FF AU [3 years later]
[Maria Sara (forse anche leggermente Maria) vi potrebbe risultare un po' fuori dal personaggio, ma mi è piaciuto interpretarla in questo modo]
POV Maria Sara
Oggi è il ventisette settembre, son passati tre anni dal mio primissimo giorno nella mia scuola superiore. Ho oramai diciannove anni e non vedo quel liceo da tantissimo. Sono passati tre anni da quando conosco Maria. Il ventisette dicembre festeggeremo il nostro anniversario.
E' stata una relazione burrascosa, fatta di litigi, pianti e tanto amore. Nonché davvero tanto sesso.
Non è stato e non sarà mai semplice, ma io ho accettato la sfida, ho abbandonato tutto per Maria. Oramai da un anno mi sono trasferita con lei in un piccolo appartamento, ho passato notti insonni ad immaginarmela deceduta nella vasca per suicidio, ad immaginare di non riuscire mai a salvarla, che l'averla allontanata da tutti è solo ciò che la porterà sempre più vicino alla morte.
Me lo chiese lei di scappare da tutti, accettai senza rimorso. Senza mai immaginarmi che lo fece per me, non per se stessa. Nonostante tutti i miei incubi, niente veramente accadde.
Io da sola non potevo però farcela. Avevo notato che aveva ripreso a fare uso di droghe. Io non sapevo niente di quel mondo. Io ero impaurita anche solo nel parlarne, io avevo bisogno di aiutarla, ma forse sono stata egoista a tenerla tutta per me. Io non posso, non so fare miracoli.
Io ho bisogno di loro, ho bisogno dei miei amici, di averli qui, di tornare ai vecchi tempi. Ovviamente, solo per Maria, sono gli unici che la potranno salvare.
Così quel lunedì del ventisette settembre, quando Maria era al suo lavoro part time in un piccolo locale gay, digitai il numero di Luisa.
Sentivo il cuore in gola e le mani tremare, richiamare la ragazza che per anni era rimasta accanto a Maria dopo averle portato via la suddetta senza preavviso o addio? Cosa pensava di me adesso?
Io e Maria ci trasferimmo all'improvviso, l'unica che seppe qualcosa e fu capace di darci un qualche tipo di addio fu Fortuna. Ma non venne mai a sapere il preciso indirizzo del nostro condominio. L'ultima volta che vidi Luisa fu mentre lei e Maria discutevano di qualche serie, mi sentii estremante gelosa al tempo, ad ora credo di aver solo allontanato l'unica che amo da una delle sue migliori amiche.
Ancora tremolante spingei il testo per chiamare.
"Maria Sara? Seriamente sei tu?" Luisa rispose in un istante, sentire la sua voce mi fece divenire gli occhi lucidi, "Si, sono io".
"Hey", disse, "Ciao" risposi.
Finii seriamente per piangere in quella chiamata, fu una chiamata molto lunga. Le confessai tutte le mie insicurezze, tutti i miei rimorsi e le chiesi le mie scuse in ginocchio. Lei mi consolò, disse che infondo era sempre stata molto preoccupata, ma si fidava di me.
Quella sera corsi a casa di Luisa, avevo il bisogno di vederla, di abbracciarla, di piangerle addosso. Scrissi a Maria che andavo a vedere i miei genitori, perché mi mancavano, non ne sono sicura del perché non la informai che stessi andando a vedere Luisa. Forse perché temevo che anche a lei mancasse, che volesse venire con me, ed in questo momento io non volevo proprio vederla.
Quando aprii la porta le saltai tra le braccia, dovetti inginocchiarmi per affondare completamente nel suo petto, ma infondo comunque non avevo le forze per restare in piedi. Iniziò ad accarezzarmi la testa mente mi diceva parole dolci, e mi sembrava di non aver sentito un abbraccio caldo e sincero da almeno un anno.
"Addirittura, avevo capito che fosse triste ma mi pare esagerato" quando alzai gli occhi potei incontrare quelli di Salvatore, aveva uno sguardo compassionevole ed in pena. Mi rialzai lentamente mentre asciugavo le lacrime, egli mi sorrise. Infondo Luisa mi aveva appena detto che i due vivevano insieme oramai da qualche mese, ed in quella casa sembrava mancare solo Maria. "Faccio un po' di thè?" chiese Luisa, in mezzo a me e Salvatore sembrava ancor più bassa del solito, anzi lui sembrava essersi addirittura alzato di qualche centimetro.
"Ah si sappi che Salvatore tra un po' si sposa con Fortuna", sentii il ragazzo soffocarsi sul sorso della bevanda, per poi tossire numerose volte mentre Luisa rideva sonoramente. "Ma magari" commentò dopo aver recuperato un po' il fiato, non mi ero mai accorta quanto potevano essere divertenti loro due. Dev'essere uno spasso vivere qui, in qualche modo mi sentii gelosa, nonostante io vivessi con la mia fidanzata ed ero completamente corrisposta. Mentre i due sembravano ancor essere un po' scottati dal grande amore che avevano provato per Maria e Fortuna.
"Manco me so mai dichiarato alla fine" sussurrò Salvatore con lo sguardo basso, rimasi in silenzio. Quel venticinque dicembre fu davvero una giornata da dimenticare per loro, mi sentivo in colpa di averla vissuta in modo così perfetto. "E' di nuovo il venticinque tra quattro mesi, ritenta, sarai più fortunato" ironica gli rispose Luisa mentre aggiungeva altre due zollette di zucchero nella sua tazzina di thè nero.
Finimmo per riscaldare un'altra teiera di thè, andammo a dormire solo alle quattro. Salvatore mi offrì il suo letto, egli dormii sul divano. Non mi chiesero neanche perché volessi dormire con loro, è in quei momenti che sempre penso che questo è ciò che gli amici farebbero per te. Ma Luisa e Salvatore potevo anche solo considerarli miei amici? Non erano più che altro gli amici di Maria? Di Marvin? Di Fortuna?
Quando finalmente fui sotto le coperte, nel calore di un letto non mio, non accanto a Maria, ripercorsi tutto il discorso di quella lunga serata. Nonostante le varie battute di spirito a riguardo dei suoi sentimenti per Fortuna, una volta introdotto seriamente il discorso, Salvatore spiegò che oramai si stava sempre di più allontanando dalla ragazza. Lui si sentiva trascurato dalla suddetta, come se lo avesse dimenticato.
Ciò che mi scioccò fu sapere che Salvatore aveva invece allacciato e rafforzato il suo rapporto con Luisa, ovviamente, ma anche con Maria. Lui e Marvin avevano scoperto dove lavorava dopo che l'ultimo aveva trascinato il più grande ad accompagnarlo in quel locale omosessuale, Marvin era quasi scoppiato in lacrime quando l'aveva vista. Ma Maria non mi aveva mai raccontato di averli incontrati.
Di tanto in tanto quindi Salvatore passava a darle un saluto, un abbraccio, una consolazione. E mi disse che fosse sicuro che Maria fosse tornata a fare uso di droghe, e che probabilmente circolavano in quello stesso locale. Mi sentii un macigno cadermi sulle spalle, ero stata completamene inutile. Forse avevo solo peggiorato le cose.
Luisa rimase in silenzio durante quell'intero discorso, non si permise neanche di sorseggiare il suo thè. In un anno ero riuscita a sconvolgere e mescolare completamente le loro vite, ma sopratutto quella di Maria. Potevo percepire nei suoi occhi un senso di tradimento, tra Fortuna e Luisa le due erano coloro che volevano più rivedere la ragazza dai corti capelli rasati. Eppure furono quelle più tagliate fuori dalla sua vita, in qualche modo tutti riuscirono a trascinarsi nella vita di Maria anche solo un minimo.
E mentre tutti tentavano disperatamente di rientrare nella sua vita, io egoisticamente me l'ero portata via completamente. All'unico risultato di distruggerla ancora di più, Maria non poteva essere felice solo con me.
Salvatore aveva un lavoro stabile e promettente come manager di una band locale, composta da artisti molto giovani che cercavano di esordire nell'infame mondo che era quello della musica. Luisa dall'altro lato si era dedicata alla scrittura, era molto vicina a pubblicare un lungo romanzo con una casa editrice abbastanza famosa, però fu molto restia a raccontarmi di che parlava. Salvatore confessò dicendo che neanche egli sapeva di che trattava, era stato un grande segreto che solo Luisa e il suo editore sapevano.
Fortuna era l'unica che aveva proseguito con la sua passione, forse si era un po' ridimensionata, ma era la proprietaria di un locale, che svolgeva normalissime attività da bar ma accompagnava il tutto con moltissime attività dedicate agli artisti e all'arte. Sembrava un vero e proprio sogno.
Il ragazzo bassino dagli occhi azzurri invece era diventato attore protagonista in una commedia locale, la sua vita era molto migliorata ma spesso vedeva una psicologa perché si sentiva responsabile dell'allontanamento mio e di Maria. Mi ferii sentire Luisa parlare con una voce bassa, triste e amareggiata mentre raccontava come abbia sopportato Marvin che si disperava perché avrebbe potuto fare di più per farci rimanere.
Fu in quel momento che compresi che Luisa era profondamente angustiata nei miei confronti. Il suo non era odio, non mi avrebbe mai cacciato dalla sua vita, provava un profondo senso di ringraziamento per ciò che ero per Maria, ma non mi avrebbe mai perdonata per averla abbandonata con tutto il resto. Maria era sempre stata costante della sua vita, anche se non da amante, Luisa avrebbe sempre desiderato la spalla della sua amica su cui piangere ed abbandonarsi, ed invece era rimasta completamente da sola a consolare tutti gli altri.
Mi addormentai mentre chiedevo se fosse possibile tornare indietro nel tempo e cambiare tutte le mie decisioni. Avevo solo e sempre sbagliato.
Quando mi risvegliai, mi colpì una forza e una voglia completamente nuova, mi sentii di voler fare di meglio di ciò che avevo fatto fin'ora. Stavo vivendo passivamente gli errori di cui mi stavo tanto pentendo, era il momento di svoltare tutto. Era il momento di vivere.
Erano le nove in punto, nell'appartamento entrambi stavano dormendo, decisi di sgattaiolare fuori silenziosamente. E promisi a me stessa che questa non sarebbe stata l'ultima volta che sarei andata lì. Io sarei tornata, a riprendermi ciò che avevamo lasciato indietro.
Quando tornai nel mio appartamento trovai Maria ancora addormentata. Il suo viso sembrava così dolce e rilassato, era completamente l'opposto di quello che mostrava ogni giorno. Per qualche secondo mi ritrovai a sentire le farfalle nello stomaco, le stesse che provai la primissima volta che la vidi, quando mi sentii completamente avvampata solo a rivolgerle la parola.
"Buongiorno" sussurrai quando notai che aveva aperto gli occhi, sembrava ancora assonnata e confusa, ma appena mi vide sorrise. Io per Maria ero tutta la sua vita, sentivo nel suo cuore che lei mi amasse veramente, e io avrei fatto tutto per lei.
"'Giorno" rispose mentre si avvicinava per lasciarmi un leggero e frivolo bacio sulle labbra, ciò che era così usuale per noi alla vecchia me sarebbero sembrate una favola ad occhi aperti, avevo lottato così tanto per ottenere semplicemente un posto accanto a Maria. Avrei mai rischiato di perderlo tornando alla vita con Fortuna, Salvatore, Marvin e Luisa?
Iniziammo a preparare la colazione come nostro solito, ogni azione, ogni abitudine, l'avevamo creata nel tempo insieme. Forse però oggi avrei distrutto tutto, quindi mi sarei goduta fino all'ultimo secondo questa pace solo io e lei.
Non mi sentivo in colpa, infondo volevo riportare Maria da coloro che amava, da coloro che sono stati tutto per lei. Lo stavo facendo solo per il suo bene, perché io la amo. No?
"Ehy" iniziai, la ragazza dall'altra parte del tavolo rotondo allontanò lo sguardo dalla sua tazzina di caffè e mi rivolse uno sguardo, "che ne dici se oggi andiamo a trovare Fortuna?"
Non so cosa mi aspettai da parte sua, dal profondo del cuore mi aspettavo che avrebbe fatto i salti di gioia, ma lei rispose semplicemente con un cenno positivo e poi tornò alla sua colazione. Io stavo solamente cercando di fare il meglio per lei. Ma se ne sarebbe accorta, quando riuscirò a far tornare tutti i suoi rapporti come una volta, mi ringrazierà di averla convinta a farlo.
Quella serata fu piacevolmente strana, sembrò di esser tornate per qualche secondo alle superiori. Fortuna sorrise come mai l'avevo vista sorridere quando riabbracciò la sorella maggiore, fu veramente felice e raggiante. Parlammo di ciò che succedeva nelle nostre vite, scherzammo e gioimmo come se avessimo ancora sedici anni.
Ma quando fummo a casa niente cambiò, Maria sembrava la stessa di sempre, fece le sue stesse abitudini, si lavò i denti, mise il pigiama e si dirigé a letto. Non riuscii a capire cosa mi stava facendo ribollire così tanto il sangue nelle vene.
"Perché volevi vedere Fortuna? Ti manca?" mi chiese poi Maria, con la voce più tranquilla, rilassata e per nulla ironica che avesse mai usato. Mi sentii presa in giro, come se non si stesse per niente accorgendo di tutto l'impegno che stavo ponendo in tutto ciò. Il mondo mi crollò addosso ma a differenza di una delle mie solite reazioni, non mi disperai, non piansi, iniziai ad urlare ad avvilirmi.
"Perché non riesci a capire che sto facendo tutto ciò per te?! Perché tu hai bisogno di loro, mica io!" dissi ciò su tutte le furie, non riuscivo a vedere nient'altro che dolore, sofferenza e sdegno nelle sue parole. Maria si avvicinò a me, lontana qualche centimetro, nell'ultimo anno quando era così vicina era solo per baciarmi e per farlo con me, ma questa volta era infuriata, mi ricordò proprio quella volta.
"Io ho deciso di allontanarmi da tutti coloro che amavo perchè mi ero accorta tu fossi gelosa di loro," la sua voce era bassa, un sospiro adirato, ma nelle mie orecchie fu come sentirla urlare, "ho messo tutta me stessa in questa relazione, per farla funzionare, per renderti felice, ma forse ti stai solo accorgendo che non riusciresti mai a vivere solo con me, io non sono abbastanza".
Rimasi immobile mentre raccolse la sua giacca e se ne andò. Rimasi immobile per svariati minuti. Avevo dimenticato cosa significasse vivere e respirare in quei secondi.
Ammettei nel profondo del mio cuore che io non potevo esser felice solo con Maria, e che effettivamente stavo solo cercando di riprendermi le mie amicizie nascondendomi dietro il volerlo far solo per lei.
Non piansi, niente fuoruscii dai miei occhi. Dentro di me si formo un vuoto gigantesco inspiegabile, un vuoto che neanche le lacrime avrebbero saputo calmare o colmare.
Quando mi ritrovai sotto le coperte, nel calore di un letto mio, ma non accanto a Maria, ripercorsi i miei sentimenti. Tutto ciò che avrei dovuto fare è esser sincera con lei.
Perché avevo proprio ragione, io ero tutto per Maria, mentre per me lei era solo una relazione.
Era un leggero e tranquillo martedì di ottobre, la mia vita era tornata alla normalità, avevo anche trovato un piccolo posto di lavoro nel locale di Fortuna. Quella sera Maria corse a casa di Fortuna, mi chiesi perchè non andò a casa di Luisa. Non me lo spiegai per molto tempo, non mi spiegai come non scegliette colei che l'aveva sempre supportata. Mi ricordai che Maria era veramente follemente innamorata di me, e sapeva, ne era certa, che non ne sarei stata felice. Anche in quel momento, Maria pensò a me.
Decisi di dover essere pura, sincera e vera con la mia fidanzata, le raccontai senza fiato tutto ciò che provavo, tutti i miei pensieri, le porsi il mio cuore nelle sue mani. Piano piano riuscimmo a recuperare tutto ciò che avevamo distrutto. Tornammo a frequentarci assiduamente con i nostri amici, Maria sembrò molto più felice, aveva sacrificato tutti loro per stare con me, e non avere più questo peso enorme dev'essere qualcosa di piacevole.
Litigai con Marvin, fu un qualcosa di distruggente, mi aiutò solo Maria a riprendermi. Egli mi disse che lo avevo abbandonato, che lo avevo abbandonato immediatamente per la mia felicità, che non ci avevo pensato più di due volte a scappare con Maria. Gli dissi che fui io a voler riallacciare i rapporti con loro, ma venne giù in modo violento, e egli offeso e adirato disse che dopo un anno non aveva oramai più bisogno in alcun modo di me.
Dall'altro canto qualcun'altro mi diede un addio più silenzioso, io e Luisa non parlammo mai. Quella sera in lacrime fu l'ultima che parlai seriamente con Luisa, sembrava stersi lentamente distaccando da me, ma come biasimarla infondo?
L'unica che tornò dai suoi amici, fu proprio Maria. Non le ammisi mai quanto potessi sentirmi gelosa e sola, perchè lei non se ne faceva nulle di quelle amicizie, a Maria bastavo io. Come le aveva abbandonate e riprese per me, lei fu l'unica a tornare con loro, e io l'unica a non giovarne. Ciò distruggeva me ancor di più di quanto qualunque cosa potesse averlo mai fatto.
Desiderai di non provare più nulla per Maria, di poter tornare la migliore amica di Marvin, di essere la gentile compagna di divertimento di Luisa, di non essere l'acquisita cognata di Fortuna, ed essere una semplice ragazza con cui scherzare con Salvatore.
Forse ciò che amavo di più mi stava distruggendo.
Ma come potevo anche solo permettermi di dirlo?
Dopo tutto ciò che ero diventata per Maria, dopo che avevamo sacrificato così tanto per stare insieme me ne sarei semplicemente andata?
Ieri sera ho passato la cena con Yul, Fabiana, Adriana, Fiamma e Flavia, non avevo perso i rapporti con loro ma era stato abbastanza difficile beccarci di nuovo. Adriana era splendida come sempre, Yul e Fabiana si tenevano per mano sorridenti, mentre Fiamma e Flavia correvano da tutte le parti. Dopo quasi un anno nessuno sembrava essere cambiato.
Mi sentii felice dopo tantissimo tempo, felice senza nostalgia, semplicemente felice e sorridente, quel vuoto oramai colmato dal loro calore. Forse fin dall'inizio io avevo solo bisogno di loro, se quel giorno non fossi mai inciampata contro Maria magari non avrei mai conosciuto i 23+1, magari mi sarei innamorata di Fiamma e ad oggi sarei stata più felice in una relazione meno travolgente, meno passionale,ma più tranquilla.
Quando tornai a casa, rividi Maria, rividi tutti miei sentimenti, nessuno era scomparso, io ero follemente innamorata di Maria, forse non tanto quanto lei, ma mi chiedevo se sarebbe stato meglio non essersi mai conosciute.
Ma in questa serata di un martedì del freddo ottobre ero in un elegante abito completo da festa, lo avevo comprato insieme a Maria, era uno smoking femminile che bene accompagnava la tenuta che lei indossava da cameriera. Eravamo stati tutti invitati a partecipare all'evento organizzato dalla locanda in cui Maria lavorava, infondo forse un po' tutti noi avevamo bisogno di un momento di puro svago, e di staccare un po' la spina.
Non so come esattamente mi aspettavo un bar gay, ma tutto ciò era così esagerato ed estravagante. Vi erano ballerini e ballerine dappertutto, molto poco vestiti, alcol e probabilmente canne e droga in ogni angolo. Non so come mi sentivo esattamente, non ero propriamente a disagio, non ero di certo una bambina, ma non ero neanche esattamente a mio agio. Una cosa però mi era molto chiara, questo era proprio il tipo di luogo in cui Maria lavorerebbe, ed infondo era esattamente così.
Quella sera vidi Luisa, la vidi in lontananza, non si azzardò mai ad avvicinarsi a Maria. Era in un angolo, che parlava con Salvatore ma anche Fabiana e Yul, mi persi completamente quando i due si legarono così tanto con lei. Ma infondo mi persi la maggior parte delle vite dei miei amici, non potevo certo biasimare nessuno dei tre per non avermi raccontato di aver riallacciato i rapporti. Mi accorsi che verso la fine della serata Salvatore sparì senza salutarci però, non mi chiesi spiegazioni, come non agii su molte cose quella sera.
Marvin ricominciò a parlarmi, eravamo distaccati, lontani, ma almeno egli mi sorrideva e parlava come una persona normale. Mi sentii felice solo da quel pensiero. Forse guardando il sorriso così semplice e puro di Marvin mi ricordai di qualcosa. Mi ricordai della semplicità di essere introversa, timida e gentile. Mi ricordai di quanto amavo aiutare i miei amici, esser presente, e semplicemente me con loro.
Compresi che mai sarei tornata ad essere la migliore amica di Marvin, ma potevo tornare ad essere per lui qualcuno di cui fidarsi, qualcuno che ci sta provando ad essere migliore.
"Ma Fortuna?" chiesi intromettendomi nella discussione frivola e superficiale di Marvin e Maria a riguardo di animali antropomorfi con personalità e caratteristiche umane o qualcosa del genere, "Mi aveva avvisato che era quasi arrivata qualche venti minuti fa" mi rispose Maria controllando l'orario.
Marvin prese subito un colorito più chiaro e uno sguardo spaventato, Maria commentò con un qualcosa che ci stessimo preoccupando troppo probabilmente si era solo addormentata mentre si arricciava i capelli. Quel momento mi ricordò quando scoprimmo della scappatella della ragazza dai capelli arruffati castani nell'abitazione dello storico professore Cantelli.
Dopo qualche chiacchiera e qualche bevanda che mi rovesciarono addosso, corsi in bagno. Volevo almeno provare a togliere l'odore nauseabondo dell'alcol dalla mia preziosa giacca nuova. Quando spalancai la porta nervosa, guardai di fronte a me, e la mia mente si svuotò di ogni pensiero.
La musica frastornante e le milioni di persone scomparvero, appoggiata a uno dei lavabi c'era una ragazza bassa, dalla frangia tagliata male, le corte punte dei capelli di un blu rovinato e non ritinto, che si guardava allo specchio con uno sguardo confuso e malinconico. Quando Luisa mi notò, distolse subito lo sguardo. Di proposito iniziai a pulirmi la giacca proprio accanto a lei, nonostante sembrasse non avere niente da fare, la ragazza bassina non se ne andò, rimase lì in silenzio.
"Non parli a Maria perchè ci sono io con lei?" chiesi guardandola negli occhi, lei mi osservò, spenta e sincera, "E' diverso, io parlo a te, ma non a Maria, il problema è che siete sempre insieme" mi rispose in un tono piatto, come se oramai avesse accettato quella verità che a me sembrava così sconosciuta.
"Non ne sapevo niente, immaginavo foste tornate amiche come sempre" risposi, non mi ero mai permessa di chiedere a Maria se era tornata amica con Luisa, lo avrebbe frainteso come uno scatto di gelosia e non volevo rovinare tutto più di quanto già avevo fatto, "Beh ti sbagliavi," rispose abbassando lo sguardo per la prima volta, "tieniti stretta Maria, te lo scongiuro" sussurrò in un filo di voce, per poi sparire tra le milioni di persone nel locale.
Mentre rimanevo da sola in quel bagno, mentre ripensavo al perchè Maria avesse allontanato solo Luisa, mentre continuavo a chiedermi se seriamente stesse facendo tutto solo per me, mentre mi chiedevo a quanto potesse arrivare per me, la Fortuna da cui corremmo in tutta furia e preoccupazione tre anni prima, oggi era di nuovo nella stessa situazione, da sola.
Maria non si era sbagliata, Fortuna era in procinto di arrivare. Fortuna stava percorrendo la strada di arrivo sui suoi alti tacchi e il vestito elegante che le allacciava le forme quando qualcuno le fece scivolare il telefono di mano, il quale si scheggiò terribilmente, ma in quel momento era il minimo.
"Fortuna? Davvero sei tu? Come sei cresciuta" commentò l'uomo oramai ventiquattrenne, che tre anni prima era di fronte ad una sedicenne alla sua veneranda età di ventuno anni, il professore e l'alunna che adesso non sembravano far pesare troppo quei tre anni di differenza d'età.
I due scambiarono una birra, scambiarono due chiacchiere, Fortuna si fece accompagnare nell'abitazione di lui, l'abitazione che tanto aveva bramato da piccola, che adesso le dava un senso di volta stomaco e brutti ricordi inabbordabile. Nella sua testa voleva ottenere ciò che tanto aveva desiderato, nel suo cuore si sentiva riprovevole ed inutile di essere finita nelle stesse mani di quella vecchia fiamma così frustrante e dolorosa.
Per una volta nella sua vita, decise di ragionare con il cuore, decise di non voler nessuno, con il cuore in mano e la mente cieca, sull'uscio della porta, quando lui l'invitava ad entrare, Fortuna lo guardò negli occhi, e gli mentì, "Sono fidanzata, dovrei veramente correre da lui".
Iniziò a camminare piano, sui suoi tacchi, nel suo bel vestito pregiato, nel trucco su cui aveva tanto lavorato. Quando fu abbastanza lontana iniziò a correre, a piangere e a provare quei sentimenti che sempre allontanava così tanto da lei. Quei sentimenti che la facevamo sentire sempre così debole.
Nessuno doveva vederla così, nessuno l'avrebbe mai vista triste e sola. Ciò che si ripeteva Fortuna da anni era la sua più grande maledizione e probabilmente anche la fonte della sua tristezza, lei era sempre sola quand'era triste.
Finché qualcosa non cambiò. Finché quella piccola maledizione che tanto s'imponeva si ruppe, in un istante.
Che quando sentì sentirsi chiamata dall'altra parte della strada, alzò gli occhi lucidi, ed incontrò quelli di Salvatore.
Quando la mattina del giorno dopo mi svegliai nel mio letto, con l'unico pensiero di un forte mal di testa, capii che avevo bevuto troppo. La gola mi bruciava ed i ricordi scarseggiavano. "Tieni, un aspirina" mi porse un bicchiere Maria appena entrata dalla stanza, in qualche modo era sempre capace di sapere di cosa avevo bisogno e quando.
Per un secondo le volli chiedere di Luisa, ma non lo feci. Mi spiegai che lei stessa l'aveva allontanata, cercai di convincermi non a causa mia, ma non riuscivo a trovare nessun'altra ragione plausibile se non quella. Se non quella di allontanare la sua amica di quasi cinque ininterrotti anni perchè la sua ragazza di appena tre anni era profondamente gelosa del loro rapporto.
Glielo avrei detto, glielo avrei detto quando sarei stata pronta, quando non sarebbe stato troppo tardi, che poteva riabbracciare Luisa quando voleva.
Qualche giorno dopo convincetti Maria di andare a passare il pomeriggio a casa di Salvatore, il mio scopo di quella uscita sarebbe stato ovviamente quello di scoprire la dipendenza di Maria verso le droghe. Ora che Luisa aveva abbandonato tutto a me, ora che lei si era arresa, dovevo prendere in mano la situazione e rendermi anche l'ancora.
Forse però è proprio vero che chi nasce cerchio non può morire quadrato, perchè se in qualche modo riuscii a tornare la me stessa dolce e gentile, la me stessa che aveva costruito quel rapporto con Marvin e Maria, forse con lei tornò colei che volle così ardentemente aggiustare Maria. Ed ora nei paraggi non vi era Luisa a proteggerci, eravamo sole, completamente sole.
Non me ne accorsi, accecata dalla bellezza dello star tornando felice e amabile, non mi accorsi di ciò che stava tornando in me. Infondo io non ero proprio cresciuta, anche a diciannove anni avrei avuto il bisogno di qualcuno che mi riportasse sulla retta via, di qualcuno che mi ricordasse che non tutti siamo semplicemente stabili mentalmente e benaugurati.
Quel giorno nell'abitazione non vi era nessuna traccia di Luisa, ma vi era un'altra presenza femminile, quella di Fortuna. Ella fu molto stupita ma felice di vederci lì, non si risparmiava certo di passare del tempo con la sorella. Pensai che Salvatore la chiamò di proposito, ma mi scioccò comprendere che di sua spontanea volontà, Fortuna stava semplicemente spendendo il suo tempo libero a casa di Salvatore, con Salvatore.
Nessuno fu invadente, nessuno tentò veramente di chiedere a Maria a riguardo, anche Salvatore sembrò fin troppo vago. Nel mio cuore sentii di non star facendo progressi, nel tempo stavo dimenticando il mio obiettivo. Quel che si era prefissato come rendere felice Maria si stava lentamente mutando in dover scoprire come allontanarla dalle droghe. Un ossessione del dover fare meglio ciò che Luisa iniziò.
La donna dai capelli rasati, quella che mi amava profondamente, però mi conosceva, mi conosceva fin troppo, e fiutò il mio sotterfugio fin dall'inizio, fin da quei piccoli ed innocenti tentativi in ottobre. Ignorò, ignorò ciò che la stava distruggendo lentamente, ignorò il mio comportamento tanto odioso dal suo punto di vista, ma accumulò tanti di quei sentimenti amari.
Agli inizi di novembre io e Marvin tornammo confidenti stretti, Fortuna e Salvatore cominciai a vederli ancor più abitualmente del solito, e riuscii a tornare in una posizione di pensiero più a mio agio, meno egoista e più altruista. Conoscetti anche nuove persone, entrambe frequentavano la libreria di Fortuna dove lavoravo, i loro nomi erano Giovanna ed Alma.
Nello stesso periodo il giovane ragazzo dagli occhi azzurri eternamente giovani si fidanzò, il fortunato era un ragazzo alto, muscoloso, dai capelli ed occhi castani nonchè il coprotagonista dell'opera teatrale in cui si stavano esercitando. Vedere Marvin felice fu soddisfacente, infondo egli non aveva avuto una cotta dei tempi di Derek. O almeno ciò fu quello che credetti per molto tempo.
Novembre si prospettava un mese tranquillo, un mese di amicizie e prosperità. Ma ciò che avevo affrontato fino a quel momento era probabilmente nulla in contornato a ciò che sarebbe accaduto dopo la notte del sedici novembre.
Quella sarebbe dovuta essere la solita serata ed uscita felice e sorridenti con i miei amici, con gli amici con i quali non ebbi mai nessun problema.
Fiamma non si presentò, non diede nessuna spiegazione ed Adriana rimase muta come un pesce a riguardo, la medesima sembrava molto sulle nuvole e poco presente. Non mi sarei mai immaginata un Adriana così poco presente, ovviamente era un qualche tipo di tormento sulla sorellina minore, ma mai si prese briga di raccontarcene.
Flavia portò con sé la sua nuova fiamma, un ragazzo di periferia dalla lingua poco formale e gli abiti sciapi, il ragazzo in questione sembrava star provocando un enorme fastidio a Fabiana. Fabiana rispondeva con frasette allusive, maligne e poco collegabili al suo personaggio. Yul era costantemente sul suo telefono, anche lui così distante, sembrava freddo, disinteressato a tutto.
Fu in quel momento che mi accorsi che ero rimasta indietro. Io mi ero dimenticata di loro. Li trattavo come quell'uscita mensile, che potessi sfruttare per staccare la spina dai problemi e pensieri che mi provocavano gli altri ragazzi. Mi ero dimenticata in qualche modo che fossero passati tre anni, che le cose sarebbero cambiate, che tutti noi eravamo persone che cambiavano, mutavano, che se vuoi rimanere con degli amici devi tenerti al passo, interessarti a loro, essere presente per loro e con loro.
Ed io non lo ero stata, ed io avevo perso anche quel piccolo angolo confortante della mai vita.
Vissi la settimana a seguire con il terrore di non essermi preoccupata dei 23+1, di aver lasciato qualcosa indietro, di poter perdere anche loro. In preda ai pensieri e gli incubi invitai Marvin a passare un pomeriggio rilassato e tranquillo insieme in quel parco come i vecchi tempi, solo io e lui.
"Mi dispiace" dissi ad un certo punto, con un tono poco gioviale, Marvin mi guardò confuso, "Mi son sicuramente persa qualcosa d'importante che mi hai sempre voluto dire", finii con un filo di voce, nascondendomi il viso tra le mani. Mi sentivo distrutta, inutile, sconsolata.
"Te lo ha detto Luisa no?", la voce del ragazzo accanto a me era tranquilla, con le piccole dita giocherellava con qualche filo d'erba sotto di noi, "Luisa mi ha sopportato quando mi disperavo perchè non ero stato capace di fare di più per te, anche io ti devo chiedere scusa per averti attaccato in quel modo quando litigammo".
Istintivamente lo abbracciai, avvolsi le mie braccia lungo il suo corpo, stringendo più forte che potessi. Egli lentamente ricambiò l'abbraccio, rimanemmo per qualche secondo così, ma quando cercai di allontanarmi egli mi riavvicinò forzatamente sussurrando di volermi raccontare una storia mentre eravamo così stretti tra di noi e non potevo guardarlo negli occhi.
"Sai mi sono innamorato di Salvatore, lo sono sempre stato, forse non me ne volevo accorgere" iniziò il ragazzo con una voce appena udibile, un sospiro leggero, "il tempo cura anche queste ferite, e finalmente son felice di aver conosciuto Achille, ma sopratutto son felice che Fortuna stia finalmente conoscendo Salvatore".
Un'altra settimana passò, e gli ultimi di novembre incalzarono. Maria quel giorno di ventitré non era in casa, senza nessuna spiegazione, senza nessun avvertimento, scomparve. Da un momento all'altro.
M'incamminai nei luoghi dove pensavo di trovarla, non tentai di chiamarla, non mi avrebbe risposto, cercai nelle periferie più nascoste e malconce di Londra. Ci misi due ore per trovarla, sentivo il gelo di dicembre costringermi a rinunciare, ma quando la vidi mi sentii gioiosa di non aver rinunciato. Corsi verso di lei, con un sorriso a trentadue denti, che si spense qualche secondo dopo.
Maria era sola, abbandonata contro un cancello, aveva una cera orrenda, i vestiti erano strappati. Le movenze minime, usava le ultime forze per portarsi lo spinello alle labbra, sospirava, e poi lasciava il braccio cadere da solo verso il terreno. Sembrava uno di quei gatti randagi che si allontana dal branco per lasciarsi morire sul ciglio della strada.
"Chiamo subito Fortuna" le dissi avvicinandomi al suo volto, fece un espressione stupita poi rise leggermente, quella che avevo di fronte mi ricordava la Maria che vedevo con Luisa, quella Maria che oramai era morta, quella Maria senza filtri e che piangeva e insultava e fumava.
"E perchè? T'importa di me?" mi disse soffiandomi una nuvola di quel fumo dal sapore orrendo in viso, cercando di allontanarmi caddi all'indietro, ora entrambe eravamo sedute per terra, non risposi all'offesa, quindi lei continuò, "T'importa qualcosa che non sia curarmi? Mi hai mai chiesto cosa volessi?".
Prese un'altro sospiro dalla canna, oramai quasi finita, sospirò tutto il fumo, quel silenzio era così assordante che potevo sentire il mio sangue fluire. "Quando di tua iniziativa" riprese con una voce più forte, guardandomi negli occhi e potei vedere i suoi bellissimi castani pieni di lucido, vene e assurdità, "hai ripreso le amicizie, hai cercato di curarmi, sei stata gelosa di Luisa, mi hai mai chiesto la mia opinione? Mi hai mai chiesto cosa volessi io?".
Aprii la bocca ma non fuoriuscì nulla, in quel medesimo secondo Fortuna arrivò. Allarmata dal mio messaggio si era subito recata qui. Maria le iniziò a parlare come faceva sempre, non sembrava rude e cattiva come lo era stata con me, e il pensiero che le parole di un ubriaco siano i pensieri di un sobrio mi tormentava.
"Io vado a casa, Maria puoi rimanere con lei" dissi a sguardo basso mentre mi allontanavo dalle due ragazze. Fortuna mi guardò con uno sguardo distrutto, sconsolato, Maria sorrise. Quel sorriso mi fece accapponare la pelle.
Gelido come le mie sicurezze, dicembre arrivò. Non vedevo Maria da quel giorno, la ragazza rimase a casa di Fortuna, lei non cercò me e io non cercai lei. Marvin e Salvatore erano convinti fosse semplicemente un litigio, un punto di rottura, quindi non si permettevano di chiedere a nessuna delle due dell'altra.
Un giorno di dicembre osservai il contatto di Luisa, fui molto vicino a chiamarla, per nessuna ragione, non avevo niente da dirle. Ricordai che il ventiquattro sarebbe uscito il suo libro, e le augurai mentalmente di fare i migliori soldi. Ad un certo punto le avevo dato della codarda, dimenticando quanto mi era stata accanto. E ricordando quanto all'inizio di settembre avevo capito che da sola io non potevo essere capace.
In quei giorni un po' monotoni e soli, le due ragazze che conobbi nella libreria mi vennero a trovare spesso. Iniziammo a conoscerci meglio e a passare la maggior parte delle nostre giornate a guardare cartoni e mangiare gelato.
Il quattro dicembre, Alma vincette una borsa di studio, decidemmo di festeggiare, noi tre insieme a Fortuna. E da quel giorno anche la ragazza dai corti capelli rossicci che avevo appena conosciuto scomparve.
Con me rimase solo l'altra ragazza che conobbi quel giorno, due giorni passarono e la ragazza iniziò a dormire a casa, quattro giorni e lentamente iniziò a portare dentifricio e cambi di vestiti da casa sua, un dieci giorni iniziammo a dormire nello stesso letto e lei mi stringeva quando piangevo al notte.
Giovanna divenne l'unica costante della mia vita, una ragazza che avevo conosciuto così per caso, si trasferì nella casa che avevo condiviso da sempre con Maria.
Per caso il venticinque dicembre arrivò. I miei sentimenti rispetto a quelli di tre anni fa erano completamente diversi, non ero felice, non ero eccitata, non ero viva. Mi sembrava di star vivendo passivamente tutto ciò che mi accadeva intorno.
Fortuna che mi raccontava che Salvatore l'aveva invitata proprio quella sera alla fontana senza darle spiegazioni, Marvin che avrebbe passato le vacanze con Achille, Luisa che era in procinto di pubblicare il romanzo su cui tanto aveva lavorato.
Le vite di tutti sembravano correre velocemente, ed io ero ferma.
Nella mia mente becera non notai che Maria era ferma con me, Maria mi stava aspettando. Nel silenzio in cui era tanto abituata, Maria non faceva niente, viveva la vita passivamente, aspettando che io la andassi a prendere.
Quando la sera di quel venticinque Maria decidette di venirmi a prendere, di recuperare tutto, di tornare come una volta, di dimenticare tutto ciò che avevamo fatto entrambe, era oramai troppo tardi. Perchè quando la mia ragazza infilò le chiavi nella porta della casa che condividevamo, io ero già troppo accinghiata in un atto fin troppo lontano dall'amichevole con Giovanna.
Alla fine di tutto, io tradii l'unica che mi avesse mai amato.
Quando corsi fuori nell'intento di inseguirla, osservai il cielo sulle nostre teste. Il cielo pieno di nuvole, nel cielo non si poteva intravedere neanche uno spiraglio di blu cobalto. Infondo questa notte non vi era nessuno ad osservalo, perchè essere così bello per l'unica che lo sta osservando? L'unica che ha continuato a costruire errori su errori?
Marvin era in un negozietto in Italia insieme al suo ragazzo che rideva e scherzava. Sorrideva mentre cercava ardentemente di dimenticare Salvatore. Fortuna era seduta accanto a Salvatore nelle panche accanto alla fontana, i due sembravano finalmente felici, con un sorriso sereno, caldo. Lui l'avrebbe aspettata per sempre, un giorno lei lo avrebbe raggiunto. Nessuno stava osservando quel cupo cielo.
Luisa era all'uscio della sua porta, seduta nel freddo di dicembre che aspettava Maria. L'unica copia che la ragazza mandò del suo libro fu proprio a Maria, la donna lesse tutto il librò, lo lesse in una notte, ed in quella notte prese la sua decisione. Il racconto si rivelò essere la travagliata autobiografia dell'amore che Luisa ha sempre provato per Maria, dell'amore che non si era fermato quando non si vedevano perchè la sua ragazza, ovvero io,era gelosa, dell'amore che non si sarebbe fermato neanche quando sarebbe morta. Imparai che Maria ancor prima di vedermi con Giovanna nel profondo del suo cuore avesse già scelto Luisa, imparai che Maria finalmente si accorse che forse il nostro era stato un amore troppo grande che ci stava portando all'auto distruzione.
Ci saremmo amate per sempre, mentre ci riscaldavamo nelle braccia di qualcun'altro.
Almeno, avremmo potuto condivide questo cielo.
Anche solo questa piccola cosa, mi fa sentire più vicina a lei.
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