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17. Il dipinto

Contrariamente a quanto mi aspettassi la serata di ieri è stata piuttosto piacevole dopo aver superato l'improvviso interrogatorio ma continuavo a desiderare di trovarmi in cucina con Ines, mi sono sentita davvero a disagio a farmi servire da lei e Conrad. Nonostante tutto si è rivelato divertente ascoltare le futili e frivole conversazione degli uomini d'affari e delle rispettive mogli. Un po' meno piacevole il continuo sbuffare di Harry, soprattutto quando continuavo ad insistere per andarmene visto che il giorno dopo avrei avuto scuola. In effetti anche lui sarebbe dovuto andare a dormire presto ma a quanto pare do più importanza io alla scuola di lui. Non che sia una novità.

Mentre gli adulti continuavano a divertirsi chiacchierando, io ed Harry siamo rimasti seduti in disparte, in un angolo del divano, annoiati a morte. Il suo unico passatempo era quello di intrecciare i miei capelli nelle sue dita. Continuava a farlo nonostante le innumerevoli volte in cui gli ho detto di smetterla ma poi ci ho perso le speranze. Ho cominciato a pensare a quale serie televisiva ci sarebbe stata quella sera in televisione mentre guardavo lo schermo ultra piatto, spento, attaccato al muro del piccolo salottino a lato dell'ingresso dove ci eravamo riuniti.

Quando poi finalmente gli ospiti sono andati via, ho tirato un sospiro di sollievo e sono praticamente corsa a casa a dormire. Era già l'una di notte quando mi sono addormentata e i postumi del mio mancato sonno si sono fatti sentire per tutto il giorno a scuola, ho faticato a stare attenta alle lezioni. Magari non sembra ma adoro dormire il più possibile ed odio alzarmi dal mio morbido involucro di coperte la mattina sebbene sia per andare a scuola.

"Siamo silenziose oggi."- ridacchia Liam affiancandomi sul vialetto.

"Sono stanca, ho del sonno arretrato."- rispondo sorridendogli, cerco almeno di sorridere.

"Qualche motivo in particolare?"- chiede riprendendo la nostra camminata.

"L'altra sera ho dovuto aiutare Harry a-"- mi fermo improvvisamente ricordando quanto odi sentire il suo nome. -"scusa, non volevo."

"Non fa nulla."- risponde cercando di nascondere la sua irritazione dietro un sorriso. -"Dovrò abituarmi a questo, in fondo vivete nella stessa casa."- commenta amaro.

Il mio sguardo lo squadra quanto più possibile mentre voltiamo l'angolo uscendo definitivamente dai confini scolastici. All'improvviso un barlume di curiosità m'invade. Vorrei tanto sapere cosa è successo tra lui e Harry, ma ho paura che chiederglielo lo farebbe alterare, ed è l'ultima cosa che voglio.

"So a cosa stai pensando."- parla dopo un breve ma forse lungo silenzio.

"Non te lo chiederò, puoi star tranquillo."- cerco di sdrammatizzare ridacchiando.

"Grazie."- risponde lui circondando le mie spalle con un suo lungo braccio. Rimango un po' impietrita dal suo gesto, di solito non sono abituata ad abbracci e robe simili, spero che la vicinanza di Liam mi aiuterà a sbloccarmi su questo aspetto. Non ho mai legato con le persone.

"Io vado di qua, ci vediamo domani okay?"- chiede svoltando l'angolo e salutandomi con una mano.

"Si, a domani."

Continuo per la mia strada ripensando ad ogni possibile motivo che possa aver causato i contrasti tra Liam e Harry, quasi non accorgendomi della strada che percorrevo per tornare a casa e quasi non accorgendomi neanche dell'inquietante macchina che mi segue lentamente a passo d'uomo al mio fianco sulla strada. Ma ad un certo punto diventa difficile non notarla.

Ho una strana sensazione di paura, chi è che mi segue? Ho timore di voltarmi e guardare, potrebbe essere un maniaco.

"Hai intenzione di girarti o no?"- tiro un sospiro di sollievo riconoscendo la voce di Harry, insomma, meglio lui che uno stupratore.

"Cosa vuoi?"- chiedo continuando a guardare il marciapiede.

"Darti un passaggio."- risponde con un ghigno superbo. Io arrestando il mio cammino finalmente mi volto verso di lui, trovandolo nella sua lucida auto nera con un braccio appoggiato al finestrino e una mano ferma sul volante.

"Darmi un passaggio? Non penserai che ci caschi davvero."- rispondo ruotando gli occhi al cielo.

"In che senso? Voglio solo essere gentile!"- risponde con falsa ovvietà.

"Tu non sei gentile, tu non fai cose gentili, tu vuoi ottenere qualcosa."- lo smaschero facilmente riprendendo la mia camminata e lui a far muovere lentamente l'auto.

"Come puoi pensare questo di me?"- chiede sempre con finto shock.

"So cosa succederà, io salirò in macchina, arrivati a casa mi farai sentire in debito per il passaggio e mi ricatterai di nuovo con uno delle tue richieste."

"Come fai a conoscermi così bene?"

"Esperienza, tutto qui."- rispondo divertita da questa strana conversazione.

"Allora sali o no?"

"No."

"Andiamo Tal."- ruoto gli occhi al cielo. -"Tal."- mi richiama di nuovo con tono supplichevole costringendomi a fermarmi di nuovo.

"Avevamo un patto, ti avevo chiesto di non rivolgermi più la parola."- sbuffo.

"Non sono mai stato un uomo di parola."

"Non sei mai stato un uomo."- borbotto ma credo che mi abbia sentita.

"Acida."

"Perché non mi dici cosa vuoi e la finiamo qui?"- sbotto esasperata, sembra davvero un bambino.

"Uhm, siamo permalosi."- mi schernisce arrestando nuovamente il veicolo.

"Dimmi cosa vuoi."- io a denti stretti sempre più irritata, ma irritata è riduttivo, incazzata è più specifico.

"Okay! Devi aiutarmi con quel dannato dipinto per il corso d'arte e con aiutarmi intendo che devi farmelo tu."- quasi scoppio a ridere per la sua battuta, anzi, senza quasi, scoppio proprio a ridere, è davvero divertente. - "perché ridi ora?"

"Sei davvero spassoso!"- rispondo asciugandomi una finta lacrima.

"Non sto scherzando, Tal! Io non so dipingere!"

"E io non sono la tua serva!"

"Saresti carina come serva."- odio i suoi tentativi di adularmi, li trovo prettamente inutili. Ma poi mi balena in mente un'idea. Perché non posso usare le sue stesse tecniche di persuasione? In fondo, sembra proprio che io abbia il coltello dalla parte del manico adesso.

"Smettila di leccarmi il culo, ti aiuto ad una condizione."

"Tutto quello che vuoi fiorellino mio."- risponde irritandomi ancora di più aprendo le labbra in un finto sorriso.

"Ti aiuto solo se mi racconti cosa è successo tra te e Liam."- fiera di me incrocio le braccia al petto aspettando una risposta ma anche godendomi la sua espressione crucciata. Sembra che ci stia pensando, ma la cosa non sembra turbarlo più di tanto.

"Perché ci tieni così tanto a saperlo?"- chiede poi curioso.

"Perché Liam è mio amico."- quasi ride per la mia affermazione, come se essere sua amica sia una cosa stupida. - "Cosa c'è da ridere?"

"Se siete tanto amici perché non te lo fai dire da lui?"- ridacchia dall'auto.

"Perché lui non ne vuole parlare."

"E cosa ti fa pensare che voglia io?"- chiede divertito.

"Tu non puoi scegliere, se non me lo dici, non ti aiuto col dipinto."- ridacchio io questa volta sostenendo la mia tesi. Mi fissa annuendo, probabilmente dandomi ragione e quando comincia a ridere sotto i baffi capisco che l'ho messo alle strette, è una bella sensazione.

"Hai carattere fiorellino, ci sto, salta su."- dice facendo un cenno verso la portiera dall'altro lato dell'auto.

Frettolosamente raggiungo il lato del passeggero e in pochi secondi sono seduta accanto a lui in quell'auto enorme in attesa di quello che voglio sapere.


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Ecco il capitolo 17, cosa ne pensate fin'ora? Harry sembra aver trovato la ragazza ingenua che gliele da tutte vinte e Tal comincia a capire il comportamento di Harry e lo vuole sfruttare per ricavarne qualcosa. Mi sembra giusto no? lol Fatemi sapere cosa vi aspettate dei prossimi capitoli :)

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