Capitolo 3 - Don't -
Appresa la notizia che qualcuno lo stesse cercando al tavolo quattordici, Bruno uscì dal magazzino e sbirciò verso il bar, alla ricerca del ragazzo indicato da Ambra. Non ci volle molto per capire chi fosse. Prese un respiro profondo e si diresse verso di lui.
"Leonardo, non credevo fossi tu. Cosa ci fai qui?" Chiese non appena fu abbastanza vicino da essere sentito.
"Bruno, fratellino! Perché non ti siedi?" Il suo tono era ridicolmente amichevole, e a Bruno per poco non scappò una risata di scherno, per il modo in cui lo aveva appena chiamato.
"Sto lavorando. Non mi è permesso intrattenermi con i clienti." Disse, severo.
"Oh andiamo, voglio solo chiacchierare con te per cinque minuti, cosa c'è di male?" Insistette il più grande. Bruno strinse i denti, un po' per il fastidio, un po' per il timore. Sapeva che cosa voleva Leonardo, e lo stava evitando di proposito. Non era ancora pronto a prendere la decisione che lui sperava prendesse.
"Davvero, Leonardo. Non posso. Che ne dici se ne parliamo stasera, quando finisco il turno?" Sperava che quella proposta gli desse il tempo di elaborare le parole giuste per quel tipo di conversazione.
Leonardo parve rifletterci, ma dopo aver dato un'occhiata verso il bancone, dove Marco lo stava fissando con aria severa, decise di accettare la proposta di Bruno.
"D'accordo. Ci vediamo quando finisci." Rinunciò andandosene. Bruno si rilassò.
"Tutto bene, Bruno? Quel tipo ti stava dando fastidio?" Marco arrivò dietro di lui come un fulmine, appoggiandogli una mano sulla spalla, preoccupato. Bruno sorrise sincero, ringraziandolo per il suo interesse paterno.
"No, tranquillo. E' un amico di famiglia." Rispose, stringendosi nelle spalle. Infondo, quella era la verità: Leonardo era il figlio di una delle amiche di sua madre, lo aveva visto crescere insieme a lui...eppure allo stesso tempo si sentiva come se avesse detto la bugia più assurda della sua vita.
Il tempo passò in fretta, e sfortunatamente l'ora della chiusura arrivò prima che Bruno avesse avuto il tempo di pensare a come reagire a Leonardo. Si era ritrovato, infatti, a sperare, che il ragazzo avrebbe avuto di meglio da fare, e non si sarebbe quindi presentato.
Speranze del tutto vane. Quando Bruno si avviò verso il parcheggio, infatti, trovò Leonardo ad aspettarlo: aveva un piede appoggiato al tronco di un albero della pineta, e la camicia a maniche corte floreale che indossava, lasciava scoperti i minacciosi bicipiti delle braccia; lo sguardo rivolto verso il cellulare. Bruno deglutì a vuoto.
"Oh, sei qui. " Leonardo alzò gli occhi verso di lui, sorridendo.
"Credevi me la sarei data a gambe?" Bruno ridacchiò, fingendosi allegro.
"Sì, in effetti sì." E, in effetti, aveva ragione. Bruno ci aveva pensato, ma poi si era reso conto che scappare non avrebbe portato a nulla se non ad un problema in più. Sarebbe stato meglio affrontare di petto la situazione.
"Senti, Bruno. Sarò sincero con te." Cominciò Leonardo, diventando serio. "Sei come un fratello per me, e lo so che questa è una faccenda bella grossa, ma pensa a tutti i lati positivi..." Bruno si chiese se ce ne fossero davvero.
"Non credere che non lo sappia. E' solo che mi sembra tutto così strano. Voglio bene a tua sorella, le voglio un bene dell'anima, ma questo...?" Bruno non terminò la frase, lasciando che il senso nascosto aleggiasse nell'aria tra loro.
Leonardo si avvicinò a lui, mettendogli entrambe le mani sulle spalle.
"Non ti chiedo di farlo adesso. Ma riflettici sopra, per favore. Se non per te stesso, fallo per tua madre e tua sorella." Le sue parole erano intrise di un'empatia che Bruno non si aspettava. Rimase immobile, mentre Leonardo lo abbracciava. O almeno, era quello che stava per fare, ma non arrivò mai abbastanza vicino da riuscirci.
Uno spintone lo costrinse a fare diversi passi indietro. Nel suo viso, come in quello di Bruno, c'era solo sorpresa.
"Filippo?" Non appena Bruno si rese conto di chi si fosse intromesso tra lui e Leonardo, per poco non gli venne un infarto. "Che diavolo ci fai qui?" Gli chiese, prendendolo per un braccio, e allontanandolo da Leonardo. La sua mano a contatto con la pelle scoperta di lui, gli fece battere un po' più forte il cuore. Si convinse fosse per disgusto, piuttosto che per piacere, e lo lasciò subito dopo.
"Stavo andando dal resto dei ragazzi alla roulotte di Ambra." Rispose Filippo. Per quanto stesse tentando di mantenere la calma, non riusciva a staccare gli occhi di dosso da Leonardo, che intanto stava guardando la scena, cercando di capire che cosa stesse succedendo.
"Chi è quel tipo? E perché ti stava mettendo le mani addosso?" Questa volta il disprezzo e la rabbia furono palesi nella sua voce. Bruno fu tentato di prenderlo a schiaffi.
"E' un mio amico, e non mi stava mettendo le mani addosso, stava solo cercando di abbracciarmi. E tanto per la cronaca, questi non dovrebbero nemmeno essere affari tuoi. Hanno smesso di esserlo molto tempo fa." Lo spinse ancora più lontano, sperando che Leonardo non stesse facendo caso alla loro conversazione.
"Scusalo Leonardo. E' solo il fratello maggiore di una delle mie migliore amiche. Ha la mania di intromettersi in cose che non lo riguardano." Bruno si rivolse a Leonardo con uno sguardo di scuse, tenendo un braccio davanti a Filippo, come per evitare che quest'ultimo si lanciasse all'attacco.
"Beh, era arrivato comunque il momento di andarmene, quindi tranquillo." Si infilò le mani nelle tasche dei pantaloncini. "Pensa a quello che ci siamo detti." Disse ancora Leonardo. Aveva l'aria spaesata di chi non capisce che cosa stia succedendo, e preferisce non saperlo.
"Lo farò." Rispose Bruno, salutandolo frettolosamente. Sentiva Filippo dietro le sue spalle, ringhiare come un cane rabbioso.
Aspettò che Leonardo uscisse dal parcheggio e si scagliò contro di lui.
"Che diavolo di problemi hai?" Gli urlò contro.
"Io avrei dei problemi? Quello lì era così vicino che avrebbe potuto... " Filippo gesticolò animatamente, facendo sbuffare l'altro, irritato.
"Avrebbe potuto cosa? Leonardo non farebbe mai niente del genere. E poi mi sembra di avertelo già detto. Questi non sarebbero comunque affari tuoi. "
"Lo stai giustificando?" Ora che Bruno lo guardava meglio, Filippo sembrava non essere al meglio della salute. Aveva gli occhi chiari contornati da violacee macchie scure, e la pelle abbronzata, aveva assunto una pallida sfumatura giallastra. Persino i suoi capelli sembravano più sfibrati e arruffati dall'ultima volta che lo aveva visto.
Era dimagrito? Bruno era certo di non avergli mai visto il viso così squadrato e le clavicole così marcate sotto la maglietta larga.
"Non sto giustificando nessuno. Sto solo dicendo la verità. Te la sto dicendo anche se non meriti nemmeno di incrociare il mio sguardo." Avrebbe voluto essere più duro con lui, ma nella sua voce presero il sopravvento rammarico e tristezza.
"Pensi che non lo sappia? So di essere stato uno stronzo con te, e ne sto pagando il prezzo ogni giorno. Ogni fottuto giorno mi sveglio, e tu non ci sei. Credi che ne sia felice?" Filippo si avvicinò a Bruno. Erano tanto vicini che se anche uno solo di loro si fosse sbilanciato, avrebbero potuto toccarsi.
"Dovresti esserlo. Questo non era il tuo obbiettivo fin dall'inizio? Sedurmi, farmi cadere nella tua trappola e poi lasciarmi?" Persino mentre lo diceva in quel momento, dopo mesi dall'accaduto, Bruno si sentiva il sangue gelare nelle vene.
Come poteva fidarsi di lui dopo quello che aveva fatto? Quello che credeva di aver condiviso con Filippo, era solo frutto di una stupida scommessa. Filippo aveva scommesso con i suoi amici che prima dell'estate sarebbe riuscito a conquistare Bruno e portarselo a letto, così da scoprire se fosse gay o meno; e ci era riuscito. Come se questo non fosse stato abbastanza grave, aveva continuato a stare con Bruno per i due mesi successivi, nascondendogli tutto.
"Sai come mi sono sentito quando ho scoperto che lo sapevano tutti tranne me? Sai come mi sono sentito quando ho capito che l'unica persona della quale mi ero fidato tanto da essere me stesso, era soltanto una finzione? Non ho mai detto a nessuno di essere gay, non lo sa nemmeno la mia famiglia. Lo sanno solo le mie migliori amiche, e tu? Tu non hai esitato neppure per un'istante a mettermi in questa situazione." Bruno aveva la sensazione che si sarebbe messo a piangere. Filippo gli prese le mani, stringendole tra le sue.
"Lo so. Credimi, Bruno, lo so. E mi dispiace." Lo supplicò. "Dimmi cosa posso fare per farmi perdonare. Farò qualsiasi cosa mi chiederai." Aveva l'aria di chi si sarebbe prostrato a terra, pur di ottenere quello che bramava tanto ardentemente. Bruno ricambiò la stretta, perdendosi per qualche istante, nella sicurezza che quest'ultima gli dava.
"Vuoi fare qualcosa per me?" Chiese a voce bassa. Filippo annuì, speranzoso. "Torna a casa." Bruno cercò di sorridere nel modo più dolce possibile, mentre pronunciava quelle parole; e probabilmente fu quello stesso doloroso sorriso che fece piombare Filippo nello sconforto. Bruno riusciva a vedere le lacrime silenziose bagnare il suo volto.
La tentazione di toglierle con le sue mani era tanto forte che dovette separarsi da lui, prima di fare qualcosa di cui si sarebbe pentito. Si allontanò in fretta. Quelle parole da lui stesso pronunciate, gli bruciavano ancora sulle labbra, facendolo soffrire.
Era certo che Filippo si stesse sentendo allo stesso modo. Era stato troppo rude? Si chiese.
Forse si sarebbe potuto risparmiare l'ultima richiesta. Filippo aveva fatto un torto a lui, non alla comitiva. Era stato egoistico da parte sua allontanarlo anche dagli altri.
"Bruno! Finalmente sei arrivato!" Non si era nemmeno reso conto di essersi diretto alla roulotte di Ambra, fino a quando lei e Lisa non lo raggiunsero fuori dal gazebo.
"Ehi, scusate il ritardo, mi sono fermato a parlare con un amico." Disse Bruno, ma non scese nei particolari, dato che, dando un'occhiata all'interno, vide che c'erano anche gli altri loro amici, tra cui Clara, la sorella di Filippo.
"Oh, va bene." Ambra diede una gomitata a Lisa, come a farle capire che non dovevano fare domande, poi prese Bruno per la mano e lo trascinò con sé, verso il tavolo e le brandine, dove tutti gli altri erano seduti.
"Bene, ora che siamo tutti qui. Che ne dite di andare a prenderci una pizza?" Chiese Lisa, andandosi a sedere in braccio a Derek, che automaticamente le cinse dolcemente la vita con un braccio. Bruno alzò gli occhi al cielo e si mise in mezzo ad Ambra ed Ethan, suscitando un po' di sconforto in quest'ultimo, che si aggiustò sulla brandina, con un sospiro.
"Credevo che almeno per stasera ce ne saremmo stati qui buoni e tranquilli." Si lamentò Emma, arricciando le labbra tinte di lucidalabbra. Bruno non poté fare a meno di annuire.
"In effetti stiamo uscendo tutte le sere. Potremmo prenderci un sabato di pausa." Si accodò Matias.
"Un sabato di pausa? Da quando in questa comitiva ci si prende un sabato di pausa? Cosa siamo? Ultra-sessantenni?" Lisa non sembrava voler demordere, e ovviamente insieme a lei anche Ambra, che spronava Lisa come una cheerleader impazzita.
"Stiamo proponendo di rimanere qui, mica di andarcene tutti a dormire all'ora di cena." Disse nuovamente Matias, sbuffando. Accanto a lui, Clara non sembrava particolarmente presa dalla discussione. Al contrario, stava guardando lo schermo del suo cellulare, come in attesa di qualcosa. Bruno non dovette essere il solo a notarlo, anche Ambra sembrava averla vista.
"Mettiamola ai voti. Clara, tu cosa ne pensi?" Chiese, infatti. La ragazza, però, non la sentì.
"Clara?" Chiese nuovamente Ambra. Quest'ultima alzò la testa, distrattamente.
"Co-cosa?" Balbettò arrossendo.
"Vuoi uscire o vuoi rimanere qui al campeggio?" Specificò Matias, riassumendo tutto in una domanda.
"Oh, in realtà credo che tornerò al mio bungalow. Filippo non si sente granché bene, ultimamente, quindi preferisco stare con lui." Confessò, e per un secondo Bruno fu certo che il suo sguardo balenò verso di lui, che fulmineo abbassò la testa. Era già caduto sotto l'effetto del dolore di Filippo, se adesso avesse scrutato lo stesso sentimento negli occhi di Clara, non era certo che sarebbe riuscito a fare finta di nulla.
"Non ce n'è bisogno. Vengo anche io." Così come l'aveva abbassata, Bruno rialzò la testa di scatto, nell'attimo esatto in cui quella voce raggiunse le sue orecchie, e il suo cuore accelerava ancora, conscio della sua presenza. Era Filippo, che evidentemente aveva mentito sul fatto di voler fare qualsiasi cosa per Bruno. I suoi occhi erano ancora irritati per le lacrime, ma adesso un sorriso li metteva in secondo piano, facendolo sembrare addirittura allegro. Ovviamente non per Bruno, che riusciva a leggere in ogni suo più piccolo movimento, un po' di sofferenza.
"Guarda chi è tornato a degnarci della sua presenza!" Urlò Matias.
"Chi non muore si rivede!" Fece Emma.
"Amico, mi sei mancato!" Lo abbracciò Elio.
"Credevo avessi cambiato idea..." Sussurrò Clara.
Le ovazioni e battutine continuarono, quasi come se Filippo fosse un eroe di guerra appena venuto fuori da una vittoria sensazionale.
Solo Bruno, Ambra e Lisa, non parteciparono con lo stesso entusiasmo. Al contrario, si stavano scambiando occhiate fugaci, indecise sul da farsi.
"Non ti si vede in giro da secoli! Capisco che qui sei il più vecchio, ma ogni tanto dovresti degnarci della tua presenza!" Edoardo, che fino a quel momento se ne era stato in silenzio in un angolo, si catapultò su Filippo, salutandolo con trasporto.
"Scusa amico, sono stato parecchio impegnato." Rispose quello, grattandosi la nuca, in imbarazzo. Come la sorella, il suo sguardo si appoggiò per qualche secondo su Bruno, che questa volta ricambiò. Nessuno parve farci caso. Erano tutti troppo impegnati a parlottare tra di loro di diversi argomenti. Clara, Elio ed Edoardo si erano attorniati intorno a Filippo, aggiornandosi sulle ultime vicende. Emma li guardava in disparte, ma comunque partecipe. Lisa e Derek si alzarono, e si fecero più vicini a dove erano Bruno, Ethan e Ambra.
Derek ed Ethan, erano gli unici due della comitiva a non essere amici di infanzia. Loro erano quelli che a Lisa piaceva definire 'acquisti della stagione', ovvero gli amici di passaggio - ospiti del campeggio, che si susseguivano ogni estate, sempre diversi -.
"Bruno?" Ambra strinse un polso all'amico, chiedendogli implicitamente se fosse tutto apposto. Lui annuì.
"E' un vostro amico?" Ethan si affacciò verso di loro, indicando Filippo, curioso. Il suo accento americano era davvero buffo, pensò Bruno.
"Sì, ma era da un po' che non uscivamo tutti insieme." Gli spiegò Lisa, evasivo. Lui e Derek annuirono all'unisono.
"Voi dovete essere Derek e Ethan, Clara mi ha raccontato di voi." Filippo si avvicinò, stringendo le mani di entrambi, e approfittando della posizione per lanciare diverse occhiate a Bruno.
"Certo, siamo tutti felicissimi di fare la tua conoscenza e di averti qui, grand'uomo." Sputò a bassa voce. "Esco a prendere una boccata d'aria. Sotto questo gazebo comincia a fare troppo caldo." Continuò Bruno, alzandosi, e dando una spallata a Filippo, uscendo dal gazebo a passo di carica.
Una volta fuori si accese una sigaretta e rimase ad aspettare.
"Sei arrabbiato con me?" Chissà perché ma Bruno non fu sorpreso di vedere Filippo al suo fianco.
"Non sarebbe una novità." Rispose risoluto.
"Esatto. Non lo è. Senti, mettiamo da parte per un attimo noi stessi e..."
"Non c'è nessun NOI." Ci tenne a precisare Bruno.
"D'accordo, allora mettiamo da parte quello che ho fatto Io a Te, e andiamo avanti pacificamente. Okay?" Bruno non rispose. "Non ti chiedo di perdonarmi, Bruno. A questo punto ho capito che non sei disposto a farlo, ma almeno non privarmi di passare del tempo con gli altri. Non voglio che paghino per il mio errore, soprattutto mia sorella." Bruno aveva la sensazione che il suo discorso fosse sincero, ma non avrebbe lasciato per nulla la mondo che Filippo si rendesse conto che lui fosse d'accordo.
"Vuoi passare del tempo con loro? Nessun problema. Me ne vado io." Bruno non voleva andarsene, ma cos'altro avrebbe potuto fare? Spense la sigaretta sotto la scarpa e fece un passo verso il parcheggio.
"Bruno!" La mano di Filippo si strinse al suo polso, costringendolo a fermarsi.
"Ti prego, rimani" La sua voce ridotta ad un sussurro.
Bruno chiuse gli occhi e inspirò profondamente. Filippo lo abbracciò da dietro. Le sue braccia a stringere la vita di Bruno, la testa incastonata sulla sua spalla, il respiro che si infrangeva sul suo collo.
Bruno riusciva a sentire il suo profumo invadergli le narici, quello stesso profumo che lo aveva fatto stare bene per così tanto tempo, e che ora riusciva solo a fargli venire voglia di piangere.
"Rimani." Disse ancora, Filippo. Bruno ci pensò. Pensò a come sarebbe andata se si fosse lasciato andare di nuovo, pensò a come sarebbe stata la sua vita se lui e Filippo fossero tornati insieme. Vide la sua sua stessa felicità, la spensieratezza di vivere con la persona che si ama.
Poi, però, vide anche la tristezza negli occhi degli altri: in quelli scuri di sua madre...
"Mi dispiace, non posso, Filippo. Dì agli altri che sono andato a casa." E alla fine prese la sua decisione. Con il cuore che palpitava nel petto, e le lacrime che si asciugavano al calore della brezza estiva, si divincolò dalle forti e tenere braccia di Filippo, e si allontanò senza voltarsi indietro.
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