Prologo - Start of something new
- Cris! – gridò Andrea, correndo lungo il vialetto di ghiaia di casa sua, costeggiato da un prato inglese coltivato anche troppo bene.
Cris tentò di tenersi al cancelletto di ferro elegante, combattendo le lacrime che le offuscavano la vista e le gambe che tremevano incontrollate. Chiuse gli occhi e singhiozzò ancora, ascoltando -ben chiare nella sua testa- quelle urla. Rivivendo ogni singolo momento di quel pomeriggio con una chiarezza spaventosa, rivivendo il più piccolo istante come se stesse osservando una vecchia pellicola in bianco e nero anni cinquanta.
- Porca... – Ma l'imprecazione di Andrea si incastrò a metà tra i denti serrati per la rabbia. Cris singhiozzò ancora prima di portarsi una mano al viso, cadendo a terra e pestando sulle ginocchia.
Andrea si inginocchiò davanti a lei e le tolse delicatamente le mani dal bellissimo volto, serrando ulteriormente la mascella alla vista dello zigomo violaceo e del labbro spaccato. Le prese il viso tra le mani e le asciugò piano le lacrime che -cattive- continuavano a rigarle le guance, inumidendole gli occhi azzurrissimi che le piacevano tanto.
- Era ubriaco – cercò di iniziare Cris, tentando di ignorare il pianto che le impediva di parlare come avrebbe voluto. – Era ubriaco e io non avevo fatto niente e.. – riprese a piangere, chinando il capo, quasi vergognandosi della debolezza che stava mostrando per l'ennesima volta.
- Ehi – chiamò Andrea, cercando di attirare la sua attenzione, senza successo. – Andiamo, Cris. Guardami – la esortò dolcemente e quando l'amica si decise a far incontrare i suoi occhi lucidi con i propri, quasi sereni, Andrea sorrise istintivamente. – Dobbiamo solo aspettare ai diciotto anni, d'accordo? Solo sette mesi e poi ce ne andremo da tutta questa merda.
Ma Cris scosse la testa, ignorando le ciocche che si attaccavano al volto bagnato, andando a posarsi anche sullo zigomo violaceo e il labbro gonfio che ancora pulsavano, come a volerle ricordare -anche quando era riuscita a scappare- la furia cieca del padre. – Io non ce la faccio, Andrea. Io non sono forte abbastanza per tutto questo. Non.. non ci riesco. – Balbettò tra le lacrime e la bionda sorrise.
Il che era strano perché Andrea Walker sorrideva davvero raramente.
- No, invece. Tu sei fortissima, Cris. Lo sei stata per anni e ce la farai anche per altri sette mesi. – Azzurro chiaro ed elettrico andarono a intrecciarsi e, solo in quel momento, Andrea lasciò che il sorriso potesse scomparirle dalle labbra sottili, serrando la mascella per la rabbia e assottigliando le palpebre per la determinazione. – Ce ne andremo da tutta questa merda, Cris. Tutto questo finirà e lo finiremo insieme. Te lo prometto, d'accordo? – domandò, cercando l'approvazione della migliore amica che annuì un paio di volte tra le lacrime.
Il corpo magro venne nuovamente scosso da un sussulto e Andrea schioccò la lingua. – Andiamo, vieni qui – disse e Cris si fiondò contro petto della migliore amica, lasciandosi stringere da tutta la forza che avevano quelle braccia magre.
Andrea le accarezzò i capelli castani e mossi e le baciò la testa un paio di volte, poggiando il mento sulla sua nuca. – Ce ne andremo da tutta questa merda. Te lo prometto. – E lo ripeté un paio di volte quasi fosse un mantra o -forse- cercando di convincere un po' di più anche sé stessa.
***
Cristal Devis aveva diciassette anni, una media scolastica alta e un vita difficile,forse un po' troppo.
Era bellissima, e neanche ne aveva idea. Neanche si rendeva conto di quanto, quel sorriso sulle labbra piene, potesse essere in grado di salvare le persone. Ma andava bene così perché, in caso contrario, non sarebbe stata Cristal e non avrebbe mai avuto la voce -tanto bella quanto irritante- di Andrea a ricordarle quanto invece lo fosse.
Cristal Devis aveva i capelli castani e mossi, il viso lievemente spigoloso e quel sorriso che toglieva il fiato. Aveva lo sguardo azzurro da cerbiatta che aveva preso dalla mamma e del quale -cavolo- andava assolutamente fiera.
Amava gli skinny jeans,le camice in pizzo che non poteva permettersi e i vestiti lunghi,quelli che indossavano le celebrità durante i red carpet o la notte degli Oscar.
Amava i film strappalacrime e le storie d'amore impossibili solo perché, della realtà, detto in tutta onestà, ne aveva davvero le palle piene.
Amava i libri di Percy Jackson ed Harry Potter, il caffé con due di zucchero e la risata della mamma che aveva tanto paura di dimenticare. Amava stare chiusa in casa, a bere cioccolata e a guardare serie televisive, almeno fino a che la mamma non era morta e lei era stata costretta a vivere solo con il padre che, chissà perché, si era dimostrato più debole e vulnerabile di lei.
Odiava il fumo, ma amava Andrea quindi, nonostante tutto, aveva deciso di farsene una ragione perché poi, in fin dei conti, se l'odore di fumo accompagnava i rari sorrisi della sua migliore amica, allora andava benissimo.
A si, odiava anche gli uomini. Non solo perché il padre era l'individuo più idiota della terra e:"se sono tutti come lui allora mi rinchiudo in convento".Ma anche perché, l'essere stata tradita dall'unico ragazzo che era convinta di amare, non l'aveva sicuramente aiutata nel lento processo di accettazione degli individui XY.
Odiava gli uomini ma, se c'era da aiutare, non si tirava indietro per nessuno, il che non andava del tutto bene perché -cavolo- "la maggior parte di questi idioti non si merita neanche mezzo del tuo sorriso".
E odiava il Connecticut.
New Haven sarebbe sempre stata la sua prigione ma be', mancava solo qualche mese e poi avrebbe compiuto diciotto anni. E non che diciotto anni cambiassero la sua vita ma, senza ombra di dubbio, su carta le davano la sacrosanta possibilità di scappare via.
"Che ne dici di NewYork, Cris?".
Andrea Walker aveva diciassette anni, una media scolastica che rasentava la sufficienza e una famiglia realmente troppo perfetta.
La mamma era povera, almeno fino a che non aveva conosicuto il papà e il conto in banca dei genitori. Voleva anche chiamarla Julie, con un'imbarazzante pronuncia francese perché "fa altolocato, tesoro"ma -e Andrea la considerava una fortuna spropositata- all'ufficio anagrafe c'era andato il padre e "Andrea va benissimo anche per una ragazza".
Andrea Walker aveva i capelli biondo cenere che le correvano lisci lungo metà schiena, gli occhi sottili e azzurri che sorridevano più spesso delle labbra e un leone tatuato sull'indice destro da quando la mamma le aveva detto di odiarlo. Andrea Walker aveva i pranzi al Country Club ogni domenica,vestiti troppo stretti che cambiava sempre per un paio di jeans strappati e, "trampoli del cazzo" che sostituiva sempre con le Doctor Martens rovinate.
Andrea Walker era un delizioso concentrato di parolacce e sarcasmo. Era consapevolezza.Era confidenza ed era sicuramente per quel motivo che era sempre stata con tanti ragazzi che lei stessa aveva scaricato il minuto dopo esserseli portati a letto.
Andrea Walker era scostanza e odio palpabile che, chissà perché, spariva solo con Cris. Forse perché, anche se le aveva dimostrato più volte di essere tosta, di sapercela fare da sola, era sempre la quattordicenne che, con un golfino azzurro che non la proteggeva del freddo di gennaio, aveva visto piangere fuori dal cortile della scuola.
Perché si, se Andrea Walker non si era mai affezionata a nessuno, poteva affermare con facilità (non tanta) e assoluta sicurezza, che Cristal Devis fosse l'unica ragazza che avrebbe mai amato e che "non mi porterei mai a letto".
Andrea Walker era le dita fredde per le sigarette che stringeva anche quando c'era troppo freddo, un accendino nella tasca del giubbotto e i tatuaggi che avevano sempre una storia.
Andrea Walker era l'odio per il Connecticut e la voglia di fuggire.
Andrea Walker era i diciassette anni che non le piacevano e il poster di New York che aveva appeso in camera assieme a Cris.
"Dico che New York è perfetta".
***
La 500 Fiat di Andrea stava quasi esplodendo per tutte le valigie che invadevano i sedili posteriori e il piccolo cofano, ma le due amiche l'avevano detto: se fossero partite per sempre via dal Connecticut, allora non volevano pretesti per tornare indietro.
Era almeno metà giugno,loro si erano diplomate e Cris aveva deciso di guidare, opponendosi alle proteste di Andrea e la sua patente che scalpitava per essere mostrata a un sexy poliziotto newyorkese.
Avevano guidato per quelle che erano state ore, mangiato dentro fast-food fatiscenti senza pagare perché:"due modelle di Victoria Secret's non possono pagare un panino con tonno e insalata". E loro avevano riso, un po'perché -seriamente- la loro ultima aspirazione era quella di diventare modelle, e poi perché -si sa- il cibo gratis è sempre più buono di quello pagato.
Avevano cantato tutte le canzoni della radio a squarciagola, mentre Cris rideva e ringraziava il vento che le allontava da sé il caldo e il fumo di tutte le sigarette che Andrea si era accesa, tenendo i finestrini della Fiat abbassati e le Doctor Martens sul cruscotto.
Non si era preoccupata di nulla fino a quel momento. Né dei capelli biondo cenere che le sferzavano il viso, né della canottiera scura che, mossa dal vento, le mostrava il reggiseno. Non si era preoccupata di nulla, almeno fino a che Cris non aveva gridato, puntando un dito davanti a sé.
- Oh cazzo – disse Andrea, dando un colpo al braccio magro e nudo della castana che sorrise, senza distogliere lo sguardo dalla strada. Tolse i piedi dal cruscotto per avvicinarsi di più al vetro, alla vista dello skyline di New York che si faceva ogni secondo più reale. – Oh cazzo, cazzo, cazzo! – gridò, aumentanto i colpi al braccio della migliore amica a seconda della velocità delle imprecazioni.
E Cris rise ancora, lasciando che una strana euforia le stringesse lo stomaco mentre guidava sul ponte di Brooklyn, bevendosi ogni dettaglio che New York, solo in quel frangente, aveva da offrirle.
Osservò i palazzi davanti a lei che si facevano via via più grandi, più veri e più belli.
Ascoltò il rumore dei clacson che si faceva più distinto e il rombo degli elicotteri che passavano sopra la città che non dorme mai.
- New York – mormorò Andrea prima di mettersi in piedi, facendo uscire mezzo busto dalla capotta dell'auto che avevano deciso di lasciare aperta.
Cris rise, gettando la testa all'indietro contro al sedile, riportando poi l'attenzione sulla strada trafficata davanti a sé subito dopo. Sollevò il volume della radio ancora un po', stando comunque attenta a non coprire la voce di Andrea che -cavolo- voleva sentire bene.
La bionda gridò ancora, con il vento che le sferzava i capelli, le braccia sollevate e l'indice e il medio della mano destra che stringevano la fedele Marlboro rossa. Osservò il traffico davanti a lei, New York che, maestosa, era finalmente lì. Era finalmente reale. E urlò ancora, esibendo, a chiunque la stesse guardando, la bellissima maschera di euforia che le dipingeva il volto.
- New York! – gridò per l'ennesima volta. – Ce l'abbiamo fatta, stronza! – continuò, battendo il palmo della mano sinistra contro la macchina, solo per attirare l'attenzione di Cris. – Siamo a New York!
Angolo Autrice:
Ehiiila<3
penso che sia un mezzo miracolo il fatto che stia davvero pubblicando questa mia storia. Sono veramente felicissima, ad essere onesta anche perché, non solo stiamo parlando di alcune delle mie persone preferite come protagoniste ma perché, questa fanfic, ha un background allucinante che vi spiegherò non appena posterò l'epilogo.
Purtroppo Wattpad fa pubblicare solo una gif quindi vi dovrete accontentare di Barbara (che è l'amore della mia vita, nonché unica ragazza che mi scoperei) a questo capitolo ma, dal prossimo, posterò anche una bella gif di Cara giusto per deliziare un paio di pupille. In ogni caso, spero tanto che questo prologo vi abbia incuriosito, come spero tanto mi darete un po' di fiducia!
Ci vediamo prestissimissimo!
Alla prossima,
Love yaa<3
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