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1. Raziel

"Per essere felici bisogna eliminare due cose: il timore di un male futuro e il ricordo di un male passato." - Seneca

L'odore intenso di pollo al curry mi porta a socchiudere gli occhi per qualche istante.

Non mangio niente da due giorni e la vista di tutto questo cibo mi fa solo venire la nausea. In questo momento vorrei potermene stare da sola, nella mia vecchia camera mentre sfoglio vecchi album impolverati ma pieni di ricordi e piangermi addosso. Invece mi ritrovo in cucina a riempire piatti.

Mi sono sempre chiesta come sia possibile che qualcuno abbia così tanta fame dopo aver assistito a un funerale. Eppure sono già quarantadue i piatti che ho riempito. Quarantadue.

Mentre io non mangio da quattro giorni, c'è qualcuno che lo fa anche per me e mia madre.

Casa mia è invasa da persone che sembrano non volersene andare e sono sicura che alcune non siano nemmeno venute qui per trasmetterci forza.

Sto per prendere delle patate dolci dalla teglia quando due mani si posano sulle mie spalle. Sussulto e voltandomi rovescio per terra tutto quanto.

«Scusami, non volevo spaventarti.» Riconoscerei quella voce tra mille. Anche se non ci sentiamo da una vita. Anche se una volta eravamo tutto e adesso non lo siamo più. Sbatto più volte le palpebre cercando di mettere a fuoco la sua immagine. Il tempo sembra sia passato solo per me e non mi stupisco del fatto che lei sia sempre più bella. Ha solo tagliato i lunghi capelli castani, per il resto, è rimasta la stessa. I suoi grandi occhi marroni mi scrutano.

«Non è successo niente. Come vedi c'è dell'altro cibo se hai fame.»

Abbasso lo sguardo per terra e inizio a osservare il piatto di porcellana che ormai si è frantumato in mille pezzi. «Cazzo!» Sbotto. Questo faceva parte del servizio buono. Quello che la nonna ha regalato alla mamma quando i miei hanno annunciato il loro fidanzamento.

Mi chino per raccogliere tutto ma quando ne afferro una parte, un frammento si infilza nella carne. È un attimo quando il parquet si riempie del mio sangue.

«Ti sei fatta male?»

«Non è niente,» dico quando la sua mano si appoggia nuovamente sulla mia spalla, «sul serio. Va tutto alla grande. Di là ci sono persone che mangiano come se fossero a una festa di compleanno e di qua persone che vorrebbero semplicemente scomparire. Magari per sempre. Quindi va bene, no? Va tutto bene.»

«Posso aiutarti?»

«Non voglio il tuo aiuto.» Dico piano.

«D'accordo magari possiamo... possiamo andare al piano di sopra e disinfettare la ferita?»

La sua presenza e il suo finto perbenissimo mi fanno saltare sulla difensiva. Non ho bisogno di lei. Non ho bisogno della sua compassione. «No.» Mi alzo da terra e avvicinandomi verso al lavandino aggiungo: «Grazie lo stesso.»

Ho promesso a mia madre che non avrei fatto scenate di nessun genere, almeno non oggi e sinceramente Raziel non merita un attimo del mio tempo. Non dopo quello che ha deciso di farmi. Socchiudo per un momento gli occhi e cercando di mantenere il controllo, inspiro ed espiro. Lentamene. Oggi non è giornata per ricordare il passato.

Il sangue scorre, non smette di uscire mentre la ferita brucia. Ma non è niente in confronto a quello che il mio povero cuore sta sopportando.

Papà, perché?

Quando mi volto spero che se ne sia andata ma così non è. Anzi, quello che dice dopo mi fa accapponare la pelle. «Volevo semplicemente dirti che per qualsiasi cosa, io ci sono.»

Per alcuni secondi la osservo. Forse ho capito male. Ma a quanto pare ha avuto il coraggio di dirlo sul serio. Distolgo lo sguardo, incapace di contenere la mia espressione incazzata.

«Forse è meglio che te ne vai.» Le dico mandando al diavolo le buone maniere.

Raziel impallidisce. Forse è la prima volta che qualcuno ha il coraggio di parlarle in questo modo? Probabilmente. Anzi, ne sono certa. Ma io non temo né lei, né qualsiasi altra persona come lei.

«Io... mi dispiace.» È tutto ciò che riesce a dire mentre incrocio le braccia al petto.

«Ottimo, ti ringrazio tanto. Adesso scusami ma ho da fare. Sai dov'è l'uscita, no?»

I suoi occhi si spostano verso la porta, poi di nuovo su di me. «Possiamo parlare?»

«Ora?» Le chiedo. «Vuoi farlo ora? Sul serio?»

«Non vorrei farlo ma non ci siamo più viste dopo... dopo quello che è successo e io non voglio che tu te ne vada via un'altra volta senza avermi dato l'opportunità di spiegarti.»

«Io dovrei dare a te l'opportunità di cosa?» Inevitabilmente un sorrisetto sarcastico nasce sul mio viso. Mi chiedo se si stia rendendo conto dell'assurdità della situazione. «Hai avuto cinque mesi per potermi dire quello che stava succedendo ma ovviamente, non l'hai fatto.»

«Io non potevo. Capisci, non potevo farlo!»

«Non potevi o non volevi?» Mi sono ripromessa di non pensare a nulla che non sia mio padre oggi, ma avere Raziel qui mi ha completamente scombussolata.

La ragazza si porta una mano sul cuore mentre con l'altra si indica le labbra. «Non potevo.» Dice un attimo prima che una donna, a me del tutto sconosciuta, entri in cucina per reclamare altro pollo. Ma non appena ci vede, con la stessa velocità con la quale è entrata se ne va.

Scuoto la testa inorridita. «Devo ammetterlo,» commento «ti riesce bene custodire i segreti. A non riuscirti è quello di essere leale con i tuoi amici.»

«Eden...»

«Cosa? I peccati non riguardavano solo noi umani?» Vado verso la porta-finestra che si affaccia sul giardino ed esco fuori, grata che il sole stia per lasciare quasi del tutto posto alla luna. Questa giornata infernale sta per giungere finalmente al termine.

«Io non volevo farlo. Devi credermi, non volevo.»

Mi volto e la osservo. Questa ragazza, che per me non è mai stata una ragazza qualsiasi, mi ha spezzato il cuore. La mia migliore amica o meglio ex migliore amica, mi ha spezzato il cuore. E non la perdonerò mai per questo. Perché è anche colpa sua se gli ultimi tre anni della mia vita io li ho passati lontani da casa e dalla mia famiglia. Avrei potuto godermi gli ultimi momenti di mio padre, eppure non mi è stato possibile. A causa delle sue azioni, i miei hanno pensato bene di riempire un paio di valigie e spedirmi a Belfast da mia cugina.

«Non c'è da fidarsi di voi» dico a bassa voce. Mia madre mi aveva avvertita.

Dovevo solo starmene al mio posto.

«Eden, per favore non dire così. Sono cambiate molte cose da quando te ne sei andata. Io sono cambiata e...»

«E cosa dovrei dirti? Forse dovrei ringraziarti per il male che mi hai fatto? E no, non credo che una persona o chicchessia possa cambiare.»

Razel non risponde. Rimane per alcuni momenti in silenzio, poi aggiunge: «Non volevo che tra di noi andasse così.»

«Ah no? Eppure non sembravi pensarla in questo modo quando hai deciso di ferirmi nel modo peggiore che una migliore amica potesse fare.» Io mi fidavo di Rezel. Pensavo che una come lei non potesse mai ferirmi e invece, la mia amica non era chi pensavo che fosse.

«Vorrei solo poterti dire che non è come sembra.»

«Mh... e allora com'è? Anzi no, non dirmelo. Non mi va di parlare ancora di queste cazzate. Se non lo avessi visto, qualche ora fa ho seppellito mio padre. Mio padre. L'unica persona al mondo oltre mia madre che ha sempre cercato di proteggermi.»

«Harold ti voleva bene.»

«Sì, mi voleva bene.»

«Mi dispiace che il suo tempo sia finito.»

Mi porto entrambe le mani sul viso. «Basta.» Dico piano. «Non voglio che tu parli del suo tempo. Non voglio che chiunque della tua famiglia nomini ancora mio padre. Non siete stati in grado di salvarlo. Nessuno di voi è riuscito a salvarlo e adesso, adesso smettila di parlare in questo modo di lui.»

«Eden, io...»

«Cosa? Dannazione cosa?»

Rezel impallidisce e fa un passo indietro. Mi guarda come se non mi riconoscesse più. E forse ha ragione, perché io non mi sento di essere più quella di una volta.

«Forse... forse dovrei andare adesso. Tua madre potrebbe entrare da un momento all'altro e...»

«E? Potrebbe cacciarti? Farebbe bene. Questa volta glielo lascerei fare.»

Non riesco a descrivere l'espressione che compare sul suo volto dopo le mie parole. So solo che non mi interessa. Che per quanto male io sia stata a causa sua, adesso non m'importa più.

«Tua madre...» sussurra. Poco dopo, mi volto istintivamente verso la casa, ma alle mie spalle non c'è nessuno. Un istante dopo, però, la mamma si affaccia.

«Eden, tesoro che cosa fai lì? Non hai nemmeno il cappotto. Vuoi forse ammalarti?» Domanda mentre io mi preparo a sentirla dare di matto una volta che i suoi occhi si saranno posati su Razel. Ma così non è. Mi volto per osservare quella che una volta era la mia migliore amica ma lei non c'è più. È andata via.

Cari Moonrisers🖤
Volevo ringraziarvi sinceramente per il supporto incredibile che mi avete dato fin dal prologo della mia storia. Grazie a voi, il mio racconto è riuscito a entrare in tante classifiche su Wattpad, e questo mi rende davvero felice. Il vostro affetto, e ogni commento, ogni lettura, mi sprona a fare sempre di più. Ogni mio libro è speciale anche grazie a ciascuno di voi, e non vedo l'ora di continuare a condividere con voi questa avventura. Vi sono immensamente grata e vi ringrazio con tutto il cuore!

Se volete continuare a seguire il mio viaggio, vi aspetto anche sui miei altri social, dove posso condividere con voi altre novità e aggiornamenti. E naturalmente, vi aspetto al prossimo capitolo!

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