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Capitolo 31

Lucas pov

Lo sgabello traballò e i bicchieri tremarono per un secondo, quando passò la metropolitana sotto di noi ma nessuno se ne accorse. La musica continuava a scorrere, il mormorio crescere, fastidioso come un ronzio e alcuni arrivarono addirittura ad urlare, già esaltati. L'odore di legno, luppoli e fumo invadeva quel posto, ammassandosi sulle narici. Ciò si mescolava all'odore della gente : ai profumi femminili, alle fragranze maschile - talvolta con un pizzico di sudore- e all'olezzo dell'esterno che penetrava dalle finestre. Tutto questo, imperniava le mura di un tanfo pungente. Tra un po', avresti potuto sentire anche i feromoni e l'eccitazione che accompagnava le coppie, la maggior parte, già ubriacata. Nick posò una banconota sul bancone e si alzò, inarcai un sopracciglio " quando avrai trovato la risposta, sono pronto ad ascoltarti, adesso devo proprio andare, per domani ho un impegno importante" un enigmatico e malizioso sorriso gli dipinse le labbra. Afferrò il giubbotto ma non lo indossò, si limitò, piuttosto, a tenerlo con un dito, dietro la spalla " Pat, mi raccomando trattalo bene, pago io i suoi prossimi giri, quindi fallo divertire ... ah, un'altra cosa" allungò la mano verso le chiavi della mia auto " ho bisogno di un mezzo per tornare a casa, dato che la mia auto sta da te, comunque, non preoccuparti, ti chiamerò un taxi, in questo stato è meglio non guidare" si voltò " buon proseguimento di serata" batté la mano sulla mia spalla, per poi allontanarsi. Mi accigliai, e pensare che era stata una sua idea. Era davvero un colpo basso, prima mi trascinava lì e poi se ne andava. Dannazione a lui!. Avrei dovuto chiudergli la porta in faccia, già quando quel pomeriggio si era presentato da me. Non avrei mai dovuto fidarmi di quel falso sorriso amichevole. 'Una serata e tutto passa' così aveva detto ' quattro chiacchiere tra uomini e un po' di divertimento' aveva aggiunto, peccato che ad ora, il suo progetto era miserabilmente naufragato. Mi passai una mano tra i capelli, innervosito, mi aveva condotto lì con così tanta fretta che non mi aveva dato neanche il tempo di pettinarmi. Indossavo ancora la tuta di quella mattina e sembravo ridicolo. Simile a uno di quei personal trainer delle pubblicità, così ossessionati dal mantenersi in forma, da perdere il proprio tempo a correre e smaltire grassi, invece di divertirsi. Avevo un disperato bisogno di farmi una doccia. Lo sgabello accanto al mio, si scostò e un ragazzo si sedette. Da come Pat annuì nel vederlo, dedussi fossi un cliente abituale. Con il giubbotto di pelle, una cicatrice sul sopracciglio sinistro, la mascella robusta, il tatuaggio che partiva dal collo e terminava sulla testa completamente rasata, sembrava fosse un delinquente, appena uscito da un poliziesco. Tuttavia, in quel momento, rideva in modo così allegro mentre beveva il suo black russian, parlando al telefono che il suo aspetto minaccioso, si era dissolto. Avrei voluto tanto essere al suo posto, invece di rimuginare ancora su quella domanda. Perché nessuno riusciva a comprendere? Era molto più complicato di così. Sospirai e chinai lo sguardo, un cubetto di ghiaccio si stava sciogliendo lentamente in quel mare dorato scuro che sembrava delizioso caramello, dello stesso sapore del rum. Per la centesima volta mi domandai ancora, cosa ci facessi ancora lì ... semplice, stavo provando ad annegare i pensieri in un bel bicchiere di rum. Mi incupii maggiormente, la giornata già non era iniziata nella maniera migliore, con tutti i problemi lavorativi che mi tartassavano e grazie alle 'perle di saggezza' di Nick, era diventata ancora più terribile. Per di più, la vedevo ovunque. Mi sembrava quasi di percepire la sua voce femminile con quella punta infantile e sensuale, soprattutto quando parlava in italiano, conservando l'accento americano. Di vedere i suoi occhi cristallini su di me, le sue labbra rosate, la graziosa ruga che si formava sulla fronte quando si arrabbiava oppure rifletteva, la sua lingua impertinente, le dolci fossette quando sorrideva. Tutto non faceva altro che ricordarmela, anche nei momenti più inopportuni. Marianne... era preziosa, anche troppo. Doveva essere custodita con cura e non essere trattata come una palla al balzo. Era troppo giovane per avere il cuore spezzato e non potevo permettere che ciò potesse succedere. Dannazione, ero venuto lì per non pensare, invece mi ritrovavo a fare l'esatto opposto e ciò stava aumentando la mia rabbia. Strinsi le dita attorno al bicchiere, così forte che avevo paura di romperlo. Nessuno la meritava, io tra tutti. Un nodo di rabbia mi attanagliò lo stomaco. Chi cavolo volevo prendere in giro? Stavo navigando in acque fuori dalla mia portata e sarebbe stato meglio tenermi lontano da quella linea gialla. Scostai bruscamente il bicchiere, se soltanto, anche Marianne, fosse stata così facile da allontanare ... . Mi alzai,per quella sera avrei fatto meglio a finirla, prima di ritrovarmi con un forte emicrania, il giorno dopo.

**************

Mi tastai con le mani le tasche e grugnì quando non sentii le chiavi. Mi strofinai il viso, percepivo gli occhi incredibilmente stanchi e i muscoli indolenziti, come se avessi sul serio corso una maratona. Alle fine avevo dovuto farmela a piedi e il calore del rum non era servito a riscaldare il mio corpo, dal gelo notturno. Avrei desiderato essere così tanto ubriaco da impedire alla mia mente di farmi pentire dei 2 bicchieri che avevo bevuto. Se l'indomani avessi avuto la forza di rimettermi, avrei strangolato Nick. Pigramente, mi chinai verso il tappetino, conservavo sempre una copia, poiché non era la prima volta che mi trovavo in situazioni del genere a causa di un'idiota. Aprii la porta e ringraziai il cielo, non ero mai stato così contento di ritornare a casa. Risistemai le chiavi ed entrai ma improvvisamente fui sorpreso da un inaspettato fascio di luce. Mi coprii, per un secondo, il volto con la mano e mi diressi verso il divano. Stavo diventando così tanto sbadato da dimenticarmi perfino della luce?Sospirai, questo era l'ultimo dei miei pensieri. Il primo, era senz'altro, sedermi. Sentivo le tempre così pesanti e sembrava che l'effetto di quei bicchieri, adesso, si stava facendo sentire, un martellare insistente, mi affliggeva la mente. Mi stesi, chiudendo un attimo gli occhi e la sua immagine tornò a tormentarmi. Battei il pugno sui cuscini, perché non potevo desiderarla come qualsiasi altra donna? Perché doveva essere così diversa e impossibile?. Serrai le labbra, avrei tanto voluto... " Marianne" farfugliai.

"Lucas" aprii gli occhi e alzai lo sguardo, quanto avrei desiderato che fosse lì, avevo come l'impressione che se l'avessi stretta tra le mie braccia, ogni dolore sarebbe scomparso. Purtroppo o per fortuna, non era lei. Juliet era ferma sull'uscio della porta, con indosso una mia felpa, dal quale, tuttavia, si scorgeva la pullover color pastello che le stringeva il seno. I capelli biondi erano disordinatamente portati su una spalla, naturali e selvaggi mentre gli occhi apparivano lievemente assonati. Sembrava si fosse appena svegliata " finalmente sei arrivato" sbadigliò, era così terribilmente sexy che avrebbe spinto qualsiasi uomo a raggiungerla. " Ti ho chiamato ma eri troppo occupato per rispondere" infilò le mani nelle tasche e la maglia si strinse ancora di più intorno alla sua pelle color miele.

Mi grattai il capo "scusa non ho sentito il cellulare" e chissà quando avrei potuto farlo. Nick l'aveva preso, con la giustificazione che non avrei dovuto distrarmi ma pensare soltanto a me stesso. L'aveva spento e sistemato sul cruscotto della mia auto. Sospirai e il mio sguardo ricadde sul tavolo. Un mazzo di ortensie bianche, le sue preferite, erano sistemate in un vaso di vetro e facevano da centrotavola. Le stesse che avevo ordinato il giorno prima per festeggiare il nuovo lavoro di Juliet, professoressa d'arte in una scuola elementare nelle vicinanze. Era da giorni che programmavo quella serate ed era incredibile che me ne fossi dimenticato. Quando l'aveva saputo, interiormente avevo avuto una lieve speranza. La fragile certezza che lei potesse rimanere e che avremmo potuto forse ricominciare. Sollevai gli occhi verso l'orologio, ormai era passata la mezzanotte e chissà per quante ore aveva dovuto aspettare, maledizione! "Mi dispiace" diamine!Strinsi i pugni " intendo per la cena, non so come scusarmi, se vuoi per domani possiamo organizzare altro"

"Non importa" si scostò dall'uscio, avvicinandosi, le gambe nude e snelle, sembravano così morbide. Inoltre, i suoi piedi toccavano con una tale leggerezza il pavimento che sembrava stesse fluttuando. Era favolosa. "E' la seconda volta che lo sbagli, che fai il suo nome e la cosa sta diventando ben poco piacevole" si inginocchiò verso le mie gambe e con una mano mi accarezzò il volto " Lucas, te lo dico per il tuo bene, perché tengo a te come non ho tenuto a nessun altro, devi smettere di pensare a lei. Marianne, non fa per te, vedi come ti ha ridotto?Costretto a bere per non pensarla" percepivo il suo respiro caldo, avvolgermi. Scorsi il suo sguardo, posarsi sulla mia bocca e leccarsi le labbra incredibilmente rosate, deglutendo. Scese sul mio petto e sembrò baciarlo, come aveva fatto per mille notti fino all'anno prima. Quella stessa bocca che avevo continuato a sognare anche in seguito. Sollevò lo sguardo e i nostri occhi si incontrarono. Il desiderio lampeggiava in quegli occhi e lessi chiaramente le sue intenzioni. Bramosia. La stessa che avevo visto tempo addietro, che avevo desiderato vedere ancora ed improvvisamente, sembrava che tutti i miei desideri si stessero avverando... o no? " hai bisogno di qualcuno che si prenda cura di te e lei non c'è" schiuse le labbra e i nostri respiri si baciarono, così come i nostri corpi. Percepivo il calore vellutato del suo che spingeva contro il mio, un paradiso per qualsiasi uomo. "In questo momento ci sono e ci sarò sempre per te"la sua mano scivolò sulle mie spalle, quando si sporse verso di me. Il suo petto si scontrò con il mio addome e percepii la squisita morbidezza del suo seno. Incrociò le mani dietro il mio collo e si avvicinò ulteriormente, inarcando la schiena. Adesso le nostre labbra erano a meno di un centimetro di distanza. Il suo respiro divenne quasi ansimante e mi sembrava di poter percepire i suoi battiti, da quanto tempo non eravamo così vicini? Era come se la distanza di quest'anno si fosse dissolta e niente tra di noi fosse mai cambiato. Da quanto tempo non ero così tanto vicino ad una donna?. Improvvisamente, l'immagine di Marianne abbagliò i miei occhi . Lei con il suo profumo. Lei con quegli occhi trasparenti, sui cui potevi leggere ogni sorte di pensiero. Lei con quella bocca. Quelle labbra che adesso si posarono sulle mie ed immaginai le sue. Schiusi le mie e permisi alle nostre lingue di incontrarsi mentre la trascinavo sulle mie gambe. Il suo corpo fece le fusa contro il mio e la sentii gemere. Se soltanto quella bocca fosse stata travolgente e feroce come la sua. Se soltanto quelle mani si fossero posate sul mio corpo, lottando per allontanarmi ma finendo per lasciarsi stringere sempre di più. Le afferrai il volto e le morsi il labbro inferiore, affondando sempre di più, le sue mani abbassarono la cerniera della mia felpa, la desideravo ardentemente. Ogni cellula del mio corpo gridava il suo nome, il nome sbagliato. La mente mi incitava a fermarmi ma il corpo mi invogliava a continuare. Tuttavia, ero troppo stanco per pensare. La mia determinazione vacillò. Avrei badato dopo alle conseguenze. D'altronde, un'errore, poteva sempre risolversi.

Marianne Pov

" E' il cappuccino più buono che abbia mai assaggiato, Silvia, concorda con me?" arrossì, Emily si girò verso mia nonna con un sorriso malizioso, ammiccando nella mia direzione, lanciandomi un'altra frecciatina. I suoi occhi lampeggiarono divertiti ed era davvero confortante essere presi in giro dalla propria migliore amica. La ignorai, sperando che ben presto avrebbe terminato quella tortura, ed addentai un'altra sfogliatella riccia, la crema chantilly era un paradiso per la bocca così come il croccante della pasta sfoglia. Le mie papille gustative erano in festa e cercai di trattenere un gemito di piacere, per non dare soddisfazione a quell'arpia della mia amica. " Si, sono buonissime, è difficile trovare una pasticceria che faccia dolci italiani così buoni, soprattutto a Manhattan" mia nonna si pulì le labbra, lievemente sporche di piccole gocce di cioccolata del suo cornetto, sorridendo lievemente dinanzi alla mia espressione. Emily mi rivolse un'altra occhiata furba e la fulminai con lo sguardo. " E già, deve aver fatto così tanta strada, è veramente ammirevole, tutto per la nostra piccola Marianne" canzonò, arricciai il naso, torva, ed allungai la mano,bloccando la sua, pronta ad afferrare un altro cornetto, proprio mentre mia nonna, ci lasciava sole.

"appunto, è per me, quindi tu non avrai niente" precisai. Il suo sguardo si accigliò mentre il nero dei suoi occhi brillò, furibondo, accavallò altezzosamente le gambe e incrociò le braccia al petto, neanche fosse una bambina. Il maglioncino champagne venne schiacciato dalla pressione delle sue braccia mentre il suo sguardo si posava di nuovo su quella leccornia. Le feci la linguaccia, stringendomi di più al mio plaid, ultimamente le giornate stavano diventando sempre più fredde accompagnate da un grado molto alto di pigrizia. Proprio, durante queste mattinate grigiastre con le loro atmosfere quasi deprimenti, qualcosa di caldo era l'ideale. Caldo come la squisita colazione che aveva di gran lungo reso il mio risveglio, migliore. Un buongiorno che aveva il medesimo odore del latte, caffè, pasta sfoglia e cioccolata, tutto firmato con bigliettino.

" Devo dire che mi ha sorpreso, non pensavo che Ethan fosse capace di cose così sdolcinate, da teneri fidanzatini" scrollai le spalle " però è davvero un gran bel gesto, soprattutto perché per trovarli, avrà passato una giornata o forse più a cercare, pasticcerie italiane, come si devono, qui se ne trovano poche...lui si che sa come corteggiare una donna" già, un gesto veramente galante, che era riuscito a rendermi felice e farmi dimenticare quell'assurdo bacio che continuava a essere protagonista delle mie notti. Scossi il capo, Emily, era arrivata per questo, decisa a sperperare di nuovo la sua nuova carta di credito, in spese folli , poiché avevo urgentemente bisogno di distrarmi. Tuttavia, dinanzi a quelle delizie, per mia sfortuna, aveva deciso di rimane. E, alla fine, approfittando della mia distrazione, afferrò l'ultimo cornetto rimasto. Schiuse le labbra e lo addentò, chiudendo gli occhi estasiata, inutile contare i minuti, dato che quella goduria, finii quasi immediatamente nel suo stomaco. Si pulii le labbra, vanamente, infatti, la sua bocca non presentava neanche un accenno di sbavatura, o di briciole. Un'ulteriore dote di cui si vantava con disprezzo. Il frutto di anni di galateo e bon ton, che aveva dovuto praticare a causa del volere di sua nonna. Inutile dirvi che le portava ancora rancore per questo. Era arrivata addirittura a mangiare la pizza con forchetta e coltello. Da piccola, Ian, non faceva altro che prenderla in giro, tuttavia, quei battibecchi l'erano serviti a cancellare quelle abitudini, inoltre, pensavo che silenziosamente, Emily era contenta di questi litigi. " Quindi, dovresti ripagarlo come si deve, magari con una bella nottatina" le mie guance si colorirono come un peperoncino

" Emily!" gli lanciai un cuscino, scoppiò a ridere e si lasciò andare sullo schienale della sedia, feci una smorfia " inoltre ti ho già detto che non è niente di definitivo, non siamo una coppia" sebbene i nostri rapporti si fossero intensificati e le uscite erano diventate più frequenti. Inarcò un sopracciglio sospettoso ed alzò il capo al cielo

" forse perché in realtà stai aspettando l'arrivo di un'altra persona".

Sono cosciente che in questo capitolo non accade praticamente nulla di ché, infatti, è soltanto di passaggio, tuttavia, sarà centrale per il proseguimento. Come ho già accennato più volte, presto la storia comincerà ad entrare nel vivo, quindi vi dico di tenere gli occhi aperti, su Juliet. Per qualsiasi curiosità o domande, potete passare sulle mie due pagine "Le storie di Astrad" -fb- e "le_storie_di__astrad" - instagram- . Mi dispiace per tutte quelle persone che mi invitano a leggere le loro storie, vorrei tanto accontentare tutte ma non ho proprio tempo ultimamente. Inoltre, vorrei ringraziare tutti quelli che continuano a sostenermi, per me è veramente importante.

Grazie mille,

Saluti dalla vostra Astrad






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