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Capitolo 5



Mamma si è mostrata subito entusiasta di avere Oliver a casa con noi per qualche giorno. Cosa alquanto strana ad essere onesti, di norma, se qualcuno di noi si propone per restare a farle compagnia la notte ci caccia minacciandoci con il famoso mestolo.

A cena è stato un vero caos, non solo Andrew, Edward e Jay sono rientrati per restare a dormire ma, addirittura, Clay, Juliet ed il piccolo Max, son venuti a mangiare e, con la scusa che Max si era addormentato sono rimasti a dormire.

Alla fine ci siamo trovati a dover far trasferire Monica in camera mia, così da poter cedere la stanza di Nate ad Oliver, gli altri componenti della mia famiglia hanno dormito nelle rispettive camere, ovviamente Juliet e Max erano nella stanza con Clay.

Per fortuna il giorno dopo, tranquillizzati dall'aver conosciuto Oliver, la casa inizia a svuotarsi e non solo per il fatto che i ragazzi vanno a lavorare nei cantieri, anche perché Juliet, Max e Clay non sarebbero tornati la sera. Anche Edward la sera non è rientrato a casa ed è Jay a svelarci il motivo, a quanto gli ha spifferato Clay, Ed aveva un appuntamento.

Sono incredibilmente sorpresa dalla notizia perché, due anni fa, la ragazza di Edward è dovuta andare via per non ho mai capito quale ragione di famiglia, gli disse che sarebbe tornata. Il punto è che lui l'ha aspettata per tutto questo tempo anche se lei non si è mai fatta sentire, non un messaggio, nessuna email, non ha mai neanche risposto alle chiamate.

Edward aveva temuto fosse successo qualcosa al suo aereo o altro, invece, dopo aver parlato con le forze dell'ordine, ha scoperto che lei stava bene, era arrivata sana e salva. Da allora Ed ha continuato ad aspettarla. Non che mi interessi molto la vita amorosa dei miei fratelli, ma abitando in una cittadina piccola in cui tutti conoscono tutti, volente o nolente vengo a sapere un sacco di cose.

Oliver e Monica hanno ricevuto le chiavi dell'appartamento questa mattina così hanno portato le poche cose cha avevano là, mamma è andata con loro per aiutarli a sistemarsi e ad accompagnarli, due giorni fa Oliver ha contattato il suo amico per dargli l'indirizzo a cui mandargli le sue cose. A quanto ho capito, tutta la roba di Oliver dovrebbe arrivare nel giro di quattro giorni, di lunedì, proprio grazie all'amico che, appena ricevuto l'indirizzo, si è mosso immediatamente per spedire il carico.

Così anch'io oggi son tornata a casa mia, sono nel mio studio a lavorare. Il lavoro per i Dryer sono ufficialmente conclusi, sono andata a consegnare le chiavi ai proprietari facendo un giro con loro per controllare che tutto fosse a posto.

Le demolizioni nei cantieri stanno procedendo a ritmi molto serrati, secondo Andrew oggi dovrebbero finire di buttare giù tutto, caricare gli ultimi calcinacci sul camion per farli portare via e da domani si potrà iniziare a costruire quindi, domani, andrò anch'io in cantiere con loro per seguire i lavori.

Tom mi ha fatto avere tutta la documentazione, quella che gli ho richiesto per i lavori, tramite Jolen, ho appena iniziato a visionarla e, già alla prima carta, vedo subito che c'è qualcosa che non torna, la struttura di un palazzo, per come lo ricordo io, non sembra conforme alla documentazione proveniente dal catasto.

Sbuffando prendo il telefono e compongo il numero della centrale. Tom mi aveva chiesto di andare a fare i controlli con lo sceriffo, speravo non ce ne fosse bisogno ma dovendo entrare nel palazzo e negli appartamenti, non posso fare a meno delle forze dell'ordine.

È una cosa alquanto scocciante in realtà, già dovrò visionare una marea di edifici, speravo di poter depennare almeno quelli che conosco molto bene, ed invece, sembra proprio di no.

<< Centrale di polizia, come posso esserle utile? >> risponde con voce gentile della signora Lincol, la segretaria o centralinista, non ho mai saputo come etichettarla.

<< Buongiorno signora Lincol, come sta? Sono Faith Reed >>

<< Oh Faith cara! Come stai? Ho saputo che state ricostruendo qualche palazzo di quelli tirati giù dal tornado, una cosa davvero terribile >>

La signora Lincol, una graziosa vecchietta, teoricamente è praticamente in pensione, questo dovrebbe essere il suo ultimo anno, praticamente tutti sappiamo non vuole lasciare il suo posto di lavoro per nulla al mondo. Fa parte del gruppo che io, i miei parenti ed i miei amici, chiamiamo club delle onniscienti, c'è sempre sembrato brutto chiamarle club delle pettegole anche se, alla fine, è esattamente ciò che sono.

<< Si, la situazione non è delle migliori ma poteva andare molto peggio >>

<< Oh certamente, per fortuna ci sono stati solo feriti e nessuno si è fatto male in maniera seria >>

<< Esattamente. Comunque, ho chiamato perché dovrei parlare con lo sceriffo se ha un paio di minuti >>

<< Tesoro lo sai che non posso passartelo a meno che non sia per qualcosa di particolare >>

Entrambe sappiamo che non è vero, è semplicemente un pretesto per sapere di cosa discuterò con lo sceriffo.

<< Devo fare dei controlli in tutti gli edifici della città per conto del sindaco >>

<< Tom? E cosa centra Carl in questo? >>

<< Lo sceriffo Malcom dovrebbe accompagnarmi nel caso qualcuno abbia da ridire sul fatto di farmi accedere alla struttura >>

<< Ah. Allora ti passo Carl visto che è una questione di lavoro richiesta dal sindaco >>

<< Grazie mille e buona giornata signora Lincol >>

<< Grazie Faith e buona giornata anche a te >> mentre attendo che mi passi lo sceriffo risuona un pezzo di musica classica, Per Elisa.

Meno di un minuto dopo lo sceriffo alza la cornetta << Faith! Maria mi diceva che devi svolgere un lavoro per il sindaco e che hai bisogno di me >>

<< Si, è esatto. In pratica devo visionare tutti gli edifici della città per controllare le strutture e poter preparare un resoconto sulla loro stabilità e resistenza. Sai, il sindaco vuole preparare la città nel caso si scateni un altro disastro naturale come quello che abbiamo rischiato >> gli spiego.

<< Va bene, l'unico problema è che non posso assicurarti di non essere chiamato per qualche urgenza >>

<< Ma certo, non preoccuparti >> anche se, mentre rispondo, sto pensando che non c'è bisogno che me l'assicuri, so già che non avrà alcuna emergenza.

<< Che ne dici di iniziare oggi stesso? Magari dopo pranzo? Verso le due e mezzo? >>

<< Mi sembra perfetto >> gli do l'indirizzo della strada in cui vorrei iniziare e ci diamo appuntamento lì.

La sera sono piuttosto distrutta, come avevo immaginato lo sceriffo non ha avuto alcuna urgenza quindi è potuto restare con me per ben cinque ore e mezzo. Lui era un bel po' annoiato a fine giornata, io invece sono abbastanza soddisfatta perché siamo riusciti a controllare cinque palazzi, di cui solo uno richiede il mio intervento al catasto.

Visto che domani mattina sarò al cantiere, ho preso appuntamento con lo sceriffo anche per domani pomeriggio, così da avere il tempo di mangiare con i ragazzi e tornare in città.

Cerco il numero di Monica e faccio partire la telefonata in Bluetooth mentre guido, non ci vuole molto, risponde dopo un paio di squilli.

<< Faith! Speravo mi telefonassi! Volevo chiamarti io ma, sapendo che stavi lavorando, temevo di disturbare >>

<< Ciao Monica! Non crearti tanti problemi, tu chiamami, se posso ti rispondo, altrimenti quando ho tempo, appena vedo la telefonata, ti richiamo io >>

<< D'accordo, se lo dici tu... Ehi che fai? >>

<< Sto tornando a casa, ho appena finito di lavorare >>

<< Davvero? Quindi non hai ancora cenato giusto? >>

<< Esattamente, te invece? Hai mangiato? >>

<< No, non ancora. Ne stavamo parlando proprio ora con mio zio, pensavamo di andare a mangiare al pub che c'è qua vicino perché ci siamo scordati di fare la spesa. Senti, perché non vieni con noi? Potremmo cenare tutti e tre insieme >> Monica è entusiasta della sua idea e la cosa mi fa sorridere.

<< Perché no, mi sembra una buona idea, voi dovete cenare, anch'io devo mangiare... Tanto vale farlo in compagnia >> l'assecondo.

<< Esatto! >>

<< Prima però dovresti chiedere a tuo zio se gli va bene. Non vorrei che la cena gli andasse di traverso perché la mia presenza non gli è gradita >>

<< Te l'ha mai detto nessuno che sei una tipa allucinante? >> a rispondere è Oliver.

<< Sono in viva voce? >> chiedo con una punta d'imbarazzo.

<< Si... Scusa >>

<< La tua presenza non da fastidio a nessuno ma la mia, a quanto pare, è abbastanza sgradita per te >>

Mi passo una mano tra i capelli perché ho fatto una figuraccia, la mia voleva essere una battuta con Monica, non pensavo l'avrebbe sentita anche Oliver.

<< Insomma, tra quanto di vediamo al Mason's? Io sono già per strada >> domando come se nulla fosse.

<< Diciamo in cinque minuti? Non abitiamo molto lontano, il tempo di arrivare a piedi >> è Monica a rispondermi assecondando il mio far finta di nulla.

<< Ottimo, ci vediamo li tra poco allora >> attacco.

<< A dopo! >>

Sbuffo, sospiro ed inizio a sperare che la serata fili liscia.

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