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N•O•N•O

Izumi ci pensò più volte.

Di rimanere lì.

Ascoltare la conversazione, farsi una cultura.

Ma poi decise che non le importava.

No, non le importava più niente di lui.

Si era rifatto una vita e lei non aveva diritto di interferire.

Esatto, non ne aveva diritto.

Doveva rifarsi una vita, come lo aveva fatto Paolo.

Doveva farlo per sé stessa e... E anche per lui.

Così, attese che sparisse all'interno del parco e rientrò nel salone, andandosi a sedere al suo posto, di fianco a Kazusa, e notò che alla sua destra (che doveva esser vuota, visto che Makkachin era con gli sposi) le posate erano sporche.
Maya, dall'altra parte, mangiava con la testa china sul piatto, senza dire una parola. Izumi ebbe un terribile sospetto.

-Maya. Chi si è seduto qui?-

Maya deglutì e guardò verso Sakuma. Gli bisbigliò qualcosa all'orecchio, e mano a mano che passavano i secondi Izumi su rendeva conto sempre di più di che cosa era successo.

-Maya, io ti uccido.-

- È arrivato poco fa.. Non sapevo come mandarlo via.-

Sussurrò Sakuma, mentre Maya si voltava verso Izumi con un sorriso che di innocente non aveva nulla.
Izumi pensò bene di alzarsi e andarsene ad un altro tavolo qualsiasi, ma proprio in quel momento nel salone rientrò la Meteora, ed Izumi, non riuscì a muoversi, completamente paralizzata.

-Ignorarlo finché non arriva.-

Le sussurrò Kazusa, pulendo il suo piatto con la forchetta e invitandola ad iniziare a mangiare. Izumi, con il cuore in gola, annuì ed iniziò a mangiare.

Paolo si sedette, e stranamente le conversazioni non si fermarono. Anzi, Maya prese a parlare proprio in quel momento.
Con Paolo.

-Allora, Paolo? Ne avete parlato?-

-Si si, è tutto a posto. L'ha presa bene.-

Izumi rosicava dalla voglia di sapere di che cosa stessero parlando ma decise di ascoltare Kazusa e rimase concentrata sul suo piatto, proprio mentre Paolo ricominciava a mangiare.

-Izumi, ti sei fatta la piastra?-

Izumi tossì per la sorpresa, e rischiò di sputare mezzo boccone sul piatto. Kazusa fece del suo meglio per non schiaffeggiarsi la faccia, ed Izumi si pulì la bocca con il tovagliolo, conscia di essere diventata più rossa dei capelli di Hiroto.

-S-si, li ho fatti questa mattina.-

-Ti stanno molto bene.-

Commentò Paolo, ed Izumi riuscì a vederlo sorridere di sfuggita.
Che non fosse poi così arrabbiato? Beh, sicuramente, se la sua intenzione era di restare solo amici, era in alto mare.

Come diceva quel personaggio di un libro trash che Izumi aveva letto per sbaglio: "loro non avrebbe mai potuto essere soltanto amici".

-G-grazie, me lo ha consigliato Maya. Anche se probabilmente era solo per convincermi a farmi qualcosa ai capelli.-

-Tipico.-

Continuò Paolo. Maya, forse sentendosi chiamata in causa, si alzò:

-Smetterla di perculare il mio buongusto. Margherita, non è forse ora del DJ?-

Margherita finì velocemente il suo secondo piatto e annuì, afferrando per un braccio una Kazusa confusa e trascinandola con sé alla sua postazione. Izumi si voltò verso Maya che, nel frattempo, stava facendo un occhiolino a Otonashi. Sorridendo, la blu si sistemò gli occhiali e si alzò, proprio mentre Margherita, al microfono, incitava le coppie a salire in pista. Izumi sentì i peli del collo rizzarsi, mentre il presentimento cominciava piano piano a diventare realtà. Izumi si sporse per raggiungere il braccio di Otonashi e la pregò con gli occhi di rimanere: la ragazza, di rimando, le strinse la mano e le sorrise, poi si diresse al tavolo del fratello, ed Izumi capì di essere spacciata.
E mentre Maya trascinava Sakuma a ballare, e Fuusu e Haru si alzavano a loro volta, Izumi cominciò a capire qual'era il piano:
Quella stronza di Maya l'aveva fatto apposta.

Difatti, poco dopo, Paolo si alzò, tendendole la mano con sguardo serio:

-No, mi dispiace, i-io non ballo.-

Affermò Izumi, consapevole che, in ogni caso, non aveva intenzione di rendersi ridicola davanti a tutti.
Paolo sorrise, Izumi sentì il cuore sciogliersi ma riuscì velocemente a levarsi dal viso quella che sarebbe diventata un'espressione ebete.

-Lo so bene.-

Commentò Paolo, mentre le prendeva la mano e la faceva alzare in piedi. Izumi deglutì a forza, senza capire cosa stesse accadendo: cosa era successo al Paolo che, poche sere prima, l'aveva completamente rifiutata?

-Me lo dicesti anche quando siamo usciti insieme la prima volta: "col cazzo che ballo." Testuali parole.-

Izumi rise di riflesso: non era mai stata una ragazza tanto raffinata. Paolo approfittò della sua distrazione per tirarla verso di sé e metterle le braccia a sfiorarle il bacino. Per stare in equilibrio, Izumi non vide altra soluzione che mettergli le braccia al collo. Avvampò imbarazzata, e Paolo sorrise, arrossendo a sua volta. Eppure, non capiva perché Paolo si comportasse così.

-Non sono mai stata una persona scurrile.-

Commentò Izumi, timorosa che la conversazione potesse prendere una piega imbarazzante. Ma Paolo non si fece intimidire.

-Ti amavo anche per questo.-

Quel verbo al passato sgretolò il cuore di Izumi in pochi secondi, e lei non poté fare altro che abbassare lo sguardo, così da nascondere possibili lacrime.

-Si. Lo so. Me lo dicevi sempre.-

Ciondolando a tempo di musica, Izumi chiuse gli occhi e sperò, mentre appoggiava la fronte al petto del ragazzo, che Paolo non la respingesse.

-Ti dicevo anche che sei troppo testarda.-

Izumi sospirò, e se ne pentì quando il profumo di Paolo le invase, ingannatore, i polmoni.

-E io ti rispondevo che dovevi crescere, quando giocavi alla PlayStation a tavola.-

-E io che dovevi smetterla di maledire i bambini che giocavano per strada.-

-E io che non potevi mangiare pizza sei giorni su sette.-

Paolo rise, e Izumi lo seguì di riflesso.

-Scommetto che non è cambiato niente, eh?-

Continuò Izumi, con una nota di malinconia nella voce. Paolo annuì, appoggiando il mento sulla sua testa.

-No, non è cambiato proprio niente.-

Rimasero abbracciati in quella posa per minuti, mentre le canzoni cambiavano ad una velocità che Izumi non si spiegava. Non avrebbe mai voluto che quel momento finisse, ma sapeva che non poteva durare per sempre.

Così, quando l'ennesima canzone cambiò, Izumi alzò la testa e fece l'errore di guardarlo negli occhi. Non voleva perderlo. Per tutto l'oro del mondo, decise che le sarebbe bastato stargli vicino. Così, con le lacrime agli occhi, domandò:

-Noi... Noi possiamo tornare ad essere amici?-

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