25. Anime in Catene
"Le catene dell'oppressione non sono mai più potenti di quanto siano le illusioni della libertà." — Albert Camus
Le risate sinistre degli angeli del Buio riempiono la sala, risuonando come echi provenienti da un abisso profondo. La musica infernale si fa più forte, le note che sembrano graffiare la pelle, mentre il fuoco che arde sui troni sembra pulsare con una vita propria. L'aria è densa, appesantita dal sangue versato, e ogni passo che facciamo su questo pavimento di pietra nera è come una condanna. I miei piedi si muovono con fatica, spinti dalla forza di Adriel che mi tiene ancora stretta.
Quando arriviamo davanti ai troni, io mi fermo mentre Adriel si gira verso sua sorella, che occupa il trono centrale, e con tono deciso le dice: «Sorella, quello è il mio cazzo di posto.»
Lei, con un sorriso che non ha nulla di gentile, risponde: «Fratellino, tu non c'eri, quindi l'ho tenuto al caldo.»
Si alza, visibilmente contrariata, e si sposta a prendere posto sul trono di destra. Il suo volto è bellissimo, ma è una bellezza inquietante, crudele. I suoi occhi sono di un verde acido, fissi su di me, come se stesse misurando la mia resistenza, aspettando di spezzarmi. Mi sento piccola, insignificante, sotto il suo sguardo.
La tensione nell'aria è palpabile, e io resto immobile, osservando la scena.
Adriel si siede sul trono con una tranquillità disarmante. Il suo sguardo è fisso su di me, ma non dice nulla. La sua espressione impassibile non tradisce alcuna emozione, come se la mia presenza fosse solo un dettaglio da ignorare. Ma i miei occhi, terrorizzati, si spostano sugli altri troni.
«Benvenuta, Eden», dice la ragazza con un sorriso che non è affatto gentile, ma piuttosto tagliente, «Finalmente ci conosciamo.» La sua voce è melodiosa, ma c'è un sottile veleno in ogni parola. «Spero solo che tu non sia troppo fragile.»
Un brivido mi percorre la schiena. Mi sento come se stessi per essere consumata, schiacciata da una forza che non posso nemmeno comprendere. Eppure, lei non mi lascia il tempo di reagire, perché poco dopo, prosegue: «Vedo che sei spaventata. È adorabile.» Il suo sorriso diventa ancora più terrificante. «Ma non preoccuparti, Eden. Non sei qui perché devi morire... almeno, non ancora.» Si alza lentamente dal trono, i suoi movimenti fluidi come quelli di un serpente che si avvicina alla sua preda. «Tu, una ragazzina che crede di poter controllare il proprio destino... Ma lo sai, vero, che ci sono cose molto più grandi di te? Più forti di te? Tipo... me e i miei fratelli.»
Mi sento come se stesse cercando di leggermi dentro, di sbattermi in faccia le mie più grandi paure. La sua voce, bassa e morbida, ma carica di un potere oscuro, mi fa rabbrividire, e un nodo mi stringe la gola. Non riesco a rispondere, a trovare le parole giuste. So che c'è qualcosa che non capisco, qualcosa di terribile che sta per arrivare.
Muriel si ferma davanti a me, piegando leggermente la testa, osservandomi con una curiosità diabolica. «Che ne pensi, Eden? Quanto pensi di poter sopportare?»
Non riesco a rispondere. Il mio respiro è spezzato, l'aria è pesante, caricata di una forza che mi fa vacillare. Ma proprio mentre Muriel si avvicina ulteriormente, una voce profonda, come un tuono che squarcia il silenzio, interrompe la sua tortura verbale.
«Muriel.»
Muriel si irrigidisce, ma non osa ribattere. L'autorità del fratello sembra indiscussa, e non si permette di sfidarlo, nemmeno lei.
Un lungo silenzio scende sulla sala. Tutti sembrano aspettare qualcosa, un segno, una mossa. Io mi sento piccola, schiacciata da un peso che non posso sostenere. Ma, per un attimo, mi sembra che Samael stia parlando a me, solo a me. Ogni parola pesa come una condanna, ma la sua voce, che avrebbe dovuto spaventarmi, mi fa sentire... più viva, più consapevole del guaio in cui sono.
Il suono della sua voce è così imponente che l'aria cambia, come se una tempesta stesse per abbattersi su di noi. Samael finalmente parla, e la sua presenza, che fino a quel momento era stata silenziosa, ora è come un'onda travolgente. Non si alza dal trono, ma il suo sguardo, fisso su Muriel, è carico di una tensione palpabile.
«Smettila.» Dice Samael, la sua voce così gelida e autoritaria che l'intera sala sembra tremare. «Non è così che si trattano gli ospiti.» Il suo sguardo ora si sposta su di me, e la sensazione che ne deriva è ancora più inquietante. Non è rabbia, né disprezzo. È come se mi stesse valutando, come se stesse cercando di capire che tipo di anima sono per poi... divorarla. «Eden... mi scuso,» dice, la sua voce che rimbalza nel silenzio della sala. La parola è inaspettata, e mi fa sobbalzare. «Per il modo in cui ti hanno trattato. Adriel... è stato impulsivo, forse troppo. Ha agito senza pensare, ti ha portata qui senza considerare come ti avrebbe potuto fare sentire. Muriel ha il suo modo di fare, ma non dovresti essere trattata così.»
Un'altra pausa, un silenzio che pesa. Samael si avvicina di pochi passi, ma non c'è nulla di minaccioso nel suo comportamento. Al contrario, la sua presenza è come un peso che mi costringe a prestare attenzione. «Non è stato giusto, e io non avrei dovuto permettere che andasse così.»
La sua voce è calma, ma nel suo tono c'è qualcosa che mi mette ancora più a disagio di quanto non abbia fatto Muriel. Una sottile autorità, che mi fa capire che non si sta scusando per davvero.
«Spero tu possa perdonare i miei fratelli.» Aggiunge, ma il suo sguardo è di nuovo fisso su di me, sembra stia esplorando ogni angolo nascosto della mia anima.
Per un attimo, mi sento presa in una trappola invisibile. Samael, con le sue scuse e il suo atteggiamento calmo, sembra essere il meno pericoloso dei tre, ma c'è qualcosa in lui che mi fa dubitare. Non è come Adriel, che sembra pronto a distruggere tutto, né come Muriel, che ama giocare con la paura degli altri. Samael è diverso. E forse, è proprio questo che lo rende ai miei occhi il più temuto.
Mi rendo conto che, sotto quella facciata di gentilezza, potrebbe nascondere la sua stessa oscurità. E questa consapevolezza mi stringe il cuore, perché sono certa che la sua "gentilezza" non è altro che una maschera, una strategia.
I capelli biondi, quasi dorati, che cammina con la sicurezza di chi sa di dominare ogni angolo dell'inferno. La sua bellezza è così perfetta da sembrare irrealistica, ma il suo sguardo è completamente vuoto. Privo di qualsiasi emozione.
«Che sbadato,» dice, il tono di voce come se stesse commentando un dettaglio insignificante. «Non mi sono ancora presentato, anche se credo che tu già sappia il mio nome. Adriel ti avrà sicuramente parlato della sua famiglia. Muriel hai già avuto modo di conoscerla, io invece sono...» Si avvicina di un passo, poi due, e mentre lo fa la sua mano fredda si avvicina alla mia guancia, ma non ha il tempo di sfiorarmi perché una voce alle sue spalle lo interrompe.
«Samael.»
È Adriel. Entrambi ci voliamo a osservarlo, e l'atmosfera tra di noi si carica di una tensione palpabile.
«Quante cazzo di volte ti ho detto di non invitare alle nostre feste i cugini di...» Adriel si interrompe, come se non volesse finire la frase. Ma poi, con un lampo di irritazione nei suoi occhi, aggiunge: «... i cugini di Kilgarvan?»
Il nome della cittadina lontana sembra uscire dalla sua bocca come se fosse un rimprovero, eppure c'è qualcosa di più che una semplice irritazione.
Samael rimane fermo per un attimo, come se non fosse minimamente scalfito dalle parole di Adriel. Poi, con una risata sottile, risponde: «Non ti preoccupare, fratellino. Vedrai, quest'anno faranno i buoni.»
Ma la sua voce è troppo leggera per le parole che pronuncia. È come se stesse ridendo dentro, come se volesse solo provocare Adriel ulteriormente. Non capisco per quale motivo, ma so che c'è qualcosa che sfugge alla mia comprensione.
Adriel lo guarda, il suo sguardo freddo e tagliente.
«Non dovevi invitare nessuno da Kilgarvan, Samael.» Ripete con una durezza che non lascia spazio a dubbi.
Siamo tutti fermi, occhi puntati l'uno sull'altro, e io mi sento come se fossi l'unica a non capire completamente cosa stia succedendo. Guardando i tre fratelli, non posso fare a meno di notare quanto sia palpabile l'odio che si scambiano con sguardi e parole non dette.
Muriel, da parte sua, non si dà pena di nascondere il suo divertimento. Incrocia le braccia, sorridendo maliziosamente, come se stesse aspettando che accada qualcosa di... interessante. Il suo sguardo è fisso su Samael, ma c'è una parte di me che pensa che sia più interessata a come Adriel stia reagendo. Mi sembra che stia aspettando un segnale, che stia godendo di ogni momento di questa scena.
Quando Samael si siede, la stanza sembra fare una pausa, un respiro collettivo. E proprio mentre si lascia andare nella sedia, sento una spinta improvvisa, e un corpo mi colpisce, facendomi cadere a terra.
Alzo gli occhi e vedo una figura scura che si rialza con grazia, ma l'intensità dei suoi occhi neri mi fa accapponare la pelle. Un angelo oscuro. Il suo sguardo è tagliente e freddo.
Muriel ride, divertita dalla scena. Samael emette un suono che potrebbe essere descritto come un sogghigno, mentre Adriel, impassibile come sempre, guarda la situazione con occhi che sembrano più interessati a dimostrare qualcosa.
«Che ti avevo detto, Samael?» dice Adriel, la voce è carica di disapprovazione. «Quei buoni a nulla non li voglio alle nostre feste.»
Non capisco del tutto cosa intenda, ma qualcosa nel suo tono mi fa sentire che non sta solo parlando di questo angelo oscuro. Non è solo un invito sbagliato, non è solo una questione di chi è stato invitato o meno. C'è qualcosa di più, e io non riesco a metterlo a fuoco, ma lo sento, è nell'aria.
Samael risponde con un tono sornione, la sua voce morbida ma carica di un significato che non afferro. «Fratello, quello non è di Kilgarvan, ma di... Ah, non importa. Sicuramente si è perso.»
La sua risata si unisce a quella di Muriel, che continua a guardarmi con un sorriso che non ha nulla di rassicurante. Non capisco cosa stia succedendo, ma sento che, in qualche modo, io sono il centro di questo gioco. E non mi piace per niente.
Mi rialzo lentamente, ancora confusa, ma un brivido mi corre lungo la schiena quando vedo l'angelo oscuro che si erge davanti a me. Il tempo sembra essersi fermato, l'atmosfera si carica di una nuova tensione. La figura sembra aver perso tutto il suo vigore. I suoi occhi, prima imperscrutabili, ora sono pieni di paura. Quando gli sguardi dei tre fratelli lo colpiscono, vedo il suo volto sbiancare.
Lo osservo un momento, cercando di capire, ma è chiaro che l'angelo non vuole più rimanere qui. La sua postura si fa rigida, come se volesse scappare, ma non si muove. È come se la paura di Samael, Muriel e Adriel lo avesse paralizzato. E chi non avrebbe paura di loro? I tre sono i figli del diavolo, discendenti diretti del male puro. Ogni loro sguardo, ogni loro parola, sembra essere un richiamo a una forza che non dovrebbe esistere.
Muriel, divertita, osserva la scena come se stesse assistendo a un grande spettacolo. Il suo sorriso si allarga, ma c'è qualcosa di inquietante nel modo in cui si diverte. Samael, seduto come sempre con quell'aria di superiorità, si lascia sfuggire un sorriso malizioso, mentre Adriel rimane impassibile, il suo sguardo fisso sull'angelo che ora sembra davvero piccolo e vulnerabile.
L'angelo del Buio, visibilmente nervoso, si fa più piccolo, come se volesse svanire nell'ombra. Ma non c'è scampo. Adriel lo fissa con gli occhi freddi di chi sa di avere il potere assoluto. «Sembri persino più debole di quanto pensassi» dice con un tono che non lascia spazio a equivoci. Le sue parole colpiscono l'angelo come una frusta invisibile.
Io, nel frattempo, non posso fare a meno di sentire una strana sensazione che cresce dentro di me. Sono così fuori posto, così intrappolata in un mondo che non capisco, dove ogni gesto, ogni parola sembra avere più peso di quanto potrei mai immaginare. L'angelo che sta tremando di paura, Samael che si diverte, Muriel che osserva, e Adriel che non dice niente, ma tutto dice con il suo silenzio. E io, nel mezzo, non faccio che osservare, impotente.
L'angelo, alla fine, sembra cedere, come se non potesse fare altro. Scuote la testa, quasi in segno di resa, e finalmente parla, la sua voce tremante. «Non volevo causare problemi,» dice, ma il suo tono è debole, come se sapesse che non c'è nulla che possa fare per sfuggire al destino che gli è stato riservato.
Adriel lo guarda con disprezzo. «Evidentemente, non ti sei reso conto dove sei,» dice, ogni parola pesante come piombo. La sua voce è bassa, minacciosa, e il modo in cui la pronuncia fa capire che non ha alcuna intenzione di lasciar correre.
Muriel ridacchia ancora, un suono quasi metallico, mentre Samael non smette di sogghignare. Non mi sorprende più che siano così... crudeli. Sono figli del diavolo, e se qualcosa mi ha insegnato stare con Adriel, è che il loro divertimento arriva dal tormento altrui. Ma qualcosa, nella mia mente, continua a ripetermi che non è solo questo. Non è solo il piacere di vedere un altro in difficoltà.
C'è qualcosa di più oscuro in tutto ciò. Una trama invisibile che li lega, qualcosa che mi fa sentire come se, in qualche modo, anche io fossi un pezzo di questo gioco.
Il silenzio che segue è carico di aspettative. Non so cosa aspettarmi, né cosa succederà dopo, ma sento che ogni cosa che accade, ogni parola che viene pronunciata, sta lentamente allontanandomi da quello che pensavo fosse la mia vita. Forse, non appartengo affatto alla vita.
Inaspettatamente, Adriel fissa i miei occhi. Il suo sguardo è gelido, assoluto. «Vieni verso di me, Eden.»
Scuoto la testa istintivamente. Non ho nessuna intenzione di avvicinarmi a lui. Voglio solo uscire da questa stanza, da questo posto, lontano da loro. Voglio tornare a casa mia, dove non esiste questa oscurità, dove non c'è la paura che mi stringe il cuore ogni volta che uno dei tre fratelli parla. Ma non posso. La mia volontà sembra svanire, schiacciata dalla forza di quello che sta succedendo.
«Se non vuoi essere punita, piccola stella, vieni a sederti sulle mie gambe. Adesso.»
Le sue parole risuonano come una condanna. Il mio cuore sembra fermarsi completamente, il respiro bloccato nella gola. Non posso fare altro che guardarlo, impietrita. Non posso ribellarmi, non posso urlare, non posso fuggire. Le parole mi entrano dentro come spilli, penetrano la mia carne, la mia anima, e le legano a lui.
«Io farei come ti ha detto lui» commenta Muriel con un sorriso che si fa sempre più largo, complice, divertito. Le sue parole sono dolci, come se il suo consiglio fosse il più naturale del mondo, come se tutto fosse giusto.
Samael aggiunge, con un tono quasi troppo lusinghiero: «Se non vuoi andare da lui, puoi sempre scegliere me, Eden.»
L'aria sembra gelarsi. Non c'è scampo. Non c'è scelta. Ma la risposta che Adriel dà, fredda come il ghiaccio, mi taglia più di mille colpi: «Vai a cercartene un'altra di anima, fratello. Lei è mia.»
Le sue parole sono la fine di ogni resistenza. Sono sua.
Il mio corpo, in qualche modo, lo riconosce. La sua voce ha il potere di spegnere la mia lucidità. Il mio corpo, impotente, risponde senza nemmeno pensare. Mi sento vuota, come se le decisioni non fossero più nelle mie mani. A passi lenti, forzati, mi avvicino a lui. Ogni fibra del mio essere urla per fermarsi, ma il mio corpo non mi ascolta più. L'aria si fa più pesante man mano che mi avvicino, e mi siedo sulle sue gambe, come se non avessi altra scelta.
Non mi siedo del tutto, però. Mi fermo a metà, un residuo di resistenza che spero di mantenere, ma le mani di Adriel si posano sui miei fianchi con una fermezza che non lascia spazio a nulla. In un attimo, mi costringe a sedermi completamente, la sua presa imposta come una morsa che non può essere scacciata. La sensazione di lui, la sua pelle contro la mia, il suo respiro che sento sulla nuca, mi fa sentire come se non avessi mai avuto libertà.
Il mio corpo, incapace di ribellarsi, si fa piccolo sotto il suo tocco. C'è qualcosa di estraneo in me che si arrende. Ma la mia mente, purtroppo, continua a urlare in silenzio.
Muriel ride ancora, e con una voce dolce, come una carezza tagliente, aggiunge: «Permettete? Vorrei prendermi cura io di questo nostro angioletto.»
Mi scuoto, non posso crederci. L'angelo che mi ha appena sbattuto contro, ora è solo un altro pezzo di carne in questo gioco perverso. Muriel si alza dal suo posto, soddisfatta, e guarda l'angelo con un sorriso che è tutto tranne che rassicurante.
«Non potrei mai dire di no a mia sorella» risponde Samael, la sua voce piena di un malizioso compiacimento.
Muriel si avvicina all'angelo che, paralizzato dalla paura, si inginocchia davanti a lei. I suoi occhi sono pieni di disperazione, implorando perdono, ma Muriel non è venuta per perdonarlo. È venuta per insegnargli una lezione.
«Non ti preoccupare,» dice lei con un sorriso che non lascia spazio a dubbi, «questa non farà male. Non subito.» E con un gesto rapido, le sue mani si alzano sopra di lui, come se stesse accarezzando l'aria. Ma è tutto tranne che un gesto gentile. Le sue dita emettono una luce fredda e brillante che avvolge l'angelo, e lentamente, inizia a prosciugare la sua anima. La sua energia, la sua forza vitale, si esaurisce, la luce nei suoi occhi si spegne, lasciando un involucro vuoto e inutile.
L'angelo non riesce nemmeno a urlare. La sua anima scompare lentamente, come una scintilla che si spegne nell'oscurità.
Quando tutto è finito, Muriel si allontana con uno sguardo soddisfatto. «Ah, che dolcezza,» dice, come se avesse appena fatto una carezza a un cucciolo. «Purtroppo, il nostro angioletto ha imparato una lezione che non dimenticherà mai.»
Il silenzio che segue è carico di una tensione ancora più spessa di prima. Nessuno parla. Io, paralizzata, non so se ho paura di loro o di me stessa, ma non posso fare altro che osservare, impotente, mentre la mia vita continua a scivolarmi di mano.
✨✨✨✨✨
Ciao stelline mieeee ❤️
Nuovo capitolo, nuovi drammi per Eden!
E non posso fare a meno di ringraziarvi per tutto il supporto che mi state dando. Agape ha superato le 7 mila lettureeee 😭 siete semplicemente incredibili! ❤️
Non so come ringraziarvi abbastanza. Ogni giorno siamo sempre di più, e non posso che sperare che la storia vi stia davvero piacendo. Ci tengo con tutto il cuore.
Un grazie speciale a chi commenta e vota ogni capitolo. È grazie a voi se la storia sta scalando le classifiche di Wattpad! Vi sono immensamente grata ❤️
Un piccolo promemoria per chi non segue ancora il mio profilo su Wattpad: ricordatevi di cliccare su "segui" per non perdere nessuna notifica. Purtroppo, a volte Wattpad fa un po' di capricci 🥲
Vi aspetto anche su TikTok e Instagram, dove ho appena pubblicato uno spoiler dei capitoli che arriveranno presto in Agape 😏
Ps. Diamo il benvenuto a Muriel e Samael 🔥🔥😏
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