpo a muoverti. Non c'era bisogno di conoscere i passi, ti spingeva la musica, era un ritmo naturale che abbracciava le pulsioni del corpo, le conduceva. Il ritmo dei piatti della batteria ti faceva volteggiare la mente, rilassandola completamente. A ciò, si accompagnarono i mormorii della gente e le piccola urla dei bambini che curiosavano in giro. Emily, si leccò l'indice su cui erano cadute delle gocce di formaggio mentre finiva il suo sandwich,alzando poi lo sguardo verso di lei
"In realtà, mi sono presa un periodo sabbatico, per schiarirmi le idee, ho sempre fatto moltissime cose contemporaneamente e ciò mi ha confuso, non sono mai riuscita a capire cosa fare per realizzarmi, per sentirmi pienamente soddisfatta della mia vita. Quindi, una volta finito il liceo, non avevo la più pallida idea su cosa fare, mi sono sentita pressoché smarrita" strinse le spalle. Emily era inarrestabile, un ciclone, non si era mai fermata e si era sempre buttata a capofitto in tutte le cose che più amava. Ricordo che durante le nostre lunghe chiacchierate al telefono o su Skype, mi raccontava delle sue giornate piene zeppe di impegni, non aveva un attimo di tregua, questo perché metteva tutta se stessa per portarle a termine, in tutto ciò che le piaceva. Una o due volte mi aveva detto di invidiarmi, perché già subito sapevo cosa fare della mia vita ma mi aveva sempre supportato in tutto e sapevo che prima o poi avrebbe avuto le idee chiare. Che avrebbe trovato qualcosa o qualcuno da fermarla e di rendere piena la sua vita. Sabine annuì concordante, allungando un mano verso il mio bacon e chissà cosa sarebbe successo che mi fossi imposta "Hai fatto bene, intraprendere il collage oppure una professione non è facile, stiamo parlando di completare un tassello importante della tua vita, quello che ti darà una grande gratificazione non soltanto economica ma anche emotiva. Non bisogna prenderlo alla leggera" accavallò le gambe, messe ancora in risalto dal suo pantalone color cipria
" Per te è stato facile scegliere?" la curiosità ebbe la meglio su di me, una donna come Sabine sembrava sempre avere le idee chiare su tutto. Scoppiò a ridere, una risata femminile e di buon gusto, come se stesse aspettando soltanto di uscire. "Assolutamente no, ero arrivata a un punto in cui l'avevo perfino odiato il mio lavoro, ringrazio il cielo che sia stato breve. Anche mia nonna era una giornalista e ogni volta alle cene di famiglia e non solo, raccontava delle sue 'avventure', le adoravo, era come se fosse un'eroina. Fin da piccola ho mostrato subito un certo interesse verso il campo del giornalistico e crescendo, diciamo che ha iniziato ad essere una scelta scontata, piuttosto ovvia, a tal punto da diventare forzata. Non sapevo se volessi proseguire oppure cimentarmi in altro. Ricordo di aver lasciato tutto e di essere volata con il mio ex a Londra, volevo essere libera, pensate, mi era entrata in testa l'idea di diventare un'attrice. Poi sono subentrati i problemi" incrociò le braccia le braccia come se volesse proteggersi da quei ricordi, la sua espressione si tinse di un velo di tristezza che subito svanì e immediatamente si ricompose "poi sono tornata a casa e ho compreso che desideravo diventare una giornalista, così mi sono messa sotto e mi sono data un gran da fare"Emily spalancò la bocca in un wow di ammirazione e le dedicò un piccolo applauso, sorrisi.
"E' ufficiale Sabine Todd, ti adoro, tieniti pronta che scommetto usciremo molto spesso insieme, vero, Marianne?" annuì e alzò il bicchiere in un brindisi festoso.
" Marianne, puoi prendermi altra farina" la voce di mia nonna Silvia mi raggiunse dalla cucina e mi alzai dal divano. Ero tornata a casa da un'ora, dopo aver sbrigato gli ultimi compiti. Io e Sabine, subito dopo il pranzo con Emily, eravamo tornate in ufficio, tuttavia, sebbene io potevo godere di un'orario flessibile che mi permetteva di uscire non troppo tardi, non potevo dire lo stesso del mio capo. I suoi turni prevedevano 3 ore più dei miei, se iniziavo alle 9, lei allora era lì già dalle 6, se finivo alle 6, lei rimaneva fino alle 9 e molto spesso, soprattutto in questo ultimo periodo, si prolungava ulteriormente. Vederla lì, in ufficio con quell'aria stanca, immersa in tutte quelle carte mi aveva fatto una gran pena, a tal punto che le avevo chiesto di aiutarla. Tuttavia, mi aveva eclissato con un sorriso, dicendo che avrebbe provveduto da sola e che le piaceva stare in ufficio, lì perlomeno c'era qualcuno mentre a casa sua nessuno. Non sapevo se questa fosse una sua scelta di vita ma Sabine aveva bisogno di qualcuno e sperai vivamente in Nick. Tra di loro c'era un'intesa particolare, era come se i loro occhi intrattenessero una conversazione segreta. Inoltre, l'attrazione che provavano nei confronti uno dell'altro era palpabile. Nick l'aveva ammessa e accettata fin da subito mentre Sabine continuava ancora a non rendersene conto oppure la ignorava.Tuttavia, mi chiesi per quanto tempo poteva continuare a negarla. Mi avvicinai alla credenza e l'aprii. Allungai il braccio per prendere il sacchetto, situato piuttosto in alto ma a stento riuscivo a sfiorarlo, mi alzai sulle punte e sventolai la mano per prenderlo ma niente. Arricciai il naso,spazientita e saltellai sul posto per raggiungerlo
"Aspetta ti do una mano" mi voltai di scatto mentre il suo calore mi avvolgeva. Il suo corpo spingeva contro il mio e la durezza del suo petto sembrò lasciar posto a una morbidezza senza eguali. Il suo addome era caldo e... rassicurante. Allungò il braccio, in un fruscio e il suo profumo mi invase i sensi. Non era pungente come l'acqua di colonia, tipica di tutti gli uomini, era naturale, fresco e naturale. Odorava di sapone, di spezie e di uomo. La mia schiena aderì di più al suo torace mentre percepivo il suo respiro caldo sul collo, provocandomi la pelle d'oca. L'altra mano scivolò sul mio fianco per impedirmi di cadere e trattenni il respiro, il cuore aveva iniziato a dare di matto. Era un battito continuo. Abbassai la mia mano, ancora a mezz'aria e il mio corpo provò ad abbandonarsi al suo, come quando eravamo piccoli. Quando tra quelle braccia mi sentivo custodita e al sicuro da tutto, proprio come ora. Tuttavia, prima di riuscire a posare la testa sul suo petto, lui si allontanò, raggelandomi. Mi girai, Lucas era dinanzi a me con il sacco di farina in mano. Quand'era stata l'ultima volta che l'avevo visto?Davvero molto tempo. La sua visione mi abbagliò. Sebbene con i pantaloni era sempre stato bellissimo, così toglieva addirittura il fiato. I jeans scuri si stringevano attorno alle sue gambe erculee, una maglietta grigia premeva sul suo bollente addome, guizzante di muscoli, il risultato di tutti gli anni di sport adolescenziali che aveva fatto. I capelli gli ricadevano sulla fronte e non erano mai sembrati così lucenti, un miele dalle calde sfumature dorate. Appariva così rilassato, quasi spensierato come un ragazzino e non uomo afflitto dai problemi "G-Grazie" farfugliai, rossa in viso quando mi porse la farina, vederlo di nuovo a pochi centimetri da me era uno shock improvviso. Deglutii "come stai?" mi morsi la lingua per non continuare
" Bene... tu?" si sfregò le mani e l'aria intorno si fece inaspettatamente tesa. Mi guardò dalla testa ai piedi e mi sentii bruciare dinanzi a quello sguardo curioso, investigatore e profondo. Si soffermò a lungo a guardarmi ed ogni occhiata mi sentivo sciogliere. I nostri occhi si incontrano, uno strano lampo guizzò nel suo sguardo, sembrava divorarmi"sono felice di vederti" ah, dov'era finita la mia capacità di parlare?. Schiuse le labbra per continuare ma qualcuno lo interruppe
"Lucas, eccoti qui" Juliet entrò raggiante, avvicinandosi. I capelli legati in una crocchia che le liberava il volto a diamante, jeans aderenti che fasciavano le sue gambe rese ancora più lunghe dai tacchi, una giacca aperta, dalle tonalità marroncino che le ricopriva le spalle e una maglia bianca che stringeva i seni. Il suo sguardo si posò su di me e avvinghiò con nonchalance il suo braccio a quello di Lucas, come se stesse dichiarando il proprio possesso "Ciao, Marianne, come stai?" strinsi i pugni, da quando era diventata così appiccicosa nei suoi confronti?Perché a Lucas sembrava non dar fastidio?Ma, soprattutto, perché pensavo a queste cose?.Provai a concentrarmi su altro per scacciare questi pensieri, come ad esempio Ethan e sfoggiai un sorriso forzato
" bene" provai ad ignorare lo sguardo di Lucas ancora su di me e udì altri passi. Silvia entrò in cucina, i capelli legati in una coda, il nero ormai stava lasciando sempre più spazio al bianco, e uno straccio in mano con cui si puliva le mani. Il suo viso, con qualche accenno di ruga ma dagli zigomi aggraziati, si illuminò e le sue labbra sottili si schiusero quando i suoi occhi scuri si posarono su Juliet.
"Juliet, tesoro, come stai?E' dalla sera del ballo che non ti vedo" si scambiarono un caloroso abbraccio " è così bello vederti" guardò Lucas e poi lei "vedervi, ci sei mancata tanto in questo ultimo anno" Lucas strinse i pugni. Provai a contenere la mia collera, come potevano essere così tanto buoni con lei?L'aveva lasciato,spezzandogli il cuore ed aveva abbandonato tutto. Aveva sofferto come un cane per lei, ne ero sicura. Su questo argomento era sempre stato piuttosto vago ma ogni volta che emergeva, lo vedevo irrigidirsi come se stesse alzando un muro, non permettendo a nessuno di entrare. Mi dispiaceva un mondo per lui ma una parte di me quando aveva saputo della loro rottura, aveva gioito. Lucas, era il mio migliore amico ma da quando lei era entrato nella sua vita, si era allontanato, le chiamate diventarono sempre più rare, mentre le visite - già poche- erano completamente sparite. Quando si erano lasciati, si era chiuso in se stesso, allontanandosi dalla famiglia. All'inizio, pensavo fosse soltanto un modo per schiarirsi le idee, un periodo ma mi sbagliavo. Lui improvvisamente era scomparso, era diventato così distante e mi ero sentita così abbandonata. Completamente persa senza di lui. Ora lei era tornata come se non fosse successo nulla, come se non avesse distrutto la vita alla persona più cara che avevo al mondo. " Perché non restate per cena?Siete qui e stavo preparando il dolce, a me e a Ryan farebbe molto piacere" serrai le labbra, fantastico, davvero una grande idea.
"Mi farebbe molto piacere" sorrise, i suoi denti erano così bianchi che avrebbe potuto far invidia ad Angelina Jolie "posso aiutarti?"
"Oh si, stavo giusto finendo il dolce, sai, Marianne non è mai stata brava a cucinare, ultima volta che ci ha provato, stava quasi per incendiare la cucina" Lucas provò a trattenere un risata senza riuscirci, feci una smorfia. Avere sangue italiano non significava che fossi automaticamente portata per la gastronomia. Sebbene l'Italia era la patria del buon cibo, sembrava che quel gene fosse saltato. Perfino, Ian mi prendeva in giro su questo, vantandosi di essere più bravo di me. Cosa assolutamente vera e una grande seccatura " Marianne, perché non sistemi la roba di Juliet, mentre noi andiamo?"interiormente sbuffai e afferrai la sua borsa, insieme alla giacca quando mia nonna me li porse, prendendo la farina "Lucas, per favore, potresti iniziare ad apparecchiare?" annuì pigramente, neanche lui sembrava entusiasta dell'idea, ci scambiammo uno sguardo solidale ed il mio umore migliorò lievemente. Mi allontanai e salii in camera. Lanciai la giacca sul letto,rivestendola di tutta il mio disprezzo e la vidi atterrare perfettamente sulla sponda, mi cimentai a fare la stessa cosa con la borsa ma questa volta, il risultato non fu lo stesso. La borsa cadde a terra, aprendosi e riversando gran parte del contenuto a terra. Cavolo. Mi inginocchiai a terra e cominciai a raccogliere: chiavi, portafoglio, pettine e dovevo ammettere che aveva un gran assortimento di trucco. Tuttavia, qualcosa attirò la mia attenzione, era ai piedi del letto. Aveva una forma ellittica, era rettangolare con gli estremi arrotondati, non aveva un gran spessore ed era bianco con un tappo dalle tonalità viola. Allungai la mano e lo preso. Improvvisamente, mi sentii mancare la terra da sotto i piedi e trattenni il fiato, era... un test di gravidanza.
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I need your love di _PandaForever_
Tan Tan Tan, ecco il nuovo capitolo, spero vi piaccia. Sono stata piuttosto bastarda e so che me ne pentirò, a causa delle vostre continue minacce ma questo è solo l'inizio. Perdonate eventuali errori ma ho fatto il possibile per pubblicare il prima possibile. Fatevi sapere cosa ne pensate, se siete curiosi potete leggere gli anticipi del prossimo capitolo sulle mie pagine "Le storie di Astrad" e "le_storie_di__astrad". Votate e commentate.
Grazie mille a tutti.
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