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Capitolo 6 - Tears -

Ambra si allontanò dal locale, andandosi a rifugiare in spiaggia. Non poteva credere al fatto che i suoi genitori avessero deciso tutto da soli.
Certo, era consapevole che avessero bisogno di una mano, ma dovevano per forza prendere a lavorare qualcuno che non faceva parte della famiglia? Per anni se l'erano cavati benissimo, tramandando il volere del nonno, e mantenendo la gestione familiare... e ora?
Ora tutto era finito, insieme ad innumerevoli altre tradizioni che suo nonno aveva faticato a creare durante tutti gli anni in cui aveva fatto fiorire l'impresa del Florida.
Ambra aveva voglia di piangere, o di spaccare qualcosa... sarebbe stata pronta a rinunciare a vivere da sola, sarebbe stata pronta ad uccidersi di lavoro per i suoi genitori, eppure loro avevano preferito chiedere aiuto ad un estraneo.
Calciò un mucchio di sabbia, arrabbiandosi ancora di più quando quest'ultima volò verso i suoi occhi, accecandola per qualche istante.
"Fanculo!" Urlò, buttandosi a terra e strofinandosi gli occhi, riuscendo solo a farli lacrimare ancor di più.
"Arrabbiarsi con la sabbia non la farà uscire dai tuoi occhi." Le disse qualcuno. Ambra percepì qualcuno fermarsi accanto a lei, proiettando la sua ombra sul suo viso, e riparandolo dal sole, affievolendo, anche se per poco, il caldo che sentiva, e che le bruciava la pelle.
Cercò di mettere a fuoco, ma riuscì soltanto a vedere una figura che torreggiava su di lei, e che le stava porgendo qualcosa che sembrava vagamente una bottiglietta d'acqua.
"Hai intenzione di prendere l'acqua o vuoi che te la butti in faccia?" Il tono di voce del suo interlocutore, le parve d'un tratto, vagamente familiare. Il suo cuore parve saltare un battito alla sola idea che davanti a lei ci fosse davvero chi pensava.
Furono diversi istanti, così pochi da non riuscire a pensare lucidamente, ma allo stesso tempo così tanti da permettere a chiunque le stesse davanti, di aprire la bottiglietta e versare l'acqua ghiacciata su di lei. Ambra represse un urlò, rabbrividendo per il freddo improvviso.
"Che diavolo di problemi hai? E' ghiacciata!" Urlò, aprendo piano gli occhi, ora liberi dai granelli di sabbia, sputacchiando dell'acqua che le era entrata in bocca.
Come una visione, che si andava man mano facendo più nitida, Samuele le spuntò davanti. Doveva essere appena uscito dal mare, visto il suo corpo grondante d'acqua e i suoi capelli appiattiti sulla fronte. Indossava soltanto il costume, ed il suo fisico, che Ambra aveva già potuto intravedere dalla canotta, adesso le veniva offerto in versione integrale.
"Non c'è bisogno di ringraziarmi, tranquilla." Disse, continuando a mantenere uno sguardo tetro. Quasi come se qualcuno gli avesse appena puntato una pistola alla testa, per convincerlo a parlare con lei. Ambra sbuffò pesantemente, portandosi i capelli, ormai bagnati, dietro le orecchie, prima di guardarlo con disappunto.
"Che simpatico. Sono davvero felice che tu possegga il dono dell'ironia, insieme a quello della stronzaggine." Lo rimbeccò, furiosa. Lui si strinse nelle spalle.
"Adesso ci vedi, no? Siamo pari." Disse, lanciando la bottiglietta d'acqua vuota in un cestino a qualche metro di distanza, facendo ovviamente canestro nel modo più figo che Ambra avesse mai visto. Cercò di non farsi ammaliare, e tornò a fissarlo truce.
"Di cosa stai parlando?" Si informò, laconica.
"Mi hai aiutato al locale, e adesso io ho aiutato te. Siamo pari." Le spiegò. I suoi occhi penetranti erano fissi nei suoi, come se stesse tentando di imprimere a fuoco il concetto dentro di lei. Aveva ancora il naso livido e due occhiaie scure a contornargli gli occhi, a causa del pugno che il Mastino gli aveva tirato la sera prima. Ambra aggrottò le sopracciglia.
"Quindi mi hai lanciato dell'acqua ghiacciata addosso, per saldare un debito inesistente? Giuro di non aver avuto intenzione di venirlo a riscattare in qualsiasi caso." Ambra si alzò, spolverandosi i pantaloncini di jeans con le mani, facendo cadere la sabbia a terra.
"Non importa. Odio avere debiti." Rispose lui, serio. Ambra sospirò.
"Senti, va bene così, non sono nemmeno dell'umore di discutere con te." Disse, voltandosi per andare via. Samuele la prese per il polso, impedendole di andare avanti.
Aveva la pelle fredda e bagnata, che a contatto con la sua, calda e scottata dal sole, diede ad Ambra la stessa sensazione dell'acqua fredda, facendola rabbrividire.
Samuele la lasciò così come l'aveva afferrata.
"Mi dispiace." Si scusò, non appena Ambra fece marcia indietro per tornare a guardarlo, in attesa di sapere perché l'avesse trattenuta. Incrociò le braccia al petto, alzando le sopracciglia con aria di superiorità, ma lui si limitò a ricambiare l'occhiata.
"Hai altro da dire, per caso?" Si informò Ambra. Lui si strinse nelle spalle, rimanendo in silenzio.
"Ottimo, allora me ne vado." Disse la ragazza, ricominciando a camminare. Questa volta, Samuele la lasciò andare. Rimase a guardarla, fino a quando non sparì dalla sua vista, poi si tuffò in acqua e cominciò a nuotare.

Il pomeriggio al Florida fu piuttosto tranquillo, e Marco istruì Lisa affinché insegnasse le cose base a Nico. Si sarebbe voluta rifiutare, ma dovette accontentarlo, seguendo il ragazzo durante tutta la giornata, per aiutarlo con gli ordini ai tavoli e con la pulizia del materiale -tutte cose che lei sapeva, grazie alla sua amicizia con Ambra-.
"Lavori qui da molto?" Le chiese Nico, pulendo uno dei tavoli che si erano appena svuotati, mentre Ambra portava le stoviglie a lavare.
"Ho cominciato oggi." Rivelò Lisa, godendosi la faccia meravigliata di Nico, che a bocca aperta, la seguiva con lo sguardo.
"Oh mio Dio, allora devi avere un dono. Sembra che tu faccia la cameriera qui dentro da una vita." Si congratulò. Lisa si strinse nelle spalle, fingendosi umile.
"Sono la migliore amica della figlia dei proprietari. Sono cresciuta qui dentro." Gli spiegò, aprendo l'acqua, per sciacquare le tazze, prima di metterle in lavastoviglie. Nico finì di pulire il tavolo e si avvicinò al bancone, appoggiandosi ad esso.
"Parli della ragazza che ha difeso Samu ieri sera? Anche lei lavora qui, no?" Chiese interessato. Lisa lo fulminò con lo sguardo.
"Sì, è la cameriera che vi siete divertiti a prendere in giro ieri pomeriggio." Lo sgridò, severa. Lui si grattò la nuca, ridacchiando nervoso. Stette per dirle qualcosa, ma qualcuno lo chiamò per ordinare, e lui dovette allontanarsi. Lisa sospirò, riprendendo a mettere le stoviglie a lavare.
Il telefono le squillò nella tasca, si asciugò le mani e lo prese.

Stasera festa da Marcello, i suoi sono andati in vacanza, e ha casa libera.

Le aveva scritto Emma. Lisa sospirò. Aveva creduto che ad averla contattata fosse stata Ambra, ma di lei, ancora non aveva alcuna notizia. Era preoccupata. Al contrario di Bruno, che gestiva meglio i suoi affari in solitudine, Ambra era più il tipo da piangere sulla spalla di qualcuno, e con Bruno costretto a casa dalla madre e lei al locale, Lisa dubitava che se la sarebbe cavata.
"E' Ambra?" Si informò Marco, preoccupato quanto lei. Lisa scosse la testa.
"Sono certa che sia da qualche parte in spiaggia, a sentire musica deprimente da quel suo vecchio lettore musicale." Lo confortò, cercando di rassicurare entrambi. L'uomo annuì, tornando in cassa.

Non so se ci saremo. Ti aggiorno più tardi.

Rispose frettolosamente ad Emma, poi ricacciò il telefono in tasca e riprese a lavorare.
"Lisa?" Nico la fermò circa venti minuti dopo, intercettandola mentre lei andava a consegnare le ordinazioni di un tavolo a Marco.
"Ti serve una mano con gli ordini?" Le chiese lei, disponibile. Per quanto si fosse mantenuta distante da lui, più per amore verso Ambra, che per reale antipatia, non riuscì ad essere acida.
"No, in realtà non mi serve nulla. Volevo solo scusarmi per come io ed i miei amici ci siamo comportati ieri. Non avremmo dovuto prendere in giro la tua migliore amica." Disse, imbarazzato. Lisa assottigliò gli occhi furbi, sorridendogli maliziosa.
"Chiedi scusa perché ti ho detto che è la figlia dei proprietari? Davvero furbo da parte tua." Lo canzonò Lisa, agitando il dito verso di lui.
"No, parlo sul serio. E' stato Jonathan a fare il coglione, ma io e Samu lo abbiamo lasciato fare. Mi dispiace." Disse nuovamente. Lisa sospirò, ma annuì.
"Senti, io non ce l'ho con te. Siete tre ragazzi con un ego enorme e un cervello altrettanto piccolo. Non è colpa vostra, lo capisco. Non fartene una colpa." Le disse, sincera da far male. Nico si fece piccolo piccolo, sentendosi ferito nell'orgoglio, mettendosi una mano sul petto.
"Sei spietata." Mormorò.
"E sono anche onesta. Quindi ti dico che io non ho alcun problema con te, ma probabilmente Ambra farà di tutto per cacciarti via da questo posto, quindi buona fortuna." Lisa gli diede una pacca sulla spalla, poi corse al bancone da Marco.

"Se continui a fare quella faccia con le persone, potresti far perdere dei clienti al Florida." Lisa lanciò una bottiglietta d'acqua verso Nico, mentre entrambi si avviavano in magazzino, per mettere in ordine prima della fine del turno.
Nico continuava a sorridere senza mostrare i denti, quasi come se qualcuno gli avesse cucito insieme le labbra, e lui non potesse fare nient'altro che quell'espressione inquietante.
"Non è colpa mia, non sono abituato a fare questo genere di lavori. Sono più un tipo schivo." Si giustificò lui, abbandonando l'espressione raccapricciante, e lasciandosi andare ad una smorfia sfinita. Lisa scoppiò a ridere, bevendo dalla sua lattina di tè.
"Ehi. Perché a me l'acqua e a te il tè?" Si lamentò il ragazzo, non appena vide la bevanda.
Lisa si strinse nelle spalle, altezzosa.
"Il tè bisogna meritarselo." Disse, sorridendo malvagia. Nico sospirò.
"E' questo che significa essere la migliore amica di quella ragazza?" Borbottò. Lisa, che fino a quel momento stava cercando di mantenere un'atmosfera allegra, si fece seria.
"So che lo hai detto perché non mi conosci, e non conosci nemmeno il mio rapporto con la famiglia Giordano. Ma lascia che ti dica una cosa, Nico: non approfitterei mai della mia amicizia per ottenere dei vantaggi, Ambra ed io siamo come sorelle, ma non mi sono mai permessa di usare questa relazione per ottenere qualcosa, e mai lo farò... e tanto per la cronaca, il tè me lo sono portato da casa." Disse, calcando ogni parola. Nico rimase in silenzio a fissarla, fino a quando lei non distolse lo sguardo, per mettersi all'opera. Sportò alcuni scatoloni e mise in ordine i cibi sugli scaffali in ordine di scadenza. Nico le passava le confezioni in silenzio, sentendosi nuovamente in colpa per il suo comportamento.
Infondo sospettava che Lisa e Ambra avessero un rapporto molto simile a quello che lui aveva con Samu, e sapeva che se qualcuno li avesse giudicati senza conoscere i loro trascorsi, o la loro relazione, lui avrebbe reagito con lo stesso fervore di Lisa.
"E' il momento in cui mi scuso di nuovo, non è vero?" Sussurrò, quando vide che le confezioni stavano per finire. Lisa gli scoccò un'occhiata.
"Non dire mai più una cosa del genere e ti riterrò perdonato. Se vuoi rimanere a lavorare qui dentro, la prima cosa che devi capire, è che siamo tutti una famiglia. Se questo ti crea problemi, o ti causa confusione, sarebbe meglio che tu la finissi qui." Gli consigliò, premurosa.
Era chiaro che il suo fosse solo un consiglio privo di malizia, al solo scopo di avvertirlo della situazione che aleggiava al Florida. Non che Nico non se ne fosse già reso conto di per sé: il modo in cui Marco e Lisa si aiutavano e parlavano tra di loro, era tanto limpido e spassionato, quanto il loro fronteggiarsi con i clienti. Tutto intorno al Florida si sentiva aria di casa, come se i clienti non fossero mai persone di passaggio, ma membri stimati di una grande famiglia allargata. Nico passò le ultime confezioni a Lisa e sorrise. Questa volta un sorriso vero, e non uno inquietante e tirato come quello che aveva tenuto sul viso per tutto il pomeriggio.
"Prometto di non dire più nulla del genere, e di fare ammenda da oggi in poi, per il mio comportamento." Si issò in piedi, atteggiandosi a soldato. Lisa scoppiò a ridere.
"Riposo, soldato. La guerra non è ancora iniziata." Lo prese in giro.
"Ragazzi! Io devo scappare, sono in ritardo. Ho già spento tutto, dovete soltanto chiudere il magazzino e la cancellata principale. Alberto sta chiudendo gli ombrelloni al lido." Marco si affacciò dalla porta del magazzino. "Lisa, ti occupi tu di qui?" Chiese un istante dopo, rivolgendosi alla più piccola, che annuì con un sorriso.
"Certo Marco, buona serata. Salutami Silvia e manda un bacio a Theo." Lo salutò, agitando una mano in aria. Nico, accanto a lei, rivolse al proprietario un cenno educato del capo, prima che lui sparisse dalla porta, chiudendosela alle spalle.
"Bene, se vuoi, puoi anche andare via. Devo solo spegnere le luci qui dentro e chiudere a chiave." Lisa si alzò, avviandosi verso il suo zainetto, che si mise sulle spalle, prima di fermarsi davanti agli interruttori, in attesa che Nico uscisse. Lui, che era rimasto fermo in mezzo alla stanza, si riscosse e la seguì.
"Tranquilla, ti aspetto." Le disse, aspettandola fuori dalla porta.
"Credevo che il Florida facesse serate anche dopo l'ora di cena..." Nico aggrottò la fronte, guardando il cielo farsi scuro, e il mare agitato colorarsi di un blu accesso. Lisa chiuse la porta a chiave e si strinse nelle spalle.
"Gli anni scorsi era così: il sabato e la domenica il locale rimaneva aperto fino all'alba." Disse lei, nostalgica.
"Cosa è successo, poi?" Chiese Nico, interessato, mentre si incamminavano verso il cancello esterno. Lisa fece per rispondere, ma qualcuno si avvicinò a loro, interrompendo la conversazione. Lisa e Nico guardarono la figura avvicinarsi, fino a quando non fu abbastanza vicina da farsi riconoscere.
"Sam, credevo fossi già tornato a casa." Nico, sorpreso, scese gli ultimi scalini che dividevano la pedana in legno del locale dal parcheggio asfaltato. L'amico si strinse nelle spalle.
"Sono appena tornato dalla spiaggia. Stavo andando via, così sono passato a vedere se avevi finito. Ti do un passaggio." Disse, tranquillo. Lisa pensò che non aveva nulla a che vedere con il tono di sufficienza che lo aveva sentito usare la sera prima, dopo che la sua migliore amica gli aveva salvato il culo.
Anche nella penombra della sera, Samuele aveva il viso gonfio, a ricordare gli eventi della sera prima. Lisa un po' se ne compiacque.
"Oh, ma che dolce, non me lo aspettavo. Allora, sei stronzo solo con gli sconosciuti, o hai fatto un'eccezione per Ambra?" Chiese, sfacciata, assicurandosi di aver chiuso bene il cancello, prima di scendere verso i due ragazzi. Samuele fece un passo indietro, mettendosi le mani nelle tasche dei pantaloncini che indossava. Nico si parò leggermente davanti a lui.
"Andiamo, Lisa, non mi hai sgridato di aver giudicato te e Ambra senza conoscervi? Credo tu stia facendo lo stesso errore, adesso." Disse, sorridendo a disagio. Lisa avrebbe voluto replicare acidamente, ma alla fine sospirò, scuotendo la testa. Infondo, Nico si era già scusato per il comportamento dei suoi amici, e poi, non voleva sembrare una persona superficiale.
"Hai ragione, mi dispiace." Disse, quindi. "Cominciamo daccapo? Io sono Lisa." La ragazza allungò la mano verso Samuele, che si scambiò un'occhiata con Nico, prima di accettare.
"Sono Samuele." Borbottò. Lisa sorrise, solare.
"Lizzy!" La voce di Ambra arrivò alle orecchie di Lisa, prima ancora che i suoi occhi fossero capaci di catturare la sua figura avvicinarsi a passo di carica. Lisa lasciò la mano di Samuele e le andò incontro. "Che fai con quelli? Ti stavano dando fastidio?" Ambra afferrò Lisa per le spalle, controllando che stesse bene, l'amica ridacchiò.
"Sono ragazzi, mica Manticore." Disse, per stemperare l'atmosfera. Ambra lanciò un'occhiata alle spalle di Lisa, dubbiosa. C'era il moscone, insieme a Samuele, che le fece un cenno con la mano, salutandola con un sorrisetto furbo. Ambra trattenne una smorfia; si chiese che cosa ci facessero al locale, all'ora di chiusura.
"C'è un motivo per cui siete qui a quest'ora?" Chiese, senza parlare con nessuno in particolare. Nico lanciò a Lisa un'occhiata supplicante, quasi a dirle: ti prego, pensaci tu. Lei sospirò.
"Non credo che vi siate presentati prima. Ambra, lui è Nico." Lisa indicò il Moscone con il dito. Per qualche istante Ambra si chiese per quale motivo glielo stesse dicendo, ma poi si ricordò di quello che le aveva detto sua madre. Nico... era il nuovo cameriere che i suoi genitori avevano assunto.
"Sul serio? Lui?! E mia madre ha anche detto che fosse un ragazzo squisito! Lo sa che quel coglione, insieme ai suoi amici, mi ha presa per il culo appena ha messo piede al locale?" Si alterò. Lisa non credeva se la fosse presa così tanto con loro, ma in quel momento sembrava piena di rabbia. Le si parò davanti.
"Nico ha già chiesto scusa per il comportamento inadeguato, e ha già fatto di tutto per recuperare. Per favore, cerca di ragionare. Ai tuoi genitori serve sul serio una mano." Lisa cercò di farla ragionare, appoggiandole le mani sulle spalle. Sapeva che con tutta probabilità, l'unico motivo per cui aveva voglia di urlare contro il ragazzo, era per sfogare la rabbia che provava verso Marco e Silvia. Nico non c'entrava nulla.
"Mi dispiace, Ambra, dico sul serio. Non avremmo dovuto comportarci in quel modo." Nico si fece avanti, affiancandosi a Lisa, per guardare Ambra negli occhi. Lei gli riservò uno sguardo assassino, ma non disse nulla. Ricordava che il maggiore dei coglioni era stato il Moscerino, gli altri due erano solo stati scortesi.
Poteva passarci sopra, se era Lisa a chiederlo.
"Diciamo che cercherò di valutare il tuo dispiacere con i miei occhi..." Mormorò alla fine. Gli occhi scuri di Samuele continuavano a seguirla, con attenzione. Lei alzò un sopracciglio.
"Vuoi dire qualcosa anche tu?" Chiese, rivolgendosi unicamente a lui. Anche Nico e Lisa si voltarono nella sua direzione, mentre lui distoglieva lo sguardo e si stringeva nelle spalle.
"Io ho solo detto che non sei il mio tipo. Non credo ci sia qualcosa di male in questo." Fece, sfacciato. Le guance di Ambra si fecero rosse, come la prima volta che lui le aveva rivolto quelle stesse identiche parole. Nico e Lisa si guardarono, confusi, poi ridacchiarono nervosi.
"Che ne dite di seppellire l'ascia di guerra e provare a conoscervi?" Suggerì Nico, Lisa annuì.
"Sì, mi sembra un'ottima idea. C'è una festa a casa di un nostro amico, stasera. Venite anche voi."
Disse, spalleggiando il ragazzo. Ambra e Samuele ringhiarono l'uno verso l'altra, come due cani. Lisa avrebbe riso, in un'altra situazione, non aveva mai visto la sua migliore amica reagire a qualcuno in quel modo.
"Ci saremo. Ci saremo. Mandami l'indirizzo." Nico salvò la situazione, trascinandosi via Samuele.
Lisa annuì.
"Vi siete scambiati i numeri di cellulare?" Chiese Ambra, seguendo i due ragazzi con lo sguardo, mentre si allontanavano. Lisa sorrise.
"E' un nuovo dipendente. E' normale che abbia il suo numero. Domattina lo avrai anche tu." Le disse, prendendola in giro. Ambra alzò gli occhi al cielo.
"Stai cercando di farmi piacere Nico per farmi riappacificare con i miei genitori, o questo è tutto un tuo piano per farmi avvicinare a Samuele?" Ambra scrutò il viso della migliore amica.
"Entrambe." Confessò lei, raggiante, sapendo quanto fosse inutile negare. "Adesso andiamo. Dobbiamo prepararci per la serata!" Disse ancora, prima che Ambra potesse replicare.

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