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capitolo 22

Una ragazza canticchiò con grinta,trasportata dalla musica,le note di una canzone mentre annaffiava le piante,fuori il suo balcone.Alcuni passanti silenziosamente la lodarono perché magari,era la loro canzone preferita ed era servita a risollevare loro il morale.Una spinta per cominciare la giornata nel modo piú piacevole. Una coppia si stava baciando accanto al muro,incuranti di tutto ma perdendosi ognuno tra le braccia dell'altro.Entrambi con gli occhi chiusi per allontanare i pregiudizi della gente : o per la carnagione scura di lui oppure perché lei era lievemente piú in carne delle altre,ma niente di tutto ciò era importante per loro,perché bastava soltanto godersi quei milioni di baci,testimoniando al mondo che loro erano felici cosí. Un uomo premette il clacson della sua auto e come un'orchestra,la coda dietro fece lo stesso,scaricando lo stress accumulato sul volante,un modo per lenire l'ansia causata dai problemi che li affliggevano.Un bambino seduto sul suo passeggino,sorrise al suo papà,mentre la madre lo spingeva ,racchiusi nella loro piccola bolla di gioia e sembrava che niente avrebbe potuto scalfire quel naturale ed indissolubile legame che li univa.Due ragazzi con discrezione si diedero la mano,su entrambi i loro volti era dipinto l'imbarazzo di mostrarsi al mondo.Tutti e due erano timorosi di ciò che tutti avrebbero potuto pensare,ma bastava che uno si girava a guardare l'altro,uno sguardo maschile su uno sguardo maschile,che ogni preoccupazione spariva in un baleno,lasciando spazio ad un'amore sconfinato.Perché amare una donna oppure un uomo non era motivo di vergogna se fosse stato in grado di farti battere il cuore.In lontananza,si percepii il rombo di un aereo che sorvolava la città e chissà quante persone vi erano sopra.Chissà quante persone stavano dicendo addio alla propria casa,quante stavano iniziando un nuovo capitolo della loro vita ,speranzose di come sarebbe stato il futuro da loro creato.Tutti con il loro ottimismo.Una ragazza corse verso l'autobus,prima che questi partisse.Il mondo reale sembrava non importarle in quanto il suo mondo era racchiuso tra le pagine del libro che strettamente teneva dinanzi.La sua coda si agitavano con irruenza per la corsa mentre i suoi occhi si muovevano frenetici,avidi di quella parole,immergendosi completamente in quelle lettura.Il vento sfiorava il mio viso,come leggere dita che lo accarezzavano mentre il bagliore mattutino picchiettavano sul mio volto,illuminandolo con calore . Chiusi gli occhi,inebriandomi di ogni suono,di ogni rumore e quando li riaprii venni spinta a capofitto in quella quotidianità,essendo completamente avvolta dalla vita. Sembrava che anche se di poco,avevo condiviso l'emozione di tutti.
Sorrisi,senza un motivo,ma non serviva un protesto se improvvisamente ti sentivi piú allegra mentre respiravi quell'aria . Accanto a me, si affiancò Sabine e mi voltai verso di lei "dove si terrà questo specie di tirocinio?" mi incamminai con ella,addentrandomi nella quotidianità di Manhattan. Mi voltai per un secondo,scorgendo la ragazza del balcone rientrare,la coppia sorridersi,amandosi adesso con lo sguardo,le auto scivolare sulla strada,la famiglia entrare in un negozio di giocattoli,i due uomini scambiarsi un romantico e dolce bacio,la ragazza salire sull'autobus,ritornando a leggere e l'aereo scomparire tra le nuvole .Un giorno qualunque per la maggior parte,per alcuni poteva essere il piú felice della loro vita.

"Marianne,avanti,sbrigati"annui distrattamente alle sue parole,percependo la sua voce salire di un'ottava sull'ultima nota, e ciò era dovuto al fatto che si era allontanata,iniziando a camminare più speditamente. La raggiunsi,accostandomi al suo fianco mentre il mio capo guardava con soddisfazione la sua città,l'aria che era tinta di una semplicità genuina, di vita. Quando mi aveva annunciato questo specie di stage di formazione,per rimediare ad alcune lacune che seppur piccole,in futuro,non mi avrebbero permesso di migliorare;avevo pensavo a qualcosa di questo tipo , ovvero a contatto con la gente.Descrivere di loro,della quotidianità con la speranza di trovare qualche storia,una di quelle storia a cui non serviva il successo,uno di quei racconti che ti sembrava impossibile che fosse vero,in grado di emozionarti grazie al coraggio,all'altruismo di persone normali . "Ho intenzione di portarti in un posto,con la quale tu avrai famigliarità,dovrai rimanerci un'intera giornata e raccogliere informazioni,per poi stendere un articolo da mostrarmi" spiegò.Fuori dall'ufficio,Sabine, appariva più solare,come se il suo 'cuore di ghiaccio' che mostrava in ufficio,si fosse lievemente sciolto, lasciando,una professionalità suo tipico ma accompagnata da un sorriso più rilassato.

"Dove si svolgerà?" domandai, strizzando un occhio quando i raggi del sole abbagliarono il mio viso,limitando per un attimo la sua vista.Tuttavia,riuscii a scorgere il suo sorriso complice ma dalle sue labbra non uscii una parola.Le lentiggini che le ricoprivano il naso erano enfatizzate dal sole,cosí come i suoi capelli,che sembravano essere costituite da alcune ciocche dorate. Nel suo sguardo sembrò brillare un guizzo enigmatico,ed inarcai un sopracciglio interrogativa mentre i suoni assillanti ed acuti dei clacson ci facevano da sottofondo. Mi guardai attorno,riconoscendo quella strada. Era una di quelle strada che sebbene già conoscevi,era piú facile da ricordare perché inspiegabilmente riconducevano ad un luogo. Strade che forse non percorrevi da tempo ma che magari associati a qualcosa.Vie che involontariamente facevano parte dei tuoi ricordi,forse perché quel percorso era stato uno tra i piú belli. Quella strada,invece io la collegavo ad un luogo,tra centinaia di edifici ,solo uno colpiva la mia attenzione. Fu,proprio,quello che ebbi dinanzi allo sguardo. Mi bastò osservare quella struttura squadrata ed imponente, il porticato dal quale si accedeva all'ingresso costituito da porta automatiche, le finestre in vetro che decoravano intero edificio ,per capire dove eravamo ancora prima di leggere l'insegna

"Eccoci,arrivati,la Hanson Inc Industries "si girò verso di me,i capelli che ondeggiarono su una spalla,ricevendo la mia occhiata fulminatrice e curiosa ma la ignorò camminando verso l'ingresso. " Ho scelto l'azienda di tuo zio,perché così ti saresti sentita più a tuo agio,inoltre quest'anno il settore automobilistico è uno dei punti salienti,ha il maggior fatturato del mondo e ci interessa molto .Questo è un campo incredibilmente in espansione che coinvolge l'intero globo,in moltissimi settori e che offre molti benefici,quindi dobbiamo rivolgerci con attenzione " spiegò con certezza,fiduciosa delle sue parole. La porta si spalancò al nostro arrivo ed ella entrò con sicurezza, fermandosi a guardare compiaciuto intorno " bene, qui sarà il tuo stage,mi raccomando entro domani,voglio l'articolo,chiaro?" si sistemò la camicia,togliendo le piccole pieghe che si erano formate e si vivacizzò i capelli.Si voltò verso l'ingresso e salutandomi con un cenno della mano, scomparve in meno di un secondo.

"Marianne,eccoti finalmente"qualcuno mi chiamò e prima che potessi girarmi,venni stretta in un caloroso abbraccio,riconobbi l'acqua di colonia di Nick,la stessa che percepii la prima volta del nostro incontro, ed i suoi capelli solleticarmi il collo "Sabine mi ha avvertito del tuo arrivo,sei qui per lo stage"annui." Oggi dovevo essere io il tuo tutore ma sono sorte alcune incombe ,quindi non posso ma non preoccuparti sei in buone mani, devi prendere l'ascensore e salire fino al 5 piano,c'è un unico ufficio non puoi sbagliare"mi fece l'occhiolino malizioso,posandomi una mano sulla mia spalla,girandomi e mostrandomi l'ascensore ,alzai lo sguardo verso di lui,notando con mio interesse il suo sguardo guardingo che vagava per la stanza, i suoi occhi- uno nero,l'altro ambra- analizzarono ogni viso, non riuscendo a trovare nessuno che potesse corrispondere a ciò che desiderava.Sorrisi,essendo a conoscenza di chi stava cercando. Se inizialmente fossi stata scettica riguardo Nick e Sabine,più andavamo avanti e più l'idea di loro due mi piaceva ."Lei è già andata via,non è vero?"gli indicai l'ingresso " è appena uscita, magari se ti sbrighi la raggiungi,non posso assicurarti che però sei in buone mani"affermai,mi ringraziò con un sorriso luminoso e si affrettò a raggiungerla.Speravo soltanto che Nick fosse stato in grado di sciogliere il cuore gelido di Sabine

Come mi aveva spiegato,presi l'ascensore e salii al quinto pianto.Quando le porte si spalancarono con un piccolo suono,dovuto al campanello,avanzai verso il corridoio.Ogni tanto il mio sguardo ricadeva intorno,soprattutto sui quadri che decoravano le pareti bianche.Ogni cornice raffigurava in bianco e nero, diversi uomini,tutti in divisa e dal volto più meno maturo negli anni - comprensibile dalle rughe- . In ogni ritratto,si trovavano accanto ad un'automobile, con un sorriso soddisfatto e nella maggior parte delle foto erano accompagnati da uno o più uomini,tutti con la stessa aria di gioia. Pian pian che prosegui, potevi osservare come i quadri cominciavano ad essere decorati dai colori e come le auto iniziavano ad evolversi. In quelle stesse pareti era impresso l'eco del passato che al tempo stesso guardava al futuro. Mi fermai quando vedi un'enorme porta in alluminio, nera,bussai,ma non percepii nessun suono.Per qualche minuto rimasi ferma mentre quell'attesa mi snervava, battei il piede a terra e decisi di entrare- d'altronde avevo un appuntamento-posai la mano sulla maniglia ricurva e l'aprii. Mi sorpresi quando lo scorsi.

L'edificio era in penombra ma i flebili spifferi riuscivano comunque a risaltare i contorni la sua figura. Per un attimo, rimasi sorpresa di constare quel buio che inghiottiva la sua persona,sulla quale malvolentieri i miei occhi si posavano. Lucas camminava,irrequieto,col telefono in mano,tra la sedia e la scrivania in vetro,annuendo con irritazione.La mascella era tesa,le sue labbra si schiusero in un sorriso affranto,sebbene cercava di rimanere imperturbabile.I capelli gli ricadevano sul volto -oscurando le sue iridi-scomposti ,selvaggi e disordinati,segno delle innumerevoli volte che si era passato la mano. Rimasi in silenzio e quando riattaccò il telefono,posò le mani sulla scrivania,chinando il capo.Le spalle si contraevano con furore,con un movimento cosí spasmodico da voler quasi lacerare la camicia bianca.Le gambe erano lievemente incrociate,tanto da stringere senza respiro il suo elegante pantalone grigio,se si fossero mostrate,avrei potuto vedere di nuovo i lucidi mocassini neri che teneva ai piedi. Strinsi la borsa,non l'avevo mai visto cosí abbattuto,né tanto meno cosí preoccupato,sembrava così esausto ma soprattutto stanco "Lucas..."ammisi con voce incredibilmente bassa,così improvvisamente che mi morsi la lingua per non aggiungere altro.Lui non si mosse e tutto cadde nel silenzio più austero.Un pesante e soffocante silenzio che sembrava caricarti tutto il peso sulle spalle,in grado di rendere i minuti,eterni

Il mio cuore cominciò a palpitare quando si girò verso di me, fissandomi con i suoi occhi,adesso scoperti dalle ciocche che -ora-gli ricadevano sulla fronte ma la cose che mi sorprese di più,non fu il suo accorgersi di me ma il suo sorriso.Le labbra di Lucas si erano incurvate in un lieve sorriso... rilassato.Alzai il capo verso di lui e mi bloccai dinanzi a quello sguardo, il miele che ornava le sue iridi era così limpido, pulito e trasparente,senza nessuna ombra che lo affliggeva qualche attimo prima.Sembrava ...sollevato,come se l'avermi vista, l'avesse allontanano da tutte le preoccupazioni e come se la mia voce fosse riuscito a tranquillizzarlo.Scossi la testa,ridacchiando nervosamente, questi pensieri erano troppo stupidi,mi morsi il labbro,stupita nel vederlo lì "è il tuo ufficio?"domandai "è piuttosto grande"commentai,sebbene con quell'oscurità non riuscivo a vedere granché

"Si,è il mio ufficio"si avvicinò alla scrivania,afferrò un telecomando ed automaticamente la saracinesca cominciò a sollevarsi, pian pian i bagliori del sole,cominciarono ad addentrarsi nel suo ufficio. Alcuni raggi si inoltrarono tra i suoi capelli,creando un gioco di luce e rendendoli più dorati,altri invece irradiavano la luce per tutta la stanza. Molti si riflettevano sul pareti laccate d'un lucente perla, toccando anche lo schienale del divano in pelle sintetica nera in armonia con le poltrone ed una soffice moquette blu notte. Una collezione di foto-molti simili a quelle sparse per il corridori- e di disegni dei primi motori decoravano i muri.Sulla scrivania scorsi una computer di ultima generazione, diversi carte e un paio di cuffie,ancora attaccate al suo cellulare "Con la musica, molte volte mi concentro meglio"notò il mio sguardo, in fondo,adocchiai una porta grigia che quasi si andava a mimetizzare con le pareti " Scommetto che ti sei chiesta il perché questo piano abbia soltanto un ufficio " mi voltai verso di lui, beh, era vero, era strano che un piano enorme come quello, per di più di un'azienda con moltissimi dipendenti, avesse un solo ufficio "mi sono ritagliato un po' di spazio, questo piano è interamente mio, otre ha il mio ufficiò, lì"indicò la porta che prima stavo guardando " c'è un'altra stanza, molto più grande"distese la mano e prese la giacca-della tonalità del pantalone-,appoggiata sulla sedia, lo seguii mentre se la infilava,aggiustandosi il colletto per poi passare ai gemelli. Quel tessuto ricoprii il suo corpo come seta vellutata, baciando i suoi muscoli, senza stringerli ma risaltandoli,insieme all'incarnato perfetto del suo corpo dalle tonalità quasi bronzee.Non l'avevo mai visto in quella vesta tanto professionale ma sembrava che quel completo fosse stato creato per lui, per evidenziare la sua figura e donargli quel fascino magnetico,bellissimo. Avanzò verso di me "vieni ti faccio vedere l'azienda,d'altronde sei qui per lo stage"accennò ad un piccolissimo sorriso, sembrava felice di vedermi.Allungò la mano verso la mia,per prenderla ma si ritrasse immediatamente, il mio palmo si scontrò con un'improvvisa aria fredda, lo vidi, guardarmi,come se cercasse di scrutare qualsiasi tipo di mia reazione ma in seguito voltò lo sguardo, sistemandosi l'orologio dal quadrante blu "so che devi scrivere un articolo,quindi per riservatezza potrò farti vedere soltanto alcuni luoghi"spiegò,assumendo un'aria professionale mentre ci avvicinavamo verso l'ascensore. Mi appoggiai contro la parete,non appena vi entrai,Lucas era al mio fianco,cosí vicino da poter sentire la sua lieve scia di dopobarba che gli avvolgeva il corpo.Gli diedi un'occhiata fugace,era alto,massiccio e carismatico,con le mani infilate in tasca,emanava un fascino attrattivo,irresistibile. In confronto a lui,apparivo cosí minuta,per questo,drizzai le spalle e mi ricomposi,perlomeno per mostrare un atteggiamento professionale, d'altronde ero lí per lavoro e lui era il mio tutor...che fortuna. " Come stai?" proruppe,dandomi un lieve sguardo,mi girai verso di lui,osservando il suo profilo squadrato e scolpito,la mascella possente,la barba lievemente incolta che gli incorniciava il volto. I suoi occhi erano puntati sulle porte cineree dell'ascensore,in attesa della loro apertura

"bene"tra di noi cadde di nuovo uno snervante e teso silenzio che nessuno sembrò interrompere, a parte dall'ascensore con il suo squillante e breve campanello,quando le porte si aprirono,lo seguii. "l'edificio è costituito da 5 piani, abbiamo la Galleria del Vento,che consente la simulazione delle situazioni reale ed atmosfere che le vetture incontreranno per strada.Il padiglione della lavorazione del motore, in cui viene progettato e sperimentato ogni tipo di motore. Gli uffici del designer e dello sviluppo del prodotto, in cui elaborano il prototipo della vettura e tutti i suoi componenti.Il padiglione di verniciatura ed infine quello delle Nuove Linee, dove si assembla l'auto.Non appena l'auto è pronta, abbiamo diversi circuiti di sperimentazione, dove registriamo tutti i livelli prima di metterla in commercio"spiegò indicando i vari padiglioni sulla mappa "allora da dove vuoi iniziare?"incrociò le braccia al petto mentre appuntavo tutto sul notebook.

"direi al padiglione della progettazione del motore"l'indicai l'aria rossa che contraddistingueva il piano numero 2 ,mi girai verso di lui,vedendolo sorridermi compiaciuto" è la mia aria preferita,vieni ti accompagno."

**************

Subito dopo aver aperto la porta,mi buttai sul divano,lanciando le chiavi sul tavolo insieme alla borsa, alcune foto uscirono fuori.Erano vari scatti di tutti i padiglioni della struttura,che il signor Bellucci,cordialmente aveva deciso di mostrarmi,quando Lucas, era stato chiamato per alcune faccende. L'anziano,d'origini italiane, dagli occhi limpidi come il mare che guardavano da dietro una montatura metallica,la quale ogni tanto cadeva sul naso gibboso,aveva una massa corposa di capelli bianchi che spesso venivano scostati dalla sua mano rugosa.Il volto era avvizzito,solcato dalle rughe che negli anni lo avevano assalito ma sotto quella folte sopracciglia bianche,sembrava nascondersi lo spirito di un bambino.Quella energia che avevo percepito anche dalle sue parole mentre mi spiegava come funzionavano i macchinari più importanti e i vari passaggi da compiere per la realizzazione di un auto ed era stato gentile a raccontarmi la storia dell'azienda,la precedente,una piccola impresa di modeste dimensione,attiva sempre nel campo automobilistico, era stata distrutta a causa di un incendio. Mi ero sorpresa a sapere che il signor Bellucci era all'epoca un dipendente di quello stabilimento che avevo visto ma soprattutto vissuto sulla sua pelle l'effetto devastante delle fiamme , con l'aiuto di altri 2 uomini aveva portato fuori tutti gli altri, per fortuna illesi o con ferite piccole. Ricordavo ancora le sue parole,quando gli avevo chiesto cosa aveva provato "vedevo dinanzi ai miei occhi quei ragazzi,quei giovani che potevano avere tra i 20 e i 30 anni, con tutto un futuro davanti ancora da vivere.Non era giusto che la vita prendesse loro, ero più felice se avesse preso me, già vecchio e maturo ma alla fine,per fortuna, quel giorno abbiamo gioito,illesi".In seguito mi aveva raccontato di come tutti i dipendenti non avevano visto di buon occhio Lucas come nuovo capo,lo trovavano troppo giovane ed inesperto. Mi aveva spiegato come lui, si era torto la sua giacca,attorcigliato le maniche attorno al braccio,quando si era presentato -il primo giorno - ed aveva iniziato a lavorare "all'inizio fummo sorpresi,molti pensavano che fosse un ragazzino inesperto,un figlio di papà,invece si unii agli altri operai .Per mesi lavorò all'assemblaggio delle auto,al designer dei motori,a quello verniciatura,lavorava il triplo di tutto di noi,senza chiedere niente in cambio, senza criticarci ma seguendo alla lettera i nostri consigli. Alla fine abbiamo capito che un ragazzo con tante energie ed idee, consapevole che tutto cominciava dal basso, era perfetto per essere il nostro capo. Abbiamo fatto un referendum,a fine anno, e tutti sono stati d'accordo a votarlo". Era una caratteristica di Lucas, cercava sempre di dimostrare di essere in grado di guadagnarsi con le proprie mani ciò che desiderava . Sospirai rilassata e poggiai la schiena contro lo schienale del divano, chiudendo gli occhi soddisfatta,avevo materiale sufficiente per l'articolo che domani dovevo portare a Sabine.

Aprii di scatto gli occhi quando percepii un tonfo rimembrare tra le pareti e la porta sbattere con forza contro il muro accompagnati dalla voce rabbiosa di mio nonno Ryan,seguita dalle urla di Lucas. Trasalii , era la prima voce che li sentivo litigare con così tanta veemenza,tant'era che essere sbigottita era a dir poco. Mi alzai e silenziosamente mi avvicinai allo studio,da dove provenivano le voci,quatta,senza farmi vedere,mi accostai vicino al muro,sporgendo lievemente il capo "te l'ho detto non voglio più sentire parlare di questa storia!"mio nonno Ryan, sbatté le mani sulla sua scrivania, la fronte corrugata dalla rabbia e lo sguardo severo,autorevole su Lucas,il quale teneva stretto i pugni

"non sei nessuno per impedirmi come agire... Ryan,Cazzo ho 24 anni,posso prendere da solo le decisioni importanti che mi riguardano!"ritrassi il capo,quando lo vidi avanzare verso la porta, con collera mentre usciva notai il suo polso gonfio e lievemente rosso,spalancai gli occhi. Lo vedi afferrare la sua giaccia ma nel farlo,strizzò un occhio per il dolore,adesso mi spiegavo il tonfo, doveva farsi medicare. Mi scostai dalla parete e lo presi per il braccio sinistro- quello 'sano'- trascinandolo nella mia camera "si può sapere cosa stai facendo?"mi domandò,quando chiusi la porta dietro alla mie spalle. Si passò una mano tra i capelli, con fervore , nei suoi occhi leggevo anche l'ira, i suoi muscoli erano contratti dal nervosismo,così tesi che sembravano potersi spezzare,tanto da renderlo ancora più minaccioso. Corsi in bagno,afferrando una benda e un disinfettante, mi avvicinai,dolcemente gli presi il braccio, lui non si ritrasse.Sentivo il suo sguardo su di me, quelle iridi osservarmi intensamente come il miele che le ornava "perché stavi litigando con Ryan?"domandai mentre gli sterilizzavo il livido,non rispose " di qualsiasi motivo si tratti ,non dovevi reagire così,sembravi un bambino"gli fasciai il braccio.Le mie dita, percepivano la sua pelle morbida,la sua peluria virile e chiara,mi solleticava il palmo,era così piacevole quel tocco che quasi non riuscii a resistere alla voglia di accarezzarlo.Mi soffermai sulla sua mano,per poi sfiorarla lentamente.Lo sentii sospirare ed alzai lo sguardo verso di lui,non mi ero mai sentita così vicina a lui

"si tratta di mia madre... la mia vera madre."

Alcuni di voi hanno trovato il precedente capitolo lievemente monotona , lo ammetto anch'io, mi soffermata troppo sui baci e sulle vicinanze, ma stiamo all'inizio e vi posso promettere che la storia avrà moltissimi colpi di scena che non posso rivelare subito.Comunque spero che continuerà a piacervi :) . Stiamo forse per scoprire qualcosa sul passato di Lucas?Chissà...

Per anticipi e curiosità passate sulla mie due pagine "le storie di Astrad" fb e quella Instagram "le_storie_di__astrad"

Grazie mille a tutti <3

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