Fumo e fornitori
La mattina del mercoledì mi sveglia senza aver puntato la sveglia, non era necessario per ciò che dovevo fare. Il cinguettio allegro degli uccelli e il raggio del sole del mattino penetrarono dalla finestra semiaperta della mia stanza da letto, quella fu la mia dolce sveglia. Mi alzai dal letto, mi avvicinai alla finestra e, prima di chiuderla, presi un bel respiro come a voler incamerare quanta più aria potessi nei polmoni prima di accendermi la sigaretta.. Avevo cominciato a fumare molto presto, verso i 13/14 anni. Tutto era cominciato per gioco con alcuni compagni di classe. Si faceva a gara a chi riuscisse a fare più tiri senza vomitare e senza avere senso di vertigine e nausea. Chi per primo fosse riuscito a fumare un'intera sigaretta senza sintomi apparenti, sarebbe stato il migliore della compagnia. Il primo non fui io ma Schizzo. Buffo non ricordo il suo vero nome, eravamo talmente abituati a chiamarlo Schizzo che il nome proprio non mi sovviene. Schizzo era un ripetente, la sua famiglia, se così si poteva chiamare, era una delle peggiori del quartiere: il padre era finito in carcere poco dopo la sua nascita, per omicidio, il fratello più grande, di cui Schizzo aveva il terrore, aveva raggiunto il padre da circa un paio di anni per rapina a mano armata, mentre la madre tra una bottiglia e l'altra cercava di occuparsi come poteva dei restanti tre figli. Schizzo aveva il classico sguardo del ragazzino sveglio, di quello che non puoi fregare perché la sa già lunga.
Aveva un'intelligenza fuori dalla norma, ma lo studio non era una sua priorità. Spesso in classe non ci veniva neanche e quando c'era, combinava sempre guai, ma noi compagni eravamo affascinati dal suo genio ribelle. Lo vedevamo come un grande! M'insegnò un sacco di trucchetti per fregare, m'insegnò a fumare... Io gli volevo bene e credo che anche lui me ne volesse. Finite le medie lo persi di vista e non seppi più nulla di lui. Comunque da allora cominciai a fumare e devo dire che raramente mi è passata in questi anni l'idea di voler smettere.
Anche quando i miei impiegati mi regalarono il famoso libro "è facile smettere di fumare", nonostante lo lessi tutto in un paio di sere, pensai che non mi dicesse nulla di più di ciò che già non sapevo, quindi chiusi l'ultima pagina e mi accesi la sigaretta come se niente fosse. Dopo essermi sistemato e aver bevuto il caffè uscii da casa e feci il giro dei miei fornitori, non tutti, solo quelli che ancora aspettavano soldi da me. Lasciai per ultimo il rivenditore hardware, che fra l'altro era un amico di vecchia data. Entrai nel suo magazzino e lo raggiunsi nel suo ufficio. Quando mi vide, mi corse incontro e mi abbracciò. Non riesco a capire alle volte le persone, gli dovevo un sacco di soldi, per colpa mia rischiava di non poter pagare i sui dipendenti, eppure mi abbracciò come fossi suo fratello che non vedeva da anni.
Mi chiese come andavano le cose e gli risposi che finalmente tutto stava girando per il verso giusto, finalmente avevo trovato la strada del successo. Lui fu felice di sentire quelle parole tanto che mi disse di non cambiare fornitore, che per me, lui, era sempre disponibile.
Gli feci un gran sorriso di ringraziamento, il cuore mi si stringeva dalla commozione, tirai fuori dalla tasca interna della giacca una busta e gliela porsi "Questo è quello che ti devo più una piccola aggiunta per averti fatto aspettare tanto" Lui mi guardò attonito, aprì la busta e mi diede del matto "Sono troppi, non posso accettarli!" Non erano troppi, erano il giusto per tutto il disturbo che gli avevo arrecato fino a quel giorno, per i problemi che gli avevo dato. Mi alzai, gli strinsi la mano, e me ne andai con lui che non la finiva di ringraziarmi.
Anche questa giornata si era conclusa nel migliore dei modi.
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