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CAPITOLO III - a new hope-

Lei aveva commesso solo due errori nella sua vita...

Ilary Hope era sempre stata una ragazza equilibrata e calcolatrice. Se i più prudenti davanti ad una scelta, nel corso della loro esistenza, prima di arrivare ad una decisione ci pensano cento volte, lei ci pensava una in più. Tuttavia questo non faceva di Ilary una persona fredda anzi. Aveva un sogno un tempo: recitare. Immaginava il suo futuro di palchi e riflettori a fianco dei più grandi attori internazionali, sperava un giorno di lasciare il calco delle sue mani sulla Hollywood boulevard, fantasticava un remake di "Casablanca" a colori dove lei era la protagonista. Ci si era dedicata anima e corpo a questo sogno, per tanti anni aveva recitato su piccoli palchi e fatto provini d'ogni sorta in attesa che qualcuno si accorgesse della sua bravura ma... niente. Alla fine s'era rassegnata e continuava a vedere "Casablanca" in bianco e nero. Una volta aveva anche una persona speciale, l'unica che la sorprendeva continuamente, che le faceva sentire non le farfalle ma gli squali nello stomaco, che non gli faceva battere il cuore, ma glielo faceva esplodere. Ed ogni volta che lui la sorprendeva (ogni giorno passato insieme) Ilary diventava rossa in viso e riusciva a dire a malapena due parole in quei momenti (non insieme, naturalmente, o l'una o l'altra) e queste erano: AIUTO! (detta 96 volte) e : OH CAZZO! (detta 10 volte). Da sottolineare che non è che preferisse la parola "aiuto" o che la seconda la usasse di meno perché troppo scurrile per lei, semplicemente quando diceva: "Oh cazzo!" era perché lui aveva fatto qualcosa di grandioso. Ma lei era già fidanzata da 4 anni con qualcun altro, non ci doveva esser posto nel suo cuore per quella persona speciale, sopratutto se quel qualcun altro era il figlio di The Boss. Lui non aveva mai voluto sapere niente del ragazzo di lei, ma vedeva che qualcosa la tormentava, e così l'ultimo giorno passato insieme le disse:

«Molla tutto e andiamocene via lontano da tutto e da tutti, solo io e te.»

E lei:

«No, non posso.»

«Perché? Se mi ami non c'è nulla che non puoi fare.»

«Io non ti amo.» Mentì, ma lo ferì a morte.

Primo errore: abbandonare la persona che amava veramente per sposarsi con un gangster.

Inizialmente il matrimonio non sembrava andar male, e lei credeva che lui stesse cambiando, forse grazie al ricordo dell'amore che una volta c'era tra loro due, un ricordo lontano dove lei era aspirante attrice e lui un ragazzo onesto. Ma l'illusione era durata poco: il tempo della luna di miele.

Nicolas, questo il nome del consorte, durante il primo anno di matrimonio rientrava sempre tardi a casa, lei gli chiedeva spiegazioni e lui a volte rispondeva: «Motivi di lavoro». A volte non rispondeva affatto. Ilary sapeva che i motivi di lavoro erano gli affari loschi con il padre e con il tempo capì che i silenzi erano tradimenti.

L'anno successivo si erano aggiunte anche le violenze domestiche e se lei gli domandava qualcosa queste ultime aumentavano. Una volta Nicolas le ruppe anche un braccio e così Ilary non gli chiese più nulla.

All'inizio del terzo anno decise che era ora di farla finita e così alle 7 del mattino del 12 luglio, approfittando del fatto che il marito quel giorno sarebbe ritornato nel tardo pomeriggio a casa, causa "motivi di lavoro" , si preparò, prese un po' di soldi, prese la pistola che era nel cassetto mettendola nella borsetta, nessuna valigia per non destare sospetti (nella sua villa c'erano sempre almeno 12 guardie del corpo) e decise di scappare via, ma quando aprì la porta della camera da letto si ritrovò davanti il consorte, sporco di sangue dalla testa ai piedi, sangue che sicuramente non era il suo ma di qualcun altro.

«Buongiorno cara, sono tornato, l'affare si è concluso prima del solito. Ma come sei mattiniera stamane. Dove cazzo stavi andando?» E mentre disse ciò le diede un manrovescio che la scaraventò per terra a qualche metro da lui.

Un capillare del naso le si ruppe e il sangue iniziò a scivolare copioso giù sulla moquette. Lei, racimolando quel po' di coraggio che le era rimasto, gli rispose:

«Basta non ce la faccio più! Voglio andare via!»

Lui, con calma, mise una mano in tasca, prese un fazzoletto che una volta doveva essere bianco ma che ora era anch'esso intriso di sangue, se lo passò in viso per pulirsi ma senza risultati e le disse:

«Vuoi andar via? E dove? Tu sei mia! Mia come questa villa in cui abiti, come i gioielli che indossi, come la macchina che guidi, come la città nella quale vivi, mia come l'aria che respiri.» E mentre parlava si avvicinò al camino, buttò il fazzoletto, prese l'attizzatoio e, avanzando verso di lei, disse: «Stavolta non te la caverai solo con un braccio rotto.»

A quelle parole Ilary indietreggiò, spostò una ciocca di capelli con una mano e con l'altra prese la pistola nella borsetta, puntandola contro il marito.

Lui si fermò, lasciò cadere l'attizzatoio, esplose a ridere e schernendola le disse: «Vorresti uccidermi? No, ti prego, non lo fare! Oh mio Dio, ti prego, no! Ha una pistola e la sta puntando contro il suo amato consorte!» Si buttò in ginocchio cominciando a sbattere i pugni sulla moquette e, in un finto pianto isterico, le disse: «Mi vuole sparare! Ho paura, ho paura...» e, saltando improvvisamente, le afferrò con entrambe le mani il suo esile collo per strangolarla, non curandosi completamente della pistola puntata contro il suo petto e continuando: «Ho paura che tu non ne abbia il coraggio!»

Ilary con il filo di voce che uscì dalla sua bocca gli rispose:

«Ho paura che ti stai sbagliando.»

Un colpo, due colpi, tre colpi, quattro colpi, cinque colpi, sei colpi...clik, clik, clik, clik.

Al decimo clik e al sesto irregolare pois rosso appiccicato sulla parete bianca della camera da letto Ilary realizzò che la pistola adesso era scarica, che aveva ucciso suo marito, che ben presto le guardie del corpo sarebbero venute e che da lì a breve anche lei sarebbe morta.

Secondo errore: uccidere il figlio di The Boss.

Si scrollò da dosso il cadavere di lui; piangendo gettò la pistola, si alzò e l'unica cosa che le venne in mente in quel momento fu di prendere il telefono e comporre un numero, un numero che non era più su nessuna rubrica ma che lei non aveva mai dimenticato. E mentre i passi degli uomini di The Boss si stavano avvicinando alla sua porta, una voce le rispose dall'altra parte del telefono, e fra un singhiozzo e l'altro Ilary riuscì a malapena a dire:

«Ti prego Bill! Aiutami! Mi vogliono uccidere!»

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