89. Progetti e novità
C'è un fottuto caldo asfissiante. Siamo in piena estate e io comincio a rimpiangere il clima inglese. Se Tal era contenta di esser tornata, io non ne sono molto felice. Siamo un'altra volta in mezzo alla confusione, alla gente, ai papà. Ruben continua velatamente a darmi il tormento, più per abitudine che per il fatto che mi odia realmente. Probabilmente non fa più tanto caso a me, ma si diverte come un bambino a farmi sentire inadeguato per Tal.
Io continuo a fregarmene. E' quasi una divertente routine.
Contrasto il sudore con sorsi di frappé freddo che mi ghiaccia i denti ma mi rinfresca mentre fingo di ascoltare i soliti sproloqui di Louis. Chissà cosa sta facendo Tal.
"Non capisco perché non vuoi presentarmi Rachel. E' carina."
"Scordatelo, lei è troppo buona per te."
"Hai mai sentito dire che gli opposti si attraggono?"
"Non è il tuo tipo."- controbatte ancora una fottuta volta Liam. Questi due mi fanno venire il mal di testa. Non so più da quanto tempo vanno avanti così.
"Come fai a dirlo?!"
"Eri un cazzo di drogato fino a qualche mese fa!"
"Non lo sono più, sto rigando dritto!"- si difende Louis.
"La risposta è comunque no."- Louis ruota gli occhi al cielo divorando metà fetta di torta al cioccolato. Da quando si sta disintossicando mangia a dismisura. Beh meglio gli zuccheri che la droga.
Non so esattamente cosa sia successo mentre io ero via ma da quello che mi è sembrato di capire c'è un certo feeling tra Liam e Louis, sono molto più amichevoli l'uno con l'altro. Quei due si compensano a vicenda. Liam è troppo tranquillo e Louis troppo esuberante.
"Vorrà dire che chiederò a Talìta di presentarmela."- alza le spalle con non curanza Louis che sogghigna dopo aver trovato una valida alternativo per raggiungere il suo scopo.
"Le dirò di non farlo."
"Qual è il tuo problema?"- si lamenta ancora con la bocca piena. Io mi sento quasi di troppo. – "Non dirmi che sei geloso."
"Ma ti pare."- borbotta Liam giocando con i cubetti di ghiaccio del suo tè.
"Sei geloso!"- strepita Louis avendo capito la verità. Conoscendolo non gli darà più tregua. E' fin troppo evidente che a Louis non importa nulla di Rachel e molto probabilmente a lei non importa nulla di lui. Mi chiedo se Louis riuscirà mai a mettere davvero la testa apposto e a trovare un equilibrio nella sua vita. Sono sempre più convinto che se trovasse una ragazza in grado di dargli testa la sua vita migliorerebbe. In questo momento si è solo fottutamente immedesimato nel ruolo di padre di famiglia.
Dovrebbe pensare di più al suo futuro adesso, sua madre e le sue sorelle stanno bene ora.
Mentre loro due si punzecchiano io sospirando e arrabbiato per aver finito il mio frappé, afferro il telefono per controllare eventuali messaggi o chiamate di Tal.
Nulla.
Sbuffo scocciato abbandonando la testa sul palmo della mano. Non riesco a trattenermi dal pensare a cosa stia facendo, se sta bene, se è con le sue amiche, se sta studiando o se è ancora al suo corso di mediazione. Ci metto qualche minuto per rendermi conto che entrambi i miei amici mi stanno fissando in silenzio già da un po'.
"Che c'è?"- chiedo non capendo i loro sguardi. –"Devo pagare io il conto?"
"Beh se vuoi, io non ti fermo."- risponde con non calanche Louis da bravo approfittatore quale cazzo è.
"Pensavi a Talìta?"- sogghigna Liam sotto i baffi sorseggiando il suo bicchiere ancora mezzo pieno di tè.
"Sei diventato un rammollito, amico."- aggiunge Louis.
"Cosa vuoi dire?"
"Che non ti stacchi un attimo da lei. Ti abbiamo fatto uscire a fatica da quella casa."- continua. Non capisco quale sia il fottuto problema se ho voglia di stare con la mia ragazza quando torno da lavoro. Tra me al negozio di Sandra e Tal ai suoi corsi non stiamo di certo ogni ora di ogni giorno insieme.
"Non sono sempre attaccato a lei!"- spalanco gli occhi e alzo di poco il tono della voce. –"Liam?"- chiedo anche il suo parere.
"E' bello essere innamorati."- continua a sogghignare. A volte mi da ai nervi il suo essere bonario, ma sembra che sia dalla mia parte quindi decido di evitare la battutina offensiva.
"Siete due pappamolle, tu sbavi per Rachel e non lo vuoi ammettere."- indica Liam. –"E tu tra un po' le metterai un anello al dito."- finisce indicando me. Un brivido mi percorre la schiena alle sue parole. Non ci penso neanche a metterle un anello al dito, non voglio sposarmi. Io e Tal stiamo benissimo così non vedo nessun motivo per farlo.
"Non succederà."
"Dicono tutti così."- ruota gli occhi al cielo Louis mentre Liam rimane silenzioso e pensieroso.
"Tutti chi?!"- controbatto.
"Non lo so! Era un modo di dire."
Stavolta ruoto io gli occhi al soffitto facendo ciondolare la testa all'indietro emettendo allo stesso tempo un mugolio nervoso. Louis ha il fottuto potere di innervosirmi. So per certo che ci penserò tutto il giorno. Se lei un giorno volesse sposarsi? Probabilmente lo farei solo per lei. Per me non ha alcuna rilevanza il matrimonio, non cambierebbe nulla. La amo adesso e la amerei anche dopo.
Perché diavolo ci sto pensando? E' troppo presto per pensare a certe cose e a lei non è mai neanche passato per la testa.
"Andiamo a fare due passi."- propongo stanco di star seduto. Ho bisogno di camminare e schiarirmi le idee. Devo ancora trovare il coraggio di dire a papà che ho serie intenzioni di darmi da fare in azienda. Probabilmente non ci penserebbe un fottuto nano secondo ad iscrivermi a qualche università schifosamente costosa, forse salterebbe anche di gioia con il rischio di rompersi un femore.
"Paghi tu?"
"Siete due fottute sanguisughe."
***
C'erano giorni in cui alle otto di sera iniziavo a prepararmi per uscire. Tra giacche, t-shirts, scarpe di marca per non parlare dei litri di dopobarba che mi gettavo addosso. A volte lo faccio ancora, senza motivo. Perché sostanzialmente non ho un granché di barba da radere. Facevo le nottate ai pub, tornavo all'alba. Adesso alle otto e tre minuti di sera aspetto solo il momento in cui tornerò per riposare. Quanto cazzo sono cambiate le cose?
Mentre Louis più avanti sulla strada prova ad abbordare qualche ragazza succinta che su quei trampoli tenta di raggiungere qualche locale notturno con le sue amiche, io sto più indietro con Liam contando i passi che mi separano dal cancello di casa.
"Che programmi hai per questa sera?"- mi chiede spezzando il rumoroso silenzio.
"Nessuno in particolare."
"Io e Ashton andiamo al Bowling, ti vuoi unire?"- per qualche strano motivo, adesso, ogni proposta di uscire mi irrita.
"Devo lavorare domani mattina."- gli ricordo.
"Forse Louis non ha tutti i torti."- borbotta richiamando la mia curiosità. Lo fisso mentre continuiamo a camminare sul marciapiede.
"In che senso?"
"Sei diventato un tipo casa e chiesa. Dobbiamo pregarti per uscire con noi, lo fai volentieri solo se è Talìta a chiedertelo."- spiega il suo punto. E io che pensavo fosse dalla mia fottuta parte. Fottuto traditore. Un sorriso amaro mi si dipinge sul viso.
"Certo che avete una faccia fottutamente tosta.."- sussurro tra me e me anche se sono sicuro che mi abbia sentito.
"Perché?"
"Non siete mai contenti di nulla, prima rompevate perché ero troppo fuori controllo, adesso rompete perché sono troppo perbene? Qual è il vostro problema?"- mi lamento io questa volta realizzando che la gente criticherà ogni cosa che faccio che sia giusta o sbagliata. Mi chiedo cosa pretendano da me.
"Non è così, non fare il coglione come tuo solito."- sbuffa alzandosi i pantaloni sul punto di cadergli dal culo.
"Spiega allora."
"Dico solo che non ti farebbe male uscire di più con i tuoi amici e divertirti un po' ogni tanto."- chiarisce. – "Hai diciannove anni, non quaranta Harry. Non fraintendermi, sono felice di come sei adesso ma, per quanto voglia bene a Talìta, non esiste solo lei."
"Lo so benissimo e ti assicuro che Tal non è sola al centro del mio mondo, chiaro? C'è anche la mia famiglia, ci siete anche voi e ci sono pure i miei obbiettivi. Sto cercando di conciliare tutto e sto cercando di farlo bene. Ma non sono perfetto, Liam."- rispondo quasi esasperato. Penso che molti pretendano la perfezione da me ma io non sono perfetto, sono un fottuto ragazzo che cerca di aggiustare le cazzate che ha fatto e non è fottutamente facile. – "E se non mi va di uscire non è perché mi piace stare di più con Tal che con voi, ma perché sono fottutamente stanco. Lavoro tutti i giorni tranne il fine settimana e.. sto provando ad inviare delle domande di iscrizione ad alcune università."- concludo esternando forse tutto il mio stress di questi giorni.
"Vuoi andare all'università? Chi lo avrebbe mai detto."
"Grazie."- la fiducia che ha in me è commovente.
"I tuoi lo sanno?"
"Non gliel'ho ancora detto."- rispondo.
"Il motivo?"
"Loro fanno un affare di stato per tutto, farebbero tutto loro e io voglio fare tutto da solo."- spiego. Sono fottutamente sicuro che una volta averglielo detto mi iscriverebbero ad una di quelle dispendiose università private per figli di papà, io voglio andare in un'università statale anche perché è l'unica che posso permettermi da solo. Senza chiedere soldi ai miei.
"Dovrai pur dirglielo."
"Lo so."- sbuffo, di certo non vorrei farlo, ma devo.
"Io vado di qua, ci vediamo."- cambia strada per raggiungere casa. – "E tieni d'occhio quell'idiota."- indica Louis che tenta ancora invano di invitare a cena quella ragazza. E' un caso perso. Mi rincuora il fatto che siamo a pochi metri da casa. Poi potrò sbolognarlo alle sue sorelle e farmi una fottuta doccia.
TALITA'S POV
E' strano essere tornati alla vita normale dopo un viaggio del genere. Da un lato sono triste perché mi piaceva ma poi ricordo che adesso c'è un oceano a separare me dalla nonna di Harry e questo è senz'altro il motivo che mi rende felice di essere tornata a casa. Fortunatamente Des non ha fatto domande su quell'episodio, probabilmente ci avrà riso su ma non ha detto nulla a nessuno, soprattutto a papà.
Purtroppo non riesco a fermare l'imbarazzo che provo ogni volta che lo incrocio in giardino o in casa e penso che in fondo non mi passerà mai anche se sembra apparentemente tutto normale.
Questi giorni sono stati alquanto spossanti. A causa del viaggio ho dovuto recuperare un bel po' di lezioni e fortunatamente Zayn è stato così gentile da prendere appunti anche per me, cosa che mi ha facilitato di molto le cose. Studiare in piena estate non è di certo il massimo ma mancano poco più di tre mesi all'esame e poi avrò del tempo libero per pensare alla scuola di medicina.
Ho deciso, quella facoltà fa proprio per me. Anne mi ha spesso chiesto di fare da babysitter a Gemma e ho accettato. Ho approfittato delle passeggiate al parco per fare un giro in un ospedale pediatrico lì vicino. La situazione non era poi così diversa da quella che ho trovato a Londra. Gemma si è fatta dei nuovi amici lì, gioca con quei bambini clinicamente malati come se fossero bambini come tutti. E' davvero una brava bambina.
Quando i suoi genitori sono via l'aiuto a leggere dei libri per bambini. Gemma impara in fretta ma si rifiuta ancora di parlare di fronte ad altre persone. Mi sento quasi in colpa a fare tutto alle spalle di Anne e Des ma non voglio forzarla, potrebbe peggiorare le cose.
"Sei stanca?"- chiedo a Gemma che sbuffa guardando i cartoni in tv. I suoi genitori sono ad un incontro di lavoro come al solito ed io mi ritrovo ancora una volta senza idee per intrattenerla. Lei scuote la testa, evidentemente si annoia e basta. Come me d'altronde. Che fine ha fatto Harry? Sono sicuro che lui riuscirebbe a farla divertire più di quanto potrei riuscirci io.
Potrei portarla nella casa della servitù ma la situazione sarebbe uguale anche lì. Sono quasi le otto di sera e Jay starà sicuramente cercando di far dormire i gemelli. Questo significa che ogni rumore è bandito da quel posto fin quando quei bambini non sono nel mondo dei sogni.
Siamo sole e annoiate.
"Vuoi fare un gioco o mangiare?"- chiedo sperando in una risposta.
"Mangiare."
"Cosa in particolare?"- chiedo ancora. E' bello sentirla parlare, a parte quando legge di solito risponde solo con semplici parole, difficilmente dice una frase compiuta di sua spontanea volontà. E' comunque un enorme successo.
"Toast?"
"Burro d'arachidi o prosciutto?"
"Prosciutto."
"E toast al prosciutto sia."- sto per alzarmi dal divano quando il mio sguardo cade sulla donna sulla soglia del soggiorno. Il mio cuore smette di battere per la paura. Anne è lì in piedi a fissare impietrita me e Gemma. Qualcosa mi dice che l'ha sentita parlare e io non so come comportarmi adesso.
I suoi occhi sono confusi, sembra voglia dire qualcosa ma le parole le si bloccano in gola. Deve essere stato uno shock sentire Gemma parlare all'improvviso. Gemma è tornata silenziosa, non penso che dirà altro per questa sera. Probabilmente neanche lei si era accorta della presenza della madre ed è spaventata anche se non lo da a vedere realmente.
Anne resta ancora immobile con la sua valigetta in pelle in mano che conterrà sicuramente importanti documenti. Solo quando Des chiude sonoramente la porta di casa il suo collo ingioiellato di muove per guardare il marito che dal canto suo non sa cosa sta succedendo.
L'unica cosa di cui sono sicura adesso è che non vorrei trovarmi qui in questo momento. Mi alzo dal divano non sicura di cosa fare poi, vorrei scappare ma non sarebbe la soluzione giusta.
"Cosa sta succedendo?"- domanda Des che osserva la moglie in cerca di spiegazioni.
"Da quanto tempo va avanti?"- chiede la donna rivolta a me forse più stupita che arrabbiata come credevo. Ma mi mette comunque in soggezione. E se sotto fosse arrabbiata con me perché gliel'ho tenuto nascosto. Sto per aprir bocca e rispondere alla sua domanda quando una porta alle mie spalle viene chiusa. E' la porta sul retro della cucina.
"Tal! Sei qui?"
Sembra quasi un miraggio quando vedo Harry che fa risuonare i tacchi sul pavimento lucidissimo. Si accorge subito che qualcosa non va e il suo sguardo cade su di me immediatamente in cerca di risposte. Le sopracciglia aggrottate e uno strano presentimento.
"Aspetto una risposta."- la voce di Anne rimbomba nella sala.
"A quale domanda?"- chiede Harry che adesso lancia un'occhiata al padre confuso.
"Da quanto tempo Gemma parla e noi non lo sapevamo?"- gesticola la donna desiderosa di una risposta mentre si avvicina a sua figlia che tenta di estraniarsi da questa situazione guardando i cartoni.
"Gemma parla?"- domanda Des con occhi increduli.
"Da quando siamo partiti per l'Inghilterra."- risponde Harry sospirando.
"Perché non ce lo avete detto?!"- sbraita Des arrabbiato.
"Perché sarebbe successo esattamente questo!"- risponde a tono Harry. – "Non mi stupirebbe se dopo questa scenata non parlasse più!"
I due coniugi restano in silenzio guardandosi in faccia come se stessero comunicando telepaticamente.
"Talìta, puoi portare Gemma nella sua stanza?"- mi chiede gentilmente Anne. Ovviamente colgo la palla al balzo. E' un'ottima occasione per sgattaiolare via da questa situazione. Gemma non è da meno infatti è già scesa dal divano e sta raggiungendo le scale seguita da me. Guardo un'ultima volta Harry che tranquillo annuisce tranquillizzandomi ulteriormente.
Silenziosamente raggiungiamo il piano di sopra ma io cerco in ogni modo di ascoltare i sussurri che provengono dal piano di sotto. Purtroppo chiusa la porta della stanza di Gemma non mi resta che aspettare che qualcuno venga su.
"Tutto bene?"- chiedo a Gemma quando si arrampica sul suo letto alto e afferra il suo libro pieno di figure. Lei annuisce forse non troppo convinta, decido di non insistere. – "Vuoi leggere?"- scuote la testa sicura questa volta. Non ne ha voglia. Diamine, spero che Harry non abbia ragione. Se Gemma non parlasse più dopo quello che è successo sarebbe terribile. Continuo a non insistere.
La raggiungo sul letto e afferro il telecomando della tv accendendola per spezzare il silenzio.
"Niente toast al prosciutto."- ironizzo cambiando ripetutamente canale. La faccio sorridere con la mia battuta e questo mi rincuora un po'.
HARRY'S POV
Non poteva che succedere prima o poi. Cristo, che nervi. E io che speravo di passare una serata tranquilla con Tal a rompere le palle e Ruben. Significa che qualcuno è contro di me lassù. Mamma e papà si siedono l'uno accanto all'altro sul divano, lui tiene la mano di lei. Sembra una cazzo di sceneggiata. Pensavo sarebbero stati in qualche modo felici di sentir palare Gemma.
"Che diavolo vi prende? Sembra che sia morto qualcuno!"- sbotto stufo della situazione. –" Gemma parla e voi mettete il muso?!"
"Non mettiamo il muso, Harry. Siamo solo sconcertati, come ha fatto ad imparare a parlare così in fretta?"- chiede mamma curiosa.
"Gemma ha sempre saputo parlare, mamma."- ruoto gli occhi al cielo. – "Solo che voi eravate troppo impegnati con i vostri affari per accorgervene."- confesso. A questo punto non serve a un cazzo stare zitti.
"Come?!"
"Si, ha parlato prima d'ora. Con me, qualche anno fa."- le loro facce sono meravigliate. – "Vi ho sempre detto che Gemma non era malata, ma voi non davate mai retta al figlio disastrato, quindi.."- le parole mi escono di bocca forse più taglienti di quanto volessi e me ne pento subito quando vedo gli occhi lucidi di mamma.
"Non siamo stati un granché come genitori eh." – borbotta papà.
"Come abbiamo fatto a non accorgercene, Des?"- in passato sarei, forse, stato contento di vederli in una simile condizione dopo aver ammesso le proprie colpe, ma ora come ora mi sento solo triste. Quasi come un istinto prendo posto vicino a mamma e l'abbraccio mentre si sfoga senza farsi vedere. Da quanto tempo non abbracciavo mia madre?
Mentre piange mi sento un verme, loro non sono stati i genitori migliori del mondo ma io non sono stato di certo il figlio più facile del mondo.
"Mi dispiace."- le sussurro sulla spalla e mi trattengo dal piangere insieme a lei. Osservo papà che ci guarda con un velato sorriso sulle labbra poi mi godo solamente le coccole di mamma che mi sono mancate da anni.
***
Ovviamente non riesco a prendere sonno, ovviamente mi ritrovo sveglio alle due del mattino. Ovviamente tre sei ore devo essere a lavoro. E io mi ritrovo a guardare il cielo estivo investito da una leggera brezza serale. Le cicale cantano, i gufi mi fissano e i tarli rosicchiano la panchina su cui sono seduto in giardino. Tutto meraviglioso.
Oh, ovviamente la serata tranquilla che pregustavo con Tal è andata a monte quando, dopo aver raccontato a mamma e papà la storia di Gemma e di come ha ripreso a parlare, ho trovato Tal e mia sorella entrambe addormentate con la tv accesa. Mamma ha detto di non svegliarle, pertanto stanno ancora dormendo e io le invidio. Non sono riuscito neanche a dare un bacio a Tal oggi.
Ho dovuto spiegare a Ruben dove fosse Tal e di conseguenza quello che è successo e in un battibaleno tutta la casa della servitù è venuta a sapere di Gemma. Forse è meglio così.
Papà mi ha proposto di dormire nella mia vecchia stanza per questa notte ma ho rifiutato. Strano, ma trovo più comodo il mio letto scassato della casa della servitù.
"Non riesci a dormire?"
"No."- papà sbuca dalla veranda della villa e nella sua vestaglia mi raggiunge. – "Tu?"
"Neanche io."
"Figo."- annuisco non avendo voglia di trovare un inizio di conversazione.
"Che significa figo? Hai iniziato a studiare una lingua straniera? E' tedesco?"- domanda a raffica.
"No!"- rispondo sbalordito. – "Significa- ah, lascia perdere."
Seguono alcuni minuti di silenzio, incredibile silenzio imbarazzante. Anche le fottute cicale hanno smesso di cantare. Forse sarebbe il momento più giusto per dirgli dell'università. E' notte fonda, è stanco e mezzo addormentato, con un po' di fortuna domani non se lo ricorderà neanche.
"Hey, volevo dirti.."
"Cosa?"
"Voglio iscrivermi all'università."- lancio la bomba. Sento un lungo sospiro accanto a me, quasi un sospiro di sollievo. Curioso mi giro verso di lui.
"Che sollievo."- sospira ancora.
"Sollievo?"
"Pensavo volessi lavorare in quel negozio di fiori per sempre! Non era una bella prospettiva."- spiega.
"Lavoro lì perché mi servono i soldi, non di certo perché mi piaccia."
"Tu non hai bisogno di lavorare. Possiamo permetterci un'università coi fiocchi, lo sai."- sapevo che sarebbe arrivato a questo punto. Anche mezzo addormentato il vecchio ha i neuroni in movimento.
"Voglio andare in un'università statale, niente di costoso, voglio pagarla con i soldi miei."- metto in avanti le mie condizioni. Non gliel'ho detto per averne qualcosa in cambio o della agevolazioni.
"Ho ancora le tue carte di credito, Harry. Almeno prendine una per le emergenze. Voglio che studi senza problemi di alcun tipo. Da quello che ho capito non sono stato il padre presente che avrei voluto essere. Permettimi di farlo adesso."- di solito odio le conversazioni cuore a cuore di questo tipo. Anzi mi stanno proprio sul fottuto cazzo ma adesso voglio dargli una possibilità.
"Va bene."- annuisco accettando la sua offerta e alzandomi dalla panchina. – "Magari un giorno lavorerò nella tua azienda."- concludo incamminandomi verso la casa della servitù il più velocemente possibile.
"Cosa?!"
"Buona notte papà!"
"Harry!"
Non ci tengo a voltarmi per vederlo compiaciuto. E' quello che voleva sin dall'inizio e che io rifiutavo di volere ma adesso lo voglio anche io.
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Imploro perdono per il ritardo. Avrei dovuto aggiornare ieri ma ero così stanca che sono crollata senza finire di scriverlo. Comunque penso che questo capitolo sia valso le due settimane di attesa. Come vi avevo detto la scorsa settimana sono partita per Milano per dei test di ammissione ma purtroppo non mi hanno presa, in compenso sono stata presa qui a Catania, più vicina a casa e sono contenta ugualmente : ) La vostra settimana com'è stata?
Spero vivamente che questo capitolo vi sia piaciuto e vi ringrazio per aver aspettato. Da ora in poi gli aggiornamenti ritorneranno come prima, quindi aggiornerò lunedì. Se volete seguirmi su Twitter sono grYolo1D e su Instagram namelessgrace96 . Volevo chiedervi in fine: cosa ne pensate di una pagine Facebook su Almost? Fatemi sapere, un bacio : )
To un nuovo album dei ragazzi! Non vedo l'ora di sentirlo. Made in the A.M é un titolo che m'ispira lol
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