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Capitolo 1


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L'estate, ormai, sta finendo e, al contrario di quel speravamo io ed Erin, i lavori al locale sono iniziati da poco, la trattativa per acquistarlo è stata più lunga del previsto. Quando l'abbiamo conclusa mancavano due giorni all'inizio delle ferie di Faith quindi, siamo rimaste d'accordo che, dopo domani, quando sarebbe rientrata dalle vacanze, mi avrebbe chiamata.

In tutto questo, sono stata molto occupata, durante le trattative, andavo avanti ed indietro per non lasciare il lavoro al caffè così che, sia io e che Erin, potessimo avere qualche risparmio in più. Per la ricerca dell'appartamento dove vivere non c'è voluto molto tempo, Faith è stata così gentile da darmi il numero della padrona della casa dove abitava in affitto così, mi sono accordata per poter avere le chiavi questa mattina.

Per fortuna Erin è riuscita a prendersi un giorno libero e, insieme a mamma, dopo aver caricato tre macchine con tutta la mia roba ed alcune delle cose della mia migliore amica, ci siamo messe in viaggio. Era l'alba quando ci siamo messe in moto, per la gioia di mia madre, ed abbiamo passato tutta la mattina, e più di metà pomeriggio, a scaricare e sistemare quante più cose possibili.

Ovviamente è ancora tutto un gran caos, soprattutto perché avrei bisogno di diversi mobili visto che la casa è semi arredata, ma sono troppo stanca per pensarci o farmi problemi a riguardo. Domani andrò a prendere un letto ed un tavolo con un paio di sedie, giusto per avere il necessario per sgombrare la maggior parte delle cose.

Una cosa di cui non dovrò preoccuparmi, oltre alla cucina, è l'armadio, mamma si stava già disperando per i miei vestiti, cosa che io non stavo assolutamente facendo. Infatti, è andata via tutta contenta e soddisfatta solo perché si è potuta occupare, personalmente, di svuotare le mie valigie e sistemare tutto il vestiario.

Ne io ne Erin le abbiamo posto troppa attenzione nelle sue manovre, eravamo troppo occupate a fare avanti ed indietro con gli scatoloni, a dividere le cose mie, quelle per il locale e le prime scatole di Erin.

Siamo riuscite anche ad eliminare le scatole dove erano sistemate parte delle cose per la cucina, dico parte perché non potevo mica portarmi via tutto e lasciare Erin senza neanche una stoviglia a casa.

Può sembrare strano ma, dopo esserci trovate al liceo, siamo sempre rimaste insieme, abbiamo iniziato a convivere ai tempi del college, prima di tutto abbiamo condiviso la stanza del dormitorio nel campus poi, con la fine dell'università, il nostro appartamento.

Chiudo la porta di casa a chiave, spengo le luci e me ne vado a letto, non mi importa niente se non ho cenato ed è ancora presto, la giornata è stata lunga ed io sono assolutamente distrutta. Mi infilo sotto le coperte e ringrazio il cielo del fatto che mamma, anche se petulante da morire, si sia occupata di preparare il letto.

Con un certo sforzo, allungo la mano fuori dal letto prendendo il telefono, imposto la sveglia per domani alle sei e mezza e mando un SMS a mamma ringraziandola dopo aver messo il telefono in modalità notte.

Alle sei e mezza la sveglia inizia a suonare e, come sempre, la spengo alzandomi immediatamente dal letto. Non perdo tempo, vado in cucina a bere un po' d'acqua, mi lavo e mi vesto. Dalla mia borsa afferro la fascia da braccio per correre, inserisco le cuffie al telefono e lo aggancio alla fascia dove sistemo anche le chiavi dell'appartamento.

Esco di casa un quarto d'ora dopo essermi svegliata ed inizio a correre leggendo i nomi delle vie, cercando di memorizzarle per poter cominciare ad orientarmi senza bisogno del navigatore satellitare.

Con la musica sparata al massimo nelle orecchie, noto subito che, da queste parti, a differenza di dove abitavo fino a ieri, a quest'ora non c'è movimento, ho già fatto un chilometro ed ancora non ho incontrato nessuno.

Ad un certo punto mi sembra di riconoscere una strada e, dopo pochi metri, vedo spuntare l'edificio del comune, dove si trova l'ufficio del sindaco, è qui che io ed Erin abbiamo firmato per l'acquisto del locale.

Supero l'edificio sorridendo visto che ho riconosciuto davvero la strada in questione, ho sempre avuto un buon orientamento ed ogni volta che ne ho la conferma, mi viene da sorridere, è sciocco ma è sempre stato così.

Al quarto chilometro incrocio una signora che mi guarda leggermente stranita. Per educazione faccio un cenno di saluto in direzione della signora che si limita a guardarmi passare. Senza farci troppo caso continuo a correre. Dopotutto, questa è una piccola cittadina, si conosceranno più o meno tutti, io sono ancora un'estranea.

Ecco, questo un po' mi preoccupa, non sono mai stata molto brava nelle nuove amicizie, per me è abbastanza difficile, non riesco ad essere sciolta e disinvolta. Quando conosco nuove donne è già più facile, mi faccio un sacco di problemi per quel che dico e l'impressione che posso fare, mi faccio prendere abbastanza dall'ansia ma riesco a non darlo troppo a vedere.

Il problema reale, si presenta quando mi ritrovo davanti ad un maschio, è come se il mio cervello andasse completamente in black out e la mia timidezza prendesse completamente il sopravvento.

Potremmo dire, infatti, che negli anni ho accumulato diverse figuracce, gli anni di studio sono stati un vero inferno per questo mio aspetto, sono stata presa in giro così tante volte che, ormai, la prospettiva di conoscere nuove persone, maschi, è un vero e proprio incubo.

Erin è sempre stata con me, quindi ha mitigato molto questa mia grande timidezza, con gli anni la situazione è migliorata, soprattutto grazie al lavoro al bancone e quindi alla continua esposizione al pubblico ma, ancora oggi, ogni tanto, si capita ancora di bloccarmi, per fortuna non è più un problema così frequente.

Tolgo le cuffie dalle orecchie appena mi accorgo di essere affiancata da qualcuno, una ragazza che, come me, in tuta da ginnastica sta correndo e mi sorride.

<< Ciao! >>

<< Ciao >> il contrasto tra i nostri saluti è evidente, il suo è pieno di energia ed entusiasmo mentre, il mio, è appena udibile.

<< Non ti ho mai vista correre da queste parti eppure, da quel che posso vedere, non sei nuova alla corsa, hai forse cambiato il tuo solito percorso? >>

<< Ehm... No >> continuiamo a correre mentre parliamo, anche se, abbiamo rallentato un po' il passo << Sono appena arrivata, mi sono trasferita giusto ieri >>

<< Sei nuova? Allora è ufficiale, non sono più l'ultima arrivata >> esclama ridendo << Piacere di conoscerti, sono Brooke >>

<< Bhè... Sono Sophia >> allungo la mano nella sua direzione e, dopo averci pensato un secondo, aggiungo << È un piacere anche per me >>

<< Sei la prima donna che incontro durante la corsa mattutina, di solito le trovo tutte in palestra ma, la maggior parte, vanno giusto per trovarsi un fidanzato non per fare attività fisica >> commenta sbuffando.

<< Di sicuro tu non hai bisogno di cercare un ragazzo, avrai una fila impressionante >> affermo guardandola.

<< Non direi, sono più una di quelle donne che li fa scappare a gambe levate tra la mia personalità ed il carattere che mi ritrovo, gli uomini di solito preferiscono essermi amici >>

La fisso con un certo scetticismo, ha un bel viso, occhi verdi, ha una coda alta bruna ed ordinata, i boccoli sulle lunghezze sono un chiaro segno che ha i capelli un po' ricci. Di certo si tiene in forma con molta attività fisica, lo dimostra il top che indossa, è di quelli corti che lasciano la pancia scoperta, ed il pantaloncino nero attillato evidenzia ancora di più il fatto che ha le gambe lunghe.

Mi supera di diversi centimetri, almeno una quindicina direi. Insomma, è bella e slanciata, come potrebbe mai essere possibile che gli uomini preferirebbero esserle solo amici?

Sono così distratta che sento a mala pena quello che mi dice Brooke prima di andare, letteralmente, a sbattere contro qualcosa e ritrovarmi con il sedere per terra.

<< Ahia che male... >>

<< Stai bene Sophia? >>

<< Ti sei fatta male? Mi dispiace, aspetta che ti aiuto ad alzarti >>

Ed ecco che un primo allarme scatta nella mia mente, la voce di un uomo, una gran bella voce, quando alzo lo sguardo sul malcapitato a cui sono andata addosso è come se tutti gli allarmi dell'universo scattassero nella mia testa. Il panico e l'imbarazzo prendono il sopravvento e, il mio cervello va in completo black out, come mi succedeva alle scuole medie inizio ad aprire e chiudere la bocca senza dire assolutamente niente.

L'uomo davanti a me mi guarda un attimo senza capire ma, con grande educazione, non dice assolutamente niente, si limita ad afferrarmi e rimettermi in piedi.

<< Grazie per l'aiuto, direi che Sophia sta bene >> interviene Brooke al mio fianco mettendomi una mano sulla spalla.

<< Mi scuso di nuovo, la mia è una brutta abitudine quella di uscire di corsa dal portone del palazzo fissando lo schermo del cellulare, spero davvero che non ti sia fatta male >> è gentile, solo un po' rigido forse, ma chi sono io per criticarlo?

Visto che continuo a non riuscire a parlare mi limito a scuotere la testa cercando di fargli capire che non mi sono fatta nulla.

<< Si, sta bene, puoi stare tranquillo >> Brooke continua a rispondere al mio posto e la ringrazio mentalmente per la cosa.

<< Bene, ne sono contento >> mi sorride e, se prima il mio rossore poteva essere scambiato per la fatica della corsa, adesso certamente si sarà accorto che è per l'imbarazzo.

<< Lei è Sophia, io sono Brooke >>

<< Brooke? Ma certo, sei la collega di Oliver vero? >> chiede ponendo la sua attenzione alla mia nuova amica e dandomi la possibilità di cercare di darmi una calmata.

<< Esattamente. Tu invece sei... ? >>

<< Edward >>

<< Oh! Uno dei gemelli giusto? Oliver, Mason e Faith mi hanno parlato di voi >>

<< Già, abbiamo sentito diversi racconti anche noi su di te, dovresti venire ad una delle nostre partite, potrebbe essere interessante >>

<< Partite di cosa? >>

<< Football >>

<< Sul serio? Oh dio si! Fatemi avvisare da qualcuno quando giocate, verrò più che volentieri ma non starò a guardare, voglio giocare anch'io! >> Brooke sembra super entusiasta dell'eventualità di una partita, la guardo con un po' di sorpresa, da quel poco che so del Football non è proprio uno sport tranquillo. Ci si può fare davvero male.

<< Ma certo. Adesso scusatemi >> guarda l'orologio << Devo proprio scappare, ho molte cose da fare. È stato un piacere conoscervi >>

<< Buona giornata >> gli risponde subito Brooke con la solita carica.

Al contrario, io, mi limito ad alzare timidamente la mano e fargli un cenno che ricambia sorridendomi.

Appena Edward si allontana riesco a tirare un sospiro di sollievo.



Angolo autrice:

Buongiorno a tutte!

Mi scuso incredibilmente per averci messo una settimana a postare questa prima parte del primo capitolo, purtroppo ho avuto molto da fare e diversi inconvenienti. Quindi... Dopo questo primo capitolo, CHI È IL PROTAGONISTA DELLA FAMIGLIA REED?

Ne approfitto anche per comunicarvi che, d'ora in poi, tenderò a pubblicare due volte alla settimana, direi, più o meno, il martedì ed il venerdì.

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