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66. Una serata indimenticabile

E’ una strana sensazione tornare a casa, sotto il tetto a me più familiare, lontana dal lusso a me tanto estraneo. Eppure mi sento meglio. Il mio letto proprio come il mio pigiama caldo mi sono mancati seppur completamente differenti dalle lenzuola in seta e il pigiama di raso rosa prestatomi da Anne. E’ tutto più familiare adesso. La foto di mamma sul comodino illuminata dall’abatjour, l’ambiente più accogliente di quello freddo e gelido di quella casa troppo grande. I miei libri, compagni di avventure e fantasie mentali. Mi è mancata la mia stanza.

Inconsciamente tiro un sospiro di sollievo adagiata pesantemente sul materasso.

Inevitabilmente mi torna in senno la discussione con papà e quello strano comportamento di Harry. Solo ora sto realizzando che probabilmente c’è qualcosa che non so oppure è tutto frutto della mia immaginazione e del mio supporre sempre che ci sia qualcosa che mi è tenuto nascosto. In qualunque caso non è venuto fuori nulla da quel dialogo dopo che papà ci ha congedati con un semplice ci vediamo a casa.

Spero solo che le cose da ora in poi andranno meglio. Voglio solo stare con Harry e avere l’approvazione di papà. Non penso di chiedere troppo.

Stanca di stare sdraiata sul letto mi alzo per andare a fare una doccia nel bagno di pochi metri quadri che in fondo mi è mancato. Forse non sono davvero fatta per vivere in mezzo allo sfarzo, non è il mio ambiente. Stendendo una vecchia tovaglia in terra per non bagnare il pavimento mi spoglio dei miei vestiti osservando nel contempo la mia figura a mezzo busto riflessa nello specchio sopra il bianco lavandino.

E’ da un po’ che non mi osservo bene e non curo me stessa nel modo in cui facevo prima. I miei capelli sono troppo lunghi e piatti e il ciuffo è talmente disordinato da non avere neanche una propria forma. La mia pelle è secca, mi serve una crema idratante e sono evidenti le mie occhiaie forse dovute alle mille preoccupazione che ho avuto da quando vivo qui.

All’inizio pensavo che vivere in una città come Los Angeles e conoscere queste persone che ora reputo parte della mia famiglia mi avrebbe fatto bene. Non rimpiango di essere venuta qui perché ora papà ha un lavoro sicuro ma non posso fare a meno di pensare che sono davvero cambiata, non solo fisicamente ma anche mentalmente.

Strofino sul mio corpo la spugna gialla pulendomi e rilassando la mente sotto il getto d’acqua calda ma la mia testa mi da comunque nulle possibilità di non pensare a niente. Forse è vero che l’ambiente in cui vivi  fa la persona che sei, se è sempre influenzati da ciò che ci circonda e ciò che ci circonda è differente da città in città e da stato in stato.

Rifletto osservando tra il vapore l’acqua scorrere via dal mio corpo verso lo scarico della doccia, gocce cadono dalle mie ciglia mentre le mani sciacquano via la schiuma dai troppi capelli, troppi come le preoccupazioni e i presentimenti.

Odio ammetterlo pure a me stessa, ma sento dentro di me che qualcosa accadrà prima o poi e il modo in cui Harry è corso via poco fa dopo una strana telefonata mi fa ancora pensare a quanto sia strano in questo periodo. Se c’è qualcosa che non va, perché non ne parla con me?

Stufa esco dalla doccia avvolgendomi dentro un asciugamano pulito mentre le ciocche di capelli bagnate rilasciano piccole gocce d’acqua dalle punte sulla mia schiena facendomi rabbrividire. Un frastuono di pentole e mestoli in cucina mi fa spaventare mentre sfrego i capelli bagnati. Papà deve essere in cucina.

Contemporaneamente penso che in questo momento Ines starà cucinando una cena regale per la famiglia. Decido di uscire a piedi nudi per andare a controllare che nell’altra stanza fili tutto liscio e quando svolto l’angolo vedo papà indaffarato in cucina tra fette di carne e salumi.

“Vuoi una mano?”- chiedo notando il suo essere impacciato. Velocemente si volta verso di me con ai piedi ancora le sue scarpe da lavoro.

“Ci penso io, tu va a vestirti, fa freddo fuori.”- annuisco scettica se lasciarlo davvero solo con dei fornelli, ma poi penso che probabilmente ha cucinato per se stesso spesso in questi ultimi giorni.

Senza un’altra parola corro in bagno vestendomi del mio pigiama e asciugando per bene i capelli prima di intrecciarli in modo che  non mi diano fastidio in viso. Capisco che è ora di un cambiamento quando noto che la treccia supera il mio seno raggiungendo quasi il mio ombelico.

Quando torno in soggiorno papà ha già impiattato una semplice fetta di carne arrosto e un contorno di insalata niente a che fare con il filetto di salmone con salsa olandese degli Styles ma io preferisco la mia normalità, quella in cui io e papà riprendiamo ad essere padre e figlia.

***

“Questo è il momento dell’anno che amo di più, finalmente le lunghe vacanze di Natale. Ti stupirà mamma ma io e papà siamo tornati più uniti che mai. Questo non lo avrei mai pensato qualche settimana fa. Si sta impegnando, sta pian piano accettando Harry, o almeno pare che lo faccia, anzi, probabilmente lo odia ancora ma prova a non darlo a vedere a me. Mi basta per ora. Forse è solo un sogno immaginarli un giorno insieme mentre si divertono magari davanti ad una partita in tv ma spero che accada qualcosa del genere anche se attualmente lo trovo difficile.

 

Per quanto mi riguarda io faccio di tutto per non farglielo pesare e per questo io e Harry abbiamo deciso che limiteremo le dimostrazioni d’affetto solo a quando lui non è nei paragi. E’ stato un vero e proprio patto con tanto di stretta di mano e la cosa mi ha fatta ridere. Apprezzo anche che Harry stia provando ad andare d’accordo con lui anche se è evidente dagli sguardi che si lanciano e dalle battute taglienti che sono ben lontani dall’essere amici.

 

Non so cosa sia, ma ho ancora quel presentimento dentro di me che qualcosa non va, eppure adesso tutto mi sembra al proprio posto. Quello che mi preoccupa è ancora una volta il comportamento di Harry. Te ne ho parlato anche qualche giorno fa, ti ho raccontato che mi ha lasciata di punto in bianco sola al cinema una sera dopo appena metà film?E non si stacca mai da quel telefono, non so davvero cosa pensare.

 

Nash dice che questo è il tipico comportamento di uno che nasconde qualcosa, ma non ha voluto dirmi cosa, Veronica al contrario ha detto che probabilmente sono io ad esagerare e che Harry mi ama. Onestamente, non so a chi credere, aspetto e aspetto che lui me ne parli ma non succede, anche perché passa sempre meno tempo a casa..

 

Una domanda mi frulla per la testa mamma.. e se mi sta tradendo?”

 

“Tal! C’è quel tizio!”- urla papà dall’altra stanza mentre io ero assorta sul mio diario. Ovviamente si riferisce ad Harry, non so perché non lo chiama per nome.

“Arrivo!”

Chiudo velocemente il mio diario di epistole riponendolo in mezzo ai libri del mio scaffale prima di correre da Harry. Ha promesso di portarmi a cena fuori, oggi è la vigilia e dopo averlo pregato ha finalmente accettato, a lui non piacciono questo cenere di smancerie ma sono contenta quando cede per farmi contenta.

Nel mio vestito rosso corro in soggiorno prima che comincino a volare frasi pesanti tra mio padre e il mio ragazzo ma forse arrivo troppo tardi.

“Portala a casa prima delle dieci.”

“Non è questo il mio piano.”

“Sono suo padre decido io quanto tempo può restare fuori casa.”

“E’ abbastanza grande per deciderlo da sola!”

“Mi stai dando ai nervi!”

“Tu mi stai sulle palle, come la mettiamo?”- guardo la scena viaggiando con lo sguardo da Harry a papà e da papà ad Harry provando anche un certo divertimento.

“Sono pronta.”- intervengo inserendo il cellulare nella tasca della giacca.

“Tal, diglielo tu che sei abbastanza grande per decidere da sola.”

“E’ ancora una ragazzina!”- detto da  mio padre è abbastanza offensivo. Per lui non sono abbastanza responsabile.

“Torno quando è ora di tornare.”- il mio sorriso e buon’umore si sono evidentemente spenti. Raggiungo Harry nei suoi consueti pantaloni neri e in un’insolita camicia bianca. – “Andiamo.”- prendo per mano il ragazzo dagli occhi verdi praticamente trascinandolo fuori dalla porta senza salutare papà.

“Tutto bene?”- chiede quando entrambi entriamo nella sua auto. Va tutto bene? Me lo chiedo anche io mentre mette in moto e si avvia ad uscire dal vialetto.

“Si.”- rispondo stancamente poggiando la testa sul sedile dietro di me. Le luci già accese delle strade si susseguono sul parabrezza e io quasi m’incanto a guardarle. I negozi sono decorati con addobbi e luci natalizie. Ogni tanto agli angoli delle strade un uomo travestito da Babbo Natale regala caramelle ai bambini che accompagnano le madri durante le ultime spese.

Sacchetti, regali e tanta allegria c’è lì fuori e poi ci sono io dentro un’auto arrabbiata perché mio padre non si fida di me.

“Non roviniamoci la serata. Questa sera ci divertiamo, mangiamo qualcosa di fottutamente buono e che a tuo padre piaccia o no tu non tornerai a casa alle fottute dieci.”- guida Harry lanciandomi di tanto in tanto un’occhiata.

Gli sorrido quando la sua mano stringe la mia sulle mie gambe concedendosi di guidare sulla strada trafficata con una sola mano sul volante.

“Hai messo il vestito rosso, quello che ti ho comprato io.”- sussurra con un ghigno in viso senza però staccare lo sguardo dalla strada. E’ vero, questo è l’abito che mi comprò quando non stavamo ancora insieme, quando ancora mi ricattava per andare alle cene di lavoro del padre con lui.

“Era da un po’ che non lo mettevo.”- rispondo contenta che se ne sia accorto.

“Saresti bellissima comunque.”- sussurra ancora e questa volta arrossisco, le luci intermittenti della strada non gli permetterebbero di notarlo per fortuna.

“Come mai non vai più alle cene di lavoro di tuo padre?”- domando poi quando ci fermiamo ad un semaforo, inclinando la testa verso di lui. Questa volta incrocia il mio sguardo e non posso fare a meno di pensare quanto sia luminoso il suo con le luci soffuse.

“Non ne vedo più il motivo, non voglio più dimostrare nulla a mio padre, non voglio più apparire come il figlio perfetto. E tanto meno voglio che tu abbia contatti con quell’ambiente.”- ammette senza smettere di guardarmi e sono proprio questi suoi sguardi che fanno vacillare le incertezze sul suo strano comportamento che spesso si insinuano nella mia mente. – “Tu sei il mio angolo di paradiso.”

Il mio cuore batte forte alle sue parole, sono le più dolci che mi abbia mai detto e sento di essere rossissima in viso.

“Harry.”- mi copro il volto con le mani probabilmente manifestando le mie emozioni e lui come al solito si mette a ridere.

“Non coprirti la faccia.”- scherza spostando le mie mani mostrando le mie gote rosa. Abbasso lo sguardo, un altro modo per nascondermi ma lui prontamente e stupendomi come sempre si fionda sulle mie labbra dolcemente mentre una sua mano accarezza una mia guancia. I suoi capelli mi solleticano la fronte ma io sono troppo persa in quel bacio così intenso per accorgermi di altro.

Non mi baciava così da tanto. Dentro c’è tanto amore ma pure moltissima passione. Penso che adesso non vorrei trovarmi dentro un’auto con dietro una lunga fila di auto rumorose con il loro clacson a disturbare questo momento. Si, perché adesso lo stupido semaforo è diventato verde.

HARRY’S POV

Odio fottutamente tanto queste merde di appuntamenti.

L’essere dolce, smanceroso e vestirmi in modo elegante sono tutte cose che non sopporto fottutamente. Ma vederla contenta mi rende felice, mentre lei osserva il menù scegliendo quale tipo di hamburger ordinare io osservo lei perdendomi nell’adorabilità delle sue espressioni.

Scuoto la testa dall’altra parte del tavolo in questo fast-food da quattro soldi. So che probabilmente non è la fottuta serata che voleva. Forse preferiva un ristorante costoso, sedie imbottite, tovaglioli profumati e candele, per non parlare di qualcosa del tipo caviale e champagne. A tutte le ragazze piace questa fottuta roba, ma forse a Tal no, lei è semplice.

Ma non potrei comunque permettermi quella fottuta roba. Sono al verde, non ho un soldo a parte qualche risparmio che perderò questa sera stessa per pagare due hamburger. Ma non posso dirlo a Tal, lei tiene a questa serata e io non vedevo l’ora comunque di passare del tempo con lei finalmente.

Ultimamente non ho più un cazzo di momento libero e Tal comincia ad accorgersene lo so. Ma cristo, oggi è la fottuta vigilia di Natale e andasse a puttane il mondo nessun portafogli vuoto rovinerà questo momento.

“Cosa ordinate?”- una donna abbondante nella sua divisa rossa e nel suo sudicio grembiule non più bianco, con evidente aria annoiata ci sprona ad ordinare qualcosa. Mi perdo a guardare quanto disgustosamente mastica una gomma forse facendo inconsciamente una faccia disgustata.

“Harry.”- mi chiama Tal. – “Cosa prendi tu?”

Abbasso per la prima volta gli occhi sul cartoncino cercando tra i prezzi quello più basso. Vorrei avere qualche spicciolo per dopo, non si sa mai.

“Un hamburger con bacon e lattuga.”- ridicolo, ma costa colo due dollari.

“Quello che ha preso lui.”- risponde Tal quando la donna annoiata si rivolge a lei. Questo posto è fottutamente vuoto. Probabilmente ogni famiglia adesso starà cenando insieme in ogni parte del mondo, io non parlo con la mia da giorni ormai. Sono tornato a vivere da Conrad la sera stessa in cui Tal è tornata da suo padre.

Non lo rimpiango. Ho riacquistato la mia indipendenza. In un certo senso.

“Harry!”

“Perché gridi?”- chiedo a Tal con entrambe le mani sul tavolo, bella quant’è non dovrebbe essere in questo posto. Sono un fottuto disastro come ragazzo ma lei non me lo fa neanche pesare.

“Ti ho chiamato tre volte ma tu avevi la testa altrove.”- non le do neanche le attenzioni che merita.

“Scusami.”

“Non fa niente.”- sospira, non voglio che sospiri, significa che qualcosa non va.

“No, cosa volevi dirmi?”- chiedo per recuperare.

“Niente, una stupidaggine.”- scuote la testa afferrando il cellulare dalla giacca ordinatamente appoggiata allo schienale della sua sedia. E’ un gesto ovvio per dire che non ha più voglia di parlare e preferisce dare la sua fottuta attenzione ad un cellulare piuttosto che a me.

Sto minuti ad osservarla in silenzio mentre le sue mani digitano sui tasti del telefono, chissà a chi sta scrivendo.. La osservo, tanto, non l’ammiravo da giorni e un tuffo al cuore quando mi accorgo che ha tagliato i capelli, ora arrivano appena sopra il suo seno e sono più voluminosi in un nuovo taglio. I suoi occhi sono truccati contornati da una linea nera e il blu delle sue iridi risalta di più. La sua pelle sembra così morbida, ho voglia di toccarla.

Mi piange il cuore se penso che ero così fottutamente occupato con il nuovo lavoro e tutto il resto da non rendermi conto dei suoi cambiamenti. Mi viene da piangere se penso che non so neanche quando sia andata da un cazzo di parrucchiere e sapendo che probabilmente avrebbe voluto che notassi fin da subito il suo nuovo taglio. Non voglio neanche immaginare quanto ci sia rimasta male quando non me ne sono accorto e lei non lo ha neanche dato a vedere.

Non mi fa capire nulla, non esprime la rabbia verso di me, è come se tutto andasse bene, ma nulla va bene e solo adesso lo vedo. Mi sto allontanando da lei senza neanche accorgermene e non voglio che succeda cazzo. Non deve succedere.

Devo essere lì per lei quando ne ha bisogno, devo essere lì con lei, devo essere qui con lei.

“Tal.”- nuovamente i suoi occhi trovano i miei e sto per dirle quando conta per me per la milionesima volta quando la vecchia babbiona porta le nostre ordinazioni facendomi fottutamente innervosire.

Incazzato prendo il mio panino con la mano strappandone un pezzo con i denti  e masticandolo. La donna fantasma va via con il suo vassoio sotto l’ascella e io penso di concentrarmi nuovamente su Tal alle prese con il suo hamburger. Quasi rido quando la vedo tirar fuori le posate di plastica da un inutile sacchetto, non è proprio cambiata su quest’aspetto, non sa mangiare un fottuta hamburger.

La forchetta infilza il pane ed è sul punto di tagliarne un angolino quando la fermo.

“Prendilo con le mani.”- sogghigno, mi ero ripromesso di insegnarle a mangiarlo dopo quella prima volta mesi fa, quando eravamo ancora degli estranei l’uno per l’altro.

“Cosa?”

“L’hamburger, prendilo con le mani, così.”- ripeto mostrandole il modo in cui lo sto facendo io. Incerta fa quello che le dico e mi lecco le labbra quando vedo che lo afferra solo con pollice, indice e medio lasciando a mezz’aria le altre dita delle mani. Un gesto aggraziato alla Tal insomma. – “Con tutte le dita.”- spiego e lei imbronciandosi esegue le indicazioni.

“Contento?”- ruota gli occhi al cielo.

“Non ancora.”- strizzo gli occhi. – “Mordilo.”- la incito dando anche io un morso al mio hamburger.

“Mi sporco tutta così.”- si lamenta osservando il panino da un lato all’altro per analizzarne la parte giusta da addentare.

“Cosa t’importa? Non siamo in un ristorante a cinque stelle.”

“Se sporco il vestito sarai tu a pagare la tintoria.”- minaccia e anche se dovrò chiedere dei soldi a Conrad per la tintoria annuisco pur di vederla mangiare un hamburger come una persona normale. Accetta la mia sfida e con gli incisivi strappa una piccolissima porzione di quell’hamburger economico mentre con un gesto veloce avvicino la mia sedia alla sua per averla più vicina.

“L’ho fatto, hai altre istruzioni da darmi?”- scherza riappoggiando la sua cena sul suo piatto finendo di masticare. Io scuoto la testa avvicinandomi a lei, in questo momento ho una fottuta voglia matta di baciarla e averla.

Le nostre bocche al sapore di bacon si incontrano per la seconda volta questa sera. Lei risponde la bacio e adoro quando i nostri nasi si scontrano morbidamente mentre le nostre labbra si desiderano ardentemente. Vorrei dimostrarle più spesso quanto la amo e solo questa sera mi sono accorto di quando raramente lo faccio.

La mia mano raggiunge la sua vita spingendola sempre più vicina al mio torace, la sua di mano invece sfiora la mia mascella facendomi quasi il solletico per quanto il suo tocco è delicato.

“Io ti amo.”- sussurra lei quasi come se me lo volesse ricordare, ma io lo so perfettamente.

“Anche io ti a-“

Disturbato ancora una volta da mio cellulare che vibra nella mia tasca. Costretto a staccarci ringhio afferrando il cellulare solo per vedere l’ennesimo messaggio di Louis e altre otto chiamate. Questa storia è fottutamente stressante.

“Cristo.”- spalanco gli occhi agitandomi sulla sedia appena leggo il messaggio scritto dal mio amico.

“Cosa succede?”

“I-io devo andare.”- sussurro afferrando la mia giacca dalla sedia. – “Vieni, ti riaccompagno a casa.”

“No.”- ringhia lei sbattendo le mani sul tavolo per alzarsi dal suo posto. Ho il fiatone senza aver corso, lascio le banconote alla cassa senza neanche aver mangiato e senza neanche ascoltare le proteste di Tal la trascino fuori dal fast-food. – “Lasciami!”- urla ora strattonandosi dalla mia presa una volta arrivati nel parcheggio.

“Tal, cristo, mi dispiace, ma devo davvero andare.”- le spiego il più velocemente possibile, non posso credere che stia succedendo proprio ora.

“Tu non vai da nessuna parte! Sono stanca, io voglio sapere cosa succede!”- la sua rabbia viene fuori e immediatamente osservo i suoi occhi lucidi. Questa cosa mi sta sfuggendo di mano. – “Perché sei così strano? Perché scappi sempre e non sei mai a casa? E’ colpa mia?”- piange ora quelle parole e piange il mio cuore insieme a lei.

“Non c’entri niente tu piccola.”- non voglio che pensi che qualcosa non va con lei, lei è l’unica cosa che va bene nella mia vita.

“Allora perché non vuoi stare con me? Cosa c’è di così importante da farti correre e lasciarmi la sera della vigilia di Natale? Hai un’altra?”- non volevo coinvolgerla in tutto questo, non volevo proprio ma non pensavo che stesse così per questo. Forse il mio comportamento ai suoi occhi è davvero sembrato equivoco.

“No! Non pensarci neanche cazzo!”- non può esserci un’altra se nella mia testa c’è sempre e solo fottutamente lei. – “Ti spiegherò tutto ma ora dobbiamo davvero andare!”

Le riprendo la mano riportandola in macchina a malincuore, non volevo che piangesse, non avevo fottutamente idea che le passassero queste cose per la testa, non le devono passare queste cose per la testa.

“Andare dove?!”- il tono stanco.

“Da Louis.”- rispondo una volta in macchina e affrettandomi per mettere in modo.

“Perché?!”

“Sua madre sta per partorire Tal!”

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E' ancora domenica sono in tempo! Ce la sto mettendo tutta per essere puntuale con gli aggiornamenti davvero e vi avviso già da ora che successivamente non prometto che sarò sempre puntuale, se non sarà domenica l'aggiornamento sarà lunedì, non posso dirlo con precisione perchè l'atmosfera esami di stato si sta facendo sentire e i prof sembrano impazziti. 

Tra tesina e terze prove aggiornerò sicuro ogni settimana promesso come sempre, ma forse non sempre riuscirò ad essere puntuale. Comunque vi ringrazio da morire perchè Almost sta avendo un gran successo.

Le 2Milioni di visualizzazioni e i 61.000 voti ne sono la doìimostrazione ed è tutto merito vostro. Grazie Mille :)

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