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4. Era troppo bello per essere vero

Credevo che dopo un viaggio di oltre dodici ore avrei potuto finalmente riposare nel mio nuovo letto, nella mia nuova casa, ma, a quanto pare, mi sbagliavo alla grande. Il signore e proprietario, che vive nell'enorme villa adiacente alla nostra casa della servitù, è molto impegnato e questo è l'unico momento in cui può conoscere colui che pagherà nei prossimi mesi, ovvero mio padre.

Con la stanchezza, il mal di testa e un'assoluta svogliatezza, non so quanto io possa essere amichevole. Aspettare non migliora le cose. Ci hanno fatti entrare dentro questo imponente edificio e percorrere un lungo corridoio pieno di quadri di uomini e donne che non conosco per poi condurci in una sala così grande che anche il ronzio di una mosca farebbe eco.

Un normale salotto ma di dimensioni abbastanza grandi da far quasi invidia all'entrata della moschea blu in Turchia. Quasi. C'è più marmo qui dentro che in una miniera e solo Dio sa quanto sono costati questi mobili in legno. Però devo ammettere che questi divani in pelle sono comodi, di certo più del sedile di un aereo.

"Dobbiamo aspettare ancora molto?"- mi lamento.

"Sta calma, sarà così impegnato che ci stringerà la mano e poi andrà via."- risponde papà stravaccato sul divano come se non ne avesse mai visto uno.

La donna delle pulizie non fa altro che lanciarci sguardi glaciali, anche solo quando sfioriamo con un dito un soprammobile. Mi sta mettendo abbastanza a disagio, come se ci stesse studiando e le facessimo schifo, odio la gente troppo curiosa.

"Datti, almeno, un contegno! Non sei a casa tua."

Lo rimprovero come di solito, ricordo, faceva mamma. Lui con un sorrisetto sghembo si siede in modo corretto, probabilmente anche guadagnandosi un sospiro di sollievo da parte della donna con i capelli grigi e uno spolverino in mano.

"Signor Naràn? Piacere di conoscerla."

Un uomo abbastanza alto con una carnagione chiara, scende le enormi scale in marmo mostrandosi nel suo completo blu, in giacca e cravatta con una carpetta verde tra le mani. Al suo seguito la dolce donna che ci ha accolti poco fa e poi un'altra donna più bassa ma dallo sguardo materno e amorevole.

"Piacere mio, complimenti per la casa."

"Grazie, lei è mia moglie Anne e credo abbiate già conosciuto Doris."- si chiama Doris, che bel nome.

"Si infatti."- annuisce papà. – "La ringrazio per avermi offerto questo lavoro."

Come se avesse completamente cambiato personalità, papà si destreggia nel porgere la mano al signore, apparendo più posato e altolocato di quanto non sia. Certo, questo è un contesto molto diverso, non ha mai lavorato per un riccone, in più, apparentemente gentile.

"Lei è mia figlia."- continua papà, presentandomi.

"Piacere, il tuo nome?"

La donna che non ha ancora preso parola mi porge gentilmente la mano regalandomi quello che sembra un sorriso di benvenuto. Ha dei bellissimi occhi scuri, lineamenti dolci, sorriso stupendo. Mi ricorda tanto mamma.

"Talìta."- rispondo flebilmente prima di essere interrotta da una sorta di terremoto di parole buttate a casaccio. Non capisco neanche cosa dicono, ma solo da chi provengono.

"Hey, giovanotto! Dove vai?"- urla il signore al ragazzo appena sceso, di corsa, dal piano di sopra, pronto a raggiungere la porta d'ingresso.

"Esco!"

"Saluta almeno! Abbiamo ospiti Edward!"

Il ragazzo, sbuffando, fa retro marcia raggiungendo il posto affianco a suo padre. Questa era l'idea iniziale che mi ero fatta di questa casa. La residenza di qualche viziato figlio di papà. Non mi sbaglio mai.

I genitori, compresa Doris, guardano il così detto Edward come se si aspettassero qualcosa da lui, ma lui oltre a ciondolare tenendo le braccia conserte non fa nulla. Ci guarda solo dall'alto in basso, come se fossimo solo rifiuti della società venuti solo a rifargli il letto e a pulire il cesso.

"Harry." - lo incita il padre, sbuffando. A quanto pare è un vizio di famiglia sbuffare.

"Harry Styles, figlio di quest'uomo affianco e padrone di casa, piacere di conoscervi, buon lavoro, posso andare ora?"- dice tutto d'un fiato il ragazzo dall'incredibile somiglianza con il padre.

Il signore, che a quanto pare fa di cognome Styles, si volta scocciato verso la moglie e pare che entrambi abbiano perso le speranze con questo ragazzo a cui sta stretta anche una casa così grande. E' decisamente viziato. Se avesse solo passato un giorno come quelli che ho passato io, non sarebbe sopravvissuto. Non ce lo vedo proprio a piantare piante o a zappare la terra o addirittura a rifarsi il letto tutte le mattine.

"Vai."

Rassegnato, il padre gliela da vinta ancora una volta e prima che potesse cambiare idea il figlio è già scappato fuori dalla porta lasciando sia me che mio padre come due idioti. Ma penso ci siano rimasti peggio i suoi genitori, in un certo senso mi dispiace per loro.

"Scusatelo, di solito non si comporta così."- cerca di difenderlo sua madre.

"Non si preoccupi."

Mio padre cerca di consolare la povera madre ormai scoraggiata, ma ho letto molto e studiato ancora di più e non è vero che di solito non si comporta così, lui si comporta sempre così, probabilmente. Come se volesse scappare da qualcosa, o da qualcuno. Sta di fatto che la donna ha fatto un inutile tentativo di far apparire suo figlio un ragazzo d'oro.

"Doris, perché non fai vedere al signor Naràn il giardino sul terrazzo?"

"Subito, signor Styles."

"Ci vediamo dopo, di certo qui il lavoro non le mancherà."

Il cordiale padrone di casa si congeda con la moglie mostrandoci un sorriso che ricambiamo sinceramente. Magari tutti i datori di lavoro di papà fossero stati così. In ogni posto era solo sfruttato, un semplice operaio da pagare, qui invece sembra lo trattino, ci trattino, come persone. Forse è meglio non cantar vittoria troppo presto, l'esperienza mi ha insegnato a non fidarmi di nessuno.

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Sono riuscita a pubblicare prima di andare al pranzo di pasqua con la mia famiglia. Buona Pasqua a tutti! Per favore lasciate un commento almeno per farmi capire se questa storia vi sta piacendo o no:)

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