Capitolo 19
<< Faith! >>
Oliver ha i riflessi pronti e riesce ad afferrarmi al volo, prima che mi ritrovi a terra.
<< Oliver... >> è tutto quello che riesco a rantolare per il momento visto che sto cercando di non svenire a causa della mancanza d'ossigeno.
<< Faith sei ferita? Che cosa sta succedendo? >>
Ed io mi rendo conto che non so neanche se sa riconoscere un attacco di panico, probabilmente non ha mai assistito neanche ad una cosa del genere, come minimo adesso entrerà anche lui nel panico più totale perché non sa cosa fare.
Nella speranza, o con un po' di fortuna, che Oliver riesca a comprendere da solo e che sappia come agire.
Gli afferro le braccia nel tentativo di rimanere attaccata alla realtà e che non sono in pericolo, c'è Oliver con me, quindi non può succedermi niente.
<< Ok, ci sono io, va tutto bene. Ce la fai ad annuire o negare? >>
Anche se non riesco a metterlo a fuoco, a causa delle lacrime, annuisco alla rinfusa continuando ad annaspare come un pesce fuori dall'acqua.
<< Va bene, brava. Sei ferita? >>
Nego immediatamente con la testa. Ed ora che iniziano i tremori, una delle cose che più detesto nei miei attacchi di panico e, so già, che sto per iniziare a sentire un fastidiosissimo formicolio seguito dalla sudorazione.
<< È un bene, se non sei ferita è un bene Faith, adesso dobbiamo solo cercare di farti respirare per bene >> lo dice con calma ma io non riesco a seguirlo.
Il mio corpo non mi risponde, è più forte di me, non riesco a quietare il battito accelerato del mio cuore e, tanto meno, riesco a prendere fiato con calma per poter rallentare il respiro.
Quando lo sento muoversi sento il panico annidarsi, la sensazione di soffocamento si accentua e sento le vertigini. Quel che mi passa per il cervello è " cosa diavolo sta facendo! Non dovevo venire qui, me ne devo andare immediatamente " e vorrei farlo, davvero, ma non sento le gambe e non riesco a muovermi.
Anche se in maniera sfuocata, lo vedo raccogliere la mia borsa e poggiarla, dentro casa, vicino all'ingresso per poi chiudere la porta alle mie spalle.
Aumento la presa sulle sue braccia come per dirgli di smetterla, sta facendo sempre peggio, ma non sembra percepire il mio avvertimento, al contrario.
<< Non preoccuparti Faith, sta per finire >>
Vorrei urlargli: un corno sta per finire brutta testa di cazzo, di questo passo morirò per soffocamento.
Peccato che, tutto quello che mi esca dalla bocca sia un verso strozzato non ben identificato seguito da un grosso singhiozzo ed un respiro.
<< D'accordo, stai avendo un attacco di panico, lo sai vero? >>
Annuisco perché, dannazione, non sono stupida, so perfettamente che questo è uno stramaledetto attacco di panico, per mia sfortuna, non è affatto la prima volta che ne combatto uno.
<< Va bene. Resisti ok? >>
Mi sposta le mani dalle sue braccia, mandandomi, ovviamente, ancora più nel panico. Cerco subito di afferrarlo nuovamente, combattendo contro la possibilità che mi lasci andare.
<< Faith... >> mi alza la testa per potermi fissare negli occhi << Sto per afferrarti e tirarti su >>
Scuoto subito la testa in maniera che capisca che non voglio, ho paura che, se mi sento rinchiusa la situazione finirà solo per peggiorare, peccato che Oliver non sembri intenzionato ad assecondare le mie necessità o volontà.
<< Andrà tutto bene, non preoccuparti, ci sono io >> per tutto questo tempo non si è fatto prendere dal panico, è rimasto tranquillo o, per lo meno, la sua voce sembrava calma.
Solo all'inizio era all'armato, quando ha aperto la porta di casa, ha urlato il mio nome come se stesse per farsi venire una crisi isterica.
Mi irrigidisco istintivamente, quando lo sento muoversi un'altra volta, e mi preparo al peggio.
Si abbassa alla mia altezza spostandomi le mani intorno al suo collo. Cerco di concentrarmi sui suoi movimenti per distrarmi e calmarmi.
Il braccio sinistro si sposta sulla parte alta della mia schiena, flette le ginocchia abbassandosi ancora, così da portare il braccio destro sotto le mie ginocchia.
Lentamente si mette dritto alzandomi e mi rendo conto che, finalmente, riesco a metterlo a fuoco ed allora capisco che le lacrime stanno scendendo da sole. Al primo passo che compie, per reazione istintiva, stringo la presa sul suo collo.
<< Ti tengo io, stai andando benissimo >> me lo dice fissandomi negli oggi << Concentrati su di me, vedrai che tra poco starai meglio >>
In sottofondo riesco a sentire la suoneria del mio telefono, dalle parole della canzone capisco che deve essere già da un po' che suona ma non me ne ero resa conto.
Al contrario di quel che pensavo, la presa di Oliver, non accentua la mia situazione, non sto andando sempre più nel panico, anzi, inizio a sentire il senso di vertigine allentarsi, come se stessi tornando con i piedi ben saldi a terra.
Finalmente riesco a sentire un po' di sollievo, ho ancora il battito cardiaco accelerato e fatico a respirare, ma trovo un po' più di lucidità e riesco a capire cosa sta succedendo.
Era come se mi stessi sgretolando, prendendomi, è come se mi avesse fatta sentire nuovamente compatta, non sto perdendo pezzi perché Oliver mi sta tenendo intera.
Si siede sul divano, quando sta per mettermi a sedere affianco a lui, avendo ritrovato un po' di forza, riesco a fare resistenza.
<< Quando ero in accademia ho fatto un corso di primo soccorso, abbiamo trattato anche gli attacchi di panico e Faith... Mi è stato spiegato che, il contatto fisico può essere di conforto durante un attacco di panico, soprattutto perché io sono tranquillo e so che tra poco starai bene, ma, tenerti così troppo a lungo è rischioso, potrebbe venirti la claustrofobia. Faith sono qui. Non me ne sto andando, resto accanto a te, ti terrò la mano tutto il tempo necessario, ma c'è bisogno che ti lasci più spazio >>
Cocciuta continuo a negare con la testa stringendo la presa e rilassando i muscoli del resto del corpo. Trattengo il respiro appoggiando la testa sul suo sterno, in modo da avere l'orecchio all'altezza del suo cuore.
<< Va bene. Adesso cerca di rallentare il respiro, prova a seguire me >>
Ed è esattamente ciò che cerco di fare. Non so quanto sia passato dall'inizio del mio attacco ma, di norma, durano tra i quindici e i trenta minuti, sono sempre riuscita a marginarli in qualche modo ad un certo punto. Insomma, non sono mai stata uno di quei casi, gravi, che hanno avuto bisogno di essere portati con urgenza all'ospedale perché la loro crisi è durata più di mezz'ora.
<< Così, brava, ci stai riuscendo >>
Allento la presa sul suo collo, quando inizia ad accarezzarmi i capelli con la mano che era sotto le mie ginocchia, appoggio una mano alla base della gola di Oliver per poter sentire meglio il suo respiro regolare.
Piego le gambe in maniera tale da appallottolarmi il più vicino possibile ad Oliver e, ad occhi chiusi, mi calmo seguendo il ritmo del suo cuore, il primo segno che la crisi sta passando è la fine dei miei tremori. Finalmente posso tirare un sospiro di sollievo mentale, non solo perché odio tremare come una foglia, ma soprattutto perché i miei muscoli si stanno rilassando definitivamente.
<< Stai facendo un ottimo lavoro, è quasi finita >>
Oliver continua a parlarmi, continua a mantenere un tono di voce calmo, gentile, dolce e sicuro. Mi ha sempre aiutato molto ascoltare qualcosa parlarmi e rassicurarmi ed anche questa volta ha funzionato, per fortuna ha fatto quel corso, se non l'avesse fatto poteva essere un vero e proprio disastro.
Non c'è niente di peggio che mostrarsi spaventati davanti ad una persona con un attacco di panico, non fa altro che passare sempre più insicurezza alla persona in piena crisi, spingendola ad avere ancora più paura e peggiorando, drasticamente, la situazione.
Un'altra cosa molto importante da evitare è di mettersi ad urlare o a dare ordini alla persona che sta male. Credetemi, urlarle contro ad una persona con un attacco di panico in corso di calmarsi, di darsi una calmata, di controllarsi, di reagire, di sforzarsi o di smetterla di fare il melodrammatico non aiuterà nessuno.
Voglio dire, davvero le persone pensano che se si potesse fermare o controllare un attacco di panico non lo faremmo subito? Accade molto spesso che una persona che ne soffre riesca a marginarli quando riconosce i sintomi, ma ci sono delle volte in cui è impossibile.
Giorni come questo, ho cercato di mantenere il controllo ma non ci sono riuscita e, quando ho riconosciuto i segni ed ho sentito che stava arrivando mi sono precipitata da qualcuno di cui mi potessi fidare.
Molte persone preferiscono gestire gli attacchi di panico da soli, io non sono una di quelli. Questo è il mio quarto attacco di panico in cinque anni, il primo è stato un vero e proprio fulmine a ciel sereno ed è arrivato dopo la morte di papà.
Mi sono fatta seguire da uno psicologo ed uno psicoterapeuta per anni riuscendo a risolvere il problema, entrambi erano concordi che il fattore scatenante è stata l'improvvisa morte di papà, perderlo dall'oggi al domani alla mia giovane età ha causato una reazione nel mio inconscio.
Il primo attacco che ho avuto, si è scatenato quando, una mattina, nell'estate della morte di papà, dopo aver pianto e dormito tra le braccia di Nathan, mi sono svegliata e, girando per casa, non ho trovato nessuno. Mi sono sentita così abbandonata, sola, e, quando sono entrata in salotto, ho inquadrato una foto di me e Nathan da piccoli in braccio a papà.
È così che si è scatenato, inizialmente pensavo stessi avendo anch'io un infarto, il respiro spezzato, il cuore che batteva a mille ed avevo dolore al petto. È stato Nathan a trovarmi mentre cercavo di respirare in qualche modo ed è stato lui a farmi capire che stavo avendo un attacco di panico e che sarei stata bene.
Poi con l'inizio delle cure è andata meglio, il secondo è arrivato alla prima partenza di mio fratello ed il terzo, anche quello per Nathan, l'ho avuto mentre era partito per la sua prima missione. In quelle occasioni è sempre stato Andrew ad aiutarmi.
Ormai erano quasi quattro anni che non avevo un episodio e, mi ero, quasi, dimenticata quanto potessero essere brutti. Ricordavo ogni sintomo e che erano davvero orribili, invece sono ancora peggio dei miei ricordi, è stato tremendo.
<< Va meglio? >>
<< Si... Grazie >> riesco a tirare anche un sospiro vero, non solo mentale.
Ho ancora il respiro leggermente accelerato, ma ormai il peggio è passato, mi sto calmando, anche il mio cuore si sta regolando ad un battito normale.
Riacquistando, completamente, lucidità inizio a rendermi davvero conto di tutto ciò che è successo, ma soprattutto del fatto che Oliver non indossa alcuna maglietta.
<< Ehm... >> cerco di prendere tempo prima che inizi a farmi domande, vere domande << Come mai sei senza maglietta? >>
Angolo autrice:
E come sempre, vorrei ringraziare moltissimo:
MartinaLoreto, UniFMate, GaiaBarbello, betta94, Wonderwall44, fede5494, AnnaDelGrosso, MeloniValeria, libertyflashquick, Fiofio1912, Fede9292, angy_897, angelacopes73, CarmelaM4, Flore82, emmamartinucci, Monicalovino3, assa2003, giojamo11, _lelle2004_ e SilviaSimbula
Senza di voi non mi impegnerei tanto nello scrivere ed aggiornare così spesso la storia, siete voi ad invogliarmi tanto quindi, grazie mille a tutte, davvero perchè leggete la storia, ma soprattutto, siete parte attiva di tutto questo, per me siete insostituibili.
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