4. Oltre il vetro
"Non possiamo fermare le tempeste, ma possiamo imparare a ballare sotto la pioggia." - Vivian Greene.
Gli occhi neri di mia cugina Raley scorrono lungo tutto il mio corpo. C'è stato un tempo in cui noi due eravamo davvero inseparabili, poi, con la mia partenza per Belfast e i suoi vari fidanzati, ci siamo un po' allontanate. Raley non è mai stata in grado di avere una relazione e, contemporaneamente, continuare a coltivare gli altri rapporti. Le scelte, piuttosto discutibili, dei tizi che ha frequentato negli anni... uno peggiore dell'altro, oserei dire, ma le voglio bene, e non c'è nessun'altra persona alla quale affiderei senza problemi la libreria di mio padre.
«Non interferirò con nessuna tua scelta,» inizio, «ma se non ti va di gestire il lavoro che faceva mio padre come restauratore di libri antichi, lo capirò. Tu hai le tue cose da fare e non intendo portarti via così tanto tempo.» I suoi lunghi capelli neri legati in un perfetto chignon e il suo outfit da ragazza di ventisette anni che ha appena finito la terza lezione di pilates, nella stessa settimana, mi ricordano che a lei non servirebbe proprio lavorare per vivere. Perché mio zio è il miglior avvocato della contea di Kerry ed è talmente ricco che non le basterebbe una vita intera per spendere tutti i soldi che ha in banca.
E infatti, la domanda che segue dopo l'avevo già prevista: «Sai che papà potrebbe aiutarti, vero?» Le sue lunghe ciglia sbattono più volte, come se stesse mettendo la mia immagine a fuoco.
«È molto gentile da parte vostra, ma voglio farcela da sola. Questo posto era importante per mio padre, proprio come lo era per nostro nonno, e non intendo deluderli in nessun modo.»
Raley incrocia le braccia al petto, poi sospira. «Il fatto è che non possiamo gestire tutto noi due, capisci?»
Lei è una restauratrice. Dopo il college, ha deciso di studiare nella migliore scuola d'arte d'Irlanda, ma i miei zii avrebbero preferito che Raley intraprendesse, come il padre, un altro tipo di lavoro. Ma ciò non è mai successo. Lei non ha mai pensato di diventare un avvocato, come io non ho mai pensato di fare qualcosa che non riguardasse la danza classica. Faccio leva su questo. «Lo so, ma tu hai sempre amato osservare mio padre prendersi cura dei vecchi libri. Potresti prendere tu il controllo della rilegatura e tutto ciò che ne segue. So che tieni a questo posto e so anche che dopo la rottura con Louis,» (il suo ex ragazzo che l'ha lasciata per rincorrere una bionda americana) «hai bisogno di concentrarti su qualcosa che non sia la tua ultima relazione.»
«Non nominarlo.» Riduce gli occhi a due fessure. Improvvisamente sembra un cecchino pronto a sparare. Deglutisco. «Ma sì, hai ragione. Quel fottuto bastardo non merita nemmeno di essere ricordato da me.»
«Esatto, non lo merita» concordo iniziando poi la tattica degli occhi dolci. «Raley, immagina quanto sarebbe bello anche non dipendere più dai tuoi genitori? Insomma, fare finalmente il lavoro per cui hai studiato.» Vorrei anche dirle che alla sua età sarebbe decisamente l'ora di avere un lavoro, ma sorridendole mi limito ad andarle a preparare un caffè.
«Tanti cucchiaini di zucchero e una montagna di panna.» Dice venendomi dietro. Siamo nel retro bottega e, anche se vorrei dirle altro per convincerla, non aggiungo niente, le do il tempo per riflettere. So che le sto chiedendo tanto, ma sono convinta che l'Eden potrebbe aiutare entrambe.
«Effettivamente non restauro qualcosa da troppo tempo.» Sospira. E io lo so bene, perché sua madre, la sorella di mio padre, pensa che per Raley non sia necessario 'sporcarsi le mani'.
«Quindi?» Le chiedo porgendole la miscela bollente. «Ti unirai a me in questa folle avventura?»
Sul suo volto nasce un sorriso complice. Uno di quelli che non mi rivolgeva da anni ormai. Ma le parole che seguono mi fanno scoppiare il cuore dalla gioia.
«Non potrei mai lasciarti da sola, cara cugina, lo sai.»
«Stai dicendo sul serio?» Provo a frenare la mia felicità, ma non ci riesco.
«Sto dicendo sul serio, ma davvero, Eden, non intrometterti in nessunissimo dei miei lavori, perché, con tutto rispetto, tu danzi, non ti occupi di libri, arte o restaurazione.»
«Te lo prometto.»
«O potrei andarmene, chiaro?»
«Chiarissimo.»
Raley si guarda attorno. Forse l'odore dei prodotti che utilizzava mio padre le dà la spinta che serve per convincerla del tutto. «Tu ti limiterai a consigliare le ultime pubblicazioni. Se non ricordo male, ti è sempre piaciuto leggere storie d'amore. Qui vengono tante liceali dopo la scuola.» Annuisco, ho sempre amato leggere, ma il mio modo di rapportarmi con i libri non è lo stesso che aveva mio padre. Lui se ne prendeva cura in un modo particolare e prezioso. «Una volta a settimana esporrai in vetrina dei titoli diversi per incrementare le vendite e ti occuperai del caffè.»
«Del caffè?» Domando perdendo il filo del discorso. Ma lo sguardo di Raley mi fa arrivare al punto. «Mi assicurerò che la brocca sia sempre piena di caffè pronta per te, non preoccuparti.»
«Ottimo.» Dice sospirando.
In preda all'euforia, le tolgo dalle mani la tazza ancora fumante e, con uno slancio, mi butto su di lei. «Grazie,» l'abbraccio. «Non te ne pentirai.» Le dico.
«Lo spero.» Borbotta, ma poi Raley si lascia scappare un mezzo sorriso, ricambiando la stretta.
«Sei la migliore.» Le dico, perdendomi nella pozza nera dei suoi occhi.
«Lo so, Eden.» Risponde ricomponendosi e appoggiandomi l'indice della sua mano destra sulla fronte, per allontanarmi. «Adesso mettiamoci a lavoro. Questo posto deve fare successo, cazzo.»
Raley afferra il cellulare e, mettendosi in posa, si scatta un selfie.
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#RaleyClifford #EdenWallace #EdenLibrary #StiamoTornando #Famiglia #Cugine sono solo alcuni degli hashtag che Raley cita sulla carrellata di fotografie che ha pubblicato questa mattina sul suo profilo Instagram. In centinaia le hanno risposto dicendole che sono fieri di lei. Centinaia di persone che nemmeno conosce. Perché lei, oltre a essere bellissima, intelligentissima e fortunatissima, è anche una famosa Content Creator. Di cosa non ho ancora capito, ma quello che pubblica alla gente piace e, se questo può agevolare le vendite della libreria, a me sta bene.
Me ne sto a scorrere il profilo social di mia cugina quando improvvisamente un bisogno di acqua mi costringe a uscire fuori dal letto. Allungo la mano e, toccando l'interruttore dell'abat-jour sopra al mio comodino, accendo la luce.
Abbandono il telefono tra le lenzuola e, sbadigliando, mi dirigo al piano di sotto. Oggi è stata una giornata intensa. Con Raley abbiamo iniziato a pianificare qualcosa per la nuova apertura e, nel pomeriggio, sono andata a casa di mia nonna per aggiornarla. Era felicissima quando le ho detto che io e Raley avremo lavorato insieme. Perché se c'è una cosa che fa preoccupare mia nonna Rosemary, be'... quella è decisamente sua nipote Raley. Negli ultimi quattro anni non ha fatto altro che caricare fotografie sui social e innamorarsi di malesseri che poi hanno concluso per distruggerle il cuore. Quello che è sempre riuscita a renderla felice è solo l'amore che nutre per l'arte e i libri antichi. Quest'ultima è una cosa molto comune nella mia famiglia. Praticamente ogni generazione si è presa cura di testi antichi o, in generale, di libri che richiedevano una cura particolare. Nel mio caso, io passo il testimone a Raley.
«Sarete bravissime,» ha detto la nonna quando stavo per salutarla. «E lo so che tu sei più piccola di lei, ma ti prego, tienila d'occhio,» ha aggiunto subito dopo. Perché Raley Clifford è così; un fiume in piena e non sai mai cosa potresti aspettarti da lei.
Due bicchieri d'acqua dopo, i miei occhi vanno verso la porta finestra. Dei lampi in lontananza attirano la mia attenzione. Sembrano spaccare il cielo in due. Sta iniziando a piovere. Nella penombra della sola luce che entra da fuori, mi siedo sullo sgabello attorno all'isola della cucina. Sono le due di notte, ma io non ho sonno. Da quando uno dei Buio è venuto a farmi visita all'Eden, non sono più riuscita a chiudere occhio. Perché quell'essere spregevole dovrebbe perdere tempo con una piccola e insignificante umana come me?
Gli angeli della morte, nonché figli di Lucifero, sono famosi per le loro feste, i loro giochi diabolici e per andarsene in giro durante la notte per infastidire chiunque si trovi lungo il loro cammino. Ormai nemmeno i Luce sono più in grado di gestirli. Si dice che quando il cielo è in tempesta, è perché loro stanno festeggiando.
E io me li immagino mentre si prendono gioco di noi. Mentre prendono l'anima di un altro povero essere umano affinché loro possano sentirti ancora più potenti.
Un tuono mi fa sussultare. Rabbrividisco.
Vorrei solo non pensare ai Buio e cercare di dormire, ma non ci riesco. Quello che hanno fatto a mio padre è terribile. Spero solo che la sua anima sia in pace adesso.
Mi verso un altro po' d'acqua nel bicchiere, le polpette che ho preparato per cena erano davvero salate e... pastose. Devo chiedere a mia nonna qualche ricetta, penso, o senza mia madre finirò per mangiare scatolette a ogni pasto.
Un debole sorriso affiora sul mio viso al ricordo di mia madre che cucinava per mio padre. Harold Wallace amava moltissimo quelle che lui chiamava le 'perle d'oro'. Una sorta di piccoli pezzetti di pane bagnato nel latte, poi nell'uovo e infine fritti nell'olio bollente. Lui amava inzupparli nella cioccolata calda, io semplicemente in un po' di zucchero. Erano deliziosi. Se Raley non mi uccide prima, potrei portarglieli una di queste mattine per fare colazione insieme, penso saltando giù dalla sedia.
Una ventata d'aria fresca mi scompiglia i capelli, riporto lo sguardo sulla porta-finestra e noto che si è aperta leggermente. Eppure pensavo di averla chiusa bene.
Stringendomi nel caldo pigiama in pile, mi avvicino per rimediare, ma quando sto per afferrare la maniglia, un fulmine cade a qualche metro di distanza oltre la mia staccionata. Spaventata, indietreggio cadendo per terra. «Merda,» sussurro, portandomi una mano sul cuore. «Merda.» Ripeto. Ho sempre odiato i temporali, fin da piccola. La porta-finestra, non essendo chiusa bene, si spalanca a causa del vento e una pozza inizia a formarsi per terra a causa dell'acqua che sta entrando. Un altro fulmine cade, ma questa volta più vicino. Porto entrambe le mani alle orecchie cercando di proteggermi dal suono. Ma non ho il tempo di alzarmi, perché un terzo fulmine cade per terra, questa volta nel mio giardino. La luce abbagliante mi fa chiudere gli occhi per qualche secondo. E per un momento temo che questa casa sia la prossima a essere colpita. Ma quando riapro gli occhi, dove una volta c'era una graziosa aiuola piena di fiori gialli, c'è un cerchio di fuoco e al suo interno, lui.
Il respiro mi si mozza e, in preda al panico, indietreggio fino a sbattere la schiena contro l'isola.
Le sue grandi ali nere sono aperte come due tele al vento. Il suo sguardo glaciale, privo di calore ed empatia, è rivolto verso la mia direzione. Vestito tutto di nero, con tanto di anelli su entrambe le mani e la solita collana a forma di croce, se ne sta immobile a osservarmi. Ritira le ali e fa un passo oltre l'anello di fuoco, un istante dopo, le fiamme si affievoliscono fino a scomparire del tutto. La pioggia si abbatte su di lui senza pietà, ma sembra non scalfirlo nemmeno un po'. Sullo sfondo altri fulmini.
Perché sei qui?, domando dentro la mia testa. Cosa vuoi da me?
L'angelo della morte piega leggermente la testa di lato, come se mi avesse letta nel pensiero. In preda al panico cerco di tornare in me e, tremando, mi alzo da terra per andare a chiudere la porta-finestra.
E mentre lui si avvicina, io resto a fissare, incapace di muovere anche un solo muscolo. Lui avanza ancora e ancora fino ad arrivare a un passo dal mio viso. A separarci solo il vetro ormai chiuso.
«Vai via,» gli dico, chiudendo entrambe le mani a pugno lungo i miei fianchi. «Vattene!» Il tono della mia voce adesso è più forte. Non piango, perché di lacrime negli ultimi giorni ne ho versate abbastanza. Ma sono tanto arrabbiata con lui e i suoi fratelli e questo mi dà la forza necessaria per puntargli gli occhi contro. «Adesso,» ringhio, e come per magia, l'angelo scompare.
Mi ci vogliono alcuni minuti affinché io possa riprendermi. Ho ancora il respiro irregolare e il cuore sembra come se volesse uscirmi fuori dal petto, ma sono felice di essere riuscita a cacciarlo via.
Indietreggio fino a sbattere contro l'isola e, afferrando la bottiglia, bevo altra acqua.
Dopo quanto avvenuto, non riuscirò sicuramente a chiudere occhio. Sono terrorizzata e confusa. Perché uno dei Buio è venuto a farmi visita ben tre volte? Lancio un'altra occhiata fuori. Questa volta nessuna rosa rossa in dono. In compenso la forza della pioggia è diminuita.
Osservo entrambe le mie mani, tremano. Cosa sta succedendo?
E il mio pensiero va inevitabilmente a Raziel, quella che una volta era la mia migliore amica. Quella che sarebbe dovuta essere dalla parte dei buoni ma è la prima che, seppur in modo diverso, mi ha spezzato il cuore. E mi chiedo cosa farebbe lei in un momento del genere. Se potesse fare qualcosa o magari dirmi il perché uno dei suoi perfidi cugini abbia deciso di perseguitarmi.
Assicurandomi ancora di aver chiuso ogni via di accesso al piano di sotto, torno nella mia camera, nascondendomi sotto le coperte. Cerco il telefono e, quando lo trovo, vado nei contatti. Il numero di Raziel non l'ho mai cancellato. Perché a differenza sua, io le ho sempre voluto bene. Anche dopo quello che mi ha fatto.
La tentazione di chiamarla, o anche solo di scriverle un messaggio, è fortissima, ma non ce la faccio. Spero solo che, prima o poi, l'angelo che ha deciso di perseguitarmi si stanchi di me e mi lasci in pace.
Ciao, Moonrisers 💫
Come state? Spero che questo capitolo vi abbia preso tanto quanto ha preso me mentre lo scrivevo! Nei prossimi capitoli, vi assicuro che accadrà di tutto: emozioni forti, colpi di scena e tanto altro ancora. Non voglio svelarvi troppo, ma credetemi, vi aspetta una montagna russa di emozioni! 🎢
Mi raccomando, non dimenticate di lasciare un commento per farmi sapere cosa pensate e, se vi è piaciuto, di lasciare anche una stellina ⭐️. Ogni vostro pensiero è importantissimo per me e mi aiuta a continuare a scrivere e migliorarmi sempre di più!
Vi ringrazio di cuore per essere sempre qui a leggere e supportarmi. ❤️ Non vedo l'ora di condividere con voi il prossimo capitolo! Vi aspetto, come sempre, sul mio profilo per tanti altri aggiornamenti. E non dimenticate di seguirmi anche su Instagram e TikTok per non perdervi nulla! 📱✨
Un abbraccio e... al prossimo capitolo! ✨📖
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