𝗖𝗔𝗣𝗜𝗧𝗢𝗟𝗢 𝗜5. Il debito non è saldato.
𝗦𝗲𝘂𝗹 𝗩𝗲𝗻𝗼𝗺𓆙
Passai lo straccio sul bancone sotto il mento di Hoseok e lo guardai male. Il mio migliore amico non sapeva mangiare come un comune essere umano soprattutto se si trattava di panini che perdevano briciole. Avrei tanto voluto urlargli addosso di mettersi qualcosa sotto o di pulire lui stesso, ma Sungho non me lo avrebbe lasciato fare senza prima sgridarmi e farmi fare una figuraccia davanti a tutti.
Quel pomeriggio sarebbe stata più dura del previsto, ma grazie a Dio, Hoseok era venuto a trovarmi. Malgrado lui, per me, fosse come un fratello minore che avrei volentieri preso a sberle, almeno non mi faceva disperare in mezzo a tutti quei vecchietti, a quelle signore con la pelliccia più grande del loro intero corpo.
Sollevai lo sguardo alle spalle del biondo che continuava a parlarmi da davanti il bancone e sospirai sonoramente. Il sole era alto nel cielo, sebbene facesse davvero freddo, il cielo era chiaro, privo di nuvole e da dove mi trovavo io si potevano chiaramente vedere i grandi, giganteschi grattacieli di Seul. Avrei voluto uscire per andare a fare una passeggiata, almeno. Cosa più importante di tutte, era venerdì. Quello stesso giorno era venerdì e questo significava che mancavano pochi giorni all'inizio delle mie lezioni universitarie, che il giorno dopo e quello dopo ancora il bar sarebbe stato pieno di persone e che, quella stessa sera, Hoseok avrebbe estinto il suo debito con Taehyung.
Kim Taehyung. Il tizio che mi aveva portato fuori a cena, che non provava nessuna emozione se non odio e rabbia, che aveva ordinato di picchiare il mio amico e che lo avrebbe fatto ancora una volta se Hoseok non gli avesse restituito i suoi soldi. Quel tizio che apparentemente era l'amministratore delegato della Tower, che aveva un suo ufficio privato nella Torre e che, nel tempo libero, spacciava erba e droga. Anche colui che la sera prima si era arrabbiato con me, che mi aveva trattato come una pezza da piedi e mi aveva riportato a casa senza nemmeno dire una parola. Ero abbastanza sicura che non fosse colpa mia, che lui avesse reagito in quel modo perché io avevo pagato anche per lui ad un dannato McDonald's. Che si fotta.
Lanciai un'occhiata alla mia destra, in fondo, quando avvertii un movimento improvviso. Trattenni i conati di vomito nel vedere un tavolo pieno di vecchietti che giocavano a carte, che urlavano imprecazioni ogni qualvolta perdevano e che di tanto in tanto mi lanciavano delle occhiate schifose e viscide. Con loro, infatti, c'era anche il signor Lee, il vecchietto bavoso. Le giornate in bar avrebbero potuto essere anche sopportabili se quei dannati vecchi non si fossero comportati come dei ragazzini in piena fase ormonale. Per fortuna, il mio lavoro rimaneva fare i drink dietro il bancone.
«Mi dai una bottiglia di soju per favore?»
Il borbottio di Hoseok mi fece riportare lo sguardo su di lui. Lo guardai male mentre aveva ancora il suo panino fra le mani, la bocca sporca di salsa, le mani lucide a causa dell'olio sopra il pane. Che approfittatore.
«Sappiamo entrambi che non intendi pagare, idiota- non ti darò il soju»
Gli lanciai un'occhiata e lui alzò le mani come in segno di resa. Immaginavo di già che avrei dovuto sottrarre quello che Hoseok stava mangiando dal mio stipendio a fine mese. Già era poco per me, figurarsi se si toglievano altri soldi.
Quando l'ennesima briciola scappò dalle dita del biondo stetti per prenderlo dai capelli e fargli sbattere la fronte sul bancone, ma qualcosa mi bloccò. Il rumore del campanello d'ingresso.
Sollevai di scatto lo sguardo da Hoseok e lui si voltò per vedere chi fosse appena entrato. Non lo fece tanto per fare o perché già seppe di chi si trattasse, ma lo fece perché l'intero bar, come già era successo, cadde nel più pesante dei silenzi. Merda.
Quasi mi mancò il respiro quando incontrai quelle iridi scure, assottigliate che ormai conoscevo più o meno bene. I suoi capelli perfettamente pettinati, le labbra increspate tra loro, lo sguardo indagatore che vagava dentro il posto come se lo volesse studiare, le mani nelle tasche dei pantaloni eleganti. Poi, i suoi occhi marroni si scontrarono con i miei quasi con prepotenza. Sembrava che mi volesse far fuori. Sembrava che Kim Taehyung volesse ammazzarmi.
Feci un passo indietro senza nemmeno accorgermene. In quel momento vidi chi ci fosse accanto il Veleno di Seul. Jimin, il biondino con sempre un ghigno strafottente stampato in volto, Yoongi, con quell'espressione annoiata e disinvolta e, per ultimo, il tizio delle patatine dai capelli corvini. Santo Dio. Cosa ci facevano lì? Cosa volevano? Non potevano essere venuti solo per bere o mangiare qualcosa. Non alle cinque del pomeriggio, non quando era il mio turno.
Le scarpe di quei ragazzi si mossero nella mia direzione. E quella di Hoseok.
Stetti per aprire bocca e dire al mio amico di andarsene, ma lui mi precedette. Qualcun altro, però, fu più veloce di entrambi.
Il tizio delle patatine premette con forza una mano sulla spalla del biondo e lo costrinse a tornare a sedere sullo sgabello. Maledizione. Quel tizio ghignante e Jimin si sistemarono poi ai lati del mio amico, mentre Yoongi rimase alle sue spalle. Taehyung, invece, si sedette accanto al proprietario della villa proprio di fronte a me.
Mi persi per qualche secondo a fissarlo, mentre Jimin e il tizio delle patatine cominciarono ad infastidire Hoseok come fossero dei bulletti del liceo.
Taehyung aveva un accenno di ghigno stampato in volto, le braccia incrociate al petto e sopra al bancone, il mento alto nel guardami negli occhi. Sebbene ci fosse un qualcosa fra i nostri corpi, io avvertii quel ragazzo essere ad un passo dal mio viso, dalle mie iridi tremanti. Cosa voleva? Cosa ci faceva lì?
«Andatevene da qui»
Mi spostai per arrivare proprio di fronte Hoseok. Guardai in faccia Yoongi, il tizio delle patatine e Jimin. Non avevo paura di loro, non in quel contesto.
Il ragazzo dai capelli neri seduto alla destra di Hoseok, quello delle patatine, portò la sua completa attenzione su di me e mi guardò dall'alto al basso ancora e ancora. Sentii brividi di paura, di schifo percorrere il mio corpo, ma non mi tirai indietro. Quei tizi mi avrebbero fatto paura in ogni altra situazione, ma non in quella.
Hoseok se ne stava seduto tra quei bastardi con lo sguardo basso, le mani che si torturavano fra di loro sopra il bancone. Aveva paura, questo lo si poteva capire.
Perché stavano facendo questo? Per divertimento?
«Non sapevo fossi la proprietaria, sai?-»
«Se fossi la proprietaria vi avrei già buttati fuori a calci»
Il moro rise di gusto accompagnato dagli altri suoi amici. A me, questo, fece solo incazzare maggiormente. Mi sentii impotente, ridicola e idiota, ma non potei lasciare che trattassero in quel modo Hoseok.
«Oh, andiamo- siamo qui con il nostro amico, mh?»
Jimin diede una sberla non molto leggera alla nuca del biondo che si trattenne dal lamentarsi dal dolore. Hoseok abbassò la testa quando Jimin, ridendo, posò un braccio sulle sue stesse spalle. Poi, mi guardò sorridendo. Coglione.
«Dacci quelle buone focacce, straniera- mettile sul conto del tuo fidanzatino»
«Siete solo dei-»
«Hera, è okay»
Le parole di Hoseok furono sussurrate, tremanti e mi fecero quasi rompere il cuore. I ragazzi che lo circondarono risero come se lui avesse appena fatto una battuta esilarante. Li odiai così tanto.
Digrignai i denti. Non seppi cosa mi stesse trattenendo dal lanciare bottiglie e bicchieri addosso a quei tizi maleducati e prepotenti e, proprio in quel momento, incontrai lo sguardo accigliato di Sungho a parecchi metri di distanza da me. Maledizione. A volte dimenticavo che quel lavoro mi servisse.
«Il servizio in questo bar non è molto veloce- dovrei parlarne con il capo»
Quella voce, invece, ebbe uno strano effetto su di me. Kim Taehyung aveva uno strano superpotere che non era esattamente un pregio. Quel tizio, con solo una sua parola o un suo gesto, era capace di farmi andare su tutte le furie in qualche millesimo di secondo. Se solo la sera prima io avevo pianto come una ragazzina in fase ormonale nelle braccia del mio migliore amico, in quel momento avrei tanto voluto saltargli alla gola. Cosa stava facendo, ora, guardandomi in quel modo? Mi stava minacciando? Voleva dire che avrebbe provato a farmi licenziare?
«Perché non vieni tu a lavorare qui? Se lavori bene come parli, allora se siamo fortunati chiuderemo in una settimana»
Guardavo in faccia quel ragazzo dai capelli castani, dagli occhi scuri ed ora assottigliati, le labbra carnose e stirate in una specie di sorrisetto. Perché era così strano? Le mie battutine, seppur scadenti, erano volte ad offendere o almeno a scalfire quel ragazzo odioso di fronte a me e invece lui si divertiva ogni volta come se si stesse prendendo in giro da solo. Perché? Gli piaceva quando qualcuno gli rispondeva a tono?
Le risatine degli altri ragazzi alle mie parole non mi importarono, non mi toccarono nemmeno e fecero di sottofondo al mio sguardo su quello del maggiore. Sembrò, per qualche secondo, che esistessimo solo noi, che non ci trovassimo in un bar, ma in una nostra dimensione personale. Lo odiavo. Veleno di Seul due palle.
«Questa sera vi porterò i soldi pattuiti, non c'è bisogno che-»
«Sbaglio o questa è la prima frase di senso compiuto che esce dalla tua bocca?»
Il tizio delle patatine posò una mano sulla spalla di Hoseok e lo guardò con un sorriso da orecchio a orecchio. Era così viscido.
«Ragazzi, qua dobbiamo festeggiare! Cameriera, portaci un-!»
«Va tutto bene?»
Un'altra voce si aggiunse alla specie di teatrino e solo quando incontrai l'espressione fintamente gentile di Sungho mi resi conto di quanto quei ragazzi stessero urlando dentro il locale. Dannazione. Se fossero sembrati miei amici ci sarei andata di mezzo io.
«Sì, amico, va tutto bene-»
«In realtà, no- c'è qualcosa che non va bene-» Taehyung prese parola senza nemmeno guardare Sungho, un ragazzo più grande di lui, in faccia. Quest'ultimo si trovava proprio accanto al castano, in piedi e con le braccia dietro la schiena come lui stesso mi aveva insegnato a stare davanti i clienti. Taehyung si inumidì le labbra e prese un grosso respiro quasi come se fosse già stanco e scocciato. «Qualcuno ha fatto cadere un bicchiere, dovresti pulire i cocci»
Sollevai le sopracciglia a quelle parole e lo stesso fece anche Sungho. Che diavolo? Allungai il collo verso l'altra parte del bancone per cercare di vedere se sul pavimento ci fosse qualche pezzo di vetro, ma non trovai nulla.
«Mi dispiace, ma io qui non vedo-»
Il movimento di Taehyung fu impacciato, annoiato. E, soprattutto, inaspettato.
Il castano spinse con il dito indice il piatto che Hoseok aveva sotto il mento e lo fece cadere. Il rumore acuto, assordante di quei cocci di ceramica ora sparsi per tutto il suolo fecero sobbalzare un po' tutti i clienti, ma in particolar modo me.
Portai le mani sulla bocca nel fissare quel piatto distrutto, nel pensare a cosa diavolo Taehyung avesse appena fatto sotto i miei occhi, sotto quelli di Sungho.
Il figlio del proprietario rimase paralizzato, stizzito nel guardare lo stesso punto che stavo osservando io da interi secondi. Non ci voleva credere nemmeno lui.
Era impazzito? Taehyung era impazzito?
«Ho sbagliato-» il castano sbadigliò appena senza mai portare lo sguardo su Sungho, senza guardare me, ma continuando a fissare un punto impreciso dietro le mie spalle «È caduto un piatto, non un bicchiere»
Cosa? Doveva essere fuori di testa quel tizio, doveva avere qualche rotella al posto sbagliato o una cosa del genere, altrimenti non si spiegava.
Le parole del maggiore non fecero altro che farmi rimanere più scioccata e paralizzata di prima. Sungho non poteva credere ai propri occhi, alle proprie orecchie e a me sembrava che avesse pure smesso di respirare. Per la prima volta vidi Sungho avere paura di qualcosa, non rispondere a tono, essere inerme.
Perché Taehyung si stava comportando in quel modo strano? Prima la sera precedente, ora nel mio bar con il figlio del mio capo. Aspetta un attimo. Taehyung conosceva la storia del bicchiere successa giorni prima. Che avesse fatto quella specie di spettacolino per me? Per umiliare Sungho? Non volevo crederci dato che non c'era un minimo di senso logico in questo. Prima mi insultava e poi mi vendicava?
Feci il giro del bancone e, appena arrivai davanti il piatto ormai rotto e fatto a pezzi al suolo, mi inginocchiai nel più religioso dei silenzi. Iniziai a prendere i cocci di ceramica e li raccolsi nel palmo della mano senza che nessun altro aprisse bocca, senza che nessuno mi aiutasse. Sollevai lo sguardo da terra e rimasi impassibile nel vedere quello di Taehyung puntato su di me. Aveva una strana espressione quasi come se fosse arrabbiato o qualcosa del genere. Sperai solo che quella sera arrivasse presto e che tutto si risolvesse nel migliore dei modi.
[...]
Mi strinsi nella grande e calda giacca che fortunatamente mi ero portata a lavoro. La notte a Seul era fredda e la sentivo pure sulle dita dei piedi, sulle dita delle mani dentro le tasche. Accanto a me stava Hoseok con la sua semplice felpa leggera e dei pantaloncini corti dato che aveva appena finito di allenarsi. Maledetto. Quel ragazzo era incapace di provare freddo in qualsiasi tipo di stagione. Io, intanto, stavo appiccicata al mio amico come se fossi sua sorella siamese. Non avrei mai lasciato il suo fianco in mezzo a Seul a quell'ora della notte. Perché, sfortunatamente, il luogo dell'incontro con Kim non era nella Torre, ma in mezzo al nulla. O meglio. Taehyung aveva detto ad Hoseok di trovarsi in un vicolo non molto sicuro.
Sobbalzai sul posto quando un altro colpo di aria fredda mi fece tremare la schiena. Sollevai lo sguardo su ciò che ebbi davanti continuando però a camminare a fianco ad Hoseok e giurai di volermi fermare.
«Hoseok, sei sicuro che-?»
«Sì, tranquilla»
Il biondo parlò a bassa voce prima di lanciarmi un sorriso che dovette confortarmi, ma che mi fece impanicare maggiormente. Le strade, quella notte, erano deserte, silenziose ed occupate solo da foglie marce, sporcizia lasciata dai passanti. Quel vicolo, invece, era addirittura peggio. Sembrava l'entrata per l'inferno.
Le mura di quella stretta via erano nere come la pece, le mattonelle che a me parevano essere incastrate malamente appunto per formare un muro. A terra c'erano feci di animali a fianco dei cassonetti che straripavano a causa dell'enorme quantità di spazzatura. La puzza che occupava le mie narici era pestilenziale, la corrente di aria ghiacciata che si formava grazie a quello spazio ristretto mi stava facendo battere i denti dal freddo. Perché ci trovavamo in quel posto e non negli uffici della Torre?
Avrei potuto starmene a casa. Almeno, questo era quello che la mia vocina interiore mi aveva ripetuto per tutto il giorno, ma la mia coscienza non aveva acconsentito. In quel guaio c'ero anch'io: avevo addirittura peggiorato la situazione e, cosa più importante, non potevo permettere che Hoseok facesse questo da solo.
Le mani del biondo stringevano le maniglie della borsa in cui erano rinchiusi tutti i soldi. Sarebbe bastato che il mio amico avesse dato quei maledetti soldi e tutto sarebbe ritornato alla normalità, io non avrei più dovuto avere a che fare con Taehyung e lo stesso per Hoseok. Dovevamo solo passare quella serata.
«Siete qui, finalmente- vi stavamo aspettando»
Quella dannata voce mi fece saltare sul posto, al contrario di Hoseok che rimase fermo ed inerme. Allungai il collo per vedere oltre le spalle del mio amico e mi mancò il respiro nel vedere la figura alta, slanciata di Taehyung stare ferma a un paio di metri di distanza da me e da Hoseok. Accanto il capo c'era Yoongi alla sua destra e il tizio delle patatine alla sua sinistra. Entrambi sorridevano sghembi nel fissare me e il biondo, ma il tizio delle patatine si prendeva più tempo per colpire i miei occhi con i suoi e ghignare maggiormente. Quanto mi faceva schifo.
«Ho i soldi»
«Sì, beh- ci mancherebbe altro»
Anche quell'altra voce mi fece sobbalzare. Mi attaccai di più alla schiena di Hoseok nel voltarmi verso l'uscita, l'unica uscita, da quel dannato vicolo. Jimin ed altri due ragazzi se ne stavano lì fermi a sbarrarci la strada, ad osservarci come se fossimo già carne da macello. Rimanevano immobili a qualche metro di distanza con le mani nelle tasche dei pantaloni, una sigaretta ora spenta in mezzo alle labbra. Jimin, poi, mimò una cosa con le labbra. Ciao, straniera.
Hoseok non aspettò altri secondi in più e lanciò a terra la sua borsa. Taehyung la guardava annuendo ai suoi stessi pensieri con un sorrisetto in faccia, una mano che gli grattava il mento e gli occhi bassi. A cosa stava pensando che lo divertiva così?
Il tizio delle patatine fece dei passi avanti e portò il grande borsone a Yoongi, lo stesso ragazzo che giorni prima aveva contato i soldi dentro la mia di borsa. Forse era l'unico lì in mezzo che sapesse contare o qualcosa di simile. Infatti, il moro in questione si occupò di tirare fuori i soldi divisi in mazzette e di contarli uno ad uno.
Mi aggrappai nuovamente alla schiena di Hoseok quasi come se volessi rassicurarlo in chissà quale modo, ma sperai che gli bastasse sentirmi vicina. Ora il silenzio stava divorando quel vicolo freddo e buio, il cielo sopra i nostri occhi era illuminato solo da alcune stelle nemmeno tanto luminose. L'unica cosa che rimaneva da fare sera aspettare che Yoongi finisse di contare le banconote e poi io ed il mio amico ce ne saremo potuti andare. Se solo avesse fatto più in fretta.
Ebbi, non so come, il coraggio di guardare Taehyung. Fu difficile vedere esattamente il suo sguardo, i suoi lineamenti che io seppi essere duri, definiti. Immaginai le sue mani nelle tasche piene di tatuaggi, di anelli che sembravano stringere troppo, anche se il ragazzo aveva delle dita lunghe e magre. Vidi il suo completo nero, la giacca sopra le spalle nera anch'essa esattamente come i pantaloni. Una camicia bianca era disordinata sopra il suo petto con il colletto messo male, dei bottoni aperti sulla pancia. Non lo avevo mai visto in quel modo. Di solito Taehyung era sempre perfetto dai capelli fino alla punta delle scarpe.
Solo in quel momento mi accorsi che pure lui stesse guardando me. Non distolsi lo sguardo quella volta e rimasi dietro le spalle di Hoseok con la testa esposta, le mani che tremavano nelle tasche. Avrei così tanto voluto parlargli, chiedergli cosa fosse successo la sera prima e non seppi il perché. Il Veleno di Seul.
«Quarantadue milioni giusti, impressionante»
Yoongi spinse in basso gli angoli della bocca per poi sollevare le sopracciglia, sorpreso. Oh Dio. Volli seriamente tirare Hoseok da una spalla e abbracciarlo come se non lo avessi visto per mesi, ma mi trattenni. Al contrario, non riuscii a trattenere e nascondere un sorriso di sollievo e vittoria. Yoongi non aveva fatto lo stronzo come l'altra volta con me ed ora il debito era saldato. Ergo, Hoseok era libero.
«Perfetto, allora-» il mio amico annuì alle sue parole ed io lo sentii sorridere nel parlare. Era felice anche lui. «Grazie ragazzi, è stato un piacere-»
«Chi ha detto che potete andare?»
La domanda di Taehyung non fu retorica, ma una vera e propria domanda.
Mi bloccai sul posto ed il mio cervello si rifiutò di capire ciò che il maggiore aveva appena detto. Cosa? Io ed Hoseok potevamo andare, lo avevo deciso io. Anche il mio amico, però, si pietrificò nel fissare il castano.
«Cosa- tu- il debito è saldato-»
«Il tuo debito non è saldato, Hoseok»
«Ti ho portato quarantadue milioni di won! Il mio debito era di-!»
Una mano si posò sulla spalla del mio amico e solo in quel momento io sentii qualcuno sfiorare il mio corpo tremante. Jimin. Il proprietario della villa se ne stava là accanto ad Hoseok con una mano sulla sua spalla, l'altra dentro una tasca ed il suo stesso sguardo verso quello del suo amico strozzino. Jimin sembrava star dicendo all'altro biondo di stare zitto e di ascoltare Taehyung. Quel ragazzo mi faceva paura.
«Il tuo debito era di quarantadue milioni di won, sì- ma poi la tua fidanzatina ha fatto una cazzata enorme»
Cosa? Cosa stava dicendo Taehyung? Stavo sentendo male, forse?
Il castano sospirò come se davvero fosse stato sotto stress per tutto il giorno ed inclinò la testa nell'incontrare il mio sguardo. Perché mi stava facendo questo?
«Il tuo debito è di ottantaquattro milioni ora, Hoseok- sai questo cosa vuol dire?» Taehyung non riuscì a nascondere un ghigno di vittoria nell'osservare il mio amico dall'alto al basso ancora e ancora «Che dopo così tanto tempo, tu mi hai riportato solo la metà del tuo cazzo di debito-»
«Stai mentendo»
Uscii da dietro le spalle di Hoseok e presi a parlare senza nemmeno rendermene conto. Ad un certo punto, quando tutti gli sguardi furono su di me, mi accorsi di un qualcuno che provò a tirarmi indietro dal braccio. Forse il mio amico voleva impedirmi di fare una sciocchezza, ma era ormai troppo tardi.
«Hera-!»
«Hai detto- avevi detto che avresti riportato il debito alla somma iniziale se fossimo usciti insieme» mi vergognai quasi di dire quella frase, ma dovetti pronunciarla per forza. «Il debito è appena stato saldato, Taehyung»
Aspettai una risposta da parte del ragazzo, ma non successe subito. Sebbene io avessi voluto parlare con un tono serio e rispettabile, parlai invece con il tremore nella voce, con la paura di alzare lo sguardo su quello del maggiore e non tanto perché mi trovai in un vicolo buio con sette o otto brutti ceffi, ma perché non seppi proprio chi ebbi davanti. Era davvero quel ragazzo che avevo conosciuto in quei giorni? Quello che, malgrado tutto, aveva dei lati positivi?
«No, non credo di averlo mai detto, tesoro-» Taehyung fece diversi passi avanti ed io non ebbi il coraggio di indietreggiare o di distogliere lo sguardo dal suo. Era così cattivo, così duro nel parlare con me. Sembrava mi odiasse. «Hai per caso un contratto scritto? Ho firmato qualcosa? Qualcuno qui è un testimone?»
«Tu non- questo non è valido, cazzo- io ho fatto tutto quello che-!»
«Nessuna persona intelligente gioca pulito, tesoro»
Stetti per scoppiare a piangere quando tutti i presenti si misero a ridere, quando anche Taehyung mi rise in faccia. Quindi mi aveva solo preso in giro, mi aveva appena umiliato e non sembrava importargliene minimamente. Abbassai gli occhi a terra e trattenni una lacrima. Mi strinsi nelle spalle e rimasi lì ferma, immobile in balia dell'aria fredda e della vergogna. Odiavo quel ragazzo con tutto il mio cuore sia per quello che aveva fatto a me, sia per quello che aveva fatto ad Hoseok.
«Va bene, okay- ti riporterò il resto dei soldi, dammi solo qualche settimana-»
Hoseok stette per allungare il braccio e portarmi al suo fianco, ma qualcuno glielo impedì. Il tizio delle patatine si parò davanti il biondo ed io riuscii a vedergli solo le spalle. Quel ragazzo non mi ispirava fiducia. Come nessuno lì, d'altronde.
«Ancora altro tempo? Taehyung, cazzo, questo pensa che siamo una banca» il moro in questione scoppiò a ridere alla sua stessa battuta e qualcuno dei suoi amici lo assecondò «Sai amico, forse c'è un modo per poter pagare l'altra parte»
Il tizio si avvicinò all'orecchio di Hoseok e, ridacchiando a bassa voce, gli sussurrò qualcosa che solo quei due sentirono. Poi, il moro si staccò da quella vicinanza improvvisa e ritornò con le mani in tasca.
Aggrottai la fronte nel vedere gli occhi spalancati del mio amico, la bocca sbarrata e le braccia lungo i fianchi. Non avevo mai visto Hoseok essere così scioccato, impietrito allo stesso tempo, disgustato. Che cosa gli aveva detto?
«Sei un figlio di puttana-» Hoseok iniziò a sussurrare come se fosse in trance nel continuare a fissare il moro. Cosa? «Sei un dannato figlio di puttana!»
Il biondo non aspettò un secondo per buttarsi contro il tizio delle patatine. Prima che io potessi registrare quelle parole e quei pugni nel mio cervello, anche tutti gli altri ragazzi si buttarono nella mischia. Contro Hoseok.
Il mio amico cadde a terra e si mise in posizione fetale, mentre cinque o sei ragazzi continuarono a prenderlo a pugni, a calciare il suo stomaco, ad offenderlo pesantemente e urlare come se lui fosse il peggio della feccia. Se avessero continuato così, lo avrebbero ucciso.
«No! No! Fermi! Lasciatelo stare-!»
Stetti per buttarmi su quegli stronzi come se avessi davvero potuto fare qualcosa, ma qualcuno mi afferrò dalle braccia e mi trattenne indietro. Continuai a spingere e a dimenarmi come fossi un cavallo, ma non ci fu modo di liberarmi. Lacrime scesero dai miei occhi per finire sulle mie guance, mentre continuai ad urlare di lasciare Hoseok, di fermarsi, di smettere di picchiarlo.
Nessuno mi ascoltò.
×××
BEH BUONASERA o niente buonasera??
Questo capitolo è stato abbastanza carico da scrivere, forse uno dei più "seri" della storia intera.
Spero che comunque lo abbiate apprezzato, anche se in questo caso io avrei 🤺🤺🤺🤺🤺 Taehyung con tutta me stessa, povera hera
▪︎a proposito di "povera", che fine pensate abbia fatto hobi?
▪︎nella prima parte del capitolo cosa vediamo? un taehyung che cerca di prendersi una specie di rivincita per hera? o forse rompe quel bicchiere solo perché ne aveva voglia?
▪︎▪︎cosa pensate del cambio di programma di Taehyung? perché non ha estinto il debito di hoseok? credete che ci sia qualcosa sotto? let me know💃💃
spero che il capitolo vi sia piaciuto, il prossimo vi piacerà ancora di più ne sono abbastanza sicura (sarà tosto anche quello)
fatemi sapere cosa ne pensate con un voto o un commento💜
al prossimo,
-J××
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