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11.Tra normalità e destino

"Non c'è nulla di più tormentoso dell'incertezza della propria condizione." — Franz Kafka

Sto servendo due adolescenti al bancone, il registratore sotto le mani, mentre loro chiacchierano eccitate dell'ultimo libro della loro autrice preferita. La scena è così banale, così normale, che per un attimo mi sembra di respirare. I loro visi sorridenti, i capelli disordinati, la frenesia giovanile che mi circonda mi fa sentire lontana da tutto. Lontana dal peso che porto dentro, lontana da Adriel.

Faccio clic sul tasto per emettere lo scontrino, e le ragazze afferrano il libro come se fosse un tesoro appena trovato. Le loro voci si allontanano, ma io rimango qui, nel silenzio che le segue. Mi tocca guardare fuori dalla vetrina per qualche secondo, come se potessi scappare insieme a loro, come se potessi scomparire nel mondo fuori. Ma so che non è possibile. Non per me.

Il suono della porta che si richiude mi riporta al presente, e in un attimo sento lo sguardo di Raziel sulla mia pelle. È sempre lì, a pochi passi da me, seduta in disparte, intenta nei suoi cruciverba. I suoi lunghi capelli castani le incorniciano il volto, ma i suoi occhi, non mi mollano mai. Non c'è mai pace, con Raziel. È come una sentinella, una guardia che non si stanca mai. Mi osserva senza parole, ma sa sempre cosa sto per fare.

Lei sa che mi è successo qualcosa. Sa che ho incontrato Adriel.

«Tutto ok?» mi chiede, con quella calma inquietante che la distingue.

Non rispondo subito. Il peso dentro di me è troppo forte per essere ignorato. Mi scuoto un attimo, cercando di scrollarmi di dosso l'inquietudine, ma è inutile. La verità è che non posso più far finta di nulla. Non posso più vivere in questa prigione di normalità, non con lui che mi osserva dall'ombra.

«Sì» mormoro, ma le parole sono solo un eco vuoto, una maschera che non tiene. È evidente che Raziel sa. Lei vede, sa che qualcosa dentro di me sta cambiando. Lo sento nei suoi occhi, quel velo di preoccupazione che non può nascondere.

Raley, nel retrobottega, probabilmente non sente la conversazione, o forse non vuole. È assorbita nel suo lavoro di restauro, quella passione che prima apparteneva a mio padre. Ma non è la sua calma a salvarmi, non è la sua solita freddezza che riesce a placare il caos dentro di me. La verità è che lei non è mai stata a contatto con un angelo, non è mai stata legata da vincoli che vanno oltre il nostro mondo. Lei è troppo pratica per preoccuparsi delle sfumature oscure che mi stanno consumando.

La porta si apre e il tintinnio della campanella mi strappa dai miei pensieri. Un altro cliente entra, un uomo anziano con occhiali spessi che si dirige verso la sezione dei romanzi storici. Mi volto un attimo, ma subito sento il peso dello sguardo di Raziel tornare su di me. Non posso sfuggirle, lo so. E non voglio nemmeno farlo. Non posso ignorare il fatto che, nonostante la sua protezione, io sono cambiata. Il mio incontro con Adriel non è stato un caso. La sua presenza nella mia vita, in qualche modo, è inevitabile. Nessuno me lo ha detto, ma è la conclusione alla quale io sono arrivatala da sola. Come sempre.

Mi passo una mano fra i capelli biondi, ormai un po' appesantiti dal pensiero, e torno a servire il cliente che sta esaminando una vecchia edizione del 'Don Chisciotte'. Ma il mio cuore è lontano. Lontano da questa libreria che ormai sembra un rifugio inutile. Lontano da tutto. E c'è una domanda che mi martella nella testa, che non riesco più a scacciare. Perché uno dei figli di Lucifero mi osserva? Lo sta facendo anche in questo momento? Lui è qui? No, o Raziel lo saprebbe, almeno credo.

Quando il cliente mi sorride, rispondo col mio sorriso, ma il mio pensiero è già da un'altra parte. Adriel. Il suo nome mi fa venire i brividi lungo la schiena, come se fosse una sentenza che non posso evitare. Lui mi ha guardata, mi ha scrutata con quella calma inquietante, come se sapesse qualcosa che io non posso capire. Non è un sogno. Non è una visione. È una verità che aleggia su di me come un marchio, un marchio che mi tiene legata a lui, a questo destino oscuro che non posso fermare.

Lui è un angelo della morte. Uno dei tre. Eppure, c'è qualcosa di... liberatorio in questa consapevolezza. È come se, attraverso di lui, io potessi finalmente capire cosa è successo a mio padre. Come se fosse l'unica chiave per svelare il caos che mi dilania dentro.

Mi scuso con il cliente che mi chiede un'altra informazione, ma mentre mi giro per andare a prendere il libro, il mio respiro si fa più profondo, come se stessi cercando di annegare un pensiero che mi sta sopraffacendo. Un pensiero che mi dice che forse è troppo tardi per fermarsi.

Raziel mi osserva sempre, ma non riesce a impedire che il mio cuore faccia un passo in avanti. Non so cosa mi riserverà il prossimo incontro con Adriel. So solo che non posso più ignorarlo. Non posso più restare immobile, come se tutto fosse ancora sotto il controllo di qualcun altro.

Un rumore proveniente dal retrobottega mi distrarre per un secondo. Raley sta sbuffando, probabilmente irritata dal silenzio pesante che aleggia in negozio. Non mi stupirei. La sua pazienza è breve, e il suo carattere non è facile da ingabbiare. Eppure, in un certo senso, lei sa. Sente anche lei che qualcosa sta cambiando. Anche se non dice niente, anche se preferisce non affrontare la verità.

La mia mano stringe il registro. La sua copertina è liscia, calda. Un simbolo di ciò che sono e di ciò che non sono più. Non posso fare a meno di sentire la presenza di Adriel, che si fa più forte. Mi tormenta, mi ossessiona, ma in qualche modo mi dà la forza di andare avanti.

«Mi stai ascoltando?» La voce di Raziel rompe il silenzio, e mi volto a guardarla. È lì, come sempre, ma c'è qualcosa di diverso nei suoi occhi. Un velo di rassegnazione, come se sapesse che non posso tornare indietro. «Non mi stai ascoltando.» Aggiunge alzando gli occhi al cielo.

Mi giro per sistemare alcuni libri sul bancone, ma la sensazione di essere osservata non mi abbandona. Raziel è lì, immobile, con il suo sguardo fisso su di me. Non posso evitarlo.

«Perché lo stai facendo?» chiede la sua voce, sottile ma penetrante. Non è una domanda semplice, non come le altre. La sento dentro, come un'invocazione. Non c'è giudizio, solo una curiosità che mi spezza, che mi costringe a rispondere a me stessa, più che a lei.

Non so cosa rispondere. Non so più nemmeno cosa voglio. Mi scivola dentro un pensiero, uno di quelli che non dovrei mai pensare, eppure è lì, radicato come una spina che non posso rimuovere. Forse non voglio essere salvata.

Mi blocco, la mano che tiene il libro si ferma a mezz'aria, mentre un brivido mi percorre la schiena. Ma non è paura. È qualcosa di più profondo, qualcosa che mi spinge a guardare avanti, a camminare nel buio. Non c'è più nessuna via d'uscita. Se voglio sapere cosa c'è dietro questa ombra che mi segue, se voglio capire perché Adriel, uno dei figli di Lucifero, ha deciso di incrociare il mio cammino, devo farlo. E non c'è più nessun angelo che possa fermarmi.

Raziel non risponde subito. Si limita a fissarmi, e so che sta aspettando la mia ammissione, che sta cercando di capire se c'è ancora una parte di me che vuole lottare, che ha paura. Ma io non ho paura, non più. La paura è stata spazzata via con il primo incontro con Adriel, con la consapevolezza che, in qualche modo, la mia vita non è più solo la mia.

«Perché uno dei figli di Lucifero mi osserva?» ripeto, quasi senza volerlo, a voce alta, per me stessa più che per Raziel.

Il silenzio che segue è più pesante di quanto avrei mai immaginato. Lo sento come una nebbia che avvolge ogni cosa. Non c'è risposta, almeno non quella che vorrei. Ma c'è qualcosa che non posso ignorare. Qualcosa che mi strazia, che mi spinge avanti.

Adriel è l'ombra che mi segue e che, in qualche modo, ha scelto di perseguitare. E forse è proprio questa consapevolezza che mi tiene ancora in vita. Nonostante tutto.

Il suono del retrobottega, Raley che sbuffa mentre pulisce le mani dal colore della carta, mi riporta alla realtà. Ma non posso fermarmi. Non posso ignorare quello che sento, quello che so. Sento Adriel dietro di me, come un respiro che mi sfiora la nuca. La sua presenza è costante, anche se non è fisicamente lì.

Raley esce dal retrobottega con il viso arrabbiato, i capelli neri in disordine. È difficile non notarla, anche quando tenta di passare inosservata. Mi fissa, ma poi si distrae subito, guardando gli scaffali come se niente fosse. La sua attenzione è sempre scivolosa, come il suo carattere. Non abbiamo mai avuto un legame profondo, ma c'è qualcosa tra di noi che va oltre le parole, oltre i litigi. Forse lo sentiamo entrambe: il cambiamento. La fine di qualcosa, l'inizio di qualcos'altro.

«Che c'è?» le chiedo, cercando di mascherare la mia agitazione, ma la domanda suona vuota, inutile. Lo so. Raley lo sa anche lei.

«Nulla» risponde secca, ma il suo sguardo mi tradisce. «Solo che se vuoi scoprire la verità, te la devi andare a cercare da sola. Non aspettarti che venga a trovarti.»

La sua voce è tranquilla, quasi troppo. Ma dietro quella calma, c'è qualcosa che mi infastidisce. È come se mi stesse spingendo verso qualcosa che non voglio vedere, come se non avessi altra scelta. Ma non posso rimanere in silenzio, non posso ignorare quello che ha appena detto.

«Cosa... Raziel!» Esplodo, incapace di trattenere l'ira che sale dal profondo. Mi volto verso di lei, lo stomaco stretto dalla rabbia. «Lo hai detto a Raley? Sul serio? Perché lo avresti fatto??» La mia voce si alza più di quanto avevo intenzione, e le parole mi escono come lame affilate, piene di delusione. Non sono sicura di quello che sa davvero, ma una cosa è chiara: non voglio che Raley sappia. Non voglio che entri in tutto questo. Non voglio che nessun altro venga coinvolto. Ho fatto abbastanza danni per tutti, e farle conoscere la verità, farle vedere quello che sta succedendo, è una condanna che non merita.

Non c'è risposta immediata. Raziel non si muove, non reagisce. Ma io la osservo, cercando un segno nei suoi occhi. Qualcosa che mi dica che non ha davvero rivelato nulla. E il pensiero che mia cugina possa sapere, che potrebbe aver intuito, mi fa stringere il cuore.

Raziel finalmente alza gli occhi verso di me, e in quel momento c'è una sfumatura di qualcosa che non riesco a decifrare. Potrebbe sembrare rimorso, ma so che non è quello. È solo la sua consapevolezza che, qualunque cosa accada, io sono già dentro questo vortice. Non posso uscirne, non posso tornare indietro.

«Non ho detto nulla a Raley,» dice lentamente, ma le sue parole non mi tranquillizzano. «Ma è una questione che riguarda anche lei, Eden. Lo sai.»

La sua calma è la cosa più insopportabile. Io so cosa intende dire, ma non voglio che Raley entri in questa follia. Lei è al sicuro, almeno finché non ci metto mano io. Ho sempre voluto tenerla fuori da tutto questo. Ho sempre pensato che l'ignoranza fosse una protezione per lei. Perché, se c'è una cosa che mi terrorizza davvero, è che anche lei possa essere coinvolta. Che anche lei possa vedere cosa sto affrontando. Cosa sto rischiando.

Un pensiero si fa strada nella mia mente, strisciante e inquietante. Raziel sa più di quanto dice. Lo ha sempre fatto. Lei sa che Raley potrebbe essere una parte di tutto questo, sa che la sua protezione è solo temporanea.

Mi passo una mano tra i capelli, sconvolta, confusa. Non posso pensare a Raley in questo momento. Non posso. Eppure l'idea che Raziel possa averla informata di tutto... mi fa sentire come se avessi perso il controllo di ogni cosa. Voglio solo proteggere Raley.

«Non posso lasciarla entrare in tutto questo.» mormoro, la voce rotta, mentre mi volto verso la finestra. Raziel rimane in silenzio per qualche istante, e io non riesco nemmeno a guardarla. La rabbia in me non è più diretta verso di lei. È una rabbia che si rivolge a me stessa, a quello che sto vivendo dopo la morte di mio padre, a ciò che ho dovuto accettare, la sua assenza.

Finalmente, Raziel si avvicina, e il suono dei suoi passi sul pavimento mi scuote. È più alta di me, il suo volto immobile come sempre. E io lo so, me lo sento, sto andando verso qualcosa che non posso spiegare.

«Eden,» dice, il tono più basso, quasi... triste? «Tu pensi di proteggere Raley, ma in realtà non stai facendo altro che tenerla all'oscuro. Il problema è che la verità, prima o poi, la raggiungerà. E se non sei pronta a dirgliela, sarà il destino a farlo. E sai che non sarà gentile.» La sua voce è calma, ma non c'è più quella fermezza di un tempo. C'è una sorta di resa in quella frase. Un'ammissione silenziosa che mi colpisce più di qualsiasi altro rimprovero.

Non rispondo. Perché so che ha ragione.

Rimango lì, immobile, mentre il silenzio tra noi si fa più profondo. La libreria sembra svuotarsi, anche se non è mai stata così piena di suoni. Il ticchettio dell'orologio, il rumore del vento che scuote le finestre, l'odore della carta. Eppure nulla mi sembra più lontano di tutto questo.

Raley si avvicina a me e Raziel, io sono al centro, e mentre tutte e tre fissiamo il panorama fuori dalla finestra, lei sbotta, senza peli sulla lingua:

«Ci mancava solo questo cazzo di angelo della morte, cugina. Cos'è, ci stanno preparando a un finale in stile horror o siamo solo sfigate di default?»

Io alzo gli occhi al cielo, rassegnata, e mi rivolgo a Raziel: «Glielo hai detto?»

Lei mi guarda, con un sorriso un po' imbarazzato: «No, ma figurati... io... sì, l'ho fatto.»

Mi porto una mano sul volto, rimanendo per un attimo in silenzio. E pensare che Raziel è l'angelo dei segreti. La custode della discrezione. La portatrice di silenzio. Eppure, sembra che non sappia proprio tenere la bocca chiusa.

Con un ultimo sguardo a Raziel, scoppio a ridere. «Perfetto. Siamo ufficialmente nei guai.»

Il rumore della risata si perde nel silenzio della stanza, ma la consapevolezza di quello che ci aspetta fuori da quella finestra è troppo grande per essere ignorata. E così, senza più parole, restiamo lì a guardare, come se osservare fosse l'unica cosa che possiamo ancora fare.

Il silenzio che segue la mia risata è stranamente pesante. Raley e Raziel restano immobili, ciascuna nel proprio angolo, ma c'è qualcosa che si è rotto nell'aria. La tensione, quella sottile linea che ci teneva tutte e tre a distanza, è più palpabile che mai. Forse è stato il fatto che Raziel, l'angelo dei segreti, ha parlato, o forse è la consapevolezza che il futuro, qualunque esso sia, è ormai irreversibile.

Raley sbuffa, visibilmente irritata. «Non posso crederci,» dice, ma non è sorpresa. La sua voce è un miscuglio di sarcasmo e frustrazione, come se tutto questo fosse l'ennesima stranezza di un mondo che sembra andare a rotoli. Ma dentro c'è anche una nota di paura. E non è paura per sé stessa. È paura per me. Lo sento. «Che altro dovrei aspettarmi?» continua, incrociando le braccia, lo sguardo fisso su di me. «Ho già acconsentito ad aiutarti con la libreria Eden. E ora? Angeli della morte e segreti. Perfetto.»

Mi passo una mano fra i capelli, cercando di mantenere la calma, ma dentro di me il caos è come un fiume in piena. Cosa posso fare? Come posso proteggere Raley se tutto ciò che ho cercato di evitare è già arrivato? La verità, il pericolo, il destino. Sono tutti qui, nella stessa stanza, e non posso scappare. Non posso più fare finta di nulla.

«Non era mia intenzione coinvolgerti» dico finalmente, la voce più bassa di quanto avessi voluto. Poi, mi rivolgo a Raziel, anche se non sono sicura di volerle parlare in questo momento. «Non volevo che sapesse. Non volevo che nessuno sapesse. Questo non riguarda Raley.»

Raziel mi guarda, ma non mi risponde subito. La sua espressione è difficile da interpretare, come sempre. Sembra essere indecisa, come se stesse pesando le parole, ma poi, lentamente, si avvicina. La sua figura alta e impassibile è una costante nella mia vita, eppure c'è qualcosa di diverso in questo momento. Come se anche lei, in qualche modo, stesse cedendo.

«Non puoi proteggerla dall'inevitabile,» dice, finalmente. La sua voce è morbida, ma il peso delle sue parole mi colpisce come un colpo allo stomaco. «Raley... fa parte di tutto questo. Non possiamo tenere le persone fuori da ciò che è destinato a succedere.»

C'è un sottotono che non riesco a ignorare. Raziel non è mai stata emotiva, ma stavolta c'è qualcosa nei suoi occhi, qualcosa che tradisce un sentimento che non posso decifrare. Un rimorso? Un'ombra di preoccupazione? O è solo il risultato di anni pieni di errori?

«Non posso fare questo a lei,» mormoro, più a me stessa che a loro due. «Non voglio che entri in tutto questo. Non voglio che veda cosa... cosa sta succedendo.»

La parola "morte" aleggia nell'aria, ma non la pronuncio. Non ho bisogno di dirla. La sentiamo tutte. Perché dove ci sono i Buio, c'è lei.

Raley, che fino a quel momento sembrava più o meno disinteressata, si fa avanti, il viso più serio che le ho mai visto. Non è la solita sua espressione sarcastica, non è la ragazza che fa battute per allontanare la tensione. C'è qualcosa di diverso in lei, come se stesse capendo finalmente la portata di ciò che ci circonda. O forse, come sempre, ha intuito qualcosa che noi non abbiamo ancora voglia di vedere.

«Cugina, quindi tu non me lo avresti detto?» domanda, il tono basso, ma fermo. «Non puoi fare finta che non stiamo vivendo nel bel mezzo di un cazzo di incubo. E non posso stare a guardare mentre ti distruggi da sola.»

Le sue parole mi colpiscono più di quanto avessi pensato. Perché ha ragione. Non posso nascondere una cosa del genere. Kenmare è una piccola cittadina e nessuno dei tre figli di Lucifero casa inosservato. Dove vanno loro c'è panico e distruzione.

Mi sento improvvisamente stanca, come se tutte le forze mi stessero abbandonando. Ma non è solo la stanchezza fisica. È la stanchezza dell'anima.

Raziel mi osserva per un momento, i suoi occhi colmi di una tristezza che non mi aspettavo. È l'ennesima faccia "dell'angelo guardiano", quella che prova a proteggermi.

Sento la sua presenza più vicina, come se fosse l'unica cosa che mi mantiene ancora ancorata alla realtà. «Non ti lasceremo mai affrontare questa cosa, qualsiasi essa sia da sola. E soprattutto non ti permetteremo mai di cacciarti nei guai.»

Non posso fare a meno di pensare che forse, in un certo senso, le sono grata. Le ultime settimane son ostate devastanti. Non ho parlato con nessuno di Adriel e delle sue visite e questo mi ha portata in un abisso. Forse è il momento di smettere di lottare contro qualcosa che non posso cambiare. E anche se non mi abituerò mai all'assenza di mio padre, devo capire che nessuna mia domanda all'angelo della morte lo farà ritornare da me. Forse è davvero arrivato il momento di smetterla di cacciarmi nei guai.

Mi volto verso Raley, che mi guarda con un misto di preoccupazione e frustrazione. So che ha paura per me. «Ok,» dico, la voce finalmente ferma. «Ok, io non proverò mai più a contattare uno dei Buio.»

Raley fa un piccolo sorriso, ma è pieno di un'ironia amara. «La prossima volta che provi a metterti in contatto con loro, sarò io stessa a ucciderti.»

E in mezzo a tutto questo caos, c'è una scintilla di speranza. Forse, se mi allontano un po', l'angelo si dimenticherà di me. Un piccolo bagliore nel cuore mi dice che, nonostante tutto, posso ancora scegliere. Che non è tutto perduto. Mi volto verso mia cugina Raley e le dico:
«Cugina, puoi occuparti della libreria qualche giorno senza di me?»

«Posso fare tutto da sola, Eden.»

«Bene. Allora ci vediamo tra qualche giorno.»

Le guardo, osservando sia Raziel che Raley, che mi fissano perplesse. Raziel, la mia bodyguard con le ali, tenta di fermarmi, ma afferro il mio cappotto e corro via. Ho bisogno di prendere le distanze da tutto questo.

Spazio Autrice✍🏻

Ciao Moonrisers ❤️,

Sorpresa! Non sono Babbo Natale (piuttosto mi sento più il Grinch👀) ma spero che questo capitolo inaspettato vi faccia piacere. In realtà, non era previsto un aggiornamento oggi, ma ci tenevo troppo a farvi leggere qualcosa e, soprattutto, a farvi arrivare i miei più sinceri auguri di un Buon Natale.🎄

Spero che possiate trascorrere dei momenti speciali con le persone che amate di più.

Vi abbraccio forte e vi auguro tanta felicità!❤️

Vostra, Lu 🌙

Ps. Grazie per questo primo, piccolo ma grande traguardo, vi voglio bene e grazie per il supporto ❤️

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