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Sonia

In campo sentimentale la mia vita è sempre stata all'opposto. Sonia era una ragazza splendida, una freschezza e un'allegria contagiosa, la assunsi nel 1992. A due anni dall'apertura dell'azienda avevo necessariamente bisogno di una segretaria, le cose filavano alla grande ed io non ci stavo più dentro. Ero a pranzo con un possibile cliente al "Cin Cin" bar, al tavolino di fianco al nostro si sedette un gruppo di quattro amici, tra cui Sonia. La mia attenzione, a un certo punto, fu totalmente catalizzata su di lei, non solo per la sua particolare bellezza esotica, ma anche per il modo in cui stava tenendo banco a una discussione che sembrava essere l'organizzazione di un qualche evento.

Dava indicazioni di ogni sorta, redarguiva l'amico seduto di fianco ricordandogli gli impegni settimanali che avevano già preso e spiegando perché non poteva in alcun modo occuparsi di questo e di quello... insomma sembrava il guru dell'organizzazione!

Il mio possibile cliente si rese conto che non lo stavo minimamente ascoltando e si voltò per cercare di capirne il motivo, quando si rivolse nuovamente verso di me disse " lei è un giovanotto che se ne intende..." con un tocco d'ironia mista a malizia che, però, non m'infastidì più di tanto.

Nelle settimane successive tornai quotidianamente a quel bar, ma non riuscii più a rivederla, quando ormai ero convinto che quello fosse un incontro fortuito e che sicuramente lei non era frequentatrice di quel bar,

capitò una di quelle cose che difficilmente ti spieghi nella vita. Una coincidenza casuale che di colpo ti fa cambiare la direzione che stavi seguendo. Quell'evento così improvviso che non t'aspetti ma che ti cambia ogni cosa. Stavo passeggiando pensieroso per Via Larga, mentre mi recavo alla fermata della metropolitana di Piazza Missori, quando distrattamente urtai qualche cosa... qualcuno. Io non ero certo un ragazzo esile, al contrario il mio metro e novanta d'altezza era equamente distribuito in una massa muscolare ben definita e tonica meritatamente guadagnata da ore e ore di palestra. Mi resi subito conto di aver fatto cadere rovinosamente la malcapitata quindi, mortificato, porsi immediatamente la mano e cominciai a balbettare le mie scuse alla ragazza che, nel giro di pochi istanti, riconobbi essere la stessa del bar.

Avevo già assunto una specie di segretaria che, tutto sommato, era anche brava, ma quando urtai Sonia, una volta aiutata a rialzarsi le dissi "Signorina mi scusi per l'accaduto, poso offrirle un caffè per discolparmi e per offrirle un posto di lavoro?" Lei mi prese per pazzo, ma la sua infinita educazione e il suo grande ottimismo le fecero accettare il mio invito.

Ci recammo al Peter Bar, ci accomodammo su di un tavolino e ordinammo i nostri caffè. Le raccontai di averla vista mesi prima a pranzo con dei suoi amici e che rimasi colpito dalla sua grande capacità organizzativa. Ovviamente lei mi ascoltava con aria interrogativa e anche un po' perplessa. In ogni caso le dissi che avevo assolutamente necessità di una segretaria e che mi avrebbe fatto piacere poterle far fare una prova finalizzata all'assunzione. Lei accettò anche questo mio invito e la settimana dopo, di lunedì mattina all'orario concordato, si presentò puntualissima.

Ricordo quel giorno come fosse ieri, era avvolta in un grazioso taileur grigio perla che le segnava il punto vita strettissimo, la gonna appena sopra le ginocchia, un velo di trucco per dare ancor più luce ai suoi splendidi occhi verdi. Elegantissima e molto fine, mi saluto garbatamente ed io la invitai a seguirmi. Le feci fare un piccolo giro turistico delle stanze operative notando, divertito, lo sguardo incuriosito delle ragazze e quello un po' più allupato dei ragazzi. Infine la feci accomodare in quello che sarebbe dovuto essere il suo ufficio, ubicato di fianco al mio e separato dallo stesso da una vetrata dotata di veneziana bianca. Le diedi alcune direttive e dissi a Giorgia, l'altra segretaria, di spiegarle il lavoro e darle una mano.

Manco a dirlo, Sonia fu assunta da me medesimo il giorno stesso, poiché aveva brillantemente atteso le mie aspettative se non addirittura superate e poi adoravo osservarla dalle fessure della veneziana quando si ritoccava il trucco.

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