9.Il nome della paura
"Non possiamo scegliere il nostro destino, ma possiamo scegliere il nostro atteggiamento verso di esso." – Albert Camus, Il mito di Sisifo
Il mio cuore salta nel petto.
la sua figura che sembra fusa con l'ombra. I capelli neri, lisci come seta, scendono con perfezione sul suo viso. Gli occhi, un azzurro gelido, mi scrutano dall'alto, come sempre. La sua pelle pallida, quasi di porcellana, è in contrasto con il cielo grigio e la neve che comincia a cadere delicatamente, coprendo tutto con un manto di bianco. Lui non è bianco come la neve, è bianco come la morte stessa. Non ci sono ombre su di lui, solo la luce gelida che sembra provenire dal suo stesso corpo.
Mi fissa come se non fossi nulla più di un'ombra passata per caso, ma io lo so. Non è un caso che sia qui.
«Sei sempre in giro a scappare, Eden.» La sua voce è bassa, ma incisiva, come una lama che entra nella carne senza farsi notare. La sua presenza è opprimente, ogni sua parola mi fa sentire piccola, inutile. Non importa quanto mi sforzi di ignorarlo. È qui, e io non posso farci nulla. «Hai paura di affrontare le tue scelte, o hai paura di me?»
«Non voglio affrontare te» rispondo, cercando di non far trasparire la rabbia che mi sale dentro. Ma è difficile, perché ogni volta che lo vedo, mi ricordo di ciò che ha fatto. Di ciò che è. Di come lui e i suoi fratelli hanno strappato via mio padre dalla mia vita. «Tu e i tuoi fratelli... avete preso tutto. E ancora non vi basta.»
Lui sorride. È una smorfia sottile, per nulla simpatica. «Eppure, eccoci qui. In questo posto desolato. A parlare di cose che non potrai mai cambiare.» Le sue parole sono come polvere che vola nell'aria, leggera e velenosa. Si avvicina di un passo, ma la sua calma è inquietante, come se ogni suo movimento fosse calcolato. «Pensi davvero che ti basti scappare in un posto come questo per dimenticare? La morte non funziona così.»
«Non scappo» ribatto, cercando di tenere la testa alta. Ma so che dentro di me le cose non sono così semplici. Non c'è un luogo in cui nascondersi dalla morte, dalla sua ombra. Non c'è un posto che possa bastarmi. «Non ho intenzione di dimenticare. Non ti darò la soddisfazione di pensare che puoi farmi paura.»
Lui ride, ma non è una risata che fa piacere. È una risata che mette paura, che ti fa sentire inadeguata. «Non è di paura che parliamo, Eden. Non è mai di paura.» Fa un passo verso di me, e io sento il gelo della sua presenza che mi penetra nelle ossa. «Quello che ti spaventa davvero è il fatto che non puoi scappare, non importa quanto corri. Noi siamo inevitabili. Io sono inevitabile. Potrai sfuggire ai cugini Luce, ma dal Buio nessuno può nascondersi.»
«Cosa vuoi da me?» chiedo, ma la mia voce non ha la forza che vorrei. Non è più una domanda, è un grido soffocato, una ricerca di una risposta che non voglio sentire.
Lui alza un sopracciglio, il suo sorriso più largo, divertito da ciò che sta vedendo in me. «Ancora non lo capisci, vero?» dice con un tono che non lascia spazio a dubbi. «Io non voglio niente da te, Eden. Mi diverto solo a vederti contorcere. Mi piaci così. Persa tra rabbia e paura, incapace di trovare un posto dove non possa trovarti.»
«Perché non mi lasci in pace? Ti sei già preso metà del mio cuore.» La domanda mi brucia sulle labbra, ma non sono sicura nemmeno io di voler sentire la risposta.
«Perché a me non basta quella metà.» La sua voce è quasi dolce, ma c'è qualcosa di gelido che mi fa venire i brividi. «E poi, non è così semplice. Non puoi sottrarti alla tua parte del gioco. Tu sei già dentro, non importa quanto tenti di fuggire. E anche se dovessi scappare fino alla fine del mondo, ci sarò sempre io, ad aspettarti.»
Sento il battito del mio cuore accelerare, ma cerco di non farlo vedere.
La sua risposta mi colpisce come una freccia, ma non è solo quello. C'è qualcos'altro che mi frulla in testa, qualcosa che mi scombussola, che mi fa restare immobile per un istante di troppo.
«Pensavo che i Buio camminassero solo nell'ombra» dico, cercando di mantenere una parvenza di calma. Ma la mia voce trema, tradisce il mio stupore. Mi guardo intorno, come se il paesaggio potesse darmi una risposta. «Credevo che la luce del giorno non fosse qualcosa che vi riguardasse. Che non fosse vostra. E invece eccoti qui, in pieno sole.»
Lui mi osserva come se la mia incredulità fosse un gioco divertente, qualcosa che lo fa sorridere più di quanto voglia ammettere. «La luce del sole non è un problema per me, Eden» dice, le sue parole cariche di quella calma inquietante che mi fa sentire ancora più vulnerabile. Si avvicina lentamente, con passo sicuro e aggraziato, come se la terra stessa volesse piegarsi sotto di lui. «Io cammino dove voglio, quando voglio. Non esistono regole per chi è... come me.»
La sua figura, così perfetta e statuaria, sembra contrastare con l'ambiente che lo circonda. Ma c'è qualcosa di disturbante nella sua tranquillità, qualcosa che mi fa pensare che, in realtà, lui potrebbe camminare ovunque, anche nel cuore del sole, e non sarebbe mai toccato da nulla.
Mi sento come se la terra sotto i miei piedi stesse perdendo consistenza, come se stessi cercando di aggrapparmi a qualcosa di solido in un mare in tempesta. Non è solo il suo aspetto che mi inquieta, ma l'idea che le leggi di natura, quelle che ho sempre dato per scontato, non si applichino a lui. Non si applicano a noi.
«Cosa vuoi da me?» chiedo per niente sicura di ottenere una risposta in cambio.
Lui mi guarda, gli occhi ghiacciati come il cielo invernale. «Sei così curiosa, Eden.» Sorride, ma c'è qualcosa di diverso nel suo sorriso. «Ma non è la tua curiosità che ti salverà.» La sua voce si fa più bassa, più insinuante, come una promessa non detta. «Io non sono qui per darti risposte.»
Non riesco a fare a meno di sentire un brivido lungo la schiena. Non è solo la paura, ma una consapevolezza oscura che mi paralizza. «Perché sei qui?» La domanda esce quasi involontaria, ma ora è un'urgenza che non posso ignorare. «Cosa vuoi da me?»
Lui sorride di nuovo, ma non è un sorriso che mi conforta. «Cosa voglio da te?» ripete, come se le parole stessero perdendo significato. «Non voglio niente da te, Eden. Non ancora.» La sua risposta è tanto criptica quanto inquietante, e la mia rabbia cresce, ma cerco di non farla emergere.
«Allora perché ti stai prendendo il tempo di parlarmi?»
L'angelo della morte fa un passo avanti, e io istintivamente indietreggio. È un movimento lento, misurato, come se ogni suo gesto fosse studiato. «Perché sei destinata a incontrarmi.» La sua voce è ferma, implacabile. «Come tutti. Prima o poi, tutti ci incontrano.»
Lui è un mistero che non posso decifrare, eppure sento che ogni parola che dice è una parte del puzzle che sta lentamente prendendo forma nella mia testa.
Non posso più ignorare la domanda che mi rimbalza nel petto, un'urgenza che non riesco più a sopprimere. «Dimmi il tuo nome.» È una richiesta che mi scivola dalle labbra senza che io possa fermarla, e quando la pronuncio, so che non sarà una risposta che potrà calmarmi. So che ogni singola parola che lui pronuncerà da qui in avanti sarà una parte di qualcosa di troppo grande per me.
Lui mi guarda come se fosse divertito, ma non c'è traccia di umanità in quel sorriso. «Pensi che il mio nome cambi qualcosa per te, Eden?» La sua voce è morbida, ma pungente, e mi fa capire che non è una risposta che sta cercando, ma una reazione.
Non posso accettarlo. È come se una parte di me, quella più profonda e nascosta, avesse bisogno di sapere. Avessi bisogno di possedere una parte di lui, di avere il controllo su di lui, anche se è solo un nome. Non posso rimanere nel buio, nell'incertezza.
«Dimmi il tuo nome.» Insisto, più ferma questa volta, ma anche più tremante. «Me lo devi.»
Lui ride. «Io devo a te qualcosa? Lo pensi sul serio?»
«Ti sei portato via mio padre, quindi sì, sul serio.»
L'angelo resta immobile, poi, lentamente, si avvicina di un passo. Il suo corpo si staglia contro il cielo grigio, come se il tempo stesso si piegasse per lui.
«Il mio nome è Adriel» dice finalmente, e per un attimo il mondo sembra fermarsi.
Adriel.
La sua voce è quasi un sussurro, ma le parole mi colpiscono come un colpo di vento gelido. Poi, continua: «Figlio del Buio. Uno dei tre figli di Lucifero. Fratello di Samael e Muriel.»
Mi sento come se mi avessero colpita al cuore. C'è qualcosa in quella frase, in quel nome, che mi fa venire la pelle d'oca. Lucifero. Il nome che nessun umano può pronunciare senza pagare il prezzo del peccato. Eppure, lui lo dice con una naturalezza spaventosa, come se fosse un titolo di cui vantarsi, come se quelle parole non avessero mai avuto il peso che portano per me.
Adriel si avvicina lentamente, come una presenza che riempie lo spazio, annullando ogni respiro di libertà che potrei ancora sperare di avere. «Samael è mio fratello maggiore», dice, con un sorriso che racchiude un'inquietudine incomprensibile. «Il portatore della fine, colui che spezza tutto. Muriel... la più giovane. L'angelo che accoglie l'eternità. Io... sono la causa, Eden. Ciò che fa nascere ogni guerra, ogni risveglio, ogni rottura del mondo.» Le sue parole scorrono come un veleno sottile, ma c'è qualcosa di incredibilmente seducente nel suo tono, come se sapesse che ogni parola che pronuncia mi tiene ancorata a lui, nel buio che inizia a inghiottirmi. Il suo sguardo è fermo, intenso. Mi scruta come se volesse conoscere ogni pensiero che mi attraversa la mente, come se potesse leggerli nel profondo.
Non riesco a respirare per un istante. La consapevolezza di quello che ho appena sentito mi scivola addosso come un veleno. Non posso dire il suo vero nome. Non posso pronunciare quelle parole che mi fanno tremare i polsi, quelle parole che non sono mai pronunciate da un mortale. Lucifero. Non posso.
«Adriel» ripeto, la parola che mi sembra più un segreto proibito, più una condanna che una risposta. Non mi aspettavo che fosse questo. Non mi aspettavo che, in un solo momento, tutto ciò che credevo di sapere sul mondo si frantumasse così. «Cosa vuoi davvero da me?» La domanda che mi rimbalza nel cuore non è più una semplice curiosità. È una necessità. «Perché mi stai seguendo?»
Adriel sorride ancora. È un sorriso che sembra troppo grande per il suo viso, come se volesse nascondere qualcosa. «Seguire?» ripete, come se non capisse la parola stessa. «Non ti sto seguendo, Eden.» La sua voce è liscia come il velluto, ma ci trovo qualcosa di inquietante, come se stesse giocando con me, come se ogni parola fosse una piccola trappola. «Sto solo... osservando.»
«Osservando» ribatto, cercando di mantenere il controllo della conversazione, ma sento la mia voce tremare, nonostante cerchi di sembrare più sicura di quanto non mi senta. «E perché dovresti farlo?»
Adriel si avvicina un passo, e io indietreggio impercettibilmente. C'è qualcosa di magnetico in lui, qualcosa che mi tiene ancorata al suo sguardo, ma anche che mi paralizza. «Perché tutto ciò che accade nella tua vita, piccola ribelle,» dice con un tono che è sia rassicurante che sinistro, «è un riflesso di ciò che accadrà.»
Per un attimo, mi perdo nel vuoto di quella frase, senza riuscire a coglierne il significato. «Cosa significa?» chiedo, un filo di paura nella voce, anche se cerco di nasconderla. Non voglio che lui veda quanto mi sta destabilizzando. «Cosa accadrà?»
Adriel si ferma. Non è mai stato così vicino, eppure sembra più lontano che mai. Non mi risponde subito, ma il suo sguardo è come una fitta nebbia che avvolge ogni pensiero. «Tu cerchi sempre risposte, Eden.» La sua voce è dolce, ma c'è qualcosa di minaccioso nel suo tono, come se ogni parola fosse un eco di un destino al quale non posso sfuggire. «Ma non tutte le domande devono avere una risposta immediata. Alcune devono essere lasciate nel buio, finché non arriva il momento giusto.»
Le sue parole mi fanno sentire come se fossi una pedina in un gioco che non posso vedere, eppure mi trovo intrappolata dentro. Non so se sono arrabbiata o spaventata, ma non posso negare che c'è anche una parte di me che è curiosa, che vuole capire di più, che vuole sapere cosa sta accadendo.
«Quindi non mi stai seguendo.» Dico, cercando di smorzare l'inquietudine nella mia voce. «Stai solo... osservando.»
Adriel annuisce con un'espressione enigmaticamente soddisfatta. «Esatto.» La sua figura si staglia contro il cielo grigio, le ombre che giocano con i contorni del suo corpo perfetto. «Ma il fatto che tu stia cercando risposte non ti renderà più al sicuro, Eden.» Il suo sorriso si fa più largo, e per un istante mi sembra che stia sorridendo per qualcosa che ancora non vedo, ma che so essere lì, in agguato. «Per ora, posso darti solo una verità: niente di ciò che accadrà sarà mai come te lo aspetti.»
La sua voce si abbassa, quasi a sussurrare, e io mi sento come se stessi precipitando in un abisso che non riesco a vedere. Non posso fermarmi. Non posso scappare.
«Allora perché?» riesco a dire, la domanda che continua a rimbombarmi dentro. «Perché non te ne vai, se non hai intenzione di rispondere?»
Adriel alza un sopracciglio, quasi divertito dalla mia determinazione. «Perché è troppo tardi.» La sua voce è bassa, ma la sento come un filo di ghiaccio che mi attraversa il petto. «Non c'è via d'uscita, Eden.»
Il mio cuore accelera, ma non so se per paura o per qualcosa di più profondo, che non voglio nemmeno ammettere a me stessa. La sua figura è così perfetta, così magnetica che mi rende vulnerabile senza che io possa fare nulla per impedirlo. Non posso dire se mi sta mentendo, se c'è davvero un motivo per cui è qui o se sta solo giocando con me, ma so che qualcosa sta cambiando, qualcosa che non posso fermare.
Mi allontano di qualche passo, cercando di liberarmi dal suo sguardo che mi penetra dentro. Lui mi segue con gli occhi, ma non si muove. Mi lascia andare, per ora. Perché sa che non c'è davvero fuga.
«Perché non mi lasci stare?» chiedo di nuovo, questa volta con più rabbia. Ma dentro di me, so che la risposta a quella domanda è ancora la stessa: non posso scappare.
«Non puoi» dice lui, come se leggesse i miei pensieri. «Eppure lo fai, ogni volta.»
Non c'è più niente che possa dire.
«Non posso scappare» sussurro, quasi per me stessa. Ma le sue parole sono lì, dentro di me, come un peso che non riesco a scrollarmi di dosso.
«No» risponde lui, con una sicurezza glaciale. «Non puoi. E presto lo capirai.»
E io so che è vero.
Il suo volto è bellissimo, ma in quel sorriso c'è qualcosa di terribile, di inumana bellezza, che mi fa tremare fino nelle ossa. È come se avesse preso possesso di ogni angolo di questo posto, di ogni angolo della mia mente. La sua presenza è inevitabile, ineluttabile, come il destino stesso. Ma più di ogni altra cosa, mi fa sentire come se fossi già stata condannata da tempo. E il mio unico errore è stato incontrarlo.
Spazio Autrice ✍🏻
Cari lettori, finalmente siamo arrivati al capitolo che tanto desideravo farvi leggere! È qui che il nostro "lui" si rivela an Eden. Cosa ne pensate? Vi piace come personaggio o c'è chi lo odia già? 🤭
So che solitamente pubblico il mercoledì e la domenica, ma oggi ho voluto fare una piccola eccezione. Questo capitolo l'ho scritto con tanto entusiasmo e non vedevo l'ora di condividerlo con voi! Spero che vi abbia fatto piacere questa "sorpresa" dell'aggiornamento. 🫣
Mi piacerebbe sapere cosa ne pensate della storia fino a questo punto. Se vi va, lasciate una stellina, per me è davvero importantissimo.
Come al solito, vi aspetto su Instagram e TikTok per parlare del nuovo capitolo o per qualsiasi domanda vogliate farmi. ❤️
Vi do appuntamento al prossimo aggiornamento e vi mando un forte abbraccio!
Lu🌙
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