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Sogno | Woosan


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Ship : San x Wooyoung

Siamo in un mondo in cui le persone sognano le proprie anime gemelle quando è arrivato il loro momento d'incontrarsi o di mettersi insieme e quando accade, inevitabilmente entrambi iniziano a provare dei sentimenti forti l'uno per l'altro...

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"Pure te? Complimenti Yunho" dissi al ragazzo davanti a me che mi aveva appena detto di aver sognato e che quindi, trovato la sua anima gemella.
Eh si, il mio caro amico Yunho la scorsa notte aveva sognato la sua metà, nonché Mingi. Anche quest'ultimo lo aveva sognato e questo significava solo che era arrivato il loro momento.
"Sono veramente felice per te" continuai con un sorriso, che però si spense subito automaticamente.
"Che cos'hai?" mi chiese lo Hyung accanto a me, mettendo una mano sulla mia spalla.
"Non è giusto. Hongjoong Hyung ha trovato la sua metà già mesi fa, Yeosang Hyung due mesi fa e adesso pure te. Come mai ho così tanta sfortuna? Sono destinato a rimanere da solo per il resto dei miei anni?" chiesi più a me stesso che al ragazzo vicino a me perché sapevo che nessuno sarebbe stato in grado di darmi una risposta e forse nemmeno io ne sarei stato capace, ma l'irrefrenabile voglia di capire il perché del fatto che non avevo ancora trovato nessuno mi dava fastidio a dir poco.
"Wooyoung sei sicuro di non avere una cotta per nessuno? Magari è questo quello che ti blocca dal sognare la tua anima gemella.." mi disse mentre continuava a passare la sua mano sulla mia schiena per cercare di tirarmi su il morale.
Io negai con la testa e lui sospirò. Stava per riaprire bocca ma una voce lo bloccò: quella di Mingi.
"Hey Yunho!" disse mentre alzava il braccio e lo sventolava in aria. Eravamo sull'uscio della scuola perciò era ovvio che venisse a prenderlo, soprattutto ora che si erano dichiarati.
"Vai vai, io ritorno a casa, tranquillo. Cerca solo di non ritornare domani a scuola sverginato" gli dissi facendo l'occhiolino e lui mi guardò aggrottando le sopracciglia e assumendo uno sguardo incavolato. Risi sotto i baffi e me ne andai lasciandolo solo con il suo nuovo ragazzo, ma l'espressione divertita che avevo prima sul volto cambiò appena mi girai verso la strada.

Appena il semaforo divenne verde passai e continuai a camminare lungo tutto il marciapiede. Alla fine questa strada era sempre isolata e per questo pomeriggio non mi dispiaceva camminare nella tranquillità, soprattutto oggi. Se vedessi camminare qualche coppia insieme per la strada, mano per mano, potrei finire per urlarli contro.
Mentre camminavo presi gli auricolari e iniziai a mettere le cuffie nelle mie orecchie, mentre le collegavo al telefono.
Come mio solito, misi un canzone qualunque della mia playlist, ma me ne stufai immediatamente quando partì una parte ritmata: avevo bisogno di qualcosa di triste.
Decisi di mettere "Slow Down" dei Chase Atlantic e riposi il telefono in tasca. La parte del ritornello era letteralmente la mia preferita e volevo "gustarmela" pienamente, senza pensare a nient'altro, ma quando arrivò quella parte, sentii una mano sopra la mia spalla che mi fece voltare con forza.
Quando mi trovai davanti la persona con cui mai avrei voluto avere a che fare -come tutti del resto- sgranai gli occhi e indietreggiai senza accorgermene. Sfilai rapidamente l'auricolare destro seguito da quello sinistro e senza stoppare la canzone, misi le cuffie dentro la tasca assieme al telefono.
"Ti ho chiamato mille volte rammollito. Che c'è, sei sordo per caso?" mi disse mentre con due dita mi spingeva la spalla destra e si avvicinava pericolosamente alla mia faccia.
"Ti hanno tagliato la lingua moccioso?" il ragazzo davanti a me fece uscire un ghigno sulle sue labbra mentre mi scrutava il volto con amarezza.
"Fai proprio schifo, ma penso che un po' di divertimento non me lo toglie nessuno oggi" continuò con i suoi insulti, ma l'ultima frase mi fece capire una cosa: sarei tornato a caso pieno di lividi.
Indietreggiai il più rapidamente possibile, ma il suo sguardo continuava a seguirmi e i suoi occhi erano incatenati ai miei e quando d'impulso mi voltai per correre, senti di nuovo una presa forte e calda sulla spalla che mi bloccava. Nell'attimo successivo percepii un forte calore sulla mia guancia sinistra assieme alla sensazione delle sue nocche rigide attaccate alla mia pelle. Mi aveva appena dato un pugno in faccia ed inoltre, mettendo la sua mano sinistra sulla mia spalla, con la destra, sempre chiusa, me ne diede un altro in pancia che mi fece piegare in due mentre gemevo per il dolore. Caddi per terra e mi sorressi con la mano sinistra siccome l'altra d'istinto l'avevo messa sulla pancia.
Iniziai a sentire le mie orecchie farsi calde ed era una sensazione che sinceramente odiavo con tutto me stesso, ma per quel momento avrei dovuto sopportarlo perché a lui piaceva usare le persone a suo piacimento.
Non mi mossi da per terra mentre lui iniziò ad usare i suoi piedi per darmi dei calci. Non era la prima volta che mi trovavo in una situazione del genere, ma l'ultima volta era stata mesi e mesi fa e quasi quasi mi ero dimenticato del dolore che avevo provato, almeno fino ad oggi.
Mi distesi per terra con gli occhi chiusi mentre l'altro continuava a riempirmi di botte e di dolore.
"Cazzo con te non c'è divertimento" urlò ad alta voce perché tanto nessuno lo avrebbe sentito ed aumentò con i colpi, fino ad arrivare a darmene uno sull'addome e l'altro sulla coscia che mi fecero vedere le stelle dal dolore provato.
"Jung coglione sei proprio un errore umano" mi disse e se ne andò senza scrupoli, lasciandomi per terra a soffrire in silenzio.

Quando aprii gli occhi per vedere se si fosse allontanato, gemetti forte mentre mi contorcevo su di me stesso e cercavo di trovare la posizione giusta per farmi passare il dolore o, almeno, affievolirlo, ma ovviamente i risultati erano scarsi.
Stetti per terra ad aspettare che il dolore passasse e quando mi sentii in grado di muovermi, alzai il busto lentamente mentre mi sostenevo con ambedue i bracci. Mi alzai in piedi dolorante e raccolsi il mio zaino che era per terra per poi camminare zoppicando verso casa siccome la mia gamba destra mi faceva male.
Non ero stupito da quello che era appena accaduto. Il perché? Semplice: mezza scuola era stata presa di mira da quel coglione da quattro soldi, tanto che ormai i suoi insulti non facevano neanche più effetto, al contrario invece dei suoi colpi, per la quale molti erano finiti in infermeria, ma a lui non importava niente.

"Che giornata di merda" mi dissi mentre rosicavo per essere appena stato picchiato senza avere il coraggio di controbattere e per essere ancora solo come un cane.
Appena aprii la porta di casa andai rapidamente verso il frigo e presi del ghiaccio. Sentii le mie mani raffreddarsi velocemente mentre prendevo un pezzo di stoffa e lo avvolgevo sopra la mia mano per poter tenere il ghiaccio senza farmi del male.
Non c'era nessuno a casa e questo l'avevo capito dal fatto che quando ero entrato, nessuno era venuto per vedere chi fosse. Mi sedetti sul divano e aprii la tv per vedere se c'era qualcosa di carino, ma alla fine finii per stare sui social.

Verso le sette mio padre e mia madre arrivarono e io mi alzai dal divano su cui ero coricato.
"Hey, dove eravate?" chiesi direttamente, ma il viso di mio padre si corrugò rapidamente mentre mia madre si avvicinava a me.
"Che è successo alla tua faccia figliolo?" mi disse mentre me la girava lentamente verso destra.
"Oh, no niente ho solo sbattuto contro il tavolo quando ero a scuola. Prepariamo la cena?" scansai le loro domande cambiando argomento, non potevo mica lasciarli chiedermi altre cose.
"Sì, adesso la prepariamo, solo...sicuro di stare bene? Puoi andare a mettere la crema che c'è sul comodino di camera nostra, quella con il recipiente di colore rosso" mi disse mia madre mentre continuava a guardarmi tristemente e mio padre era rimasto in silenzio, ma vedendo la sua espressione potevo dire ch'era dispiaciuto anche lui.
"Va bene, grazie" continuai io e mi allontanai da loro per andare nella loro stanza. Misi la crema che mi aveva detto e iniziai a sentire la pelle fresca.

Scesi sotto, preparai la cena con i miei e dopo aver mangiato, mi scusai e me ne andai in camera. Il mio corpo, dopo i vari colpi subiti prima, ne stava risentendo e la stanchezza accresceva.
Rimasi un po' col telefono sul letto, ma quando vidi un post del ragazzo di oggi in cui c'era lui che mi picchiava ed io ero per terra, lo maledissi e spensi il cellulare.
Mi misi a dormire sul lato destro siccome la guancia opposta mi faceva male e dopo qualche minuto riuscì a dormire.

Mi trovavo da qualche parte assieme al mio migliore amico e c'erano anche gli altri attorno a noi.
"Facciamo qualche gioco?" disse uno.
"Per me va bene" rispose una ragazza. Non ricordo per quale motivo, ma dopo un obbligo, il mio migliore amico mi guardò.
"Allora dovrò baciarti se non lo farai".
"Per me va bene" era il mio migliore amico, ma sapevo che n'ero innamorato e non potevo continuare a fingere che ci sia soltanto amicizia tra di noi.
Quando risposi non pensai neanche alla risposta, procedetti dritto e l'altro mi guardò sorridendo. Allora avevo qualche possibilità?

Sentii una mano cingermi la vita mentre mi trovavo sul letto. Ero accanto alla persona che mi piaceva e non riuscivo a provare sensazioni migliore. Poi il suo braccio si spostò vicino al mio collo e iniziò ad accarezzarmi la guancia.
D'un tratto iniziammo a parlare ed io dissi: "Ma siamo solo migliori amici" non ricordo il motivo per cui lo dissi, ma l'altro si girò verso di me e si avvicinò velocemente alla mia faccia.

Mi svegliai sentendo un rumore accanto a me seguito poi dalla sveglia e la camera era tutta buia. Mi alzai rapidamente col busto mentre pensavo a quello che avevo appena sognato, ma la mia espressione non cambiò.
Non riuscii a sorridere per il semplice fatto che se pensavo al volto di quella persona, non lo ricordavo per niente, avevo in mente solo un'immagine sbiadita.
"Accidenti" dissi ad alta voce. Mi ero appena svegliato e non avevo assimilato ancora tutte le forze per poter reagire completamente.
Mi alzai e controvoglia andai a vestirmi per poi scendere sotto ed uscire di casa senza fare colazione, non ne avevo veramente voglia.
Andai a scuola e la cosa che continuava a ronzarmi in testa era l'immagine di quel ragazzo con il volto indecifrabile che mi stava accanto e mi trattava da...
"Wooyoung!" una voce profonda interruppe i miei pensieri. Era Mingi.
"Oh, ciao Mingi. Come stai?" gli chiesi sorridendo e lui ricambiò il sorriso.
"Io bene, te invece?" mi chiese di rimando.
"Bene grazie" gli risposi. Mingi e Yunho erano i miei migliori amici da ben quattro anni ed ero felice che fossero fatti l'uno per l'altro.
"Come mai non c'è Yunho con te? Avete già litigato?" chiesi ridacchiando siccome conoscevo bene i loro caratteri.
"No, no, sta arrivando. Comunque racconta, non hai ancora trovato nessuno?" mi chiese preoccupato ed iniziammo ad incamminarci lungo il corridoio.
"In realtà l'ho sognato" dissi abbassando la testa. Dovevo essere la persona più felice del mondo, ma allo stesso tempo non lo ero perché non riuscivo a riconoscere quella persona.
"E me lo dici così? Perché non sei felice?" il ragazzo alto era più entusiasta di me ed io lo guardai per frenare la sua felicità.
"Non so chi sia, la sua faccia non si vedeva" dissi guardando il cielo. Sentimmo dei passi rapidi accanto a noi e ci girammo per vedere Yunho correre verso la nostra direzione.
Lo salutai e loro due si guardarono sorridendo. Mi sentivo letteralmente il terzo incomodo.
"Come stai Woo?" mi chiese. Mingi mi guardò e poi guardo l'altro.
"Ha sognato la sua anima gemella ma senza riconoscere il suo volto" sintetizzò lui e Yunho fece subito scomparire il suo sorriso, lasciando spazio ad un volto triste.
"Che sia morto...?" sussurrò poi al suo ragazzo senza guardarmi.
"Ci ho pensato anche io sai? -sbuffai- Sono destinato a rimanere solo" dissi mettendo le mani in tasca e arricciando il naso.

Sentii però poi una forte stretta sul braccio e quando mi girai, mi trovai la faccia del ragazzo che mi aveva fatto male ieri attaccata alla mia.
"San lascialo stare" gli disse Mingi. Tutti lo conoscevano ormai dopo gli anni passati in questa scuola.
"Non ti ha fatto niente, né ti ha torto un capello. Levati" continuarono i due.
"Vieni con me" disse mentre faceva scendere la presa dal gomito alla mano.
Non volevo essere di nuovo picchiato da lui perché se reagivo poi finivo in ospedale, ma il suo sguardo non era brusco e qualcosa mi disse di accettare. Mi detti del coglione appena annuì e lui mi trascinò con sé fino al bagno dei ragazzi.
"Ti prego non picchiarmi di nuovo" gli dissi allontanandomi il più possibile da lui appena chiuse la porta dietro di sé. Quando si girò, però, iniziò ad avvicinarsi a me. Non avevo paura di lui, avevo paura del dolore che avrei provato da un momento all'altro, ma quando si fermò e mi scrutò la faccia come il pomeriggio precedente, il suo viso si rilassò.
"Wooyoung" aprì bocca per parlare ed io lo guardai mentre aspettavo che continuasse la frase.
"Questa notte..." interruppe di nuovo la frase a metà, ma io capii cosa stava per dire.
"Questa notte?" chiesi anche se avevo un'idea di quello che stava per dire, ma non riuscivo a crederci completamente, non lui.
"Questa notte ti ho sognato" serrò i pugni ma appena vide che gli guardai le mani, li sciolse subito.
"Accidenti a sto effetto di merda" disse mentre si girava e mi dava le spalle.
"Cazzo proprio io" continuò.
"Presumo che adesso tu..." mi fermai subito ma lui continuò la mia frase.
"No, impossibile. Non mi innamorerò di te" mi disse, ma sapeva anche lui che sarebbe stato impossibile.
Io però non riuscivo ancora a distinguere la persona dei miei sogni, perciò l'odio che provavo nei suoi confronti era rimasto integro per mia fortuna.
"Perfetto, allora ci dimentichiamo di questa cosa e facciamo finta di niente" dissi mentre lo superavo per uscire dal bagno, ma sentì di nuovo una presa sul polso.
"Tu non mi hai sognato?" mi disse con il tono da uno che era stato appena rifiutato.
Negai con la testa perché in fondo era vero, ma sorrisi.
"Non avrei mai immaginato che Choi San potesse essere dolce" dissi con un tocco di amarezza ben visibile e lui mi strinse il braccio. La sua espressione cambiò di nuovo e io mi ritrovai con la schiena schiantata contro il muro siccome mi aveva appena spinto e alzato un braccio per tirarmi un pugno.
Sulla destra ti prego l'altro fa ancora male pensai mentre chiudevo gli occhi e mi preparavo al dolore, ma quando non sentii nulla, aprii un occhio e poi l'altro.
Mi stava guardando, il pugno era sospeso un aria mentre con l'altro braccio mi teneva le mie mani.
"Vaffanculo" sussurrò e mollò la presa. L'effetto su di lui aveva già iniziato a dare i suoi frutti, ma per me non erano altro che dei frutti marci.

Lo guardai un'ultima volta e poi mi girai per andarmene mentre tenevo le braccia vicino al petto per la paura che mi bloccasse di nuovo.
Aprii la porta e quando stavo per uscire lui parlò.
"Scusami se ti ho fatto del male, non volevo" il suo sguardo era basso e per la prima volta, il fatidico Choi San, aveva chiesto scusa a qualcuno.
"Cerca di perdonarmi per favore" mi disse pregandolo. Non avrei mai pensato che sarei stato pregato dalla persona che più odiavo in questa scuola.
"Se mi lasci in pace lo farò" dissi e lui alzò lo sguardo per poi annuire. Alla fine usare questo punto a mio favore sarebbe stato ottimo. Io ero la sua anima gemella, ma lui non era la mia e sinceramente preferivo mille volte rimanere da solo ora.
"Allora sei perdonato. Ti credo solo perché l'effetto del sogno è eterno e non potrai farmi niente fino alla fine dei tuoi giorni" usando così i suoi sentimenti passavo anche io dalla parte del torto, ma mi fregava poco e nulla. Lui abbassò di nuovo la testa ed io uscì, lasciandolo lì da solo. Alla fine non avevo fatto niente di male, ma non potevo trattarlo male...non sarebbe stato giusto da parte mia.
Raggiunsi gli altri che mi guardarono con uno sguardo interrogativo, ma io negai con la testa e sorrisi per rassicurarli.
"Che cosa è successo?" mi chiesero entrambi.
"Mi ha sognato questa notte" dissi, ma le loro facce non cambiarono espressione.
"Vedi Yun? Io lo sapevo" parlò Mingi al suo ragazzo.
"Sapere cosa?" chiesi io avvicinandomi di più a loro.
"Non riconosci il volto della persona che hai sognato perché provi un altro forte sentimento nei suoi confronti, nonché odio" mi disse Yunho mentre faceva uscire un mezzo sorriso.
"Eh beh scusami, chi è che in questa scuola non lo odia?" risposi ma feci caso al vero senso della frase qualche attimo dopo.
"Quindi aspettate, mi state dicendo che la mia anima gemella è...San?" chiesi incredulo. Il dolore che mi aveva fatto sentire, non solo con le mani, ma anche con le parole, era ancora forte e il senso di frustrazione cresceva sempre di più. Loro annuirono ed io spalancai gli occhi.
"No, sto cazzo. Preferisco rimanere da solo fino al mio ultimo giorno" dissi, ma qualcosa dentro di me mi fece sentire un piccolo dolore. Misi la mano sul cuore mentre imprecavo per il leggero dolore.
"Forse è meglio se non te lo dicevamo...ora che lo sai, sta iniziando la procedura" mi disse Mingi ed io alzai lo sguardo su di lui.
"Quindi se non mi dicevate che era San ad essere la mia anima gemella, non lo avrei mai scoperto?" chiesi un po' addolorato ma nessuno mi rispose. La campanella suonò e lì, i due negarono con la testa.
"No, lo avresti lo stesso scoperto prima o poi" mi rispose Yunho.
"Entriamo in classe adesso" dissi e li superai, ma sentivo un leggero pizzico di fatica accumularsi dentro il mio corpo e non era quel tipo di fatica che si ha tutti i giorni.

Entrai in aula e mi sedetti al mio posto e rimasi zitto finché la lezione non iniziò e finì. Non mi ero nemmeno reso conto che era già finita, avevo perso la percezione del tempo perché continuavo a pensare ad un modo per rifiutare il mio destino, non mi sembrava giusto che dovessi essere io il suo compagno.
Mi alzai in piedi per andare a fare una passeggiata ma il dolore si infittì e Mingi lo capì.
"Wooyoung, hai bisogno di San. Sta soffrendo se senti questi dolori" mi disse e subito dopo arrivò anche Yunho.
Negai con la testa ma l'aria iniziava a mancarmi. Non pensavo che si potesse soffrire così tanto per una cosa del genere, non pensavo nemmeno fossimo così collegati da addirittura sentire uno il dolore dell'altro ora che entrambi sapevamo il nostro duro futuro.
"Vai a cercarlo Mingi, io lo tengo" disse il ragazzo dell'interpellato ed annuì mentre si allontanava ed usciva dalla classe. Sapevo sarebbe finita male.
"Su vieni con me, hai bisogno di aria" mi disse il più alto e mi aiutò a muovermi tra i banchi fino ad uscire dalla classe. In questo esatto momento preferivo stare sulla sedia a soffrire piuttosto che vedere la faccia di qualcuno che odiavo.
Eravamo fuori già da qualche minuto ed era pure già arrivato il professore di quell'ora, ma ovviamente Yunho gli aveva detto che avevo bisogno di aria perché stavo male e lui ci aveva lasciato stare.
Sentivo il mio cuore battere rapidamente, ma volevo che smettesse, non volevo che l'effetto iniziasse a comparire anche su di me o mi sarei mostrato debole davanti ad una persona che si meritava solo odio.
"Eccoli, sono lì" sentimmo una voce in lontananza e ci girammo verso di essa, trovando appunto Mingi e San che si erano messi a correre verso di noi.
"Come ti senti ora?" mi chiese San appena mi raggiunse. Il dolore lo provavo lo stesso e continuava a non fermarsi perciò negai con la testa, come a dire "male".
"Vieni con me" mi disse mentre metteva il mio braccio attorno al suo collo. Non volevo andarmene da solo con lui, ma non ero in grado di dirglielo perché qualcosa mi bloccava.

Mi condusse in un posto del cortile letteralmente vuoto e mi appoggiò per terra.
"Ti senti ancora male?" chiese ed io annuii con la testa mentre mi stendevo per terra. Era sporco si, ma non mi importava tanto, mi sarei fatto una doccia poi a casa.
"Perché mi fa così male" provai a chiedere con la poca voce che avevo e lui per fortuna mi sentì, ma non rispose.
"Me lo vuoi dire?" chiesi con insistenza e lui parlò.
"Per le frasi che hai detto prima ai tuoi amici. Mi hai fatto stare male e di conseguenza il dolore è passato anche a te. Mingi mi ha raccontato la situazione ed è per questo che stai soffrendo" mi rispose sicuro di sé mentre mi guardava.
"E adesso cosa facciamo? Smettila di stare male" gli dissi senza concentrarmi pienamente sulla frase, ma solo sul dolore che, però, stava aumentando.
Ci furono attimi di silenzio ma il dolore stava pian piano diminuendo anche se continuava a persistere.
"Non avrei mai pensato che il bullo Choi San potesse-" sentii un peso addosso e subito qualcosa premere contro le mie labbra. Avevo gli occhi chiusi, ma avevo capito quello che stava accadendo e a dirla tutta non mi dispiaceva. Volevo staccarmi ma il dolore stava iniziando a scomparire più rapidamente perciò ricambiai il bacio e sentì la sensazione di prima svanire completamente, segno che stavo bene e solo grazie un bacio.
Quando si staccò e mi guardò negli occhi, l'immagine del mio sogno diventò chiara: era realmente Choi San.
Di colpo sentii una scarica di piacere percorrermi il corpo ed inutile dire che ormai l'effetto del sogno si era già instaurato nella mia mente.
"Senti ancora dolore?" mi chiese e io per lui iniziai a non sentire più quell'odio di prima. D'istinto misi la mia mano sinistra dietro la sua nuca e riattaccai le sue labbra alle mie e da lì iniziai a sentirmi veramente bene.

Un colpo di tosse però ci interruppe. San si staccò e guardò in direzione del rumore e stessa cosa feci io alzando la testa e trovando la bidella davanti a noi.
"Il bagno comunque è lì" ci disse mentre aveva le mani sui fianchi. San si alzò da sopra di me e io lo seguii, mettendomi poi di fianco a lui.
"Oh signorino Choi, vedo che ha trovato qualcuno che finalmente lo ama" disse lei scrutando San.
"È la mia anima gemella" rispose lui secco e io lo guardai.
"L'avevo capito signorino. Beh, comunque sia, i bagni sono proprio lì se non volete farvi scoprire da un professore siccome dovreste essere ancora in lezione ora" ci disse e poi chiuse gli occhi e mise le mani su di essi e poi sulle orecchie, girandosi per andare via.
"Mi sa che non ci farà scoprire" dissi girandomi verso la mia destra e lui annuì.
Dopo la mia frase ci fu silenzio e nessuno osò parlare, anche perché nemmeno io sapevo cosa dire. Sinceramente non riuscivo più a odiarlo nonostante il dolore che mi aveva provocato ieri ma alla fine, se l'avessi odiato adesso poi in futuro cosa avrei fatto? Era pur sempre la persona con cui sarei destinato a rimanere fino alla fine dei miei giorni...
Sentii una mano sul viso, precisamente sullo zigomo sinistro e quando lo guardai negli occhi, potei vedere come mi stava scrutando quella parte del viso.
"Che succede?" chiesi, ma lui non spostò il suo sguardo.
"Ti fa male?" mi rispose con una domanda, ma io negai perché sulla faccia non sentivo tanto dolore a differenza del busto.
"E qui?" mi toccò il fianco e io non potei rispondere, ma lui mi abbracciò.
"Perdonami" disse stringendomi fortemente ma io cercai di tranquillizzarlo.
"Figurati, passerà tranquillo" risposi e lui allontanò il suo viso dal mio per guardarmi. Dovevo ammetterlo: odiavo il fatto di non riuscire ad odiarlo, ma allo stesso tempo mi piaceva la sensazione che stavo provando ora con lui.
Mentre pensavo, sentii di nuovo le sue labbra sulle mie e da lì, chiusi gli occhi lasciandomi trasportare dalla sensazione di piacere che stava invadendo il mio corpo.

Forse, adesso sarei riuscito a vivere bene, soprattutto perché il ragazzo più temuto dalla scuola non era altro che la mia anima gemella....che poi, sembrava un bambino da innamorato.

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