Bad Girl AU!Oneshot [MaRa]
Maria Sara's POV
Sentivo il cuore in gola, le guance accaldate e le gambe mi tremavano.
Mi sembrò di essere in un film, in quei momenti in cui tutto si ferma e la protagonista incontra la sua anima gemella.
Questo era il mio terzo anno di superiori, ed avevo scelto un istituto artistico con la specializzazione in figurative. Ma a metà anno, dopo le vacanze di natale, io e i miei due unici amici, Fortuna e Marvin, veniamo a scoprire che la nostra scuola è stata gemellata con un'altro istituto artistico e che dovremmo tutti trasferirci in questo college enorme a Bologna.
Ci venne offerta come un'occasione senza precedenti, come una borsa di studio con tutto pagato e infiocchettato solo per poche classi che giovano del gemellaggio. Ci volle molto per convincere i miei genitori, ma la preside alla fine di tutto riuscì a fargli uscire da quelle bocche cocciute un sì,e una bella firma dalle loro mani approvò la mia partenza.
Fortuna e Marvin dall'altra parte avevano avuto davvero pochissimi problemi, per ragioni completamente opposte. La famiglia della prima era eccettatissima per quest'occasione e hanno praticamente approvato ancor prima che Fortuna lo venisse a sapere, invece la madre di Marvin lo vuole solo fuori da casa sua, e per giunta gratis.
Loro due sono la ragione principale per cui non vedo l'ora di affrontare quest'esperienza. Noi tre siamo sempre stati i nerd, artsy, not cool tipo di gruppo, di quello che sta sullo sfondo e condividono le loro esperienze solo tra di loro. Ma Fortuna ci ha spinto a fare un patto, in questo 2020 diventeremmo il gruppo più divertente, popolare e con stile dell'intera scuola.
Ed ora ero qui, per giunta da sola, ad aspettare che Marvin e Fortuna arrivassero davanti alla scuola con due ore in anticipo, e qualcosa in questa scuola faceva profumare tutto in modo diverso.
Era un qualcosa che avevo visto solo nei film, qualcosa di magico, straordinario, sopra le righe e semplicemente perfetto. Era proprio quel qualcosa di cui Fortuna parlava, quel qualcosa che vogliamo fare e diventare.
Ma per un secondo tutto si fermò, sentivo il cuore in gola, le guance accaldate e le gambe mi tremavano.
Mi sembrò di essere in un film, in quei momenti in cui tutto si ferma e la protagonista incontra la sua anima gemella.
A testa bassa mentre prendeva un'ultimo respiro dalla sua sigaretta, una ragazza più alta e magra di me accompagnata da una custodia di chitarra sulle spalle mi passò di fianco, e mi superava lentamente.
Aveva i capelli cortissimi, di un rosso tinto meravigliosamente, potei intravedere il piercing sul labbro e i numerosi orecchini maschili all'orecchio destro, le catene al collo incoronavano il look. Il trucco era pesante e cupo, ma non risultava esagerato, anzi esaltava perfettamente i suoi tratti facciali. Indossava una t-shirt bianca over sized e un giubbotto di pelle nera borchiato in perfetta sintonia con il paio di pantaloni neri strappati e,sotto di essi,le calze a rete larga.
Mi girai istintivamente per continuare a guardarla, ora che la osservavo, anche se solo da dietro, potei notare gli stivali alti neri opachi semplicemente stupefacenti. Sembrava un sogno reale, sembrava la chitarrista badass di una band metal famosissima piena di fan,sembrava la ragazza bad girl degli shojo di cui tutte si innamorano, sembrava troppo eccezionale per essere davanti a me a semplicemente esistere.
Gettò la sigaretta per terra e la calpestò con il tacco dello stivale, poggiò la custodia della chitarra per terra, quando iniziò a correre verso l'entrata dell'edificio, accogliendo in un violento abbraccio due ragazzi.
Sembrava di vedere la scena di un film per adolescenti con la band musicale affiatata e le loro sbandate da sedicenni popolari con il vibe da cattivi ragazzi. Oppure una scena di Nana.
La ragazza più bassina di lei, aveva i capelli blu raccolti in una coda molto maschile ed era completamente capace di indossare uno smoking apparendo molto femminile e indocile allo stesso tempo. Lui era un tipico sogno erotico uscito direttamente dai My Chemical Romance, jeans neri, camicia a quadri intorno ai fianchi, t- shirt di una qualche band musicale e un leggero trucco di eyeliner. Anche lei aveva una custodia ma sembrava quella per un basso.
Ed io ero ferma lì da sola, senza un vero scopo nella vita, senza nessun particolare talento, con la mia felpona e i miei normalissimi pantaloni, ad osservarli.
Mi sono sentita all'improvviso così fuori posto, come se io semplicemente non fossi abbastanza per questa scuola.
Avevo intenzione di aspettare Marvin e Fortuna qua per poi avventurarci con le nostre valigie verso i dormitori, ma iniziai a correre senza alcun pensiero a riguardo mentre le lacrime mi scendevano velocemente.
Due ore dopo, ero stesa sul letto della nostra stanza e ripensavo a ciò che era appena successo. Perchè esattamente avevo iniziato a piangere?
Marvin e Fortuna erano oramai arrivato da un po' e dopo esserci salutati erano andati a disfare le valigie, ci saremmo ritrovati fuori in corridoio appena pronti. Alle otto sarebbero iniziate le lezioni, ed era oramai il momento di alzarsi.
Mi guardai per un'ultima volta nello specchio, mi sentivo meglio rispetto a prima ma allo stesso tempo ora sentivo di dover fare qualcosa per me. Riguardai i miei disegni, e ora sentivo il dovere fisico di dover migliorare e rendere tutto perfettamente il mio talento.
"Ohy Maria Sara, sei pronta?" "Arrivo!" risposi a Fortuna urlando, portando tutti i designi sparsi sulla scrivania in mano.
Mi stavo spruzzando violentemente dell'acqua in faccia da almeno dieci minuti, la professoressa verso la fine dell'ora aveva chiesto a tutti noi nuovi arrivati di presentarci. E solo quando ho camminato fino alla cattedra e osservato la classe ho notato che proprio nella fila dietro di me vi erano i tre ragazzi di prima.
E ancora quella sensazione, sentivo il cuore in gola, le guance accaldate e le gambe mi tremavano. La professoressa poi mi riportò alla realtà quando mi disse che potevo cominciare. E dopo aver detto ciò che era ovvio, ciò che era scritto nei miei documenti mi zittii per qualche secondo. Guardai il pavimento, poi quella ragazza dai capelli rossi, e proprio quando l'insegnante stava per dire qualcosa, ricominciai a parlare.
Ciò che uscì dalla mia bocca, non fu un qualcosa che avevo mai espresso, un qualcosa che mai avevo ammesso ad alta voce. Iniziai a parlare in modo sottilmente degradatorio a riguardo i me e dei miei disegni, cercai di mantenerlo in modo lieve nonostante quanto volessi urlaro a squarcia gola.
Dopo aver praticamente tirato tutti i disegni sotto al banco, sono corsa in bagno. Oramai anche la campanella dell'intervallo stava per suonare, quindi decisi di tornare in classe.
Marvin e Fortuna erano proprio fuori dal bagno in cui ero, abbastanza preoccupati, ma io iniziai a ridere e risposi che si stavano preoccupando inutilmente, stavo solo esagerando in quella presentazione. Si rilassarono entrambi, sopratutto Fortuna, e tornarono ai loro soliti caratteri scherzosi e gioiosi.
Tornai quindi in classe per prendere la mia merenda, quando notai un foglio bianco pentagrammato sul mio tavolo, appiccicato con lo scotch.
'Prima di tutto vorrei scusarmi per il foglio ma in realtà non ho davvero molto altro per scrivere e Salvatore, il tipo emo gigante, risulta inutile come sempre quindi ho rubato a Luisa,la ragazza dai capelli blu brutti seduta accanto a me, questo foglio. Mi hai incuriosito dal momento in cui ti ho vista stamattina, così opposta a me, così colorata e sorridente. Avevo intenzione di presentarmi, ma io faccio e dò davvero una brutta impressione,e me ne rendo conto, quindi ho semplicemente pensato che sarebbe stato meglio stare al mio posto. Ma quando ti ho sentito parlare in quel modo di te stessa, appena possibile ho rubato i tuoi disegni e li ho osservati. Sai riconosco quel modo di parlare di se stessi, metti tutto sullo scherzare, sul come tutto sia leggero e inutile quando realmente ci stai soffrendo. Ma mi dispiace distruggere i tuoi sogni d'artista fallita, ma sei meravigliosamente incredibile
-La weirdo con i capelli rossi,Maria'
Rilessi quelle parole un bel po' di volte in quasi dieci secondi, e ancora non avevo voltato lo sguardo da quel foglio e forse ne avevo addirittura paura.
Ma leggere che una donna così perfetta e mozzafiato come lei, quella che probabilmente aveva gli amici migliori del mondo e piena di esperienza, quella che aveva probabilmente un talento meraviglioso, aveva tutte queste insicurezze.
Cambiò tutta la mia prosettiva.
E quando alzai lo sguardo, Maria era dall'altra parte del banco a qualche centimetro da me che mi sorrideva.
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