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"Ricordati chi sei
Ricordati da dove vieni
Ricorda il tuo passato, senza subirlo mai"

Max Pezzali – Fai come ti pare

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Da: Lemillion
"Non ti vedo. Dove sei?"

Mi guardai intorno, allungando leggermente il collo per riuscire a vedere più lontano, tuttavia senza risultati. Nemmeno io riuscivo a vedere il ragazzo da nessuna parte.

A: Lemillion
"Sono vicino la fontana. Ho un vestito rosso mattone, praticamente mi vedo da due km di distanza" risposi, continuando a scoccare occhiate incuriosite e impazienti nel perimetro attorno a me.

Ci eravamo dati appuntamento per quel pomeriggio proprio di fronte il centro commerciale, con lo scopo di comprare qualcosa per la piccola Eri.
Erano passati altri giorni dallo scambio dei numeri tra me e il ragazzo biondo, rendendo più solido il nostro rapporto da poco instaurato.
Mirio mi aveva anche fatto delle fotografie alla bambina, così da mostrarmele, ed ero rimasta meravigliata dal suo bellissimo viso. Era davvero una bambina stupenda e desideravo comprare per lei i vestiti più belli da farle indossare al festival culturale, perché meritava di essere ammirata da tutti.
Mancavano infatti pochi giorni e non era rimasto molto tempo, bisognava sbrigarsi e definire tutti i dettagli.
Sbuffai spazientita, non notando la figura possente del ragazzo da nessuna parte, ma proprio in quel momento due mani andarono a posarsi sui miei occhi.
<<Chi sono?>> sentii chiedere da Mirio, talmente ingenuo da credere di potermi ingannare semplicemente rendendo un po' più acuto il tono della sua voce.
<<Fammi indovinare... Babbo Natale?>> chiesi ironica, facendo ridere leggermente il ragazzo alle mie spalle.
<<Sbagliato. Sono io, sono Mirio>> commentò lui, togliendomi le mani dal viso, solo per potermi girare delicatamente nella sua direzione.
<<Davvero? Non l'avrei mai detto>> risposi con un tono ancora più ironico, alzando leggermente gli occhi al cielo, tuttavia con un'espressione chiaramente divertita.
Mirio sorrise apertamente e per poco non mi sciolsi davanti a quell'adorabile visione.
<<Andiamo?>> mi chiese poi, offrendomi il suo braccio.
Senza esitare infilai il mio sotto al suo e a braccetto iniziammo a camminare in direzione dell'ingresso del centro commerciale.

<<Povera bambina, davvero vorresti farle indossare quello? È tremendo, la renderesti lo zimbello del festival>> commentai, guardando schifata un orribile completo che il ragazzo aveva alzato nella mia direzione, in modo da farmelo vedere.
<<Perché?>> commentò lui, fissando l'inguardabile indumento pieno di nappe color arcobaleno, messe senza un senso logico <<proprio non capisco, a me piace.>>
<<Che gli dei mi aiutino>> commentai io, continuando a spulciare su un espositore abbastanza promettente.
<<Allora che ne dici di quest->>
<<Non provare nemmeno a farmelo vedere meglio. È più brutto di quello di prima.>>
<<È il quindicesimo abito che mi bocci, sei ingiusta>> commentò lui, incrociando le braccia al petto con un'espressione leggermente imbronciata.
Lo ignorai. Troppo presa a fissare con tanto d'occhi un delizioso abito bianco e azzurro, assolutamente perfetto per una bambina bella come Eri.
<<L'ho trovato>> commentai, sollevandolo leggermente per poterlo guardare meglio.
<<Sicura di non preferire quello colorato con le nap- come non detto>> cercò di dire il ragazzo, bloccandosi davanti al mio sguardo diabolico.

Mirio camminava al mio fianco, tenendo fieramente tra le mani tutte le buste con gli acquisti del giorno.
Avevo tentato di convincerlo a lasciarmi portare almeno un sacchetto, ma lui si era rifiutato categoricamente, dichiarando di non tollerare nemmeno l'idea di farmi faticare in qualche modo. Era davvero gentile.
Inoltre era felice e soddisfatto, solo perché avevo scelto di acquistare il paio di scarpe scelto da lui, siccome per una volta aveva proposto qualcosa di veramente carino.
<<Parlami di te, mi piacerebbe conoscerti ancora meglio>> disse lui all'improvviso, forse rendendosi conto di non accontentarsi delle poche informazioni personali che ci eravamo scambiati nel corso delle tre settimane di conoscenza. D'altro canto nemmeno io lo ero e di conseguenza ero la prima a desiderare un rapporto più confidenziale con lui. Soprattutto alla luce del mio interessamento nei suoi riguardi.
Mirio era per me l'incarnazione del ragazzo ideale, almeno secondo i miei gusti. Era bello, sorridente e ingenuo quel tanto che bastava per renderlo adorabile ai miei occhi.
Tuttavia sapevo di non poter avere una relazione con lui e ne ero rattristata.
<<Esattamente cosa vuoi sapere?>> chiesi io, rivolgendo lui uno sguardo pieno di curiosità.
<<Non saprei, qualunque cosa>> rispose lui <<tipo cosa ti piace, cosa non ti piace, cosa fai nella vita... cose così.>>
<<Beh... ci sono tante cose che adoro e tante cose che detesto. La lista è bella lunga in realtà, ma posso dirtene qualcuna.>>
Lui annuì interessato, fissandomi con i suoi occhi completamente blu, che non stonavano minimamente su di lui.
<<Adoro i dolci, adoro i bambini, adoro tutto ciò che ha a che fare con gli eroi professionisti, specie con Fat Gum... essendo il mio preferito, poi adoro scrivere e occasionalmente disegnare, anche se potrei migliorare e infine adoro passeggiare al crepuscolo>> iniziai <<detesto le bugie, detesto le persone che mangiano con la bocca aperta o in generale le persone indecorose e assolutamente non sopporto le persone che calpestano i sogni altrui senza alcun riguardo.>>
<<Vedo che sei davvero fissata con i sogni. L'ho notato anche mentre raccontavi la fiaba ai bambini settimana scorsa>> disse lui <<come mai?>>
<<Non c'è un vero motivo. Semplicemente credo solo che sognare sia l'unica cosa che nessuno può portarti via, perché i sogni appartengono a te e a te soltanto. Possono anche non realizzarsi... ma non si smette mai di sognare. Adoro tutto ciò.>>
Mirio mi sorrise intenerito, forse a causa dell'espressione gioiosa  e piena di vita che mostravo in quel momento.
<<Tu invece cosa mi dici?>> chiesi.
Era il mio turno di ficcare il naso negli affari del ragazzo e lui non poteva rifiutarsi, dopo avermi scucito quelle cose.
<<Cosa ti interessa sapere?>>
<<Beh, potresti cominciare spiegandomi finalmente perché ti fai chiamare Lemillion. Sono davvero curiosa, me lo chiedo dal giorno dello scambio dei nostri numeri.>>
Per la prima volta non vidi il ragazzo sorridere e quello mi impensierì improvvisamente.
<<Ho detto qualcosa che non va?>> chiesi apprensiva, notando le sopracciglia del ragazzo curvarsi leggermente in un'espressione pensierosa.
<<No, stavo solamente pensando>> rispose lui, utilizzando un tono serio a me sconosciuto prima di quel momento.
Mirio non sembrava lo stesso di sempre e mi venne spontaneo posargli una mano sulla spalla.
<<Non devi rispondere se non ti va o se per te è una domanda troppo personale.>>
Il ragazzo sembrò ridestarsi e si affrettò a rispondere. <<No, va tutto bene, sento di poterne parlare con te.>>
Camminammo in silenzio per diversi secondi.
Lui apparentemente incapace di continuare. Io incapace di dire qualsiasi cosa, frenata com'ero da quella strana atmosfera.
<<Lemillion è il mio nome da eroe, anche se al momento non ho molte chance di utilizzarlo a dovere nella vita di tutti i giorni>> iniziò lui all'improvviso, catturando tutta la mia attenzione.
<<Come mai dici questo?>>
<<Dico questo perché il giorno del salvataggio di Eri è successa una cosa... una cosa che ha cambiato la mia quotidianità.>>
<<Puoi dirmi cosa? Se non te la senti non insist->>
<<Il mio quirk è sparito. O meglio, me l'hanno fatto sparire>> rispose semplicemente lui.
Sussultai dalla sorpresa e per me fu come ricevere un calcio in pancia, soprattutto notando l'espressione seria del ragazzo.
Mirio prese fiato e mi raccontò per filo e per segno tutti gli eventi di quel giorno, spiegandomi anche il motivo dietro alla perdita della sua unicità.
Alla fine del discorso non riuscii a trattenermi. <<Mi dispiace davvero tantissimo, per tutto quanto. Sia per la perdita della tua unicità che per la perdita del tuo maestro, deve essere davvero dura per te...>>
<<Io sono fidusioso rispetto al mio futuro. Al momento non ho fretta di recuperare il mio quirk, in fondo posso solo aspettare e sperare>> rispose lui <<il mio maestro invece vivrà per sempre nel mio cuore e finché ci resterà non sarà mai morto davvero.>>
<<Fattelo dire: sei davvero una persona eccezionale>> mi lasciai scappare.
Mirio mi donò il più bello dei sorrisi. Talmente bello da far sbandare il mio cuore.
<<Tu invece hai altro da dirmi?>> chiese lui.
<<In realtà sì, ma per oggi le emozioni sono state tante, meglio parlare un'altra volta>> ammisi io.
Lui annuì con la testa, per poi indicarmi una struttura a me vagamente familiare: una pasticceria.
<<Ho fame. Entriamo?>> chiese lui.
Fu il mio turno di sorridere.

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