Capitolo I
Mentre aspettavo che l'autobus si fermasse osservavo le gocce di pioggia scorrere dal finestrino, era una giornata pessima e non avevo alcuna voglia di lavorare.
Avevo 18 anni e lavoravo in un panificio, il mio capo era un uomo rozzo e freddo al quale piaceva prendersi gioco di me.
Avevo appena finito il liceo artistico e tutto il mio tempo libero lo dedicavo al disegno, il che mi fruttava anche qualche soldo che mettevo da parte per un viaggio che aspettavo da una vita: Londra.
L' autobus frenò improvvisamente, facendomi quasi sbattere la testa contro il finestrino, mi alzai, mi diressi verso l'uscita affollata e cercai di scendere velocemente. Fortunatamente il panificio non era lontano dalla fermata e puntualmente alle 08:15 mi ritrovavo a lavoro.
Il mio capo mi scrutò attentamente con un'aria disgustata e io feci lo stesso, lo vidi allontanarsi e prendere il mio camice per poi lanciarmelo addosso senza nemmeno degnarmi di una parola e continuando a lanciarmi occhiatacce.
Odiavo quel lavoro e non vedevo l'ora di raggiungere la somma di cui avevo bisogno per il viaggio.
Lavoravo ogni giorno fino alle quattro e mezza, ed ogni giorno sembrava uguale all'altro: stessi clienti e stesso meccanismo.
Aspettavo con ansia la fine dell'estate per diventare un' universitaria, avrei finalmente smesso di stare al servizio di quel panettiere antipatico.
Il mio sogno era quello di studiare giurisprudenza, diventare un avvocato e vivere in una grande città, un sogno cosi diffuso da divenire banale ma non era nei miei interessi apparire diversa, amavo essere me stessa nonostante in certe occasioni avrei preferito assumere un aspetto più deciso.
Finalmente la faticosa giornata di lavoro terminò e mi incamminai verso l'autobus che dovevo prendere per il ritorno.
Come al solito era in ritardo e mi toccava aspettare almeno mezz'ora prima di poter tornare a casa.
Vivevo insieme a mia madre in una casa a due piani, non ho mai avuto la fortuna di conoscere mio padre, morì in un incidente stradale prima che io nascessi, mi sarebbe tanto piaciuto che lui fosse stato parte della mia vita ma purtroppo non è andata cosi.
Nel tempo in cui ero trasportata dai miei pensieri un'auto si avvicinò a me suonando il clacson ripetutamente, spaventata indietreggiai e subito dopo vidi un uomo sulla sessantina che mi guardò dalla testa ai piedi per poi chiedermi se avessi bisogno di un passaggio, io, ovviamente, gli risposi di no e impaurita dal modo in cui mi guardava iniziai a dirigermi nel lato opposto.
Lui però, insistentemente, girò la rotonda e continuò a seguirmi.
La testa iniziò a girarmi e il cuore a battere forte.
Trovai un grosso edificio dalle porte aperte e senza pensarci mi ci rifugiai. Guardai con cautela se quella macchina fosse ancora nei dintorni e notai con sorpresa che mi aspettava di fronte all'edificio...Scelsi allora di entrare più dentro, ma appena mi girai un grosso cane era lí a fissarmi, e non sembrava avere buone intenzioni.
Tuttavia credevo fosse legato e mi avvicinai.
Rimasi stupita quando mi accorsi che in realtà non era cosi, iniziò ad abbaiare e ad avvicinarsi a me, chiusi gli occhi istintivamente sperando che non mi sarebbe successo nulla, i secondi mi sembravano ore, finché non sentii una giovane voce richiamare il cane.
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