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Doppia Maschera | Sanhwa

*se siete sensibili è meglio se non leggete questa os*

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Ship: San x Seonghwa

Dove San non riesce più a sopportare la sua vita e la vorrebbe mettere a tacere, ma il suo migliore amico d'infanzia gli dice di ricordarsi di lui...

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Odiavo la mia vita.
Odiavo tutto quello che mi circondava e volevo stare da solo.
Odiavo le due persone che mi avevano permesso di nascere e probabilmente il mio odio era anche più forte rispetto a quello che provavano loro due l'uno per l'altro.
Volevo provare a tagliarmi, la mia mente continuava a dirmi che sarebbe stato bello ferirmi, ma c'era una cosa che mi bloccava dal farlo e non era la mancanza di coraggio, perché se fosse stato per quello avrei eliminato l'idea letteralmente dalla mia testa, anzi, non ci avrei nemmeno pensato, ma era perché adesso ci trovavamo nella stagione estiva e non potevo farmi vedere con dei tagli sulle braccia o sul petto, però desideravo tanto provarci perché continuavo a pensare di meritarmelo, anche se non avevo torto un capello a nessuno.
Casa? Ne avevo una? Sì, ma preferivo vivere per strada che con loro due. Urlavano dalla mattina alla sera quando entrambi erano in casa, perché quando mio padre era al lavoro, mia madre sembrava una brava persona, che però non ce la faceva più. Era stata sbattuta in casa da mio padre e fatta licenziare dal suo lavoro sempre per lo stesso motivo. Non faceva mai niente nella vita quell'uomo se non lavorare e tornare a casa incazzato col mondo intero. Aveva iniziato a fumare pesante e una piccola parte di me aveva iniziato ad avere paura di perderlo, ma l'altra parte, che continuava a provare un sentimento forte di odio, sovrastava tutto quanto. Non ce la facevo più a vederlo per quanto lo odiavo, per come mi aveva fatto sentire uno schifo ogni volta e per tutti gli insulti che mi aveva detto. Odiavo i miei genitori. Mi chiedevo spesso come mai non veniva, che ne so, una malattia senza cura e mi portava via da qui.

"San? Sei con noi? È da un po' di giorni che ti comporti stranamente" sentii la voce di Jongho, il mio migliore amico, e poi mi ricordai di essere in una discoteca con i miei amici.
"Cosa dici, mi comporto come sempre" gli risposi, sorridendo mentre lo guardavo e passavo il mio sguardo da lui a Yeosang.
"Ma quindi, fatemi ben capire, voi due vi state frequentando?" chiesi per sviare l'argomento.
"Sei perso tra le nuvole in questi giorni? L'hanno detto prima che ora stanno insieme" mi parlò, questa volta, Seonghwa.

Avevo una ragione per rimanere qui, in vita: lui.
Non sapevo che emozione fosse quella che provavo nei suoi confronti, ma ogni volta che lo guardavo negli occhi mi sentivo al sicuro.
Quest'emozione, la prima volta che l'avevo provata, era strana, un'emozione a me sconosciuta e quasi quasi non mi piaceva, ma poi non ne potevo più fare a meno, esattamente come la droga: puoi odiarla quanto vuoi, ma dopo la prima o la seconda volta il tuo corpo ne avrà costantemente bisogno.
"Sono felice per voi due" dissi, ignorando l'ironica domanda di quel ragazzo e concentrandomi su Yeosang e Jongho.
"Infatti siamo venuti qui per festeggiare, ti ricordi San?" continuò a parlarmi sempre lui, ma la sua voce era abbastanza roca e profonda.
"Sì, scusate. Mi era salito un ricordo in mente" mentii e cercai di sforzarmi a sorridere, anche se facendo questo sentivo gli occhi pizzicare.
"Oggi voi due vi dovete divertire" cercai di darmi una mossa e rendere la situazione più interessante.
"I bagni, dopo la vostra ubriacatura, saranno pronti e a vostra disposizione" quando partivo non riuscivo più a fermarmi e questo mi serviva per mascherare i miei veri pensieri.
"San? Sicuro di stare bene?" questa volta il maggiore di noi quattro mi si era avvicinato e aveva posato la sua mano sulla mia spalla.
"Hai bevuto da solo prima?" mi chiese poi, togliendo il braccio e guardando le quattro bottiglie di alcol sul tavolo. Le prese per controllare se erano vuote o meno, ma si accigliò quando vide che erano piene.
Con lui provavo questa sensazione di forte affetto, ma con gli altri era quasi impossibile.

Quando ero piccolo, i miei genitori si erano messi a litigare pesantemente e io non riuscivo più a sopportare le loro urla perciò, piuttosto che scoppiare a piangere, ero scappato di casa e mi ero rifugiato di nascosto nel cortile del vicinato. Me lo ricordavo benissimo quel giorno, mentre stavo scavalcando il cancello mi ero fatto male al braccio... Fatto sta che c'era un bambino lì, che non avevo mai visto prima d'ora, e quando lui mi aveva visto all'inizio si era spaventato ma poi mi era venuto incontro perché ormai avevo già iniziato a piangere a dirotto e da quella ferita, che pensavo fosse piccola, era colato un po' di sangue sul mio braccio.
Mi aveva accarezzato e mi aveva fatto sedere per terra, ma poi quel ragazzino era corso dentro casa sua. Le mie lacrime avevano iniziato a scendere di più e il mio cuore a battere più velocemente per la paura, ma quando lo avevo visto tornare con alcune cose in mano, un sorriso spontaneo si era formato sulle mie labbra. Era la prima volta che sorridevo, probabilmente.
Mi aveva medicato la ferita e asciugato le lacrime, per poi sedersi vicino a me e abbracciarmi. A quei tempi non avevo mai ricevuto affetto da parte di qualcuno e quel contatto che mi aveva creato calore mi faceva sentire protetto ma allo stesso tempo strano. Aveva cercato di tranquillizzarmi nei migliori dei modi e ci era riuscito, allora io gli avevo chiesto il nome e lui mi aveva risposto con "Seonghwa".
Da quel giorno, ogni volta che mi vedeva mi abbracciava forte e non mi lasciava mai ed io avevo iniziato ad essere una persona diversa, una persona che aveva iniziato a provare finalmente una qualsiasi emozione bella, ma un giorno Seonghwa se n'era andato appena prima di iniziare il liceo e davanti al cancello di casa sua mi aveva lasciato un bigliettino con sopra scritte delle parole strazianti per me, perché era partito per continuare i suoi studi all'estero.
Da quel giorno ero tornato come prima, il freddo e malinconico San, fino a quando, all'università, non avevo incontrato Yeosang, Jongho e poi lui, ma quest'ultimo non si ricordava di me.
Eravamo diventati migliori amici solo perché io mi ero costruito un "doppio me", nascondendo agli altri quello che ero veramente, e mi andava anche bene così, ma in questo ultimo periodo tutto mi era tornato in mente e mi stava uccidendo lentamente.
"Scusate, voi festeggiate pure, io vado a prendere una boccata d'aria" dissi e mi alzai dalla sedia per uscire da quel posto.
Seonghwa era davanti a me, era la stessa persona, lo stesso bambino che avevo conosciuto, ma il fatto che non mi ricordava mi distruggeva.
Avevo bisogno di un suo abbraccio, ne avevo fottutamente bisogno e se continuavo così finivo per smettere di desiderarlo e mettere in pace la mia anima per sempre, alla fine non avevo cose o persone importanti qui e farlo era la cosa che più desideravo.
Perché mi avevano messo al mondo? Non potevo capitare in una famiglia diversa dalla "mia"? In questo momento non starei male e anzi, sarei felice, ma purtroppo la felicità è conservata solo per poche persone, soprattutto per quelle meno meritevoli.
Mi ero seduto su una panchina fredda, anche se l'aria era abbastanza umida, e guardavo il vuoto davanti a me mentre mi perdevo tra i miei pensieri.
Mi ero stufato anche io, non ce la facevo più della monotona vita che vivevo e che nessuno si accorgeva di quanto stavo male, ma di questo fatto alla fine non ne me potevo lamentare, non mi sfogavo con nessuno e non volevo nemmeno farlo.
Mi maledii in quel momento perché non mi ero portato con me una bottiglia per bere e smettere di pensare lucidamente per l'intera notte, ma il fato volle che per una volta, in vita mia, venissi accontentato.
Qualcuno mi stava porgendo una bottiglia, la stessa che era sul tavolo che avevamo occupato io e gli altri tre. Il mio cuore aveva iniziato a scalpitare per il semplice fatto che pensavo fosse Seonghwa quella persona, ma quando guardai in faccia al ragazzo notai che non era lui, non era nemmeno qualcuno che conoscevo, ma potevo sicuramente dire che non era completamente lucido data la sua mano che continuava a "barcollare".
"Posso?" annuii alla sua domanda e lui si sedette accanto a me.
"Come mai non ti stai divertendo dentro?" mi domandò e io scrollai le spalle.
"Non ne ho voglia. E tu perché sei qui fuori, da solo e per giunta pure ubriaco?" non mi dispiaceva parlare con le persone che non conoscevo, però volevo starmene da solo in questo momento. Purtroppo il "no" dalla mia bocca era veramente difficile che uscisse e odiavo anche questo lato di me.
"Perchè è da prima che ti osservo e quando ti ho visto uscire ho voluto seguirti" per un secondo desiderai che quelle parole me le stesse dicendo Seonghwa, ma alcun mio desiderio era mai stato realizzato.
"Che ne dici se per questa notte ce la spassiamo io e te? Puoi anche stare sopra, per me non c'è problema" la sua voce sembrava completamente sobria, non mi sembrava realmente ubriaco, a meno che non riuscisse a reggerlo bene.
"Allora?" si era alzato e si era piegato per arrivare alla mia faccia e mettere una mano sotto il mio mento. Si stava avvicinando sempre di più e io non sapevo come muovermi, ero così distrutto che la mia mente stava immaginando di baciare Seonghwa e non uno sconosciuto.
"Che cazzo stai facendo?!" aprii gli occhi, sentendo la voce del ragazzo che stava invadendo i miei pensieri e vidi lo sconosciuto per terra e la bottiglia rotta vicino a lui.
Seonghwa si girò verso di me e mi guardò veramente male, poi mi venne incontro e mi prese il braccio per farmi alzare e andare con lui.
"Sei un coglione, San" mi aveva detto una cosa che già sapevo, ma detta da lui mi faceva solo sentire peggio.
"È meglio fottere uno sconosciuto che stare qui a sentire i tuoi insulti verso di me" risposi con le poche forze che avevo.
"Ma ti senti quando parli? Io sono tuo amico ed è ovvio che ti insulto se ti vendi così" mi disse, fermandosi e guardandomi negli occhi.
"Allora non ti voglio come amico" sussurrai, ma ero sicuro che mi avesse sentito, e subito iniziai a sentirmi in colpa.
Il suo telefono squillò e di conseguenza ruppe il nostro contatto visivo per rispondere.
"Pronto Yeosang... Sì, arriviamo subito" chiuse il telefono e lo pose in tasca, poi tornò a guardarmi ma lasciò la presa sul mio braccio, il ché mi fece venire un brivido siccome adesso avevo freddo in quel punto.
"Jongho è ubriaco e Yeosang ha bisogno di noi per portarlo almeno in macchina" concluse e poi si girò. Un'altra cosa che odiavo era che Seonghwa, di me, non si preoccupava mai. Mi vedeva triste o solo, ma mai una volta aveva provato a chiedermi cosa c'era che non andava.
"Si e già ubriacato?" chiesi.
"Già ubriacato? San siamo qui da più di due ore, ormai quasi tre. Quando pensi che si ubriacherà? Domani?" continuava a rispondermi con la voce scontrosa e i miei sensi di colpa crescevano sempre di più. Volevo mandare tutto a fanculo e urlare come mi sentivo, ma allo stesso tempo la mia mente continuava a dirmi che se l'avessi fatto, sarei stato un egoista del cazzo.
Dentro di me il mondo girava male.
Avrei voluto dirgli di andare da solo ad aiutarli, ma Jongho e Yeosang non mi avevano mai fatto niente e mi dimostravano sempre di tenerci.
Entrammo dentro e subito Yeosang ci vide e alzò la mano per farsi notare tra tutte quelle persone.
Andammo da loro e d'istinto io e il più grande prendemmo Jongho per le braccia e lo portammo fuori dal locale.
"Dove si trova la tua macchina?" chiese il maggiore al biondo.
"È di là" indicai una strada con la testa siccome sapevo dove aveva parcheggiato, dato che ero venuto con loro due.
"Andiamo" disse Seonghwa.

Portammo Jongho alla macchina e lo sistemammo sul sedile.
"Grazie mille ragazzi. San vieni ti accompagno" annuì, non avevo una macchina siccome non avevo abbastanza soldi per permettermela.
"Tranquillo Yeo, lo accompagno io tanto ho la macchina. Voi andate a riposare e ancora auguri piccioncini" all'ultima parola lo guardai e lui guardò me.
"Grazie... Buonanotte" Yeosang ci salutò e poi se ne andò con Jongho.
Sentì qualcuno prendermi per le spalle e voltarmi verso di lui, nonché Seonghwa, che teneva uno sguardo duro.
"Che cazzo ti era preso prima" tra ogni parola aveva lasciato spazio mentre le pronunciava.
"Avevo voglia di baciare qualcuno, qualche problema?" risposi indifferente.
"Qualche problema? Ovvio che è un problema" il suo viso si era addolcito e io non ero in grado di tenergli testa quando faceva così.
"Ma che cazzo te ne può fregare se non ti preoccupi nemmeno di come sto" sbottai acidamente, ma lui continuò a tenere quello sguardo.
"Ne sei sicuro? Sono certo che sei ridotto in queste condizioni per lo stesso motivo per cui piangevi anche da piccolo, oppure non te lo ricordi?" sentii i miei occhi pizzicare, lui sapeva tutto, si ricordava di tutto.
"No, non ricordo. Probabilmente ti starai confondendo con qualcun altro" mascherai di nuovo i miei sentimenti e i miei pensieri ma le lacrime solcarono le mie guance. Ormai era troppo facile per me piangere.
Lo vidi portarsi le mani agli occhi e asgiugarli, come se stesse per piangere anche lui. Solamente che a differenza mia, lui non stava crollando mentalmente.
Rimanemmo in silenzio e più lo guardavo più mi veniva voglia di fare qualsiasi così.
"Te ne sei andato e io avevo bisogno di te..." sussurrai, ma non tanto da non farmi sentire da lui.
"Non volevo, non avrei mai voluto lasciarti. Mi avevano obbligato i miei genitori a passare quei cinque anni in America."
"Non me ne frega se sei stato obbligato o meno, se sai che sto male o che ho bisogno di te e di un tuo abbraccio, cazzo, vieni e me lo dai, non te ne stai lì a guardarmi e a rispondere di mer-" mi abbracciò e bloccò le mie parole.
"Andrà tutto bene, Sannie" mi disse le stesse parole che mi diceva ogni qualvolta che mi abbracciava da piccoli.
Una parte di me voleva staccarsi da quell'abbraccio, non poteva fare così dopo tutto quel tempo, come se non fosse cambiato nulla. Ma allo stesso tempo non volevo che si staccasse mai più solo per continuare a sentire quel calore che mi inondava il corpo.
"So che desideri rimanere così, so quello che succede con i tuoi genitori e so che non ce la fai più. So tutto, non sei cambiato per niente... Per fortuna" sentii la sua mano accarezzarmi i capelli.
"Smettila" provai a dire e a staccarmi da quell'abbraccio, ma le mie braccia stavano tremando. Ero arrivato ad un punto in cui non riuscivo nemmeno a contrastare una cosa così stupida.
"Dormi da me oggi, tanto i miei non ci sono" mi disse e tolse un braccio dalla mia schiena per mettersi accanto a me e con l'altro braccio mi prese la mano.
Probabilmente l'unico fatto positivo di oggi era quello di dormire in una casa diversa dalla mia, dove vivevo di merda. Ma il fatto che il proprietario di quella casa era Seonghwa non mi piaceva tanto.
Lo consideravo il mio migliore amico, e lui pure, ma ora che sapevo che lui si ricordava benissimo di me non potevo più chiamarlo tale.
"Non hai paura per la tua immagine?" ridacchiai, alzando le nostre mani. Ridacchiavo sempre quando volevo respingere i miei sentimenti.
Non rispose ma mi guardò male e lo sentii stringermi la mano ancora di più.
Arrivammo davanti alla sua macchina e quando l'aprì, io aprii lo sportello dietro, non volevo stare vicino a lui, ma evidentemente la mia mossa non servì a niente siccome lui lo chiuse subito. "Ti metti davanti, vicino a me."
Abbassai lo sguardo e feci come mi aveva detto. Salii in macchina e misi la cintura e lui subito mi prese la mano e la intrecciò tra la sua.
"È inutile che fai così, ormai questi gesti non hanno più significato per me" mentii spudoratamente e guardai fuori dal finestrino.
"È probabile, ma è anche vero che se ora ti lasciassi la mano, ti sentiresti peggio" mi girai verso di lui. Era come se mi avesse letto nella mente. "Non te ne sorprendere, mi avevi detto tu stesso questa cosa anni fa."
Capii più a fondo che quello che provavo per lui era oltre l'amicizia. Volevo baciare lui e non quel tipo e quello che stava facendo ora mi stava solo mandando in confusione ancora di più.
"Da quando ci siamo rivisti all'università hai iniziato a considerarmi il tuo migliore amico, ma a che scopo se le nostre conversazioni finivano subito dopo il "come stai?", eh?" aveva ragione. Più che odiare, mi faceva male non avere niente di cui parlare con lui. Le nostre conversazioni si fermavano subito lì e se parlavamo era solo per la scuola.
Probabilmente, anzi, sicuramente era per causa mia, ma sapevo anche io che avrei potuto sopportare tutto, ma non perderlo di nuovo.
"Non è colpa mia se non ho niente di cui parlare" risposi.
"No invece, ne hai eccome, ma sei tu quello che si tiene tutto dentro e non parla" mi girai verso di lui e lo guardai male.
"Probabilmente a te non frega un cazzo perché riesci benissimo a sfogarti, ma io no. Io quando ci voglio provare sento solamente un nodo alla gola e mi gira la testa. Non siamo tutti come te, Seonghwa" sbottai di nuovo e il mio senso di colpa aumentò, ma non lo feci vedere.
Rimase di nuovo in silenzio, ma sciolse la sua mano dalla mia. Sentii il freddo passarmi tra le dita e rimasi a guardarmi la mano in silenzio. Probabilmente facevo pena anche ad un assassino per come ero ridotto.
"Siamo arrivati a casa" mi disse e io tolsi la cintura e uscii dalla macchina.
Fece anche lui la stessa cosa e poi chiuse la macchina, per poi venire verso di me e aprire la porta di casa sua.
"Entra" mi disse e io feci come mi aveva detto. Non ebbi tempo di fare altro oltre a togliermi le scarpe perché lui mi trascinò con sé, probabilmente in camera sua.
"Adesso puoi parlare liberamente e sfogarti" mi disse, chiudendo la porta dietro di sé.
"Bene, allora posso iniziare con un vaffanculo Seonghwa. Con questo ho finito" risposi e mi stesi sul lato del letto, dandogli le spalle.
Venne davanti a me e si sedette per terra e mi guardò.
"Perché sei arrivato fino a questo punto? Perché ti sei tenuto tutto dentro per tutto questo tempo?" non sapevo nemmeno io come rispondere alle sue domande.
"Se ti chiedessi di sfogarti, come ti sentiresti?" mi chiese e io risposi senza nemmeno pensarci.
"Egoista, e non penso che a qualcuno interessi la mia situazione" alla fine era vero, mi sentivo così.
"Le tue parole non mi serviranno a un cazzo, ormai di tempo ne è passato e a quei tempi ero piccolo. Ora lasciami dormire in pace" rimase in silenzio e io chiusi gli occhi, con la speranza che non lo facesse veramente, ma lo sentii alzarsi e andare a fine della stanza per chiudere la luce. Poi tornò sul letto.
"Non ti cambi?" chiesi. Era scomodo dormire coi vestiti.
"Non mi interessano ora i vestiti" mi rispose rapido e di nuovo calò il silenzio.
"San..."
"Notte" non lo feci finire di parlare che conclusi subito il discorso. Ma lo sentii muoversi sul letto e la sua mano finì sopra il mio braccio. Mi girai subito verso di lui, se rimaneva così probabilmente non sarei mai riuscito a dormire.
"Cazzo, Seonghwa smetti-" il mio cuore iniziò a battere più rapidamente appena lo vidi venire verso la mia faccia senza esitare. Poi quando le sue labbra toccarono le mie sentii solo calore inondarmi l'intero corpo.
Probabilmente ero stupido a ricambiare perché di me non si era affatto preoccupato in tutto questo tempo, ma ne avevo così tanto bisogno, avevo così tanto bisogno di lui accanto a me per sentirmi una persona con dei sentimenti e non una lampada rotta all'interno ma che all'apparenza sembra funzionante.
"Perché credi chi mi sono iscritto alla tua stessa università? Secondo te perché seguo tutti i tuoi stessi corsi e secondo te perché ho voluto tantissimo essere il tuo migliore amico?" si staccò, ma non si allontanò.
"Ogni volta che a scuola non venivi avevo paura ti fosse successo qualcosa. Tu mi dicevi che stavi bene, ma io rimanevo con l'ansia fino a quando non ti rivedevo" confessò e di nuovo i miei sensi di colpa tornarono a galla.
"E perché me lo stai dicendo ora? Piuttosto me lo dicevi quando le cose accadevano, non... Adesso" dissi, ma non seppi aggiungere altro perché io ero il primo che non diceva niente.
"Be' scusa, ma non aveva senso, tu te ne rimanevi nel tuo angolino e quando stavi con noi eri perso nei tuoi pensieri, ma dicevi sempre di stare bene e reprimevi i tuoi sentimenti... I tuoi veri sentimenti" aveva ragione, ma ero così troppo egoista da pensare solo ai miei sentimenti.
"Io ho sempre desiderato un tuo fottuto abbraccio. Piuttosto che fare finta di non conoscermi potevamo cercare di ricominciare da capo se tu non mi vedevi più come un amico" sapevo che aveva ragione, ma sapevo anche che pure io avevo ragione.
"So di aver sbagliato su questo e ti chiedo scusa" feci una smorfia e girai la testa di lato. Non ero arrabbiato con lui già da prima, ma non potevo non sembrarlo.
"San io non voglio ricominciare da capo. Cosa dovremmo rifare? L'unico problema è il fatto di sfogarti. Se riuscissi a dirmi, almeno solo a me, cosa ti succede, staresti meglio."
Mi aveva sempre dato l'impressione che di me poco gli importava e di conseguenza mi ero messo in testa di non cascarci più, ma ora che la situazione era diversa io non sapevo cosa fare.
"E quel..." non continuai la frase, era abbastanza nervoso di mio.
"Quello è uno dei problemi minori, ma mi pare scontata la cosa" mi disse, avvicinandosi un po' di più.
"No, non lo è" risposi e cercai di guardarlo negli occhi anche se eravamo illuminati solo dalla luce della luna.
"San io non dirò niente sul bacio fino a quando non deciderai di sfogarti."
"Bene allora non ne voglio sapere nulla e sinceramente non mi interessa più" la sua mano mi accarezzò la guancia e poi passò alle labbra.
"Sì, ma a me interessa" si alzò da sopra di me e rimase fermo a guardarmi.
"Sannie..." mi alzai anche io col busto, senza saperne il motivo.
"Perché hai smesso di sfogarti?" mi chiese.
"È colpa tua, te ne sei andato via e mi hai lasciato da solo" risposi con un po' di arroganza, una parte di me voleva farlo sentire in colpa.
"Secondo te, se sapevo che me ne sarei dovuto andare, avrei mai creato un'amicizia del genere con te a quei tempi?" non risposi e guardai in basso.
"No! Cazzo, San! Non è giusto quello che stai facendo, arriverai ad un punto in cui non ce la farai più e crollerai sulle tue stesse gambe" ormai queste frasi non mi facevano più effetto, alla fine era già successo.
"Sai benissimo come sono ridotto a casa e nonostante tutto non hai mai fatto niente" dissi, riferendomi a quest'ultimo periodo.
"Ti sbagli. Ogni volta ti seguivo a scuola per vedere dove andavi e te ne stavi da solo sul bordo del tetto a guardare un punto indefinito. La prima volta che ti avevo visto lì sopra il mio cuore si era fermato perché avevo paura che tu... Da quel giorno non ho smesso di tenerti d'occhio, sempre e costantemente. Non ti sei mai chiesto perché al laboratorio pomeridiano di tecnologie avanzate io c'ero sempre?"
Una cosa che differenziava me e lui erano alcune delle nostre passioni. Da piccoli mi diceva sempre che odiava studiare questo tipo di cose, mentre io le amavo.
"Sì, e mi sono semplicemente detto che ti era iniziato a piacere quel corso" risposi.
"Invece no, mi fa schifo" concluse e io lo guardai negli occhi questa volta.
"Tu non te ne rendevi conto, ma io ti stavo sempre dietro per ogni cosa che facevi" continuò e mi prese le mani tra le sue.
"San non ti sto chiedendo ora di sfogarti perché so cos'hai, ma ti prego, in futuro fallo. Vieni da me e io capirò subito che cosa c'è che non va, per favore" mi pregò, avvicinandosi a me.
"Seonghwa siamo migliori amici, ma non come lo eravamo da piccoli e tu questo lo sai benissimo" mentii di nuovo e cercai di allontanarmi, ma lui mi fermò.
"Non siamo migliori amici" venne verso di me e mi baciò di nuovo, solo che fu un bacio veloce.
"Tu mi piaci, San" disse, poco distante dalle mie labbra.
"Mi hai fatto ingelosire prima, quando stavi per baciare quel tipo" mentre pronunciava quella frase mi fece stendere sul letto e stessa cosa fece lui.
"Immaginavo che fossi tu al suo posto" sussurrai.
"Cosa? Allora ti piaccio anche io?" sul suo volto comparve un piccolo sorriso, che si allargò appena io annuì.
Si appoggiò alla mia spalla, con la testa girata verso il mio collo e mi lascio un piccolo bacio.
"Almeno questo me lo hai detto" disse e ridacchiò.
"Ti prego, sfogati con me" lo abbracciai, finalmente. Ne avevo così bisogno.
"Non voglio ricominciare niente con te, voglio continuare e costruire qualcosa di più grande ma questo solo se riuscirai a sfogarti, va bene?" annuii titubante, ma sapevo che di lui potevo fidarmi fino in fondo .
Avevo gli occhi chiusi dato che ero stanco, ma lo sentii appoggiare le sue labbra sulle mie in un contatto dolce.

Mi svegliai la mattina seguente sentendo un peso addosso, non mi ero manco accorto di essermi addormentato la notte precedente, poi mi girai verso la mia sinistra e vidi lui molto vicino a me. Gli accarezzai la guancia ma la sua voce roca mi spaventò.
"Buongiorno Sannie" mi disse, aprendo gli occhi.
"Eri già sveglio?" chiesi e lui annuì.
"Come stai?" mi domandò. Avrei voluto avere un suo abbraccio, ma non ero più un bambino piccolo per desiderare certe cose.
"Bene" la mia voce pareva fredda, ma io veramente mi sentivo bene. Era probabilmente stata la prima notte in cui avevo dormito decentemente e con qualcuno che mi abbracciava.
Mi abbracciò di sua spontanea volontà e io sorrisi.
"Adesso cosa siamo io e te?" domandai. Seonghwa, a differenza mia, non si faceva problemi a dire le cose.
"Mi pare ovvio, no? Siamo fidanzati" sorrisi ma allo stesso tempo feci una faccia schifata per scherzo. Era strano e allo stesso tempo bello perché era lui.
"Ti fidi di me, vero?" annuì di nuovo.
"Allora usami come tuo diario segreto" mi guardò negli occhi e io sentii i miei pizzicare.
Ecco di cosa avevo bisogno: non di qualcuno che mi sapesse ascoltare o aiutare, ma solo di lui. Solo di Seonghwa.
"Ti amo" gli dissi spontaneamente e lui mi fece un sorriso bellissimo.
"Anche io, Sannie. Ti amo anche io..."












***

Ora ho una dannatissima voglia di farci una storia su questa os.
Comunque...veramente voglio che qualsiasi persona che ha bisogno di aiuto, ma che non ha la forza di chiederlo, pensi a loro due e capisca che ognuno ha qualcuno che lo aspetta e che ci sarà sempre. Per chiunque abbia questo genere di problemi, peggiori o minori, per favore parlatene e lasciatevi aiutare da chi tenete di più e da chi ci è sempre stato nonostante la distanza o il tempo.

Le persone cambiano ma i sentimenti restano gli stessi.
Io ci sono sempre per qualsiasi cosa e penso lo sappiate benissimo, quindi se avete bisogno am here♡

Un bacio da San e Seonghwa!

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