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18. 13 giugno 2015, 02:30 PM - non siamo amiche della sposa


[Bellagio, Villa Serbelloni]

"Hai visto Dario?"

Tra tutte le domande con cui Ludovica poteva dare il via a questa nostra conversazione, questa è sicuramente la meno apprezzata.

Anche perché non sembra nemmeno una domanda. Al massimo una domanda retorica, che quindi è ancora peggio.

Significa forse che ce l'ho scritto in fronte, che ho visto Dario?

Sono messa così male?

Faccio finta di non sentire mentre il parrucchiere si occupa della mia acconciatura di cui ancora non riesco a intuire la futura forma, dal riflesso nello specchio. In fondo è credibile che io non abbia sentito, con tutto questo rumore di phon.

Siamo in una delle stanze della villa allestite a salone di bellezza per le invitate per l'occasione. La tipica cosa sobria che si trova a tutti i matrimoni normali, insomma.

"Giulia...! Hai visto Dario?"

Ogni mia speranza di evitare l'argomento si dissolve quando mia sorella ripete la domanda urlando; persino la shampista che stava cantando a squarciagola la canzone di Rihanna alla radio l'ha sentita, non ne ho dubbi.

"Sì..." mi arrendo – non mi impegno a risponderle a voce abbastanza alta da farmi sentire e lei è costretta a sporgersi verso di me, con leggera irritazione dell'acconciatrice che stava già lavorando con della lacca ai suoi splendidi e fintissimi boccoli – ho supplicato il parrucchiere di non fare niente di così esagerato per me, devo solo sperare che mi ascolterà davvero, "l'ho incrociato ad un bar in paese mentre ero con Alex..."

"Siete delle fan di Dario?" l'intervento non richiesto del parrucchiere, che spegne addirittura il phon per l'occasione, mi stampa all'istante un'espressione inorridita sul volto, "eh, è normale che la vostra amica non ve l'abbia mai fatto incontrare... è un tipetto piuttosto geloso!" conclude con una strizzata d'occhio.

Il mio orrore aumenta ulteriormente.

La vostra amica.

"Noi non siamo amiche della sposa..." le parole mi escono dalla bocca con foga con disgusto – troppo disgusto, forse, considerando che il parrucchiere sembra essere un suo amico.

Lud mi colpisce con una gomitata nemmeno troppo indiscreta e ride come se la mia fosse una battuta.

"Cioè, ovviamente l'abbiamo conosciuta, ci siamo uscite qualche volta..." mi affretto a correggermi con un tono tristemente poco credibile, "ma è stato Dario a invitarci al matrimonio, non abbiamo bisogno della raccomandazione della sposa per incontrarlo."

Il parrucchiere che sta lavorando su di me e la ragazza alle prese con i boccoli di Ludovica si scambiamo un'occhiata eloquente.

Forse sono stata troppo acida.

"Errore mio, errore mio," il parrucchiere riaccende il phon, "pensavo di aver inquadrato gli invitati della sposa e quelli dello sposo, e invece...!" mi propina un sorriso di circostanza nonostante tutto.

Non so bene cosa intenda dire con questa sua ultima affermazione, ma non credo di avere la forza di indagare oltre. Non so nemmeno di cosa eventualmente dovrei andare più fiera, se di essere associata a Dario o di essere associata a lei.

Il rumore del phon, le chiacchiere inutili di Ludovica e della parrucchiera che si sono perse via a parlare di una loro amica stilista in comune, il sole fuori dalla finestra – perché sì, ovviamente, nonostante la parte più crudele di me abbia più volte sperato il contrario, non c'è nemmeno una nuvola in cielo – tutto contribuisce stranamente a rilassarmi, a farmi evadere.

E a farmi venire sonno.

O forse è il principio di uno svenimento quello che mi fa crollare appena la testa di lato, riprendendomi in tempo solo quando la mia tempia sbatte contro il becco bollente del phon.

"Tesoro, ti senti bene...?" mi chiede il parrucchiere.

"Benissimo," è la mia risposta. Non potrei rispondere altrimenti nemmeno se volessi.

"E quindi, come hai conosciuto Dario...?" mi chiede. Non so se stia cercando di intrattenermi per la pietà, per tenermi sveglia, o se invece voglia farmi soffrire di proposito.

Quello di cui sono certa è che farei di tutto per evitare di rispondere a questa domanda, di tutto per sbarazzarmi dal vuoto che si forma in qualche parte indefinita del mio petto se provo a formulare una risposta, se vengo involontariamente costretta a ripensare a tutto.

A tutto.

"Dario è... un amico di un mio amico."

Parlo lentamente, senza entusiasmo. Cerco di renderla una cosa inutile, noiosa, ma le sensazioni si invertono all'improvviso, inizia a scatenarsi in me l'istinto opposto.

Io lo conosco bene Dario – non vorrei fare altro che parlarne, con fierezza, dimostrare a tutti che non sono solo una sua fan, non sono un'imbucata, non sono un'invitata qualsiasi, ma tutte queste negazioni non fanno altro che confondermi.

Esattamente, io, per Dario, cosa sono?

In qualche modo il parrucchiere capisce l'antifona e non mi chiede nient'altro. Lo vedo di nuovo lanciare una delle sue occhiate perplesse, stavolta alla shampista, ma davvero, chi se ne importa. Che pensino quello che vogliono – non so cosa pensare nemmeno io, figuriamoci loro.

Quando sento che la testa sta di nuovo per crollarmi di lato, il cellulare mi vibra nella tasca dei jeans. Approfitto dell'evento per cercare di tenermi sveglia e attiva, e leggo il messaggio.

[02:41PM] Dario Riva della Serra: Giuls

[02:41PM] Dario Riva della Serra: mi spiace per "l'inconveniente" al molo...

[02:41PM] Dario Riva della Serra: Jack non mi ha più detto una parola da quando ti ha rivista prima, e ha litigato con una delle cameriere della sala per un motivo futile... meno male che mi avete detto entrambi che eravate rimasti in buoni rapporti da febbraio...

Fisso lo schermo del cellulare.

Continuo a fissarlo.

Non so cosa rispondere.

È vero, gliel'avevo detto. E conoscendo Jack, orgoglioso almeno il triplo di me, non ho motivo di pensare gli abbia detto altrimenti.

È vero, abbiamo mentito entrambi – e rivederlo è stato imbarazzante.

Dario sta evidentemente decidendo di riempire la mia esitazione con un altro messaggio, perché Whatsapp mi indica che sta scrivendo.

Quale tempo e voglia abbia di mandare dei messaggi a me mi è del tutto oscuro, qualcosa mi sta impedendo di agitarmi e di farne un dramma – sono abbastanza sicura che sia il secondo Xanax della giornata, quello che ho preso prima di entrare qui dal parrucchiere. Alla fine questa giornata ha raggiunto l'esame con Grigorievich.

[02:42PM] Dario Riva della Serra: comunque vi abbiamo messi in tavoli separati, per ogni evenienza

Ma che premuroso.

Anzi, ma che premurosi.

Potrei rispondere in miliardi di modi diversi, sensati, adatti all'occasione, cool, o forse dovrei semplicemente bloccare lo schermo ed evitare.

Evitare, la cosa che sono sempre riuscita a fare, ma mai abbastanza da ritrovarmi qui, oggi, con questa sensazione di pesantezza e frustrazione addosso.

E, infatti, come tutte le altre volte, scrivo la cosa opposta a quella che avevo pensato.

[02:42PM] Giulia Ferretti: come stai? Mi sembravi esausto prima...

Legge subito il messaggio. Esita. Sembra che stia scrivendo, poi sembra solo online. Poi scrive di nuovo.

[02:43PM] Dario Riva della Serra: non dormo dalle nove di ieri mattina

[02:43PM] Dario Riva della Serra: credo di essere un po' sotto stress

[02:43PM] Dario Riva della Serra: questo matrimonio è più devastante di qualsiasi serata in diretta

Sorrido appena – quando per puro caso alzo lo sguardo nello specchio, vedo chiaramente il parrucchiere con l'aria molto interessata, solo che anziché guardare i miei capelli, tiene lo sguardo basso.

Fisso sullo schermo del mio iPhone, sembrerebbe.

Lo blocco, inspirando piano.

Lui spegne il phon e mi rivolge un sorriso a trentadue denti.

"Ecco qui, tesoro, finito! Che ne dici, come ti sembrano...? Ti piacciono?" mi chiede come se nulla fosse successo.

Solo dopo questo suo invito a guardarmi mi accorgo di quanto siano belli i miei capelli ormai asciutti in quel momento: i boccoli che ha creato solo delicati e naturali, qualunque prodotto mi abbia applicato poco fa durante il lavaggio non ha alterato affatto il mio colore castano naturale, l'ha solo reso più luminoso.

"Sono molto belli," gli confermo.

"E che facciamo con lo smalto...?" una delle estetiste si precipita davanti a me – ha una strana frangetta irregolare, un gloss lucentissimo su labbra che sembrano rifatte, "oddio, ma questo che hai ora è così bello...! È un peccato toglierlo, l'hai messo in qualche salone?"

Abbasso lo sguardo sullo smalto rosso di Dior che ho messo ieri in un momento di disperazione.

"No, veramente me lo sono messo da sola..." le rispondo. Anche volendo, non avrei saputo che nome di salone inventarmi per evitare questa situazione imbarazzante.

"Sul serio...?" l'estetista sembra sconvolta, come se non si sarebbe mai aspettata una cosa del genere da me, "ma sei bravissima...! Hai mai pensato di lavorare nel settore? Nel salone dove sto io a Milano la make up director cerca delle stagiste..."

"Vorrei iniziare un dottorato in astrofisica a settembre."

"Oh," le labbra lucide di gloss dell'estetista si protendono appena in una smorfia a metà tra la delusione e l'incomprensione, "peccato!" conclude.

Già, peccato. 


Nota dell'autrice

E siamo puntuali anche sta settimana! Tutti dal parrucchiere consigliato da Lud, una garanzia. Voi non vi sareste fidati?

La felicità di Giulia aumenta di ora in ora. Quella di Dario anche. O forse aumenta solo quella di Lud. E la vostra?

Ci si vede settimana prossima nel passato, nuovo flashback! Cosa succederà? *-*

Lady

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