Q•U•I•N•T•O
-A volte proprio non ti capisco.-
Non si erano ancora neanche salutate, e già aveva qualcosa da dire. Izumi fece due più due: se Ryuuji aveva raccontato dell'uscita con Sumairu a Hiroto e Maya, uno l'aveva sicuramente detto a Marghe (che l'aveva chiamata due ore prima) e l'altra l'aveva detto a Kazusa.
-Anche io sono felice di vederti.-
-Non cambiare discorso, Kazemaru. Hai tante cose da dirmi.-
Izumi sospirò, ma non disse niente. In un certo senso, aveva proprio bisogno di un sostenitore che però stava anche dalla parte della Meteora. Così Izumi si sedette al tavolo davanti a lei, ordinò un caffè e si levò la borsa, mentre Kazusa non si muoveva di un passo e la guardava dall'altro lato del tavolo, con le gambe incrociate e la schiena drittta, con i gomiti sul tavolo e le mani intrecciate sotto al mento. Si era truccata molto, come al solito e come al solito le veramente bene.
-Allora?-
-Allora cosa? Ryuuji ti avrà detto tutto, no?-
-Si, ma voglio sentirlo da te.-
-Sono uscita con uno ma non ha funzionato, che altro vuoi sapere?-
-Voglio sapere perché non ha funzionato.-
Affermò Kazusa, marcando il perché con un tono che non ammetteva repliche. Izumi pensò seriamente di rispondere con un timido "non lo so", ma si rese conto di avere bisogno di un suo giudizio.
-Perché non è Paolo, Kazu. Non lo sarà mai.-
Il camiere si avvicinò, appoggiando due caffè sul tavolo e tornando al bancone. Kazusa si mise qualche cucchiaio di zucchero e bevve tutto d'un fiato, senza curarsi del calore. Poi si pulì la bocca:
-Allora lo ripeto, a volte proprio non ti capisco.-
-Kazusa, tu dovresti saperlo meglio di me!-
Sbottò Izumi, senza cattiveria bevendo a sua volta il suo caffè e preparando il portafoglio:
-Un amore non ricambiato è sempre amore, non posso sostituirlo con niente!-
Continuò, andando alla cassa per pagare, e lasciando Kazusa interdetta per diversi secondi. Quando Izumi tornò dal bancone, la rossa aveva abbassato lo sguardo.
-Io sono andata avanti, dopo tuo fratello, Izumi.-
Kazusa si alzò e afferrò la sua borsa.
-Prima o poi lo farai anche tu. Se non con Sumairu, con qualcun altro. Ci vediamo domenica.-
E Kazusa se né andò.
Izumi non ne fu così dispiaciuta come credeva. Certo, come seconda conversazione faccia a faccia dopo due anni interi lasciava un po' a desiderare ma, come al solito, Kazusa aveva detto le parole giuste.
🌙🌙🌙🌙🌙
Il giorno seguente, Sumairu entrò alla solita ora, ma anziché dirigersi verso Izumi, prese a girovagare per il negozio. Izumi aveva riflettuto a lungo su cosa fare con lui, non voleva spezzargli il cuore, ma non poteva neanche continuare a uscire con lui dopo quella sera. Così aveva deciso di dirgli la verità. Quando Sumairu voltò l'angolo dei Gialli per dirigersi verso gli Horror Izumi lo chiamò, facendolo sobbalzare:
-S-sì?-
-Posso parlarti un secondo?-
Izumi lo vide chiaramente deglutire, e dopo svariati secondi Sumairu annuì. Arrivò davanti al balcone con lo sguardo che vagava per il negozio, senza mai posarsi su Izumi. Lei, con un sospiro, iniziò a parlare.
-Mi dispiace che non abbia funzionato, ieri.-
Iniziò, e fortunatamente Sumairu non disse nulla.
-Vedi, sono da poco uscita da una lunga relazione, e a quanto pare non sono ancora pronta per una nuova storia. Ma non mi sono pentita di avere accettato il tuo invito.-
Sumairu si sforzò di sorridere:
-Lo capisco, non preoccuparti. Un anno fa ho divorziato, e ho iniziato solo ora a rimettermi sul mercato.-
Sumairu si sforzò di ridere, ma tornò serio quando Izumi fece per parlare di nuovo:
-Davvero, Sumairu, mi dispiace. In più non ho mai avuto una relazione che non fosse iniziata da un'amicizia e credo che... Che sarebbe bello, per cominciare.-
Izumi lo vide riprendere un po' di colore, ora Sumairu la guardava senza spostare lo sguardo.
-Si, mi farebbe piacere. Magari ci vediamo più avanti per un altro caffè, che ne dici?-
-Dico che ne sarei felice.-
Sorrisero entrambi, rimanendo in silenzio, e solo quando entrò un nuovo cliente si decise a salutarla ed uscire. Izumi non riuscì neppure a rallegrarsi per aver risolto così facilmente con Sumairu, perché ciò che vide la bloccò sul posto. Yumi era appena entrata dopo la pausa pranzo, salutando con un sorriso e un bacio il ragazzo che era con lei.
-Y-yumi?-
-Buongiorno Kazemaru, allora? Com'è andata con il tipo di ieri sera?-
Izumi osservò il ragazzo andarsene dietro l'angolo e spostò lo sguardo verso Yumi, che sembrava non aver notato la sua sorpresa: stava appoggiando borsa e cappotto, e si stava preparando a tornare al lavoro.
-N-non tanto bene, siamo rimasto amici.-
-È un peccato! Era così carino! C-cioé, non era male ecco.-
Izumi la vide arrossire, ma non si arrese e decise di domandare:
-E tu? Esci con qualcuno?-
Yumi, se possibile, arrossì ancora di più. Si voltò verso Kazemaru e, nonostante l'imbarazzo, era raggiante:
-È un tipo così carino! Alto, occhi azzurri, pelle chiara! E poi è addirittura bilingue! Pensa, dopo neanche una settimana che uscivano insieme mi ha chiesto esattamente quali fossero i miei orari qui, perché così sapeva quando venirmi a prendere!-
Con un nodo alla gola che si stringeva sempre di più, Izumi azzardò un'ultima domanda:
-Da quanto uscite insieme?-
-Da circa tre mesi, perché?-
Izumi tirò gli angoli della bocca nel sorriso migliore che riuscì e finalmente riuscì a deglutire:
-Curiosità. Sono felice per voi. Spero di conoscerlo presto.-
Non lo pensava davvero, ma Yumi si entusiasmò a quell'affermazione, e Izumi si ritrovò fregata.
-Perché non vieni a cena con noi, stasera? Saremo con la sua squadra di calcio, e io non conosco nessuno! Ma si dai, non preoccuparti, pago io!-
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