18. La condanna della Stella
"La resistenza è il terreno più fertile per la sofferenza."
– Khalil Gibran
Il silenzio della stanza è quasi insopportabile, come se tutto fosse sospeso in un equilibrio precario. Adriel non sembra minimamente disturbato dal mio disagio. Il suo sguardo è fisso sullo schermo del computer, mentre la serie continua a scorrere sullo schermo. Non c'è nulla di particolarmente interessante nel suo comportamento, ma la sua presenza è un'ombra che oscura ogni cosa, una pressione costante che mi impedisce di pensare lucidamente.
Sono immobile, come paralizzata. La mia mente urla, ma il mio corpo non risponde. Voglio alzarmi, allontanarmi da lui, ma il solo pensiero di farlo mi fa sentire come se ogni movimento fosse osservato, come se lui sapesse già cosa sto per fare. Eppure, non riesco a rimanere qui per sempre. Il mio istinto mi spinge a trovare un modo per uscire da questa situazione, ma anche il più piccolo dei miei movimenti sembra una trappola in cui rischierei di cadere.
Non posso fare a meno di guardarlo di sottecchi. Adriel è così... calmo. Implacabile. La sua figura, distesa con una naturalezza che mi fa sentire un'estranea nella mia stessa stanza, è il centro di un vuoto che non riesco a colmare. La luce del computer illumina la sua pelle pallida, mentre la sua espressione è impassibile, come se niente potesse turbarlo. Eppure, io sono qui, in questo letto con lui. E non so se questa situazione mi fa sentire più persa o più impaurita.
Sospiro piano, cercando di non far rumore. La tentazione di alzarmi, anche solo di qualche millimetro, è irrefrenabile. I miei muscoli sono tesi come corde di violino, ma non posso restare lì a fissarlo mentre lui non fa altro che sorridere di nascosto, divertito dalla mia frustrazione. Lentamente, quasi senza pensarci, sollevo un piede, sperando che il suo sguardo sia altrove, ma...
Il suo braccio si sposta con una rapidità che mi fa gelare. Prima che io possa fare anche il più piccolo passo, la sua mano mi afferra il polso con forza, tirandomi verso di lui. Il contatto è così improvviso che il mio respiro si ferma, e la pelle brucia come se fosse entrata in contatto con il fuoco stesso. È un calore glaciale, che pare provenire direttamente dall'inferno, un'energia che mi paralizza.
«Piccola stella,» dice con voce bassa e sardonica, «non fare la ribelle.» La sua presa è salda, ma non tanto quanto il suo sorriso malizioso. «Quante volte dovrò ripeterlo? Non puoi scappare.»
Io tremo, ma non voglio che lo veda. Cerco di mantenere la calma, anche se il mio cuore batte così forte che temo possa sentirlo. «Ti ho detto di non chiamarmi in quel modo,» riesco a rispondere, anche se la mia voce non ha la stessa fermezza che vorrei. La rabbia mi scorre nelle vene, ma è soffocata dalla paura. Non posso permettergli di vedermi così debole.
Adriel non sembra minimamente scalfito dalle mie parole. Anzi, il suo sorriso si allarga, come se stesse godendo di ogni singolo momento in cui mi sento persa. Si avvicina ancora di più, il suo volto a pochi centimetri dal mio, la sua presenza invadente e ineluttabile. Sento il suo respiro freddo accarezzarmi la pelle, e l'idea che potrei non riuscire a liberarmi mai più da lui mi stringe il petto.
«Oh, piccola stella,» dice, la sua voce morbida come la seta ma con un'impronta di malizia che mi fa rabbrividire. «Non fare l'offesa. Ti piace. Ti piace quando ti chiamo così. E sai perché?» Il suo sguardo è come un coltello che mi fende, penetrando più a fondo di quanto dovrei permettere. «Perché ti ricorda chi sei. E chi sei è il mio gioco. La tua resistenza è solo la parte più divertente.»
Il suo tono è provocatorio, e in quella frase c'è un'assoluta verità che mi fa sentire come se stessi affondando in un abisso senza fine. La sua risata, bassa e perversa, mi colpisce come un pugno. Non posso più scappare da lui, da questo. Da noi.
Mi allontano con uno scatto improvviso, cercando di strappare il mio polso dalla sua presa, ma è inutile. Lui è troppo forte. Non c'è scampo. Eppure, anche se ho paura, qualcosa dentro di me si ribella. Non so cosa sia. È odio. È speranza. È l'idea che, nonostante tutto, voglio combattere. Anche se non ho mai avuto davvero una possibilità.
Il sorriso di Adriel cresce, si allarga in un ghigno che odio con tutta me stessa. Mi fa rabbrividire. Non è un sorriso umano, è qualcosa di altro, di... innaturale.
Mi guarda come se fossi solo un pezzo di carne da cui trarre piacere. Come se mi conoscesse meglio di quanto io conosca me stessa. Lo odio. Ma non posso permettermi di cedere. Non posso.
«Hai mai pensato, Eden, a quanto sei debole?» La sua voce è bassa, ma sicura, come se ogni parola fosse una verità ineluttabile. «Nonostante tutta la tua forza, la tua resistenza, alla fine non sei altro che una pedina, e il tuo destino è già scritto.»
Lui si avvicina di nuovo, i suoi occhi che brillano di una luce che non riconosco, che non voglio riconoscere. La sua presenza è opprimente, un'ombra che mi soffoca. Ma non mi arrendo. Non adesso.
Cerco di parlare, ma la fatica mi strazia la gola. Eppure, con quello che mi resta, riesco a far uscire le parole.
«Di che gioco stai parlando?» Non so se sono le parole giuste. Non so nemmeno se riesco a dire qualcosa di sensato. Ma devo sapere. Voglio sapere. Non è la prima volta che Adriel parla di questo gioco. È l'altra sera, a casa di mia zia Bernice, a Milltown, una voce che assomigliava a quella di Adriel, ma che non era la sua, ha detto: "Abbiamo appena cominciato a divertirci."
Adriel si ferma per un momento, un sorriso che si fa più largo, malizioso. Mi osserva come se fossi un insetto intrappolato nella sua tela, e il suo sorriso cresce con un piacere viscerale. L'aria tra noi è densa, e so che ogni parola che dirà cambierà per sempre tutto ciò che pensavo di sapere.
Mi fa male, ma continuo a fissarlo. Non posso arrendermi, non adesso.
«Il gioco, Eden?» ripete, facendo una piccola pausa, come se si stesse divertendo a spiegarmelo. «È più di un semplice gioco. È una sentenza, una condanna, e anche un'opportunità. Ma tu non lo capisci ancora, vero?» La sua voce è dolce, quasi sussurrata, ma c'è un'inquietante sicurezza in ogni parola. Il suo sguardo si fa più penetrante, e le sue labbra si curvano in un sorriso sempre più affilato. «Tu,» dice infine, «sei parte di un piano che va oltre ciò che conosci. Una condanna che ti è stata imposta. Una condanna che riguarda tutti, ma che tu hai voluto.»
«Io non voglio tutto questo, non l'ho mai voluto!»
«E invece sì, piccola stella. Tu ha violato. Non avevi il diritto di infrangere il coprifuoco, Eden. Pensavi che fosse solo una regola? Un semplice ordine? No. Quella era la tua ultima opportunità di restare lontana dalla Condanna delle Ombre.»
Mi stringo le mani, cercando di non far trasparire il terrore che mi sta divorando. Il coprifuoco. Quella dannata regola che ho ignorato come se fosse una cosa insignificante. Non ho mai avuto l'idea di cosa comportasse davvero infrangerlo.
La mia gola si stringe. «Condanna delle Ombre?» sussurro, incapace di fermare le parole. Cosa significa?
Adriel sorride, avvicinandosi lentamente, come se si stesse godendo la mia frustrazione, la mia paura. «La Condanna delle Ombre, Eden, è il prezzo che si paga per sfidare l'ordine. È il segno che sei ormai intrappolata in questo gioco, che non hai alcuna via di scampo. La tua resistenza, i tuoi tentativi di lottare, ti fanno solo sembrare più interessante. Ma non cambieranno nulla.»
Mi sento vacillare. Non c'è scampo. Queste parole mi colpiscono come un pugno nello stomaco. Ogni speranza che avessi di sfuggire, di trovare una via di fuga, mi sembra svanire. Ogni volta sempre di più.
Eppure, una parte di me, sebbene devastata, non smetterà mai di lottare.
Adriel mi fissa intensamente, il suo sguardo è pieno di soddisfazione. «Tu sei la condanna, Eden. Non è solo la tua anima che è intrappolata. Tu sei la condanna. Io stesso sono il tuo destino. Io sono la tua punizione. E insieme, siamo intrappolati in questo circolo. Io sono la chiave della tua sofferenza.»
Il mondo si ferma per un istante, il tempo sembra dilatarsi. Lui è la mia condanna.
Non lo sopporto, non posso accettarlo. Eppure, sono costretta ad ascoltarlo, a sopportare ogni sua parola. Il mio corpo trema, ma la mente è troppo confusa per reagire davvero.
Mi stringo le mani ancora più forte, come per mantenere un po' di controllo. «Che significa tutto questo?» la mia voce è roca, ma riesco a farla uscire. «Perché non posso scappare? Perché... sei tu il mio destino?»
Adriel si avvicina di nuovo, le sue parole quasi un sussurro nelle ombre che ci separano. «Perché tutto è stato scritto, Eden. E io sono la parte che non puoi cambiare. Sei sempre stata mia, da quando hai infranto la regola. L'unico modo per uscirne è...» si ferma un attimo, il sorriso diabolico che gli si allarga «...è accettare che non c'è più via d'uscita. Sei nel mio gioco ora. E non puoi farci nulla. Siamo già troppo legati. Anche tu lo sai.»
Mi fermo, le parole non riescono a uscire. Eppure, so che... c'è una parte di me che rifiuta di credere che sia così. C'è una parte di me che lotta ancora.
Eppure, qualcosa dentro di me si spezza. La rivelazione di essere la condanna stessa, di essere intrappolata insieme a lui in questo "gioco" perverso, mi strazia. Cosa posso fare ora? Come posso combattere contro questa realtà, se lui è parte di essa?
La mia mente si annebbia per un istante. Mi manca l'aria.
Perché non posso respirare? L'oscurità che mi circonda sembra stringersi come una morsa. La nausea mi sale in gola, ma riesco a mantenere lo sguardo fisso su Adriel. Non voglio abbassare gli occhi, non voglio che lui veda la mia debolezza. Non voglio che si diverta di più.
Eppure, il suo sorriso si allarga come se fosse l'ombra di un predatore che si sta preparando ad affondare il colpo finale.
«Oh, piccola stella, ti senti male?» la sua voce è un sussurro velenoso. «Vuoi che ti vada a preparare un bicchiere d'acqua e zucchero, vuoi...?» Ride lentamente, il suono della sua risata è freddo come il ghiaccio, tagliente come una lama. «Oppure forse preferisci che ti faccia compagnia in un modo più... interessante?»
Mi sento avvolgere da un'ondata di gelo. La sua risata risuona nella mia testa come un martello che batte, ma non voglio cedergli. Non posso. Anche se so che lui è più potente, più grande, più pericoloso di qualsiasi cosa io abbia mai incontrato.
Un brivido mi percorre la schiena mentre mi forzo a mantenere la calma. Non so più cosa fare, ma una domanda mi sfiora la mente, una domanda che non riesco a ignorare.
«Perché non mi uccidi?» La domanda esce da sola, carica di disperazione. Non posso nasconderlo, non posso più sopportare l'incertezza. «Perché non mi fai fuori, visto che sei... uno degli angeli della morte? Sei uno dei... dei tre figli di... lui, no?»
Adriel mi fissa per un lungo istante, i suoi occhi scintillano come stelle cadenti, ma non è più un sorriso quello che si fa strada sul suo volto. È qualcosa di più profondo, di più oscuro.
Si avvicina lentamente, il suo passo inesorabile come quello di una fiera che sente il suo gioco avvicinarsi alla fine. Si ferma a pochi centimetri da me, e la sua voce è morbida ma terribile. «Altrimenti che bello ci sarebbe, Eden?» Il suo tono è come una carezza tagliente, che mi fa fremere, ma non posso allontanarmi. «Io sono la tua condanna, è vero. Sono qui per punirti. Ma... tu sei anche il mio premio.»
Sento il cuore battere più forte, come se volesse sfondarmi il petto.
Il mio premio?
Non capisco. Cos'è che intende?
Ma lui continua, senza lasciarmi il tempo di pensare.
«Tu, piccola Eden,» sorride con quel ghigno che mi fa venire voglia di urlare, «sei l'oggetto della mia vittoria. Ogni resistenza che fai, ogni respiro che provi a prendere, è un atto di sottomissione. Ogni volta che pensi di potermela farla sotto, ti ritrovi ancora più vicina alla mia presa. Tu sei il mio premio. L'unico che mi interessi veramente.»
Non posso rispondere. Non ho più parole. Ma dentro di me, qualcosa si spezza.
La sua figura si fa ancora più imponente, come se fosse la manifestazione stessa di una punizione che non posso scappare.
Io sono il suo premio?
Non c'è via di fuga, nessuna via d'uscita.
E improvvisamente realizzo. È come se tutto intorno a me fosse stato progettato per imprigionarmi, per tenermi incatenata a lui. Ogni pensiero che provo a fare, ogni respiro che cerco di rallentare, è come un'illusione. Non posso sfuggire. Non posso allontanarmi da Adriel. Perché lui è la mia ombra.
Il suo sguardo diventa ancora più affilato, come un coltello che si pianta per l'ennesima volta nella mia carne. Avverto la sua presenza come un peso insostenibile. In questo istante non mi sta toccando fisicamente, ma il suo potere è inconfondibile. Mi sta possedendo senza nemmeno alzare un dito. La sua risata, quella risata tanto malefica quanto ammaliante, si insinua nelle pieghe più intime della mia mente, facendomi tremare.
«Se te lo stai chiedendo, non sei mai stata libera, Eden» sussurra, quasi fosse un segreto che solo io e lui conosciamo. «Hai sempre creduto di avere tutto sotto controllo. Ma ti sbagliavi.»
Scuoto la testa, come se cercassi di scacciare quelle parole oscure che minacciano di sopraffarmi.
«Sarà così, allora?» la mia voce è rotta, ma ce la faccio comunque. «Mi vuoi intrappolare per sempre in questo... gioco maledetto?»
Adriel si avvicina lentamente, i nostri volti sono a pochi centimetri di distanza. Il suo sguardo sembra soffocarmi. «Non è solo un gioco, Eden. È il gioco. Il mio.» risponde con una calma inquietante, quasi compassionevole. «Ma è anche è una condanna. La tua condanna.»
Sento la gola chiudersi. Non riesco più a respirare. Non so se è per la paura o per il peso delle sue parole. La sua ombra mi avvolge completamente, mentre il mio corpo si lascia andare alla stanchezza. Non posso più combattere. Non adesso.
Ma poi, con un ultimo disperato slancio di rabbia, chiedo: «Perché? Se sono solo una pedina, se non conto nulla... perché non mi uccidi? Perché mi lasci qui a vivere questa tortura?»
Adriel si ferma davanti a me, guardandomi come un dio osserva un insetto che si dibatte nella sua tela. «Oh, Eden... te l'ho già detto, altrimenti che bello ci sarebbe?» dice con un sorriso che non ha nulla di umano. «Io ti tengo in vita per un motivo ben preciso. Perché sei parte di qualcosa che non riesci nemmeno a immaginare. La tua esistenza non è più una scelta. È una necessità. La mia. Io voglio divertirmi. E lo farò con te.» La sua voce si fa ancora più gelida. Il suo sguardo diventa più intenso, quasi penetrante, mentre si avvicina ancora e ancora, mentre io mi distendo completamente incapace di reggere il peso del mio stesso corpo.
«Sai, tu sei una delle poche cose che mi stimolano in questo periodo. La tua resistenza è divertente, Eden. Mi diverte vedere come ti dibatti, come credi di avere il controllo quando non sei altro che un'illusione in questo gioco. Ogni tuo respiro, ogni pensiero che credevi di fare per conto tuo, sono solo pezzi di una mappa che io stesso disegno. E ti ci vedo, mi vedo in te... tutto è già scritto. Ti sei mai chiesta perché, nonostante tutto, sei così... difficile da piegare?»
Non so come rispondere.
«Perché io non ti voglio debole, piccola stella. Ti voglio forte.»
Mi sento avvolta, come se le sue parole stessero accendendo qualcosa di oscuro dentro di me, una scintilla di rabbia che è quasi più forte della paura.
«Quindi no, non ti uccido Eden, perché la tua punizione è appena iniziata e io mi sto divertendo troppo per lasciarti andare. O come dite voi umani, morire.» Il suo sorriso si allarga. E senza perdere tempo, aggiunge: «Ogni sofferenza che provochi, ogni battito del tuo cuore che cerchi di nascondere... mi appartiene. La tua angoscia è il mio piacere.»
Si ferma un attimo, come se volesse godersi il mio sconvolgimento, il mio tentativo di comprendere. «Ma ti dirò di più, perché questa notte mi sento... mi sento più buono del solito, sai? Eden Wallace, io non sono qui per distruggerti... no, io sono qui per completarti. Sei il mio capolavoro, la mia... tentazione. Non ti farò mai del male, Eden. Non ora, non ancora. Ma ti guarderò distruggerti. E mi godrò ogni singolo attimo.»
Lo sento. È il suo respiro contro il mio.
Le sue parole diventano un eco nella mia mente, ed è difficile pensare chiaramente.
«Non può finire così...» dico a fatica, il cuore che batte all'impazzata, ma lo sguardo di Adriel è fisso, penetrante. C'è un abisso nelle sue parole, qualcosa che non voglio capire ma che mi attrae allo stesso tempo.
Il suo sorriso crudele. Mi fa paura, ma non riesco a staccare gli occhi da lui, come se qualcosa dentro di me fosse incapace di stargli lontano. La tensione nell'aria è palpabile, pesante, come se il tempo stesso stesse rallentando, inchinandosi alla sua volontà.
«Oh, Eden...» sussurra, la voce morbida, ma il tono è di una certezza glaciale. «Questo non è un finale... è solo l'inizio.»
Mi sento come se stessi affogando, ma non riesco a reagire. Il suo sguardo mi strazia, mi spinge sempre più a fondo, come se mi stesse trascinando in un abisso da cui non riuscirò mai più a uscire.
«Non puoi scappare,» continua, la sua mano che sfiora il mio volto, con una delicatezza che nasconde la ferocia di un predatore. «Non puoi scappare, Eden, e lo sai. Lo senti, vero?»
Un tremito mi attraversa, ma la mia voce è come un filo di speranza che si spezza: «Uccidimi.» Glielo chiedo come favore.
Lui sorride di più, molto di più.
Ma io non posso permettermi una vita così.
Non posso. E non voglio.
«Per favore, Adriel, uccidimi.»
Si avvicina, e la sua voce diventa un sussurro che mi fa gelare il sangue. «Piccola, un giorno ma non ora. Ora è il mio turno. È il momento di divertirmi.»
Il mondo sembra svanire intorno a me e la sua presenza che mi avvolge come una morsa. Ogni parola che esce dalle sue labbra è una condanna, eppure mi cattura.
Non c'è nessuna possibilità di salvezza.
«Vedrai,» aggiunge con una risata bassa, quasi un brontolio di soddisfazione, «il gioco è appena iniziato, Eden. E ti prometto che sarà divertente... tanto ma tanto divertente.»
Spazio autrice 🩷
Moonrisers, nuovo capitolo, nuovi drammi per la nostra Eden. Cosa ne pensate di Adriel? Vi piace come personaggio?😈
Ma soprattutto, vi sta piacendo la storia?🥹
Nei perissimi capitoli accadrà praticamente di tutto. Di tutto🫢 io vi ho avvertiti 🫣
Vi aspetto nei commenti🖤
Al prossimo capitolo,
Lu🌙
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