2 - Le domande di una defunta
Quando ti rendi conto di aver terminato la sabbia della clessidra a tua disposizione e di dover accettare per forza di cose la solitudine, non si può fare a meno di pensare e ripensare ad episodi del passato e a porti dunque alcune inevitabili domande, alcune esistenziali, altre banali.
Perché ho dato buca a mia sorella nel giorno della sua laurea? I miei doveri in ufficio erano davvero irrinunciabili?
È stato un errore insegnare a mia figlia che prima viene il dovere e poi il piacere, caricandola così di fin troppe responsabilità, più di quante dovrebbe averne una bambina di soli nove anni?
Premettendo che credo fermamente nei valori del matrimonio, ho sbagliato a rifiutare per ben tre volte la proposta del mio compagno, un uomo che amo, ma a quanto pare non abbastanza da decidere di apporre nero su bianco la nostra relazione?
Perché ho permesso che io e mio padre ci allontanassimo per dei motivi che ora come ora mi danno l'impressione di essere nient'altro che futili?
Tante, troppe domande alle quali ho dato un'unica risposta. Potevo fare di più, dovevo, fare di più. Ma ormai è del tutto inutile piangersi addosso, sono morta, non ricordo in quale circostanza, ma sono morta. Potrei chiedermelo all'infinito, potrei tartassarmi la mente con migliaia di domande, ma sono sicura che non riuscirei a trovare una risposta diversa da quella che riesco a darmi.
Ormai rassegnata a passare l'eternità in solitudine, alcune voci, provenienti da questo nulla infinito, riescono a scuotermi da un silenzio durato fin troppo a lungo.
La mia attenzione viene attirata da un fischio fortissimo; non credo di aver mai sentito fischiare così forte. In seguito quel rumore assordante pian piano muta in un farfugliare di frasi senza nessun apparente senso logico. Sembra che migliaia di persone parlino nello stesso momento alle mie orecchie, provocando un fastidio all'udito difficilmente sopportabile da chiunque.
Da chiunque, sì, ma non dalla sottoscritta. Io provo gioia. Dopo un'apparente eternità passata nel silenzio sarei felice di udire persino il graffiare di un oggetto metallico su di una lavagna scolastica. È piacevole, quel frastuono è terribilmente piacevole!
Lo ascolterei per sempre, ma così com'è cominciato, ad un tratto finisce.
Poi nuovamente il silenzio. Quell'odioso, insopportabile, vigliacco silenzio.
Io e lui, lui ed io... per l'eternità.
Accantonate ancora una volta le speranze di avere un po' di compagnia, la mia attenzione viene invece attirata stavolta da una sola voce; il suo suono risulta però essere ovattato, cupo.
«Mary?»
«C-chi sei?» chiedo drizzando le orecchie, così come farebbe un qualsiasi gatto dopo aver udito i fili d'erba muoversi al passaggio di uno scarafaggio in avanscoperta.
«Mary... sei tu Mary?»
«Chi sei? Non ti vedo!»
«Perché mi hai fatto questo, Mary? Sei tu... Mary?»
«Chi sei? Ehi, dico a te, CHI DIAVOLO SEI?»
Grido. Solo dopo qualche secondo mi rendo conto che le urla sono solo nella mia testa. Mi accorgo di avere le labbra cucite da un filo invisibile e di non poterle dischiudere. A quanto pare la parola è un privilegio dei vivi.
Un altro fischio, ancora più forte del precedente, dopodiché la misteriosa voce cessa di pronunciare il mio nome.
Incomincio a pensare che qualcosa dopo la morte ci sia; forse un Dio capriccioso muove i fili da chissà dove, si diverte a darmi delle false speranze e gode nel vedermi disperata.
Silenzio.
Non mi ha mai sfiorato nemmeno per un istante il pensiero che tutto questo fosse soltanto un sogno, anche se, la situazione assurda nella quale mi trovo, dovrebbe portare il mio cervello a crederlo. È tutto troppo difficile da accettare.
Sì, ma quale cervello? Ho ancora un cervello? Ho ancora la carne? Oppure ciò che i miei occhi percepiscono e vedono del mio corpo non sono altro che un'illusione?
Cosa sono diventata? Pura coscienza? Oppure sono soltanto un inutile puntino in un universo scritto appositamente per me?
E se la mia esistenza fosse stata soltanto il frutto di un sogno lucido? La realtà è quella che sto vivendo ora?
Cos'è la vita?
Cos'è la morte?
Dunque Dio non esiste.
No, Dio esiste, deve esistere.
Perché non sono sparita del tutto? Perché la mia coscienza continua a sopravvivere?
"Cogito ergo sum": Penso dunque sono. Cartesio lo diceva da vivo, io lo confermo da morta. Esisto, e continuerò a farlo per l'eternità. Non potrà mai esserci un domani senza che io lo sappia. Posso essere viva, morta, pura coscienza, credente o non credente di una forza superiore chiamata Dio, ma non importa. Io sono stata, io sono, io sarò.
Al di là di tutto ho sempre creduto in Dio, a modo mio, da non praticante, ma ho comunque creduto nella sua esistenza, potenza, magnificenza.
Ma allora, perché questo ipotetico Dio è così crudele? Certo, non sono stata una santa, ho commesso i miei errori, ma merito veramente una punizione così terribile? Ho sempre creduto che gli assassini e gli stupratori fossero i veri peccatori.
Mi rassegno, assumo una posizione fetale, e penso che in realtà non ci sia nessuno ad ascoltare i miei pensieri. Sono nell'oscurità, nuda, poiché privata degli abiti terreni, e sola, semplicemente perché dopo la vita non c'è nulla, nessun Dio. Rinnego in un battito di ciglia tutto ciò che ho creduto da viva (o da dormiente sognatrice).
È ciò che penso, ma non vorrei pensarlo.
È ciò che credo, ma non vorrei crederlo.
Speranza, rabbia, infine, rassegnazione.
Continua...
Bạn đang đọc truyện trên: Truyen247.Pro