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Capitolo 2 - Forever we are young -



Mentre Ambra usciva dal magazzino per sostituire l'amico nella pausa concessagli, Bruno e Lisa si ritrovarono a discutere.
"Perché continui a lavorare qui al Florida, se ti stanca così tanto?" Gli stava chiedendo Lisa, mentre lui addentava un ghiacciolo.
"I Giordano sono come la mia seconda famiglia, lo sai... stare qui con loro mi piace. E poi mia madre ha bisogno di soldi, non di un figlio di ventidue anni che non fa nulla dalla mattina alla sera." Gli spiegò, lui, tranquillo.
Non era una novità che Bruno e sua sorella, Serena, vivessero insieme alla madre da quando il padre era morto, circa sei anni prima. Bruno si era caricato di molte responsabilità da allora, e aveva fatto la spola tra diversi lavori, persino da minorenne, soltanto per portare qualche spicciolo a casa. Per questo, quando Marco gli aveva offerto un posto fisso al suo bar, lui non aveva potuto rifiutare.
Lisa si ritrovò, quindi, ad annuire in silenzio, comprensiva. Non che che stesse vivendo una situazione simile: i suoi genitori non le avevano mai fatto mancare niente, ed anche se aveva la stessa età di Bruno, a lei non era mai passata per la testa l'idea di dover lavorare per tenere a galla la situazione finanziaria della sua famiglia.
L'unico motivo che l'aveva spinta a trovarsi un impiego, era la sola ed egoistica idea di volere un po' più di indipendenza economica. Così si era ritrovata a fare da baby-sitter a suo cugino di tre anni, e doveva ammettere, che lavorare in famiglia, aveva i suoi pro ed i suoi contro. Comunque quell'occupazione era la sola che i suoi genitori le avessero permesso di avere, quindi non poteva lamentarsi.
A quanto pareva, infatti, non avevano alcuna intenzione di lasciarle fare lavori che non rientrassero nell'ambiente della moda o del cinema, ma quando lei aveva espresso il suo malcontento per la questione, avevano dovuto accontentarla.
La necessità di una persona che si prendesse cura di suo cugino, era arrivata come una lieta novella, e dopo svariate discussioni, Lisa era riuscita ad accaparrarsi quel posto.
"E' così strano pensare a quando eravamo piccoli, adesso. Te lo ricordi?" Lisa aveva assunto il suo tono nostalgico, catturando l'attenzione di Bruno. "Sognavamo di stare qui tutti insieme, io tu e Ambra, di prenderci questo locale e costruire la nostra impresa." Continuò. Bruno scoppiò a ridere.
"Volevamo che il Florida avesse dei razzi sotto al pavimento, così da poter fare il giro del mondo senza lasciare il lavoro." Esclamò, mentre la scena in cui loro tre, piccoli e felici, se ne stavano seduti sulla spiaggia, gli affollava la mente. Lisa annuì con vigore, sorridendo. Anche nella sua testa c'erano gli stessi ricordi. Era quello il bello di conoscere qualcuno da tutta la vita.
"E adesso eccoci qui: abbiamo ventidue anni e nessuno di noi sa più che cosa vuole." Lisa si strinse nelle spalle, mentre l'ombra del suo sorriso le aleggiava spenta sul volto.
"Aspetta, mi stai dicendo che non sogni più di girare il mondo a bordo del Florida?" Bruno si mise una mano al petto, fingendosi sconvolto dalla rivelazione dell'altra.  "E cosa me ne faccio io di tutti i razzi che ho comprato su internet?" Continuò, portando avanti la scenetta.
Lisa scoppiò a ridere. Erano quelli i momenti in cui si rendeva conto che a discapito di tutto quello che era successo e sarebbe successo in futuro, Bruno e Ambra sarebbero stati per sempre  la sua unica e più importante costante.

Quando Ambra finì di servire i tavoli, e tornò in magazzino, quello che trovò fu una tenera scena dei suoi due migliori amici che ridevano tra loro. Non appena loro sentirono il rumore della porta, però, smisero, e le rivolsero uno strano sguardo meditabondo, al quale Ambra rispose aggrottando le sopracciglia, confusa.
"Stavate per caso parlando male di me?" Chiese fintamente contrariata.
Se c'era una cosa della quale aveva la certezza, era che Bruno e Lisa non le avrebbero mai parlato alle spalle, erano troppo legati per farsi un torto del genere. 
Lisa guardò Bruno, che sbarrò gli occhi chiari come un cerbiatto e agitò furiosamente le braccia in aria, creando una specie di strano e goffo mulino a vento.
"Lisa, Ambra ci ha scoperti! Codice due: fuga!" Urlò, scappando fuori. Le due ragazze scoppiarono a ridere.
"Ventidue anni e non sentirli." Lo prese in giro Ambra.
"Dovrebbe usare quell'allegria per i clienti." Rincarò la dose Lisa.
Bruno si affacciò dalla porta, tornando su i suoi passi.
"Guardate che vi sento." Le sgridò bonariamente.
"Infatti, dovevi sentirci." Gli urlò di rimando Ambra. "Ah, a proposito, c'è un ragazzo al tavolo quattordici che chiede di te." Continuò ricordandosi del motivo per il quale era tornata in magazzino. Bruno si fece serio, perdendo del tutto la spontaneità che aveva avuto fino a quel momento, e sbuffando annuì.
"Chi lo cerca? Lo conosci? E' di qui? E cosa vuole da Bruno?" Lisa cominciò a sparare domande a raffica non appena il suo migliore amico si chiuse la porta alle spalle, lasciandole sole. Ambra si strinse nelle spalle.
"Non ho la più pallida idea di chi sia, e non so cosa voglia. Non mi è sembrato avesse cattive intenzioni, però. Era da solo, e aveva davanti un caffè freddo e un pezzo di torta gelato. Insomma, non proprio il menù di un tipo losco..." Si ritrovò ad analizzare Ambra. Sarebbe stato inutile per lei negare, che era curiosa di sapere chi fosse quel tipo e perché conoscesse Bruno. Se l'era chiesto, mentre lo aveva squadrato dalla testa ai piedi, iperprotettiva come al suo solito. Lui aveva una camicia floreale e un paio di pantaloncini sportivi beige, le infradito ai piedi e degli occhiali da sole incastrati tra i capelli biondi. Ambra gli aveva dato al massimo venticinque anni, e dall'orologio d'oro che aveva al polso, e dalla catenina dello stesso materiale, che portava al collo, aveva dedotto che fosse anche abbastanza ricco. Anche gli occhiali da sole le erano sembrati costosi, seppur non fosse riuscita a leggere la marca sulla lente.
"A proposito di tipi loschi. C'erano tre ragazzi lì fuori davvero indecenti. Probabilmente avrebbero preferito che fossi una stripper, piuttosto che una cameriera." Ambra cambiò argomento, conscia che non appena fosse finito il suo turno, Bruno avrebbe raccontato ad entrambe tutto quello che loro gli avrebbero chiesto.
"Certe persone non sanno proprio che cosa sia l'educazione. Credono che pagando possano fare quello che vogliono senza aspettarsi conseguenze." Disse lei, capendola al volo. Spesso capitava che ci fossero persone del genere al locale, e Lisa era abituata alle lamentele di Ambra a riguardo. Allo stesso modo, anche Ambra si rese conto che era inutile parlarne, così appese il suo grembiule al proprio posto ed esortò l'amica ad andare via. 
Il campeggio era immerso nel silenzio, spezzato soltanto dal chiacchiericcio rumoroso delle cicale, e l'infrangersi delle onde, che riecheggiava tra le roulotte e le tende, anche se la spiaggia distava da lì diverse decine di metri. Lisa camminava al fianco di Ambra, con la testa ancora china sul suo cellulare, quasi ne dipendesse la sua stessa vita.
"Allora? Cos'è che ti tiene attaccata a quel coso, oggi?" Ambra prese subito la palla al balzo, per affrontare la conversazione. Lisa scosse la testa, ma mise ugualmente il telefono in tasca, per dedicarsi completamente alla sua migliore amica. Una delle regole alla base della loro amicizia, era che quando stavano insieme, i cellulari erano vietati, salvo casi eccezionali. Erano entrambe convinte che quegli aggeggi fossero solo una distrazione, e non avendone bisogno, avevano accettato di buon grado quella regola auto-imposta.
"E' Derek." Disse Lisa, come se con quella sola rivelazione, avesse potuto spiegare tutto.
"Derek? Credevo che tra te e lui le cose si fossero fermate a una notte e basta." Ambra sembrava scocciata, ma non troppo sorpresa dal soggetto dei pensieri della sua amica.
Lisa era sempre stata molto libertina riguardo le sue relazioni. Erano ormai anni che Ambra la vedeva passare l'estate con un ragazzo diverso ogni mese, ed era sempre la stessa storia: il turista di turno arrivava, lei se ne innamorava perdutamente, e non appena la macchina del presunto principe azzurro prendeva la via di casa, finita la vacanza, lei era già in fissa con il prossimo della lista. Derek era solo l'ennesimo di una lunga sequela di conquiste, e Ambra era certa che non sarebbe stato neppure l'ultimo.
"Lo credevo anche io, ma ormai non lo so più. Lui mi piace davvero, e poi starà qui per tutta l'estate. Perché non provare a stare con lui seriamente?" Lisa si strinse nelle spalle. Anche se voleva sembrare distaccata mentre lo diceva, Ambra sapeva che stava cercando di abbellire quella che era una bugia.
"Ti piace davvero? Sul serio? Non credo che sia giusto per te, e poi il fatto che lui torni in America tra due mesi non ti fa avere dei dubbi a riguardo?" Non voleva farle una ramanzina, eppure allo stesso tempo, Ambra si sentiva in dovere di farla provare a ragionare.
"Beh, sarebbe un'ottima scusa per andare in America." Rispose Lisa, seriamente, proprio quando arrivarono alla loro roulotte.
Il grande gazebo faceva da ingresso principale, sotto di esso c'erano un paio di brandine dall'aria usurata, un divano a tre posti -tanto grande da occupare un intero lato del gazebo- e un tavolo con delle sedie. Era lì che Ambra e Lisa passavano la maggior parte del proprio tempo, e anche dove di solito ospitavano la loro comitiva di amici. Un po' perché l'interno del caravan era troppo piccolo, un po' perché l'atmosfera che si respirava lì davanti era di gran lunga più piacevole.
"Sto morendo di fame." Si lamentò Lisa, entrando, e aprendo il frigo, cambiando frettolosamente argomento, dopo essersi lasciata scappare quella strana confessione. Ambra la seguì, ma non si lasciò abbindolare dalla sua tattica di distrazione, così, una volta buttata la borsa sul letto - l'unica cosa che arredava la roulotte oltre al frigo e all'armadio- ci si sedette sopra e fissò intensamente l'amica.
"Se credi che Derek sia il tuo foglio di via per andare in America, mi vedo sul serio costretta a tirare i freni della tua fantasia, Lisa. Non puoi stare con lui solo per questo motivo. Ti rendi conto che sarebbe come usarlo per i tuoi soli scopi? Vuoi giocare con i suoi sentimenti o qualcosa del genere?" I propositi di Ambra di rimanere calma, svanirono in un istante, sostituiti da una pungente e impellente voglia di negare alla sua migliore amica la possibilità di fare lo sbaglio più grande della sua vita. Sapeva che uno dei suoi sogni era quello di andare a studiare all'estero, ma da lì a sfruttare un ragazzo per ottenere quello che voleva... Ambra non riusciva a credere che ne valesse sul serio la pena. Considerava Lisa abbastanza intelligente da arrivarci da sola.
"E se mi piacesse sul serio?" Fu la risposta timida di lei, che si sedette accanto ad Ambra sul letto, tenendo la testa bassa, rivolta verso il pavimento. Ambra fu colpita da un moto di compassione.
"Credo comunque che tu debba prendere le cose con calma. Insomma, l'estate è ancora lunga. Hai tutto il tempo di capire se è quello giusto o meno. Ma sappi che qualsiasi cosa accada, l'America è li che aspetta. Possiamo prendere un aereo e andarci quando vuoi. Non hai bisogno di un ragazzo per realizzare il tuo sogno." Ambra le prese la mano, mentre l'altra annuiva, sincera.
"Sì, probabilmente hai ragione." Mormorò.
"Ma adesso quello che mi preoccupa è..." Continuò. Ambra si chiese quale altra bomba stesse per sganciare. "... sto davvero morendo di fame."
La rivelazione fece scoppiare a ridere l'amica, che si tranquillizzò immediatamente, mentre l'atmosfera veniva stemperata dal nuovo e banale argomento.
"Hai appena finito di svaligiare il frigo del locale, ancora non ti basta?" Chiese, allora, retoricamente. Conosceva bene la risposta, ed era 'no, non le bastava affatto'.
Lisa passava la maggior parte del suo tempo a riempire il suo stomaco, e non ne era mai stanca. Non che Ambra potesse giudicarla, dato che la seguiva a ruota da quel punto di vista. Il cibo era una delle felicità della loro vita -come loro lo amavano definire-, ed era anche uno degli anelli che le teneva legate l'una all'altra; non lo si poteva rinnegare in alcun modo.
"Abbiamo finito anche la scorta di cioccolata e bibite!" Il tono di Lisa sembrava ancora più allarmato, dopo essersene resa conto.
"Abbiamo finito la scorta? Ma se abbiamo fatto la spesa solo due giorni fa!" Ambra era sconvolta. Quello sì che era un problema, per loro. Se avessero continuato a spendere così tanti soldi per i viveri, probabilmente sarebbero dovute tornare a casa dei loro genitori prima del previsto.

Passarono diversi attimi, e lo sconforto che Lisa aveva negli occhi, divenne pian piano meno evidente, fino a quando un sorriso sghembo non lo sostituì del tutto. Ambra piegò la testa di lato, assumendo una classica posa dubbiosa, chiedendosi che cosa le fosse venuto in mente. Aveva la netta sensazione che nulla di buono sarebbe scaturito dallo sguardo minaccioso di Lisa.
"Potrei avere un'idea." Disse, infatti, l'altra, diventando, se possibile, ancor più inquietante.
"Se la tua idea è quella di farti offrire del cibo dai nostri vicini, scordatelo." Disse subito Ambra.
Lisa si rabbuiò.
"Potrei non avere più un'idea." Ambra rise ancora una volta.

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