57. Ho paura
HARRY’S POV
Il tempo sembra non voler passare, più i secondi passano più sono preoccupato. Ho paura, ho paura che le stiano facendo qualcosa di brutto. Ho paura di non rivederla più. La mia preoccupazione sta raggiungendo livelli inimmaginabili e non pensavo di poter mai essere cosi impensierito per qualcuno in tutta la mia vita. Non posso andare a cercarla perché non ho la minima idea di dove andare, non posso assicurarmi in alcun modo che lei stia bene e la cosa mi innervosisce. Non riesco a smettere di pensarci e il mio cuore non riesce a trovare pace, non riesco a calmarlo, continua a battere talmente forte che ho paura anche di perdere i sensi da un momento all’altro.
Tutto attorno a me è in tensione, Ruben continua ad urlare e sembra non potersi calmare, come dargli torto. Ines e Conrad nel limite delle loro capacità sono riusciti a farlo sedere e a fargli bere qualcosa per calmarlo, ma le sue mani tremano e non riesce a tenere una tazza in mano. Non ho avuto scelta. Ho dovuto dire tutto, ho dovuto riferire quello che Louis mi ha detto al telefono e ho dovuto confessare in cosa sono immischiato, o ero immischiato, o almeno è quello che credevo perché ci sono ancora fottutamente dentro.
Aspetto che Louis e Zayn arrivino da un momento all’altro ma sembra che il tempo si sia fermato. Ogni minuto di più mi sento sempre più morire dentro e i miei occhi non smettono di grondare lacrime salate. E’ il momento più brutto della mia vita.
La rivoglio qui con me, al sicuro. Affondo il viso tra le mani tentando di trattenere i singhiozzi, se solo provenisse un solo rumore da me il padre apprensivo non esiterebbe a scagliarsi nuovamente su di me e prendermi a pugni in faccia. Siamo ai due capi opposti della stanza e mi sta bene così. Faccio due respiri profondi sentendo gli occhi bruciare e quando ritorno a guardare in giro vedo la vecchia Rose di fronte a me mentre mi porge un fazzoletto.
Un piccolo gesto, da anni non faceva qualcosa per me e adesso apprezzo che si sia interessata a me. Afferro il pezzo di carta dalle sue mani e tiro su col naso. Il suo viso però è sempre lo stesso, duro e apparentemente arrabbiato.
“Grazie.”- sussurro il più piano possibile guardandola di sottecchi. Semplicemente se ne va senza dire altro. Non mi sorprendo, sono lontani quei tempi in cui mi cambiava i pannolini o giocava con me con i soldatini di plastica. Sorrido amaramente a quei ricordi e mi chiedo cosa sia cambiato in me da allora ad ora.
Pochi secondi dopo un frenetico bussare alla porta mi desta dai miei pensieri e quando il mio battito cardiaco riprende ad accelerare mi rendo conto che mi era calmato per un po’. Niall, che non ha fatto altro che girare per la stanza impensierito, va ad aprire e tiro quasi un sospiro di sollievo quando le figure di Zayn e Louis varcano la soglia.
“Siamo qui.”- annuncia Louis chiudendosi la porta alle spalle. – “Zayn ha qualcosa da dirti.”- continua spingendo quest’ultimo a parlare non curante della folla che ci sia qui dentro.
“Hey amico.”- sussurra Zayn, improvvisa un sorriso che si spegne subito quando vede la mia faccia distrutta, diventando improvvisamente serio. – “So dove puoi trovare la ragazza.”- annuncia. Non faccio caso a come faccia a saperlo, voglio solo trovare Tal, il resto viene dopo.
“Dov’è?”- mi rianimo e sento in disparte Ruben interessarsi.
“In uno strip club in periferia.”- la mia mente cerca di non andare a puttane in questo momento ma la rabbia che provo nel pensare ciò che potrebbero costringere Tal a fare in quel posto mi manda in delirio. Ha già subìto un trauma quando è quasi stata stuprata anni fa, una cosa del genere non so cosa comporterà in lei.
Assorbita l’informazione corro alla porta e sento una marea di passi dietro di me che mi spingono a voltarmi. Primo tra tutti c’è il padre del mio fiorellino con sguardo torvo.
“Io vengo.”- ringhia e non ho la forza né il coraggio di controbattere. Annuisco chinando il capo.
“Credo che dovresti sapere altro Haz!”- urla Louis incazzato dando una seconda spinta sulla schiena a Zayn che quasi inciampa sul gradino dell’entrata.
“Dopo!”- urlo io in risposta, sono fuori di me. – “Salite tutti in macchina.”- continuo raggiungendo l’auto di Conrad sul vialetto, non penso che avrà qualcosa in contrario se la uso. Cristo, ho una paura folle. Ho paura di quello che ancora non so. Ho paura di quello che vedrò in quel locale di spogliarelliste. Sulla strada l’auto rimbalza a causa dei dossi presi in velocità, il mio piede preme sul cazzo di acceleratore per la fretta e arriccio il naso sull’orlo di una crisi nervosa. La mia mente si apre ad ogni possibile avvenimento futuro. Immagino cosa le stanno facendo, e se la stanno picchiando? Josh non ha mai esitato a picchiare a sangue qualcuno, e se suo zio fosse peggio di lui? Spazio dall’immagine più brutta a quella ancora peggiore alla quale mi potrei trovare davanti a breve. Non so cosa succederà, non so che fare. Non so cosa farò una volta lì, non so a cosa andrò in contro ma ho il dovere di farlo.
Questo è tutta colpa mia.
L’auto è silenziosa a parte le indicazioni stradali di Zayn. Zayn. Ho paura di quello che deve ancora dirmi, come cazzo fa a sapere dove si trova e chi è lo zio di Josh? Fisso di tanto in tanto lo specchietto retrovisore e vedo Louis, è infuriato e continua a respirare pesantemente col naso guardando con sguardo feroce Zayn al suo fianco sul sedile posteriore. So che m’incazzerò come una fottuta bestia quando saprò ogni cosa ma adesso la mia priorità è Tal.
“Siamo quasi arrivati.”
TALITA’S POV
Sento freddo, ho i brividi in tutto il corpo. Riconosco subito di essere distesa su qualcosa, ma io non ricordo di essere andata a dormire. Ho la mente offuscata a aggrotto le sopracciglia con ancora gli occhi chiusi. La mia mano prende a muoversi sulla superficie e credo sia un materasso. L’aria è pesante qui, credevo di aver aperto le finestre della mia stanza per cambiare aria questa mattina. Allora perché l’aria è così irrespirabile?
All’improvviso un flashback mi schiarisce la mente. Le mani di un uomo che mi tengono ferma, un panno bianco che mi blocca il respiro e l’ultima cosa che ricordo è che Gemma correva verso di me, poi niente più. Panico. Spalanco gli occhi agitata e quando riacquisto la vista rimango disorientata. Mi metto a sedere e avevo ragione, è un materasso. Il mio respiro è frenetico e i miei occhi ancora languidi perlustrano freneticamente il luogo in cui mi trovo.
E’ una stretta e buia stanza, riesco ad orientarmi solo grazie allo spiraglio di luce gialla che proviene da una porta socchiusa. Dove sono? Qui dentro non si respira e io sono troppo agitata. Ho paura e mi tremano le gambe. Agitata continuo a portare una ciocca di capelli dietro l’orecchio destro mentre il mio sguardo vaga non so dove.
“Per quale cazzo di motivo hai preso anche la bambina?!”- urla una voce rimbombando per tutta la struttura probabilmente. Sussulto ad un simile grido e istintivamente mi tengo il cuore che ha cominciato a torturare la mia gabbia toracica per la paura.
“Ha visto tutto! Che dovevo fare?”- un’altra voce altrettanto arrabbiata, ma non così tanto. Trovo il coraggio di alzarmi dal presunto letto e silenziosamente mi avvicino alla porta per sbirciare. Due uomini in una specie di strettissimo corridoio illuminato da luci fastidiosamente rosse.
“E’ una cazzo di mocciosa! Non le avrebbe creduto nessuno, vive ancora nel mondo delle favole e dei pony rosa!”- strilla ancora l’uomo più vecchio contro un ragazzo. Quando focalizzo l’uomo dominante spalanco la bocca e strabuzzo gli occhi sentendo una morsa allo stomaco e la pelle d’oca. Io lo conosco.
E’ il mio capo.
Il panettiere scorbutico che rimprovera sempre Harry a lavoro. – “Non ho fottuto tempo per pensare ad una bimba sporca di muco del cazzo!”- urla ancora e il ragazzo subisce, deve essere lui ad avermi portata qui. L’uomo non indossa la solita maglia bianca gualcita bensì un completo elegante. Della musica forte arriva dal corridoio in fondo e anche delle magre risate di evidente uomini ubriachi. Cosa sta succedendo? Perché sono in questo posto?
“Cosa dovrei fare ormai è qui!”
“Non me ne fotte un cazzo, tu hai fatto la cazzata e tu la risolvi! Se quella piccola fottuta Styles mi crea problemi, la colpa sarà tua e non m’importa se sei mio nipote, ti ammazzo!”- conclude il panettiere a tradimento con enfasi. Sussulto ancora quando pesta pesantemente il piede in terra percorrendo il corridoio allontanandosi. La piccola Styles. Gemma. Hanno preso anche lei.
“Con la ragazza?”- domanda il ragazzo in tono sottomesso.
“Spiegale come funziona qui.”- ridacchia malvagiamente in risposta prima di andarsene definitivamente. Il ragazzo si avvicina alla porta che mi nascondo e velocemente mi tiro indietro incrociando due pugni al petto che continua a rimbombare disperato. Non so che fare. Gemma dov’è? Anche se fosse qui non riuscirei a vederla è tutto buio e la mia vista è limitata all’ingresso. Non so neanche quanto sia grande questa stanza.
La porta viene violentemente sbattuta e spalancata e la luce viene violentemente accesa mettendo in luce il ragazzo infuriato che vedendomi muta espressione prendendo a ghignare.
“Sei sveglia.”- il mio petto si alza e si abbassa sotto la mia camicia troppo leggera. Ho gli occhi fuori dalle orbite per la paura e se bene paralizzata i miei occhi sono fissi nei suoi.
“Cosa volete farmi?”- domando strozzata dal nodo in gola. Lui continua a ridacchiare mentre mi sorpassa per andare a raggiungere un armadio che solo ora ho notato sul uno dei quattro muri della stanza. Apre una delle due ante che scricchiola all’apertura e comincia a trafficare lì dentro con la marea di vestiti che riesco a vedere bene per quanto sono luminosi e luccicanti.
“Verde o blu?”- chiede poi calmo mostrandomi due schifosi costumi succinti strapieni di nastrini e paillettes.
“Cosa significa?”- chiedo appiattendomi al muro.
“Chi vuoi che si ecciti guardandoti con quel cazzo di tendone addosso.”- risponde tagliente alzando le sopracciglia disoneste. Guardo la mia gonna e assumo un’espressione arrabbiata per il modo in cui mi ha parlato.
“Non indosserò quella roba.”- rispondo convinta di mantenere la mia posizione.
Quando riprende per l’ennesima volta a sghignazzare gettando malamente uno dei vestiti nell’armadio tutta la sicurezza di qualche secondo prima scompare completamente quando si avvicina a me con l’altro costume sulla spalla. La sua risata fa accapponare la pelle.
“Non sei nella posizione di poter dettare legge, bambolina.”- soffia sul mio viso facendomi quasi salire un conato di vomito per il cattivo odore del suo alito, persino l’aria qui dentro è meglio.
“Perché sono qui?”- chiedo quasi piangendo, non sopporto questa situazione e la vicinanza di questo sconosciuto mi terrorizza. – “E dov’è Gemma?”- continuo sussurrando quando senza che realmente me ne accorga obbliga le mie mani ad afferrare l’indumento verde.
“La bambina che mi ha messo nei guai?”- chiede incrociando le braccia al petto. – “L’ho chiusa in bagno.”- risponde con poca cura. –“ Ora vestiti.”
“No.”
“Non crearmi altri guai.”- ringhia artigliando la mia mascella con le sue non curate unghie. Mugolo per il dolore e poi mi lascia. – “Muoviti.” – ordina prima di raggiungere la porta.
“Aspetta!”- lo richiamo e lui svogliato si volta. Non so neanche perché l’ho fermato. Forse perché ho paura a restare da sola adesso. – “Come ti chiami?”- domando stupidamente non accorgendomi di star quasi stritolando il costume tra le mie mani. Lui aggrotta le sopracciglia divertito e poi scuotendo la testa risponde.
“Josh.”
Se ne va lasciandomi poi sbigottita. Josh, è il tizio che ha fatto picchiare Harry e al quale doveva i soldi. Cosa c’entro io in tutto questo? Perché Josh è il nipote del mio datore di lavoro alias colui che mi ha fatto rapire? Harry sa tutto questo?
Rimango imbambolata a pensare e crollo a sedere sul letto che cigola sotto di me per via delle molle arrugginite. Osservo l’indumento tra le mie mani e non so cosa fare. Voglio Harry.
Vieni a prendermi Harry.
HARRY’S POV
“Cosa facciamo ora?”
“Non lo so.”
“Siamo sicuri che è qui?”
“Si.
“Basta, io entro cazzo, voglio riprendermi mia figlia!”- sbotta Ruben accanto a me facendo per aprire la portiera dell’auto.
Ricordo bene questo posto, ci sono già stato, qualche tempo fa, quando ho trovato Louis pestato da due energumeni nel vicolo sul retro di questo bordello. Non posso credere che lei sia li dentro. Non riuscivo neanche a starci senza provare il desiderio di vomitare l’anima in mezzo a tutti quei quarantenni eccitati e puttane nude. Chiudo gli occhi e reprimo la voglia di piangere. Se la stanno obbligando a fare una cosa del genere? Forse sono ancora qui seduto perché ho paura di vedere che è così. Sono un cazzo di codardo. E’ la mia ragazza, nessuno può toccarla. E allora perché non riesco a muovermi? Perché non riesco a farmi venire un’idea su cosa fare? Perché non fremo come Ruben per salvarla da questo schifo?
“Senta signor papà, lì dentro ci sono tipi pericolosi, se non entriamo li con un piano ci faranno il culo!”- Louis è molto convincente quando si tratta di far ragionare la gente, peccato che raramente lui agisce come dovrebbe. – “Io e Zayn non possiamo entrare, lì ci conoscono e se c’è Josh neanche tu puoi Harry.”
“Cosa significa?”- domando finalmente voltandomi verso il sedile posteriore tenendo salda la presa sul volante.
“E lui combinerebbe un cazzo di casino.”- continua Louis indicando il padre di Tal che comincia a perdere la pazienza.
“Qualcuno deve andare! Io sono il suo-“- stavo per dire ragazzo ma non posso dirlo davanti a suo padre, la situazione è già abbastanza cazzuta. – “… amico, quindi vado io.”- continuo risoluto mentre Ruben mi lancia una cazzo d’occhiata che mi fa accapponare la pelle delle palle.
“Fermo Haz!”- ruota gli occhi al cielo Louis, Zayn è stranamente silenzioso e non gli risparmio uno sguardo tagliente. – “Non fare cazzate.”- faccio sempre cazzate.
Il silenzio s’impossessa nuovamente del veicolo parcheggiato nell’angolo più scuro del parcheggio. Pochi lampioni illuminano tutto e proprio come la prima volta che ho messo piede qui ci sono fottuti cocainomani davanti all’ingresso. Alcuni aspirano roba bianca dal terreno come dei cazzo di psicopatici, altri bucano la loro carne con siringhe infette di qualche merdata. Donne mezze nude fumano sopra i loro tacchi di pelle nera e parlano tra di loro come se la loro condizione fosse la più normale.
Mi mordo il labbro disperato e copro gli occhi con una mano. Vedo quelle donne e immagino Tal in quelle vesti. Con quest’immagine in testa ritorna la mia paura di entrare e vedere ciò che temo. La dolce e candida Tal. A quest’ora della sera sarebbe dovuta essere a casa di Liam a divertirsi con i suoi amici. Preferivo anche che stesse con Liam piuttosto che qui e a questo pensiero lascio andare un singhiozzo che rimbomba all’interno del veicolo.
“La riporteremo a casa.”- la voce autoritaria di Ruben, forse un inutile tentativo di consolazione? Non lo so, voglio immaginare che sia così anche se è poco probabile. Mi ridò un contegno e strofino le mie ennesime lacrime tentando di non farmi vedere e non far vedere le mie debolezze ma non so se sta riuscendo o meno.
Se io non posso entrare lì per vedere se Tal sta bene deve andarci qualcun altro e a malincuore posso solo digitare il suo numero e porre l’apparecchio al mio orecchio.
“Harry?”- la sua voce è probabilmente sconcertata ma nel mio stato non riconosco una particolare emozione.
“Liam. Ho bisogno del tuo aiuto.”- sospiro. – “Me lo devi.”- sento un respiro pesante dall’altra parte della cornetta e capisco che ci sta pensando.
“Di cosa si tratta?”
TALITA’S POV
Non riesco proprio a calmarmi, non ci riesco. Ho passato minuti a guardare questo stupido costume e più lo guardo più la mia intenzione di metterlo va sfumando. Sono arrivata alla conclusione che probabilmente mi provo all’interno di un locale di spogliarelliste e la cosa mi fa venire la nausea. Si sentono porte sbattere di tanto in tanto, respiri eccitati e mugolii di piacere. Rabbrividisco se penso a chissà quanti uomini in questo momento stanno avendo rapporti a pagamento con qualche spogliarellista. E se è questo che vogliono obbligarmi a fare?
L’aria è sempre più rarefatta e spesso tossisco per la puzza di fumo che proviene dal corridoio.
“Avevo detto di vestirti porca puttana!”- il mio cuore perde un battito quando Josh, tornato, mi urla in faccia ringhiando arrabbiato. Non voglio proferire parola ma lui in compenso agisce afferrandomi per un polso talmente forte che riesce a mettermi in piedi con un solo strattone. Frigno per il dolore e strizzo gli occhi per non vedere quello che farà. Un improvviso tremolio alla guancia sinistra, poi un orrendo dolore e in fine pulsazione. Mi ha tirato uno schiaffo sonoro. Credo anche di sentir riecheggiare il colpo nella stanza
Riapro finalmente gli occhi e lo guardo con una mano sul punto dolorante, alcune ciocche si sono spostate sulla mia vita per la forte potenza e io allargo le labbra come per cercare di respirare anche se mi riesce difficile riuscirci.
Nuovamente alza la mano come una furia per colpirmi una seconda volta ma non porta a termine la sua intenzione. Un forte guaito succede ad una fastidiosa stangata. Prima che possa rendermi conto del tutto, Josh mi cade addosso privo di sensi, facendo contemporaneamente cadere me sul pavimento lercio.
Tremo guardando il suo corpo sul mio e sono pietrificata davanti a quella figura. Non so se è svenuto o morto. Ma sento di non potermi muovere.
Delle forti braccia spingono via Josh da me e finalmente ho il coraggio di alzare lo sguardo tremante sul tizio che mi ha praticamente salvata.
“L-Liam.”- la mia voce vacilla, il mio cuore percuote il mio petto, il mio respiro non fa altro che soffiare sui capelli che mi annebbiano la vista scompigliati ma allo stesse tempo la paura è scomparsa grazie a quell’angelo che ho davanti e ora ho solo voglia di un abbraccio e tornare a casa.
“Dio mio, stai bene?”- anche il suo respiro è pesante. Ho troppe domande da fare ma poca voglia di farle. Mi tira su aiutandomi e mi stringe in un abbraccio, mi viene da piangere. Dura poco, si guarda alle spalle verso il corridoio controllando se c’è qualcuno mentre nel frattempo tira fuori il suo cellulare per scrivere qualcosa. Non credo sia il momento per scrivere messaggi. – “Harry è qui fuori, sta tranquilla.”- tenta di sorridere ma non ho proprio voglia di ricambiare. Ripone il suo telefono guardandomi negli occhi per controllare come sto, non rispondo quando mi ripete se sto bene, non ci riesco. Non riesco a realizzare tutto quello che sta succedendo.
“Gemma è qui.”- dico poi spostando i capelli dal viso con una mano.
“Gemma? La bambina?”- Liam è sbigottito. Nel contempo un forte frastuono alle mie spalle, una finestra che non sapevo neanche esistesse qui dentro viene distrutta e il mio cuore riprende a battere per un motivo differente dalla paura. Harry.
“Tal, grazie a dio.”- la sua figura fa capolino dalla finestra e allunga una mano verso di me cercando di farmi uscire da lì.
“Sapevo che saresti venuto a riprenderti la tua ragazza.”- ride una voce sul ciglio della porta e io per l’ennesima volta smetto di respirare. Guardo Harry che digrigna i denti per la sorpresa di vedere quello che considerava un semplice panettiere irascibile a capo di tutto questo tumulto. Guardo Liam che cerca di farmi scudo col suo corpo e in fine guardo il corpo svenuto, spero, di Josh ai miei piedi.
E davvero non capisco più niente.
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Capitolo pubblicato! Sono contenta di questo capitolo e spero che piaccia anche a voi. Mi piace la piega che sta prendendo questa storia. Ho tante idee e non vedo l'ora di scriverle. Durante le vacanze di natale mi darò alla pazza gioia. Vi consiglio di leggere la mia traduzione di Stay se non lo state ancora facendo e grazie mille come al solito, Almost ha raggiunto quasi il Milione e mezzo di visualizzazioni e di certo non me lo aspettavo quando ho iniziato! Grazie tante.
Commentate, votate e consigliate la storia! A domenica prossima<3
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