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Kingdom!OneShot

Marvin's P.O.V.

La luce tenera del tramonto illuminava le pareti rosa carne della mia camera da letto, delle quali ancora oggi fingo di non sapere perchè sono così.

Oggi era stata una giornata stranamente tranquilla e senza impegni,almeno per me, a palazzo. Avevo passato tutta la mia giornata in pigiama tra il letto e la scrivania, non avevo neanche molti esercizi da fare, l'estate portava tanti vantaggi positivi sia a me che a lui. Lui.

Colui che aveva bussato in questo istante, al quale avevo dato il permesso di entrare con un sorriso sincero, e che avrebbe smesso di darmi del voi una volta quella porta, che confinava la mia stanza dal resto della villa, si sarebbe chiusa.

Un ragazzo dai diciannove anni ormai compiuti da tanto, in una divisa tipica da maggiordomo e con la maschera sempre accondiscendente e buona che i camerieri devono portare.

Mio insegnate di chitarra, materie scientifiche e letterarie, settimo maggiordomo di questa casata da tre anni e molto molto più intelligente e capace di me.

Ma nonostante ciò io ero il principe e lui il maggiordomo.

Eppure, o forse proprio per il mio rispetto e la mia ammirazione verso di lui, io mi sono subito affezionato a Salvatore Maietta, al ragazzo a cui avrei solo dovuto dare ordini.

Lui sostituì suo padre in questo lavoro molto giovane,grazie anche alle sue incredibili doti, ma sopratutto perchè l'uomo era molto malato e pur di salvarlo da altri anni in cui avrebbe dovuto aspettare la maggior età del figlio lavorando si è offerto di prendere il suo posto a sedici anni.

Io ero un innocente dodicenne che il secondo giorno scoppiò a piangere quando per l'ennesima volta quel così buono e giovane e capace ragazzo dava del voi al ragazzino così sbadato e dai voti così bassi quale ero.

Con il tempo ho imparato ad accettare i ranghi che questa vita mi impone, alle regole che devo rispettare e le responsabilità che ho. 

Tranne quando quella porta si chiude verso l'interno, e siamo solo noi, senza ranghi e rispetto.

Il ragazzo mi posò una camicia bianca accompagnata da un jilet blu e dei pantaloni del medesimo colore stirati e lavati perfettamente sul letto, "Marvin questi sono i vestiti per scendere fra venti minuti a cenare".

"Che c'è da mangiare?" chiesi avvicinandomi allo specchio mentre mi spogliavo. Io ero un ragazzo di statura bassa,dalle guance paffute e i capelli rossicci, però ogni tanto quando guardo il mio riflesso nello specchio invidio il corpicino magro che avevo quando ero più piccolo.

"Gamberi in tempura, filetto d'orata con patate al forno e, infine, sorbetto al limone" mi rispose mettendo in ordine i fogli e le matite sulla scrivania.

Salvatore ha amato solo due ragazze in questi anni che lo conosco, iniziai a pensare mentre sbottonavo un bottone dopo l'altro, tra di loro le due donne non hanno nessuna caratteristica comune apparte frequentare la chiesa maestosa poco vicina da qui.

Spesso mi chiedevo perchè lui avesse una così grande fede e continuità nella religione, quando avevo dodici anni credevo che pregasse di salvare il proprio padre ma oggi so che è qualcosa di più complesso e profondo di ciò. Un giorno vorrei proporgli di portarmi in chiesa, chissà se la nonna accetterebbe.

E io so anche che Salvatore ha un migliore amico, e tante altre persone a cui tiene che frequentano questo castello, della sua età o più grandi. Ricordo che due anni fa iniziai a piangere tra le sue braccia e ancora oggi non gli ho mai confessato perché quella sera d'inverno io stessi piangendo ininterrottamente, ma la gelosia ho scoperto che aveva questo effetto sulla mia sensibilità.

Oggi sono molto felice che non si limiti a essere un maggiordomo, ma ancora mi chiedo quale ruolo io ho nella sua vita, se quello di un semplice principe da servire o di un amico fidato.

"Avresti fatto più velocemente se ti fossi lasciato vestire da me" mi 'rimproverò' Salvatore allacciandomi il fiocchetto al collo, "Non ho più tredici anni, posso farlo da solo", risposi sorridendo generosamente.

"Beh,se vogliamo dirla tutta io ho imparato a vestirmi da solo già quando avevo sei anni" aggiunge accarezzandomi i capelli, arruffandoli tutti, "Davvero? Mi spiace per te guarda" risposi fermandogli la mano,  odio quando mi scompiglia i capelli.

Si avvicinò a passo lento verso la porta,"Andiamo?", sorrisi un po' malinconico e annuì.

Il rumore della porta che si chiudeva, era come se anche una parte della mia testa e dei miei ricordi facesse lo stesso.

Il portamento serio, con la mano riporta verso il petto e il sorriso solo accennato, "La posso accompagnare,principe Marvin?"

Ed eccolo tornato, il maggiordomo.

Infondo alla tavola vi era solo mia nonna, con un sorriso a trentadue denti mi diede la buonasera, non l'avevo mai vista quest'oggi, è stata tutto il tempo fuori casa.

Fortunata La Montagna, l'unica donna adulta della mia vita che io abbia mai amato e sentito non cattiva. Ancora oggi per me il mondo degli adulti è un posto pieno di opportunisti e arroganti, e fin da piccolo aspiro a diventare come la nonna.

E' molto strano riferirmi a lei come mia nonna, è così giovane,divertente e carina, infondo ha solo trentacinque anni. Anche se me lo aveva detto pure due anni fa che aveva trentacinque anni.

Ma alla fine cosa importa, lei rimarrà sempre giovane e meravigliosa, ne sono certo.

E' grazie a lei che oggi mi sono accettato, non vivo con i miei, ho una casa e una famiglia che potrei solo sognare e mi sono potuto liberare del mio cognome, prendendo il suo.

Io della nonna non so molto anzi probabilmente non so niente, ma non sento un vuoto, non mi sento come se io volessi scoprire cosa lei mi nasconde o cosa fa quando non è in casa.

L'ho finalmente capito quando avevo dieci anni e giocando tra gli scaffali dell'immensa libreria da lei costruita, ho trovato una foto piena di colori e gioia, una ragazza dagli appena diciassette anni con un sorriso enorme e un uomo al suo fianco ma sopratutto due piccolissimi bambini gemelli eterozigoti,un maschio e una femmina, tra le sue braccia.

E anche se io oggi non so nulla di colei che oggi la ritengo la mia figura materna so molto di quella che effettivamente è mia madre naturale e di suo fratello, Giovanna e Dario.

Ho detto delle cose molto cattive a mia sorella maggiore per quanto riguarda ciò, le ho urlato quanto noi fossimo solo cugini in realtà, quanto lei sia stata fortunata e quanto io sarei voluto essere figlio di Dario.

Dario era un ragazzo molto carino e dalle elevate doti umoristiche, ma commetterà il peccato di innamorarsi di una suora. Una dai corti capelli neri, il viso forte e piacente, e dal nome affascinante Nora. E un afoso giorno di agosto, ciò che era solo una fantasia era purtroppo diventato una realtà fin troppo tangibile.

Lei venne completamente scomunicata ma Fortuna cerco per un po' di coprire la cosa, per amore della donna e di quella che sarebbe stata sua nipote. Finchè dopo tre anni dalla nascita della bambina i due scapparono, perchè la loro vita nel paese era diventata infernale e impossibile. 

La nonna mi ha confessato che Nora ha lascito qualcosa a mia sorella ma che neanche lei sa di cosa si tratti e che ancora oggi lei lo custodisce gelosamente.

La giovane madre però,ancora oggi in contatto con la figlia, spesso le manda lettere o regali, ma l'unica cosa che io so, è un altra delle confessioni che mia sorella fece in quel momento di rabbia, che la madre oramai non le scrive da tanto e che l'ultima volta aveva promesso di riprendersela  ma finendo la lettera con un addio.

Mia sorella il giorno dopo mi ha parlato a riguardo di quella profonda discussione, dicendo che non l'avevo ferita, che lei stava bene, e che probabilmente non sarebbe comunque andata via con la madre, che non mi avrebbe mai abbandonato.

E io, inguaribile egoista, spero che Nora e Dario, che i miei zii, non tornino mai.

La storia di mia madre è molto veloce e rimane una ferita guarita per me, continua a bruciare un pò', ma probabilmente non sarò mai tanto grato alla codardia di mia mamma per avermi lasciato a sua madre poichè credeva di non essere in grado di crescermi, perchè oggi ciò mi avrebbe dato questo.

I ricordi di Dario e Giovanna furono cancellati e oppressi dalle menti e dai libri di storia, di loro nessuno sa nulla, e per quanto forse la cosa sia ingiusta, Fortuna l'ha fatto solo per noi.

Il tintinnio di un cucchiaio riposto con poca eleganza in un piatto mi risvegliò dai miei pensieri, guardando di fronte a me, la donna aveva un espressone irritata anche se molto pacata.

"Vuole che inizio a servire, regina?" tentò Salvatore con tono educato e silenzioso, Fortuna si alzò, la morbida stoffa dei pantaloni a palazzo seguiva i suoi movimenti, "Servi pure a Marvin, io mangerò qui con Maria appena arriva".

Maria aveva un nome così carino e dolce nonostante la sua personalità un po' mascolina e ribelle. Io amavo sinceramente mia sorella, e l'ho sempre considerata una sorella, e so che anche la nonna si è sempre comportata come una madre nei suoi confronti.

Ma non era certo un tipo facile da amare, a volte anche io perdevo le staffe o mi innervosivo ma ho visto solo una volta la nonna arrabbiarsi nei suoi confronti, sicuramente lei capisce Maria molto più di me.

Ci sono sempre state tante cose che non sono mai riuscito a comprendere nei suoi confronti.

All'inizio mi dicevo perchè io ero troppo piccolo per capire una diciassettenne, ma pensandoci non credo sia molto questo il caso. Maria, per citarne una delle sue, esce sempre fuori dal castello.

A noi principi minorenni è severamente vietato uscire dal castello senza accompagnamento, ma purtroppo per le regole vi è un piccolo modo per uscire dal retro tra le sbarre del cancello intorno all'enorme villa.

Non ho mai capito cosa lei ci trovasse nella vita qui all'esterno, forse a me piacciono le regole o forse sto bene qui ma io non ho mai provato il desiderio di scappare. 

Oramai sono quasi sei anni che mia sorella maggiore esce senza farsi alcuno scrupolo, a volte per pochi minuti, a volte per ore, a volte per tutta la notte. Una volta le avevo detto che magari sarebbe stato utile chiudere a chiave camera sua magari avrebbero pensato volessi stare sola lì o metodi del genere, ma lei mi ha prontamente risposto che non le interessa nascondersi o non farsi trovare se mai la scopriranno in quel momento penserà a cosa fare.

Ma mai aveva saltato un pranzo,una colazione o una cena. 

Mi alzai dal tavolo, e feci cenno a Salvatore di non accompagnarmi, ancora tra le nuvole mi stavo dirigendo in camera mia quando mi accorsi che ero andato troppo avanti e che quella di fronte a me era la camera di Maria.

La porta era spalancata e si poteva vedere la perfetta luna piena che illuminava tutta la stanza buia tramite l'enorme finestra, a Maria era sempre piaciuto stare ore a guardare la luna mentre disegnava.

Quando sarebbe tornata, le avrei chiesto cosa ha visto in questi sei anni di vita nel mondo.

Ma sopratutto le chiederò di raccontarmi della seconda cosa che saltò immediatamente ai miei occhi, una locandina, sul suo letto.

'...i Rensa Karasu saranno in concerto... a Kasei il 3 luglio 2248 nel locale...'

-

Maria's P.O.V.

Mi buttai sull'erba bagnata a corpo morto mentre gettavo la parrucca celeste chiaro da qualche parte lontano, il sudore si mischiava con l'acqua, la musica assordante che ancora mi rimbombava nelle orecchie, i piedi mi facevano male, i capelli corvini erano aggrovigliati e la stanchezza delle poche ore di sonno mi rendevano così felice e mi facevano sentire così serena.

Il rumore di un concerto, degli strumenti e di quella voce femminile così potente mi avevano fatto sentire il sangue scorrere nelle vene, mi avevano fatto sentire viva.

All'improvviso un qualcosa di freddo e bagnato mi tocco la fronte, aprii gli occhi.

Una bottiglia di birra gelata (miglior scoperta del mondo esterno,insieme al vino) era premuta sulla mia testa da una ragazza dai corti capelli con un appariscente ciuffo blu, dietro di lei potevo vedere una ragazza alta e dal taglio rasato corto che con le braccia aperte si godeva il vento che soffiava.

Se la vita è davvero una coincidenza e il destino non esiste, queste donne sono state la coincidenza più grande di tutta la mia vita, o forse ho sprecato tutta la mia fortuna in incontrarle sei anni fa.

Avevo solo undici anni e per la prima volta in tutta la mia vita litigai con mio fratello minore, in quel momento della mia vita lui mi sembrava tutto ciò che avevo e provavo una rabbia sconosciuta a me, e nel secondo in cui lui si chiuse in camera sua lasciandomi sola come avevano fatto tutti sentivo solo un profondo senso di amarezza.

Scappai fuori dal castello per la prima volta in tutta la mia vita, io e Marvin scoprimmo quel passaggio settimane prima ma per la prima volta varcai quel muro che mi separava dal mondo.

Non ricordo se al tempo pensai di rifarlo, ma sicuramente ora so che questa piccola marachella  è diventato un peccato capitale.

Avevo la rabbia a fior di pelle, l'amarezza e irritazione e le mie gambe correvano nello scopo di consumare quelle emozioni.

Ma nella mia corsa sfrenata iniziai a sentire piangere, era una voce piccola piccola, avvicinandomi quasi istintivamente a essa erano accompagnate voci di rassicurazione. 

Sporgendomi notai una ragazzina dai capelli raccolti in una treccia marrone lunghissima appoggiata ad uno degli enormi pini mentre l'altra ragazza,molto più bassa di lei, le accarezzava il ginocchio che stava sanguinando.

Io fino a quel momento non avevo mai pianto, non mi era mai uscito del sangue, non mi ero mai fatta male e avevo solo provato rabbia e una acerba felicità. Mi sentii all'improvviso vuota.

Feci un lungo sorso di quella buonissima birra, ad oggi non ricordo esattamente cosa successe dopo ma os che un anno dopo riincontrai, lo stesso giorno, sulla stessa collina, le stesse ragazze. 

Da quel giorno in poi, ogni uscita era la scoperta di ciò che non avevo mai vissuto.

Mi provocai una ferita da lama giocando con i vari utensili dei genitori panettieri della ragazzina bassina, provai l'imbarazzo di essermi rovesciata un milkshake che volevo tanto, risi fino a piangere dopo che codesta riuscì a sputare dal naso della gazzosa, provai l'eccitazione di scappare e infrangere le regole solo per vedere loro due.

Ma anche, il pianto nel momento in cui la ragazza con la treccia mi fece capire quanto fosse differente il valore dei soldi fosse per me e per lei, l'orrore di non riuscire a far sorridere una tua amica, e per la prima volta provare un qualche tipo di affetto per qualcuno che non è un tuo familiare.

Invidiavo molto il rapporto che Salvatore e Marvin avevano instaurato, io non ci riuscivo. Mi sentivo legata a Fortuna e a Marvin per i nostri sentimenti di sangue e per tutto l'amore che provavano per me.

"Grazie, davvero grazie per questo magnifico regalo", con un sorriso sincero mi disse la ragazza che oramai non era più così bassa, anche se era sempre più bassa di me, e che aveva i capelli corti e tinti di blu.

Oggi era il tre luglio, e come sei anni fa siamo ancora su questo colle, e come sei anni fa, anche se non lo sapevo, oggi è il compleanno di Luisa.

Figlia di due panettieri, era una ragazza molto 'fortunata' perchè sua madre non poteva avere altri bambini quindi era una rarissima figlia unica, e il poco che i suoi genitori guadagnavano era completamente dedicato a lei.

D'altro canto, Maria Sara, che due anni fa tra le lacrime di voler crescere e essere più responsabile prese le forbici e si tagliò praticamente dalla radice la sua lunghissima treccia, era molto meno 'fortunata' di Luisa, lei aveva sei fratelli e doveva condividere tutto con loro.

Però io le invidiavo molto. Questo sicuramente non glielo avrei mai detto, io semplicemente non potevo, Maria Sara ha sempre voluto essere al mio posto, un posto caldo solo per te, un maggiordomo e tanti soldi ma sopratutto non essere un anonima cittadina di Kasei come tutte le altre.

Mentre Luisa sarebbe sicuramente stata una principessa, primogenita, e dolce migliore di me.  Chissà se anche la nonna la avrebbe preferita.

Ma io invidiavo l'amore eterno che i genitori della bassina riservavano, il calore di una famiglia piena di fratelli. Ma io queste cose le avevo, ma non mi sembravano come le loro, per qualche strana ragione.

Oggi Luisa è scoppiata a piangere a dirotto, e questa è stata la prima volta che io l'abbia mai vita piangere, quando Maria Sara le ha porso una collana con un piccolo ciondolo a forma di pallone di pallavolo dicendo 'tanti auguri'.

Quella probabilmente non raggiungeva neanche i quindici euro, ma Maria Sara non era mai riuscita a fare un regalo di compleanno alla persona che conosceva da tutta la sua vita e quei soldi guadagnati da lei li aveva spenti solo per questo piccolo regalo.

E nonostante io qualcosa di simile non potevo capirlo, io avevo comprato dei biglietti da 130 euro per ognuna di noi al concerto che tanto aspettavo, ma in quel momento ho avuto gli occhi lucidi e mi sono sentita ancora di un piccolo passo più vicino a loro.

"Stasera non si fa molto tardi vero?" disse all'improvviso Luisa distraendo la quiete della notte, "Hai qualcosa da fare meglio di noi?" rispose Maria Sara prima di sorseggiare un po' della mia birra, "o qualcuno da farti" la stuzzicai sorridendo.

Il suo viso si fece rosso rosso, in queste cose rimane sempre una bambina, "beh sempre meglio Anna che un barista a caso!" rispose però prontamente lei, probabilmente leggermente brilla, "Ivan non è un barista a caso!" urlò Maria Sara sbattendo le mani a terra,

Guardai nella mia tasca la piccola scatola con dentro un piccolo anello di plastica di color acquamarina, lo avevo pagato davvero poco. Ma sentivo, che quello sarebbe stato il regalo giusto per la donna che mi ha cresciuto e amato.

E forse le racconterò tutte le magnifiche emozioni che io ho provato in questo tempo, e inviterò anche Luisa e Maria Sara così anche Marvin e Salvatore possono incontrarle.

Guardai le due ragazze ridere e battibeccarsi.

No Luisa, stasera non faremo tardi.

-

Salvatore's P.O.V.

Versai il tè nella tazzina bianca perla di fronte alla regina, "Vuole ancora aspettare?" dissi dando un occhiata all'orologio che segnava la mezzanotte.

"Sai dov'è Marvin?" disse la donna ignorando completamente la mia domanda, "Si è addormentato nel letto della principessa Maria".

Lei semplicemente soffiò sul tè chiudendo gli occhi.

"La principessa è probabilmente fuori da qui vero?" dissi,nonostante ciò fosse impossibile e molto pericoloso, era come se sapessi che lei non fosse qui.

"A tredici ha iniziato a uscire abitualmente dal castello, a quattordici si è tinta una ciocca di capelli viola e a diciassette ha per la prima volta cercato di farmi capire chiaramente che lei sta facendo tutto per attirare le mie attenzioni sparendo durante l'orario di cena," in un discorso, come se stessa parlando con se stessa, e senza mia aprire gli occhi, spiegò la regina.

Calò il silenzio, io personalmente non conoscevo bene la principessa Maria come conoscevo il mio amico Marvin, ogni tanto parlavamo di serie o musica ma io ho sempre visto la ragazza molto più felice in quest'ultimo periodo.

Forse voleva dire chiaramente alla regina 'cercami, per piacere', forse non è ancora completamente felice senza colei che dovrebbe essere la sua figura materna.

"Beh," dissi guardando la luna brillante che poco prima avevo visto illuminare le guance di Marvin, che stava splendendo sull'intero bosco forse Maria è lì da qualche parte, " speriamo che a venti anni non se ne uscirà dicendo di essere lesbica".

La donna la mio fianco rise, e si voltò anche lei verso quella bella luna piena.




















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