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56. Dove sei piccola mia?

TALITA’S POV

Pochi minuti prima stavo annaffiando le siepi del giardino aiutando papà nel suo lavoro, la giornata è bella e sono contenta di poter passare un po’ di tempo in pace, ho pensato. Quando Liam ha varcato il cancello della proprietà mi sono chiesta cosa ci facesse qui, è strano che sia tornato qui con il rischio di incontrare Harry, l’ultima volta che lo ha visto stava rimettendo all’entrata di casa e ha dovuto portarlo in spalla in casa mia e da lì e successo di tutto.

Adesso invece è altro ad incuriosirmi e a preoccuparmi. Ho ignorato i saluti di Liam e il suo sorriso quando ho visto Harry poco più in là mentre parlava con suo padre. Il sole quasi mi acceca e sono costretta a crearmi una visiera temporanea con la mano per vedere meglio i due uomini con lo stesso cognome parlare.

La voce di Liam arriva al mio orecchio destro, probabilmente mi sta salutando e annuisco con la testa per non distogliere lo sguardo da padre e figlio. Non si rivolgono parola da settimane ormai, penso temendo che da un momento all’altro uno dei due possa cominciare ad urlare.

Vedo Harry ruotare gli occhi sotto il portico della casa della servitù, lo vedo stringere i denti e la mascella e vedo suo padre affondare la mano tra i folti capelli brizzolati, come anche Harry è solito fare quando è nervoso. La loro conversazione non sembra degenerare, non ancora almeno, ma l’evidente irritazione di Harry mi mette in ansia. Solo poco dopo mi ricordo di Liam che è rimasto pazientemente in silenzio accanto a me che mi sento quasi in colpa per averlo ignorato a quel modo.

“Scusami, io ero-“

“Non ti preoccupare.”- ridacchia gesticolando con una mano e quasi arrossisco come una ragazzina pensando che probabilmente mi ha presa per una di quelle ragazzine imbambolate a fissare il ragazzo di cui sono innamorate, perché lui sa cosa provo per Harry, ma non sa che questo qualcosa lo prova anche lui per me e che è nato qualcosa. E per ora credo sia meglio che non lo sappia.

“Come mai sei qui?”

“Passavo e volevo sapere come stavi. Non ti fai più vedere a mensa.”- dice infilando le mani dentro le tasche del suo giubbotto.

“Scappo subito dopo le lezioni, ho trovato un lavoro.”- confesso cercando di trattenere la mia irrefrenabile voglia di vedere i due che continuano a parlare.

“Davvero?”- aggrotta le sopracciglia.

“Si, per pagarmi quei corsi di lingua, te ne avevo parlato.”- sorrido.

“Ti hanno presa quindi!”- annuisco felice che anche lui sia contento. – “E con lui? Come va?”- pensavo, o meglio, speravo che non mi facesse questa domanda. La mia abilità a mentire è stata da sempre e da tutti messa in dubbio, so che probabilmente non crederà ad una parola di quello che ho intenzione di rispondere ma devo pur provarci. Io e Harry abbiamo deciso di non dire niente a nessuno per ora e anche se si tratta di Liam è meglio non farglielo sapere.

“Come al solito.” – rispondo scrollando le spalle, gesto che mi viene straordinariamente naturale. Forse ci ha creduto.

“Non vi parlate ancora?”

“No, cioè, si-“- balbetto facendolo incuriosire. – “Parliamo, qualche volta. Così, quando capita.”- sicuramente non ha creduto a questo.

“Non capisco, gli hai detto qualcosa su cosa provi o no?”

“Non ancora.”- mento. Se solo sapesse che ora posso considerare Harry il mio ragazzo.

“Bene.”- risponde.

“Bene?”

“Vale a dire, non lo so. Nel senso che-“- ora è lui ad incespicare sulle parole e io mentalmente mi sento al sicuro dalle mie bugie. – “Per quanto ti voglia bene …”- sospira- “Insomma non penso sia il ragazzo per te.”- confessa guardandosi in giro in cerca di qualcosa di indefinito.

“Perché lo pensi?”

“Si è portato a letto la mia prima ragazza mentre stavamo ancora insieme, non è decisamente il tipo da relazione seria.”- comincia a gesticolare. – “E se ti tradisse?”- è una cosa a cui non ho pensato da quando ho dichiarato il mio amore ad Harry, ma ci ho pensato molto prima, quando ancora cercavo di illudere me stessa che con lui non sarebbe potuta funzionare, ho pensato a questo durante il tempo in cui non ho parlato con lui, volevo dimenticare in qualche modo, convincermi che stavo sbagliando, ma senza risultati. Harry non è un ragazzo facile da comprendere. Anche a me è passata per la testa la domanda e se mi tradisse? Ma poi ho riflettuto e ho pensato e se invece non lo facesse? In quel momento non ho più avuto questo dubbio, semplicemente ho agito d’istinto. E se davvero dice di amarmi, non mi farà soffrire, no?

“Potrebbe anche non farlo.”- rispondo quasi arrabbiata a Liam, ma non potrei davvero esserlo. Il suo pensiero è dovuto alla sua esperienza, forse anche io sarei portata a pensare in questo modo.

“Senti, scusa, non volevo venire qui a parlarti di questo.”- sussurra grattandosi la fronte, dispiaciuto. – “Qualsiasi cosa tu voglia fare va bene, io non ho parola su questo.”- mi sento in colpa. Annuisco sorridendogli per cercare di far scomparire quell’aria triste dal suo viso. – “E- ero venuto per invitarti ad una serata film tra noi. Con conseguente partita a twist me e Ashton contro Rachel e Veronica, ci serve un arbitro.”- ride e coinvolge anche me. Non ho motivo per rifiutare.

“Vengo.”- rido ancora strizzando gli occhi per non farmi abbagliare dal sole. – “Quando sarebbe?”

“Domani sera da me.”

HARRY’S POV

“Almeno pensaci!”

“Fanculo!”

Urlo in fine tornando dentro casa. Non posso credere che me lo abbia davvero chiesto, non posso credere che abbia avuto anche solo il coraggio di chiedermi una cosa del genere. Sbatto la porta d’ingresso chiudendomela alle spalle sdegnato in volto. Mi lascio andare sul divano dell’entrata e per fortuna non c’è nessuno in giro qui di giorno. Combatto contro la voglia di artigliare e rompere la stoffa dei jeans lasciandomi andare ad un urlo liberatorio. Non lo faccio.

Mi ero ripromesso di non andare più alle sue fottute cene di lavoro, e non ho intenzione di farlo. Credevo che stesse venendo da me per cercare di parlarmi della nostra famiglia, in quel caso avrei avuto più fottuto rispetto per quell’uomo perché forse qualcosa di me gli importava. No, dopo settimane mi ha rivolto la parola solo per chiedermi di andare ad una della sue cazzo di feste per presentarci come la fottuta famiglia felice di un cazzo di imprenditore benestante. E io non ci sto, fottutamente no!

Inconsciamente prendo a mordermi il labbro tra i denti ma mi fermo appena sento uno strano sapore asprigno in bocca, mi sono pure rotto il labbro per quella faccia di cazzo di un padre. Tampono non curante la ferita con la lingua cercando di placare la rabbia. Cristo quanto mi rode il culo per colpa di questa notizia. Tutto sembra ritorcersi contro di me in questo momento.

Dopo che Louis mi ha detto che Josh mi sta cercando gli ho attaccato il cellulare in faccia da stronzo quale sono. Sarebbe stato più importante che ascoltare un finto padre. Pensieroso comincio a pestare il tallone sul pavimento, perché Josh mi sta cercando? Cosa succede adesso? Non ho più avuto contatti con quell’ambiente dopo che sono finito in ospedale poca puttana. Se Louis ha combinato un’altra delle sue cazzate io …

“Harry.”- non mi ero accorto che la porta si fosse aperta e che Tal si fosse precipitata dentro. – “Cosa è successo?”- chiede sedendosi accanto a me. Il mio unico spiraglio di paradiso.

“Cosa voleva Giuda?”- chiedo all’istante.

“Chi?”

“Liam.”- chiarisco. All’inizio è perplessa ma poi scuote la testa riprendendo a fissarmi.

“Mi ha invitata ad una serata tra amici.”- risponde semplicemente prendendo a guardare la mia bocca. Inizialmente penso voglia baciarmi ma poi nota solo il taglio che mi sono provocato  qualche minuto fa.

“E tu ci andrai?”

“Si.”- rido amaramente, ovviamente non voglio che ci vada, Liam è uno stronzo, con me lo è stato. Ma non posso proibirle di andare. – “Spero per te che non sia in un pub.”- la guardo seria ripensando a quello che successe tempo fa.

“No, è a casa sua. Cosa ti sei fatto alla bocca?”- chiede poggiando una mano sul mio petto sussurrando preoccupata mentre io umidifico ancora una volta il mio labbro.

“Nulla, l’ho solo morso per sbaglio.”- so che vuole sapere cosa è successo con papà in realtà ma se glielo dicessi probabilmente mi convincerebbe ad andare a quella festa e io non ci metterò mai più piede in mezzo ai fottuti ricconi.

Lascio da parte i miei problemi per un attimo concentrandomi interamente su di lei. Oggi è più bella del solito, e possibile? Ha raccolto i capelli in una treccia lunga. Le arriva poco più sotto del seno e ho una voglia matta di giocarci come un gatto con un gomitolo di lana. Ha messo del trucco sugli occhi, impercettibile ma lo ha messo e ha le gote rosate, ma questo credo che sia naturale adesso. Sorrido perché l’ho appena messa in imbarazzo fissandola in questo modo e si appresta a togliere la mano dal mio petto e a giocarci sul tessuto della sua gonna fiorita. Quasi mi mordo di nuovo il labbro per quanta voglia ho di mangiarla di baci.

Siamo soli e la giornata è iniziata di merda. Voglio concedermi un fottuto svago. Le alzo il viso imbarazzato con l’indice per ricreare un contatto che si è perso tra i nostri occhi. Tiro fuori i denti in un sorriso e la stendo delicatamente sotto di me sul divano. Se un fatidico dio ha pietà di me non farà entrare nessuno proprio ora.

Le tengo le guance con le mani mentre prendo a baciarla prima piano, sfiorandola leggermente, poi più a fondo perdendomi dentro la sua bocca carnosa. Chiudo gli occhi in estasi quando senza che me lo aspettassi minimamente accetta l’intromettersi della mia lingua. La mia e la sua si toccano e quasi perdo i sensi per quando amo questo momento.

Mi sistemo meglio su di lei ma boccheggio staccandomi quando accidentalmente il suo ginocchio urta il cavallo dei miei pantaloni. La guardo e lei è terrorizzata ma non riesco a parlare ora. I miei occhi cadono sul suo petto  e la camicia rosa che porta da sdraiata mette in evidenza quello che c’è sotto. La mia sanità mentale sta per andare a fanculo. Le mutande sembrano restringersi e quello che c’è dentro pulsa il sincronia con mio cuore.

“Harry.”- lei si copre la bocca con le mani e so perfettamente che ha notato il mio rigonfiamento ma ormai è troppo tardi per nascondere quanto sono eccitato.

“Mmh.”- rispondo con una sorta di gemito al suo richiamo e io torno a guardare i suoi occhi piuttosto che le sue tette. Vorrei chiederle di strusciare di nuovo, ancora e ancora, in suo ginocchio sul mio organo, ma cristo, è troppo presto.

I miei capelli le sfiorano la fronte cadendo e io non ho più fiato. Ho il terribile bisogno di unirmi a lei e se non posso farlo nei piani bassi, devo farlo nei piani alti. Riprendo a baciarla senza che riesca a parlare, questa volta con più foga mentre le mie mani percorrono bisognose tutta la sua schiena. Ho ancora  un po’ di autocontrollo e mi fermo alla base senza toccare i suoi glutei ma in compenso sono completamente aderente al suo corpo e la mia prominente eccitazione e fottutamente  spalmata sulla sua coscia. E’ impossibile che non se ne sia accorta, ma probabilmente è talmente presa come me che la timidezza in questo caso non viene calcolata.

“Mi dispiace fottutamente.”- respiro prendendo aria per poi riprendere a baciarla. Prima in bocca, poi ancora la guancia fino al collo. Il mio ciuffo le solletica le guance e il suo respiro pesante non fa altro che attizzarmi di più.

“Non riesco a pensare adesso.”- geme accavallando un sua gamba alla mia e stringendo i miei capelli in una mano. E’ fottutamente eccitata anche lei. Se non ci fermiamo la cosa potrebbe degenerare e lei potrebbe pentirsene. Devo staccarmi dalla sua bocca, devo farlo.

“Tal. Tal basta.”- trovo la forza per farlo. Le accarezzo le guance rossissime e guardo le sue labbra gonfie e altrettanto rosse. Mi guarda stralunata, forse non crede neanche lei a quello che stava per succedere. – “Non vuoi farlo.”- l’abbraccio baciandole la fronte accaldata. E i nostri respiri in poco tornano normali e lo stesso fanno anche alcuni bisogni fisiologici. – “Invidio voi donne.”- dico poi.

“Perché?”- sussurra lei affondando nel mio collo, il suo nasino freddo mi solletica.

“Perché quando siete eccitate, fisicamente, non si nota.”- la sento sorridere.

Decido mi mandare a quel paese tutto e tutti oggi, la giornata sarà pure iniziata male ma voglio a tutti i costi finirla come si deve. Voglio passare il pomeriggio con Gemma e Tal in giardino, voglio fottutamente divertirmi e ridere di cuore. Fanculo papà, mamma e anche Louis, i problemi verranno domani. Spengo il cellulare per tutto il giorno inconsapevole che Louis mi stesse bombardando di messaggi urgenti.

TALITA’S POV

E’ una bella giornata oggi a Los Angeles, c’è tanto sole come sempre d’altronde ma comincia a sentirsi quel vento freddo invernale, apparentemente fastidioso. Mi sono svegliata di buon umore. Senza dubbio grazie ad Harry. Ieri è stato fantastico. Vederlo giocare con Gemma in giardino, fare quelle vocette strane per far parlare le bambole, rotolarsi nell’erba con la sorella felice di passare finalmente del tempo con lui. Gemma sorrideva, silenziosamente, ma sorrideva. Nei suoi occhi vedo sempre quella luce, quella voglia che identifico con la voglia di parlare e dire tutto quello che pensa.

Vorrei solo sapere perché non lo fa.

Getto la spazzatura nella pattumiera all’angolo della strada e faccio per tornare dentro. Harry è già a lavoro anche se è domenica. I suoi turni di lavoro sono evidentemente più duri dei miei, è un ragazzo forte. Cammino sul marciapiede strofinando le mani tra di loro infreddolita. Arrivo all’entrata e vedo già da qui Gemma pettinare una bambola sulla panchina del vialetto. Voglio andarle in contro ma qualcosa me lo impedisce. Una forte presa al mio braccio mi stringe facendomi male e cerco di voltarmi a guardare chi mi sta toccando strattonandomi con la forza che ho, ma non ci riesco. E’ un uomo, lo vedo dalla mano che mi tiene ferma e che mi vieta di girarmi a guardarlo in faccia. Ho paura. Un panno bianco immediatamente viene messo sulla mia faccia impedendomi di respirare e tutto ciò che respiro è del cloroformio, lo riconosco e tossisco ma l’uomo non toglie ancora il panno. La mia vista si appanna e io comincio a non reggermi in piedi, non so neanche se sono ancora in piedi. In fine vedo tutto buio e sogno solo di urlare e chiedere aiuto.

HARRY’S POV

Non vedevo l’ora di tornare a casa per rivedere Tal, più tempo passo con lei più tempo voglio passarci. Sistemo il cappello di lana sulla testa per proteggermi dal freddo  e mi raggomitolo dentro il giubbotto caldo. Respiro dentro la giacca per riscaldarmi mentre il mio naso fuori congela. Sono le due, controllo nell’orologio all’incrocio e penso che probabilmente non troverò nulla da mangiare a casa a quest’ora. Sbuffo solo al fottuto pensiero di prepararmi qualcosa da solo. Attraverso la strada guardando prima in entrambi i lati e corro verso casa. Percorro il vialetto in pietra ma mi fermo quando ai miei piedi vedo una bambola di Gemma abbandonata lì fuori. Aggrotto le sopracciglia e mi chiedo cosa ci faccia qui. Non lascia mai le sue cose in giro così.

La porto con me scrollando le spalle con l’intenzione di ridargliela oggi. Voglio vedere prima di tutti Tal, è da un po’ che non risponde ai miei messaggi.

“Finalmente.”- dice Ines senza voltarsi ma quando lo fa il suo sorriso si spegne, a  quanto pare non aspettava me. Sono tutti a tavola e stranamente è ancora tutta imbandita. E’ strano, dov’è Tal?

“Come mai non avete ancora pranzato?”- chiedo spogliandomi dal mio cappotto e poggiandolo sul divano insieme alla bambola.

“Aspettiamo Talìta, non è ancora tornata.”- un istintivo campanello di allarme si accende nella mia testa.

“Dov’è andata?”- chiedo.

“Non lo sappiamo, forse a fare un giro.”- risponde il biondo mentre un Ruben agitato scende le scale.

“Il suo telefono è di sopra. Non lo ha portato con sé.”- è uscita senza il cellulare. Cristo non esce mai senza il cellulare. E’ sbadata ma non così tanto.

Il mio telefono prende a squillare e spero con tutto il cuore che sia lei ma è stupido, non può essere lei.

“Pronto.”

“Porca puttana Harry!”

“Louis.”- mi allontano dagli altri uscendo di nuovo fuori. Ho una paura irrazionale, sono preoccupato per qualcosa, sento che sta succedendo qualcosa.

“E’ da ieri che devo parlarti! Perché cazzo non rispondi ai miei messaggi!”- è arrabbiato e sta urlando. La cosa non mi piace.

“Cristo calmati! Cosa c’è di tanto urgente?”- urlo per farlo smettere di imprecare mentre rabbrividisco per il freddo che c’è qui fuori.

“Josh! Josh ti sta cercando perché-“

“Cosa cazzo vuole ora? I soldi glieli abbiamo dati!”

“Sta cercando Talìta!”- urla ancora più forte al telefono per sovrastare la mia voce. In quell’esatto istante in mondo mi cade addosso e il mio sguardo si perde sull’acqua della fontana che viene spinta dal vento in schizzi sul viale circostante. Tal non c’è, è tardi e non ha ancora pranzato. La stanno aspettando. Lei non si fa mai aspettare. Il mio cuore raggiunge una velocità che fisicamente mi spaventa e ho paura, solo che ora non è irrazionale. Cristo me l’hanno portata via.

“Dimmi che stai scherzando.”

“Non sto scherzando, la ragazza è lì?”

“No! Louis, non c’è! Porca puttana non ha il cellulare con se e qui la stanno aspettando da ore!”- urlo in preda al panico, quasi mi strappo i capelli camminando avanti e indietro davanti alla porta. Questa si apre, le mie urla devono essersi sentite e il padre della mia piccola mi guarda male.

“Cazzo.”- dice al telefono. Non può succedere questo. Perché Josh l’ha rapita? – “… Deve averla vista la sera del pub, quando è svenuta.”- continua Louis mentre gli angoli dei miei occhi si riempiono di lacrime. Ho visto come Josh ha guardato Tal svenuta tra le mie braccia quella sera, ma non ci ho dato per niente peso.

“Louis cosa devo fare?”- la mia voce spezzata mentre Ruben comincia a squadrarmi attentamente. Anche gli altri inquilini della casa della servitù ora sono in ascolto.

“Haz non lo so! Se tu non mi avessi riattaccato il telefono in faccia ieri non saremmo in questa situazione!”- urla dall’altra parte del ricevitore e non posso fare a meno di dare la colpa al mio presunto padre, se non mi avesse chiesto di parlare avrei potuto tenere d’occhio Tal. Rabbia, rancore, frustrazione e paura adesso. Deve essere la mia punizione, ero troppo felice ieri. Harry Styles non può essere fottutamente felice e ora ho trascinato con me Tal.

“Dimmi cosa fare!”- do un calcio alla porta troppo fottutamente arrabbiato per ragionare come si deve e trovare una soluzione.

“Zayn mi ha detto che lo zio di Josh gestisce il mercato della droga e-“

“Cosa? Cosa!”

“E dei giri di prostituzione.”- perché proprio Tal cazzo, perché? E’ tutta colpa di Liam, è sempre fottutamente colpa sua. Se quella sera non l’avesse portata in quel pub Josh non avrebbe neanche saputo della sua esistenza. Ovviamente lo stronzo deve aver consigliato Tal allo zietto per dei soldi facili. Ringhio alla nuova informazione.

“Louis dimmi cosa cazzo dovrei fare ora perché proprio non lo so!”- non riesco a reggere questa situazione. La mia ragazza è nelle mani di fottuti drogati segaioli.

“Zayn conosce lo zio di Josh! Calmati Harry, stiamo arrivando.”- mi riattacca lui il telefono in faccia questa volta ma poco m’importa ora. Lancio il telefono sul pavimento della casa della servitù, non mi sono neanche accorto di essere rientrato. La vista mi è offuscata dalla lacrime che minacciano di uscire da un momento all’altro  e sento la testa girare.

“Dimmi dove cazzo è mia figlia!”- quello che non sa di essere il padre della donna che amo non esita a prendermi per il colletto del maglione e a spingermi al muro. Non sento neanche i pugni in faccia che mi da tanto sono meritati, dovrebbe colpire più forte. – “Dov’è!?”- gli altri lo tirano via da me ma non ho più la forza di reggermi in piedi e scivolo in terra con le mani in testa. Forse un po’ per proteggermi da lui ma più che altro per nascondere come piango.

Dove sei piccola mia?

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Mamma mia ce l'ho fatta a scriverlo entro oggi xD Non mi dilungo molto perchè devo finire di studiare filosofia, ma vi vorrei ringraziare ancora e lo farò altre mille volte per le 1.250.000 isualizzazioni! per i 33.700 voti e per i 3.500 commenti!

E cazzo grazie xD dite addio alla mia finezza per questa volta. A domenica prossima

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