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Shino Aburame || Naruto

𝐓𝐢𝐭𝐨𝐥𝐨: 𝐂𝐨𝐦𝐞 𝐟𝐚𝐫𝐟𝐚𝐥𝐥𝐞
𝐏𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐚𝐠𝐠𝐢𝐨: 𝐒𝐡𝐢𝐧𝐨 𝐀𝐛𝐮𝐫𝐚𝐦𝐞
𝐅𝐚𝐧𝐝𝐨𝐦: 𝐍𝐚𝐫𝐮𝐭𝐨
𝐑𝐚𝐭𝐢𝐧𝐠: 🔴
𝐍𝐮𝐦𝐞𝐫𝐨 𝐝𝐢 𝐩𝐚𝐫𝐨𝐥𝐞: 𝟖𝟕𝟑𝟏

• • • •

Mi svegliai all'improvviso.
Per un attimo mi sentii disorientata, trovando davanti ai miei occhi un soffitto diverso dall'abituale e la consistenza di un letto più duro del solito.
Mi voltai a destra e a sinistra con gli occhi ancora impastati dal sonno, tornando veramente in me solo sentendo l'inconfondibile suono delle risate di Kiba e dell'abbaiare del suo fedele Akamaru. Sospirai, pronta ad affrontare quella nuova giornata che aveva appena spalancato le sue porte verso di me.
La prima notte nel Villaggio della Foglia, nonostante tutti gli anni di lontananza, era passata piuttosto bene. L'ultima volta che avevo messo piede lì avevo tredici anni, ma i ricordi erano ancora vividi dentro di me.
Guardai la sveglia posta sul comodino, sgranando gli occhi alla vista dell'orario. 9:25 del mattino, fin troppo tardi rispetto ai miei standard abituali.
Scivolai rapidamente nei vestiti, promettendo a me stessa di fare un bel bagno caldo dopo l'allenamento e mi alzai, sentendo le mie ossa scricchiolare in protesta dopo tutte quelle ore stesa sul materasso.
Mi presi più tempo del solito per sgranchirmi, stirando le braccia sopra la nuca e piegando la testa prima a destra, poi a sinistra.
Fuori era piena primavera e ad accogliermi trovai un sole piacevolmente tiepido che non tardò a colpire la mia pelle col suo calore.
Restai qualche secondo a crogiolarmi in quella sensazione, prima di sentire le zampette di un cane grattarmi gli stinchi.
Abbassando lo sguardo infatti trovai un cucciolo di una delle ultime cucciolate e sorrisi notandolo scodinzolare felice di vedere un umano da cui ottenere carezze o giocare.
Mi chinai, lasciando piccole pacche sulla testa dell'animale, il quale per tutta risposta prese a scodinzolare più contento di prima.
<<Allora ti sei decisa a scendere, cugina dormigliona>> sentii dire da Kiba, appena arrivato davanti a me da chissà dove.
Il ragazzo infatti era effettivamente mio cugino, anche se io portavo un cognome diverso dal suo.
Sua madre e mia madre erano sorelle, ma la mia aveva sposato un uomo di un altro clan, scegliendo di andare ad abitare con lui in un villaggio lontano.
Da quell'unione ero nata io ed ero cresciuta con le regole e le tecniche del mio clan d'appartenenza, lontana dalle tradizione della famiglia Inuzuka legata ai cani. Questo si poteva ricollegare alle usanze in vigore dagli antenati dei miei antenati, che quasi imponevano di dare ai pargoli il cognome del genitore appartenente al clan più facoltoso al momento della nascita.
Gli Inuzuka erano una famiglia di tutto rispetto, ma quella di mio padre aveva ancora più prestigio. Solo per questo io e Kiba non condividevamo il cognome e la casa, anche se questo non ci aveva mai precluso la possibilità di essere due ottimi cugini.
Negli anni infatti non erano mancate visite reciproche e dopo quattro anni era finalmente arrivato per me il turno di tornare da lui.
Avrei approfittato della mia lunga permanenza lì per affinare le mie tecniche e imparare anche qualcosa del clan Inuzuka, per grande gioia di mia madre, purtroppo rimasta nel mio villaggio natale per questioni lavorative.
<<Questo cucciolo è davvero carino>> dissi, continuando ad accarezzare il piccolo batuffolo ai miei piedi, ignorando spudoratamente la frecciatina di mio cugino.
<<Non ha ancora un padrone effettivo qui nel clan perché è nato più piccolo e debole degli altri della sua cucciolata. Forse se parlo coi miei li convinco ad affidartelo, in fondo se sei qui è anche per entrare in sintonia con le nostre tecniche, no? Lo prenderei con me, ma io e Akamaru preferiamo stare in coppia da soli>> mi spiegò il ragazzo.
<<Sicuro che non c'è problema? Io non faccio parte del clan o almeno non proprio>> risposi, fissando malinconica il cucciolo ai miei piedi.
<<Sei Inuzuka per metà del dna, sono sicuro che nessuno farà storie e poi almeno così porterai una testimonianza della nostra forza anche oltre il Villaggio della Foglia. Portiamolo con noi, ti insegnerò le basi.>>

Kiba come allenatore si rivelò un vero e proprio segugio infernale.
Non mi aveva mollata per un attimo durante l'allenamento, almeno finché non ero collassata sull'erba priva di energie. Lui invece aveva continuato a provare una tecnica con Akamaru come se nulla fosse, mentre io sedevo sul prato persa nei miei pensieri.
Il cucciolo si era addormentato accanto a me e distrattamente lo stavo accarezzando.
Era stato difficile provare le tecniche base, perché lui aveva passato quasi tutto il tempo a correre e abbaiare felice, scambiando tutto per un gioco.
Mio cugino mi aveva rassicurata in merito, perché stando alle sue parole era normale le prime settimane. La disciplina e la collaborazione sarebbero arrivate col tempo.
Fu mentre ero lì a riprendere fiato che le sentii: piccole zampette solleticarmi il braccio destro. E non erano quelle di un cane.
Voltandomi infatti trovai l'artefice di quei passi fermo poco sopra il gomito. Un coleottero.
L'urlo che lanciai si propagò per tutta la radura circostante, rimbombando per qualche secondo a causa di un leggero eco.
Il cucciolo si svegliò di soprassalto. Mio cugino e Akamaru si bloccarono di scatto, iniziando a correre preoccupati nella mia direzione.
<<Levamelo di dosso, levamelo di sotto>> continuai ad urlare senza sosta, spazzando con le mani ogni punto del mio corpo, soprattutto il braccio incriminato.
<<Ma di che diamine stai parlando?>> chiese lui, non capendo il motivo della mia reazione.
<<Quel maledetto coleottero! Era qui fino a un momento fa. Che schifo, che schifo>> spiegai, continuando a fissare come un'ossessa ogni mia porzione di pelle possibile.
<<Ancora quella stupida paura per gli insetti? Pensavo ti fosse passata da un pezzo, in fondo adesso siamo cresciuti>> rispose il ragazzo, donandomi un sorriso canzonatorio.
<<Si chiama entomofobia e non è una cosa che sparisce con l'età. Sono esseri disgustosi>> spiegai, realizzando finalmente di aver scacciato da me l'insetto <<non li sopporto con tutte quelle loro zampette che ti camminano addosso.>>
Kiba per tutta risposta alzò gli occhi al cielo, forse stufo dopo tanti anni a sentire la stessa tiritera da parte mia.
<<Stanotte avrò gli incubi, me lo sento.>>
<<Gli incubi verrano a me e Akamaru dopo l'urlo che hai lanciato. Ti ha dato di volta il cervello? Ti avranno sentita anche al Villaggio della Sabbia come minimo.>>
Questa volta fu il mio di turno di alzare gli occhi al cielo, come risposta alle esagerazioni di mio cugino.
<<Smettila di prendermi in giro, lo sai che non dipende propriamente da me. Non mi trattengo, non ce la faccio proprio.>>
Lui non poteva capire la mia paura e non lo biasimavo per questo, ma era più forte di me e non potevo fare nulla davanti a quella fobia.
Kiba stranamente non rispose e incuriosita alzai lo sguardo nella sua direzione, trovandolo a fissarmi con il mento sorretto tra pollice e indice.
<<Che hai da fissarmi così?>> chiesi sospettosa. Non c'era da fidarsi quando Kiba adottava simili espressioni, l'avevo imparato a mie spese negli anni.
<<Sai... credo sia arrivato il momento che io ti presenti una persona.>>

Ormai camminavo in mezzo agli alberi da quelli che dovevano essere almeno dieci minuti, guardandomi sospettosamente intorno.
<<T/N, ti decidi a muoverti? Non ho tutto il giorno>> mi rimproverò mio cugino, avanti a me di almeno otto metri.
<<Non mi fido. Secondo me mi stai facendo qualche scherzo stupido. In mezzo alla natura è pieno di insetti, vuoi portarmi in qualche grotta con dentro un covo di scarafaggi o roba simile>> dissi, incrociando le braccia al petto e smettendo di camminare.
Dentro di me erano fin troppo vividi i ricordi della nostra infanzia. Ricordi dove lui mi faceva un sacco di scherzi sfruttando la mia fobia degli insetti.
In particolare una volta aveva sostituito il mio cibo dentro al porta pranzo con una manciata di disgustose blatte. Quello scherzo era costato a lui una settimana di punizione e diverse notti di incubi a me.
Crescendo aveva smesso di fare simili cose, ma non si poteva mai dire.
<<Ti ci butto dentro a una fossa di scarafaggi se non ti decidi a muoverti e venire qui, non abbiamo più sette anni. Non voglio portarti dentro nessuna maledettissima grotta, quindi cammina>> mi ordinò lui, tuttavia sorridendo nel mentre.
Sbuffai e decisi di fidarmi, raggiungendolo rapidamente.
Continuammo a camminare fianco a fianco per un altro paio di centinaia di metri, prima di notare una sagoma china tra le radici di un albero.
<<Eccolo finalmente, iniziavo a perdere le speranze>> mormorò Kiba tra sé e sé, prima di dirigersi verso la misteriosa figura in questione.
Il ragazzo non sembrò curarsi della nostra presenza, almeno finché mio cugino non richiamò la sua attenzione dicendo: <<Ehy Shino, sempre alla ricerca di nuove specie, eh? Possibile che non ti stanchi mai?>>
Evitai di farmi troppe domande sulle "nuove specie" ricercate dal ragazzo, concentrandomi piuttosto sulla sua figura che lentamente si alzava.
Non appena si voltò ne fui subito incuriosita, a causa del suo singolare aspetto.
Per prima cosa mi soffermai sul viso del ragazzo, o almeno sulla piccola parte visibile. Considerando che indossava una felpa nera a collo alto che lo copriva fino al naso, degli occhiali tondi con le lenti talmente scure da nascondere gli occhi e un lungo cappotto verde militare con tanto di cappuccio calato sulla testa.
Superata la sorpresa iniziale mi concentrai sul resto del vestiario, dando una rapida occhiata all'abbigliamento residuo e al curioso contenitore che teneva in una mano.
Forse stava raccogliendo funghi o piante mediche per una specializzazione in quel campo, ma non avevo abbastanza informazioni in mio possesso per confermare i miei dubbi.
<<Non è mai abbastanza>> rispose semplicemente lui, parlando con un tono di voce basso e leggermente cupo. Perfettamente in linea col suo modo di vestire.
Solo dopo qualche secondo sembrò notare la mia presenza, volgendo la testa nella mia direzione.
Ovviamente non potevo vedere i suoi occhi, ma sicuramente stava guardando me, impossibile sbagliare considerata l'angolazione del suo viso.
Non fece nulla per presentarsi o per chiedermi chi fossi, quindi per l'imbarazzo restai ferma.
Kiba negli anni passati mi aveva presentato alcuni del suoi amici, ma lui era il primo che non si faceva avanti spontaneamente.
Fortunatamente ci pensò mio cugino a salvarmi dall'imbarazzo.
<<Lei è mia cugina, T/N. Credo di averti parlato di lei in qualche occasione>> spiegò Kiba, voltandosi prima nella sua direzione e poi nella mia <<T/N, lui invece è Shino, siamo compagni di team.>>
Notando di nuovo nessuna reazione da parte del ragazzo decisi di avvicinarmi io per prima, tendendo amichevolmente la mano nella sua direzione.
Shino indugiò per un po', forse non particolarmente amante del contatto fisico, ma poi notai la sua mano alzarsi verso la mia per poi stringerla con ben poca convinzione.
Non sembrava il massimo dell'allegria, né tantomeno particolarmente amichevole.
Strinsi leggermente la presa, scuotendo delicatamente due o tre volte la mano al ragazzo per rendere quella presentazione meno fredda e proprio quando abbassai lo sguardo verso le nostre mani appena unite notai prima una e poi tre piccole macchioline nere uscire dalla sua manica e avvicinarsi velocemente alle nostre mani.
Ci misi un secondo a fare due più due: insetti.
La mia reazione successiva fu delle più imbarazzanti.
Praticamente urlai in faccia al ragazzo, mollando la sua mano come se scottasse e allontanandomi di scatto di diversi metri in pochi secondi.
Solo una volta a distanza di sicurezza mi portai una mano sul cuore, sentendolo battere a una velocità pazzesca.
Shino restò paralizzato con la mano ancora tesa in aria, mentre mio cugino scoppiò a ridere senza ritegno, tenendosi la pancia.
<<Questo è un altro dei tuoi dannatissimi scherzi. Ti eri messo d'accordo col tuo amico>> commentai incazzata, puntando il dito contro Kiba.
Tuttavia le mie parole vennero smentite quando Shino parlò.
<<Si può sapere che le è preso? Ho fatto qualcosa che non andava?>> chiese con tono di voce monocorde, rivolto a mio cugino.
Kiba ci mise qualche secondo per recuperare la facoltà di parola, asciugandosi via le lacrime dagli occhi, lacrime uscite a furia di ridere.
<<Ti ricordi quel piacere che ti ho fatto tempo fa? Mi avevi promesso di restituirmelo prima o poi e il momento è appena giunto>> rispose Kiba con aria solenne.
<<Eravamo al primo anno di accademia e tu mi avevi prestato una penna>> rispose Shino, parlando sempre con lo stesso tono di voce basso e privo di emozioni.
<<Sono passati tanti anni e gli interessi sono cresciuti. Allora... me lo fai o no questo favore?>> chiese Kiba, scacciando via con una mano le parole del suo compagno di team.
Io dal canto mio ero più che confusa e continuavo a fissare la scena senza capire nulla.
<<In cosa consiste questo favore? Ho poco tempo, non ho ancora finito per oggi.>>
<<Mia cugina ha una strana paura per gli insetti...>>
<<Entomofobia>> lo corressi io.
<<Quello che è>> rispose Kiba, riportando subito le sue attenzioni su Shino <<voglio che tu l'aiuti a superare la paura, perché non può andare avanti così. Risulta patetica.>>
<<Ehy!>> mi intromisi io, tuttavia senza avere il coraggio di avvicinarmi a causa della paura da poco presa.
Shino inizialmente non rispose, forse per valutare la proposta di mio cugino e solo dopo qualche secondo si decise a rispondere.
<<Se ti dico di sì poi mi lascerai finire quello che stavo facendo?>>
<<Senz'altro>> rispose mio cugino, dando tre pacche sulla spalla del ragazzo al suo fianco.
<<Mi spiegate di cosa state parlando? Non capisco il senso di tutta questa situazione e come vorreste aiutarmi. Posso almeno capirci qualcosa ed esprimere il mio parere in merito?>> mi intromisi, stanca di non capire il senso dei loro discorsi.
Si stavano comportando come se io non ci fossi nemmeno e la cosa iniziava ad innervosirmi non poco.
<<Forse facciamo prima a farti vedere. Shino... ti dispiace?>> chiese Kiba.
Il ragazzo non rispose a parole, ma fece semplicemente due passi verso di me, ottenendone di contro due indietro da parte mia.
Quello che successe dopo mi fece letteralmente accapponare la pelle dalla paura. Dai vestiti del ragazzo infatti sbucarono simultaneamente centinaia e centinaia di insetti.
Un vero e proprio sciame, che tuttavia restò al suo fianco.
La sorpresa fu talmente tanta da impedirmi di urlare e per allontanarmi camminai velocemente all'indietro, inciampando sulle radici di un albero per poi finire col sedere per terra.
Shino richiamò a sé tutti gli insetti, lasciandomi con gli occhi fuori dalle orbite.
<<Quei cosi... quei cosi vivono dentro al tuo corpo?>> riuscii a chiedere, nonostante la voce che tremava in modo incontrollato.
<<Shino fa parte del clan Aburame e la loro specialità è quella di ospitare varie specie di insetti dentro al loro corpo, insetti che poi usano nelle loro tecniche>> mi spiegò mio cugino, volgendo alternativamente la testa prima su di me e poi sul ragazzo al suo fianco.
<<E tutto questo che c'entra con me? Non vorrai mica...>> chiesi, lasciando in sospeso la frase.
<<È ora per te di superare questa insensata fobia per gli insetti e chi meglio di Shino può aiutarti in questo? Io torno di là con Akamaru per allenarmi, ma voi divertitevi pure>> disse.
Kiba non mi diede nemmeno il tempo di rispondere, sparendo con un balzo in mezzo alla fitta coltre di rami. Lasciandomi sola con lui: il ragazzo che dentro di sé ospitava la più grande delle mie paure.

~•~•~•~•~•~•~•~•~•

Shino Aburame era quanto di meno cordiale e amichevole al mondo, ebbi modo di appurarlo nei tre giorni successivi.
Non che io fossi da meno, considerando che mi tenevo a distanza di sicurezza dal ragazzo a causa del vivido ricordo di tutte quelle disgustose bestioline che fuoriuscivano dal suo corpo.
Ovviamente non ero d'accordo con quell'avvicinamento forzato, ma mio cugino mi aveva ricattata: nessuna nuova tecnica se non passavo almeno quattro ore al giorno in compagnia del suo inquietante compagno di team.
Il ragazzo infatti stando alle brevi parole scambiate nei giorni pregressi era nella fase di raccolta. Precisamente un periodo particolare dell'anno molto propizio in quanto a diffusione di insetti, che passava raccogliendo nuove specie per i suoi studi.
In quel contenitore infatti non custodiva piante mediche o funghi, così come avevo sospettavo durante il nostro primo incontro, ma diversi terrificanti animaletti che poi utilizzava chissà come. Non glielo avevo chiesto e non avevo intenzione di farlo.
Le ore con lui passavano nel silenzio e il più lontani possibile, considerando la mia fobia per qualsiasi insetto esistente. Dal più innocuo a ovviamente il più pericoloso.
<<Perché hai così tanta paura degli insetti? Sono esseri di natura perlopiù pacifici>> chiese il ragazzo all'improvviso dopo due ore senza parlare, utilizzando un tono di voce talmente basso che lo sentii a malapena.
<<Hanno troppe zampe, non mi piace il loro aspetto e sbucano da qualsiasi posto. Non si può stare mai in pace con loro>> dissi.
<<Il vero motivo>> rispose lui, forse intuendo la leggera esitazione nella mia voce, quella che di solito nessuno notava e che credevo di essere molto brava a nascondere.
Non risposi alla sua domanda, volgendo la testa altrove per impedirgli di guardarmi in viso.
Non potevo vedere gli occhi del ragazzo, ma li sentivo ugualmente bruciare su di me come un fuoco.
<<Nemmeno a me fa impazzire questa cosa. Ho molto lavoro da fare e tu mi rallenti, ma ho promesso a Kiba che avrei pensato a te. Quindi collabora e dammi modo di capire>> spiegò lui.
La mia sorpresa fu palese. Da che lo avevo conosciuto non l'avevo mai sentito pronunciare una frase così lunga e sospirai, arresa all'evidenza di dover in qualche modo collaborare.
Forse assecondando la follia di mio cugino sarei riuscita a far cessare presto quella scomoda situazione.
Shino non diede l'intenzione di volersi avvicinare a me, forse capendo di intimorirmi particolarmente ed apprezzai il suo rispetto.
<<Io sono cresciuta in un villaggio lontano, ma come te e mio cugino ho frequentato anche io un'accademia ninja. Insieme a lei, insieme alla mia migliore amica dei tempi, Midori>> iniziai, sentendo già un groppo formarsi nella mia gola al ricordo di quei giorni lontani.
<<Midori viaggiava spesso con i genitori per non restare da sola durante i loro viaggi di lavoro. Fu durante uno di quei viaggi che vennero tutti punti da una zanzara molto rara e pericolosa. I ninja medici riuscirono a salvare i genitori della mia amica, ma lei era più debole... più piccola... non scampò all'encefalite causata dalla puntura. Morì...>>
Mi presi qualche secondo per prendere profondi respiri dalla bocca, cercando di reprimere le lacrime che ancora si palesavano a quei ricordi. Midori era una bambina allegra, dolce, piena di vita...
Era morta immeritatamente.
<<A scuola molti bambini si mostrarono rispettosi verso la morte della bambina, ma alcuni presero a fare scherzi. Mettendo storie in giro, storie dove accusavano tutti gli insetti di portare malattie mortali. Io era la sua migliore amica, ero piccola ed ingenua. Avevo paura di morire allo stesso modo in cui era morta lei e la cosa mi toccò più profondamente di tutti gli altri. Ovviamente non ci misi molto a scoprire la bugia, ma ormai era tardi... avevo iniziato a vedere diversamente gli insetti. Ogni volta che ne vedo uno ripenso a come era ridotta Midori negli ultimi atroci momenti della sua vita e...>>
Mi bloccai non riuscendo più a pronunciare nemmeno una parola.
Non avevo parlato a nessuno del vero motivo dietro la mia fobia per gli insetti, nemmeno a Kiba, nemmeno ai miei genitori. Ed eccomi lì a spifferare tutto a un quasi sconosciuto.
In quel momento mi sentii davvero patetica, ma anche inaspettatamente molto più leggera. Mi sembrava di essermi tolta di dosso un enorme peso.
Shino si avvicinò lentamente a me e seppur l'istinto mi intimò di allontanarmi le mie gambe non si mossero nemmeno di un centimetro.
<<Posso controllarli, non li farò uscire>> mi rassicurò lui, avvicinando molto lentamente una mano verso di me. Chiusi gli occhi per paura di sentire insetti camminare sulla mia pelle, ma non successe nulla del genere.
Quando riaprii gli occhi la mano del ragazzo era sulla spalla ed io mi sentivo meno triste. Rassicurata.

~•~•~•~•~•~•~•~•~•

<<T/N, dove vai con così tanta fretta? Volevo andare al villaggio a fare un giro e poi a mangiare un po' di->>
<<Adesso non ho tempo, Kiba. Devo incontrarmi con Shino nel bosco, finalmente mi sono decisa ad andare con lui in un posto. Ci saranno insetti, tanti insetti...>> spiegai, ricordando le parole del ragazzo del pomeriggio prima.
Ci aveva messo molto a convincermi, ma alla fine avevo acconsentito. Ormai decisa anche io di superare quella fobia che mi impediva di vivere normalmente.
Volevo liberarmi dei fantasmi del mio passato.
<<Come mai tutto d'un tratto non fai che parlare di Shino e correre da lui? Fino a due settimane fa non volevi saperne nemmeno e adesso non fai che blaterare di lui. Non è che ti sei presa una cotta? Certo che hai gusti strani...>>
<<Chiudi il becco, non è come dici tu>> risposi, sparendo prima di dargli il tempo di rispondere.
Dal giorno della mia confidenza erano passate due settimane ed io avevo acconsentito ad andare incontro a Shino, facendo un primo passo verso la guarigione.
Quell'intimo e intenso momento ci aveva in qualche modo uniti, tanto che adesso non stavamo più in silenzio e non vedevo più Shino come una presenza inquietante, tutt'altro... mi affascinava maggiormente di giorno in giorno.

Quel pomeriggio trovai il ragazzo esattamente dove mi aveva promesso di aspettarmi e con il cuore in gola dall'ansia decisi di avvicinarmi.
Non avevo più paura di stare al suo fianco, giacché manteneva la promessa di non permettere ai suoi insetti di svolazzare allegramente in mia presenza.
Shino era vestito come al solito, a discapito mio... sempre più curiosa di vedere il suo viso oltre tutti quei camuffamenti.
Era nella mia natura essere irrimediabilmente curiosa e tutto quel mistero non aiutava di certo una ragazza come me a frenarsi.
<<Sei venuta>> asserì lui.
<<Certo che sono venuta, non avrei dovuto?>> chiesi incuriosita, non capendo il perché della sua affermazione.
<<Per un po' ho avuto il sospetto che all'ultimo momento avresti tagliato la corda>> rispose lui.
<<Beh, non mi stai di certo accompagnando a fare una gita di piacere, ma io sono una persona di parola e se dico una cosa stai pur certo che la faccio.>>
Non sapevo nulla né sulla destinazione finale e né sulle intenzioni del ragazzo, sapevo solo che in quel luogo avrei trovato tantissimi insetti.
Il solo pensiero mi faceva accapponare la pelle, ma avevo giurato di esserci e non potevo proprio tirarmi indietro. Non era da me.
Iniziai a camminare come un'automa dietro al ragazzo, fissando la sua schiena procedere con tranquillità.
Ci infilammo profondamente nel bosco, ma lui continuò a mostarsi sicuro. Probabilmente doveva conoscere la strada a menadito.
Quando si fermò ero distratta e gli finii praticamente addosso, urtando contro la sua figura.
Shino si voltò verso di me per capire la natura dell'inceppo e me lo ritrovai vicino come non mai.
Mi imbarazzai molto e ancor di più realizzando un particolare fondamentale: non era la prima volta che succedeva.
Non sapevo quando o come, ma avevo iniziato a trovare sempre più interessante la fitta aria di mistero attorno al ragazzo, il modo appassionato che adottava solo mentre faceva le sue ricerche (seppur di orribili creature), la sua calma e la sua personalità.
Sembrava come di un altro pianeta e nemmeno io potevo negare l'evidenza... ne ero intrigata. Ero intrigata da Shino Aburame.
Persa com'ero nelle mie congetture ci misi un po' a fare un punto della situazione.
Il ragazzo mi aveva accompagnata in una zona particolarmente fitta di vegetazione, ai piedi di una specie di buca concava dove sbucavano rigogliose molte piante, tra cui vari cespugli e fiori.
<<Ho scoperto questo posto cinque anni fa ed è la prima volta che ci porto qualcuno. Qui avviene la magia, qui ogni anno centinaia di bruchi si chiudono nel loro bozzolo per diventare farfalle>> mi spiegò il ragazzo.
Molti consideravano bellissime le farfalle, ma per me era solo degli insetti camuffati da animali di bell'aspetto, quindi ancora più subdoli e altrettanto terrificanti ai miei occhi.
Inorridita feci due passi indietro, notando bozzoli a perdita d'occhio.
<<Spero tu non mi abbia condotta qui per assistere alla schiusa...>>
<<No, manca ancora del tempo prima di quel momento. Ti ho portata solo per testare le tue reazioni e per raccontarti una storia.>>
Shino non era il classico cantastorie sempre pronto a chiacchierare, quindi sentirlo pronunciare simili parole mi colpì molto, al punto da farmi quasi dimenticare di quel brutto postaccio. Gli feci cenno con la mano di continuare.
<<Conosci la leggenda di Chocho?>> chiese il ragazzo, notandomi restare completamente muta.
Per tutta risposta scossi semplicemente la testa.
<<Chocho era un valoroso samurai con molti titoli e onorificenze alle spalle. Si batteva per ciò che era giusto e per difendere i più deboli. Da molti era reputato come il migliore di tutti e giravano molte storie dietro alla sua forza. Alcuni parlavano di ambizione, i più gelosi di manie di grandezza... ma la verità era solo una. A guidare l'infallibile mano di Chocho era l'amore per una donna e il desiderio di farle conoscere finalmente la pace un giorno>> iniziò il ragazzo, attirando immediatamente la mia attenzione.
<<Chocho continuò a battersi per difendere i suoi valori e con grande onore affrontò la più terribile delle sue battaglie. Una battaglia con quasi nessuna possibilità di vittoria. Eppure Chocho la vinse... ma a un caro prezzo>> continuò Shino, bloccandosi solo per qualche secondo, forse perso nei pensieri <<le ferite riportate dopo quella battaglia si rivelarono incurabili e la donna da lui tanto amata lo accudì per tre giorni di seguito, senza mai dormire o riposarsi.>>
Cercai di immaginare un amore tanto grande e mi lasciai cullare da quella sensazione.
Era raro sentire Shino parlare così tanto e con così tanto trasporto. Sembrava quasi un'altra persona, ma forse era il risultato del suo amore per gli insetti e tutto ciò che ne derivava.
<<Chocho sapeva che la sua fine era vicina ed aveva solo un desiderio: lasciare qualcosa alla sua amata, un ricordo indelebile. Fu così che dalla sua ultima lacrima, quella versata da lui poco prima di morire nacque la prima farfalla. Ad oggi ogni farfalla che lascia il suo bozzolo è qui per ricordare al mondo l'amore di Chocho per la sua donna, durato fino al suo ultimo respiro>> concluse il ragazzo.
Solo a quel punto mi resi conto di essere rimasta col fiato sospeso e mi affrettai a rilasciare tutta l'aria accumulata nei polmoni.
<<Perché mi hai raccontato questa storia?>> chiesi, cercando di ignorare la vicinanza del ragazzo, sentita più che mai dopo quell'intenso momento.
<<Per farti capire che non puoi avere paura di un animale nato da un sentimento tanto forte. E vale per tutti gli insetti... sono creature che non meritano il tuo odio, né l'odio di nessun altro. Come tutti hanno il loro ruolo nel mondo, anche se fingiamo di non vederlo.>>
Presi un bel respiro, prima di decidermi a tirare fuori a fatica delle parole per me molto difficili: <<Ti prometto che supererò in qualche modo la mia entomofobia e che farò tutto quello che mi dirai per riuscirci>>.
<<Mi fa piacere>> rispose lui, tuttavia tornando ad usare il suo solito tono di voce monocorde.
<<... ma a una condizione>> aggiungi.
<<Sentiamo>> mi incoraggiò lui.
<<Nel caso dovessi riuscire allora tu mi mostrerai il tuo viso, senza nulla a coprirlo>> sputai fuori. La mia era una richiesta molto azzardata, ma era la mia unica chance di riuscire a vedere il viso del ragazzo.
Shino non rispose immediatamente, prendendosi tutto il tempo necessario per valutare la mia richiesta.
Parlò solo dopo quella che mi parse un'eternità.
<<Ci sto>> rispose semplicemente lui, cogliendomi di sorpresa.
<<Non mi aspettavo una risposta affermativa>> ammisi sincera.
<<Nemmeno io>> rispose di contro lui.
Il ragazzo parlava a ormai quelli che dovevano essere meno di dieci centimetri dal mio viso, ma non feci nulla per scostarmi. Nemmeno quando le nostre mani si sfiorarono casualmente, per non allontanarsi più per diverso tempo.
Forse fu proprio in quel momento che mi innamorai di Shino Aburame. Davanti alla fossa delle farfalle.

~•~•~•~•~•~•~•~•~•

<<Dai T/N, non essere fifona. Inizio a dubitare della nostra parentela>> mi prese in giro Kiba, seduto bellamente sul ramo di un albero.
Akamaru invece era comodamente sdraiato su un letto di muschio, mentre il cucciolo annusava in giro badando a malapena a noi.
<<Sta' zitto, Kiba>> sussurrai, fissando il piccolo insetto camminare sulla punta delle dita di Shino: una coccinella.
Dal giorno della fossa delle farfalle erano passate due settimane e per tenere fede alla mia promessa avevo fatto di tutto per cercare di superare la mia entomofobia. In fondo il premio finale era dei più soddisfacenti.
Quel giorno mi apprestavo a permettere a un insetto di salirmi sulla mano, una cosa che fino a un mese prima avrei rigettato fortemente.
Per cominciare la scelta di Shino era ricaduta su uno dei più piccoli e innocui degli insetti, ma perfino quello ai miei occhi sembrava come un leone feroce.
<<Devo per forza?>>
<<Sì>> risposero in coro i due ragazzi. Mio cugino con decisione e una nota di divertimento, Shino senza particolari emozioni nella voce.
Presi un profondo respiro e allungai lentamente la mia mano verso il ragazzo davanti a me, ignorando il sudore freddo sempre più palesemente percepibile sulla mia pelle.
Mi rizzai come un soldatino quando la coccinella camminò rapidamente verso la mia mano, salendoci senza frapporre indugio.
Kiba si sporse dal ramo, convinto di vedermi urlare e saltare in aria come al mio solito.
Tuttavia via io restai ferma, nonostante il battito accelerato del cuore e la voglia di far volare quell'essere ad almeno venti metri da me.
Shino sembrò percepire il mio immenso disagio e mi tolse la coccinella di dosso, mormorando un: <<Può bastare>>.
Gliene fui immensamente grata.
<<Proprio sul più bello. Altri tre secondi e arrivava una bella scenata, speravo di divertirmi un po'>> brontolò Kiba.
Lo fulminai con lo sguardo e solo dopo qualche secondo realizzai tutto quello appena successo: avevo tenuto un insetto sulla mia mano senza farmi venire una crisi isterica.
Ad occhi esterni poteva sembrare nulla di che, ma per me era una specie di miracolo.
Spinta da quel pensiero afferrai la manica di Shino, adesso intento a tornare in mezzo alle radici di un albero per continuare la sua raccolta.
<<Grazie, senza il tuo aiuto di queste settimane non ce l'avrei mai fatta. Era da tantissimi anni che non riuscivo a fare una cosa simile>> pronunciai a bassa voce per non farmi sentire da mio cugino, ma lui sentì lo stesso e lo dimostrò fischiando in apprezzamento.
Lo guardai in tralice per la seconda volta in pochi secondi.
<<Nulla>> rispose semplicemente Shino, allontanandosi.
Fissai la sua figura incappucciata allontanarsi e seguii tutti i suoi movimenti come incantata.
A volte mi sentivo una stupida, ma non potevo rinnegare i miei recenti sentimenti per il ragazzo. Soprattutto perché ero nella fase della scoperta e delle prime emozioni, praticamente quella più intensa a parer mio.
Con Shino i contatti erano rari e fugaci, ma erano proprio quelli a rendere più interessante il tutto.
Intravedevo ben poco del suo viso, ma non so perché lo immaginavo bello. Una parte di me se lo sentiva fin nel profondo.
Ciò di lui che più mi incuriosiva scoprire erano i suoi occhi, tanto che mi capitava di addormentarmi cercando di immaginarmeli.
Era curiosa di scoprire la sensazione di immergermi lì dentro e di leggere una qualche sorta di emozione dentro le sue iridi dal colore sconosciuto.
Kiba non era uno stupido e sospettava qualcosa, tanto da non perdere occasione per prendermi in giro.
Rispettava Shino in quanto suo amico e compagno di team, ma non lo reputava appetibile agli occhi delle ragazze e mi considerava strana per la mia scelta.
Io non avevo né confessato e né negato, limitandomi semplicemente ad ignorare i suoi commenti sarcastici e imbarazzanti. Era la via più facile e meno scocciante per me.
Il cucciolo arrivò al mio fianco solo in quel momento, forse per reclamare la sua dose di coccole e senza esitare lo accontentai.
<<Non ha ancora un nome, vero?>> chiese Shino dal nulla, senza smettere di trafficare nel mentre.
<<Quando un membro della famiglia Inuzuka dà un nome a un cane lo accetta come compagno di avventura, quindi è una grossa responsabilità. Io ovviamente sono affezionata a questo cucciolo, ma non sono ancora convinta di legarmi a lui. Non sono una Inuzika al 100% e non sono certa di meritare un simile privilegio>> spiegai.
<<Mia cugina è una stupida. Anche i miei genitori sono d'accordo e lei continua a fare un sacco di storie, non capisce che è una Inuzuka almeno quanto me. Non c'entra niente il cognome, lei ce l'ha nel sangue. Non si decide a dare un nome a quel cane, quando palesemente hanno una sintonia perfetta.>>
Il cucciolo infatti era come la mia ombra e non perdeva occasione per corrermi dietro, ma qualcosa mi bloccava. Forse la paura di non essere una buona padrona e quella di ricevere critiche dal mio clan d'appartenenza.
Ero Inuzuka per metà, ma il mio clan prediligeva tecniche ben diverse e non ero sicura di ottenere il benestare generale.
<<Deve decidere lei, noi non possiamo imporle nulla>> rispose con diplomazia Shino, dandomi ancora un altro motivo per alimentare i miei sentimenti.
Semplicemente mi piaceva in tutto. Adesso più che mai desideravo vincere la mia entomofobia per soddisfare la mia curiosità e il mio bisogno di conoscerlo per com'era davvero.
Shino Aburame stava diventando lentamente la mia cura.

~•~•~•~•~•~•~•~•~•

Lo bramavo. Bramavo la sensazione delle sue mani sulla mia pelle. Dei suoi occhi nei miei. Delle sue labbra sulle mie. Labbra e occhi che ancora non avevo avuto il privilegio di vedere, se non di sfuggita quando si chinava e potevo sbirciare un po' al di là del suo colletto nero, seppur senza vedere molto.
Non riuscivo a pensare ad altro nei momenti che precedevano il sonno, nel dormiveglia e nella veglia.
Shino aveva risvegliato in me sensazioni mai provate, scatenando in me una tempesta ormonale che non credevo nemmeno di poter vedere scaturire da me stessa.
Mi imbarazzava molto, ma era la conseguenza della sua presenza nella mia vita. Una presenza molto misteriosa, che non faceva altro che aumentare la mia curiosità e di conseguenza il mio desiderio.
Le mani di Shino era forti, belle e sapevano essere delicate. Lo percepivo e lo vedevo dalla cura che metteva quando maneggiava gli insetti, lo faceva con premura e con attenzione e spesso mi capitava di immaginare quella stessa premura sul mio corpo. Lo vedevo come un amante riservato e freddo in pubblico, ma all'occorrenza passionale e accorto nel privato.
Me lo suggeriva il mio sesto senso e quei rari momenti di vicinanza tra di noi, lontani dagli occhi altrui.
Davanti a mio cugino infatti stava sempre come a distanza di sicurezza, ma una volta soli si avvicinava, mi sfiorava o mi donava qualche breve contatto. Una mano posata distrattamente sulla spalla mentre mi mostrava un qualche insetto nascosto, il modo in cui sfiorava le sue dita con le mie mentre parlavamo seduti accanto o come avvicinava il suo viso al mio quando i discorsi si facevano più personali, quasi sussurrati.
Shino era un ragazzo chiuso in se stesso, intelligente, riservato, freddo, cupo e anche permaloso (come aveva dato più volte modo di mostrare), ma l'insieme mi affascinava enormemente.
Ero completamente persa di lui e non me ne vergognavo. Desideravo solo tuffarmi a capofitto in quella situazione e in quell'esperienza, desiderosa di vedere dove mi avrebbe condotta il corso degli eventi.

Doveva essere poco prima dell'alba, forse le cinque o le cinque e mezza del mattino, quando iniziai a sentire un gran baccano di fuori. Praticamente un concerto di abbai e latrati di cani, forse di tutti quelli appartenenti al clan. Nessuno escluso.
Mi alzai dal letto come un razzo, percependo la gravità della situazione e mi affacciai dalla finestra della stanza degli ospiti aspettandomi chissà quale cataclisma, tuttavia non riscontrai nulla di anomalo, se non una grande agitazione dei quattro zampe sparsi nell'immensa proprietà degli Inuzuka.
Qualcuno del clan era uscito a controllare di gran carriera, ma col buio non riuscivo a capire chiaramente chi o quanti, quindi decisi di aggregarmi per scoprire da me la natura del problema.
Appena uscita dall'abitazione notai immediatamente Kiba cercare di rientrare. Sussultò dalla sorpresa quando mi trovò sulla soglia della porta e si bloccò davanti a me.
<<Che succede? Come mai i cani sono così irrequieti?>> chiesi. Ormai tutto il sonno era sparito per lasciare spazio all'ansia e alla preoccupazione.
<<I cani sono molto sensibili e si agitano facilmente quando succede qualcosa di anomalo. Non so come dirtelo...>> iniziò Kiba, mozzando la frase a metà.
<<Non girarci troppo attorno, sono agitata già di mio e tu non stai aiutando>> dissi.
<<Il cucciolo è sparito, credo sia scappato. Non è la prima volta che un cucciolo lo fa, sono curiosi, cercano di andare in esplorazione e si perdono. È successo anche con Akamaru quando aveva la stessa età del tuo>> mi spiegò lui.
<<Dobbiamo andarlo assolutamente a cercare. È ancora piccolo e potrebbe essere ovunque. Il bosco è enorme e pericoloso per un cucciolo come lui>> mi affrettai a dire.
<<Hai ragione. Andiamo subito, magari è vicino. Sarà meglio chiamare anche Shino, nessuno conosce il bosco meglio di lui e di solito a quest'ora si alza per allenarsi, sono sicuro che passando da casa sua faremo in tempo a beccarlo prima che esca>> propose mio cugino.
Accettai e corsi subito dentro casa, decisa a togliere il pigiama e indossare velocemente alla bell'e meglio i primi vestiti sotto tiro.
Lasciammo l'abitazione cinque minuti dopo.

<<Le tracce sono fresche, non deve essere passato qui da molto>> constatò Kiba, osservando delle piccole orme di cane sul terriccio reso umido dalle recenti piogge.
<<Manderò i miei insetti in perlustrazione>> disse a sua volta Shino, liberandone una manciata.
Li fissai allontanarsi con meno ansia del solito, perché le pratiche contro la mia fobia dell'Aburame si erano fatte più serrate dal giorno con la coccinella e personalmente iniziavo a vedere i primi risultati per guarire dalla mia entomofobia.
Da quel giorno ne erano passati dodici ed ero riuscita ad avere contatti sempre più lunghi con gli insetti, anche se non con poche difficoltà. Tuttavia Shino a modo suo mi aveva sempre sostenuta e dato sicurezza.
Non potevo essergli più riconoscente di così.
Osservai gli insetti allontanarsi velocemente in mezzo alla vegetazione, nonostante il buio ancora onnipresente.
Un mese e mezzo prima li detestavo tutti, adesso invece ero arrivata col riporre in loro la mia fiducia. Speravo trovassero presto il cucciolo sano e salvo.
Continuammo a cercare invano per i successivi venti minuti, prima di vedere i piccoli esserini tornare dal loro padrone.
Shino tese le dita per permettere ai suoi insetti di posarsi e allungò le orecchie in ascolto.
Era incredibile la sintonia tra quel ragazzo e i suoi animaletti, talmente tanta da farmeli apparire sempre meno terrificanti man mano che passavano i giorni.
Shino faceva sembrare tutti gli insetti, nessuno escluso, come creature immensamente affascinanti. Quando ai miei occhi ad essere davvero affascinante era solo lui.
Tuttavia la sua stima per gli insetti iniziava lentamente ad arrivare anche a me, permettendomi di approcciarmi a loro in modi per me impensabili fino a poco tempo prima.
<<L'hanno trovato>> annunciò dopo qualche secondo in ascolto.
<<E dicci dov'è, che aspetti?>> lo intimò Kiba, anticipando le mie parole.
<<Alla fossa delle farfalle>> disse.
Fui la prima a muovermi in quella direzione, con Shino al seguito e mio cugino a chiudere la fila. L'unico a non conoscere la strada.
<<Shino... ma oggi non è il tredici? Non avevi calcolato per oggi la schiusa dei bozzoli?>> chiesi, mentre sfrecciavamo tra gli alberi del bosco.
<<Sì, secondo i miei calcoli all'alba, quindi tra dieci minuti>> rispose il ragazzo.
Il cielo infatti iniziava a schiarirsi progressivamente, iniziando a lasciare lo spazio al giorno.
Quella notizia mi destabilizzò, ma non potevo mollare, non in quel momento, non con la sicurezza del mio cucciolo in pericolo.
Per tante settimane avevo esitato, ma ormai ero sicura: volevo quel cucciolo, volevo diventare la sua padrona e prendermi cura di lui. Quell'episodio mi aveva dato la spinta finale per prendere la mia decisione.
Arrivammo alla fossa delle farfalle anticipando l'alba di una manciata di minuti.
Le foglie erano bagnate dalla rugiada, ricordo di quella notte ormai agli ultimi respiri e alcuni bozzoli iniziavano già visibilmente ad aprirsi.
Shino non si era sbagliato sulla loro schiusa, il momento stava giungendo di lì a pochi minuti.
Guardando in basso, esattamente al centro, notai il cucciolo. Aveva una zampetta ferita e sanguinante, ma era sveglio e cosciente.
Kiba scattò per aiutarlo, ma Shino lo bloccò mettendogli un braccio davanti.
<<No Kiba, questa è la sua occasione per mettere da parte le paure e dimostrare i suoi miglioramenti. Deve andare lei>> disse deciso Shino, volgendo poi la testa nella mia direzione <<devi decidere cosa è più importante per te, se la tua paura o il tuo cucciolo.>>
Guardai terrorizzata i bozzoli iniziare la loro schiusa proprio in quel momento e le prime ali di farfalla fare capolino.
<<Io... io non ce la faccio>> sussurrai tremante, arretrando di un passo.
<<Allora non meriti davvero di apprendere le tecniche del clan Inuzuka. Lui ha bisogno di te e tu perdi tempo a fartela addosso dalla paura>> disse Shino.
<<Non ti permettere di parlare in questo modo a mia cugina, stai esagerando>> rispose furibondo Kiba, cercando di divincolarsi e superare il suo compagno di team.
Il cucciolo ci notò proprio in quel momento ed iniziò a guaire disperato, fissandomi speranzoso. Evidentemente era caduto e per la botta non riusciva più a camminare, aveva bisogno di me, dovevo dimostrare di meritare la sua custodia e subito.
Fu allora che capii le intenzioni di Shino: mi stava provocando consapevolmente solo per spronarmi e sbloccarmi. Non aveva nessuna intenzione di insultarmi.
<<Kiba, smettila... ha ragione. Devo andare>> dissi, prendendo finalmente la mia decisione.
Respirai profondamente ed iniziai a scendere nella fossa, ignorando le prime farfalle che lasciavano il loro bozzolo.
Alcune librandosi mi sfioravano; passandomi sui capelli, sfiorando la mia pelle, esitando un momento su di me per poi riprendere il volo... ma le ignorai e mi lasciai guidare solo dai lamenti del cucciolo al centro.
Stava bene. Era solo ferito e stremato, quella consapevolezza mi diede la spinta necessaria per compiere gli ultimi metri.
Una volta vicina a lui utilizzò le sue forze residue per arrampicarsi riconoscente sulle mie braccia tese verso di lui. Lo abbracciai delicatamente, in mezzo a centinaia di farfalle che spiccavano il loro primo volo per rimembrare al mondo la storia di un profondo amore destinato a riecheggiare nei secoli.
<<Sai... credo che ti chiamerò Chocho>> dissi al cucciolo. Lui mi leccò il viso.
Ero guarita.

Chocho stava bene. Era stato medicato con amorevoli cure e adesso riposava nella tenuta dei miei zii, al sicuro e protetto.
Shino era seduto accanto a me, dentro a una specie di grotta che si affacciava sul fiume. Un posto nascosto agli occhi del mondo dove durante le settimane pregresse avevamo passato diverso del nostro tempo.
<<Sono guarita>> mormorai.
<<Sei guarita>> ripetè lui <<ma ancora non ti fidi completamente degli insetti, dobbiamo ancora lavorarci un po' su.>>
<<Questo non ha importanza adesso. Ho tenuto fede alla mia promessa, quindi adesso tocca a te. Via tutto>> dissi, indicando alternativamente prima il colletto nero della felpa e poi gli occhiali.
Shino esitò, forse per prepararsi psicologicamente a rivelarsi per così com'era, ma poi rilasciò un leggero sospiro di rassegnazione.
<<Fallo pure>> disse semplicemente, abbassandosi per la prima volta il cappuccio da che lo conoscevo.
<<Io?>> chiesi sorpresa.
Lui annuì semplicemente.
Avvicinai tremante le mani al colletto e ne afferrai i lembi, senza avere il coraggio di abbassarlo.
<<Sei sicuro? Davvero, davvero sicuro?>> chiesi, sentendomi quasi in colpa per averlo messo con le spalle al muro.
Shino tuttavia mi sorprese, portando le sue mani sulle mie e spingendole verso il basso, aiutandomi ad abbassare il colletto.
Dapprima vidi il suo naso, poi le sue labbra. Quelle labbra che avevo sognato tanto di baciare nelle mie fantasie notturne, quelle labbra che non delusero nessuna delle mie aspettative. Erano belle ed invitanti.
La parte migliore arrivò quando le mani del ragazzo mi guidarono verso i suoi occhiali, incoraggiandomi a sfilarli.
Non tolse le sue mani da sopra le mie nemmeno durante quella manovra e trattenni il fiato quando mi ritrovai finalmente davanti i suoi occhi.
Erano scuri e profondi, quasi antracite. Gli occhi più belli mai visti in vista mia, gli occhi del ragazzo che mi aveva velocemente fatta innamorare di lui. Così espressivi, così intensi.
Erano decisamente sopra le mie aspettative.
Più belli che nella mia immaginazione.
Abbassai lentamente le mani e nemmeno lì lui le scostò, anzi... finirono intrecciate strettamente alle mie.
<<Shino... sei così bello>> mi lasciai scappare.
Notai un guizzo di sorpresa attraversare i suoi occhi e mi venne automatico sorridere.
Avevo appena assistito alla prima emozione dipingersi sul suo viso e ne ero già assuefatta, volevo vederne sempre di più.
Strinsi di più la presa sulle sue dita, iniziando ad avvicinarmi lentamente al suo viso.
Vedendo lui fare la stessa cosa con me mandai al diavolo tutte le mie ansie e le mie preoccupazioni. Lo baciai. Lo baciai senza rifletterci troppo su.
Vedere finalmente il suo viso aveva acceso in me un desiderio impossibile da spegnere e avevo deciso di assecondarlo, di lasciarmi trascinare dalla sua intensità.
Mi aspettavo di tutto a quel punto, ma non di sentire le braccia del ragazzo acciuffarmi possessivamente per portarmi contro il suo corpo, né tanto meno di sentire le sue dita risalire velocemente fino a prendere a coppa il mio viso. Eppure Shino lo fece e non solo, fece molto di più.
Mi accarezzò, giocò con miei capelli e poi scese sui miei fianchi, piantando saldamente le sue dita lì.
Per la sorpresa cercai di mormorare qualcosa, ma lui approfittò del varco tra le mie labbra per inserire la lingua e rendere quel bacio ancor più intenso.
Shino, quel ragazzo silenzioso e cupo che raccoglieva insetti si stava rivelando al bisogno passionale e quasi audace, proprio come nelle mie pregresse fantasie.
La sorpresa mi portò a pensare di star sognando tutto, ma la sua presa ancora più salda sui miei fianchi mi comunicò il contrario.
Stava succedendo davvero. Stavo baciando Shino e lui stava baciando me.
<<Shino, tu mi piaci>> mormorai dopo diversi minuti, staccandomi dalle sue labbra solo per dare voci ai miei sentimenti <<anzi, direi che è molto più di una cotta, io credo di essere innamorat->>
Il ragazzo non mi permise nemmeno di finire la frase ed io smisi di cercare di parlare. Volevo solo continuare da dove avevamo lasciato e non fermarmi se non per respirare.
Fu quel pensiero a spingermi a mettere in stand by le preoccupazioni e poggiare le mani sul suo viso, quello rimasto nascosto per tanti anni agli occhi degli altri e adesso alla mia merce. E poi più spudoratamente sotto al bordo della sua maglietta, sollevandola leggermente e indugiando sui primi centimetri di pelle esposta.
Shino inaspettatamente si comportò in modo molto più audace, iniziando a fare leva per sfilare la mia.
Non era più un ragazzo taciturno amante di insetti, ma un diciassettenne in piena tempesta ormonale proprio come me.
Acconsentii e mi lasciai privare del primo indumento.
Quello ci costrinse a separarci dalla bocca dell'altro e solo allora mi azzardai a parlare di nuovo: <<Sei sicuro che non passerà nessuno da queste parti?>>
<<Sono sicuro>> rispose lui, senza chiedere informazioni in merito, in quanto ormai era chiara a tutti e due la piega che aveva preso la situazione. Una piega decisamente piacevole.
Solo una volta entrambi a petto nudo decidemmo di stenderci in un angolo nascosto della piccola grotta, utilizzando il lungo cappotto del ragazzo come coperta dove stenderci.
Nonostante quel tessuto però il freddo raggiunse comunque la pelle nuda della mia schiena e il mio corpo si riempì di pelle d'oca.
Ci pensò Shino a scaldarmi, stendendosi sopra di me ed instaurando un contatto pelle contro pelle. La sua era quasi bollente rispetto alla mia e mi beai di quella sensazione, riappropriandomi immediatamente delle sue labbra ancora nuove ai miei occhi.
Nessuno dei due aveva chiaramente esperienza ed entrambi eravamo molto impacciati nei gesti che facevamo, tuttavia quasi senza rendermene conto mi ritrovai completamente nuda sotto al corpo del ragazzo altrettanto nudo. Solo allora mi presi qualche momento per osservare il suo corpo.
Un corpo snello e leggermente muscoloso come quello di tutti i ninja di una certa esperienza. La pelle chiara rendeva ancora più appetibile il suo petto e non esitai ad esplorarlo prima con le mani e poi con le labbra, incoraggiata dai sospiri pesanti del ragazzo.
Shino non fu da meno e superato l'imbarazzo iniziale non perse un attimo per scendere con la mano destra verso il centro del mio piacere.
Istintivamente chiusi le gambe per impedire alla sua mano di toccarmi e lui si fermò.
L'intensità dei suoi occhi mi lasciò di nuovo senza fiato e senza parole, ma non riuscii comunque ad ammorbidirmi.
<<Io non ho mai... non ho mai...>> gli sussurrai, senza avere il coraggio di finire la frase, troppo travolta al turbine di nuove sensazioni.
<<Nemmeno io, quindi non vergognarti. Procederemo insieme... ma puoi fermarmi se è troppo per te>> mi rispose lui, avvicinandosi lentamente a me.
Non ci pensai su nemmeno per un secondo e permisi alla sua mano di passare. Non volevo fermarmi e interrompere quel momento. Volevo andare fino in fondo con lui.
Shino si prese tutto il suo tempo per sfiorare e stuzzicare la mia femminilità, capendo dalle mie reazioni e dai miei sospiri affannati il giusto ritmo e la giusta pressione da esercitare suo mio clitoride, donandomi delle sensazioni piacevoli mai provate in vita mia.
Non smise neanche per un momento di baciarmi. Prima sulle labbra, poi sul collo e infine sulle spalle e sul petto.
Ero talmente persa in quella spirale di piacere da rendermi conto in ritardo della punta del suo membro che premeva per farsi strada dentro di me.
L'ingresso comportò un modesto dolore e un intenso bruciore iniziale, spazzato via dalla sensazione delle sue labbra di nuovo sulle mie.
I baci che mi lasciava erano a momenti dolci, a momenti passionali. Talmente intensi da farmi distogliere l'attenzione sul fastidio.
Shino iniziò a spingere lentamente dentro di me, aumentando man mano la velocità di pari passo col mio corpo che si abituava e si rilassava sempre di più all'intrusione.
Per tutto il tempo non feci altro che godermi la sensazione della sua lingua sulla mia, le sue mani che stimolavano delicatamente i miei seni e la consistenza della pelle della sua schiena sotto alle mie dita.
Quando non mi baciava ne approfittavo per guardare i suoi occhi sprofondare sempre più negli abissi del piacere e il suo viso reagire alle stimolazioni offerte da quell'intenso rapporto fisico.
Non riuscii a quantificare l'effettiva durata del rapporto, ma per tutto il tempo lessi sul suo viso a caratteri cubitali un semplice messaggio: quello non era solo sesso occasionale, ma qualcosa di più profondo e che non avrei esitato a coltivare.
Shino raggiunse il suo limite rilasciando un gemito appena sussurrato, roco e lussurioso al tal punto da farmi desiderare al più presto di ripetere l'esperienza per poterlo sentirlo nuovamente.
Il ragazzo si lasciò andare sopra al mio corpo, senza gravare troppo col suo peso e poi si distese al mio fianco come se nulla fosse.
In fondo eravamo solo nudi dentro una grotta, tutto normale e regolare.
Non avevo le forze per parlare, ancora a corto di fiato dopo quell'amplesso e troppo estasiata per proferire parola alcuna.
Shino però non fu dello stesso avviso.
<<Riguardo a quello che hai detto prima... per me è lo stesso>> mi disse.
Non era il massimo delle dichiarazioni, ma da un ragazzo col suo carattere non potevo aspettarmi nulla di meglio. Era sufficiente così e il mio cuore si scaldò immensamente.
Solo in quel momento realizzai una cosa fondamentale: molti degli insetti di Shino erano sfuggiti al suo controllo e adesso vagavano liberamente per la grotta.
<<Shino Aburame, questa me la paghi!>> esclamai, non ancora abituata a vedere così tanti insetti vicini a me.
<<Ne abbiamo di strada da fare...>> fu il suo unico commento.

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