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Capitolo 5 - Lie -

Arrivati al campeggio, dopo aver camminato per alcune decine di metri, fu abbastanza imbarazzante per Ambra, lasciare la presa dalla mano di Ethan.
Nessuno dei due sapeva cosa dire, così si limitarono entrambi a scambiarsi un fugace e timido 'buonanotte' prima di dividersi e andarsene ognuno per la sua strada, seguiti dalle risate divertite di Lisa e Derek, che avevano visto la scena.
"Dovresti smetterla di fare la ragazza innocente e buttarti." La rimproverò la migliore amica, nell'attimo esatto in cui furono da sole nella loro roulotte.
Ambra si tolse i vestiti, sbuffando. Erano le quattro del mattino, ma il caldo non sembrava voler diminuire. Avrebbe fatto volentieri un bagno a mare in quel momento.
"Sai benissimo che le storie estive non sono il mio genere." Borbottò, buttandosi sul letto, semi-nuda. Lisa le lanciò un'occhiata stranita, prima di sospirare.
"Sul serio? Da quello che mi risulta la cosa non ti ha mai creato problemi. In pratica non è estate senza una storia estiva." Lisa non voleva lasciar perdere. "Antonio, Giorgio, Ferdinando..." Elencò suadente. Ambra provò a chiudere gli occhi e far finta di dormire, ma la sua migliore amica non cedette, al contrario si lanciò accanto a lei, e iniziò a punzecchiarla sul braccio, fastidiosa.
"Dimmi la verità. C'entra qualcosa quel tipo della rissa? Ti sei presa una cotta per lui?" Ambra sbuffò per l'ennesima volta. Certe volte si chiedeva se il fatto che Lisa capisse ogni suo pensiero fosse positivo o negativo. Insomma, come si poteva mentire o anche solo cercare di omettere qualcosa, quando lei la capiva ogni cosa, soltanto guardandola?
"Il tipo della rissa è lo stesso tipo che si è preso gioco di me al locale. Credi davvero che la sua presenza mi faccia quel tipo di effetto?" Ribadì ugualmente.
"Allora perché ti sei messa in mezzo per proteggerlo?" Lisa ci provò di nuovo. "E non mentire. Io non c'ero, ma Ethan è stato piuttosto esaustivo nella descrizione della vicenda." Continuò.
Ambra sbuffò, alzandosi a sedere, stringendo il suo cuscino tra le braccia.
"Va bene, va bene. Forse ho avuto l'istinto di dargli una mano." Confessò. Lisa alzò e abbassò le sopracciglia, maliziosa. "Sarà stata la crocerossina che è in me a voler intervenire." Si giustificò, subito, Ambra. "...ma non pensare che questo possa anche solo lontanamente significare che Samuele mi interessi." Continuò, rendendosi immediatamente conto di aver detto la cosa sbagliata. Lisa, infatti, scoppiò a ridere, contenta di averla colta in fallo.
"Samuele? Sai addirittura il suo nome? Amica mia, tu ti sei presa sul serio una sbandata per lui." La prese in giro, colpendola ripetutamente con il cuscino.
"Buonanotte, Lisa." Ambra si girò dal lato opposto all'amica, facendole capire che non aveva più nient'altro da dirle.
Quella rispose con uno sbuffo divertito, ma stette ugualmente in silenzio, accoccolandosi dall'altra parte del letto.
"Notte notte, piccola ragazza con una sbandata per un bad boy." Disse serena. Ambra sorrise.

Bruno arrivò al Florida alle sette in punto, la mattina dopo. Marco aveva già aperto il cancello, e stata accendendo la macchinetta del caffè, quando lui lo salutò con un sorriso tirato.
"Non hai dormito nemmeno stanotte?" Gli chiese subito il proprietario. Bruno si sforzò di sembrare allegro.
"Sai com'è l'estate, Marco... Se i giovani non fanno l'alba, non sono contenti." Disse frettolosamente. Era meglio che Marco pensasse che si fosse andato a divertire in giro con le sue amiche, piuttosto che pensasse ci fossero dei problemi nella sua vita.
Se avesse scoperto che c'era qualcosa che non andava, infatti, Bruno era certo che Marco avrebbe cercato in tutti i modi di risolvere le cose, e l'ultima cosa che voleva, era che un altro adulto si mettesse in mezzo a quella faccenda. Sua madre già bastava.
"Buongiorno." Come a confermare la nottata movimentata che Bruno aveva affermato di aver vissuto, Ambra li raggiunse, strisciando i piedi per terra e sbadigliando ferocemente. Aveva gli occhi contornati di un alone viola tenue e i capelli legati in una crocchia disordinata. Bruno non poté fare a meno di scoppiare a ridere.
"Buongiorno anche a te, raggio di sole." La prese in giro.
Suo padre, al contrario, non sembrava affatto divertito.
La prese per un braccio e la trascinò in magazzino, borbottando un rimprovero a denti stretti. Bruno ne approfittò per respirare liberamente. Per tutta la notte non aveva fatto altro che rimuginare sui pochi momenti che aveva condiviso con Filippo la sera prima. Non era riuscito a spiegare a se stesso quello che provava. Si sentiva tanto confuso al punto di voler sbattere la testa contro il muro. Come poteva ancora sentirsi così attratto da quel ragazzo dopo tutto quello che era successo? Filippo lo aveva usato, e lui non se ne era nemmeno reso conto...
"Bruno, puoi farmi un caffè? Ti supplico, potrei addormentarmi in piedi." Ambra si sedette accanto a lui, sul bancone, con gli occhi ancora socchiusi e i piedi che si agitavano nel vuoto.
Era evidente che la ramanzina del padre non le avesse fatto alcun effetto. Bruno ridacchiò.
"Certo, sono qui per questo." Le disse, mettendo due tazzine sotto la macchinetta, per fare un caffè anche a se stesso. "Tuo padre?" Chiese poi, non vedendo Marco tornare.
"E' andato a prendere la mamma a casa e ad accompagnare mio fratello dal nonno." Disse lei. Bruno annuì.
"Com'è andata la serata ieri?" Chiese allora, conscio del fatto che per almeno mezz'ora, nessuno sarebbe andato lì a disturbarli.
"Solita serata. Devo ammettere che senza di te è stato tutto piuttosto noioso. Per non parlare del fatto che sono stata tutta la serata a preoccuparmi." Confessò. Bruno le porse il caffè e si sedette accanto a lei, tenendo in mano il suo.
"Preoccuparti? Per cosa? Per me?" Chiese, interessato. Lei sbuffò, guardandolo male.
"No, per la fauna marina! Certo che mi sono preoccupata per te. Sembrava che tu e Filippo voleste mangiarvi con gli occhi, e non nel modo in cui avrei voluto." Borbottò lei, fulminandolo con lo sguardo assonnato.
"Mi dispiace. E' che la sua presenza mi ha colto alla sprovvista. Non credevo che rivederlo mi avrebbe fatto quell'effetto, e poi lui non era l'unico motivo per cui sono tornato a casa." Confessò, svogliato.
"Ah a proposito, chi era quello che è venuto al locale ieri? Quello che mi ha chiesto di te. Non l'ho mai visto in giro." Ambra sembrò d'un tratto essersi risvegliata, forse per il caffè o soltanto per la curiosità.
"Leonardo? Si potrebbe definire un amico di famiglia, presumo." Nemmeno Bruno sapeva come descriverlo. Ambra annuì.
Rimasero entrambi in silenzio.

La mattinata passò in fretta, e Bruno si ritrovò seduto ad uno dei tavoli, insieme ad Ambra e Lisa, a mangiare un piatto di insalata fredda.
"Sono così contenta che tu sia vivo!" Lisa, a differenza di Ambra, che non aveva fatto poi tante domande, preoccupata di poter essere invadente, avrebbe messo Bruno sotto torchio, fino a quando lui non le avesse detto tutto quello che lei voleva sapere.
"Non essere melodrammatica per favore. Ho solo saltato una serata con la comitiva, non ho mica tentato di buttarmi dalla scogliera tipo Bella Swan." Bruno alzò gli occhi al cielo.
"Quindi mi vuoi dire che non sei per nulla triste per Filippo? Andiamo, ho visto come vi siete guardati ieri. Scommetto che vi eravate incontrati prima di arrivare da noi. Questo spiegherebbe molte cose: come il fatto che Filippo mi abbia chiesto di te per tutta la serata." Indagò, maliziosa.
"Ti ha chiesto di me?"
"Ti ha chiesto di Bruno?" Chiesero insieme Ambra e Bruno. Lisa sbuffò.
"Sì, mi ha chiesto di Bruno. Lo sapresti se non fossi stata così impegnata a lanciarti in mezzo ad una rissa!" Lisa si ficcò un boccone di insalata in bocca, masticandolo rumorosamente, come per farle capire di essere infastidita. Ambra alzò gli occhi al cielo.
"Ti sei lanciata in mezzo ad una rissa?" Bruno sembrava ancor più sorpreso di prima. Ambra agitò una mano in aria, chiedendogli indirettamente di lasciar perdere.
"Perché ho come l'impressione che in questo gruppo si stia perdendo la comunicazione?" Quella di Lisa non sembrava affatto una domanda, ma anche se lo fosse stata, nessuno dei suoi due amici sembrava propenso a risponderle.
"Ragazzi? Posso sedermi un attimo insieme a voi?" Silvia, la madre di Ambra, sorrise dolcemente, e quando tutti e tre annuirono, prese posto in una delle sedie libere. Aveva il grembiule verde del locale legato in vita, e i capelli raccolti dolcemente in una lunga coda di cavallo. Bruno si era sempre meravigliato di quanto fosse simile alla figlia. Se non l'avesse conosciuta da quando era solo un bambino, avrebbe di certo creduto fossero sorelle.
"Ambra, Bruno, volevo avvisarvi che da oggi pomeriggio ci sarà un barista in più." Silvia aveva un'espressione allegra in volto, ma era chiaro che fosse nervosa all'idea di un rifiuto da parte dei due, soprattutto da parte della figlia.
"Cosa? Un nuovo barista? Credevo che tu e papà aveste deciso di non prendere persone esterne alla famiglia per lavorare qui." Ambra guardò sua madre, incapace di credere alle parole appena udite.
"Lo so, tesoro, ma io non ce la faccio ad essere qui tutti i giorni. Tuo fratello ha bisogno di qualcuno che gli stia accanto, e non mi sembra giusto caricare così tanto il nonno. Io e tuo padre ne abbiamo già parlato, e pensiamo che la cosa migliore sia assumere qualcuno che prenda il mio posto, e forse anche una cameriera per il part-time." Spiegò. Bruno rimase in silenzio, mentre guardava di sfuggita Lisa, chiedendosi a cosa stesse pensando. Lei teneva una mano appoggiata alla gamba di Ambra, protettiva.
"Potrei sostituirti io. Potrei dare una mano a papà, e fare i doppi turni." Ambra scosse la testa cercando di convincere sua madre, che sospirò in risposta.
"Ambra, anche se tu lo facessi, ci sarebbe comunque bisogno di una mano. E poi te l'ho detto, io e tuo padre abbiamo già preso questa decisione." Silvia smise di sorridere.
"Potrei venire a lavorare io." Propose Lisa.
"Ne sarei felicissima, ci serve un'altra cameriera." Annuì Silvia.
"Ma verrebbe comunque un barista. Uno sconosciuto." Puntualizzò Ambra. Sua madre annuì.
"Sapevo che non l'avresti presa bene, ma ti giuro che ho fatto io stessa i colloqui, e che Nico è una persona squisita." Cercò di spiegare quest'ultima.
"Nico? Oh, bene. Quindi è già tutto deciso. Da quando lo sapete?" Ambra la fulminò con lo sguardo. Ci furono diversi istanti di silenzio, poi Silvia si decise a rispondere. "Dall'inizio dell'estate." Per un secondo sul tavolo calò il silenzio, poi Ambra si alzò, e se ne andò, rapida come se qualcuno le stesse correndo dietro. Sua madre provò a chiamarla, ma lei non si girò.
"Dalle un po' di tempo. Sai come è fatta." La consolò Lisa. "E comunque tienimi pure in conto per il posto da cameriera. Non hai bisogno di fare altri colloqui." Continuò.
"Sei sicura che per i tuoi genitori vada bene? Cosa farai con il babysitting di tuo cugino?" Silvia si massaggiò stancamente una tempia, mentalmente esausta. Doveva aver passato l'intero fine settimana a chiedersi come affrontare quel discorso con Ambra, Bruno ne aveva assoluta certezza.
Silvia era come una seconda mamma per lui, e capirla non era difficile.
"Tranquilla. Lascia che me ne occupi io." Lisa poteva essere immatura su molte cose, ma quando c'era in mezzo Ambra, riusciva a tirare fuori tutta la serietà di cui aveva bisogno. Qualche volta persino Bruno si meravigliava di quanto stretto fosse il loro legame. Lui in confronto, era solo un amico come tanti altri...
Non che loro se ne rendessero conto, o lo escludessero per cattiveria, ma era chiaro che Ambra e Lisa avessero un rapporto totalmente diverso. Erano due anime gemelle, o meglio, una sola anima divisa in due corpi.
"Sei un angelo, Lisa. E anche tu, Bruno. Siete come dei fratelli per Ambra, e siete come dei figli per me e Marco. Spero che voi ve ne rendiate conto." Silvia prese la mano di Bruno, e anche quella di Lisa, alternando lo sguardo dall'uno all'altra. Bruno sorrise. Valeva lo stesso per lui. Quella era la famiglia che aveva sempre sognato.
Come un segno del destino, il suo cellulare prese a squillare, e lui fu costretto a tornare alla realtà dei fatti. Aveva un appuntamento con sua madre, la sua vera madre, e non poteva farla aspettare.
"Non preoccuparti, Silvia. Vedrai che si risolverà tutto." Disse, prima di salutare entrambe le donne sedute al tavolo, e promettendo alla più giovane che l'avrebbe chiamata al più presto, lasciò il locale.

"Bruno!" Sua madre lo raggiunse nell'ingresso, non appena mise piede in casa, segno evidente che lo stesse aspettando, probabilmente da molto tempo.
La sera prima lo aveva avvertito che nel pomeriggio avrebbero avuto ospiti, ma lui aveva cercato di pensare il meno possibile a quella prospettiva. Avere ospiti a casa non aveva mai nulla di positivo, almeno non per lui.
"Ti avevo chiesto di tornare a casa prima, almeno oggi! Guarda come sei ridotto, sembri uno straccione!" Sua madre lo tirò leggermente per la maglietta a maniche corte dell'uniforme che indossava in quel momento: grondava di sudore e si era appiccicata fastidiosamente al suo corpo come una seconda pelle. Lui si morse un labbro.
"Stavo lavorando, mamma. E' normale che sia sudato." Cercò di sorridere.
"Va' a farti una doccia, per favore. Sara e Leonardo arriveranno a momenti." Bruno non poteva guardare se stesso in quel momento, ma era assolutamente certo che la sua faccia avesse preso una sfumatura ancor più cerea del solito. Sua madre dovette accorgersene, perché lo scosse leggermente per le spalle.
"Bruno, non devi firmare nessun contratto, e nessuno ti sta condannando al patibolo. Io e Monica vogliamo solo che tu e Sara vi conosciate meglio. Tutto qui. Prendila come un'opportunità." Gli disse, amorevole, ma lui non ci credette affatto.
"Certo, mamma." Bruno andò comunque a farsi la doccia, e si preparò diligentemente all'arrivo degli ospiti.

Dopo che Ambra e Bruno se ne furono andati, Lisa rimase al locale. Aveva promesso di dare una mano, e lo avrebbe fatto, a costo di mettersi contro i suoi stessi genitori. Sapeva che loro sarebbero stati contrari, eppure sperava che sapendo la motivazione, avrebbero chiuso un occhio. Infondo anche i suoi genitori ci tenevano particolarmente alla famiglia Giordano, e se avessero saputo che erano in difficoltà, avrebbero di certo approvato le intenzioni della figlia. Lei, almeno, ci sperava.
"Lisa, per favore puoi prendere il ghiaccio in magazzino?" Marco le sorrise caldamente, e lei annuì. Così come Ambra e Bruno, anche lei aveva passato la maggior parte del suo tempo lì dentro, e anche se non ci aveva mai lavorato ufficialmente, non era nuova alle mansioni di cameriera. Stette per raggiungere il retro, quando qualcuno attirò la sua attenzione. Un ragazzo correva nella loro direzione, con il viso contratto per la fatica e i capelli bagnati. Doveva essere appena uscito dall'acqua, e Lisa aveva la netta sensazione di conoscerlo.
"Scusate- Scusate il ritardo." Si chinò, appoggiando le mani sulle ginocchia, per riprendere fiato, sotto lo sguardo severo di Lisa e Marco, entrambi curiosi e allo stesso tempo seriamente colpiti.
"Sei Nico?" Chiese Marco. A Lisa venne voglia di ridere. Quella domanda significava che a prendere la decisione su di lui era stata solo Silvia, e la cosa era parecchio esilarante dal punto di vista della più giovane.
"Sì, sono io, Signore." Biascicò nuovamente il ragazzo. Lisa scosse la testa.
"Beh, se ti può consolare, il turno inizia alle tre e sono solo le due e un quarto." Lo prese in giro Marco, dandogli una pacca sulla schiena, ancora calata. "Ah, e chiamami Marco, per favore. Qui dentro siamo tutti piuttosto intimi, sarebbe strano chiamarmi Signore..." La faccia che fece Nico fu più che impagabile, e allo stesso tempo, fece rendere conto Lisa di chi aveva davanti.
Stette per urlargli contro qualcosa, ma Marco fu più veloce.
"Lisa, dato che stavi andando in magazzino, porta Nico con te e fagli vedere dove può darsi una sciacquata. Dagli anche una bottiglietta d'acqua, sembra si stia per sciogliere." Le disse, avviandosi verso i tavoli. Lisa annuì, voltandosi immediatamente e avviandosi verso il retro, come le era stato chiesto.
Forse si stava sbagliando? Probabilmente Lisa stava confondendo il volto di quel Nico con... con chi? Non sapeva nemmeno cosa le fosse venuto in mente.
"Credevo di aver accettato un lavoro da barista, non da velocista." Alla battuta, Lisa si bloccò, rendendosi conto di aver corso fino al magazzino. Prese, quindi, un respiro profondo e si voltò verso Nico. Adesso che lo guardava apertamente, si rendeva conto che era proprio chi lei credeva che fosse. I capelli neri erano abbastanza lunghi da essere legati in un codino, lasciando scoperta la rasatura ai lati della testa. Gli occhi, fino a quel momento coperti da un paio di grossi occhiali a specchio, erano scuri e puntati direttamente in quelli di Lisa, sorpresi.
"Aspetta, tu sei quella di ieri sera!" Urlò lui.
Adesso sì che non c'erano più dubbi, pensò Lisa.
Era decisamente il figo che aveva visto al locale la sera prima. L'amico del rissoso che Ambra aveva coperto, e per cui Lisa era cera avesse una cotta.
"E se anche fosse?" Non aveva alcun senso negare, ma a Lisa venne comunque voglia di non dargliela vinta.
"Oh beh, non mi aspettavo che ti avrei rivista. Insomma, quante possibilità c'erano di incontrarci di nuovo? Deve essere destino." La voce di Nico era maliziosa, ma non troppo fastidiosa, mentre lui si appoggiava con disinvoltura ad uno degli scaffali.
Lisa afferrò una bottiglietta d'acqua dal congelatore al suo fianco e gliela tirò con tutta la forza che aveva.
"Rinfrescati il cervello e non fare il cascamorto con me." Lo sgridò. Aveva pianificato che la bottiglietta gli si scagliasse dritta sulla fronte, ma lui la afferrò con una mano senza alcuno sforzo, facendo innervosire ancor di più Lisa, che prese il ghiaccio che Marco gli aveva precedentemente chiesto, e si apprestò ad andarsene.
"Lì c'è un lavandino. E tanto per la cronaca, sono fidanzata." Gli urlò, prima di uscire.
Fu certa di sentirlo ridere, prima di correre dietro al bancone.

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