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Capitolo 10


Ieri sera sono uscita con Tom, al rientro avevo i piedi distrutti perché era stata una piuttosto lunga ed i tacchi continuano a non essere una tipologia di calzatura che utilizzo molto spesso ma, la conclusione della serata è stata epica.

L'ho accompagnato alla festa come mi aveva chiesto lunedì, è stato abbastanza strano, non ero mai stata ad una festa tanto elegante. C'erano molte persone, tutte altolocate ed abituate a quel genere di eventi, è stato quasi come vivere la vita di un'altra persona per una serata. Il modo di parlare e di muoversi rispecchiava perfettamente la mia idea di eleganza e nobiltà.

Per quanto strano e completamente diverso da quello a cui sono abituata mi sono divertita molto e non mi sono mai sentita fuori posto. Per di più vedere Tom è stato particolarmente affascinante, era molto rilassato ed a suo agio, ha conversato con tutti senza mai sbagliare.

Sembrava di vedere un vero e proprio politico all'azione, ha intrattenuto possibili finanziatori per i suoi progetti e convinto altri sindaci ad ampliare il marketing della zona così da avere più turismo. Insomma, ha tirato fuori tutto il suo charme ed oserei dire che è riuscito a convincere e coinvolgere diverse persone in questi suoi progetti.

Non essendo abituata ad eventi simili ho ringraziato, mentalmente, più volte la commessa che mi ha aiutata nella scelta del vestito. Per fortuna la mattina stessa sono riuscita ad andare al centro commerciale, trovare il vestito non è stato facile, mi sono lasciata consigliare dalla commessa in questione dopo averle fatto vedere l'invito dell'evento, è stata molto paziente e comprensiva.

Alla fine, dopo una serie di vestiti, la scelta è ricaduta sull'abito bordeaux in seta con lo scollo all'americana. Prima di andarmene dal negozio ho cercato la responsabile per farle sapere l'ottimo lavoro della ragazza in questione. Teoricamente ci sarebbe dovuta essere anche mamma ma, all'ultimo momento, non è potuta venire così eccomi seduta in macchina diretta a casa per controllare come sta.

Ad ogni modo, alla fine della serata, in macchina, davanti a casa mia, mi sono girata a guardare Tom, l'ho ringraziato per la splendida serata ed è successo, ci siamo dati il nostro primo bacio, non è durato molto ma è stato perfetto, dolce e morbido, un lento scoprirsi.

Onestamente ho sempre pensato che il nostro sarebbe stato uno di quei baci irruenti, pieni di passione dove c'è la foga del momento e dell'esplorarsi. È stato totalmente diverso da quel che immaginavo ma non lo cambierei per nulla al mondo, la naturalità e la delicatezza del momento sono state la ciliegina sulla torta di una serata da favola.

Arrivo a casa di mamma, scendo dalla macchina canticchiando un motivetto allegro di una canzone di cui non riesco mai a ricordare il titolo ma è piuttosto vecchia, salgo sul porticato e busso. Non ci vuole molto prima che mamma mi apra la porta.

<< Mamma! Hai finito di mangiare? >>

<< Ciao tesoro, certo che ho finito di pranzare, sono le due e mezzo, a che ora pensi mi metta a mangiare quando sono sola? >>

<< E che ne so io? >> le rispondo senza perdere il mio sorriso.

<< Ti vedo allegra. Suppongo che la serata con Tom sia andata bene >>

<< Molto bene. Mi offri un caffè così ti racconto? >> entro chiudendomi la porta alle spalle.

<< Su forza, racconta tutto alla tua mamma >>

La seguo in cucina, dopo essermi appollaiata su una sedia, inizio a parlare a macchinetta, le racconto tutto perdendomi e dilungandomi in molti dettagli. Nate mi ha sempre presa in giro per questa mia mania di osservare e notare ogni singola cosa che mi circonda ma, da architetto, mi piace curare anche i più piccoli dettagli quindi, osservare, è molto importante.

Ho notato mamma distrarsi due o tre volte ma non le ho detto niente, mi rendo conto che alle volte i miei racconti non possono interessare tutti quindi, faccio finta di niente e continuo a raccontarle fino a quando non mi interrompe.

<< Tesoro scusa ma lo sai che ore sono? >>

<< Perché? >> le chiedo sorpresa dal cambio di argomento così repentino.

<< Non dovresti vedere lo sceriffo alle tre per continuare il lavoro che ti ha richiesto Tom? >> la guardo sorpresa perché me ne ero completamente dimenticata.

<< Oh cavolo! >> guardo l'orologio, sono le due e cinquanta << Devo scappare, scusami e ciao! >> urlo mentre corro fuori casa.

<< Ciao! >> mi urla di rimando ma la sento appena perché sono già praticamente alla macchina.

Cercando di non superare alcun limite di velocità raggiungo il luogo dove abbiamo fissato l'appuntamento, parcheggio dietro alla macchina dello sceriffo, prendo tutte le mie cose e, praticamente, mi butto giù dalla macchina.

È così che mi cade ogni cosa dalla borsa, più sono di fretta e più divento impacciata, non so se è una caratteristica solo mia o succede anche al resto del mondo ma è incredibilmente imbarazzante.

<< Maledizione >> sbotto tra i denti chinandomi a raccogliere ogni cosa finendo per spargere dei fogli che erano nella mia ventiquattrore << Devo ricordarmi di portare ad aggiuntarla, ancora una volta. Magari è arrivata l'ora di cambiarti >> rimbrotto contro la maledettissima ventiquattrore con la chiusura rotta.

Sento la portiera della macchina davanti a me aprirsi, richiudersi con un tonfo e dei passi avvicinarsi.

<< Mi spiace sceriffo, lo so, sono in ritardo, non ho scusanti >> continuo ad infilare la roba nella borsa scusandomi.

Vedo con la coda dell'occhio che mi è accanto e si sta piegando ad aiutarmi << Sta tranquilla, non ti sto aspettando da molto >>

<< Oliver? >> alzo la testa di scatto per la sorpresa << Ahia! >>

<< Stai bene? Ti sei fatta male? >>

<< No, tutto bene >> mormoro massaggiandomi il collo, credo di essermi appena stirata un muscolo.

Mi guarda un momento per poi mettersi a raccogliere i miei fogli rimettendoli nella ventiquattrore posizionata tra di noi. Torno a sistemare le mie cose, quando ho ripreso tutto mi rendo conto che c'è qualcosa che non mi torna.

<< Come mai sei qua? >>

<< Lo sceriffo ha avuto un contrattempo, non voleva darti buca visto che per il resto della settimana tu non potrai e lui sarà impegnato per tutta la settimana nuova >> spiega come se nulla fosse.

<< Quindi ha mandato te >>

<< Esattamente >>

<< Capisco. Bhè, va bene allora... Iniziamo? >>

<< Sicuro. Lo sceriffo mi ha spiegato che devo semplicemente far vedere che sei accompagnata da un'autorità >>

<< Diciamo che serve più per una questione precauzionale, non c'è mai stato nessun problema. Dopotutto, ci conosciamo praticamente tutti da queste parti >>

Camminiamo uno affianco all'altra, non sembra curarsi molto del fatto che so di piacergli, l'unica imbarazzata, apparentemente, sono io. Mi rendo anche conto che questa è la prima volta che lo incontro mentre è in servizio, osservo il suo abbigliamento, la divisa fa decisamente un effetto diverso su di lui, non porta il cappello ma la camicia beige lo racchiude sottolineandogli la muscolatura ed il pantalone marrone scuro gli casca alla perfezione.

"Cavolo, se lo vedesse Mason non finirebbe più di fantasticarci su "

Gli occhi sono coperti dagli occhiali scuri e la mia occhiata non passa inosservata, si gira a guardarmi ma non posso vederlo.

<< Hai finito di scandagliarmi? >>

<< Scusa >> mormoro spostando subito lo sguardo e concentrandomi sul mio lavoro.

Dopo un po', quando riesco a superare il mio imbarazzo, provo ad intavolare diversi discorsi.

<< Come sta Monica? >>

<< Bene >>

<< Quando arriveranno i tuoi nuovi colleghi? >>

<< Presto >>

<< La cucina di Monica sta migliorando? >>

<< Si >>

Insomma, mi sono scontrata con risposte piuttosto concise e secce, non c'ho messo molto a capire che non voleva parlare così mi sono limitata ad annuire e restarmene zitta.

È così che passiamo il resto delle ore insieme, in silenzio, io lavoro e lui rimane nei paraggi, osserva e parla con le persone, è sempre cortese, si presenta e risponde alle domande che gli pongono con gentilezza.

Sospiro affranta perché mi rendo conto che le mie erano pure illusioni, ha alzato un muro con me ed io non so proprio come comportarmi o cosa fare per rimediare, un paio di volte mi sono venuti gli occhi lucidi ma sono riuscita a ricacciare indietro le lacrime.

Per quanto vorrei non posso fargli una colpa per quel che è successo, ha frainteso le cose tra noi, è successo e basta ed ora devo solo aspettare che questa cosa gli passi come ha detto lui stesso.

Quattro ore dopo abbiamo finito due edifici ed è troppo tardi per iniziarne un terzo.

<< È tutto giusto? >> mi chiede una volta usciti per strada mentre ci avviciniamo alle nostre macchine.

<< Si... >>

<< Allora, se non ti spiace, vado. Devo riportare la macchina e tornare a casa, è stata una giornata lunga >>

<< Ma certo. Ciao >> lo saluto ma mi ha già voltato le spalle << Salutami Monica >>

<< Consideralo fatto. Buona serata >> entra in macchina e va via.

Resto sul marciapiede a testa bassa, la vista mi si appanna velocemente così entro in macchina, alzo la testa verso l'alto tamponando gl'angoli degli occhi per evitare di mettermi a piangere davvero.

Non sono dell'umore per tornarmene a casa e stare da sola così me ne vado al Mason's dove posso stare in compagnia ed ho una buona probabilità di trovare Drew. Quando arrivo non mi metto neanche a cercare la sua macchina, mi limito ad entrare, mio fratello, se non ha compagnia e non ne vuole trovare, viene sempre qui la sera per una birra in compagnia.

Infatti, quando entro, ci impiego poco a trovarlo con lo sguardo, è al bancone a chiacchierare con Mason, Edward e Jay.

<< Guardate chi c'è! È proprio una riunione della famiglia Reed allora, mancano solo il mio manzo preferito e quello che è già stato catturato all'Azzo >>

<< Ciao ragazzi, Mason >>

<< Che faccia lunga, cos'è successo? >>

<< Ti sei accorta che Tom è Tomma in realtà >> scherza Jay alzando le sopracciglia per sottolineare la cosa.

<< Ma smettila, non dire stupidaggini >> lo riprendo spingendolo.

Drew mi osserva come al solito ed io mi siedo in braccio a lui abbracciandogli il collo.

<< Sparite forza, andate a farvi un giro. Tutti e tre >> in mezzo secondo li liquida.

Anche se siamo rimasti solo io e Drew resto in silenzio, non ho voglia di parlare, non saprei cosa dirgli.

<< Parlami, che succede? >>

<< Niente >>

<< Faith... ? >>

<< Non è niente davvero. Posso restare ancora un po' così o ti do fastidio >>

<< Puoi abbracciarmi quanto desideri, mi rendi più facile il doverti tener d'occhio >>

<< Bene. Quando torna Mason mi ordini una cola? >>

<< Agli ordini sorellina >> lo sento muoversi per poi mi accarezzarmi i capelli come quando ero più piccola ed avevo bisogno di essere consolata.

Non ci vuole molto prima che gli altri tornino, nessuno chiede niente e si comportano normalmente, nessun commento o cenno, si limitano a cercare di tirarmi su di morale ed alla fine ci riescono, non che avessi troppi dubbi su Jay, in queste situazioni si comporta ancora di più da giullare.



Angolo autrice:

Un grazie particolare va a: MartinaLoreto, Fede9292, UniFMate, GaiaBarbello, libertyflashquick, Fiofio1912, MeloniValeria, MaricicaVallasca, Wonderwall44, martak01, fede5494 e AnnaDelGrosso0. Senza di voi non sarei mai riuscita a raggiungere il traguardo delle 250 stelline quindi grazie mille! Siete fantastiche!

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